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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Ankara</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Il sultano pigliatutto</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2020 08:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo fronte orientale di Erdogan nel Nagorno Karabakh. Tutti sotto botta ma il neottomanesimo alla fine farà il botto Le prime cannonate sono piovute a fine settembre, nel Nagorno Karabakh. Da settimane allegri gitanti affollavano i voli charter da Tripoli a Baku, mascherine calzate e pollici alzati, mentre il sultano passava in rassegna i suoi, ovviamente in maschera. Dopo settimane di scontri, i cannoni non tacciono... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-sultano-pigliatutto/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2020/10/158053-sd.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-9894" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2020/10/158053-sd-300x248.png" alt="158053-sd" width="300" height="248" /></a></p>
<p>Il nuovo fronte orientale di Erdogan nel Nagorno Karabakh. Tutti sotto botta ma il neottomanesimo alla fine farà il botto<span id="more-9892"></span></p>
<p>Le prime cannonate sono piovute a fine settembre, nel Nagorno Karabakh. Da settimane allegri gitanti affollavano i voli charter da Tripoli a Baku, mascherine calzate e pollici alzati, mentre il sultano passava in rassegna i suoi, ovviamente in maschera. Dopo settimane di scontri, i cannoni non tacciono nell’enclave armena nel cuore dell’Azerbaigian, ma la soluzione al conflitto perfetto – etnico, religioso e territoriale – che insanguina il Caucaso da un secolo non sarà militare, come speravano gli azeri, sostenuti dall’alleato turco.</p>
<p>Baku non molla quelli che considera suoi territori integranti ed Erevan difende coi denti. Un fazzoletto di terra montuosa, 150mila abitanti che la guerra civile alla dissoluzione dell’Urss ha ridotto di un quinto e, da allora, i ricorrenti conflitti – l’ultimo del 2016 – insanguina periodicamente. Baku ha ottenuto risicate vittorie territoriali, l’offensiva condotta grazie all’aiuto di Ankara si è fermata ai primi contrafforti montuosi e i due ministri degli esteri armeno e azero sono stati costretti a sedersi allo stesso tavolo dal loro omologo a Mosca, per una tregua che ferma soprattutto l’attivismo di Erdogan.</p>
<p>Confermando che l’orso russo mal tollera guerre alle porte di casa e per una volta l’Occidente – Francia e Usa unite alla Russia nel gruppo di Minsk – è con Putin. È il neottomanesimo del sultano, più che il ritorno di Stepanaterk sotto bandiera azera, che preoccupa Mosca come Washington. Erdogan ha portato i turchi allo scontro in Siria contro Assad e i curdi, di fatto contro Russia e Stati Uniti, guadagnandoci una fascia settentrionale di tutto rispetto. Ha spazzato da Tripoli i carri armati di Haftar, rispedendoli dai fratelli musulmani in Egitto. Fa la voce grossa nel Mediterraneo contro la Grecia, e impegna i mercenari già siriani e libici nel Nagorno, in nome della comune fratellanza musulmana contro la minoranza cristiana dello staterello armeno. Continuerà a darsi da fare finché, come il rospo della favola, farà un salto troppo lungo per le sue gambe, o ingoierà tanto da fare il botto. Intanto, il sultano pigliatutto tiene tutti sotto botta.</p>
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		<title>Partita a scacchi con l&#8217;Apocalisse</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2015 18:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
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		<description><![CDATA[A raccontarla meglio sono le vignette. Quella di Patrick Chappatte, illustratore francese di base a Genova, dove un tank turco infila il cannone sotto la sabbia, a suggere petrolio, mentre Kobane brucia. O l’altra dove un Erdogan mascherato da ladro promette aiuti ai siriani mentre fa bottino dei loro beni. L’occasione per l’ultima messa in berlina del premier turco è data dalla documentata denuncia a... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/partita-a-scacchi-con-lapocalisse/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/12/erdogan.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8747" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/12/erdogan-300x223.jpg" alt="erdogan" width="300" height="223" /></a></p>
<p>A raccontarla meglio sono le vignette. Quella di Patrick Chappatte, illustratore francese di base a Genova, dove un tank turco infila il cannone sotto la sabbia, a suggere petrolio, mentre Kobane brucia. O l’altra dove un Erdogan mascherato da ladro promette aiuti ai siriani mentre fa bottino dei loro beni. <span id="more-8745"></span>L’occasione per l’ultima messa in berlina del premier turco è data dalla documentata denuncia a Strasburgo e all’Aja fatta da Farés el-Chehabi, presidente della camera di commercio siriana, sulle razzie nell’ex polo industriale di Aleppo, smantellato e portato oltre confine turco dall’Is grazie ai padroni di casa.</p>
