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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Nato</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Lo strano caso del carrista ucciso a mezzogiorno</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 11:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il riallineamento della Germania nei nuovi equilibri della guerra civile europea in corso in Ucraina Tutto iniziò col cane della vicina, trovato ammazzato in giardino. Per Chris Boom, ragazzino mezzo autistico, fu l’inizio d’una vita nuova. Come per Mark Haddon, autore dello Strano caso del cane ucciso a mezzanotte, che ha fruttato al suo autore fama e soldi. Tutto è iniziato con una dichiarazione rilasciata alla... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/lo-strano-caso-del-carrista-ucciso-a-mezzogiorno/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/12/4951770879524711278_121-002.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10303" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/12/4951770879524711278_121-002-300x169.jpg" alt="4951770879524711278_121-002" width="300" height="169" /></a><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/12/Destroyed_German_tanks_at_Kursk.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-10304" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/12/Destroyed_German_tanks_at_Kursk-300x137.gif" alt="destroyed_german_tanks_at_kursk" width="300" height="137" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Il riallineamento della Germania nei nuovi equilibri della guerra civile europea in corso in Ucraina<span id="more-10302"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Tutto iniziò col cane della vicina, trovato ammazzato in giardino. Per Chris Boom, ragazzino mezzo autistico, fu l’inizio d’una vita nuova. Come per Mark Haddon, autore dello Strano caso del cane ucciso a mezzanotte, che ha fruttato al suo autore fama e soldi. Tutto è iniziato con una dichiarazione rilasciata alla Novosti da un capocarro russo sul fronte di Zaporizhia, a fine autunno. Dopo aver fatto saltare un Leopard 2 ­– il meglio della tecnologia bellica tedesca, secondo i media occidentali – l’ufficiale s’è ritrovato nella carcassa fumante, tra i cadaveri dei carristi uccisi, un sopravvissuto. Il poveraccio gridava in tedesco di non sparare e, prima di spirare, avrebbe rivelato di non essere un mercenario, ma un soldato della Bundeswehr – l’esercito regolare tedesco – inquadrato tra i reparti combattenti, come i circa ventimila volontari delle brigate internazionali arruolati da Kiev. Per inciso: il modulo d’arruolamento è sempre lì, sul sito del ministero della Difesa ucraino, basta essere maggiorenni, non aver superato i sessant’anni, in salute e, meglio, con una qualche esperienza bellica. La notizia dell’agenzia di stampa russa è stata ripresa col contagocce, a Berlino hanno fatto spallucce. Già ai primi di settembre Christian Freuding, generale a capo delle forze corazzate tedesche incaricato del coordinamento degli aiuti all’Ucraina, aveva dichiarato che la Germania avrebbe sostenuto l’alleato nello sforzo bellico in ogni modo possibile, per almeno un decennio. Parole profetiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ora, non è una novità che mercenari e “tecnici” della Nato partecipino dall’inizio dell’“operazione speciale” ai combattimenti sul fronte, malcelati o meno dietro lo scudetto delle brigate internazionali pro libertà che hanno riesumato il tridente dell’arcinazista ucraino Bandera. Inglesi e polacchi, in primis, sono da tempo in prima linea. E, dietro a questi, agenti infiltrati dalla “resistenza” ucraina, ben stipendiati dall’Occidente. Buon ultimo, l’italorusso colto a far deragliare treni. Ma che ai contingenti noti s’aggiungano combattenti regolari tedeschi è una notizia d’un certo peso. Talmente grossa che neanche i grandi media l’hanno taciuta, seppur minimizzandola o buttandola lì, da Rai news al Sole, da Ad al Fatto. Certo è che fa effetto rivedere