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	<title>Maurizio Zuccari &#187; sindaco</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>11°, non deludere</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2015 10:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marino ci (ri)pensa. Dal Campidoglio arringa i suoi, il Pd verso la conta Non vi deluderò. Quando, poco dopo l’una, il quasi ex sindaco Marino ha scandito tre volte il nuovo verbo ai suoi in Campidoglio, dalla balconata dove Alemanno tendeva il destro al cielo, la frase deve aver fatto andare di traverso il pranzo a molti, fuori da quella piazza gremita come nelle grandi occasioni... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/11-non-deludere/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Marino ci (ri)pensa. Dal Campidoglio arringa i suoi, il Pd verso la conta<span id="more-8633"></span></p>
<div id="attachment_8634" style="width: 220px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/10/141459307-685e8406-0c3b-49f4-8c43-72c613b75fb6.jpg"><img class="size-medium wp-image-8634" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/10/141459307-685e8406-0c3b-49f4-8c43-72c613b75fb6-210x300.jpg" alt="Marino in Campidoglio" width="210" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Marino in Campidoglio</p></div>
<p>Non vi deluderò. Quando, poco dopo l’una, il quasi ex sindaco Marino ha scandito tre volte il nuovo verbo ai suoi in Campidoglio, dalla balconata dove Alemanno tendeva il destro al cielo, la frase deve aver fatto andare di traverso il pranzo a molti, fuori da quella piazza gremita come nelle grandi occasioni (non che ci voglia molto a riempirla, in verità). Tra i ploranti il sindaco di non mollare, pure un anziano giunto da Ostia vestito da marziano, omaggio al marziano Marino avulso dalla politica che declama l&#8217;undicesimo comandamento.</p>
<p>Il bagno di folla rigeneratore, con tanto di serpentone di oltre 50mila firme a chiedergli di restare, sembra spingere Marino allo scontro finale col Pd renziano. Quantomeno a non sparire “in der nacht und im nebel”, nella notte e nella nebbia, come recitavano i proclami delle ss verso i resistenti, ma a combattere fino all’ultimo consigliere. Arrivare alla conta in comune come fatal passo prima di cedere: questa la tattica capitolina del lascia o raddoppia mariniano. Forte del fatto che l’abatino Orfini non sia riuscito finora a portare tutto il Pd romano dalla sua. Una buona metà dei 19 consiglieri pieddini infatti traccheggia, nicchia, resiste. Insomma pare disposta a dare a Marino un’altra chance, come pure i quattro vendoliani e, ovviamente, gli altrettanti fedelissimi della lista civica.</p>
<p>Così il quasi neo sindaco avrebbe dalla sua una risicatissima maggioranza consiliare nel vuoto politico che si è fatto attorno, non domina il palazzo ma si fa forte della piazza, mentre la città non sa se la sua sia davvero un’esperienza accantonata, parafrasando il renziano Esposito, e resta a guardare anche se non sa a chi per vedere oltre, col Giubileo alle porte e gli intrecci di mafia capitale ben dentro le mura. Al di là dei proclami che dovranno trovare sfogo da qui a una settimana, resta l’idea che più che al rush finale, il braccio di ferro serva a Marino ad alzare il prezzo per non ritrovarsi solo e senza un lavoro, dopo aver disceso lo scalone capitolino una volta per sempre.</p>
<p>Per lui un ruolo di bel nome e poca sostanza il Pd capitolino dovrà pur trovarlo – presidente dei pellegrini scalzi, magari – se non vuole rischiare la conta tra gli infidi spezzoni d’un partito che i mozzaorecchi del premier non dominano affatto o, peggio, affidarsi ai voti degli odiati pentastelluti o della destra per cacciarlo dal palazzo. E mentre pure tra Meloni e Alemanno volano stracci, rievocando i bei tempi di quando dallo scalone tutti si salutavano romanamente, gli altri stanno a guardare. Marchini no, lui gira in bici e pettorina gialla per il basta buche tour. E tanto basti.</p>
