<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Maurizio Zuccari &#187; centenario</title>
	<atom:link href="https://www.mauriziozuccari.net/site/tag/centenario/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mauriziozuccari.net/site</link>
	<description>Giornalista, scrittore</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 16:55:55 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.37</generator>
	<item>
		<title>Cent’anni di Bauhaus</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/centanni-di-bauhaus/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/centanni-di-bauhaus/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2019 14:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scrissi d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[1919]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[bauhaus]]></category>
		<category><![CDATA[centenario]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Gropius]]></category>
		<category><![CDATA[Weimar]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9453</guid>
		<description><![CDATA[&#160; È durata solo 14 anni, ma ha segnato in modo duraturo il suo tempo e il nostro. Nata cent’anni fa, in un tempo foriero di novità strozzate in culla, la Bauhaus è sopravvissuta ai primordi d’una Repubblica troppo fragile per resistere al Reich. Ed è rinata dopo aver lasciato il paese che la vista sorgere, la Germania di Weimar, quando su di essa s’è... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/centanni-di-bauhaus/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/04/Bauhaus-logo-3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9455" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/04/Bauhaus-logo-3-300x200.jpg" alt="bauhaus-logo-3" width="300" height="200" /></a></p>
<p>È durata solo 14 anni, ma ha segnato in modo duraturo il suo tempo e il nostro. <span id="more-9453"></span>Nata cent’anni fa, in un tempo foriero di novità strozzate in culla, la Bauhaus è sopravvissuta ai primordi d’una Repubblica troppo fragile per resistere al Reich. Ed è rinata dopo aver lasciato il paese che la vista sorgere, la Germania di Weimar, quando su di essa s’è allungata l’ombra del nazismo, radicandosi ovunque. Era il 12 aprile 1919 quando Walter Gropius firmava il contratto da direttore della scuola d’arti applicate del Bauhaus a Weimar. Dando vita, quello stesso mese, al manifesto-programma che dalla capitale dell’omonima repubblica, l’antica Vimaria della Turingia, avrebbe dato il là a una delle correnti artistiche e architettoniche più importanti della modernità. L’idea del giovane architetto, appena 26enne, è quella di rifarsi ai bauhütten medievali, i cantieri dove ai mastri muratori s’affiancavano i garzoni manovali. Arte antica e tecnica moderna: razionalizzare la tradizione artigiana con le nuove tecniche della produzione di massa. E niente più distinguo, l’arte doveva espandersi in ogni campo.</p>
<p>Un’idea che, artisticamente, affondava le radici nell’art nouveau affermatasi in Europa nell’ultimo ventennio dell’Ottocento. Dare forma non solo all’opera d’arte totale, ma uniformare la vita stessa dell’uomo all’arte nella sua totalità. Tutto, dalla moda al design, dall’abitazione agli oggetti d’uso quotidiano, oltre ovviamente alla produzione artistica, doveva trasformare l’uomo nuovo passando dall’ambiente giornaliero. Dalla casa e i suoi mobili, anzitutto. Forme razionali e funzionali, spazi dove vetro e cemento si fondevano in un razionalismo dalle forme geometriche rigorose, aperti alla luce e al mondo. Con ambienti funzionali e interni visibili all’esterno, dialoganti con esso. La casa doveva essere di vetro, come la democrazia, si diceva.</p>