i carri con la croce di guerra della Wermacht – neppure un ritocchino al logo ­– impantanarsi negli stessi crocicchi dove bruciarono ottant’anni fa sotto i colpi degli artiglieri sovietici, in una terra che al tempo era Russia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come il tornare dei nomi – i nomi, ammonivano Saramago e Vassalli all’unisono – appena storpiati rispetto ad allora. A partire da Charkov, ribattezzata Charkiv, dove si giocarono le sorti effettive della guerra mondiale, come e più che a Stalingrado. È a Charkov-Charkiv, infatti, che le lancette della storia cambiarono passo, con le panzerdivision tolte dal fronte orientale per essere spedite a turare la falla aperta nel ventre molle dell’Asse dopo la defezione dell’Italia. Fu lì, nella steppa ucraina dove si combatte da quasi due anni senza costrutto che la Germania passò la mano e vide squagliarsi il meglio delle sue truppe corazzate, troppo indebolite per resistere all’ennesima spallata delle divisioni di Stalin. Ed è qui che la Germania gioca le prime carte nella nuova partita mondiale. In una guerra che segna l’abbrivio del XXI secolo come e più dell’11 settembre “made in Usa” di vent’anni fa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il riallineamento della Germania è, indubbiamente, il maggior successo ottenuto dalla macchina bellica occidentale e dall’amministrazione Biden in particolare nella guerra europea in corso.  La questione non è tanto del buon Olaf Scholz che dalle strette di mano a Putin è passato agli abbracci a Zelensky, né tantomeno dei “vecchi” Leo 2 rifilati all’Ucraina per essere usati a spizzichi e bocconi nella fallita controffensiva estiva, liberando i magazzini della Nato dai carcassoni, con gioja degli armivendoli e buonapace dei pacifisti da telecomando. Neppure l’attentato – all’Europa in generale e alla Germania in primis – ai quattro oleodotti del Nordstream 2, con la manina ucraina e la manona inglese ormai provate dalle varie inchieste, ha frenato l’ardore tedesco a sostegno dell’impegno bellico dell’Ucraina che ha raggiunto la bella cifra, seconda solo agli Usa, di 8 miliardi d’euro l’anno. Ma ne sono attesi 50 da qui al 2027, a riprova di quanto siano solidali con Kiev Berlino e le cancellerie europee. L’Italia, col suo miliarduccio di donativi, fa più magra figura. La Germania postnazista è oggi, lungi dall’essere il primo partner strategico, politico ed economico della Russia postsovietica, com’era nelle intenzioni d’ambo le parti alla vigilia della guerra, capintesta della coalizione Nato e punta di diamante dell’espansione nordatlantica che vede quali partner di prima linea paesi storicamente non allineati quali la Svezia e la Finlandia. Un bel flop per Putin e i suoi generali che hanno sbagliato tutto quanto potevano nella politica di contenimento armato all’espansionismo atlantico e nella gestione del pantano ucraino.</p>
<p style="font-weight: 400;">La ricerca dello spazio vitale a Est, la vecchia fisima hitleriana del Lebensraum già dei Cavalieri Teutonici, assume nuova veste nella guerra civile europea in corso. Lo scontro Est-Ovest si rinnova non più in termini di confronto ideologico tra comunismo e capitalismo ma sulla falsariga dei vecchi conflitti di potenza ottocenteschi tra potenze occidentali e Russia zarista, nel quadro della fine del predominio euroatlantico a guida Usa e l’avvento della nuova era multipolare sotto l’egida della Cina. L’Europa è compattamente dietro agli Usa ma il resto del mondo guarda altrove. Là dove il dragone cinese vola sui nuovi equilibri multipolari, sulla fine dell’egemonia statunitense che sarà segnata da un’esponenziale crescita dei conflitti, prima della sua fine preventivata a metà del secolo in corso.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Se l’Europa continuerà a seguire ciecamente chi l’affossa in una guerra folle, contraria ai suoi interessi economici, culturali e politici e la trascinerà nella sua caduta, dopo averla salvata (sic) dal tallone di ferro nazista e dall’orda bolscevica, è questione che toccherà gli storici di domani, più che i gazzettieri d’oggi. A questi tocca solo raccontare lo strano caso del carrista ucciso a mezzogiorno.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>In alto: Il cancelliere Scholz presenzia alla cerimonia di consegna di un Leopard 2</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Sopra: Leopard 2 distrutti nella controffensiva (2023) e Panzer IV distrutti presso Kharkov (1943)</em></p>