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		<title>La certezza delle macerie</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2015 11:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/10/marino1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8605" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/10/marino1-300x150.jpg" alt="marino1" width="300" height="150" /></a></p>
<p>Roma ha solo la certezza delle sue macerie, a due mesi dal Giubileo. Era dai tempi dei bersaglieri di La Marmora a Porta Pia che non si sentivano parole così dure sulla Città eterna da parte del Vaticano.<span id="more-8603"></span> Eh sì che la faccia tosta di Ignazio Marino è riuscita a far perdere le staffe (in diretta) pure a quel sant’uomo del santo padre, ma ecco l’ennesima riprova dell’accanimento mediatico contro di lui, per dirla come l’assessore alla legalità Sabella che promette di scolarsi una bottiglia di vodka prima di rimettersi al lavoro. In pectore per essere quel commissario che dai primi di novembre siederà sullo scranno del quasi ex sindaco.</p>
<p>Così il giorno dopo non sembra affatto tale, col sindaco che continua a fare il suo lavoro, tra un matrimonio e una riunione di giunta – eccetto i tre assessori aggregati all’ultimo rimpasto, di stretta osservanza renziana. Insomma, il giorno dopo le sue dimissioni – da formalizzare solo lunedì, poi può sempre ripensarci nella ventina di giorni necessari alla chiusa dei conti – Marino non smentisce se stesso, il marziano de Roma, il personaggio che tra ego smisurato e castroneria congenita avrebbe fatto la gioja di Flaiano. Tant’è che a tutt’oggi manco i fedelissimi saprebbero dire, in tutta onestà intellettuale, se ce fa o c’è, per dirla alla romana.</p>
<p>Sicché continua la Marineide sotto il plumbeo cielo capitolino, e l’accanimento mediatico contro il marziano. Gli è che Marino prende tempo, tratta la resa con chi l’ha infine affossato con uno spiedo da girarrosto, anche se sa che i giochi sono fatti e lui dal Campidoglio non scenderà ammantato di gloria. Ma l’importante è resistere, strappare qualche garanzia per il proprio futuro politico, sventolando agende zeppe di nomi e cognomi, di favori fatti e resi capaci di far tremare – a suo dire – quel che resta del disastrato panorama romano. Ma son cartacce, queste, che pesano meno dei faldoni della terza tranche di Mafia capitale che la procura minacciava di mettere in piazza e ora resterà al chiuso nei cassetti, e quel che resta della dirigenza pieddina potrà continuare a dormire sonni relativamente tranquilli.</p>
<p>Gli è che a Renzi è riuscito il colpo gobbo, alla toscana, affossandolo per qualche cenetta malpagata, dunque per fattacci personali, senza mettere in mezzo il partito di maggioranza che il sindaco ha sfornato e sostenuto, fino all’ultimo, nei 27 mesi del suo mandato. E che mestizia vedere, sui conti in tasca a Ignazio, quei 260 euro per sei persone, 40 a capoccia scontati, la sera di Santo Stefano del 2013. Ecché, appena sfangata la bancarotta del comune, il sindaco non aveva diritto di festeggiare in famiglia? Eppoi scagli la prima pietra chi non ha speso cotal cifra per una cena in trattoria, a Roma, altro che ristoranti di lusso. Ma il colpo di spiedo è andato a segno, ben manovrato da mani toscane, e Marino di suo ci ha rimesso l’assegno che avrebbe dovuto staccare senza tante storie, oltre al posto e alla faccia. Con l’aggravio che manco è nuovo a tali spesucce, visto che dalla dorata clinica di Pittsburgh sarebbe stato cacciato per lo stesso motivo. Ma la perseveranza di Marino non è diabolica in questo, piuttosto umana. Paga, il quasi ex sindaco, il mancato allineamento al premier, oltre alla dabbenaggine e alla distopia comunicativa.</p>
<p>Ma la vittoria per il Pd più che di Renzi può rivelarsi di Pirro. Affossato Marino, salvo colpi di scena nella guerra dei venti giorni che si annuncia, per i neodiccì le chance di vincere sono ridotte al lumicino, nonostante l’ostentato ottimismo dell’abatino Orfini. Senza passare per le primarie – come fare altrimenti, visto che il Pd romano tutto è fuorché nelle mani del premier? – i due nomi forti sono al momento quelli di due ministri, proprio perché tali restii a infilare la capoccia tra le macerie di Roma: Gentiloni (la prima scelta di Renzi, già battuto alle ultime primarie romane) e Franceschini. Gli altri son nomi da