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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Vinicio Capossela</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Sirene, fatuazione dell’abisso</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 17:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capossela apre la rassegna Venere in musica al Foro romano. Tra miti, emergenze e affioramenti il concerto perfetto sulla follia di questi tempi infausti Metti uno dei luoghi più iconici, fascinosi epperò misconosciuti della capitale. Metti quello che resta il maggior cantore di questi nostri tempi oscuri dove imperversano i Tonieffe e le Bigmama. Metti, insomma, Vinicio Capossela al tempio di Venere e Roma, al... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/sirene-fatuazione-dellabisso/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Capossela apre la rassegna Venere in musica al Foro romano. Tra miti, emergenze e affioramenti il concerto perfetto sulla follia di questi tempi infausti</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span id="more-10604"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Metti uno dei luoghi più iconici, fascinosi epperò misconosciuti della capitale. Metti quello che resta il maggior cantore di questi nostri tempi oscuri dove imperversano i Tonieffe e le Bigmama. Metti, insomma, Vinicio Capossela al tempio di Venere e Roma, al Foro, e hai il concerto perfetto. Un mix di sonorità &amp; senso, malinconia e magia come meglio non si potrebbe. Vinicio ha fatto da apripista a Venere in musica, un appuntamento ormai classico all’abbrivio dell’estate romana: quattro serate, aperte ieri dal nostro e proseguite, da oggi a domenica, con altri mostri sacri del panorama musicale mondiale: Malika Ayane, Salif Keyta e Goumour Almoctar, in arte Bombino. Tutto all’insegna della “world” ma soprattutto della buona musica. Giunta alla sua quarta edizione, la rassegna musicale ideata da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, e curata di Fabrizio Arcuri che ne firma la direzione artistica è uno dei più interessanti appuntamenti capitolini, capace di unire musica e cultura in un unicum imperdibile, oltretutto gratuito.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tra quel che resta delle volte e dei colonnati del tempio voluto dall’imperatore Adriano all’apice del suo successo, per onorare il duplice volto della capitale imperiale, divinizzzata, e della dea Venere, progenitrice di Enea, e con lui della gens Julia e della stessa città, secondo il mito mutuato da Virgilio ai Tirreni, lo spettacolo è superbo. Luci e sirene impazzano tra le macerie del più maestoso tempio pagano dell’antichità, distrutto dalle spoliazioni papesche e costato la vita al maggior architetto del tempo. Quell’Apollodoro di Damasco che osò criticare l’opera architettata dallo stesso Adriano che se la legò al dito e non gliela fece passare liscia, mettendolo a morte. A riprova di come il potere, anche quando personificato da un imperatore che si vuole colto e illuminato, resta una gran brutta bestia.</p>
<p style="font-weight: 400;">E alle sirene è dedicata la serata, alla fatuazione di quest’altri mitici esseri destinati a perdere l’essere umano negli abissi. Una fatuazione, la loro, per dirla come Capossela, utile a stappare l’orecchie dello spettatore, indurite e ingolfate dalle narrazioni contemporanee, dal dilagare dei nonsensi e dall’abuso di tecnologia che si vuole salvifica ma è tutt’altro. È un viaggio nel mito, questa seconda tappa del tour iniziato ier l’altro al parco archeologico di Norba, antico insediamento latino, poi romano, non distante dalla moderna Norma. Un percorso che si dipana tra richiami, emergenze e affioramenti, seguendo un filo rosso dove s’annodano i grandi classici del repertorio caposseliano con una banda sempre diversa, a sottolineare la specificità dei luoghi e dei paesaggi musicali nelle diverse tappe. Info sul tour Sirene su <a href="http://www.viniciocapossela.it/" target="_blank">www.viniciocapossela.it</a>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Altro e caratteristico motivo conduttore della serata, tra un frammento discorsivo e un bicchier di vino di capitan Vinicio, i suoni delle sirene. Quelle vere di Kiev e Gaza, dei teatri di guerra aperti dalla follia al potere, a partire dal genocidio in atto in terra palestinese per mano israeliana. Nemesi tra le più sanguinarie della storia che troppi fingono di non vedere tappandosi occhi bocca e orecchi – come le tre scimmiette sul comò – pur di credere ancora alla finzione d’Israele baluardo della democrazia occidentale piuttosto che sanguinaria democrazia totalitaria, come il resto dell’Occidente. Ma queste son fole, follie coève. Lasciamoci cullare dal canto d’altre sirene, quelle omeriche piuttosto che antiaeree, affoghiamo nell’oblio le follie d’un mondo precipitato nell’abisso. Con l’augurio, come dice il gran cantore Vinicio, che all’immersione nei fondali di questi tempi infausti segua l’emersione in tempi più fausti, umani e gentili. Prosit.