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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Occidente</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Habemus imperator</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 17:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Donaldone I alla prova dei fatti. La vocazione imperiale d’America e le paure dei probi progressisti L’avevano dato per spacciato dopo la prima volta. Avevano detto che non gli avrebbero permesso di tornare in pista. Invece rieccolo, alla faccia d’inchieste, cecchini e bombaroli più o meno maldestri e a comando. Donaldone I è tornato con la sua corte di nuovi guitti e vecchi arnesi, e... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/habemus-imperator/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/01/emusk.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10587" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/01/emusk-300x221.jpg" alt="emusk" width="300" height="221" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Donaldone I alla prova dei fatti. La vocazione imperiale d’America e le paure dei probi progressisti</strong><span id="more-10585"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">L’avevano dato per spacciato dopo la prima volta. Avevano detto che non gli avrebbero permesso di tornare in pista. Invece rieccolo, alla faccia d’inchieste, cecchini e bombaroli più o meno maldestri e a comando. Donaldone I è tornato con la sua corte di nuovi guitti e vecchi arnesi, e ne ha per tutti. La plebaglia sovranista e populista gongola – ma solo negli Usa – la riccaglia ecologista e globalista trema; il “deep state”, cioè quei nemmen pochi che se la comandano davvero e indirizzano le menti e i discorsi stanno a guardare ché tanto peggio di quel rimbambito di Sleepy Joe non c’è, eppoi il vecchio imperatore Trump stavolta torna buono pure a loro, chissà.</p>
<p style="font-weight: 400;">Che farà Donaldone I? Dichiarerà guerra alla Danimarca per occupare la Groenlandia, futuro sottosuolo di Bengodi, invaderà Messico e Canada? Unificherà l’America in un unicum a stelle e strisce, ponendo fine a ogni residuale differenza dalla patria della democrazia dell’hamburger? Abbandonerà i servi sciocchi d’Europa alle grinfie del perfido cosacco, dandogli in pasto l’ex fido Zelensky, il paladino delle libertà conculcate schiantato alla rotta di Kiev? Inizierà la guerra all’ultimo balzello col suo nemico dichiarato, il malfido imperatore giallo? Intanto l’impero eredita Il Medio Oriente unificato &amp; riplasmato dalle sapienti mani di Bibi sotto la stella di David, senza manco più quei seccatori russi, sloggiati dall’enclave siriana. Per dar corda al suo buon amico il novello imperatore potrà mettersi nei panni del Magno Alessandro e sradicare l’impero del male da Teheran. Tenersi i pozzi babilonesi e lasciar fare al turco il lavoro sporco. Al bene e meglio non c’è fine.</p>
<p style="font-weight: 400;">Che farà Donaldone I? La domanda turba i sogni dei tecnocrati di Bruxelles, i servi sciocchi di ieri divenuti gregge belante oggi, terrorizzato dal cambio di rotta del padrone e dal suo bastone che sentono già rotear sulle gobbe. Ahi lazzaron Ursula &amp; Macron, di quanto mal foste madri &amp; padri con le vostri turlupinerìe fucsia e verdi. Adesso le gretarelle piangono come le madonnelle gender nei crocicchi televisivi, i profeti della rivoluzione green, sconquasso d’Occidente, temono l’onda grey. Soprattutto piangono i vertici Nato &amp; Ue, uniti nella lotta, or che l’imperator minaccia il taglio dei fondi ai fidi. Fortuna che la perfida Albione, almeno lei, non demorde e promette armi &amp; zecchini pei prossimi cent’anni a chiunque prosegua la lotta. Buon sangue imperiale non mente. E piange l’Oms che s’è già vista sforbiciare i fondi, rea dell’impostura pandemica e vaccinale, piaga di corpi e menti. Tanto ha Bill il mecenate a metter dindi e veicolar vaccini. Zuckerberg non piange, lui già s’è riallineato ai vessilli imperiali, e peggio per i cacciatori di finte bufale online lasciati allo sbando.</p>
