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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Puigdemont</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>L&#8217;Harry fuggiasco e le rogne delle catalogne</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 17:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Somiglia più a Tacchini in fuga, il cartone di Jimmy Hayward, che a una salda resistenza a Madrid l’epilogo (momentaneo) della vicenda catalana. Con Carles Puigdemont e sodali scampati in Belgio. Altro paese fallito, con le sue belle seccature da separati in casa. Proclama l’indipendenza e scappa, potrebbe dirsi parafrasando un altro celebre film. Mi esilio ma non mi piego, anzi non chiedo asilo ma... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/lharry-fuggiasco-e-le-rogne-delle-catalogne-deuropa/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/10/Puig.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9211" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/10/Puig-300x150.jpg" alt="Catalan President Carles Puigdemont attends a plenary session at the Catalan regional Parliament in Barcelona" width="300" height="150" /></a></p>
<p>Somiglia più a Tacchini in fuga, il cartone di Jimmy Hayward, che a una salda resistenza a Madrid l’epilogo (momentaneo) della vicenda catalana. <span id="more-9210"></span>Con Carles Puigdemont e sodali scampati in Belgio. Altro paese fallito, con le sue belle seccature da separati in casa. Proclama l’indipendenza e scappa, potrebbe dirsi parafrasando un altro celebre film. Mi esilio ma non mi piego, anzi non chiedo asilo ma mi rifugio. Chiunque abbia fatto affidamento su simili apprendisti stregoni che lasciano la piazza spiazzata e i cocci agli altri, s’acconci alla narrazione dell’Harry Potter catalano, ai suoi valzer di chiacchiere. I guasti della sua pervicace nullità politica ricadono sulle teste di tutti, indipendentisti e non, dell’intera società catalana. Anche se per ora la tragedia possibile si tramuta in farsa certa. Meglio così. Forse alle elezioni sancite da Madrid per il 21 dicembre potrà tornare in patria e dare il là a un nuovo referendum, stavolta realmente maggioritario, a una secessione che abbia con sé una parte non minoritaria del paese. Oppure l’Harry fuggiasco potrà sparire coi suoi per sempre e magari passare per martire ed eroe, anziché impiastro.</p>
<p>Ma tante sono le catalogne d’Europa, le sue rogne. A vederla è una pezza d’Arlecchino, una mappa dove stati e staterelli sono più dei colori disponibili. È in rete su Reddit, aggregatore di news che va forte nei paesi di lingua inglese, pressoché sconosciuto in Italia, e mostra la nuova Europa se tutti i movimenti separatisti del vecchio continente andassero a dama coi loro sogni. Un pateracchio multicolore che ci riporta indietro nei secoli, alle bandierine di un’Europa medievale. Più sobria, ma non meno inquietante – onirica, secondo i gusti – la mappa dell’Efa (European free alliance) o Ale (Allenza libera europea). Il raggruppamento dei partiti e movimenti europei che propugnano l’indipendenza in tutte le sue forme, dal federalismo alla secessione, associato nel Parlamento di Bruxelles ai Verdi e guidato da Jordi Solé (catalano, ca va sans dire), dal bel bandierone a frange viola. Qui le piccole patrie europee sono appena una quarantina, ritagliate all’interno dei confini esistenti. Ma le sorprese non mancano neanche in questo cuci &amp; scuci minore.</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/10/mappa-Efa@i.