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	<title>Maurizio Zuccari &#187; tregua</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Senza tregua</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 10:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi vince e chi perde nel conflitto in Medio Oriente e cosa aspettarsi dai negoziati aperti in Pakistan Se non fosse l’ignobile filmaccio che è stato, Senza tregua potrebbe essere preso a paradigma dello stop alla guerra che infiamma il Medio Oriente e con esso il mondo. Se non fosse la tragedia che è, la tregua sancita tra Usa e Iran con la mediazione del... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/senza-tregua/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/04/manifestazione.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10734" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/04/manifestazione-300x169.jpeg" alt="manifestazione" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Chi vince e chi perde nel conflitto in Medio Oriente e cosa aspettarsi dai negoziati aperti in Pakistan</strong><span id="more-10733"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Se non fosse l’ignobile filmaccio che è stato, Senza tregua potrebbe essere preso a paradigma dello stop alla guerra che infiamma il Medio Oriente e con esso il mondo. Se non fosse la tragedia che è, la tregua sancita tra Usa e Iran con la mediazione del Pakistan, subito spezzata da Israele, potrebbe derubricarsi a ennesimo bluff di un conflitto senza capo e molte code. Invece non c’è pace tra i cedri, e neppure nel Golfo Persico, a dispetto di tregue reali o presunte tali, parafrasando un altro film, tra i maggiori del neorealismo, di Giuseppe De Santis. Alla vigilia della cancellazione della civiltà persiana, del ritorno dell’Iran all’età della pietra promesso da Trump, con il ricorso all’atomica come estrema ratio, sua maestà Donaldone I accetta il pacchetto (paccotto?) offertogli dagli iraniani per far cessare i bombardamenti. Tutti gli obiettivi militari sono stati raggiunti e superati, assicura adesso Big Don, e si può tranquillamente trattare coi “fottuti bastardi” che fino a poche ore prima si volevano cancellare dalla faccia della terra e dai libri di storia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Chi dà le carte nel gioco a perdere</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Bibi non ci sta e scatena sul Libano i bombardamenti forse più massicci della sua storia, tanto per far vedere chi dà le carte nel gioco a perdere scatenato dai due compari. E mentre il fu paese dei cedri piange altre migliaia tra morti e feriti, triste pedaggio all’ennesima spinta espansionista sionista spacciata per sicurezza nazionale contro quel che resta degli hezbollah filoiraniani, a Islamabad s’aprono i negoziati sui dieci punti proposti (imposti?) dagli iraniani per il cessate il fuoco. Una base trattabile, assicura il presidente Usa. L’ennesimo spariglio del mazzo da parte di un imperatore ormai fuor di senno, come il macellajo di tel Aviv a cui tiene bordone? Non a caso a Washington c’è – persino tra i fedelissimi – chi rispolvera la “teoria del pazzo” di Nixon per dire che è ora di farla finita con simili boutade. Ma dopo 38 giorni di una guerra dove nulla tornerà come prima, cosa resta sul campo? Chi sono i vinti, chi i vincitori, per ora? E soprattutto, che accadrà in Pakistan e nel mondo?