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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Scurati</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>I due fascismi e la farsa democratica</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 06:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caso Scurati riletto alla luce del politicamente scorretto: fascismo di ritorno e antifascismo di maniera In Italia esistono due tipi di fascisti, diceva Ennio Flaiano: quelli veri e quegli altri, gli antifascisti. Potrebbe sembrare una boutade, e forse lo è, ma l’arguto motto dello scrittore abruzzese torna in mente in questo giorno, addì 25 aprile, dedicato al mito &#38; rito della liberazione, alla luce del... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/i-due-fascismi-e-la-farsa-democratica/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/05/adf12da6f57a1842023cc4339a4f58b3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10434" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/05/adf12da6f57a1842023cc4339a4f58b3-300x200.jpg" alt="adf12da6f57a1842023cc4339a4f58b3" width="300" height="200" /></a></p>
<p><strong>Il caso Scurati riletto alla luce del politicamente scorretto: fascismo di ritorno e antifascismo di maniera</strong><span id="more-10432"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">In Italia esistono due tipi di fascisti, diceva Ennio Flaiano: quelli veri e quegli altri, gli antifascisti. Potrebbe sembrare una boutade, e forse lo è, ma l’arguto motto dello scrittore abruzzese torna in mente in questo giorno, addì 25 aprile, dedicato al mito &amp; rito della liberazione, alla luce del caso Scurati. Così, avendo a repulsione tanto il fascismo di ritorno che l’antifascismo di maniera, diciamo la nostra sulla vicenda, sullo “spettro del fascismo che infesta la casa della democrazia italiana”, per citare il discorso censurato – ma niente è più noto di quanto si vuol rendere ignoto – del bell’Antonio. Che il nostro sia un paese perennemente fascistibile è arcinoto e la cosa, per restare a Flaiano, è drammatica ma non è seria, come dimostra anche la trovata della Melona di pubblicare il monologo online: una trovata d’avanspettacolo, la botta finale al cornuto già mazziato. Del resto lo diceva già quel barbone, la storia si presenta sempre in forma di tragedia, eppoi si ripresenta come farsa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Scurati è, diciamolo subito, scrittore di vaglia. Da buon napoletano doc, ancorché residente altrove, non è solo un bravo affabulatore, ma uno che con l’arte sommamente partenopea del chiagni e fotti se la cava bene assai. Porro l’ha paragonato a quei calciatori che si buttano in area e strillano al fallo da rigore senza essere minimamente toccati. Il suo discorsetto, tagliato da Mammarai per ragioni d’opportunità e forse di spicci, ha provocato un terremoto mediatico capace di smuovere interpellanze e far sussultare le poltrone pure del direttore generale e del responsabile degli approfondimenti della televisione nazionale. Con ogni probabilità, l’audizione prevista in commissione di vigilanza l’8 maggio produrrà la grande tempesta in un bicchiere d’acqua. Quisquilie, per una Rai capace di digerire il caso Travolta e il caos del televoto sanremese senza batter tasto. Restano le perplessità del caso. Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="font-weight: 400;">Scurati è un grande scrittore. Uno che lo Strega se l’è sudato e strameritato, votato al politicamente correttissimo. Un intellettuale che ha fatto dell’antifascismo una professione di metodo e di fede, apparentemente non pagante in tempi d’opposta tendenza. La sua trilogia su Mussolini è un must, paragonabile all’opera omnia su duce di De Felice, e al pari parziale ancorché del pari monumentale. Ché raccontare la buonanima saltando a pié pari quel che di oscuro e dimenticato c’è nella vita del maestro di Predappio fattosi dittatore – gli esordi da socialista rivoluzionario, le trame coi servizi francesi, la prima moglie e il figlioletto Albino mandati ai matti – è opera di castrazione narrativa, una bestemmia concettuale. Un vero peccato, perché una penna come la sua ben si sarebbe potuta misurare con una materia narrativa così controversa e di fatto ignorata, ancorché non ignota. Ma niente. Meglio battere sui tasti unti stonati della perfidia fascista. Meglio continuare – e qui si viene al punto – a ergerci a giudici della storia quando il vento ha sperso il fumo e della battaglia non è rimasta che cenere. Buttiamo giù le statue e le targhe dalle piazze, togliamo la cittadinanza onoraria a Mussolini, come ha fatto il comune di Ustica l’altro dì. Tutto, a cassazione degli errori del passato, senza minimamente misurarci davvero con esso, tantomeno con l’oggi e col domani, dove altri censori verranno a correggerci le bozze e rinfacciarci gli errori del presente.