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	<title>Maurizio Zuccari &#187; amministrative</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Raggi di stelle a Roma, piove su Sala a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2016 09:06:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutto come previsto, o quasi. Alla faccia dei risultati clamorosi, come titola l&#8217;ormai ex Corrierone, che evidentemente si riferisce alle elezioni in Perù, vinte sul filo da Pedro Pablo Kuczynski sulla rivale Keiko Fujimori, data per stravincente, nessuna novità emerge dalle amministrative, rispetto a sondaggi ed exit poll. Tranne un paio di fatti rimarchevoli. Cominciamo dalla capitale, dove Virginia Raggi vince ma non convince. La candidata... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/raggi-di-stelle-a-roma-piove-su-sala-a-milano/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/1770286_gia2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8940" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/1770286_gia2-300x103.jpg" alt="Elezioni 2016, Roma, Incontro Renzi Giachetti all'Auditorium" width="300" height="103" /></a></p>
<p>Tutto come previsto, o quasi. Alla faccia dei risultati clamorosi, come titola l&#8217;ormai ex Corrierone, che evidentemente si riferisce alle elezioni in Perù, vinte sul filo da Pedro Pablo Kuczynski sulla rivale Keiko Fujimori, data per stravincente, nessuna novità emerge dalle amministrative, rispetto a sondaggi ed exit poll. Tranne un paio di fatti rimarchevoli. <span id="more-8939"></span>Cominciamo dalla capitale, dove Virginia Raggi vince ma non convince. La candidata grillina non vola di certo, pur staccando alla grande Roberto Giachetti, l&#8217;avversario più prossimo. Dieci punti di stacco non sono pochi, sarà dura ma non impossibile rimontarli per il radical chic di fiducia governativo che aveva la mission quasi impossible di far dimenticare ai romani i guasti combinati dal Pd capitolino con Buzzi &amp; compari e la cacciata di Marino. Sotto di lui, Giorgia Meloni non gongola di certo. Alla destra romana non resta che piangere sui cocci rotti dal Cavaliere, amminchiato a spalleggiare in extremis l&#8217;Alfio Marchini – a cui i romani consigliano giustamente di ridarsi al polo, sport in cui eccelle – dopo aver puntato sull&#8217;impresentabile Bertolaso. Piangono tutti, a destra: Marchini, che se avesse avuto il Cavaliere dalla sua dal primo momento sarebbe stato il candidato civico ideale per il generone romano. Piange la Meloni impregnata &amp; cazzuta, ché se ai suoi voti avesse sommato quelli dell&#8217;Alfio, al ballottaggio sarebbe andata lei, e hai vistomai. Piange pure il Berlusca, alla fine, ché a Roma esce azzoppato da destri e leghisti, più che dai sinistri. Di Fassina meglio tacere, l&#8217;uomo di Monti all&#8217;interno del Pd, riciclato &amp; spacciato come alternativo di sinistra, non ha nemmeno le lacrime per piangere.</p>
<p>Ma il pianto del Berlusca non tocca Milano. Sotto la Madonnina, anzi, Parisi può ridersela: ha sfiorato il sorpasso e può giocarsela pressoché alla pari con Sala, in una partita tutta da vincere per il candidato berlusconiano. Aghi della bilancia saranno i 5s, col loro modesto 10%. Se piove sul bagnato per il centrosinistra meneghino, a Napoli addirittura fuori dai giochi al primo colpo, non così a Torino e Bologna. Anche se i grillini sono andati meglio del previsto sotto la Mole e il Pd peggio del previsto sotto le Due torri, il buon esito appare scontato per i renziani. Giochi già fatti pure a Cagliari e Trieste, gli altri due centri d&#8217;un certo peso al voto, utili come barometro politico: 1-1 tra centrodestri e centrosinistri, e palla al centro. Che dire, dunque? Aspettando i risultati nei 1.300 comuni dove si è votato, per il premier non sembra scattato l&#8217;“ora pro” Renzi. Ma un campanello d&#8217;allarme è suonato, in attesa dei ballottaggi e della partita vera che si giocherà al referendum d&#8217;autunno. Specie se non dovesse spuntarla il suo buon Giac a Roma, dato per sindaco dal premier (che a st&#8217;ora si sta arcitoccando). Certo è che alla sua sinistra è il deserto, davanti il diluvio. Tra raggi e piovaschi, non sai cosa metterti per non finire arrosto o affogato al cambio di stagione.</p>