</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I dieci punti della discordia</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Già le medaglie in petto sulla grisaglia verdenazi e la faccia d’Asim Munir, bel ceffo di feldmaresciallo a capo delle forze armate e già prima dei servizi segreti pakistani, la dice lunga sui mediatori e sulle finalità della tregua dietro cui si muovono ombre cinesi. Due settimane di sospensione dei bombardamenti in cambio di dieci punti. In sintesi: stop all’aggressione, revoca delle sanzioni economiche e abrogazione di quelle sancite dal Consiglio di sicurezza Onu, accettazione del programma di arricchimento dell’uranio a fini civili, controllo iraniano sullo stretto di Hormuz, pagamento dei danni di guerra, ritiro delle forze Usa dalle basi del golfo, cessazione delle ostilità su tutti i fronti, inclusi quello yemenita e libanese su cui Netanyahu fa orecchie da mercante. Se su quest’ultimo punto, già violato, s’annuncia il braccio di ferro tra i due compari, oltre che tra i contendenti, il resto non è così facile da digerire e soprattutto da spacciare per successo per gli Usa, ammesso che il negoziato vada in porto. Più che di vittoria, come strombazza Trump, parrebbe un pari e patta che ha il sapore della sconfitta per Donaldone e i suoi scherani.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dove casca l’asino occidentale</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Gli Usa, e obtorto collo Israele, sono stati costretti al tavolo della tregua – non certo della pace – forse perché hanno colpito i 13mila obiettivi stabiliti dalla deficienza artificiale o piuttosto perché bombe e missili sono prossimi a esaurirsi mentre gli arsenali iraniani sono ancora mezzi pieni e di questo passo c’è il rischio di non avere più nulla da opporre ai loro razzi e droni? Per Big Don sono stati un tale successo, questi 38 giorni di guerra, da vedere le basi Usa del Golfo operativamente distrutte, le infrastrutture energetiche degli alleati del golfo a pezzi e il traffico marittimo al collasso, con pesantissime ripercussioni a livello globale. E qui casca l’asino e il fardello dell’Occidente alla canna del gas: lo stretto si riaprirà, ai pasdaran piacendo, previo pedaggio da spartirsi con l’Oman, a rimborso dei danni di guerra. Non certo un vantaggio per le petroliere e le gasiere che attraverseranno lo stretto e per le tasche di tutti. Ma se nei paeselli in India e in Cina hanno sostituito i combustibili fossili con l’atavica merda di vacca, le cose vanno e andranno sempre più maluccio per noialtri occidentali, indipendentemente dall’esito dei negoziati.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Povera Italia, serva sciocca alla catena</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Soprattutto per le tasche dei poveri italiani, anello debole e servi sciocchi alla catena, preoccupati più di un eventuale ripescaggio ai mondiali ai danni dell’Iran che di toglierci dai guasti d’una servitù senza fine. Tantomeno dei missili piovuti sulla base di Erbil o sui mezzi Unifil nell’inferno libanese. Quanto al paese degli ayatollah, semidistrutto dai bombardamenti, chiunque non sia asservito o in malafede vede come abbia tenuto botta sotto le bombe. Si può decapitare la testa, ma il regime affonda le sue radici in profondità sociali e culturali che gazzettieri e guerrafondai da salotto neppure sognano. E qui arriva a soccorrerci la storia, la sua totale inutilità. Se la conoscessero generaloni e teste calde, per non dir altro, e chi espone in bellavista bandiere dello scià, avrebbero saputo che la resilienza militare e la difesa modulare dei persiani non ha pari, dai tempi delle aquile imperiali romane che tentarono di soggiogarli. Crasso pensava che la conquista della Persia fosse uno scherzo per le sue legioni, finché a Carre prese la sveglia e perse la testa. Ma una testa l’aveva, il console che s’era fatto straricco facendo abbruciare le insule dei poveracci. Che l’abbiano certi novelli imperatori che incendiano il mondo è lecito dubitarne, fuor di pazzia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Chi governa davvero l’America e il mondo?