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		<title>Italiani brava gente. E pure un po&#8217; fessi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Nov 2019 12:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ferimento di cinque militari del contingente italiano in Iraq, a 16 anni dall’attentato di Nassiriya costato la vita a 19 tra soldati e civili, oltre a riaprire una ferita nel giorno della strage solleva qualche interrogativo. Tolto ogni dubbio circa il reale ruolo combattente delle unità speciali nostrane – altro che forze di “tutoring” ai locali – come rivela l&#8217;intervista di Fausto Biloslavo all&#8217;ufficiale... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/italiani-brava-gente-e-pure-un-po-fessi/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il ferimento di cinque militari del contingente italiano in Iraq, a 16 anni dall’attentato di Nassiriya costato la vita a 19 tra soldati e civili, oltre a riaprire una ferita nel giorno della strage solleva qualche interrogativo. <span id="more-9615"></span>Tolto ogni dubbio circa il reale ruolo combattente delle unità speciali nostrane – altro che forze di “tutoring” ai locali – come rivela l&#8217;intervista di Fausto Biloslavo all&#8217;ufficiale curdo al comando della spedizione dove i cinque sono stati feriti, con due peshmerga, il primo quesito è di natura contingente. Se i nostri incursori siano lì per aiutare i curdi, abbandonati dall’Europa e in primis dagli Usa, a resistere al terrorismo islamico importato e foraggiato dagli stessi Usa e dai suoi alleati occidentali e mediorientali, o piuttosto a contrastare il ripristino della sovranità di Baghdad, come di Kabul o di Damasco, in aree petrolifere che mai più si vogliono sotto l’egida dei rispettivi governi centrali. Cavalcare le linee di faglia etnica in zone di guerra è assai pericoloso.</p>
<p>Più controversa è la questione generale. Che ci facciamo noi italiani in Iraq, Afghanistan, Libano, Libia, Kosovo eccetera? Sono 45 le missioni cosiddette di pace, o altrimenti dette, in cui è impegnato l’esercito italiano, rinnovate dal Parlamento per il 2020. Dispiegano oltre 7.000 soldati, grossomodo una divisione del vecchio regio esercito in tempo di guerra e un decimo dell’esercito della Repubblica in tempo di pace. Solo la missione in Iraq costa all’erario circa 170 milioni di euro l’anno. Si tratta di missioni Nato fuori da ogni autorizzazione Onu e in palese spregio allo stesso statuto dell’Alleanza Atlantica – trattato difensivo sullo scacchiere europeo – che Londra e Washington hanno reso espressione di proiezione mondiale della loro volontà di potenza, mentre Parigi e Berlino vanno di fatto affossando.</p>
<p>Anziché farsi domande e trarsi d’impaccio, il ceto politico italiota polemizza con padre Zanotelli, reo d’aver detto che i caduti di Nassiriya non sono martiri di pace, ma morti per il petrolio. Magari padre, magari. Quei morti, e altri che verranno, sono stati ingojati nel buco nero di missioni Nato senza senso né costrutto, a solo nostro danno. Fuori da ogni logica militare e razionale. Fuori dai confini dell&#8217;Alleanza e dalle risoluzioni Onu. Fuori da ogni convenienza economica e persino da ogni mandato parlamentare, come quell&#8217;intervista, beatamente ignorata dal gran circo mediatico, ha dimostrato. Italiani brava gente, diceva un tempo la vulgata. E pure un po’ fessacchiotti.</p>
