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	<title>Maurizio Zuccari &#187; santa</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Pirandello il pupazzista</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 17:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caos tra le righe: i disegni dello scrittore in mostra al castello di Santa Severina, fino al 23 ottobre Che Luigi Pirandello avesse dimestichezza con la parola, con l’animo umano e l’indicibile che ne è specchio, è cosa cògnita, come direbbe un suo conterraneo. Che avesse pratica col disegno è cosa meno nota assai, eppur vera. Per questo è di sommo interesse la mostra... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/pirandello-il-pupazzista/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Il caos tra le righe: i disegni dello scrittore in mostra al castello di Santa Severina, fino al 23 ottobre</strong><span id="more-10877"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Che Luigi Pirandello avesse dimestichezza con la parola, con l’animo umano e l’indicibile che ne è specchio, è cosa cògnita, come direbbe un suo conterraneo. Che avesse pratica col disegno è cosa meno nota assai, eppur vera. Per questo è di sommo interesse la mostra Pirandello disegnava, il caos tra le righe, in corso al castello di Santa Severina (Crotone), fino al 23 ottobre. Già presentata in anteprima alla terza università di Roma ma qui allestita in una veste nuova, l’esposizione viene portata al grande pubblico fuori dal contesto accademico per la prima volta. Schizzi, disegni, figurini e pupazzetti, a volte poco più che scarabocchi, altre disegni compiuti velati d’amara ironia specchio dei tempi. C’è la ragazzetta che spicca le ali sul bel voto in vista del traguardo e il somaro dalla testa d’asino, il collega compìto e la professorina vezzosa, gattacci e civette; insomma il lato oscuro, o meglio gaudioso, d’una sessione d’esami in una scuola della Belle epoque.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><img class="alignnone size-medium wp-image-10880" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/10/2.-DettaglioLinguaItaliana-2048x1365-300x200.jpg" alt="2.-DettaglioLinguaItaliana-2048x1365" width="300" height="200" /></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Uno spaccato del tempo che fu</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non è dato sapere cosa ne pensassero i colleghi o gli esaminandi, ma par di vederlo il futuro nobel della letteratura, fiore all’occhiello del regime fascista, vergare annoiato distratto i brogliacci d’esame coi suoi pupazzetti, sotto il sorriso sornione dei commissari d’esame e lo sguardo altero del presidente di commissione. La mostra è, a tutti gli effetti, uno spaccato non solo dei sentimenti dello scrittore del Kaos – come contrada girgentana e dimensione esistenziale – ma del tempo che fu. D’una scuola dove il principio d’autorità, qualesia, non era menomamente messo in discussione e guai a dileggiare un insegnante, si sarebbe stati espulsi da ogni scuola del regno. Oggi, nel mondo a rovescio, provate a farlo con uno studente e verrete esposti al pubblico ludibrio o peggio, linciati da scalmanati genitori. Allora, invece, si poteva, e per fortuna il lascito è giunto fino a noi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/10/1.-DettaglioScimmia-2048x1365.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10878" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/10/1.-DettaglioScimmia-2048x1365-300x200.jpg" alt="1.-DettaglioScimmia-2048x1365" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il pupazzo, maschera della follia d’esistere</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Realizzati dallo scrittore durante il suo insegnamento durato cinque lustri, dal finire del XIX secolo all’avvento del fascismo, al regio istituto femminile di magistero, primo nucleo dell’università di Roma Tre, nei cui archivi sono confluiti i registri in mostra, i disegni mostrano anche altro, oltre il tempo che fu. Il tratto bozzettistico che dall’umorismo travalica nella compassione e forse nella complicità per l’amaro destino umano, preda dell’equivoco, di casa nel labirinto dell’esistenza. La cifra poetica che l’ha reso immortale, certo. E forse, con le sue pupazzerie, lo scrittore getta la maschera del docente esigente e bilioso verso le giovinette a cui insegnava lingua, stile e letteratura. Quelle studentesse che dettero alla moglie, Maria Antonietta Portulano, motivo ultimo della gelosia che ne segnò l’esistenza, conducendola alla pazzia. Il riso, la pupazzata a maschera della follia d’esistere, allora e sempre. Il caos disegnato tra le righe della vita.</p>
