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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Andrea Dall&#8217;Asta</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Arte in chiesa, la luce oltre l&#8217;eclissi</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jun 2017 15:32:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Tutta la vera arte è sacra”. Potremmo chiuderla qui, a poche righe d’introduzione, tanto pregna di senso è la locuzione, nel parlare di Eclissi, oltre il divorzio tra arte e Chiesa. L’ultima fatica letteraria di padre Andrea Dall’Asta – Edizioni San Paolo, 139 pagine, 16 euro – affronta il tema a lui caro dell’arte liturgica coèva. Campo assai settoriale nell’arte sacra, ma punto nodale del... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/arte-in-chiesa-la-luce-oltre-leclissi/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/06/DALLASTA_eclissi1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9089" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/06/DALLASTA_eclissi1-196x300.jpg" alt="dallasta_eclissi1" width="196" height="300" /></a></p>
<p>“Tutta la vera arte è sacra”. Potremmo chiuderla qui, a poche righe d’introduzione, tanto pregna di senso è la locuzione, nel parlare di Eclissi, oltre il divorzio tra arte e Chiesa. <span id="more-9088"></span>L’ultima fatica letteraria di padre Andrea Dall’Asta – Edizioni San Paolo, 139 pagine, 16 euro – affronta il tema a lui caro dell’arte liturgica coèva. Campo assai settoriale nell’arte sacra, ma punto nodale del rapporto tra questa e l’arte contemporanea, e non solo. Già questo potrebbe chiudere il dibattito, dato che la dimensione del sacro è sostanzialmente espunta dall’oggi, ma in realtà lo apre. Anziché chiuderla partiamo da qui, quindi.</p>
<p>Dal sacro come bellezza, non esteticamente intesa ma espressione dell’umano che si fa trascendente, nella sua ricerca del divino. In che modo – si chiede Dall’asta – l’arte liturgica, cioè espressamente pensata per spazi ecclesiali e simbolicamente intesa come rappresentazione e testimonianza di fede, dialoga ancora con gli uomini del proprio tempo? In che modo, cioè, la chiesa dispone ancora di un potenziale comunicativo, dopo il tracollo subito dalla committenza ecclesiastica nel XVIII secolo e il suo scimmiottare il kitsch per larga parte dominante l’arte d’oggi? Un kitsch, come ben sottolinea il padre gesuita, che più che rappresentare la cultura popolare esprime una cultura massificata, resa merce e consumo anche nei suoi più reconditi aspetti.</p>
<p>Il panorama dell’arte sacra odierna, tanto più se liturgica, è sconfortante per padre Dall’Asta che si dilunga in vari esempi di pacchianeria coèva, tesa a riproporre formule incapaci di dialogare con l’oggi, rendendo l’ecclesia discosta dal proprio tempo. Con lo sguardo rivolto a un passato di Chiesa triumphans, dove anche le aperture formulate dal Concilio vaticano II sono rimaste sostanzialmente disattese.</p>
<p>Eccezioni ve ne sono, certo, e tra queste il direttore della galleria San Fedele di Milano porta, pro domo sua, quelle dell’omonima chiesa a due passi dalla Scala, del cui adeguamento liturgico si occupa da anni. E dove hanno trovato casa opere di autori quali Parmiggiani – suo il reticolato di spine in copertina – Paladino, De Maria, Kounellis. Ma un briciolo d’autoreferenzialità è giustificato e forse d’obbligo nell’impegno condotto quasi in beata solitudo nell’asfittico panorama del circuito artistico ecclesiastico, dove neobarocchismi e postfigurativi ripropongono fin nelle pale d’altare una mediocrità da ludoteca cultuale.</p>
<p>Come l’arte sacra possa trasmettere valori di senso in un tempo di post verità; come le varie fedi possano dialogare tra loro attraverso una rappresentazione del sacro capace di rifuggire tanto da perniciosi estremismi quanto da inopportuni sincretismi; come la Chiesa possa farsi di nuovo attrice e interprete del proprio tempo, anche in campo artistico; quali immagini di culto e simboli possano darsi oggi ai fedeli. Sono, queste, questioni che non toccano solo il credente, ma l’essere in quanto tale, ogni persona che voglia traversare questo suo tempo di passaggio senza smettere di pensare a un riscatto possibile, a una redenzione auspicabile. A tutto ciò padre Dall’Asta non offre certo risposte definitive ma traccia un percorso, perché all’eclissi segua la luce.</p>
<p>Presentano il libro domani, 7 giugno, alla Galleria nazionale di arte moderna di Roma, l’autore con il sottoscritto, Marcella Cossu, Marcello Mondazzi, Sidival Fila e Cristiano Grisogoni. Info</p>
<p><a href="http://lagallerianazionale.com/evento/eclissi-divorzio-arte-chiesa-liturgica" target="_blank">http://lagallerianazionale.com/evento/eclissi-divorzio-arte-chiesa-liturgica</a></p>