operetta, sparecchiatavoli buoni a far sì che nella campagna di primavera, a Roma come negli altri capoluoghi al voto, il pd rischi un flop storico, con buona pace del partito unico renziano. Sull’altra sponda già si canta vittoria. L’ennesima discesa in campo del Cavaliere, a far da paciere tra Meloni e Marchini, non impedirà a quest’ultimo una vittoria annunciata, da candidato unico del centrodestra di nuovo unito, sia pure sotto le spoglie d’un listone civico. Terzum non datur, visto dalle parti dei Pentastelluti, sulla carta i favoriti, tra veti incrociati tra De Vito e Di Battista e resistenze dei poteri forti e deboli non si andrà oltre al ballottaggio. Sicché, qualche spazio resta pure al buon Marino, tentato da una lista civica che faccia strame di quel che resta del Pd e se la batta alla meno peggio con Marchini. Un pertugio stretto stretto, buono giusto per infilarci uno spiedo. Genovese e non toscano, stavolta.</p>
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		<title>Senza scorta</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2015 10:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’allegro chirurgo Marino, in arte sindaco, reclama il diritto alle ferie integrali e a vivere senza scorta. Lui, che era partito in bici e si ritrova con tre macchine – tre – a pedinarlo, e attacca Vespa per l’ospitata ai parenti di Casamonica, Vera e Vittorino, figlia e nipotino. Per una volta che l’untuoso fa il suo mestiere, tutti a dargli addosso. Tanto più che... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/senza-scorta/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/09/marino-310x235.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-8522" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/09/marino-310x235-300x227.png" alt="marino sindaco" width="300" height="227" /></a></p>
<p>L’allegro chirurgo Marino, in arte sindaco, reclama il diritto alle ferie integrali e a vivere senza scorta. Lui, che era partito in bici e si ritrova con tre macchine – tre – a pedinarlo, e attacca Vespa per l’ospitata ai parenti di Casamonica, Vera e Vittorino, figlia e nipotino.</p>
<p><span id="more-8521"></span>Per una volta che l’untuoso fa il suo mestiere, tutti a dargli addosso. Tanto più che – spiega il number one dei gazzettieri Rai – Vittorio non era né un mafioso né uno spacciatore. Quanto al funerale, «a mio padre lo piaceva così», taglia corto Vera. Una chicca, tra le tante, degna di passare agli annali del paese reale che ha già ingoiato l’altro come un buco nero, nell’ignavia della galassia d’attorno.</p>
<p>La migliore è però del prefetto di ceralacca Gabrielli che, avendo visto un altro film o cambiato canale, a Repubblica confida: «Il funerale di Vittorio Casamonica e la celebrazione del suo clan ne saranno la né mesi – testuale, ndr. Vedere figlia e nipote del boss con il cappello in mano da Bruno Vespa è la dimostrazione che i Casamonica hanno compreso in quale guaio si siano infilati e quale errore abbiano fatto ad accendere un riflettore che ora, con ogni evidenza, non controllano più… Mettiamola così: pagheranno a breve il giusto fio di quello che hanno combinato. Per rimettere Roma sui binari giusti, non ci vorranno né mesi, né anni. Ma lustri».</p>
<p>Lustri, appunto. Marino dorma sonni tranquilli. Il buco nero ci ingoierà prima, con tutti i mostriciattoli generati dal sonno della nostra ragione.</p>
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		<title>Lo vedi, riecco Marino</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 18:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra fischi e slogan il rientro del sindaco a Roma, al sit in Antimafia capitale Lo vedi, riecco Marino. No, non è quello della sagra dell’uva cantato da Lando Fiorini, ma il “coniglio”, l’“onesto tontolone”, l’“allegro chirurgo”, come l’ha dileggiato la maxistampa nazionale. insomma l’Ignazio sindaco che, smesso il costume da bagno e intascate le lodi dell’omologo di New York, è rientrato in Campidoglio infilando... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/lo-vedi-riecco-marino/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tra fischi e slogan il rientro del sindaco a Roma, al sit in Antimafia capitale</p>
