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	<title>Maurizio Zuccari &#187; italiani</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Sciacalli e pecorelle</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 08:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dice un proverbio delle mie parti: chi pecora se fa, lu lupu se la magna. Il monito, di facile intuizione, s’adagia perfettamente all’insieme del bel suolo italico di questi tempi. La decisione di chiudere le sale da sballo, col corollario – ma reale intendimento dei proponenti – di vietare ogni assembramento di vicolo o piazza, e l’obbligo d’indossare la mascherina dalle 18 alle 6. L’imposizione di... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/sciacalli-e-pecorelle/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dice un proverbio delle mie parti: chi pecora se fa, lu lupu se la magna. Il monito, di facile intuizione, s’adagia perfettamente all’insieme del bel suolo italico di questi tempi. <span id="more-9869"></span>La decisione di chiudere le sale da sballo, col corollario – ma reale intendimento dei proponenti – di vietare ogni assembramento di vicolo o piazza, e l’obbligo d’indossare la mascherina dalle 18 alle 6. L’imposizione di mascherarsi in pubblico non era scattata manco a marzo, all’apice del confinamento sociale. È dunque un bel salto di qualità sulla via della dittatura sanitaria l’ennesimo decreto d’urgenza scodellato dal governo, va da sé fuori da ogni controllo dell’inesistente parlamento e logica non diciamo sanitaria, ma costituzionale o puramente tale. Una semplice tirata di spago, o di corda, per riannodare le fila del discorso liberticida sospeso il 18 maggio.</p>
<p>Un giro di vite largamente preannunciato e atteso, che tranne i peana dei discotecari non ha sollevato grandi proteste. Roma non è Belgrado, dove l’identico diktat ha scatenato moti di piazza e costretto il governo a ritirare un analogo provvedimento. E veniamo al dunque. Che gli stessi signori che nei giorni di marzo dicevano che la mascherina non serve ai sani, tutt’al più agli operatori sanitari, ed è anzi dannosa ai più, Tedros Adhanom Ghebreyesus e Walter Ricciardi in testa, tanto per dirne due, rispettivamente direttore generale dell’Oms e presidente italiano dell’Iss, siano oggi in prima fila tra gli sponsor della bieca bavarola, fa parte di quelle giravolte del genere umano e medico in particolare che il Covid ha reso esemplari. Ricciardi &amp; compagnia di giro oggi plaudono al provvedimento per scongiurare nuovi picchi pandemici e la mancata riapertura delle scuole, al pari d’illustri soloni della scienza nemmen degni d’uno stregone Dongon, con la grancassa del gran circo mediatico. Sembra che l’ex numero uno dell’Istituto superiore di sanità abbia stufato persino Renzi che l’ha perso in quota. Dal punto di vista prettamente medico basti il testo Smascheriamo la mascherina, scritto a due mani dal dottor Domenico Mastrangelo – che vuol curare pure i tumori con dosi massicce di vitamina C, perciò bandito da ogni casa farmaceutica come facinoroso perturbatore dell’ordine medico – e dall’avvocato vegano Carlo Prisco, del foro di Milano. Di quest’ultimo si veda il sito <a href="http://carloprisco.it" target="_blank">carloprisco.it</a> per cogliere gli aspetti illegali del provvedimento.</p>
<p>Come un popolo di presunti anarcoidi sia divenuto punta avanzata del più grande esperimento di confinamento sociale della storia – ah, se gli Hitler, Stalin e Pinochet che si rigirano nella tomba ci avessero pensato ai tempi loro – e trasformato in un branco di pecorelle prone a mascherarsi finanche nel cesso di casa, preda della paura innescata dal terrorismo psicologico e mediatico, è uno dei misteri che la dice lunga sulla reale natura dell’italiano, conformista più che menefreghista come vuole la vulgata.</p>
<p>Si preparano tempi cupi, l’esperimento continua in attesa dell’antivirus salvatutti, e oltre. È tempo di passare dallo sciocchezzajo da social alla resistenza, passiva e attiva, allo strangolamento delle libertà civili e allo sgretolamento delle residue sicurezze economiche e sociali in atto. È tempo di smascherare la finzione della democrazia. È tempo di smetterla di credere alle favole, pur senza voler credere ai complotti. È tempo che ogni cristo di buona volontà s’unisca per agire, in prima persona, piuttosto che sperare in un mutare di vento che sparigli le carte. Le elezioni sono dietro l’angolo in molte regioni, ma guai a farsi illusioni. Zingaretti e Salvini, tanto per fare altri due nomi, sono due piani dell’ascensore che porta allo stesso inferno. Degli altri si taccia per carità d’intelletto e di patria. Occorre ben altro dei pupi di pezza esistenti, servi sciocchi o in malafede del capitale nel suo stato terminale. Ma di questo diremo poi, dando magari un vademecum di ragione e resistenza per salvare non diciamo l’anima, ma almeno la pelle. Oggi solo una trista considerazione. Questi manco lupi sono, solo sciacalli. Ma le pecorelle si lasciano divorare lo stesso.</p>