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Dopo la presidenza d’un povero demente, Rimbambiden, al paese che s’ostina a non recedere dalla sua volontà egemonica tocca d’essere guidato da uno scellerato ancora più furioso, e questo dovrebbe dirla lunga su chi governa davvero l’America, e il mondo che più non è né sarà, dopo questa guerra. E mostrare infine il vero volto di chi l’ha scatenata manu militari, Netanyahu, per brama di potere e salvaguardia delle proprie terga. Spiace dirlo ma le sue responsabilità non sono scindibili da quelle del paese che ha portato all’apice della potenza globale. Israele, con il suo fanatismo, con il suo potenziale militare, con il suo suprematismo etnico, e soprattutto con il suo strapotere finanziario, mediatico e tecnologico, è una minaccia esistenziale per il mondo intero. Parole forti che rievocano altri drammi e tragedie epocali? Certo. Ma davanti al lenzuolo funebre srotolato al Verano di Roma, coi nomi dei 18mila bambini palestinesi massacrati dai sionisti dal 2023 a oggi si deve, una volta per tutte, smetterla di pagare dazio alla vulgata dei massacratori e alla fola dei liberatori. Sarà piuttosto il caso di liberare la terra che ha dato i natali a Cristo da chi la tiene in ostaggio e noi con essa, o soccombere ai macellaj di turno. In nome della libertà, s’intende. </span></p>
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		<title>La tregua è finita</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 08:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Le parole sono pietre]]></category>
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		<description><![CDATA[Serve una nuova resistenza, al di fuori di categorie superate, ché il mondo nuovo ha già aperto i cancelli. Frammenti di un discorso letterario e politico a margine dell’ennesimo decreto Conte sul Covid. Negli ultimi tempi, prima del suicidio, Primo Levi era ossessionato da un’idea. La tregua, ripeteva, prima o poi finirà, sta finendo. Non erano tregua, per lui, i lunghi mesi di peregrinazioni dal lager... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/la-tregua-e-finita/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Serve una nuova resistenza, al di fuori di categorie superate, ché il mondo nuovo ha già aperto i cancelli. Frammenti di un discorso letterario e politico a margine dell’ennesimo decreto Conte sul Covid.<span id="more-9896"></span> Negli ultimi tempi, prima del suicidio, Primo Levi era ossessionato da un’idea. La tregua, ripeteva, prima o poi finirà, sta finendo. Non erano tregua, per lui, i lunghi mesi di peregrinazioni dal lager nazista a Torino, passando per l’Est europeo. Tantomeno l’anno passato nel terzo campo di sterminio di Auschwitz, il nazifascismo considerato tragica parentesi nella storia del mondo, ma la vittoria su questo e la precaria pace raggiunta nel dopoguerra. Tregua destinata prima o poi a finire con l’affacciarsi d’un altro, e più pernicioso, tipo di fascismo. Un totalitarismo che avrebbe potuto fare a meno di randellate e camere a gas.</p>
<p>Le parole di Levi sono nell’aria, in questi giorni, trascinate dal particolato meglio del Covid. Le respiriamo, sono nella nostra testa. Sono dentro il cuore nero, o fucsia, o arcobaleno dell’Occidente. E, come sempre, l’Italia che tanto ha dato alla scienza politica dello scorso secolo, da Mussolini a Berlusconi, a Grillo, è all’avanguardia anche nel XXI. Piglia l’ennesimo decreto Conte, questo avvocaticchio catapultato per grazia divina e volontà dei poteri forti, più che della nazione, a capo del governo, e qui rimasto in virtù del più grande ribaltone della storia politica del Belpaese. Piglia la sua mascherata generale, brillantemente anticipata – persino superata, nel caso del Lazio e della Campania – da uno schieramento trasversale che va da Zingaretti alla scomparsa Santelli, passando per De Luca. Cioè dalla postsinistra alla neodestra, fino al governatore campano che solo uno sviscerato amante della commedia dell’arte all’italiana può allocare tra le file del centrosinistra. Vale a dire l’intero arco costituzionale, o quel che si definisce tale.</p>
