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	<title>Maurizio Zuccari &#187; 2017</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Coronavirus? Asterix sapeva già tutto</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 18:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’erano una volta gli aruspici Etruschi, ma anche italici, Sabini eccetera. Divinavano, vi squadernavano davanti un fegato e, oplà, sapevate quel che sarebbe successo negli anni a venire. I più arditi s’erano spinti a predire la fine della loro civiltà. Mill’anni sarebbe durato il nomen etruscum, poi i Rasna – come i Tirreni venuti dalla Lidia chiamavano sé stessi – si sarebbero estinti. Sarà stato... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/coronavirus-asterix-sapeva-gia-tutto/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2020/03/coronavirus.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9728" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2020/03/coronavirus-300x225.jpg" alt="coronavirus" width="300" height="225" /></a></p>
<p>C’erano una volta gli aruspici Etruschi, ma anche italici, Sabini eccetera. Divinavano, vi squadernavano davanti un fegato e, oplà, sapevate quel che sarebbe successo negli anni a venire. <span id="more-9727"></span>I più arditi s’erano spinti a predire la fine della loro civiltà. Mill’anni sarebbe durato il nomen etruscum, poi i Rasna – come i Tirreni venuti dalla Lidia chiamavano sé stessi – si sarebbero estinti. Sarà stato per questo, dicono, che non opposero resistenza ad oltranza ai Romani che li fagocitarono, come altri. Tutto era già scritto, inutile darsi pena più di tanto. Tutto pare già scritto anche in tempi più prossimi ai nostri, e con personaggi di ben altra caratura. Prendi Asterix il gallico, per esempio.</p>
<p>Quel simpatico piccoletto che da oltre un cinquantennio a questa parte mena ogni Romano che gli capita a tiro, in compagnia dell’amico Obelix. Il compagnone un po’ tardo che smercia Menhir ed essendo caduto nel pajolo della pozione magica da piccolo non ha bisogno d’imbeverarsi di magia per suonarle ai romani. Chiunque abbia superato il mezzo secolo s’è imbattuto almeno una volta, restandone folgorato, in uno dei magnifici albi colorati ideati dal duo Goscinny &amp; Uderzo nel lontano 1961, proseguiti alla loro morte da Jean Yves Ferri e Didier Conrad. Anche i meno anziani conoscono le avventure dei nostri eroi e del piccolo villaggio gallico che in Bretagna resiste all’espansione di Roma, grazie a film e cartoni tratti dalla serie a fumetti. I tanti estimatori hanno ora motivo in più per apprezzare le avventure del piccolo gallo: le sue capacità divinatorie.</p>
<p>Prendi l’albo numero 37, per esempio: Asterix e la corsa d’Italia, sfornato nell’ottobre 2017. Nota bene: 2017. Un guazzabuglio di trovate dove i nostri eroi si ritrovano a girare l’Italia per una corsa di carri da Modicia (Modena) a Neapolis (Napoli). E dove, tra Gioconde, ribelli umbri e osti della malora compare pure il buon Berlusca, nei panni del ricco commerciante di garum sponsor della corsa. Ma Berlusconi è cosa nota, si dirà, persino sorpassata. Esatto. Meno noto e tantomeno superato era (è) il personaggio che compare a pagina 15. Si tratta dell’invincibile Coronavirus che, col fedele Bacillus, scorrazza per l’Italia rischiando di vincere la partita. Meno male che ci sono i galli a sventare il perfido piano. Al nostro non manca una bella maschera gialla dai tratti orientali, diremmo cinesi. Ohibò.</p>
<p>Non mancano, nella storia del fumetto, altri esempi divinatori. Si veda l’albo di Metropoli, edito da Autonomia Operaia, che raccontava la vicenda Moro in modalità ignote ai più, o le profezie di casa Simpson, in tempi più recenti. Ma qui si tratta di Mr Trump e Lady Gaga, robetta. Con Asterix siamo oltre la previsione. Sembra quasi di toccare con mano un bel fegato sanguinolento. I soliti complottisti non possono fare a meno di rievocare l’allegro tweet del 2014, in cui l’allora ministro della sanità francese commentava con malcelato orgoglio l’apertura, a Wuhan, d’un laboratorio virologico d’eccellenza, in tandem col governo cinese e sotto controllo Oms. <a href="https://mobile.twitter.com/pdchina/status/500497719136636928?s=21" target="_blank">https://mobile.twitter.com/pdchina/status/500497719136636928?s=21</a></p>
<p>O il comunicato, del 2015, in cui altrettanto orgogliosamente la fondazione Bill &amp; Melinda Gates annuncia urbi et orbi d’aver finanziato con la bella cifra di 65 milioni di dollari l’Istituto Pirbright, depositario del marchio del coronavirus, al fine d’individuare un vaccino. Per non dire del convegno ad hoc sull’epidemia, all’ordine del giorno al forum di Davos del 2018. Facile dire che la pandemia, comunque vada, è una bella mazzata per l’economia cinese e globale, a vantaggio degli Usa e dei loro compari. Meglio credere, come i favolisti, al virus portato da un serpentello, o da un pipistrello. Forse la soluzione al vaticinio l’ha data un mio studente. «Ah professò, embè? Se vede che chi ha fatto il virus ha letto Asterix». Come sempre, al nocciolo della verità c’è l’ovvietà. Asterix, il gallo. Un francese, ca va sans dire.</p>