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		<title>Mosul: pacco, doppio pacco e contropaccotto per l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2016 10:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricordate Pacco, doppio pacco e contropaccotto, l’ultimo film di Nanni Loy dove geni della truffa napoletana ne inventano mille e una per gabbare il prossimo? Qualcosa di simile sta accadendo a Mosul, a proposito dell’omonima diga a nord della capitale del califfato d’Iraq. Talmente fatiscente da essere a rischio crollo e far ipotizzare scenari biblici, un nuovo diluvio nella piane irachene, a dire degli allarmati... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/mosul-doppio-pacco-per-litalia/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/04/76920176_mosul_dam_map_624v2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8888" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/04/76920176_mosul_dam_map_624v2-300x222.jpg" alt="76920176_mosul_dam_map_624v2" width="300" height="222" /></a></p>
<p>Ricordate Pacco, doppio pacco e contropaccotto, l’ultimo film di Nanni Loy dove geni della truffa napoletana ne inventano mille e una per gabbare il prossimo? Qualcosa di simile sta accadendo a Mosul, a proposito dell’omonima diga a nord della capitale del califfato d’Iraq. <span id="more-8887"></span>Talmente fatiscente da essere a rischio crollo e far ipotizzare scenari biblici, un nuovo diluvio nella piane irachene, a dire degli allarmati dossier Usa. Che hanno spinto il governo di Baghdad a chiedere un prestito alla Banca mondiale – da restituire con gli interessi – per mettere in sicurezza gli impianti. Unica a presentarsi e vincere la gara d’appalto la Trevi di Cesena, per un importo inferiore a 300 milioni di dollari. Ben distanti dai 2 miliardi dichiarati a fine 2015 dal premier Renzi a Porta a Porta, ventilando l’operazione. La modestia della commessa è dovuta al fatto che non si tratta più di debellare la minaccia di un nuovo diluvio tra il Tigri e l’Eufrate, tanto più che il bacino idrico alimentato dalle montagne del Kurdistan è piuttosto a secco, ma d’iniettare un po’ di cemento a imbellettare i pilastri e riparare una paratia difettosa.</p>
<p>«Non è un cantiere come gli altri, non abbiamo mai lavorato in zona di guerra. Eppure in azienda c’è chi si è offerto volontario», dichiara candidamente Stefano Trevisani, ad del gruppo Trevi. C’è da credergli. E da chiedersi, invece, quanto volontaria sia stata la partecipazione della società cesenate alla commessa. Da metà aprile sono in corso i sopralluoghi per i lavori che la settantina di tecnici realizzeranno con le maestranze locali in “condizioni non permissive”, come le menti dello stato maggiore hanno ribattezzato le operazioni in zona di guerra. A pochi chilometri c’è infatti la prima linea dell’Isis, quindi l’azienda italiana opererà sotto buona scorta di un battaglione forte di quasi 500 uomini, elicotteri da combattimento – i primi sono appena giunti a Erbil – carri armati e semoventi, senza considerare il personale di supporto, l’intelligence e i peshmerga curdi già di guardia agli impianti. Aggiunti agli oltre 800 in Iraq, fanno di quello italiano il contingente straniero più corposo tra quelli tuttora nel paese, mercenari a parte. E già nel mirino dei radicali islamici d’ogni sorta e delle milizie locali gelose della loro autonomia, oltre che dell’Isis. Costo dell’operazione, la cui durata prevista è di un anno e mezzo, almeno 50 milioni l’anno, senza considerare spese di trasporto e combattimento, stimate dieci volte tanto. Vale a dire il doppio della commessa vinta. E questo è il pacco.</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/04/02-lNH-90-in-volo-vrso-Kabul.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8889" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/04/02-lNH-90-in-volo-vrso-Kabul-300x200.jpg" alt="02-lNH-90-in-volo-vrso-Kabul" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Robetta, tutto sommato, ma che sul circo mediatico appare impresa degna di Noè. E poco importa che a smentire la vulgata dei nuovi costruttori dell’arca intervengano i diretti interessati. La necessità di soldati in loco sono chiacchiere e la diga è arcisicura, assicura Riad Ezziddine, direttore della struttura e frequentatore dei praticelli fronte diga nei picnic in famiglia anche durante l’occupazione della struttura da parte dello stato islamico, un paio d’anni fa. Che, del resto, non si è mai sognato di danneggiare gli impianti. Non abbiamo bisogno di truppe straniere per salvaguardare gli impianti e chi ci lavora, gli fa eco da Baghdad il ministro delle Risorse idriche Mushsin Al Shammary. Tanto più che a proteggere tecnici e operai della Trevi non saranno bersaglieri e obici, ma i contractor della britannica Pilgrims. Ecco il doppio pacco.</p>
