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	<title>Maurizio Zuccari &#187; attacco</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Nemico avvisato, tutto salvato</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 16:19:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scenari e retroscena dell’attacco dell’Iran a Israele: una rappresaglia preannunciata e ipercontrollata. La Terza guerra mondiale è rimandata (dopo la pubblicità) Diciamo la verità: alzi la mano chi non ha tremato davanti alla notizia dell’attacco dell’Iran a Israele. Chi non s’è detto: ecco qua: la Terza guerra mondiale è cominciata, non bastavano i macelli in corso, questi balordi ci stanno gettando a capofitto nel fosso, in... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/nemico-avvisato-tutto-salvato/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10424" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/04/NETA.jpg"><img class="size-medium wp-image-10424" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/04/NETA-300x200.jpg" alt="This handout picture courtesy of the Israeli Prime Minister's Office taken on April 14, 2024 shows Israel's Primr Minister Benjamin Netanyahu (C) during a War Cabinet meeting at the Kirya in Tel Aviv. Iran's Revolutionary Guards confirmed early April 14, 2024 that a drone and missile attack was under way against Israel in retaliation for a deadly April 1 drone strike on its Damascus consulate. (Photo by Israeli Prime Minister Office / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT &quot;AFP PHOTO / Israeli Prime Minister's Office - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Israel&#8217;s Primr Minister Benjamin Netanyahu during a War Cabinet meeting at the Kirya in Tel Aviv, April 14  (Photo by Israeli Prime Minister Office / AFP)</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Scenari e retroscena dell’attacco dell’Iran a Israele: una rappresaglia preannunciata e ipercontrollata. La Terza guerra mondiale è rimandata (dopo la pubblicità)</strong><span id="more-10423"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Diciamo la verità: alzi la mano chi non ha tremato davanti alla notizia dell’attacco dell’Iran a Israele. Chi non s’è detto: ecco qua: la Terza guerra mondiale è cominciata, non bastavano i macelli in corso, questi balordi ci stanno gettando a capofitto nel fosso, in un nuovo massacro globale. E invece no, era tutta una finta o quasi. Eccezion fatta per la bambina beduina (altre fonti parlano di un ragazzino) che s’è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato, sulla linea del baratro. Ma cerchiamo di capire cos’è successo la notte tra sabato e domenica, 14 aprile, che forse passerà alla storia dopo aver dominato e allarmato le cronache.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Tre ondate, zero danni</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Manca poco alle dieci, in Italia, quando Kenaf Zion (l’Ala di Sion), l’aereo del premier israeliano si alza in volo senza Netanyahu e signora che s’infilano nel bunker iperprotetto d’un amico imprenditore statunitense a Gerusalemme. Le difese antimissile e i caccia della flotta Usa, inglesi e francesi di stanza a Cipro e della Giordania sono già in volo, dopo che dall’intelligence degli Emirati Arabi e dell’Arabia Saudita è giunta la conferma che la rappresaglia promessa dall’Iran dopo l’attacco alla sua ambasciata a Damasco è imminente. Verso mezzanotte un nugolo di droni parte dall’Iran e da altre basi dei guardiani della rivoluzione in Siria e nello Yemen, contro alcune basi israeliane nel Negev e nel Golan – territorio siriano illecitamente occupato dalla guerra del ’67, in barba a qualunque risoluzione Onu. Anche dal Libano gli Hezbollah filoiraniani sparacchiano qualche selva di razzi contro le postazioni difensive dell’Idf. Dopo un’oretta parte la prima ondata di missili da crociera, dopo oltre un’ora e mezza la seconda e ultima ondata di missili balistici, 150 in tutto. Meno di una decina raggiungono il bersaglio, provocando qualche danno a una delle tre piste e incendiando un aereo da trasporto C 130 nella base di Nevatim (Germogli), da dove è partita l’Ala di Sion. Nessun altro danno si registra nella base aerea in pieno deserto del Negev, nel sud del paese, dove sono di stanza gli F35 responsabili del bombardamento di Damasco del primo aprile, in cui hanno perso la vita alcuni generali e funzionari dei guardiani della rivoluzione. Nella base sono stoccate anche alcune delle atomiche che Israele non ammette di possedere, trasportabili dai bombardieri lì di stanza. Ed è lì che i cocci dei missili iraniani hanno ferito l’unica vittima civile. Alle due e mezza l’Iran annuncia la fine della rappresaglia con gli ultimi droni esplosivi ancora in volo, in attesa d’essere abbattuti. In tutto ne sono lanciati circa 170.</p>