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		<title>Siria, the day after</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2015 16:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pugnalata di Erdogan alla schiena di Putin ricorda, un po’ alla lunga, l’altra sferrata da Bruto al padre putativo che voleva farsi imperatore di Roma. Seconda per doppiezza a quella della Buonanima che pugnalò alle spalle la Francia per non arrivare tardi al banchetto della vittoria. Salti e ricorsi della storia a parte, tutto può dirsi dell’abbattimento del jet russo sui cieli siriani fuorché... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/the-day-after/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8709" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-8709" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/SIRIA-300x142.jpg" alt="L'area dell'abbattimento del drone russo il 10 ottobre, la stessa del Su-24 di ieri" width="300" height="142" /><p class="wp-caption-text">L&#8217;area dell&#8217;abbattimento del drone russo il 10 ottobre, la stessa del Su-24 di ieri</p></div>
<p>La pugnalata di Erdogan alla schiena di Putin ricorda, un po’ alla lunga, l’altra sferrata da Bruto al padre putativo che voleva farsi imperatore di Roma. Seconda per doppiezza a quella della Buonanima che pugnalò alle spalle la Francia per non arrivare tardi al banchetto della vittoria. <span id="more-8708"></span>Salti e ricorsi della storia a parte, tutto può dirsi dell’abbattimento del jet russo sui cieli siriani fuorché non fosse in qualche modo atteso. La cronaca d’un crimine annunciato, e preannunciato dall&#8217;abbattimento di un drone, ai primi di ottobre. Anche se l’averlo visto dal vivo fa il suo effetto e solleva un coro di peana per il cozzo che dai tempi dei cieli di Corea non vedeva un aereo russo venir giù colpito da un membro – ahinoi – dell’Alleanza Atlantica. Ma prima di parlare dei retroscena e degli scenari che si aprono a livello globale, è bene sgombrare il campo da qualche bufalicchia prontamente ripresa dai media che, al solito, non può mancare in questa nuova tappa della guerra infinita.</p>
<div id="attachment_8710" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/Le-priorità-dellIs-299151.jpg"><img class="size-medium wp-image-8710" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/Le-priorità-dellIs-299151-300x201.jpg" alt="Le-priorità-dell'Isis (mappa Limes)" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Le-priorità-dell&#8217;Isis (mappa Limes)</p></div>
<p>Nella lettera inviata da Ankara al Consiglio di sicurezza Onu e al segretario generale Ban Ki Moon si legge che “due aerei Su-24 hanno avvicinato lo spazio aereo nazionale della Turchia. I velivoli sono stati avvertiti 10 volte nell’arco di 5 minuti attraverso il canale Emergency ed è stato richiesto loro di cambiare direzione verso sud. Ignorando questi avvertimenti entrambi gli aerei hanno violato lo spazio aereo nazionale turco per 17 secondi a partire dalle 09:24:05, ora locale. In seguito alla violazione, l’aereo numero 1 ha lasciato lo spazio aereo turco. Al secondo è stato sparato un missile da caccia F-16 in azione di pattugliamento. L’aereo 2 è quindi precipitato sul lato siriano del confine fra Turchia e Siria”.</p>
<p>Sempre secondo Ankara, i due piloti sarebbero caduti nelle mani dei ribelli che combattono nella regione. Non terroristi dell’Isis, dionescampi, ma turcomanni schierati contro i curdi. “Nostri fratelli”, ha precisato il premier turco, da difendere contro i raid russi costi quel che costi. Intanto Alpaslan Celik, a capo delle forze turkmene anti-Assad nell’area, dichiarava di aver fatto sparare ai due gettati col paracadute, mentre un gruppo dei suoi, la Decima brigata dell’esercito siriano libero, inviava alla Reuters un video con il corpo di uno dei piloti uccisi, circondato dai miliziani urlanti l’immancabile invocazione ad Allah. Un tempismo secondo solo alla tv turca Haber turk, in grado di cogliere (di qua, di là dal confine?) e mostrare il velivolo incendiarsi in volo e schiantare al suolo.</p>