<p>Così, dopo il petrolio si scopre che anche quel che resta del disastrato patrimonio industriale siriano prende pezzo a pezzo la via di Ankara per essere svenduto con la connivenza dei famigli del premier turco e l’apporto delle mafie locali, ma l’Ue resta sorda e muta. Anzi, dopo i tre miliardi di euro graziosamente elargiti alla Turchia perché spranghi ai profughi siriani le porte d’Europa, la Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) ha acquistato il 10% della Borsa di Istanbul, avviando un vasto programma di aiuti all’economia di regime.</p>
<p>Mentre l’Europa che conta punta sempre più sul nuovo Solimano, alla faccia di denunce e vignette e della ventilata lotta al Califfato che ha nella Turchia uno degli sponsor più inattaccabili, la Siria resta teatro della partita a scacchi tra Ankara e Mosca. Dopo l’abbattimento del Sukhoi russo, Erdogan ha ottenuto quella no-fly zone richiesta da anni, ma nel nord della Siria non volano più i suoi aerei, e neppure quelli della coalizione anti Isis a guida occidentale, dopo lo schieramento dei missili S-400 russi. E mentre continuano le schermaglie tra i due paesi (nell’Egeo un peschereccio turco è stato allontanato a cannonate), la Russia sperimenta nuove armi, dai missili balistici lanciati dai sottomarini nel Mar Caspio ai bombardieri Su-34. Da parte sua, Ankara muove i corazzati da Ninive a Mosul – con le proteste del governo iracheno – rilanciando in Kurdistan la partita in stallo nel Turkmenistan. Ma il tempo è dalla sua. L’impegno russo, rivelano al Rusi, un pensatoio dell’Intelligence britannica, stimato da Mosca in poco più di un miliardo di dollari per il 2016, sfora già i 3 miliardi. Un salasso che Putin non può permettersi, specie se l’Europa continuerà a mettersi di traverso. Mettendo testa e cannoni sotto la sabbia, come nella vignetta di Chappatte.</p>
<p>O meglio, mettendoli dalla parte sbagliata. Mentre i missili di Tel Aviv schiantavano a Damasco la vita di Samir Quntar (l’infame terrorista druso, come titolano i media israeliani, indicato tra i capintesta del terrorismo internazionale dal Dipartimento di stato Usa solo due mesi fa), la Nato autorizzava l’invio di navi e aerei dell’alleanza per proteggere dalle minacce russe la Turchia, neopaladina d’Occidente in terra di Siria. I media di casa nostra, va da sé, piuttosto che approfondire i retroscena dell’ennesimo raid “chirurgico” israeliano o fare luce sull’ingresso ufficiale del braccio armato dell’Ue nella guerra in Siria, si baloccano sulle prospettive di pace emerse al consiglio di sicurezza dell’Onu, con un netto capovolgimento narrativo. O sugli orrori del regime di Assad, confezionati a bella posta dalle organizzazioni umanitarie a senso unico stipendiate da governi &amp; servizi amanti del diritto internazionale. Vedi alla voce Osservatorio siriano per i diritti umani o Human rights watch del sunnita Rami Abdel Rahman, a libro paga del Mi6, i servizi inglesi, che dalla sua casa di Coventry le spara grosse per tutti, fuorché per tv e giornali che ne riprendono pedissequamente le montature.</p>
<p>Facezie, davanti al miraggio di un Sunnistan a guida Is (Us) da cui avere petrolio ai saldi, col placet delle petromonarchie del Golfo e l’asse militare israelo-turco (che formalmente milita sui lati opposti della barricata) a fare il lavoro sporchissimo sul terreno – quello sporco lo fanno mercenari e miliziani di varie tendenze – con Ue e Usa pronti a dar loro manforte contro i propri interessi. In questo stravolgimento della narrazione, Mosca è il controcanto che fa la voce grossa, minacciando finanche l’uso dell’arma nucleare per far capire a tutti che sulla partita siriana andrà fino in fondo, ben sapendo che non potrà farlo, mentre Ankara se ne strafrega delle minacce russe e delle prove provate nel sostenere l’Is-Us, spalleggiata dall’Occidente unito solo nel combattere Putin. Poche volte si sono viste, nella storia, due coalizioni combattere formalmente dalla stessa parte ma l’una contro l’altra armate e intente a darsi battaglia sullo stesso terreno, in nome di un comune nemico. Un&#8217;Apocalisse che conta assai più di quattro cavalieri.</p>
<p>Ora, i cultori dell’Apocalisse ricorderanno come nella versione islamica l’Armageddon cristiano – luogo della battaglia finale tra bene e male – sia collocato a Dabiq, una cittadina alle proprio alle porte della deindustrializzata Aleppo. E Dabiq è, non a caso, la testata della patinatissima rivista dell’Is (Us) che vanta le glorie del Califfato e le sue conquiste. Quella, tanto per capirci, che mise in copertina la bandiera nera della Jihad allocata in piazza San Pietro. Se lo scontro finale è cominciato, nessuno in Europa pare essersene accorto. Vignettisti a parte.</p>
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