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	<title>Maurizio Zuccari &#187; commissario</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Sulla pietra Adamsberg non risorge</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Sep 2024 15:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belle lettere]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo sei anni torna il commissario di Fred Vargas con un dolmen e una storia ambientata in Bretagna, scombinata come poche Sei anni son tanti. Una vita, quasi, soprattutto in letteratura. Uno s’aspetta che dopo tant’anni si ritrovi per le mani un capolavoro, o perlomeno quello che di un autore s’è amato, gli è mancato. Così, quando una come Fred Vargas torna sugli scaffali, sei... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/sulla-pietra-adamsberg-non-risorge/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Dopo sei anni torna il commissario di Fred Vargas con un dolmen e una storia ambientata in Bretagna, scombinata come poche</strong><br />
<span id="more-10521"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Sei anni son tanti. Una vita, quasi, soprattutto in letteratura. Uno s’aspetta che dopo tant’anni si ritrovi per le mani un capolavoro, o perlomeno quello che di un autore s’è amato, gli è mancato. Così, quando una come Fred Vargas torna sugli scaffali, sei anni dopo, con l’ultimo nato della saga Adamsberg, uno corre ad acchiapparselo per leggerselo e goderselo tutto. E invece. Sulla pietra, l’ultimo romanzo dedicato al commissario parigino acchiappanuvoli, è un concentrato di difetti dei precedenti, con meno pregi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Vediamoli, a principiare dal titolo: Sur la dalle, in edizione originale. Sulla pietra, appunto. O meglio, sulla pietra tombale. La pietra, anzi il pietrone in questione che campeggia sulla copertina dell’edizione italiana Einaudi (non nell’originale Flemmarion) è un dolmen. Per l’esattezza il dolmen di Poulnabrone, presso Galway, nella contea di Clare, non distante dalle scogliere di Moher. Bellissimo ed evocativo lo scatto in chiaroscuro di Maurizio Rellini, però con tanta abbondanza di dolmen francesi – circa 4.500 quelli censiti – e in Bretagna in particolare, dov’è ambientata la storia (la stessa parola, dolmen, si vuole d’origine bretone), bisognava sceglierne uno fotografato dallo specialista umbro nell’Irlanda centro occidentale? Ma non è questo il punto. E neppure che il dolmen rivesta nella vicenda un ruolo tutto sommato marginale. Mero luogo fisico in cui le intuizioni poliziesche vengono a galla, dal substrato emotivo e tombale. Ché questo erano i lastroni: monumenti funebri e spazi sacralizzati: ossatura di tumuli funerari dell’età della pietra, scarnificati in bellavista per noi contemporanei. Ma entriamo nella tomba, nel vivo della pietra.</p>
<p style="font-weight: 400;">Altra presenza marginale è quella dello zoppo del castello di Comburgo (Combourg, in francese) o meglio del paesello di Louviec, dov’è ambientata la vicenda. Più che marginale, visto che la fantasmatica presenza si svela fin da subito, rivelandosi un mistero da burla. E un personaggio da operetta il discendente di Chateaubriand, gloria locale. L’acume, il genio letterario di Vargas si nutre di due caposaldi. O piedritti, per restare in tema di dolmen. Il primo è la forza letteraria dello svagato commissario, capo dell’Anticrimine parigina, originario dei Pirenei e, va da sé, poliziotto sui generis. Il secondo è dato dai suoi sanguinolenti casi intrisi di personaggi espunti da un immaginario orrorifico, mutuato da leggende locali e spesso ambientati nell’oscura provincia, come in quest’ultimo giallo. La materia storica è ben padroneggiata, tracima in filigrana nella corposità delle storie. Ma la ridondanza risulta dispersiva, come in questo caso, mentre l’arte, anche letteraria, vuole piuttosto scarnificazione; la ricercatezza narrativa, pur presente, paga lo scotto ai limiti intrinseci della traduzione, e la congerie di personaggi che circonda il protagonista paga dazio alla fissità dei ruoli, appiattendoli anche nel mutare di sentimenti e atteggiamenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Togli questi caratteri e resta un commissario mezzo superuomo, spalleggiato da una tenentona tutta superdonna, ancorché totalmente asessuata (se è concesso il distinguo sessista in tempi fluidi come i nostri). Resta una storia che è un inguacchio, un regolamento di conti di bande, locali e parigine, che più stonato non si può. L’americanizzazione di un personaggio francese, vien da dire. L’impressione è che sei anni di gestazione abbiano scombinato un bel po’ la storia, fatta di spezzoni che se ne vanno per conto loro e l’autrice fatica a tenere assieme. E veniamo al punto. Vargas, al secolo Frédérique Audouin-Rouzeau, è una celebrità: scrittrice preparatissima, battagliera anche nella vita, come nel caso della sua campagna pro Cesare Battisti, a cui è stata assai legata. Tra le sue tante dichiarazioni, una resta nel cuore. Recita pressappoco così: la banalità del male è assoluta, le mie storie dovrebbero esserlo, ma non lo sono. Non amo il realismo ma il reale. Ecco, forse ci sarebbe bisogno di storie più realistiche perché il loro fascino non ne risenta, deprivandole completamente di senso come nell’ultima. Ché Sulla pietra Adamsberg non risorge.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Sopra: la copertina di Sulla pietra (Einaudi, 464 pagine), particolare</em></p>