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Continuiamo dunque a gridare al fascista, anche se questi pigliano ordini oltreatlantico, privatizzano quel che resta delle bucce italiche, stroncano ogni residuale sovranità nazionale e, insomma, del fascismo manco hanno il ghigno, solo l’amore per i poteri forti, e si dimostrano servi sciocchi al pari degli altri. Continuiamo pure a gridare all’antifascismo spacciando ogni corbelleria per progresso, mentre la massa dei precari già proletari è tornata indietro di secoli nell’esercizio di diritti conculcati come non mai. Nella farsa democratica miriamo il dito mentre la luna gira e casca nel pozzo; i padroni del sistema e del discorso questo chiedono mentre apparecchiano nuovi terrori, orrori tecnocratici e guerre sparecchiatutto. Nella tabula rasa che verrà manco avremo la soddisfazione di buttargli giù la statua o fargli un bel discorso, agli eroi della democrazia totalitaria e ai piccoli uomini, e donne, e vattelapesca quel che dicono d’essere, che li servono così bene. </span></p>
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		<title>Mussolini l&#8217;antifascista</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jul 2019 09:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belle lettere]]></category>
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		<description><![CDATA[Come previsto e prevedibile, Mussolini ha vinto, anzi stravinto. Antonio Scurati ha sbancato il 73esimo premio Strega. Oltre cento voti di differenza con la seconda classificata – Benedetta Cibrario con Il rumore del mondo – ripagano lo scrittore napoletano – ma milanese d’adozione – delle vittorie mancate nel 2009 e 2014, e sono un bel regalo per i cinquant’anni appena compiuti. Scurati ha stravinto meritatamente,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/mussolini-lantifascista/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/07/20190705_013329_5635177A.jpg"><img class="size-medium wp-image-9482" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/07/20190705_013329_5635177A-300x300.jpg" alt="Roma, 5 lug. (askanews) - Antonio Scurati ha vinto il Premio Strega 2019 con &quot;M. Il figlio del secolo&quot;, edito da Bompiani.  	Scurati ha ottenuto 228 voti contro i 127 andati a Benedetta Cibrario con &quot;Il rumore del mondo&quot; (Mondadori), i 91 a Marco Missiroli con &quot;Fedeltà&quot; (Einaudi), i 63 a Claudia Durastanti con &quot;La straniera&quot; (La nave di Teseo), e i 47 ottenuti da Nadia Terranova con &quot;Addio, fantasmi&quot; (Einaudi).  	&quot;Non credo avrei vinto lo Strega se non fossi arrivato secondo due volte - ha detto Scurati a ilLibraio.it subito dopo la vittoria - dedico questo libro ai nostri nonni, prima sedotti e poi allarmati dal fascismo. E poi ai nostri figli, con lauspicio che non tornino a vivere quei momenti. E in particolare a mia figlia&quot;." width="300" height="300" /></a></p>
<p>Come previsto e prevedibile, Mussolini ha vinto, anzi stravinto. Antonio Scurati ha sbancato il 73esimo premio Strega. <span id="more-9481"></span>Oltre cento voti di differenza con la seconda classificata – Benedetta Cibrario con Il rumore del mondo – ripagano lo scrittore napoletano – ma milanese d’adozione – delle vittorie mancate nel 2009 e 2014, e sono un bel regalo per i cinquant’anni appena compiuti. Scurati ha stravinto meritatamente, e dall’alto dei suoi 228 voti può quasi spernacchiare gli altri candidati e la malasorte, persino la cabala visto che ha sfanculato il detto: non c’è due senza tre. Scuro in volto – nomen, omen – manco avesse perso pure stavolta, per la terza volta, tradiva la tensione cumulata in un decennio di mancate vittorie, più che in una serata di trionfo. E quando il commentatore al ninfeo s’è lasciato andare all’infelice battuta: andiamo a contare per quanti voti stavolta ha perso, il vaffa mentale s’è sentito aleggiare, con le corna di leoniana memoria di rinforzo, prima d’essere affogato nel bottiglione dello Strega.</p>
<p>Scurati, quindi. Unica sorpresa della serata l’ottima Cibrario, che ha scavalcato Marco Missiroli sul podio. Le altre candidate alla finale, Claudia Durastanti e Nadia Terranova, a chiudere la cinquina e fare presenza, come detto. Non ha certo giovato, a Missiroli, la presenza di una seconda candidata Einaudi che ha scisso i voti dell’editore, alla faccia d’ogni buon senso e belle lettere.</p>