<p style="font-weight: 400;">A quell’ora Netanyahu è uscita dal bunker e ha già riunito il suo gabinetto di guerra (sopra, nella foto). E mentre da Teheran fanno sapere che per loro va bene così, e la gente fa festa nelle piazze manco gli Ayatollah avessero vinto la guerra o il campionato del mondo, Tel Aviv prepara la risposta che alcuni vogliono immediata e durissima. In fondo, è la prima volta che l’Iran si permette d’attaccare Israele direttamente e non per interposta fazione. I droni e i missili iraniani intercettati sui cieli di Gerusalemme o di Ashkelon resteranno impressi nella memoria come l’inizio della temuta apocalisse. Le diplomazie hanno il loro daffare per calmare le acque, Biden – costretto a lasciare anzitempo un weekend di relax nel Delaware – convince Bibi a rimandare il castigo del popolo eletto almeno a dopo le elezioni Usa. Dopotutto gli iraniani non hanno fatto grossi danni. E non hanno colpito nessuno, contrariamente a quanto accade ogni ora nella striscia di Gaza. Anzi, da più fonti si lascia trapelare la notizia che le direttrici d’attacco erano note in anticipo, comunicate ad hoc proprio per permettere all’“iron dome”, alla cupola difensiva israeliana di reggere così bene al primo massiccio attacco dall’aria della sua storia. Alessandro Orsini, già direttore dell’osservatorio sulla sicurezza internazionale e docente della Luiss, lo dice esplicitamente sul suo sito <a href="http://www.sicurezzainternazionale.com" target="_blank">sicurezzainternazionale.com</a>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Senza bisogno di giungere a tanto, lanciare un attacco “massiccio” a spizzichi e bocconi, a ore di distanza tra un’ondata e l’altra, perdipiù mettendo preventivamente in allarme le difese aeree del nemico, non è certo il modo migliore per garantire l’effetto sorpresa e il successo militare dell’operazione. Mediatico sì, ma è un’altra faccenda.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Controsappresaglia rinviata, successo garantito</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Comunque sia andata, alcune cose sembrano certe. L’annunciata e temuta rappresaglia iraniana, nome in codice Vadeh Sadegh, vera promessa, più che vera sembra una bufala. È servita a salvare la faccia al regime di Khamenei – al quale con ogni probabilità molti all’interno e all’esterno del paese chiedono guerra per affrettarne la caduta – ma ha mostrato la sostanza dei fatti. La cortina di ferro posta dalla superpotenza e dai suoi alleati europei e mediorientali a protezione d’Israele, a prescindere dal fatto che l’Iran abbia compiuto un atto di forza deliberatamente controllata contro lo storico nemico, e dunque la reale volontà e capacità offensiva iraniana. Netanyahu si riserva la mano pesante “nei tempi e nei modi più congeniali” e può gridare vittoria. Sa che può colpire l’Iran come meglio crede. Ha ricompattato il fronte dei tiepidi mentre continua a martellare Gaza e il sud del Libano. Ha sbloccato i fondi Usa per proseguire la sua guerra a oltranza e tenersi al potere alla faccia di tutti e di tutto. Il Marchese del grillo mediorientale è sempre lui. Il mondo può smettere di trattenere il respiro, la Terza guerra mondiale è rimandata, dopo la pubblicità.</span></p>