<p><span id="more-8515"></span></p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/09/7c5ed5c0-513d-11e5-addb-96266eadb506.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8516" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/09/7c5ed5c0-513d-11e5-addb-96266eadb506-300x225.jpg" alt="sit in don bosco" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Lo vedi, riecco Marino. No, non è quello della sagra dell’uva cantato da Lando Fiorini, ma il “coniglio”, l’“onesto tontolone”, l’“allegro chirurgo”, come l’ha dileggiato la maxistampa nazionale. insomma l’Ignazio sindaco che, smesso il costume da bagno e intascate le lodi dell’omologo di New York, è rientrato in Campidoglio infilando una porticina secondaria per presenziare la prima riunione di giunta del dopo ferie ed evitare i troppi cronisti assiepati all’ingresso principale. Un rientro non proprio da trionfatore, seppure l’Ignazio non ha mancato di rinverdire per l’occasione uno slogan mussoliniano e, con qualche variante, già cesariano: molti nemici, molto onore.</p>
<p>Ipso dixit, prima di sgattaiolare via, a presenziar tacendo coi suoi rimpasti di giunta la manifestazione antimafia capitale voluta dal presidente Pd Matteo Orfini in quel di Don Bosco, teatro di un recente funerale “cafonal”, per dirla come l’assessore alla legalità Alfonso Sabella, anche lui fresco di rientro. Un’ideona, quella di Orfini, lanciata in pompa magna ma ammosciata in sit in e fiaccolata di protesta, viste le defezioni e la folla non oceanica. Per un Ignazio guadagnato (e fischiato), infatti, il pd romano ha perso tutti gli altri, da Sel a Forza Italia, dai 5 Stelle ad alfio Marchini. Che ha aderito ma si è guardato bene dall&#8217;esserci. Così il candidato sindaco in pectore del centrodestra ha evitato di ritrovarsi in piazza, faccia a faccia col sindaco ex pectore, a rischio d’essere spernacchiato pure lui e soprattutto di non trovare un posto libero dove altri hanno già messo il cappello. Meglio ritardare l’ingresso in scena, tanto le sirene forzaitaliote sono troppo soavi per non starle a sentire e, con tutta probabilità, portarlo a sedere sulla poltrona ancora occupata da Marino. O meglio, dal suo doppio.</p>
<p>Già al suo abbrivio, il Marino bis si preannuncia una copia sbiadita dell’originale, un’incognita con guizzi surreali. Non tanto per quanto potrà fare, messo sotto la tutela di Franco Gabrielli. Non certo il prefetto di ferro di petacchiana memoria, piuttosto di ceralacca, data la stretta osservanza renziana e le punzecchiature tra una rassicurazione e l’altra. Primum vivere, o meglio vivacchiare, non certo governare, per Marino. Anche se questo comporterà un lento perire e nessuna possibilità di resurrezione. Ma l’uomo – e questo gli sia di vanto, anche se in politica è di peso – è caparbio quant’altri mai e spera di battere nel cuore dei romani ancora a lungo, più dei cuori di babuino trapiantati a suo tempo in corpore umano. Forse pensa persino, l’ex senatore, di giocare un ruolo chiave nell’opposizione interna al pd renziano, dove le malmostose truppe capitoline già muovono in ordine sparso alla campagna d’autunno, mosse dai vecchi big.</p>
<p>Eccola, la vera forza di Marino. Non il suo potenziale ancora inespresso, come si ostina a raccontare dalle colonne del Corsera il vicesindaco Marco Causi, quanto le mancanze e le fratture altrui. Neppure i Cinque stelle, i più quotati a raccoglierne l’eredità, se la passano bene, con Alessandro Di Battista – l’unico ad avere qualche chance di bypassare Marino e superare Marchini – tirato per la giacchetta ma osteggiato dalle belle figurine dei consiglieri pentastelluti e ignorato dal direttorio nazionale, che potrebbe riproporre l’ex sfidante Marcello De Vito. Così nessuno tocchi Marino, per ora, dati i tempi stretti del Giubileo della misericordia – per l’appunto – e nonostante il terzo troncone di Mafia capitale serrato nei cassetti, in attesa di essere aperti a sincrono. E allora lo vedi, riecco Marino. Non quello della sagra, ma del teatrino. E la sigla di Amarcord sul palco a chiudere l’antimafia alla romana appare perfetta.</p>
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