<p>Scurati, dunque. Bel volumone il suo M, pure questo s’è detto. Se dovesse portare a dama quanto promesso, alla fine della trilogia Il figlio del secolo avrebbe in corpo oltre duemila pagine. Un’enciclopedia (ri)fondativa dell’antifascismo, più che un romanzone. C’è pure un mezzo indice dei nomi, come ogni saggio che si rispetti, e non disperiamo che sia completo alla fine dell’opera.</p>
<p>Un romanzo-documentario, romanzo- saggio (rosaggio?) che riapre la stagione del grande romanzo storico all’italiana, come nelle corde dell’autore, forte di prove quali Il rumore sordo della battaglia e Una storia romantica, come pure del piazzamento della Cibrario, anch’essa con una bella storia risorgimentale. Romanzo storico dove d’inventato non c’è nulla e, anzi, proprio l’essere romanzo permette di traversare le mille pieghe della storia in ogni sfaccettatura. In questo la penna di Scurati è impagabile. La sua capacità di raccogliere, con la testimonianza, l’humus del tempo, notevole. Basti il passaggio finale, quello di un Mussolini solo e vincente sullo scranno di presidente del Consiglio, quando all’indomani dell’omicidio Matteotti mira quel che rimane del parlamentarismo che sta per essere spazzato via dal suo regime, a chiusura del primo volume.</p>
<p>“Guardali, ascoltali, non capiscono cosa stia accadendo. Né gli uni né gli altri. Non capiscono che cosa gli sto facendo. Continueranno a combattere, da una parte e dall’altra, senza sapere che abitano già una casa di morti. I nostri, i fascisti in camicia nera con i teschi ricamati in bianco, la abitano da sempre, gli altri, cresciuti per secoli nel rispetto dell’essenza umana, non la conoscono. Si aggirano a tentoni, tremanti, nella notte della pianura immensa, senza nemmeno potersi accodare all’istinto della lotta. Non capiscono, non capiscono…. Gattini ciechi avviluppati in un sacco. Mi sono giustificato dinanzi alla storia ma devo ammetterlo: è struggente la cecità della vita riguardo a se stessa. Alla fine si torna all’inizio. Nessuno voleva addossarsi la croce del potere. La prendo io”.</p>
<p>Il figlio del secolo è questo: un animale che fiuta il suo tempo ed è capace di dominarlo. Gran prosa innestata in un’abilità narrativa e ricostruttiva di primissimo livello. Un’opera se vogliamo monca a paragone dell’altre che pure ha stracciato ma che s’è beccata lo Strega, anomalia italiana come la presenza di due candidati dello stesso editore in finale. Resta, col plauso, un rimpianto e un augurio. Se anziché partire da Piazza San Sepolcro, nel ‘19, e finire a Montecitorio nel ‘24 – e poi viavia, fino alla fine dell’uomo e del regime – Scurati avesse scritto della fanciullezza e giovinezza, insomma di quanto più noto e leggendario che conosciuto sul fondatore del fascismo, il suo enciclopedico duce e i suoi lettori ne avrebbero guadagnato.</p>
<p>L’augurio, invece, è di evitare le secche dell’antifascismo. Che il suo figlio del secolo diventi bandiera di un rinnovato antifascismo, di maniera e d’opposto conformismo, a celare il nullismo presente. Primo perché di scrittori pseudo progressisti e politicamente adagiati sull’onda di piena del buonismo di genere – quella che cavalcano Grete e capitane Carole per intendersi – non se ne può più. Poi perché il tempo, questo tempo, e la democrazia sono già altro, e niente può deviare l’onda della storia quando si fa piena. Tantomeno un ottimo romanzo, o rosaggio che dir si voglia.</p>
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		<title>Mussolini vincerà</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2019 18:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9477" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/06/Premio_Strega_2019_nominata_cinquina_finalista-696x378.jpg"><img class="wp-image-9477 size-medium" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/06/Premio_Strega_2019_nominata_cinquina_finalista-696x378-300x163.jpg" alt="premio_strega_2019_nominata_cinquina_finalista-696x378" width="300" height="163" /></a><p class="wp-caption-text">Sopra, la cinquina finalista. Da sinistra: Benedetta Cibrario, Marco Missiroli, Claudia Durastanti, Nadia Terranova e Antonio Scurati. ©Musacchio, Ianniello e Pasqualini</p></div>