<p>Diciamolo subito: fascismo e comunismo, schematicamente ridotti a destra e sinistra, sono categorie politiche superate che assumono la stessa valenza storica della contrapposizione tra Guelfi e Ghibellini, Goti e Bizantini. Non tanto e non solo perché ogni reale differenza tra gli schieramenti – la realtà fattuale, avrebbe detto il buon Machiavelli – s’è sciolta e confusa nel pensiero unico dominante, il conformismo acritico di cui la peste del politicamente corretto è il sintomo più evidente del male, come lo era l’ideologia ai tempi del politicamente impegnato. Quanto perché, nemesi della storia, il nuovo totalitarismo oggi si veste d’antifascismo.</p>
<p>Abbandonato non dico ogni pensiero critico, ma ogni pulsione logica, l’homo covidicus, già antifascista militante benché privo dei rudimenti della dialettica marxista, sempre nel giusto ancorché preso a calci dalla storia, è divenuto il più spietato persecutore d’ogni differenza, d’ogni intelligenza alternativa all’esistente. Partigiano d’un globalismo economico e d’un umanitarismo velleitario che nulla hanno a che vedere con l’internazionalismo proletario e la liberazione dell’umanità, manco con l’amore verso il prossimo o i rejetti. Butta secchiate di vernice sulle statue in nome d’un progressismo che cela il più bieco oscurantismo. Così la famigerata mascherina, bavarola che ognuno dovrebbe sprezzare in nome della logica e della libertà, è divenuta simbolo acritico del consenso generale, del rigore per amore del prossimo e di sé. Trend di consumo e tendenza di moda. Non c’è livello culturale o scolarità che tenga. Indossarla è divenuta quasi una bandiera per la sinistra, come toglierla sarebbe di destra (vedi le menate su Trump). Bella contraddizione, non certo la sola o maggiore.</p>
<p>Dietro la mascherata generale e l’invito alla delazione, dietro al ricatto della salute c’è questo, una nuova forma di controllo sociale, non certo frutto delle menti d’un Conte o d’uno Zingaretti, servi più o meno ligi al proprio ruolo in un sistema – quello del capitale globale nella sua fase preterminale, detto in rima, o Cgp – che ogni giorno di più annienta le nostre vite e il nostro lavoro, affetti e socialità. E al covidiota, evoluzione dell’italiota, al conformista antifascista o interclassista, o neofascista, va bene così. Naviga beato tra palate di merda sempre più grossa. Per tema del peggio ingoja il peggio, secondo l’arcinota legge della rana bollita. L’umano si fa disumano ma non coglie l’evidenza dell’incongruenza. Il problema delle libertà negate non lo sfiora, sommerso dalla disinformazione martellante, dispensatrice della paura che annega ogni residuale capacità cognitiva e resistenziale.</p>
<p>La neolingua, impasto d’inglese d’accatto ripetuto a pappagallo, è funzionale allo scopo, veicolo del nuovo sentire collettivo. Lockdown non ha la stessa valenza di confinamento sociale. Nel rovesciamento semantico e concettuale negazionista, sovranista, complottista, anziché aggettivi connotativi ed elementi di riflessione sono termini di dileggio mutuati dalla grande narrazione imperante, trasversale e progressista. E il fantasma del nemico prende forme orizzontali, come già durante la strategia della tensione e assai prima, per salvaguardare il conflitto verticale che la neolingua maschera e la paura inibisce. La vera lotta di classe in atto tra i pochissimi che hanno sempre più, a danno dei più.</p>
<p>Guardare le statistiche di chi ha fatto miliardi a palate in questi mesi e chi ha perso tutto o quasi non fa cogliere il nesso. Il virus che viene dall’Est è un castigo di Dio, anzi cinese, non c’è relazione alcuna coi profitti dell’antivirus allo studio da anni, con benefiche fondazioni pronte a smerciarlo, finanziate dai neopadroni della terra e del vapore. Si tratta solo d’aspettare la conta dei morti, per convincere gli ultimi ottusi. Contano gli infetti, asintomatici cioè portatori sani, altra trovata geniale a dispetto d’ogni buonsenso. Contano i morti, appunto, anche se nessuno sa le vere cause dei decessi, visto che nessuna autopsia è mai stata fatta e nel dubbio tutti nella fossa comune, come Leopardi ai tempi della peste. Si chiuda tutto anche se nessun comitato scientifico