<p>A proposito di contractor, va notato che la spedizione italiana è di segno opposto a quanto accade in omaggio alla logica di privatizzazione delle guerre da tempo in atto, con il disimpegno dei contingenti nazionali e i vuoti tra le file occupati da mercenari – soprattutto Usa – saliti da 250 a oltre 2.500 nell’ultimo anno nel martoriato paese arabo. Composta da mercenari statunitensi della Falcon Security è anche la guardia del corpo del presidente e del premier curdo: Masoud Barzani (anche a capo del Pdk) e suo cugino Nechirvan Barzani. Va detto che anche i soldati degli Stati Uniti sono aumentati in Iraq (come pure in Afghanistan) di oltre la metà: ora sono 3.700. Anche se assai distanti dalle presenze del 2008, con 163.591 mercenari e 165.700 regolari. Nel caso dell’Italia, invece, siamo oltre la privatizzazione dell’esercito, a libro paga di aziende private, come nel caso degli eroici marò contesi con l’India: per l’Iraq nessuno si sogna di chiedere alla Trevi una compartecipazione alle spese. Paga Pantalone, punto.</p>
<p>E allora, che ci vanno a fare gli italiani in Iraq? Considerato che gli Usa blaterano di riconquistare Mosul da un anno, e dei 50mila uomini che l’Iraq avrebbe dato non c’è traccia, pure gli italiani tornano utili. Per un contropaccotto che al paragone il paccobombardiere F35 impallidisce.</p>
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		<title>Italiani, popolo di santi, poeti e cybernaviganti</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2016 17:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un paio di milioni d’anni, più o meno da quando l’uomo è apparso sulla terra, il primo pensiero al risveglio, il suo primo bisogno, è stato fisico. Accucciarsi dietro una fratta o, con l’evoluzione della specie, andare al cesso per sbrigare quel che natura chiede. Ora non più. A farci aprire gli occhi sui mutati bisogni degli esseri umani nei paesi quali il nostro,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/italiani-popolo-di-santi-poeti-e-cybernaviganti/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/01/audiweb4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8785" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/01/audiweb4-300x187.jpg" alt="audiweb4" width="300" height="187" /></a></p>
<p>Da un paio di milioni d’anni, più o meno da quando l’uomo è apparso sulla terra, il primo pensiero al risveglio, il suo primo bisogno, è stato fisico. Accucciarsi dietro una fratta o, con l’evoluzione della specie, andare al cesso per sbrigare quel che natura chiede. Ora non più. <span id="more-8784"></span>A farci aprire gli occhi sui mutati bisogni degli esseri umani nei paesi quali il nostro, è una ricerca della britannica Ofcom. Tra i nove paesi più industrializzati al mondo quello dove, per prima cosa, al risveglio si accende un cellulare, un pc o un tablet – insomma, si accede a un device, cioè a un dispositivo elettronico – è l’Italia, preceduta solo dal Giappone. Idem per quanto riguarda l’ultimo pensiero prima d’addormentarsi. Altro che buonanotte. A confortarci sul fatto che l’italica gente sia divenuta un popolo di cybernaviganti, più che di naviganti, santi o poeti, è ora una ricerca Audiweb. Oltre la metà degli italiani (il 52,2%), vale a dire quasi 29 milioni di persone fra 2 e 74 anni, sono risultati attivi online. Tempo medio di navigazione circa due ore, quasi due giorni a testa nell’arco del mese. Le donne e i giovani navigano assai più degli anziani, con il 70% del tempo da mobile, mentre per gli over 55 il tempo speso su pc e telefonini praticamente si equivale.</p>
<p>Utile anche un’occhiata ai dati di consumo. Nelle prime dieci posizioni ci sono i siti di ricerca, i portali generalisti, i social network, i siti dove scaricare software, film, musica e video, quelli dove chattare o messaggiarsi, l’ecommerce e, buoni ultimi, quelli dove aggiornarsi e leggere notizie (circa il 70,8% degli utenti). Con buona pace di quanti teorizzano un futuro digitale per le nuove generazioni di cronisti. Che le app di news siano le prime eliminate da una telefonia a corto di memoria lo dice un’altra ricerca Yahoo, traballante ex gigante del web, mentre le app più scaricate riguardano fitness e cura del corpo.</p>
<p>Che dire? Ci si guardi bene dall’incrociare tali dati con le analisi che denunciano un allarmante analfabetismo di ritorno o l’incapacità di comprensione anche basilare di un qualche testo – non parliamo di scrivere – tra giovani e giovanissimi. Non si può essere così apocalittici. Ma l’apocalisse verrà quando si spegnerà l’interruttore, e un popolo di cybernaviganti resterà al buio a muovere due dita su una tastierina spenta. Forse, allora, si ritroverà il tempo per dirsi buonanotte, e andare al gabinetto. A tentoni.</p>
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