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		<title>Viaggio nella madre Grecia I</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 11:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dall’Epiro a Corfù, un percorso in quattro tappe con l’Accademia angelico Costantiniana: da Prevesa ad Arta Un paese lo cogli dall’alto Un paese lo cogli dall’alto. Sulle piste di ghiaccio e sabbia del Gobi senti di che pasta è il mongolo. Sul porto di Hong Kong il formicajo cinese t’appare in tutta la sua immensità. Nella selva cubana respiri il sogno rivoluzionario caraibico. Nella steppa godi la... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dall’Epiro a Corfù, un percorso in quattro tappe con l’Accademia angelico Costantiniana: da Prevesa ad Arta</strong><span id="more-10801"></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Un paese lo cogli dall’alto</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Un paese lo cogli dall’alto. Sulle piste di ghiaccio e sabbia del Gobi senti di che pasta è il mongolo. Sul porto di Hong Kong il formicajo cinese t’appare in tutta la sua immensità. Nella selva cubana respiri il sogno rivoluzionario caraibico. Nella steppa godi la grandezza della Russia. In volo sulla Grecia tocchi l’anima di questo paese ancora prima di posarvi piede. Arcipelaghi. Isole, isole a perdita d’occhio, monti gibbosi finché l’occhio tiene l’orizzonte, e acqua. Mareblù nelle sue infinite sfumature, acque verdazzurre cobalte acque. Eccolo il greco che si vuole padre e madre di tuttinoi, di quest’Occidente allo sfiato. Gente di mare e di monti, tosta come solo una terra avara di tutto può spingere a mare, a cercare ventura e fortuna, guasto e passione. Gente di mare che di malavoglia sale ai monti. Gente di monte che sfugge il mare, maledizione antica. Di quel greco lì poco resta oggidì. Di questa Grecia poco e male capisce il turista che s’attruppa alla cerca di piaceri mondani, gli stessi ovunque, o peggio di visioni d’altri tempi e mode culturali vive solo sui libri di storia. Ma posiamolo il piede sul suolo cantato da poeti e filosofi, tocchiamo con mano le genti che dettero vita al mito, in questa terra di mezzo tra Oriente e Occidente. Ponte tra Roma e Bisanzio, persa e da (ri)trovare. Con Atene nel mezzo, chiassosa immemore afosa. Spersa anch’essa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Barbari d’Epiro</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Roma e Bisanzio le respiri al crocevia d’Epiro, terra di mezzo pur’essa, tra i Balcani e l’Ellade. Terra che Grecia non è, per chi della Grecia ama il mare e sdegna l’interno montuoso, assolato e desolato; per gli stessi greci delle isole che vedono quelli di qui come albanesi, balcanici. Barbari, come ai tempi d’Omero. Basta che l’ala posi terra a Prevesa, che lo sguardo tenga il mare e subito capisci che qui è passata la storia di questo paese più grande dei suoi neanche 132mila chilometri quadrati – meno della metà dell’Italia, con una popolazione che non raggiunge quella della Lombardia – ma poco resta. Meno di quanto Pirro riportò dall’Italia. La strada che dall’aeroporto porta ad Arta fiancheggia il golfo omonimo che fu d’Ambracia, oggi Arta, capitale d’Epiro e di Pirro che da qui partì per sgomentare le legioni romane coi suoi elefanti, e farvi ritorno con niente in mano. Lo stesso golfo di Actio, o d’Azio, dove Antonio s’intanò con la sua flotta e quella di Cleopatra, sua amante e regina, per finire intrappolato sgominato da Ottaviano, a perdervi regno e partita. Perché l’amante regina filò via senza dare battaglia lasciando Antonio alla mercé del rivale, prima che anch’esso si desse alla fuga; perché s’infognò qui anziché impegnare le galere nemiche in mare aperto sono misteri che gli storici delle battaglie non hanno ancora capito né svelato.