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Info e prenotazioni (praticamente impossibili online, un neo che gli organizzatori dovranno risolvere) su <a href="https://parcocolosseo.eventbrite.com/" target="_blank">https://parcocolosseo.eventbrite.com</a>; <a href="https://bit.ly/venereinmusica25" target="_blank">https://bit.ly/venereinmusica25</a>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9134.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10615" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9134-300x225.jpeg" alt="IMG_9134" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9131.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10614" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9131-300x225.jpeg" alt="IMG_9131" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9130.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10613" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9130-300x225.jpeg" alt="IMG_9130" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9129.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10612" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9129-300x225.jpeg" alt="IMG_9129" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_91231.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10611" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_91231-300x225.jpeg" alt="IMG_9123" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9121.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10610" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9121-300x225.jpeg" alt="IMG_9121" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9120.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10609" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9120-300x225.jpeg" alt="IMG_9120" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9118.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10608" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9118-300x225.jpeg" alt="IMG_9118" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9116.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10607" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9116-300x225.jpeg" alt="IMG_9116" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9114.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10606" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9114-300x225.jpeg" alt="IMG_9114" width="300" height="225" /></a> </span></p>
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		<title>Il ritorno di Vinicio Namaziano</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Aug 2024 17:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si conclude a Taormina il tour estivo di Capossela. Tra antichi e nuovi crolli, il De reditu tiene banco al teatro di Ostia Il Colosseo è distante, ma l’abbrivio non poteva essere che lì. Si sconquassi al Colosseo eccetera, con tube e tamburi a dare il segno del fato, possente, in questo luogo segnato dalla storia e dal tempo. Poi è il vialibera alle cantate... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-ritorno-di-vinicio-namaziano/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/08/Vinicio-Ostia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10500" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/08/Vinicio-Ostia-300x225.jpg" alt="Vinicio Ostia" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Si conclude a Taormina il tour estivo di Capossela. Tra antichi e nuovi crolli, il De reditu tiene banco al teatro di Ostia</strong><span id="more-10498"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Il Colosseo è distante, ma l’abbrivio non poteva essere che lì. Si sconquassi al Colosseo eccetera, con tube e tamburi a dare il segno del fato, possente, in questo luogo segnato dalla storia e dal tempo. Poi è il vialibera alle cantate note e meno, dalle ultime Canzoni urgenti ai classiconi strappabudella di Camere a sud, di cui ricorre il trentennale. È una seconda volta il concerto di Capossela al teatro romano di Ostia antica, più che un ritorno una vendetta. C’era stato qualche intoppo, nel 2006, anche se l’anno si era concluso alla stragrande, al Pincio. Complice un rosso potente e traditore, l’Anghelu ruju, che coi suoi 18 gradi è difficile da tenere a bada, soprattutto d’estate e a stomaco vuoto, e la propensione vampiresca per la buona cantina da parte di Vinicio, la serata aveva preso una piega da osteria. Stavolta no, è tutto andato liscio, giù come un buon bicchiere di vino a innaffiare il lauto pasto, per restare nella metafora vinesca.</p>