<p>Idee ardite, all’avanguardia come l’arte del tempo, che un nugolo di geniali professionisti, ognuno con le sue problematicità e peculiarità, instillarono in generazioni di modisti, designer e architetti. Oltre a Gropius Mies van der Rohe, Paul Klee, Wassily Kandinsky, Marcel Breuer, Anni Albers, Oskar Schlemmer, László Moholy Nagy, Theo van Doesburg, solo per citarne alcuni. Più uomini che donne, in verità, anche se i corsi al Bauhaus erano pensati per tutti, indistintamente. Ma le differenze di genere erano ancora quasi insormontabili nella Germania degli anni Venti, percorsa dalle insurrezioni spartachiste e dai corpi franchi, e lo sarebbero state a lungo anche nel resto del mondo. Idee troppo ardite, comunque, per piacere a chi denunciava le avanguardie artistiche come arte degenerata, e al razionalismo preferiva arti esoteriche e di regime.</p>
<p>Così l’aria al Bauhaus di Weimar divenne presto irrespirabile. Prima a Dessau, non distante dalla Wittemberg dove Lutero affisse le sue tesi, alla metà degli anni Venti, poi a Berlino, fino al ‘33, le nuove idee misero piede e corpo in strutture oggi dichiarate patrimonio dell’umanità, finché l’ascesa al potere di Hitler convinse Gropius e compagni a cambiare aria, per tempo. Dando luogo a quella diaspora che da Londra a Calcutta, da New York a Tel Aviv, avrebbe germogliato e dato frutti durevoli alla scienza dell’abitare e al gusto mondiale. Di tutto questo l’anno del centenario vede un pullulare d’eventi, soprattutto nella patria d’origine. Da Berlino a Londra, da Rotterdam a San Paolo del Brasile, sono dozzine le mostre del centenario da non perdere – il calendario è su <a href="http://www.bauhaus100.de" target="_blank">www.bauhaus100.de</a> – con un paio di chicche: i due nuovi musei del Bauhaus, uno appena inaugurato a Weimar (<a href="http://bauhausmuseumweimar.de" target="_blank">bauhausmuseumweimar.de</a>) e l’altro che aprirà i battenti a ottobre a Dessau (<a href="http://bauhaus-dessau.de" target="_blank">bauhaus-dessau.de</a>). E in Italia? Niente, a parte un paio di convegni del Maxxi, tenuti a marzo. Ma, si sa, il nostro è paese di ben altri (ir)razionalismi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/centanni-di-bauhaus/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>1917, cent&#8217;anni di nodi tutti da sciogliere</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/1917-centanni-di-nodi-tutti-da-sciogliere/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/1917-centanni-di-nodi-tutti-da-sciogliere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 11:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Le parole sono pietre]]></category>
		<category><![CDATA[1917]]></category>
		<category><![CDATA[centenario]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[inverno]]></category>
		<category><![CDATA[Lenin]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></category>
		<category><![CDATA[plazzo]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[russa]]></category>
		<category><![CDATA[Stalin]]></category>
		<category><![CDATA[Trotsky]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9218</guid>
		<description><![CDATA[Cent’anni fa, nella notte appena trascorsa, il mondo conobbe la maggiore e più imperitura rivoluzione di sempre: quella che portò all’instaurazione del comunismo in Russia. Anche se questo, formalmente, sarebbe stato proclamato solo dopo molti anni e un’altra guerra vinta. Non fu, come molte che l’avevano preceduta e l’avrebbero seguita, una notte di sangue. Anzi, soldati e operai nella fredda oscurità novembrina occuparono i punti nevralgici di... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/1917-centanni-di-nodi-tutti-da-sciogliere/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9219" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/11/2nd_Moscow_Women_Death_Corp_Defending_Winter_Palace._St.Petersburg_November_1917.jpg"><img class="size-medium wp-image-9219" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/11/2nd_Moscow_Women_Death_Corp_Defending_Winter_Palace._St.Petersburg_November_1917-300x201.jpg" alt="Soldatesse del battaglione della morte di guardia al Palazzo d'inverno nel novembre 1917. Sopra, l'assalto al palazzo nella ricostruzione di Eisenstejn" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Soldatesse del battaglione della morte di guardia al Palazzo d&#8217;inverno nel novembre 1917. Sopra, l&#8217;assalto al palazzo nella ricostruzione di Eisenstejn</p></div>