<p>A prescindere dalla palese incongruenza dei 10 avvertimenti nell’arco di 5 minuti per una violazione del cielo patrio durata 17 secondi, i due aerei russi volavano a una quota di sicurezza dai missili terra-aria riforniti da Ankara ai suoi “fratelli”. Circa 6mila metri. Cionostante, è assai dubbio che a buttare giù il cacciabombardiere sia stato un caccia turco, di cui non s’è vista traccia, quanto piuttosto un missile sparato da terra in quella che, a tutti gli effetti, è un&#8217;imboscata militarmente e mediaticamente preparata. Anche un elicottero della squadra di soccorso inviata tra i colli di Yamadi è stato colpito. Il copilota è rimasto ucciso, mentre i 9 membri dell’equipaggio si sono salvati e, con il pilota recuperato che smentisce ogni sconfinamento, sono in una base presso il confine siriano. A dirlo è il ministero della Difesa russo. Dettagli nell’immancabile video prontamente diffuso dai ribelli. <a href="http://video.repubblica.it/mondo/jet-russo-i-ribelli-siriani--missile-su-elicottero-di-soccorso/219670/218871?ref=HREC1-2" target="_blank">http://video.repubblica.it/mondo/jet-russo-i-ribelli-siriani&#8211;missile-su-elicottero-di-soccorso/219670/218871?ref=HREC1-2</a></p>
<p>Gli aerei, parte dei 12 Sukhoi 24 di stanza a Latakia, erano in missione di bombardamento a sostegno dei governativi contro i ribelli anti Assad che combattono i curdi fianco a fianco con il contingente dell’Is nell’area, armato dai sauditi e benedetto dagli Usa. Che, più che bombardare i seguaci del califfo, sono impegnati da giorni in un ponte aereo per sottrarre i “suoi” terroristi dalla sacca di Aleppo, dove in queste ore sono entrati in azione per la prima volta una ventina di tank russi, a supporto delle truppe siriane. Non si ha conferma di truppe cinesi impegnate a terra, che taluni danno “both on the ground”, mentre l’intelligence israeliana conferma la presenza di aerei iraniani nelle operazioni. E proprio il silenzio di Israele in questo scenario la dice lunga su quanto sia complesso il momento nel paese che vive l’intifada più letale. Quella dei coltelli, silenziosa come il convitato di pietra che nell’affaire siriano ha dato carta bianca ai turchi.</p>
<p>Erdogan dall’inizio dell’avventura in Siria ha un solo obiettivo: una no fly zone che gli consenta di spacciare in tutta tranquillità i curdi e annettersi di fatto il nord della regione. I bombardieri russi che tentano di sottrarre ai turcomanni il controllo dell’area e stanno rovesciando le sorti del conflitto in favore di Assad cozzano con questo piano, e l’abbattimento del jet con un’imboscata preparata è funzionale a dare un segnale ai russi – salvo dichiararli amici – forti di quel codicillo dell’Alleanza Atlantica che potrebbe portare la Nato a combattere contemporaneamente pro Erdogan contro Assad, contro Putin pro il sedicente terrorismo islamico e i suoi sodali che si dichiara di voler combattere “senza pietà”. Una volta tanto, Libero titola giusto: diamo soldi ai turchi e loro aiutano l’Isis. In questo sfondapiedi nessuno sembra voler cadere, al momento.</p>
<p>Non Putin che, come per il jet abbattuto sui cieli di Sharm el Sheikh, ingoia il rospo pur facendo la voce grossa e mandando il più letale incrociatore lanciamissili della sua squadra, il Moskva, a fronteggiare le coste turche e coprire i raid che presumibilmente aumenteranno ancora. Non Stoltenberg, il segretario della Nato che consiglia di abbassare i toni non sapendo bene che pesci pigliare, come Obama che spalleggia Erdogan ma invita alla calma, e per non sbagliare invia la portaerei Truman a dar manforte alla Charles de Gaulle che continua a bombardare per ogni dove, tranne che dove deve. Col risultato che nelle acque siriche galleggeranno a breve tre navi da battaglia con le relative squadre di sostegno – senza contare la fantasmatica presenza cinese – formalmente dalla stessa parte ma ognuna per combattere la sua guerra, l’una contro l’altre armata. Così, il day after in Siria somiglia molto al giorno prima della tempesta che si addensa sull’Europa.</p>
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