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		<title>Ritratti della contemporaneità</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2015 11:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è l’anziana sparita senza lasciare traccia, il mutilato di guerra palestinese, le facce dei rifugiati libici, il sé riflesso. C’è il mondo, insomma, con le sue sfaccettature tragiche e grottesche, disvelate e oscure, nei ritratti della contemporaneità alla Fondazione san Fedele di Milano. Afran, Laura Bisotti, Andrei Ciurdarescu, Gabriele Grones, Pietro Masturzo, Gianfranco Mazza, Vittorio Mortarotti, Michele Parisi, Bianca Salvo, Miriam Secco, Giulia Zappa. Questi... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/ritratti-della-contemporaneita/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8616" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/10/2-Laura-Bisotti.jpg"><img class="size-medium wp-image-8616" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/10/2-Laura-Bisotti-300x200.jpg" alt="Laura Bisotti, Se n’è andata senza lasciare traccia, 2015" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Bisotti, Se n’è andata senza lasciare traccia, 2015</p></div>
<p>C’è l’anziana sparita senza lasciare traccia, il mutilato di guerra palestinese, le facce dei rifugiati libici, il sé riflesso. C’è il mondo, insomma, con le sue sfaccettature tragiche e grottesche, disvelate e oscure, nei ritratti della contemporaneità alla Fondazione san Fedele di Milano.<span id="more-8614"></span></p>
<p>Afran, Laura Bisotti, Andrei Ciurdarescu, Gabriele Grones, Pietro Masturzo, Gianfranco Mazza, Vittorio Mortarotti, Michele Parisi, Bianca Salvo, Miriam Secco, Giulia Zappa. Questi gli artisti in mostra al premio San Fedele, tra le più interessanti iniziative dedicate ai giovani autori contemporanei, non solo nel capoluogo milanese, che conclude domani l’esposizione delle opere del 2015. Tema di questa edizione, animata come sempre da padre Andrea Dall’Asta, il ritratto nelle sue implicazioni intime e filosofiche, antropologiche e teologiche.</p>
<p>Riflettere sul ritratto – spiega il curatore – significa ripercorrere la storia dell’Occidente, dalle immagini acheropinte della tradizione cristiana (vale a dire non realizzate da mano umana), ai ritratti della contemporaneità di Bacon o Warhol, pregni di tragedia, vuoto, nonsenso. Riflettere sul ritratto vuole dire quindi interrogarsi sull’identità dell’uomo, sulla frammentazione di un mondo in cui si faticano a cogliere orizzonti condivisi, fondanti una società non chiusa nel suo “particulare”. Dove non si spari alle frontiere per respingere i migranti, insomma, come racconta la cronaca di queste ore.</p>
<p>I ritratti esposti sono frammenti, testimonianze che assumono una pluralità di forme. Così l’installazione della Bisotti Se n’è andata senza lasciare traccia, vincitrice del premio, elaborazione della morte della nonna, scomparsa – assunta in cielo, quasi – senza lasciare traccia, appunto, in un giorno d’agosto di quattro anni fa. A rievocarne il senso di perdita, un lavoro basato sulla mappatura eseguita dalla protezione civile di Piacenza durante la ricerca della donna mai ritrovata. L’identità del sé è invece disvelata da Parisi nell’autoritratto Mi ritraevo nell’ombra (secondo classificato). Assai meno autoreferenziale il moncherino di Nabil, 34 anni, che nel conflitto a Gaza di un anno fa ha perso oltre al braccio moglie e quattro figli, uccisi da un drone israeliano, e osserva col suo sguardo straniante dal foro stenopeico col quale Masturzo l’ha ritratto, aggiudicandosi il terzo premio.</p>
<p>Ritratti della contemporaneità divisa ma ancora capace di offrire uno sguardo di umana pietas all’altro, come sottolinea il padre gesuita tirando le somme dei lavori in mostra. «Quale ritratto è stato messo in scena dai giovani artisti? – Si chiede infine Dall’Asta – probabilmente si tratta di un ritratto frammentato, a tratti anche sofferto, anche se non manca, soprattutto in alcuni lavori, un sincero desiderio di assunzione della propria responsabilità. Il ritratto diventa ricerca mai conclusa sul senso del proprio essere nel mondo, indagine sulla nostra presenza nella storia. Ritrarre significa allora vivere una maggiore consapevolezza di se stessi».</p>
<p>Una consapevolezza che, davvero, è merce sempre più rara e inusitata in tempi come i nostri. Premio san Fedele, Fondazione san Fedele arte, Milano, fino al 17/10, a seguire la personale Coloris gaudium di Nicola De Maria, dal 27/10 al 6/12; info <a href="http://www.centrosanfedele.net" target="_blank">www.centrosanfedele.net</a>.</p>
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