Orfani uniti d’America Qui mondo

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L’avanzare dell’età lo vedi anche dalle piccole cose. Non sei più tanto sveglio, ci metti un po’ a capirle, le cose. Quello che un tempo avresti colto al volo, in un fiat avrebbero detto i latini, sei tardo a coglierlo, lo vedi sfumato come un  quadro di Leonardo. Svagato, non le trovi più, le cose. Perdi i pezzi, inciampi, balbetti. Così, quando la sera della Befana la gran vecchia ha regalato al mondo l’inconsueto spettacolo dell’assalto alla Casa Bianca, c’ho messo un po’ a mettere a fuoco le immagini. Quasi che la finzione, in tempi di fiction, avesse preso definitivamente il sopravvento sulla realtà. Mai come stavolta non ho invidiato quanti sono costretti a scrivere subito, di getto, lo scorrere della cronaca. A me ha sempre interessato la storia, quella che non fluisce in un fiat, appuno, ma resta, si sedimenta, si calcarizza in qualcosa di nuovo e diverso tra lo scorrere del tempo. È il mio modo di vincere il cupio dissolvi, direbbero sempre i latini, l’incerto niente che abbiamo in corpo. Sopravvivere a noi stessi e alle insidie del mestiere. Così, anche stavolta, davanti ai fatti di Capital Hill, seduti a riva da giorni s’intravede qualcosa nella melma che scorre.

Tralasciamo i particolari, pur notevoli. Lasciamo perdere la mascherata dei Jake lo sciamano, l’italoamericano col bel copricapo da bisonte e la bandiera a stelle e strisce pittata in faccia. Lasciamo perdere l’altro, col leggìo della speaker della Camera sotto al braccio, ambedue arrestati dall’Fbi a scoppio ritardato. Lasciamo stare pure l’attivista anti Trump a videofilmare la veterana pro Trump ammazzata. Gli agenti in maschera e manganello. I peana di Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, punta di diamante dell’esercito pro Usa e pro Israele a chiedere all’Occidente di stringersi attorno all’America (che poi sarebbero gli Stati Uniti d’America, mica l’altra) in quest’ora difficile. O quelli di Mario Sechi, direttore dell’Agi, che teme per i destini dell’Occidente tutto e, più argutamente, della democrazia in quanto tale. Tralasciamo pure i voltagabbana che nell’ora del periglio, si sa, scelgono di stare dalla parte della verità, della democrazia e del proprio comodo. Come il duo Meloni & Salvini, novelli Pietri sulla via del progresso, proni a rinnegare l’amico di ieri prima che il gallo canti. Il vicepresidente Mike Pence che se ne lava le mani, novello Pilato. Schwarzenegger che addirittura brandisce la spada di Conan nel suo “endorsement” per Biden. La trista Pelosi che chiede al Pentagono di togliere all’ancora presidente la valigetta coi codici nucleari, hai visto mai dia di matto più di quanto non abbia già fatto. Andiamo al sodo, all’essenziale.

L’essenziale non è se Trump abbia fatto bene a dare la stura ai moti di piazza senza poi difendere i 50mila scesi in campo, se sia o meno stato vittima della più grande frode elettorale della democrazia in America e tout court. Non è se sarà o meno messo sotto impeachment e accusato d’alto tradimento, per toglierlo definitivamente dalle scatole evitando rischi alle elezioni di mezzo termine, fra un biennio. Trump l’ha fatta grossa anche per un pezzo grosso come lui: andare contro i poteri forti e non levarsi di mezzo per tempo. Così i poteri davvero forti di questo inizio millennio, di questo anno zero del grande reset, gliel’hanno giurata. L’hanno zittito, bandito dai social come un qualunque importuno disturbatore della quiete pubblica. Azzerati i suoi profili social, bannato per sempre. Hai voglia a cantare Gloria ai comizi, a scorno di Tozzi. L’uomo formalmente più forte d’America, del mondo, è stato messo al bando dalla nuova era. Come un molestatore qualsiasi. Oggi a lui, domani a chiunque altro osi opporsi ai desiderata del politicamente corretto e della vera democrazia virtuale. Vade retro popolo, chiunque tu sia, non entrerai nella Valle Oscura. Quella Silicon Valley che decide tutto di te, per te, gioie e paure. Vaccini & premure.

Secondo insegnamento: l’America è divisa, oggi come sempre. Più che mai. Gli Stati Uniti d’America sono un corpaccione d’esseri gli uni contro gli altri armati. Niente se non un fallacissima idea di libertà dei pochi a scapito dei molti li ha tenuti assieme. Un sogno da tempo in pezzi ma non basterà agli adepti per smettere di sognarlo. L’impero nordamericano è al tramonto ma non è prossimo alla fine, come paventano i filoamericani d’ogni latitudine. L’inedito spettacolo dell’assalto alla Casa Bianca è solo la fine dell’inizio. Altri psicodrammi e drammi reali seguiranno prima che quel corpaccione sia sepolto dalle ceneri della storia, come ogni impero prima degli Usa. Ma gli orfani uniti d’America piangano tranquilli. Quel tempo non è ancora venuto, molta cenere, e melma, dovrà sputare la terra prima che scorra la lava e torni la vita.


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