l’ha mai richiesto, ma solo virologi per burla pagati a peso d’oro per le loro vacue comparsate. S’evitino carezze e baci a vecchi e pargoli, sempre più soli e fuori di testa, come ormai tutti. Si giri in maschera anche se non c’è nessuno all’orizzonte, si prendano le scale anziché l’ascensore, rigorosamente in maschera. Ogni idiozia è bevuta come acqua fresca e se un medico spiega, dati alla mano, che la bavarola è utile contro il virus quanto la canottiera contro una fucilata – come già l’Oms della prima ora – è un dispensatore d’odio e follia. Ma si crede a ciò che si vuol credere, alle favole come ai complotti, e nessuna alternativa è possibile per chi vuole sbattere la testa sempre allo stesso muro. Qualche avvertenza, però, inutile a scalfire certezze e pochezze.</p>
<p>Non si creda che, passati questi, altri figuri e comparse siano migliori e diverse. Il Salvini calante, già baubau fascista per eccellenza, o la Meloni ascendente, neofascista doc, sono tutto fuorché antisistema, hanno le mani legate e peggio, al massimo possono sbavare con la mordacchia alla bocca. Il problema è di sistema: il superamento della democrazia nelle forme (fintamente) costituzionali e conosciute. La tecnologia, non la democrazia, serve al Cgp – meglio, una tecnologia falsamente democratica – come destra e sinistra non rappresentano più le forze sociali di riferimento, venendo meno la contrapposizione delle classi d’origine. Non certo la lotta di classe in sé, resa anzi più feroce dall’incrudelirsi delle condizioni di vita e sociali dei ceti medi, dalla generale precarizzazione. Gli spezzoni alternativi che si muovono in ordine sparso, dopo la frantumazione dei Cinquestelle – che merita un discorso a parte, come la nemesi della sinistra – sono una meteora, una via di scampo in mancanza d’alternative praticabili, sfogo d’una lotta politica dove il gesto di fattura anarchica, tacciabile di terrorismo, torna l’unica via possibile per scardinare l’esistente. Un salto indietro di secoli, all’origine della rivoluzione industriale, perché la rivoluzione industriale è finita, scardinata dall’hitech e domani dalla robotica. Dove il capitale globale sarà al suo stadio terminale, poiché si passerà dal disumano all’inumano.</p>
<p>Ma queste son fole apocalittiche. Tutto questo prima o poi finirà, dicono l’anime belle, arriverà un bel vaccino e si tornerà a vedere la luce come il povero Ciaula della novella pirandelliana. Passata la pandemia, fra qualche mese o un anno, tutto tornerà come prima. Illusi. Passata questa ne verrà un’altra, o qualcos’altro da accettare nel nome dell’ineluttabile e del progresso, da mettere sotto controllo, come dissenzienti e retrogradi, con un bel vaccino ad hoc o un grazioso chip sottopelle. Faccio mie le parole dell’avvocato milanese Carlo Prisco, nel pool della settantina di legali che cercano – con poco successo, a dire il vero – di difendere i malcapitati dalle vessazioni decise dal governo a furia di decretazioni d’urgenza, illegittime e dal profilo anticostituzionale. «La gente non ha ancora capito che non si tornerà mai più alle forme d’aggregazione sociale alle quali eravamo abituati». Avremo lo smart working al posto del lavoro e dei diritti, la spesa online invece delle file sotto casa, la videochiamata coi famigliari e col vicino. Un qualche reddito di sussistenza, tanti bei canali tematici sulla tivù non più generalista. Potrete sempre darvi di gomito, a distanza. E dirvi antifascisti, o quel che vi pare, cittadini modello. Scordatevi feste in casa e moti di piazza, mascheratevi pure al cesso, per il vostro bene e dei vostri cari. Ai più va bene così, non ditelo complotto che è roba becera e d’antan. Al più, dittatura, ergo volontà, della maggioranza. Chi non ci sta si prepari a una nuova resistenza. Fuori dalle categorie esistenti, ché il mondo nuovo ha già aperto i cancelli. La tregua è finita, e sui lager sta scritto: “Andrà tutto bene”.</p>
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