<p style="font-weight: 400;"> Intanto Donaldone premia i probi e bastona i cattivi, come si conviene al soglio imperiale. In prima fila attende la Melona, unica degna rappresentante del consesso d’Europa alla cerimonia d’incoronazione, posta a far capoccella tra l’ultime fila. E per portarsi avanti nel baciamano s’accatta pure lo Starlink muskiano, mettendo l’ultima chiacchiera patria all’orecchio del padrone. Forse è a lei, romana e figlia deforme del già risorto romano impero, che Musk ha indirizzato lo scattoso saluto a braccio teso che tanto ha scandalizzato le anime belle progressiste e causato il rigurgito d’odio sefardita allo scattosissimo Saviano che n’ha invocato la morte. Ah, saperlo, intanto godiamoci i peana dei sinceri democratici che paventano l’ascesa della nazioligarchia statunitense, come titolano senza pudore i gazzettieri del gran circo mediatico. Lindbergh e i suoi paladini hanno la loro rivincita, ottant’anni dopo, e non c’è manco uno Charlot a fargli il verso, un Hitler o un Mussolini da mimare, fuor da quello risibile di Scurati, il crociato dell’antifascismo da fiction.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Quel che i probi progressisti non vedono – e neppure gli altri – è la luna nerissima del presente, persi sulle dita tese e nere del passato. Qualunque cosa faccia, Donaldone I non verrà meno al destino imperiale del paese che si appresta a guidare per il prossimo quadriennio, salvo imprevisti. Il suo ritorno non sarà lieve, né un accidente temporaneo. La democrazia totalitaria è il fatto del III millennio, e nessuna finzione mediatica o buonista ne modificherà il segno. Trump ne marchierà col suo piglio l’Occidente, riunito sotto l’orbe imperiale, e al mondo multipolare resti il resto. Forse neppure a chi comanda davvero questo spicchio d’Occidente spiace il programma, e lascerà fare. Gli altri s’arrangino, o si sottomettano. Habemus imperator, coram populo.</span></p>
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		<title>Capolinea Bisanzio</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Nov 2023 22:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentato a Roma dall’Accademia Angelica Costantiniana il bando letterario “L’incontro tra Oriente e Occidente”. Per una cultura ponte fra i due mondi L’Oriente è sempre un altrove, scriveva Paolo Rumiz. E di quest’Oriente – con la o maiuscola, a significare un’idea geopolitica, non un punto geografico – Bisanzio è il capolinea. Ché il triestino vede l’Oriente a Lubiana, lo sloveno ex asburgico nella pusta ungherese,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/capolinea-bisanzio/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/11/platea-fronte.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10289" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/11/platea-fronte-300x200.jpg" alt="platea-fronte" width="300" height="200" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/11/platea-retro.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10290" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/11/platea-retro-300x200.jpg" alt="platea-retro" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Presentato a Roma dall’Accademia Angelica Costantiniana il bando letterario “L’incontro tra Oriente e Occidente”. Per una cultura ponte fra i due mondi<span id="more-10288"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">L’Oriente è sempre un altrove, scriveva Paolo Rumiz. E di quest’Oriente – con la o maiuscola, a significare un’idea geopolitica, non un punto geografico – Bisanzio è il capolinea. Ché il triestino vede l’Oriente a Lubiana, lo sloveno ex asburgico nella pusta ungherese, il vaccaro boemo nel ruteno, questi nel turco, e via orientaleggiando. Ma anche arrivati in cima ai minareti della moschea blu, dove lo sguardo spazia di là dal Bosforo, c’è un altro Oriente. L’Oriente è sempre un po’ più in là, ben lo sapevano viaggiatori e mercanti che lo percorrevano sulla millenaria via della seta, a dorso di cammello. Bisanzio, dunque. L’antica Byzàntion greca fondata dai coloni di Megara un secolo dopo Roma. La Nova Roma rifondata da Costantino nel terzo decennio del terzo secolo dopo Cristo, per ribadire la centralità della città pontica nel nuovo disegno