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9212" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/10/mappa-Efa@i-300x225.jpg" alt="mappa-efai" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Prendiamo l’Italia. Non è un coacervo di staterelli come nel Cinquecento, senza manco un papa a dargli le busse, come nella mappa di cui sopra, ma neanche qua lo spezzatino è male. Accanto alla Liga Veneta e ai sardisti doc ci sono valdostani, sloveni e tirolesi che chiedono all’Italia di farsi da parte, mentre friulani e siciliani sono presenti in veste d’osservatori. La Lega nord, invece, ha lasciato il raggruppamento. I milanesi, si sa, sono interessati agli schei ma non a governarsi da soli, dai tempi di Ludovico il Moro. Neppure negli altri paesi scherzano. In Spagna dopo la Catalogna sono in fila per l’indipendenza un po’ tutti, dai Baschi al blocco nazionalista galiziano, dal Partito socialista di Maiorca ai nazionalisti di Valencia, ai Canarioti. Con Madrid resterebbero un po’ di campi all’intorno, e olé. Non va meglio a Parigi, che deve vedersela con le mire dei Corsi, ovviamente, seguite da Occitani, Lusitani, Bretoni, Alsaziani e Savoiardi, e via spezzettando. Né va meglio Oltremanica: se il Partito nazionale scozzese aspetta il Brexit per rilanciarsi dopo il fallimento dell’ultimo referendum, gallesi e irlandesi sono lì, e dopo di loro i Figli della Cornovaglia e quelli di Yorkshire First.</p>
<p>Pure la coriacea Germania ha i suoi secessionisti. A partire dalla Baviera, il land più ricco d’Europa, dove il Bayernpartei spinge per il fai da te, seguito a ruota da Frisoni e Lusaziani. E se il conflitto nei Paesi Bassi, dilaniati tra Frisoni e Valloni, è endemico, le isole Aland vogliono separarsi dalla Finlandia, i Moraviani dalla Repubblica Ceca, Fiume dalla Croazia. All’Est dalle parole si è passati da tempo ai fatti. Dopo la guerra fratricida nella ex Jugoslavia, col suo strascico in Kosovo (non riconosciuto da molti stati europei) e Macedonia (polveriera in divenire), in Crimea e Transnistria la parola è da alle armi. Col paradosso, in quest’ultimo caso, di uno stato autoproclamatosi tale ma non riconosciuto da nessuno. Tutti vogliono andarsene da tutti, anche se non si capisce bene dove. «Identità sì, secessione no. Non voglio un’Europa a 98 stati, già è complicata così com’è», bofonchiava Jean Claude Juncker gettando acqua sul fuoco dell’indipendenza catalana. Guardando alla nuova mappa d’Europa, alla sua balcanizzazione, non è facile dare torto al presidente della Commissione Ue, per una volta.</p>
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		<title>Tornat Catalunya</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Oct 2017 15:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tornat Catalunya. Torna indietro, Catalogna. C’era un tempo in cui i tercios dei conquistadores massacravano senza posa i conquistati, nelle Indie e nelle Italie, al grido di Arriba Espana! E c’era un tempo in cui i falangisti facevano altrettanto con i repubblicani, durante una delle più sanguinose guerre civili che hanno dilaniato il suolo europeo. Quella Spagna sprezzante e pezzente, conquistatrice e inquisitrice, imperiale e... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/tornat-catalunya/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/10/Puigdemont.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9187" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/10/Puigdemont-300x150.jpg" alt="Puigdemont" width="300" height="150" /></a></p>
<p>Tornat Catalunya. Torna indietro, Catalogna. C’era un tempo in cui i tercios dei conquistadores massacravano senza posa i conquistati, nelle Indie e nelle Italie, al grido di Arriba Espana! <span id="more-9186"></span>E c’era un tempo in cui i falangisti facevano altrettanto con i repubblicani, durante una delle più sanguinose guerre civili che hanno dilaniato il suolo europeo. Quella Spagna sprezzante e pezzente, conquistatrice e inquisitrice, imperiale e franchista, è distante dall’oggi, dai suoi travagli disgregatori. Dal pacioso Felipe VI che regna a Madrid come dai furgoni bomba sulla rambla di Barcellona. Per chi guarda alla Catalogna è difficile stare dalla stessa parte della milicia spagnola che manganella studenti e anziani, più facile solidarizzare coi pestati. Se uno vuole lasciare – nazione o famiglia poco importa – ha tutto il diritto di farlo, con buona pace di chi resta. Ma i modi con cui Carles Puigdemont, come i suoi predecessori, soffia sul fuoco della secessione, l’indipendenza proclamata a parole e negata nei (dai) fatti, impongono qualche riflessione fuori dagli steccati. Separarsi è giusto, ma separarsi da che? In nome di cosa?</p>