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		<title>Tanto pe&#8217; vota&#039;: la carica dei 100.1</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2016 08:23:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/117663_473652_IMG_9807_8640856_medium.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8936" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/117663_473652_IMG_9807_8640856_medium-300x225.jpg" alt="117663_473652_IMG_9807_8640856_medium" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Non c’è stato solo il pasticciaccio brutto di Roma per i sinistrati di Fassina e quello nero di Milano per gli ambidestri della Meloni. E verrebbe da dire che destra e sinistra pari sono, almeno a pasticci di lista. <span id="more-8930"></span>Salvo poi vedere che pure i neodiccì alfaniani o i Fuxia people di Maria Teresa Baldini, l’antirom per eccellenza col suo sgargiante colore che “piace tanto alle donne eppoi non c’ha pensato nessuno”, hanno pasticciato in quel di Cosenza e Milano, e su tutti pendeva la daga del Tar. Impicci a parte, i candidati alle amministrative di oggi nei 1.300 comuni al voto, nelle liste civetta o ufficiali, su su fino ai possibili consiglieri e ai probabili sindaci, sono un campionario d’orrori o uno spasso, a seconda dei punti di vista. Comunque uno specchio fedele del Belpaese e dei suoi retrogusti, alla ribalta politica e mediatica per un tempo che per alcuni può durare più d’una legislatura, per molti è l’attimo fuggente da cogliere al volo. Una carica dei 1.001 dove ce n’è per tutte le tasche e ogni gusto. A Napoli c’è l’accoppiata di galantuomini che distribuiva soldini ai seggi, in lizza al comune partenopeo per il candidato renziano, con scorno di Bassolino. Nella multiculturale ex capitale borbonica non poteva mancare la candidatura transessuale con Daniel Lourdes Falanga, responsabile delle politiche per Arcigay, arcidevota alla Madonna. Ma non è l’unica: strizza l’occhio al mondo lgtb con la star trans Rosa Rubino anche De Magistris, che ci riprova invitando elegantemente il premier a cacarsi sotto a ogni comizio. Candidature trans &amp; gay frienfly anche per Milano, decisamente avanti, dove si presenta Veronica Comeni, detta Alessandro, campione(ssa) d’intersessualità. Ma se siete per le quote rosa e più tradizionalisti, sotto la Madonnina potete affidarvi a Daria Colombo, consorte di Roberto Vecchioni, o alla signora Moratti, Milly. A Daria Pesce, legale di Abu Omar come di Nicole Minetti, o alla meno nota Sumaya Adbel Qader che sogna per sé un futuro da Khan e per Milano una moschea. Assai più machista Torino, dove nel record dei papabili sindaci, ben 18, tra i fiancheggiatori forzaitalioti c’è pure l’ultatifoso granata Lorenzo Vetrano, con otto anni di Daspo per essersi menato con gli ultrà romanisti. Roma finis mundi, infine, vede un duello in famiglia tra le nipotine del duce. Alessandra Mussolini corre come capintesta per Forza Italia a sostegno del redivivo Marchini, mentre la sorellastra Rachele sta con la Meloni. Una lotta tra bionde, graziate dal Tar che ha evitato bastonature sulle liste.</p>