<p>Altri tempi. Quando a farla da padrona in casa Bellonci, oltre all’afa romana, era l’incertezza di chi, entrato in cinquina, avrebbe patito, oltre alla calura, l’emozione di vincere lo Strega. <span id="more-9475"></span>Altri tempi. Ora che casa Bellonci è in restauro, come il premio letterario più blasonato del Belpaese, l’incertezza è un ricordo. Resta l’afa tra le colonne del tempio d’Adriano dove la cinquina dell’edizione numero 73 s’è consegnata alla storia. O meglio, alla cronaca d’un premio in riforma perenne, dopo essere rimasto intoccato per decenni, ma incapace di rivitalizzarsi. Sarà ché la letteratura ha smesso da un pezzo di fare da sponda al presente – e pure gli autori, va da sé, mica sono quelli d’una volta – e allora aivoglia a iniezioni di Gerovital nel corpaccione morto del tempo che fu. Resta il rito, oltre al mito, e di quello parliamo.</p>
<p>Diciamolo subito: lo Strega targato 2019 non ha cinque finalisti ma un vincitore, pressoché scontato. Agli altri il compito di fare presenza, celebrare il rito. Far numero insomma, ché il premio mica può darsi così, alla trallallero. L’ordine di scuderia sortito dalla corazzata unica dell’editoria italiana, la Mondazzoli con l’Einaudi a doppio rimorchio, è quello dato e, salvo lievi modifiche, non cambierà l’arrivo nella serata del 4 luglio al ninfeo di Villa Giulia, dove il premio è tornato di casa per la finale.</p>
<p>Primo Antonio Scurati col suo M, che sta per Mussolini, rinominato il figlio del secolo. Bel volumone di millanta pagine edito da Bompiani, dove nulla c’è d’inventato, a detta dell’autore, e proprio per questo bello sodo e avventuroso, persino veritiero a dispetto delle critiche mossegli sul Corrierone da Galli Della Loggia. Primo d’una trilogia che si annuncia corposa, narra le vicende del giovanil duce, con la nascita dei fasci di combattimento fino al fascismo fatto regime, dunque un’epoca lontana come le guerre puniche ma per certi versi ben presente. Se sulla copertina avesse campeggiato il mascellone volitivo del duce sarebbe stato un libro &amp; moschetto perfetto.</p>
<p>Scurati, primo in cinquina con un distacco incolmabile a meno d’inattesi tracolli, il premio se lo merita tutto. Per lo sforzo narrativo e ricostruttivo, per l’abilità con cui veleggia tra gli spazi aperti del romanzo storico, nel solco della migliore tradizione italiana, e le risacche dell’angusto presente che narra con egual bravura. E, soprattutto, per lo Strega mancato d’un soffio, nell’ormai lontano 2009, scippatogli da Scarpa all’ultimo voto, e l’altra finale persa per un pugno di voti dietro a Piccolo, nel 2014, che a parziale risarcimento l’ha proposto in cinquina. Se falla il detto: non c’è due senza tre, stavolta il bottiglione lo stappa sicuro.</p>
<p>Staccata di molto ma non per destrezza è Benedetta Cibrario con Il rumore del mondo, altro bel romanzo storico marcato Mondadori che ha l’ardire di rimestare la storia patria e il Risorgimento dal punto di vista d’una sposa spersa nella campagna piemontese. Una storia minore e tutta al femminile, per l’autrice fiorentina ma milanese d’adozione, forte d’un registro linguistico e d’una prosa di altissimo livello, oltreché dall’essere spalleggiata dall’editore di riferimento del premio, ma debole quanto a numeri e prospettive di vittoria, a meno di sorpresissime dell’ultima ora.</p>
<p>Buon terzo Marco Missiroli con Fedeltà, primo dei libri Einaudi in lizza, già vincitore dello Strega giovani e dato per papabile prima della sera della fatal cinquina con una storia di pseudotradimenti. Un’ambigua liason dangereuse tra un docente e una giovane studentessa, sullo sfondo d’una scuola milanese. Le altre partecipanti, nell’ordine Claudia Durastanti con La straniera (La nave di Teseo) e Nadia Terranova con Addio fantasmi (Einaudi), raccontano due storie famigliari che potrebbero dirsi messe lì a far cinquina, se non apparisse ingeneroso.</p>
<p>La novità qui non è tanto nel rapporto di forze invertito tra i generi, come d’uso da un paio d’anni in qua, forse in omaggio ai tempi più che alla bravura delle candidate, ma nel fatto che per la prima volta nella  storia del premio uno stesso editore partecipa con due libri diversi alla finale. Roba da far ruzzolare fuor di tomba la buonanima della Bellonci e potrebbe ascriversi al rovesciamento d’ogni etica e logica, se non fosse al passo con lo stordimento dei tempi. Scostumatezze e scontatezze a parte, chi voglia godersi dal vivo i finalisti non può mancare il tour di ospitate, da Biella a Verbania, da Parigi a Lione, finanche al Monk di Roma con l’evento Strega off, a ingresso libero e la vincitrice dell’ultimo Strega Helena Janeczek tra gli ospiti del parterre. Appuntamento il 3 luglio, alla vigilia del gran botto, in diretta su Rai 3 l’indomani.</p>
<p><a href="http://premiostrega.it" target="_blank">premiostrega.it</a></p>
<p><a href="http://www.monkroma.it" target="_blank">www.monkroma.it</a></p>
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