<p>L’Harry Potter catalano lancia il sasso per poi nascondere la manina, quando s’avvede che le banche fuggono, l’Europa chiude la porta e la maggioranza dei sette milioni e rotti di catalani non è per tagliare il cordone ombelicale con Madrid, alla faccia di un referendum tanto legittimo quanto illegale, privo dei numeri necessari in parlamento e in piazza. Se il ceto politico catalano che spinge sull’acceleratore dell’indipendenza sogna per un paese privo di risorse e produzioni – come il nostro – un futuro di miseria e medio turismo – come il nostro – s’accomodi con chi vorrà seguirlo. A patto d’avere, appunto, i numeri in parlamento e in piazza. E tralasciamo il non marginale aspetto dei 30mila euro – cifra per la quale non si sporcherebbe le mani manco un impiegato al catasto capitolino – versati ai pseudogolpisti dall’Open society di Soros, sempre in prima fila ovunque ci sia da pasturare merda spacciata per progresso.</p>
<p>Per ora l’ex giornalista a capo della Generalitat è il solito apprendista stregone che resuscita forze più potenti di lui, un nazionalismo in voga nel XIX secolo che si credeva estinto, per esserne spazzato via. Non senza essere assunto, nel breve lasso di tempo che separa il sogno dall’illusione, le chiacchiere dai fatti, a paladino dei diritti concussi. Il caso Tsipras, ultimo d’una fitta serie, non insegna nulla. Ma da vecchio (si fa per dire) nazionalcattolico fuori corso Puigdemont può così alzare la posta, un modo forse utile a far guadagnare qualche spicciolo alle casse catalane, anche se un trastullo pericoloso. S’è ficcato in un tunnel da cui sarà difficile uscire senza le ossa rotte e i sogni infranti, allo scadere dell’ultimatum di Madrid. Che non può tollerare manco a parole una Spagna monca, dopo la Catalogna, via via dei Paesi Baschi (che un pedigree d’autonomia lo tengono) e di chiunque vorrà accodarsi, anche in Europa: dagli scozzesi ai corsi, dai sardi agli ex sudditi austriaci del Lombardo-Veneto.</p>
<p>A proposito, il 22 qua si voterà per l’autonomia, nell’ennesimo referendum farlocco costato un’enormità. Dai tempi di Ludovico il Moro i milanesi non hanno nessuna voglia d’autogovernarsi, al massimo d’amministrare i loro dané, e avrebbero ragione da vendere, visto che versano alle casse dello stato – ai parassiti meridionali e ai faccendieri romani, direbbe un leghista doc – 54 miliardi d’introiti, mica spicci. La Catalogna, per dire, appena otto. La Baviera, land straricco d’Europa, solo uno e rotti. E allora perché meneghini e serenissimi, coi loro malpancisti legaioli, sarebbero destrorsi e cattivi e i catalani no, Salvini un becero populista e Puigdemont un paladino del popolo? Misteri di certa sinistra che alla logica preferisce fumisterie e talkshow.</p>
<p>Ai tempi di Gramsci, pensatore al macero, si sarebbe detto che tutto ciò che unisce è di sinistra, tutto ciò che separa non lo è, ma tant’è. Forse chi a sinistra non ha portato il cervello all&#8217;ammasso farebbe bene a interrogarsi su chi spinge e a chi conviene davvero la balcanizzazione d’Europa (d’Oriente, del mondo), la regionalizzazione di stati già sovrani e depotenziati da strutture extranazionali, altro che blaterare di libere patrie. Una predica in catalano – lingua soave e bellissima, come Barcellona a paragone della mesta Madrid – nella Sagrada Familia è pittoresca ma già abbastanza straniante, figurarsi una predica in milanese in Duomo. Un poeta catalano, Salvador Espriu, esprimeva il suo anelito di pace in questi versi: Qualsevol guerra desvetllada entre els homes, la mès estranya o grandiosa lluita, es tan sol una guerra civil. Qualsiasi guerra tra gli uomini, la lotta più inutile o grandiosa, è una guerra civile. Tornat, Catalunya. Torna indietro, Catalogna. Prima che qualcuno torni a gridare il contrario, Arriba Espana.</p>
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