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		<title>Parigi brucia, l’Occidente trema</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2015 11:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Già alle tre del mattino il bilancio provvisorio sfiora le 160 vittime ma quello ufficiale resta inchiodato sui 120. Non è l’ultima delle contraddizioni della notte e del risveglio da incubo a Parigi. Sotto choc come l’Europa e il resto del mondo occidentale per l’attentato più sanguinario nella sua storia. Roba da far impallidire la dozzina di morti del Charlie Hebdo dell’inizio dell’anno che si... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/parigi-brucia-loccidente-trema/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/attacco-alla-francia-151114014302.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8678" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/attacco-alla-francia-151114014302-300x237.jpg" alt="attacco-alla-francia-151114014302" width="300" height="237" /></a></p>
<p>Già alle tre del mattino il bilancio provvisorio sfiora le 160 vittime ma quello ufficiale resta inchiodato sui 120. Non è l’ultima delle contraddizioni della notte e del risveglio da incubo a Parigi. Sotto choc come l’Europa e il resto del mondo occidentale per l’attentato più sanguinario nella sua storia. <span id="more-8676"></span>Roba da far impallidire la dozzina di morti del Charlie Hebdo dell’inizio dell’anno che si chiude peggio di com’è iniziato. Parigi brucia, l’Occidente trema. Ma veniamo ai fatti. Sette attacchi sono condotti da un numero imprecisato di uomini dalla tarda serata di ieri. Al momento sono 8 i terroristi uccisi, sette dei quali si sarebbero fatti saltare in aria dai giubbotti esplosivi che indossavano, non senza l’immancabile grido d’invocazione ad Hallah che l’inviato del Tg 1 nella capitale francese ripeteva iersera come un mantra, nella carriolata d’inesattezze che i vari media andavano snocciolando. Il primo commando a entrare in azione è costituto da un gruppo che spara sui tavoli all’aperto di un ristorante cambogiano, nel cuore della ville, dileguandosi. Seguono due o più esplosioni in un bar presso lo stadio de France, dove Hollande e il ministro degli Esteri tedesco stanno guardando Francia-Germania. La partita viene interrotta e i due evacuati, mentre parte degli spettatori resta nello stadio, in preda al panico. A caldo, l’Eliseo decreta lo stato d’emergenza e la chiusura delle frontiere. Ma il peggio deve venire. A poca distanza dalla vecchia redazione del Charlie e dal primo attentato, tre uomini e una donna entrano al Bataclan, un ex teatro per concerti, e iniziano una carneficina sparando a freddo sui presenti. Il video di un inviato de Le Monde che abita sul retro del locale, ferito a sua volta, è piuttosto esaustivo ma è una pallida idea dell’orrore di quei momenti.</p>
<p><a href="http://www.lemonde.fr/attaques-a-paris/article/2015/11/14/daniel-psenny-journaliste-au-monde-j-ai-senti-comme-un-petard-qui-explosait-dans-mon-bras_4809665_4809495.html" target="_blank">http://www.lemonde.fr/attaques-a-paris/article/2015/11/14/daniel-psenny-journaliste-au-monde-j-ai-senti-comme-un-petard-qui-explosait-dans-mon-bras_4809665_4809495.html</a></p>
<p>I reparti speciali irrompono nel locale, dove si conterebbero 118 morti, e li uccidono (o, forse, questi si lasciano esplodere) in un blitz di pochi minuti, deciso in tutta fretta sotto l’incalzare delle esecuzioni. La sequela di attentati e sparatorie prosegue nei pressi, senza esclusione di luoghi simbolici come il Louvre e il Pompidou, e con il bilancio provvisorio di cui sopra, oltre a circa 300 feriti. Al di là della conta dei morti, alcune domande s’impongono. Perché la Francia? Perché adesso? Com’è stato possibile? Chi sarà il prossimo? E, soprattutto, chi ha ideato ed eseguito l’11 settembre francese, come la notte parigina è stata prontamente ribattezzata dai commentatori occidentali?</p>
<p>La Francia è il solo paese europeo a essere intervenuto in Siria, sospinto dalla sua passata grandeur e da altri meno nobili ragioni, assieme agli Usa e alla Russia. Oltre a Israele, ovviamente, che non più tardi di un paio di giorni fa ha bombardato i suoi obiettivi presso Damasco nel sonoro silenzio dei media occidentali, impegnati piuttosto a far da grancassa ai presunti successi della coalizione a guida Usa nella guerra al califfato. Le banlieu parigine – come quelle di altre grandi città francesi, Tolone e Marsiglia anzitutte – sono certo più infiammabili degli slum londinesi o dell’hinterland meneghino, assai più delle città tedesche dove la Merkel traballa sotto l’onda dei migranti ma si guarda bene dal far mettere il naso fuori dalla porta di casa ai suoi panzergrenadier. Stamane a Vienna si sarebbe dovuta aprire quella conferenza per la pace voluta dalla Russia (che non può permettersi di restare invischiata indefinitamente nel pantano siriano) che gli Usa (interessati a tutt’altro scopo) stanno boicottando col glaciale assenso dell’Ue. Assise che ora servirà a tutto, se non a fallire prima d&#8217;iniziare, tranne che a trovare la pace sul fronte d&#8217;una guerra infinita.</p>