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nel nulla di Nicopoli</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Sulla strada che dal golfo porta ad Arta sorge Nicopoli, quel che ne resta. Nikopolis d’Epiro, per distinguerla dall’altra in terra bulgara. Rovine nel nulla d’intorno che un recinto e un cancello separano dal nulla all’interno. La cinta muraria della città romana, fondata da Ottaviano nel 31 a. C. per celebrare la Nike, la vittoria sul suo rivale rastrellando genti dai villaggi d’intorno, mostra ancora la sua imponenza e in più punti vi si sale nonostante il dirocco. Anche le terme e il teatro, fuori dal muro di cinta e recintati pur’essi, i templi – quello d’Apollo, preesistente alla città, sul colle dove s’accampò il futuro princeps – i restanti edifici sacri e civili, in buona parte da riportare alla luce, s’indovinano più che vedersi nella campagna immota che si spinge al mare, dilà. Solo fichi e finocchi selvatici e ginestri e mentuccia rimandano echi e profumi d’un tempo remoto, disperso. E subito senti quel che in Grecia è regola, mai eccezione, dietro l’apparenza e le pappardelle di circostanza. L’archeologia, la storia, sono baccelli vuoti, buoni per vecchi soloni e frasi fatte. Il passato è sepolto e lì resta, in superficie salgono solo miti e ricordi, disarticolati e confusi, che un tempo presente e le sue genti, che nulla hanno a che vedere con l’antiche, ignorano o non colgono affatto. Il passato in Grecia, più che in Italia – ed è tutto dire – è solo vecchiume da sbancare, o più semplicemente da ignorare, per far posto a una modernità già marcia prima di crescere, come certi paesi del nostro sud. Dalle profondità di questa terra antica che si vuole patria del mito e madre dell’Occidente emergono solo i lamenti dei sepolti, come ammoniva Nikos Kazantzakis, forse il maggior scrittore greco moderno, ma troppo flebili perché i viventi possano ascoltarli o darsene pena, presi come sono dai guai della quotidiana sopravvivenza e dai guasti che un’Europa, figlia degenere più che matrigna, ha causato alla sua presunta genitrice.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Paregoritissa, giojello d’Ambracia</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Di questo passato, più o meno recente, qualche perla rimane, seminascosta in qualche dirupo, frammezzo caseggiati e caciara o in bellavista a uno svincolo, su un costone. Come i tanti monasteri aggrumati sui calcari di Meteora che sfidano il tempo e la forza di gravità, stupore d’occhi e balsamo di fede sulla via della Tessaglia. Come l’Agia Theodoras, la chiesola bizantina di Santa Teodora, e la Panagia Paregoritissa, o chiesa della Consolazione, gioiello greco ortodosso che dalla fine del Duecento svetta nella città alta. Più che il massiccio quadratone bizantineggiante, sormontato da cinque cupole, è l’interno che stupisce l’occhio non uso alle bizantinerie. Coi colonnati tronchi a sorreggere i diversi livelli su tre piani e le murature vergate d’affrescature frammiste a tracce di fuochi devastatori che solo il guardo e la mano del Cristo Pantocratore, nel tamburo del cupolone centrale, sembrano tenere assieme e in piedi, in precario equilibrio. La chiesa, eretta sul finire del Duecento dal despota d’Epiro Niceforo primo duca Conmeno e consorte, Anna Cantacuzena, mentre Giotto abbozzava la vita del santo poverello nella cappella degli Scrovegni, si vuole abbia custodito le reliquie della casa di Nazareth, sulla via di Loreto.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il ponte gobbo, limes d’Occidente</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ma il vero simbolo della città, più di questa chiesa che ne è la perla, è il ponte gobbo che attraversa l’Acheronte, antecedente di qualche decennio. A più arcate, alle sue gibbosità è legata una delle più belle storie di questa terra che ama la tragedia più della commedia. Solo il sacrificio della moglie del capomastro permise di tenere in piedi i pilastri che ogni giorno cedevano, vanificando gli sforzi d’uno stuolo d’edificatori. A sedersi sul greto, presso l’arcata centrale, pare ancora che l’acque rimandino l’eco delle maledizioni della sacrificata. Meglio non dar loro credito, e cercare conforto e ristoro nell’ottimo cibo e nel vinello resinato dell’osteria dilà dal ponte, traversando in pochi passi quello che per secoli fu limes tra impero turco e Occidente cristiano. Altro sacrificio femminile, in questa terra che esalta e spregia la donna in egual misura, è sul monte Zalongo. La scalinata che porta alla vetta dove si stagliano i candidi marmi delle sei donne stilizzate che leggenda vuole si gettarono dalla rupe coi loro figli per non soggiacere alle brame del turco invasore non è per tutti, ma il panorama che la ripaga è mozzafiato, se ve ne rimane dopo la salita degli oltre 400 gradini di roccia. Quanto a panorami non è da meno quello che s’offre alla vista dal monte che sovrasta Arta, dove lo sguardo spazia dalla città alle curve che l’Acheronte compie prima di tuffarsi a mare, e sul lato opposto ai contrafforti della catena del Pindaro, già Albania.