<p>Ma parliamo di cose diversamente serie. Tanto pe’ vota’, come cantavano Bertolino &amp; Bottura sul palco di Repidee – ammazza che idee – al Maxxi di Roma per scacciare i fantasmi dell’astensionismo, piuttosto corporei, reificando quelli altrettanto corposi del voto disgiunto. Nelle cinque grandi città al voto – oltre la capitale Milano, Torino, Bologna e Napoli – nessun candidato sembra in grado di passare al primo turno, ma il Pd rischia di farcela in tutte, al ballottaggio. Salvo la quasi certezza di perdere a Napoli contro il sindaco uscente e l’incognita Raggi a Roma. Se la Sora Virginia non dovesse spuntarla a prima botta, cosa pressoché impossibile, e Giachetti dovesse battere sul filo di lana la Meloni impregnata &amp; cazzuta per il ballottaggio, cosa più che probabile, il Pd passerebbe all’incasso pure nella capitale, nonostante gli sfracelli fatti con Buzzi &amp; compari e la cacciata di Marino. Altrimenti vedremo una pentastellata salire in Campidoglio, e che il dio degli atei e degli onesti ce la mandi buona. Ma la partita vera – ben lo sa il premier che s’è acconciato a spendersi in prima persona per il suo radicalchic capitolino di fiducia – sarà al referendum d’autunno. Con Renzi presumibilmente costretto a fare le valigie da palazzo Chigi e non uno straccio d’alternativa che sia meno peggio in un fosco orizzonte di guerra e tregenda sociale. Ma stiamo lieti, cantava il magnifico Lorenzo, del doman non v’è certezza e l’oggi chiama al voto. Tanto pe’ vota’: daje Bertoli’, attacca.</p>
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		<title>Primarie col trucco, corse a perdere</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 16:18:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo i cinesi a Milano, i cammellati colpiscono ancora alle primarie del Pd. A Napoli i neodiccì ci ricascano distribuendo monetine ai seggi – un euro, un voto pro Valeria Valente – e, complice il video su fanpage, obbligano la procura della repubblica ad aprire un fascicolo (senza ipotesi di reato, per ora) e Antonio Bassolino, trombato dalla candidata renziana per poche centinaia di voti,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/primarie-col-trucco-corse-a-perdere/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8830" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/03/valente-6751.jpg"><img class="size-medium wp-image-8830" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/03/valente-6751-300x122.jpg" alt="Valeria Valente. Sopra: una vignetta di Bertolotti e De Pirro" width="300" height="122" /></a><p class="wp-caption-text">Valeria Valente. Sopra: una vignetta di Bertolotti e De Pirro</p></div>
<p>Dopo i cinesi a Milano, i cammellati colpiscono ancora alle primarie del Pd. <span id="more-8827"></span>A Napoli i neodiccì ci ricascano distribuendo monetine ai seggi – un euro, un voto pro Valeria Valente – e, complice il video su <a href="http://napoli.fanpage.it/primarie-pd-napoli-tutto-quello-che-c-e-da-sapere-sul-video-del-voto-ai-seggi" target="_blank">fanpage</a>, obbligano la procura della repubblica ad aprire un fascicolo (senza ipotesi di reato, per ora) e Antonio Bassolino, trombato dalla candidata renziana per poche centinaia di voti, a pensare seriamente di presentare ricorso alla commissione di garanzia del Partito democratico. «Questo mercimonio è una ferita profonda per tutti quelli che hanno creduto nelle primarie come libera partecipazione democratica», ruggisce ‘o lione, ex sindaco ed ex governatore campano affatto gradito al premier. Da parte loro l’attuale presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca, minimizza e la butta in elemosina. Sono babbarie – fesserie, ndr – ispirate dal Giubileo della misericordia, assicura il renzissimo De Luca. Meno misericordioso Luigi De Magistris, che parla di squallore &amp; vergogna, rievocando i brogli elettorali con l’annullamento delle primarie, cinque anni fa, che contribuirono a portarlo sulla poltrona di primo cittadino. Dove conta di restare, a scapito dei pieddini, dell’azzurro Gianni Lettieri, già sconfitto nel 2011, ora consigliere comunale e capo dell’opposizione, e del candidato grillino che deve ancora uscire dal cilindro magico delle comunarie online. E mentre sui gazebo partenopei s’allunga l’ombra di nuovi imbrogli, nelle altre città capintesta delle prossime amministrative il bujo non è men fitto.</p>