imperiale che escludeva la vecchia Roma da ogni primazìa. La Costantinopoli sopravvissuta a Roma, quando questa cadde per mano d’Odoacre col placet dell’imperatore d’Oriente Zenone. Quella che con Giustiniano volle riconquistare l’Italia, e l’Occidente perduto, con una ventennale guerra fratricida. La Costantinopoli bramata e occupata dall’Occidente nella quarta crociata, in cui Venezia sottrasse i tetrarchi che ornano la facciata di San Marco. La Costantinopoli caduta in mano ai turchi nel 1453 – data d’abbrivio dell’età moderna, accanto alla riscoperta dell’America – da cui esuli dotti dettero la stura all’umanesimo fiorentino e alla rinascenza occidentale. Istanbul magistralmente narrata dal nobel Pamuk, infine. Bisanzio è un altrove vicino e rinato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Alla rinascita di Bisanzio, ai suoi valori, guarda l’Accademia Angelico Costantiniana retta da Alessio Ferrari Angelo Comneno, duca di Tessaglia e d’Epiro, che si fregia del titolo dell’ultimo discendente dell’impero d’Oriente – la stessa nobiltà per cui Totò fece carte false – e vuol farsi ponte tra questo e l’Occidente. Un ponte ideale, come solo l’arte e la letteratura possono fare, più e meglio di piloni di ferro e cemento. E proprio “L’incontro tra Oriente e Occidente” è il tema del bando presentato il 24 novembre dalla fondazione in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico, nella sede del Pio sodalizio dei Piceni nel complesso di San Salvatore in Lauro, con la premiazione dei neoaccademici arricchita da una bella relazione di Paolo Giulierini, già direttore del Mann di Napoli. Il concorso letterario, intitolato a Stefania Angela Comneno di Tessaglia in collaborazione con l’editore Argento Dorato di Ferrara, premia due opere, di saggistica e narrativa, sul tema in questione. Gli elaborati devono giungere all’editore entro il primo aprile e la giuria selezionerà i vincitori il 24 settembre. Info su <a href="http://www.accademiaangelicocostantiniana.org/">www.accademiaangelicocostantiniana.org</a>; https://argentodorato.it.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è una sensazione anomala per il mero cronista e giurato, qual è il sottoscritto, che pure ha molto visto e girato, trovarsi tra tanto parterre: altezze imperiali e ambasciatori della real casa, contrammiragli e viscontesse, archimandriti e grand’ufficiali, postulatori delle cause dei santi e chirurghi robotici, etruscologi e bizantinisti, patrocinatori in cassazione e prefetti a riposo. Un tuffo nella storia, uno di quei anditi dove la relatività einsteiniana ha fatto breccia e dal pertugio esce il soffio dei secoli. Ma non c’è nulla di folcloristico nel voler segnare a dito, ancora oggi, i nodi intrecciati della storia e tentare, se non di scioglierli, almeno di raccapezzarcisi. A voler unire quel che solo insieme può dare frutto, non inaridirsi in reciproche diversità. Bagnare le sponde del Mediterraneo col miele della conoscenza, anziché col sangue delle differenze e degli antagonismi. In questo l’accademia guarda avanti, oltre le sponde d’un mare non più nostrum ma che reitera, da secoli, l’ennesimo bagno di sangue; oltre l’Oriente e l’Africa. Costruendo un ponte di cultura, da Roma al capolinea Bisanzio.</span></p>
<p><em>Sopra: foto Fazio Gardini</em></p>
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		<title>Hong Kong, partita a domino con la Cina</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 08:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hong Kong e la sua crisi di piazza, spontanea quanto un teatrino d&#8217;ombre cinesi, può innescare ben altre crisi sulle piazze finanziarie del mercato globale e nel confronto tra Oriente e Occidente. Atteso per il 5 agosto lo sciopero generale, il redde rationem con Pechino che per ora sta a guardare È dal 2014 che va avanti così. Coi cappelli e gli ombrelli colorati, per... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/hong-kong-partita-a-domino-con-la-cina/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9510" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/08/7762204.jpg"><img class="size-medium wp-image-9510" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/08/7762204-300x162.jpg" alt="Proteste a Hong Kong. Sopra: la governatrice Carrie Lam" width="300" height="162" /></a><p class="wp-caption-text">Proteste a Hong Kong. Sopra: la governatrice Carrie Lam</p></div>