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		<title>Calabresi santo (non) subito</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jun 2017 12:32:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belpaese]]></category>
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		<category><![CDATA[La strage di stato]]></category>
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		<description><![CDATA[Non sarà Santo subito, come canta Luca Bassanese, ma potrebbe esserlo presto. Per Luigi Calabresi è solo questione di tempo, poi la buonanima del commissario potrebbe battere sul filo di lana altri Servi di Dio – tale è, per la Chiesa, la sua posizione gerarchica nell’Aldilà – in odore di santità. La lista d’attesa è lunga, e vede personalità di spicco della Dc come Giorgio... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/calabresi-santo-non-subito/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9096" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/06/Concerto-Calabresi.jpg"><img class="size-medium wp-image-9096" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/06/Concerto-Calabresi-300x200.jpg" alt="Il concerto per Calabresi. Sopra: un francobollo commemorativo per il commissario" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Il concerto per Calabresi. Sopra: un francobollo commemorativo per il commissario</p></div>
<p>Non sarà Santo subito, come canta Luca Bassanese, ma potrebbe esserlo presto. <span id="more-9095"></span>Per Luigi Calabresi è solo questione di tempo, poi la buonanima del commissario potrebbe battere sul filo di lana altri Servi di Dio – tale è, per la Chiesa, la sua posizione gerarchica nell’Aldilà – in odore di santità. La lista d’attesa è lunga, e vede personalità di spicco della Dc come Giorgio La Pira, Benigno Zaccagnini e Alcide De Gasperi. Per non parlare di Aldo Moro, il cui “supplice libello sulla fama di santità” è stato accolto dal tribunale della diocesi di Roma e la causa di beatificazione è in fase, diciamo così, istruttoria. Ma anche il presidente della Dc assassinato dalle Br potrebbe cedere il passo al commissario ucciso nel &#8217;72, se la diocesi milanese dovesse affrettare la beatificazione postulata da don Ennio Innocenti.</p>
<p>A rinfocolare la causa e il martirio di fede di Calabresi, nel 45esimo anniversario dell’uccisione, il concertone di due ore alla Basilica romana di santa Maria degli Angeli, voluto dal postulatore alla presenza del questore di Roma Guido Marino, col tenore Vincenzo Sanso a interpretare il ruolo del commissario e il baritono Dario Ciotoli a vestire i panni di Pio XII, San Giovanni Paolo II e Virginio Rotondi. Il padre gesuita alla cui frequentazione giovanile Calabresi deve l’abbrivio della sua fama di “testimone del Vangelo ed eroico difensore del bene comune”, per dirla come papa Wojtyla.</p>
<p>L’iter per la causa di beatificazione – prodromica alla santità – del già servo di Dio è ormai decennale. Era il 2007 quando l’allora vicario di Roma, il cardinale Camillo Ruini, concesse il nulla osta per la raccolta di documenti e testimonianze a don Ennio. Ma il cambio d’arcivescovo a Milano (l’istituzione del tribunale è di competenza dell’arcidiocesi ambrosiana perché Calabresi, pur romano, è stato ucciso nel capoluogo lombardo), da Tettamanzi a Scola, ne ha rallentato l’iter. Ora «i tempi sono maturi per parlare di una prossima apertura della causa di beatificazione», assicura don Ennio, che ebbe modo di conoscere e apprezzare le virtù cristiane del commissario ai tempi dell’Oasi di Rotondi. Al punto che prima di servire in polizia il padre del direttore di Repubblica avrebbe manifestato l’intenzione di farsi prete.</p>
<p>Calabresi sarebbe pertanto beato per la sua vita e non per la sua morte, anche se a lanciare l’idea che sia stato ucciso “in odium fidei”, in odio alla fede, e sia dunque un martire alla pari dei primi cristiani era stato, a metà degli anni ’90, un gruppo di cattolici integralisti. “Scemenze di intellettuali monarchico-fascisti”, bollò la tesi Adriano Sofri nell’occasione. Ma da allora i tempi sono mutati e Sofri stavolta tace, pur continuando a negare d’essere stato tra i mandanti dell’omicidio, come l’altro leader di Lotta Continua, Giorgio Pietrostefani, stando alle tardive e controverse dichiarazioni di Leonardo Marino, autoaccusatosi quale esecutore insieme a Ovidio Bompressi. Sofri, però, s’è dichiarato corrèo della campagna contro Calabresi, ritenuto ai tempi responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. Caduto da una finestra della questura milanese a seguito d’un “malore attivo”, come recita la sentenza D’Ambrosio del ‘75.</p>
<p>Su come andarono i fatti quella notte del 15 dicembre ’69, verità giudiziali a parte, sul “suicidio di stato” di Pinelli, sui depistaggi e sui retroscena dell’interrogatorio durante il quale cadde da una finestra – e chissà se far volare gli anarchici può annoverarsi tra i miracoli d’un santo – e sul ruolo di Calabresi, non è inutile andarsi a rileggere La strage di stato di Eduardo Di Giovanni, Marco Ligini e Edgardo Pellegrini (riedito da Odradek nel 2006 e integralmente online su <a href="http://www.uonna.it/libro.htm" target="_blank">www.uonna.it/libro.htm</a>). Un libro d’inchiesta che ha fatto epoca, avvicinandosi alla verità assai più di quanto abbiano fatto, ad esempio, le successive e manipolate controinchieste di marca brigatista. Ma ogni tempo ha le sue verità, ogni fede i suoi martiri. E in tempi di post verità tutto è possibile. Anche santificare l’illegalità di stato.</p>
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