<p>A Roma, anzitutto. Qui il teatrino delle primarie s’è concluso, come da copione, con l’ex radicale ultrarenziano Roberto Giachetti a spartirsi la metà dei voti validamente espressi alle consultazioni che incoronarono Marino. Che le primarie le ha boicottate ma sarà della partita, eccome, salvo la spadaccia dei due processi che gli pende sulla capa. Cacciato dalla porta e rientrato dalla finestra, sulla carta l’ex sindaco ha, carichi giudiziari a parte, le stesse chance del sindaco in pectore sul quale il Pd romano punta per ricostruire il consenso dalle proprie macerie. E per questo ai piani alti del Nazareno e del Flaminio si pensa a una lista civica d’appoggio, dove infilare pure l’ex assessore alemanniano alla Cultura Umberto Croppi. Quanto alla scarsa affluenza alle primarie, la spiegazione di Matteo Orfini non fa una grinza. È pur vero che nel 2013 era andata più gente ai gazebo, dice l’abatino capitolino, «ma allora c’erano le truppe cammellate dei capibastone poi arrestati, il pantano che ha portato a mafia capitale, fino alle file dei rom». Come a dire, senza cammellieri non si vince, ammette il commissario del Pd.</p>
<p>Pure a destra c’è maretta, anche se lì il toto-nomine s’è risolto con l’uomo della protezione. È bastato che dicesse, tra l’altre amenità – tipo: mai votato Berlusconi, sto sempre coi più deboli – che i rom lui non li caccerebbe a furor di ruspe per suscitare le ire del Salvini furioso e mettere a repentaglio la ritrovata unità della destra romana sul sindaco da mettere in Campidoglio. Ma lui, Bertolaso Guido da Roma, alla guida della protezione civile per un decennio e nei guai giudiziari da un quinquennio, ricordato con affetto dalla Maddalena all’Aquila, passando per il megacentro di Ponzano Romano, tira dritto. Se ne frega degli altolà della Lega e della destra verace di Storace – l’altro candidato a scorno del clan Meloni, main sponsor di Bertolaso assieme al Cavaliere – che ne vaticina la fine prima delle sentenze sul G8 sardo e la distruzione post terremoto in Abruzzo. Sullo stesso campo, Alfio Marchini agli zingari leverebbe l’acqua e fa spallucce, anche se Bertolaso è una bella pietra d’inciampo nella corsa a palazzo Senatorio dove molti, se non tutti, corrono a perdere.</p>
<p>Soprattutto i 5S, temuti vincenti, che puntano sulla belloccia e già consigliera Virginia Raggi, in un clima da roulette russa dove l’unica palla in canna è a salve. È che specie per loro Roma vale un po’ la storia della sora Camilla: tutti la vogliono e nessuno la piglia. Nessun grillino sano di capoccia vuole scapocciarsi sui muri dell’Urbe, finendo in croce prima delle politiche del 2018. Poi ci sono gli outsider. Quelli come Gianfranco Mascia, portavoce dei Verdi, che nel suo programma elettorale fa il verso al cartone Mascia e Orso. Meglio parlare con un orsacchiotto che con Buzzi e Carminati, assicura.</p>
<p>Rispetto ai fantasmi napoletani e al bullicame capitolino, a Milano c’è acqua cheta. Lì la rappresentanza cinomeneghina ha assicurato all’ex manager Expo Patrizio Sala la vittoria alle primarie pieddine. Se la vedrà con Gianfranco Parisi, già city manager dell’era Albertini e con gli outsider che danno pepe al giugno elettorale. L’irascibile Sgarbi, il redivivo Di Pietro e quel Corrado Passera che affigge cartelli tipo: se ti rubano a casa è colpa della sinistra, ma rifiuta inciuci coi destri. Alla grillina Patrizia Bedori restano briciole, non solo mediatiche. Aspettando i ballottaggi. E, chissà, una sinistra degna di questo nome. Magari con l&#8217;azzeramento di primarie scopiazzate altrove e ridotte a una farsa, peggiore di quel che sono Oltreoceano.</p>
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