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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Arabia</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Le strade di Roma portano a Riad</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 13:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scrissi d'arte]]></category>
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		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Al Museo nazionale romano i tesori dell’Arabia Saudita. Un bazar mediorientale che vale la visita.  Tutte le strade portano a Roma, recita un vecchio adagio, ma qualcuna porta in Arabia Saudita. Roads of Arabia, la mostra al Museo nazionale romano curata da Alessandra Capodiferro – curatrice anche del catalogo Electa – e da Mohammed Alahmari, conduce a Riad. Sponsorizzata dalla compagnia petrolifera del regno, la... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/le-strade-di-roma-portano-a-riad/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2020/01/3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9657" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2020/01/3-300x200.jpg" alt="3" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Al Museo nazionale romano i tesori dell’Arabia Saudita. Un bazar mediorientale che vale la visita. <span id="more-9656"></span></p>
<p>Tutte le strade portano a Roma, recita un vecchio adagio, ma qualcuna porta in Arabia Saudita. Roads of Arabia, la mostra al Museo nazionale romano curata da Alessandra Capodiferro – curatrice anche del catalogo Electa – e da Mohammed Alahmari, conduce a Riad. Sponsorizzata dalla compagnia petrolifera del regno, la Saudi Aramco – quella delle raffinerie sforacchiate a metà settembre dai droni dati per yemeniti ma ancora senza padroni accertati, ricordate? – e con la direzione artistica della fondazione Fendi, arriva nella capitale un vero evento. Più unico che raro, diciamolo subito, per ammirare alcuni dei manufatti più interessanti rinvenuti recentemente nella penisola arabica, anche grazie a missioni italiane, sedicesima tappa di un tour che da Parigi a New York, da San Pietroburgo a Berlino, giunge appunto a Roma.</p>
<p>Presentata in pompa magna dalle altezze reali principi Faisal Bin Sattam Bin Abdulaziz Al Saud e Badr Nin Abdullah Bin Mohammed Bin Farhan Al Saud, rispettivamente ambasciatore in Italia e ministro della Cultura del Custode delle due sacre moschee, alias re Salman Bin Abdul Aziz, la mostra rappresenta un’occasione d’oro per «promuovere la comprensione reciproca e l’amicizia tra le nazioni», per dirla come il ministro, in tempi in cui i venti di guerra soffiano in Medio Oriente e l’immagine della petromonarchia del Golfo appare piuttosto appannata (vedi il caso Khashoggi).</p>
<p>Sono oltre 450 i reperti raccolti nelle grandiose sale delle ex terme di Diocleziano e – anche questo diciamolo subito – luogo migliore non poteva darsi per mettere in mostra al pubblico italiano e capitolino una collettanea di capolavori archeologici, opere d’arte e oggetti più o meno antichi. Accanto a veri tesori dell’arte arabica, come l’iconica maschera funeraria del primo secolo in oro che riecheggia la più nota maschera d’Agamennone rinvenuta da Schliemann, o i giganti d’arenaria rinvenuti ad Al Ula, è la pluralità di cippi in aramaico o altre lingue protoarabiche che caratterizzano l’esposizione e danno la stura all’ipotesi d’una comune scrittura, di matrice indoeuropea e fenicia, ai primordi dell’avventura umana. È una passeggiata di migliaia d’anni tra le plaghe d’una penisola oggi desertica ma un tempo florida e verde, crocevia di scambi con l’Oriente prima d’essere intreccio di piste carovaniere nel deserto. Dai siti d’arte rupestre di Tayma e Tarut alle oasi, dalle carovaniere tribali all’Islam, fino alla nascita del regno, è un viaggio in Arabia che val bene una visita.</p>
<p>A patto, però, che siate di bocca buona e – qui veniamo alle dolenti note – non vi dispiaccia ammirare opere d’arte affastellate accanto allo schioppo del nonno e al mantello del babbo, la stele in aramaico col drappo della shahada inneggiante al profeta, il portale di legno col gioiello di famiglia. Insomma, una collettanea più adatta a un bazar mediorientale che ai criteri d’una moderna esposizione. Sulla strada per Riad mancano i tappeti volanti, ma la meta val bene una visita. Fino al primo marzo, info <a href="http://museonazionaleromano.beniculturali.it" target="_blank">museonazionaleromano.beniculturali.it</a>; <a href="http://roadsofarabia.sa" target="_blank">roadsofarabia.sa</a>.</p>
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		<title>I padroni dei droni</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2019 14:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[padroni]]></category>
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		<description><![CDATA[Come in un settembre di quasi vent’anni fa, in Arabia Saudita il terrore viene dal cielo e non si sa chi lo porti, ma non servono più martiri o eroi. Solo droni senza padroni e con molti padriniÈ stata una linea de demarcazione, ma pochi se ne sono accorti. Una di quelle date spartiacque che marcano un prima da un poi nella storia, e beato... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/i-padroni-dei-droni/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Come in un settembre di quasi vent’anni fa, in Arabia Saudita il terrore viene dal cielo e non si sa chi lo porti, ma non servono più martiri o eroi. Solo droni senza padroni e con molti padrini<span id="more-9564"></span>È stata una linea de demarcazione, ma pochi se ne sono accorti. Una di quelle date spartiacque che marcano un prima da un poi nella storia, e beato chi avrà un occhio per vedere come finirà o un biglietto di ritorno dalla fine. L’attacco di metà settembre alle raffinerie saudite è un unicum e segna un limes, ma vola via come tutto nella società liquida in cui viviamo. Oltre una dozzina – 17 i punti d’impatto al suolo nelle foto satellitari – tra missili e droni hanno accecato la contraerea di Riad e colpito in maniera chirurgica le raffinerie della Aramco, compagnia di stato che stava debuttare alla borsa di New York, dimezzando in un giorno la produzione petrolifera saudita. Panico sui mercati mondiali, prezzo del greggio in salita, salvo poi tornare a normalizzarsi, con dispiacere delle non dissestate finanze del regno.</p>
<p>Chi siano i padroni dei droni nessuno lo sa, a oltre due settimane dall’attacco che ha riportato il mondo sull’orlo del baratro. A rivendicarlo sono stati gli Houti, in verità non nuovi a tali imprese, sia pure di minor portata. A Washington e Riad hanno subito puntato l’indice su Teheran, il cui regime spalleggia i ribelli yemeniti, con Trump a chiedere l’usuale inasprimento di sanzioni all’Iran, che nega tutto. Il circolo mediatico ha subito puntato la bussola a nordovest, anziché a sudest, dimentico che anche nella striscia di Erdogan girano portamissili sospetti, con lo stellone Usa e quello di Davide. Celie, pinzillacchere, avrebbe detto Totò. All’Onu brancolano nel bujo manco fossimo in questura ai tempi di Girolimoni e non in un’era dove tutto è in piena luce. Dove troppa luce nasconde le tenebre.</p>
<p>Così, un attacco che ha fatto tremare le borse del globo e messo in ginocchio il maggior esportatore di greggio mondiale, resta un mistero. Un fattaccio brutto, come quello di gaddiana memoria a via Merulana. Su cui ognuno nasconde la mano, salvo i tribali yemeniti, ipertecnologici come la buonanima di Bin Laden che telecomandava aeroplani dalla sua grotta in Afghanistan, narra la vulgata. Come in un settembre di vent’anni fa, il terrore viene dal cielo e non si sa chi lo porti, ma non servono più martiri o eroi. Solo droni senza padroni e con molti padrini.</p>
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