<p>Hong Kong e la sua crisi di piazza, spontanea quanto un teatrino d&#8217;ombre cinesi, può innescare ben altre crisi sulle piazze finanziarie del mercato globale e nel confronto tra Oriente e Occidente. Atteso per il 5 agosto lo sciopero generale, il redde rationem con Pechino che per ora sta a guardare<span id="more-9508"></span></p>
<p>È dal 2014 che va avanti così. Coi cappelli e gli ombrelli colorati, per ripararsi dai lacrimogeni più che dalla pioggia o dal sole, rade bandiere inglesi. Cinque anni di proteste a Hong Kong, le più cruente negli ultimi tempi, con l’occupazione del parlamento e gli scontri al New Town Plaza, nei Nuovi territori della terraferma. Prima per il suffragio universale del governo centrale eletto dal ristretto gruppo dirigente, formalmente indipendente da Pechino. Poi per la legge sull’estradizione presentata dall’esecutivo, che vede per i criminali – siano finanzieri o gangster – la possibilità d’essere estradati e giudicati a Macao, Taiwan e nella Cina continentale.</p>
<p>A centinaia di migliaia in piazza, a milioni secondo gli organizzatori, fino all’occupazione del parlamento locale. Non è bastato lo stop all’estradizione, con tanto di scuse da parte della governatrice Carrie Lam per le «mancanze del governo e l’afflizione di molti». Scemate nei numeri, le manifestazioni degli ultimi tempi si sono incrudelite, con feriti e arresti a dozzine. E per il 5 agosto è atteso lo sciopero generale, il redde rationem con Pechino che per ora sta a guardare, limitandosi a dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte, come d’uopo in casa di mandarini.</p>
<p>La partita tra i manifestanti e la Cina – guai a chiamarla madrepatria, da queste parti – va oltre la querelle con l’amministrazione o le beghe legislative. Né è questione di diritti umani violati, come nella Cina continentale, secondo gli osservatori di tali diritti. Nata su input di docenti universitari anglicizzati, a cui s’è dato un seguito studentesco di massa, le proteste hanno avuto il classico sviluppo delle rivoluzioni colorate sbocciate nel mondo per portare il verbo globalista &amp; liberista in casa di regimi avversi e contrari. Spontanee quanto un teatrino d&#8217;ombre cinesi, ma non per questo men vere.</p>
<p>Una piana di grattacieli in stile Feng Shui, un porto a perdita d’occhio dove faticherebbe a cadere il classico vago di sale. Piazza dello strapotere finanziario mondiale e viuzze dove s’accatastano pub e bordelli, cascami dell’Occidente ricco e sfrenato. Dalle balconate del Victoria peak potete cogliere con uno sguardo il senso delle cose, le contraddizioni del mondo. Sfiorare con mano, quasi, la partita a domino tra un mondo non più bipolare e un mondo non ancora multipolare, nel vecchio porto profumato all’estuario del fiume delle perle, restituito nel ‘97 dalla Gran Bretagna alla Cina. A cui l’aveva sottratto con la famigerata guerra per la commercializzazione dell’oppio alla metà dell’Ottocento. All’apice dello strapotere imperiale britannico ed europeo, oggi sfranto ma non domo.</p>
<p>Una gara di domino in uno stato città di pochi milioni d’abitanti, megacentro commerciale con oltre 340 miliardi di dollari di pil – a paragone l’Italia non ne fa un paio, con oltre sessanta milioni d’abitanti – sterminata conurbazione a un tiro di schioppo dalla Cina di cui è parte ma al tempo stesso distante anni luce. Hong Kong e la sua crisi di piazza può innescare ben altre crisi sulle piazze finanziarie del mercato globale, e gli analisti già avvertono che l’Italia è in prima fila nella nuova recessione che s’apparecchia. Punta di diamante dell’Occidente in Oriente, e punto di non ritorno della nazionalizzazione delle vecchie colonie, come Macao e in un futuro più o meno prossimo Taiwan, secondo il principio: un paese, due sistemi, messo in crisi dai dimostranti e dalle mene angloamericane. La frontiera, e la partita, tra l’Occidente che più non è padrone del mondo e l’Oriente che non lo è ancora, passa e si gioca qui. Sulle teste dei manifestanti.</p>
