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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Jr</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Kikito, quel bimbo tra Mex e Usa</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Sep 2017 15:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le manone, paffutelle come quelle dei bambini a un anno, si levano oltre la barriera. Indosso una pettorina mimetica, gli occhioni abbassati. È Kikito, un messicanino dagli occhi neri e fondi tipici della sua gente, anche se sul murale non si vedono, e le sue manine-manone non spuntano dalla culla ma dal muro di separazione a Tecate, bassa California. Già esistente a dispetto di quello... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/kikito-quel-bimbo-tra-mex-e-usa/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/09/Kikito2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9168" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/09/Kikito2-240x300.jpg" alt="kikito2" width="240" height="300" /></a></p>
<p>Le manone, paffutelle come quelle dei bambini a un anno, si levano oltre la barriera. Indosso una pettorina mimetica, gli occhioni abbassati. <span id="more-9167"></span>È Kikito, un messicanino dagli occhi neri e fondi tipici della sua gente, anche se sul murale non si vedono, e le sue manine-manone non spuntano dalla culla ma dal muro di separazione a Tecate, bassa California. Già esistente a dispetto di quello che verrà tra Usa e Messico. A realizzare il fotocollage di venti metri che guarda dilà, a un mondo sperato o solo sognato, il francese Jr.</p>
<p>L’opera (sul sito <a href="http://www.jr-art.net" target="_blank">www.jr-art.net</a> foto e fasi dei lavori), critica neppure velata al presidente Trump e alle sue politiche antimigratorie, è spuntata sotto gli occhi indifferenti e benevoli delle guardie di confine nei giorni in cui alla Casa Bianca si decideva d’abolire il Daca, le misure a protezione sociale dei figli degli immigrati illegali. L’artefice non è nuovo a questo genere di azioni di guerrilla art, a opere e performance di forte impatto sociale, come molti altri artisti di strada e writer. A partire dal più noto, Banksy, che alle opere murarie ha dedicato anni di fatiche e un libro di tendenza, Wall and piece.</p>
<p>Ribattezzato a suo disdoro il Banksy francese, Jr è un arabo figlio d’immigrati di seconda generazione, nato nell’‘83 dalla parte sbagliata della banlieu parigina. Uno scappato di casa fino a una decina d’anni fa, quando la street art – la forma più alta e attuale d’arte contemporanea, se vogliano – non era di moda e gli artisti erano vandali. Le loro opere irrise e cassate, non rimosse con scalpelli e piedi di porco per essere vendute a gallerie specializzate, battute a caro prezzo a qualche asta. Poi la macchina fotografica e il fotocollage gli hanno fatto vincere il world press photo per l’arte e l’intrattenimento, rendendolo punta di diamante del pattuglione d’artisti che coniugano arte e impegno. Un paladino della denuncia sociale di strada che, dalle pasquinate in poi, irride i potenti e ha in Trump un bersaglio facile.</p>
<p>Già il presidente Usa è stato il soggetto, ad agosto, di un doppio murale di Lushsux (altra celebrità, australiana) a Betlemme, sul muro, lato palestinese, che separa questi dagli ebrei. Dove, kippah in capo, abbraccia una torre di guardia israeliana e promette un fratellino al Muro del pianto, il Kotel. E a maggio, alla vigilia della sua visita al papa, un murale a due passi dal Vaticano lo ritraeva in un bacio lascivo con Francesco, l’uno in vesti angeliche e l’altro diaboliche. Jr, che a onor di par condicio non lesina i suoi lazzi su pietra neppure alla Clinton, rivela d’aver pensato al murale messicano in sogno. Al risveglio, s’è chiesto cosa potesse passare per la mente di un bambino, di fronte a un muro come quello. E a noialtri?</p>
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