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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Raqqa</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Mosul e Raqqa, penultimo atto</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jun 2017 15:41:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mosul ultimo atto. Mosul sta per cadere. Scontro finale a Mosul. Sono mesi che la martoriata capitale del Kurdistan iracheno sta lìlì per cascare, nei titoli dei media e nei proclami degli assedianti. In realtà, dopo mesi d’assedio i miliziani dell’Isis restano lungi dal mollare la presa. Era d’ottobre quando il premier iracheno, lo sciita Haider al Abadi, annunciava in notturna tv l’inizio dell’offensiva finale... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/mosul-e-raqqa-penultimo-atto/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/06/Al-Nuri2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9100" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/06/Al-Nuri2-300x224.jpg" alt="al-nuri2" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Mosul ultimo atto. Mosul sta per cadere. Scontro finale a Mosul. Sono mesi che la martoriata capitale del Kurdistan iracheno sta lìlì per cascare, nei titoli dei media e nei proclami degli assedianti. <span id="more-9099"></span>In realtà, dopo mesi d’assedio i miliziani dell’Isis restano lungi dal mollare la presa. Era d’ottobre quando il premier iracheno, lo sciita Haider al Abadi, annunciava in notturna tv l’inizio dell’offensiva finale su Mosul, in uniforme e scarponi militari. Da allora l’assedio è andato avanti, sanguinosamente e faticosamente, e nel tira e molla resta sotto controllo del califfato la città vecchia. Come dire la polpa della città contesa, una decina di chilometri quadrati espugnabili a prezzo di perdite ancora più salate.</p>
<p>Il perché di tanta resistenza non è soltanto nella capacità bellica dei mujaheddin, ridotti a poche centinaia di combattenti, quanto nella tela di Penelope tessuta da chi vuole togliere Mosul all’Isis, ma non certo per consegnarla a un regime iracheno filoiraniano. E tanto meglio se questo e i suoi pasdaran – le Fmp, Forze di mobilitazione popolare sciite – si dissanguano nella battaglia. E tanto peggio per le vittime civili mietute dai bombardieri Usa dal cielo di Mosul a centinaia, denuncia il Patriarcato Caldeo, nell’indifferenza generale. Lì mica siamo ad Aleppo, non c’è il bieco Assad da accusare di bombardare col gas, né Ondus sovvenzionate dai servizi segreti dei bombardatori a lanciare appelli umanitari a senso unico.</p>
<p>Che Mosul cada, a caro prezzo, è però solo questione di tempo. Il problema è il poi. Già il presidente del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani, ha fissato un referendum per l’indipendenza dall’Iraq il 25 settembre che riguarda anche Mosul, capitale del nuovo stato. Il malcerto governo di Al Abadi ha protestato, come la Turchia, ed è evidente che appena i ceffi neri del califfo saranno espulsi dall’Iraq, inizierà un’altra partita armata nel Kurdistan, spalleggiato dal suo main sponsor a stelle e strisce.</p>
<p>Quanto detto per Mosul vale a maggior ragione per Raqqa. Nella capitale siriana del califfato assediata dalle milizie curde filoccidentali resistono le ultime sacche, mentre i jihadisti esfiltrano a sud, nel corridoio lasciato libero dai bombardieri angloamericani, per stabilizzare il fronte del deserto dove russi e siriani avanzano a fatica. La Turchia s’è già ritagliata un bel pezzo del futuro Kurdistan, per farne un’area cuscinetto contro l’incubo che si materializza ai suoi confini. Anche la Siria, come l’Iraq, è di fatto più trina che una e neanche il tempo di sparecchiare le bandiere nere del califfo Al Baghdadi (dato per ammazzato ma chissà) che una nuova guerra s’apparecchia alle porte d’Oriente.</p>
<p>Per certo, c’è solo che la moschea di Mosul, da cui il califfo nero invocava la guerra contro i nuovi crociati, chiedendo ai suoi di prendere Roma e sottomettere l’Europa, non c’è più. Pure il traballante gobbo di Al Nuri, il vecchio minareto del XII secolo voluto dal sultano Norandino (Nur ad-Din Zangi) per unificare i musulmani contro gl’infedeli d’allora, da Mosul ad Aleppo, è venuto giù. Se fatto brillare dai miliziani in rotta o, più probabilmente, crollato nei bombardamenti, vai a sapere. La storia si ripete, come sempre, e non insegna niente.</p>
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		<title>Pioggia di bombe su Raqqa, tra bufale e gag</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2015 12:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[attentati]]></category>
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		<description><![CDATA[Pioggia di bombe su Raqqa. Puntuale, è caduta nel nord della Siria la massiccia (?) risposta della Francia in armi alla strage di Parigi. Da Parigi con amore, era scritto sulle bombe piovute sulla roccaforte dell’Is. Ben 20 ordigni, lanciati da 12 jet su 17 obiettivi in 30 raid, comunica la Defènse spiegando che gli aerei sono partiti dalle basi in Giordania e dagli Emirati... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/pioggia-di-bombe-su-raqqa-tra-bufale-e-gag/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8686" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/20151115_111109_kalashnikov-roma-quattordici.jpg"><img class="size-medium wp-image-8686" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/20151115_111109_kalashnikov-roma-quattordici-300x200.jpg" alt="il kalashnikov trovato nel Suv a roma" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">il kalashnikov trovato nel Suv a roma</p></div>