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		<title>2017, guerra alla Russia</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2016 10:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sagoma scura del carrarmato campeggia sulla copertina rossa, tra le fumate delle granate, bianche come il titolo: 2017, war with Russia. Sugli scaffali delle librerie londinesi, dov’è appena uscito, fa un bell’effetto, con quei caratteri grandi e un po’ retrò, stile anni ‘70. Chi l’ha scritto non è affatto un vecchio nostalgico, uno scrittore di fantaguerre o un veggente guerrafondaio. Assai peggio. L’autore è... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/2017-guerra-alla-russia/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/methode-times-prod-web-bin-aaa1a790-1ce0-11e6-bf22-78061c6f2b5c.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8991" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/methode-times-prod-web-bin-aaa1a790-1ce0-11e6-bf22-78061c6f2b5c-200x300.jpg" alt="methode-times-prod-web-bin-aaa1a790-1ce0-11e6-bf22-78061c6f2b5c" width="200" height="300" /></a> <a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/Gen.-Sir-Alexander-Richard-David-Shirreff_gallerylarge.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8992" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/Gen.-Sir-Alexander-Richard-David-Shirreff_gallerylarge-300x225.jpg" alt="Gen.-Sir-Alexander-Richard-David-Shirreff_gallerylarge" width="300" height="225" /></a></p>
<p>La sagoma scura del carrarmato campeggia sulla copertina rossa, tra le fumate delle granate, bianche come il titolo: 2017, war with Russia. Sugli scaffali delle librerie londinesi, dov’è appena uscito, fa un bell’effetto, con quei caratteri grandi e un po’ retrò, stile anni ‘70. <span id="more-8990"></span>Chi l’ha scritto non è affatto un vecchio nostalgico, uno scrittore di fantaguerre o un veggente guerrafondaio. Assai peggio. L’autore è sir Alexander Richard David Shirreff, generale degli ussari reali e vicecomandante della Nato in Europa (Sace) fino a un paio d’anni fa, dopo aver attraversato tutte le guerre recenti per conto di sua maestà britannica, dalla prima all’ultima nel Golfo, passando per il Kosovo. Un “senior military command” – un ufficiale superiore, uso agli alti comandi e agli stati maggiori – che, fresco di pensione, oltre a ricoprire il ruolo di colonnello onorario all’università di Oxford e consulente nel direttivo di Genderforce (un’associazione non profit che si prefigge di combattere le violenze sessuali e di genere nelle zone di conflitto), ammonisce il suo paese e l’Europa sulla guerra più che prossima, imminente. Addirittura nel maggio 2017, esattamente tra un anno, assicura sir Shirreff con militaresca precisione: quando Putin invaderà i paesi Baltici e aprirà un corridoio in Ucraina per annettersi definitivamente la Crimea. Ergo, occorre fare in fretta per prevenire la catastrofe, magari con una bella guerra preventiva al mai domo orso eurasiatico.</p>
<p>La prova generale s’è appena conclusa con due imponenti manovre che hanno coinvolto i paesi Baltici: Baltops, nel Mar Nero, e Anakonda (il nome, un programma), dove venerdì truppe e carrarmati hanno attraversato la breccia di Suwałki, il corridoio di 65 chilometri tra Kaliningrad e la Bielorussia. Ventre molle della Nato, secondo la propaganda del Pentagono, in caso d’invasione russa delle tre repubbliche baltiche. All’esercitazione, tra le più importanti dal dopoguerra, con contingenti di 24 paesi Nato ed ex sovietici schierati contro Mosca, compresa la Georgia e l’Ucraina, hanno partecipato oltre 30mila unità, in gran parte polacche e statunitensi, 3mila mezzi tra blindati e corazzati, un centinaio di aerei e una decina di navi. I russi, da parte loro, hanno incrementato di tre divisioni la loro forza lungo la frontiera occidentale dove corre la nuova cortina di ferro (vedi cartina Limes sotto) e avviato i lavori nella nuova gigantesca base di Klintsy, a una cinquantina di chilometri dal confine ucraino, divertendosi a sorvolare a distanza ravvicinata le navi dell’Alleanza Atlantica durante le manovre marittime.</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/nuova_cortina_ferro.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8993" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/nuova_cortina_ferro-300x200.jpg" alt="nuova_cortina_ferro" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Ora, sarebbe una bel wargame se la compassata regina Elisabetta, nel suo rituale discorso a Westminster di metà maggio, non avesse sussurrato ai valletti che la rivestivano di mantella e corona: «Sta arrivando una tempesta, la Gran Bretagna non ne ha mai viste di eguali. La seconda guerra mondiale sembrerà una buca sulla strada in confronto a questa. Ho il dovere di informare i miei sudditi». Pare che l’augusta monarca, nel suo fuori onda subito stoppato dalla Bbc, si riferisse al Brexit, a cui è più che favorevole, ma altri assicurano trattarsi del vaticinio del suo ex generale. Più mediaticamente, è intervenuto il misurato conduttore di Rai storia, Massimo Bernardini, in una puntata dedicata al ritorno della guerra fredda. E qui, visto che tre fatti non fanno un caso ma una prova, scatta uno scampanìo d’allarme.</p>