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Pirro d’Holliwood e i canditi delle monacelle</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il resto che la città e i suoi dintorni offrono è di poco conto, ma non di minor pregio. L’imponente maniero semidiroccato con la vecchia torre dell’orologio – forse il primo a entrare in funzione da queste parti – con l’effige del pascià che lo prese e rimaneggiò all’ingresso, e le macerie d’un ostello ristoro sul cocuzzolo, dirute quanto il maniero. Il tempio d’Apollo ridotto a scarne fondamenta semisommerse tra palazzine. Il modesto museo d’arte contemporanea pittato d’un improbabile rosa confetto, che pure qui fa la sua figura. La biblioteca con l’annesso museo storico, polveroso e dimesso. Il monumento a Pirro nell’omonima piazza, bello come un eroe holliwoodiano e come non fu nella realtà. Poco oltre l’Acheronte il monastero della Panagia Vlacherna, a ricordo del quasi omonimo sito a Costantinopoli, e sulla via opposta l’altro di Kato Panagia, la Madonna bassa per distinguerla dall’altra posta in alto, poco fuori città, con le monacelle che offrono acqua e canditi al limone al viaggiatore di passo, riserbose e gentili, e lo guatano occhiute mentre riprende i suoi passi sui gradoni di roccia dove serpano piante e fiori in libertà. Quella che non si danno fuori dalle mura del convento, soppiantata con l’altra interiore.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>I segue</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Nota: questo racconto trae spunto dal viaggio, al seguito di una delegazione dell’Accademia angelico costantiniana, guidata dal presidente Alessio Ferrari Angelo Comneno, nel giugno dello scorso anno. Esso prende le mosse da un progetto internazionale che coinvolge, oltre la Grecia e l’Italia, in particolare le Marche, Cipro e la Terra santa. Il viaggio rappresenta la prima tappa del percorso della santa casa di Loreto, dove secondo la tradizione mariana la Vergine ricevette l’annunciazione, custodita appunto nell’omonima basilica loretana. Per saperne di più si veda Fernando Frezzotti, La via degli angeli, la traslazione delle pietre della santa casa, Il lavoro editoriale, 2023</em></p>

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<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/5-parigoritissa-interni/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/5-Parigoritissa-interni-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="5 Paregoritissa, interni" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/6-parigoritissa-affreschi-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/6-Parigoritissa-affreschi1-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="6 Paregoritissa, affreschi" /></a>
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<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/6bis-arta-ponte-gobbo/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/6bis-Arta-ponte-gobbo-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="8 Ponte gobbo" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/7-arta-castello/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/7-Arta-Castello-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="9 Arta, Castello" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/9-pirro/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/9-Pirro-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="10, Arta, monumento a Pirro" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/10-pindaro/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/10-Pindaro-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="11 La catena del Pindaro" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/11-arta-museo-arte-contemporanea/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/11-Arta-museo-arte-contemporanea-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="12, Arta, museo arte contemporanea" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/10-kato-panagia/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/10-Kato-Panagia-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="13, Kato Panagia" /></a>

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