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		<title>Putin stravince, l&#8217;Occidente è al trivio</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 17:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’uomo è lì, tronfio e imbolsito, più simile a un pippobaudo che all’icona del duro costruita in un ventennio di potere quasi assoluto. Neppure troppo virile col suo cappuccio di pelliccia nel gelido inverno russo, ma più che mai vincente. Vladimir Putin ha stravinto le elezioni per il suo quarto mandato da presidente, come previsto, lasciando dietro di sé una scia di nani politici e... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/putin-stravince-loccidente-e-al-trivio/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/03/images.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9324" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/03/images-300x122.jpeg" alt="images" width="300" height="122" /></a></p>
<p>L’uomo è lì, tronfio e imbolsito, più simile a un pippobaudo che all’icona del duro costruita in un ventennio di potere quasi assoluto. Neppure troppo virile col suo cappuccio di pelliccia nel gelido inverno russo, ma più che mai vincente. <span id="more-9323"></span>Vladimir Putin ha stravinto le elezioni per il suo quarto mandato da presidente, come previsto, lasciando dietro di sé una scia di nani politici e polemiche al nervino. Ai primi, i suoi sfidanti orbi di consensi, ha offerto un posto di lavoro. Al comunista Grudinin il ministero dell’Agricoltura, alla Sobchak la reggenza del Daghestan. Delle seconde se la ride. Non l’hanno scalfito, anzi gli hanno giovato, le accuse farlocche d’aver fatto avvelenare l’ex spia russa doppiogiochista Skripal.</p>
<p>Farlocchissime. Che senso avrebbe avuto per Mosca ammazzare uno dei suoi ex agenti passati all’M16, tenuto al gabbio per anni e scambiato nel corso d’una partita doppia? Con un gas di chiara matrice russa, poi, e alla vigilia delle presidenziali? Solo ai cervellini dell’Intelligence di Sua Maestà, non secondi a quelli d’Oltreoceano in quanto a “fake proof” – ricordate Colin Powell sbandierare la provetta coi veleni di Saddam come prova – poteva venire in mente un piano così. Non l’hanno danneggiato i troppi morti russi nel pantano siriano, né le sanzioni dopo l’annessione della Crimea. Come non l’hanno penalizzato le migliaia di vittime civili negli attentati terroristici di questi anni, le guerre in Ossezia e in Cecenia. Non l’hanno preoccupato le minacce della Nato che schiera missili balistici ai confini orientali, né la larvale opposizione interna, orfana dell’incarcerato Navalny.</p>
<p>Chcché ne dica la Gabanelli al Corrierone, queste saranno pure vittorie frutto di brogli, misteri e sangue – e menomale che nessuno ha tirato in ballo Cambridge Analytica – ma al popolo russo vessato dalla crisi e sanzionato dall’Occidente, il nuovo zar piace. Piace la sua politica estera che riporta la Russia alla passata grandezza, malcelando i guai di casa. Al suo quarto mandato Putin s’è assicurato, neocon permettendo, di governare fino al 2024, oltre i settant’anni, permeando di sé la Madre Russia. Solo a Stalin, incontrastato vozd dal 1934 al ‘53, è stato concesso di più. «Siamo condannati a vincere», promette Putin IV alla folla plaudente. La scommessa è più che mai aperta.</p>
<p>I suoi denigratori occidentali sono al trivio. Fare buon viso alla malasorte, aspettando che madre natura faccia il suo corso. Avviare una lotta senza quartiere all’autocrate di Mosca, con nuove sanzioni e il bojkot dei Mondiali, così che il Belpaese pallonaro possa tornare in lizza, in attesa di mettere mano alle armi. O smetterla di credere che la Russia di Putin sia una minaccia per l’Occidente mentre in realtà, da Napoleone alla May passando per Hitler, è vero il contrario. Intanto, i primi a congratularsi con Putin dopo Xi, il neotimoniere cinese, sono stati Trump, nonostante le raccomandazioni contrarie del suo dissestato staff, e Kim. Vedi come, a volte, gli estremi si tocchino.</p>
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