<p>Ché la guerra fredda sia tornata nelle sue forme più virulente è sotto l’occhio di tutti, visto l’andazzo delle guerre in corso in Siria e in Ucraina e il dispiegamento della barriera missilistica antirussa in Romania e Polonia, freschi acquisti della Nato e in prima fila nell’accodarsi ai desiderata di Washington contro la Russia. Ché alla guerra calda si giunga non più attraverso lo scontro ideologico tra l’Occidente e l’ex Unione Sovietica, ma nell’ambito della moderna dottrina Wolfowitz – ossia l’affossamento di qualsiasi ipotesi di potere bipolare o multipolare ostile all’unica superpotenza globale – in uso al Pentagono dai tempi del crollo dell&#8217;Urss è più che un’ipotesi di nemesi storica.</p>
<p>Rimettiamoci la maglia, i tempi stanno per cambiare, cantava Battiato. Che i tempi siano cambiati e, più della maglia, ci sia bisogno d’una corazza è all’evidenza nell’Europa dell’Est proprio con la decisione di dare corpo allo scudo missilistico – nome in codice Shield – che riporta l’orologio della storia indietro di trent’anni, nel pieno della guerra fredda con l’Unione Sovietica. È appena divenuta operativa una delle due basi da cui partiranno gli intercettori in grado di abbattere ogni missile in volo da oriente, quella di Deveselu, in Romania, a meno di 200 chilometri a sudovest di Bucarest. Contemporaneamente, sono partiti i lavori nell’altra sede – da ultimare nel 2018 – che chiuderà la tenaglia antimissilistica dalla base polacca di Redzikowo, presso Kaliningrad, l’ultima enclave russa in Europa.</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/nato.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8994" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/nato-300x214.jpg" alt="nato" width="300" height="214" /></a></p>
<p>Ideato alla metà degli anni ‘90, in risposta alla minaccia nucleare iraniana, il sistema di difesa Aegis Ashore, costato 800 milioni di dollari, è destinato in teoria a proteggere l’Europa da missili provenienti dal Medio Oriente. Ora che quella minaccia è scemata, grazie agli accordi con Teheran, non si vede a che serva lo scudo. A Mosca, però, hanno le idee chiare. «Qui non si tratta dell’Iran, ma dell’arsenale nucleare della Russia, ne siamo sicuri non al 100% ma al 1000%», dichiara l’ammiraglio Vladimir Komoyedov, presidente della commissione difesa della Duma. «La Nato non vuole un confronto con la Russia né mira a una nuova guerra fredda», replica il segretario della Nato, Jens Stoltenberg. «Il dispiegamento di un sistema di difesa anti missile pone una minaccia alla Russia – ribatte il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov – stiamo già adottando misure di sicurezza». E c’è chi, tra i consiglieri di Putin, ventila l’uscita dal trattato Start per la riduzione delle armi strategiche, o il rafforzamento di analoghe armi a difesa della federazione.</p>
<p>Al di là di quanto la Russia possa tollerare una simile spina nel fianco, lo scudo è la riprova non solo della spaccatura in seno all’Alleanza, con Francia, Germania e Italia a far da passacarte alle direttive angloamericane rafforzate dalle fobie antirusse dei membri dell’Est europeo, quanto della sua miopia. «Sarebbe ora che la Nato pensasse seriamente a irrobustire le sue capacità per battere il terrorismo anziché far credere al mondo che il nemico sia la Russia», sottolinea l’ex capo di stato maggiore Leonardo Tricarico. Difficilmente da Roma o da Washington gli daranno ascolto. Alla Casa Bianca, tanto per dire del climax, Obama s’è visto recapitare una letterina firmata da una cinquantina di diplomatici che lo invitano a bombardare senza complimenti Assad per farlo sloggiare, e tanto peggio per i suoi amici russi. Un consiglio che jena Hillary è prona ad accogliere. Non resta che sperare in Trump, che dichiara di voler gettare nel cestino della carta straccia la dottrina in voga al Pentagono dai tempi di Bush e di considerare Putin un galantuomo. Affidarsi a un pazzo per salvarsi da una follia. Quanto a Renzi, nel suo recente incontro con il presidente russo, all’indomani delle nuove sanzioni approvate dall’Ue fino al prossimo giugno, tra un tweet e un selfie ha ribadito ai russi che chi parla di nuova guerra fredda è fuori dal tempo e dalla storia. Rimettiamoci la maglia. Anzi, l&#8217;armatura.</p>
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