<p>Cent’anni fa, nella notte appena trascorsa, il mondo conobbe la maggiore e più imperitura rivoluzione di sempre: quella che portò all’instaurazione del comunismo in Russia. <span id="more-9218"></span></p>
<p>Anche se questo, formalmente, sarebbe stato proclamato solo dopo molti anni e un’altra guerra vinta. Non fu, come molte che l’avevano preceduta e l’avrebbero seguita, una notte di sangue. Anzi, soldati e operai nella fredda oscurità novembrina occuparono i punti nevralgici di Pietrogrado sparacchiando appena un po’. All&#8217;alba del 7 novembre (25 ottobre, secondo il calendario Giuliano presto abolito dagli insorti) erano di fatto padroni della città. Qualche resistenza in più s’ebbe al Palazzo d’inverno, preso d&#8217;assalto in serata, dove s’erano asserragliati i ministri del governo provvisorio – il premier Kerenskij no, se l’era già data a gambe come un Puigdemont qualsiasi – e più d’altri resistettero le volontarie del battaglione della morte sopravvissute all’ultima fallimentare offensiva contro i tedeschi, nell’estate, ma nel complesso fu poca cosa.</p>
<p>Quando, alle dieci, Lenin proclamava la fine del governo e l’inizio d’una nuova era, il palazzo doveva ancora cadere ma l’ora della storia era già suonata. Ancora meno d’un mese prima, persino nel ristrettissimo comitato centrale uscito dal VI congresso del partito bolscevico due dei 10 membri, Kamenev e Zinovev, avevano votato contro la rivolta in armi, considerandola prematura. Ma Lenin, supportato in quell’occasione da Trotsky, aveva avuto ragione nel voler rischiare tutto, imponendo di fatto la rivoluzione ai suoi recalcitranti compagni. Freschi rimpatriati dall’esilio grazie ai traffici dei servizi delle maestà imperiali tedesca e britannica, da emigrati agiati sarebbero divenuti leader d’una rivoluzione che avrebbe esaltato l’uno e rimosso l’altro a vantaggio d’un terzo, Stalin – rimasto in patria ad autofinanziare la rivoluzione con metodi spicci – più mediocre d’entrambi e perciò vincente.</p>
<p>A cent’anni da allora l’impatto emotivo di quei fatti resta enorme e forse per questo il bilancio storiografico è lungi dal chiudersi, nonostante l’immensa mole di materiali disponibili e la fine di quell’esperienza storica – inattesa e sostanzialmente incruenta come la sua nascita – da oltre un venticinquennio. Molti aspetti restano da chiarire, e aperte le questioni di fondo.</p>
<p>Senza l’intervento armato esterno e la guerra civile che fece tre milioni di morti tra i militari e tre volte tanti fra la popolazione – 4 furono i milioni di soldati dello zar deceduti durante la guerra “imperialista”, per dire – la rivoluzione sarebbe stata meno dura? La caratura dei suoi leader più in vista, la loro natura e teoria unita alla prassi, portava in nuce la degenerazione che sarebbe apparsa in tutta evidenza con l’affermarsi dello stalinismo? Insomma, la via della libertà è per forza di cose lastricata di sangue e porta al suo contrario? Su tutti, un nodo resta da sciogliere. Mentre gli eserciti in armi d’Occidente e d’Oriente davano manforte alla controrivoluzione, affamando il paese e tentando di schiacciare i rossi, i bei nomi della finanza internazionale – Morgan, Rothschild, Rockefeller, Crane, Warburg, Schiff – versavano fior di denari per quella rivoluzione che pure avrebbe dovuto terrorizzarli. Un po’ come quei banchieri ebrei che rimpinguavano le tasche del fuhrer.</p>
<p>Di questi paradossi, o bizzarrìe della storia, le vicende umane sono pregne ma archivi ed esegeti restano muti. Resta l’idea, e quella fa fumo quanto basta per coprire di un mitico velo ogni fatto della storia. Resta l’idea di un mondo di uguali, o anche solo diverso e migliore, che quella notte di novembre di cent’anni fa parve reificarsi, un po’ per caso e molto per la ferrea volontà degli uomini (e delle donne) che l’attuarono.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/1917-centanni-di-nodi-tutti-da-sciogliere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