<p>Pioggia di bombe su Raqqa. Puntuale, è caduta nel nord della Siria la massiccia (?) risposta della Francia in armi alla strage di Parigi. Da Parigi con amore, era scritto sulle bombe piovute sulla roccaforte dell’Is. <span id="more-8685"></span>Ben 20 ordigni, lanciati da 12 jet su 17 obiettivi in 30 raid, comunica la Defènse spiegando che gli aerei sono partiti dalle basi in Giordania e dagli Emirati dove da un anno si bombardano ripetutamente gli obiettivi del califfato in Iraq e da un paio di mesi in Siria, con risultati ampiamente risibili. A Raqqa, invece, sarebbero stati colpiti centri di comando, di reclutamento e depositi, il tutto ovviamente in accordo e coordinazione con i partner statunitensi, sottolinea il ministro Jean-Yves Le Drian. E già i numeri non tornano, ma nessuno dei big journalist che si periti di commentare simili sparacchiature. Lo fa l’agenzia jiadhista Amaq – non poteva mancare nel media corporate dell’Is – che a caldo comunica: “nelle zone colpite non si trovavano nostri miliziani e al termine dei raid non registriamo né morti né feriti”. La popolazione a Raqqa vive in uno stato di terrore dopo l’aumento degli attacchi aerei, sottolineano di suo da al Jazeera, l’emittente qatariota finanziata coi soldi sauditi. Gli stessi che pagano, tanto per dire, i pick up Toyota dell’Is (meglio, Us).</p>
<p>Così, la risposta durissima e senza pietà minacciata da Hollande si concretizza in una ventina di bombette sganciate un po’ a casaccio sulla capitale del califfato, in attesa che la portaerei Charles de Gaulle salpi da Tolone, mercoledì, per le coste siriane. E aggiungersi alle omologhe Usa, russa e cinese per aumentare il potenziale di fuoco della coalizione bipolare che sulla pelle dei siriani fa le prove di guerra mondiale in nome della lotta al terrorismo. Viene da chiedersi se la mira dei bombardieri francesi – gli ottimi Rafale e Mirage – non sia così buona, o se la proclamata fermezza non sia che un’altra operazione di facciata in attesa di alzare il tiro su Damasco, più che sul califfato. Coi turchi a rilanciare la no fly zone del nord per meglio sparecchiare i curdi. Gli unici che l’Is-Us lo combattono non solo a parole. Come i provatissimi contingenti di Assad e i russi che nelle stesse ore dei raid francesi hanno iniziato un massiccio attacco elicotteristico a sostegno degli hezbollah anti Us-Is nel Golan, con una certa apprensione degli israeliani.</p>
<p>E mentre in casa di Assad ognuno combatte la sua guerra, in attesa di fare del capro espiatorio siriano l’epicentro del nuovo 11 settembre europeo, sul fronte interno si registrano le prime cariche della polizia sulla folla antislamica a Metz e Lille (dell’incendio ai baraccati di Calais, la notte delle stragi, già nessuno parla più), mentre proseguono blitz e ondate di arresti tra la Francia e il Belgio, via di fuga degli scampati terroristi. Dove il superlatitante numero uno, tale Salah Abdeslam, parrebbe sotto assedio a Bruxelles in un palazzo dove si sarebbe nascosto, dopo essere stato fermato e rilasciato alla frontiera, sabato, non senza aver lasciato in macchina tre kalashnikov usati nelle stragi. Chissà se anche stavolta le teste di cuoio chiuderanno la bocca a chi sa molte cose, non solo come realizzare le cinture esplosive con cui i suoi sette compagni si sono fatti esplodere. Intanto s’è ritrovato, miracolosamente intatto, il passaporto (siriano) accanto (nota bene) al corpo di uno degli attentatori che si sono fatti saltare al bar dello stadio, dopo aver tentato di raggiungere Hollande asserragliato all’interno. Chi mai andrebbe a far saltare il presidente senza passaporto, parbleu?</p>
<p>Tra i non pochi sfondapiedi di una tragedia vera, assume i toni della gag la vicenda del suv coi suoi bei kalashnikov in bellavista – armi giocattolo, stavolta, le potete richiedete su Amazon con meno di 15 euro – placcato dall’antiterrorimo a corso Vittorio, nel centro di Roma. Sulla via che mena al Vaticano, inutile dirlo. Ballon d’essai o mera dimenticanza? Il proprietario e due suoi amici sono stati denunciati. Padri d’ogni bébé, siete avvisati: controllate bene di non lasciare qualche pistolina nell&#8217;auto, a rischio di farvela brillare. Ma la più tragicamente esilarante è nel panico che ha travolto gli assiepati alla veglia in place de la Republique, alla diffusione dell’ennesimo procurato allarme. A farne le spese, lumini e fiori in memoria delle vittime. Allons enfants, à la guerre comme à la guerre. Prima d&#8217;urlare alla guerra santa e alla crociata del 13 novembre, è bene sapere chi dovrà farla.</p>
<p><a href="http://video.corriere.it/parigi-panico-place-republique-gente-fuga-calpesta-fiori-lumini/bdfd153a-8bc3-11e5-85af-d0c6808d051e" target="_blank">http://video.corriere.it/parigi-panico-place-republique-gente-fuga-calpesta-fiori-lumini/bdfd153a-8bc3-11e5-85af-d0c6808d051e</a></p>
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