<p>I prossimi, a Dio piacendo e buona pace del Giubileo, saremmo noi, Roma e l’Italia, come i sedicenti martiri di Hallah targati Is (meglio, Us) vanno strombazzando sui loro siti pur in assenza di una chiara rivendicazione. Vivere all&#8217;ombra del Cupolone sarà sempre più difficile, aspettando il botto. E il «vinceremo» declamato da Renzi accodandosi agli omologhi d&#8217;oltralpe e d&#8217;oltre oceano, non lascia ben sperare, considerato il tale in camicia nera che lo proclamò l&#8217;ultima volta dal balcone di piazza Venezia. Infine, la domanda delle domande: cui prodest?</p>
<p>Attentati multipli come questi presuppongono un livello di organizzazione e complessità finora senza pari, in Europa. Per otto terroristi ammazzati – mai che se ne pigli uno vivo, in terra di Francia come d’altrove, e sì che i mezzi non mancherebbero – e senza contare gli scappati, almeno un paio, ne servono almeno tre volte tanti come fiancheggiatori e guardaborse. Tutta gente dotata della freddezza necessaria a sparare e ricaricare a freddo sulla folla, nel sangue e nel caos, con la certezza di finire sventrati da una carica o da una scarica. Quale lucida follia – ma davvero può dirsi folle gente così? – è necessaria per organizzare ed eseguire tutto ciò, sapendo di andare incontro a morte certa e al di là di qualunque possibile strumentalizzazione? Con gente così, che colpisce a caso per seminare puro terrore, come le rappresaglie nazifasciste per fiaccare la resistenza nell’ultima guerra mondiale, nessuna prevenzione, nessuna deterrenza è possibile, al di là della decantata sicumera occidentale.</p>
<p>C’è da aver paura, come candidamente ammesso da Hollande, altro che andare a sparacchiare in Libia e Siria pure noi, come lestamente proclama Salvini con notevole senso della misura e sprezzo del pericolo. Si diano pace il leader leghista e i postfascisti che s’è accollato, vogliosi di nuove avventure coloniali. L’Occidente con le sue giovani generazioni use al pollice verso solo in modalità ipad perderebbe in un clic la guerra guerreggiata e rischia di perdere pure lo scontro di civiltà che i burattinai dei massacratori stanno riattizzando. I tempi di Lepanto sono tornati, ma l’Europa non ha nessuna flotta con cui sbaragliare il Turco, nessun dio a cui grapparsi. Meglio tacere, e imparare a guardarsi dai falsi amici, come dai nemici finti o reali che siano. Quanto al resto, siamo davvero nelle mani di dio. Sperando che non le apra per farci sfracellare del tutto.</p>
<p>Ma per chi è ateo e non può fare neppure affidamento sul Signore, resta la domanda chiave: a chi giova questa ennesima strage? L&#8217;11 settembre francese è in realtà un 11 settembre europeo che fa sentire i suoi echi ovunque in Occidente, fino a Mosca, in Medio Oriente e oltre. Se la strage di Parigi servirà a scatenare una nuova ondata di guerre infinite, sulla falsariga dell&#8217;11 settembre di 14 anni fa, se servirà alla Francia ad agire «senza pietà», come promesso dal suo presidente non riferendosi certo ai ripristinati controlli alle frontiere, ricompattando il fronte della supposta lotta antiterrorista a guida Usa in Siria, allora i suoi mandanti e organizzatori potranno dormire sonni tranquilli. Quanto agli altri, potranno continuare a cullarsi nel sonno della ragione. Colpire al cuore Parigi fa della Francia l&#8217;epicentro adatto a sollevare un&#8217;ondata di sdegno che può avere come effetto e danno collaterale il rinfocolarsi dell&#8217;odio religioso e razziale, come danno ed effetto causale la guerra totale verso il terrorismo internazionale. Un drammatico film già visto, ma che gli imbonitori del marketing guerrafondaio globale in voga da decenni – non certo solo chi campa d&#8217;armi &amp; petrolio – non cessano di mandare in onda. Da oggi, all&#8217;insegna della liberté.</p>
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