<p style="font-weight: 400;">A condurre per mano gli spettatori, assiepati sulle vecchie pietre del teatro romano, assieme a Vinicio un cantore d’eccellenza, anfitrione e testimone della Roma che fu. Rutilio Namaziano, altro esperto di ritorni. È il De reditu suo, il suo ritorno, a scandire i tempi nell’afa della serata estiva, a menare le danze tra antichi crolli e nuove macerie. Sono le parole della sua opera, perduta e ritrovata nel monastero di Bobbio al tempo in cui Colombo solcava il gran mare oceano, ad accompagnare piroette e maschere di Vinicio. A plasmare il parallelo tra la fine di quell’Occidente, di quel mondo e questo. Nel ritorno alla natìa Gallia, qualche anno dopo il gran sacco di Alarico, il nobile gallo romanizzato che aveva trovato in Roma più che una seconda patria un ideale di vita, si faceva cantore di un impero al tramonto. E, idealmente, di un impossibile ritorno ai fasti del passato, per una civiltà tracollata sotto ai colpi dei barbari, oltre che per le proprie contraddizioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Inevitabile il parallelo tra quel tempo e questo, andato come quello, ormai allo svuotamento dei posacenere più che alla frutta. La fine della civiltà occidentale, coi suoi furori e orrori, ma anche con le sue conquiste e bellezze, è sotto gli occhi di tutti, i barbari sono bel oltre le porte e tutto appare perduto, come al tempo di Namaziano, ma nessuno pare averne consapevolezza o volervi porre riparo, nel mondo nuovo delle verità a rovescio.</p>
<p style="font-weight: 400;">E allora che se ne canti, si canti il crollo con le magnifiche arti sceniche e sonore di Vinicio, il tasto batta dove lingua duole e parole cantino lo sfacelo coèvo, come parole cantarono la fine della Roma d’Occidente – ché quella d’Oriente ben oltre durò, anche in grazia d’aver assestato la mazzata finale alla primigenia – al volgere del suo destino. Grazie Vinicio, per ricordarci ancora quanto siamo folli e mortali, magnifici e ignobili. Il tuo ritorno, stavolta, ci è assai gradito. Ultima tappa del tour di Vinicio a Taormina, il 23 agosto, da un teatro romano all’altro greco, poi a fine novembre si fa vela per Londra e Barcellona. Info su <a href="http://viniciocapossela.it">viniciocapossela.it</a>.</p>
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		<title>Il tasto batte dove il mondo duole</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Oct 2023 15:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Urgenze etiche, ballate poetiche: Vinicio Capossela in tour Ci sono urgenze che non si possono trattenere, bisogni che scappano. E quando scappa, scappa. Bisogna trovare un posto dove acquattarsi, dare sfogo al corpo. Quelle che Capossela porta in giro nell’ultimo spettacolo sono urgenze non corporali ma musicali, dell’anima: “Con i tasti che ci abbiamo, canzoni urgenti in teatro”. Il teatro, ieri, era il vecchio –... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-tasto-batte-dove-il-mondo-duole/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/10/Concerto-Auditorium.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10279" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/10/Concerto-Auditorium-300x225.jpg" alt="concerto-auditorium" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Urgenze etiche, ballate poetiche: Vinicio Capossela in tour<span id="more-10278"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Ci sono urgenze che non si possono trattenere, bisogni che scappano. E quando scappa, scappa. Bisogna trovare un posto dove acquattarsi, dare sfogo al corpo. Quelle che Capossela porta in giro nell’ultimo spettacolo sono urgenze non corporali ma musicali, dell’anima: “Con i tasti che ci abbiamo, canzoni urgenti in teatro”. Il teatro, ieri, era il vecchio – si fa per dire – auditorium di via della Conciliazione, a due passi dal Cupolone, per la prima tappa romana del tour anticipato a Fiesole a luglio e iniziato a Carpi ai primi d’ottobre. Quasi due ore e mezza di ballate etiche, epiche: le tredici canzoni urgenti dell’ultimo lavoro e alcuni classici del repertorio caposseliano. Un turbinìo di suoni e colori sarabandati in una scenografia scabra, ai limiti dell’essenziale: una luna sospesa tra nebbiosità sonore e luminarie cimiteriali, o piuttosto lumini da grazie che qualche santo ha da concedere, un divanetto rosso. E “sul divano occidentale” Vinicio s’accascia, con tanto d’elmetto in capo, al termine del brano che dà la stura al concerto, chiuso tra ovazioni e racchiuso in un commento, fra tutti, fuggito dalle labbra d’una spettatrice: che artista, mammamia. Ma procediamo con ordine.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sono ballate epiche, etiche quelle del nuovo lavoro portato sul palco da Capossela, s’è detto. Funambolo che sotto la luna di carta gigioneggia col pubblico coi tasti che ha, senza lesinare stoccate al governo che abbiamo e sciabolate ai guasti dell’oggi. La guerra, anzitutto, rielaborata dalle visioni poetiche di Brecht (la crociata dei bambini) e oniriche dell’“Ariosto governatore” in Garfagnana, con la ragione umana dal sen fuggita per finire sulla luna e lasciarci preda della nostra follia, qui in terra. Il consumismo sfrenato, figlio del capitalismo al giro di boa prima dello schianto, sintetizzato nella formula del mangia quanto vuoi, più che puoi. La memoria della resistenza (staffette in bicicletta) da reiterare in tempi grami come i nostri, dove ognuno è “parte del torto”, nessuno escluso. Vinicio non manca di battere sui tasti dei temi cari al politicamente corretto, la violenza di genere (la cattiva educazione) e l’universo carcerario (minorità). Ma lo fa a modo suo, fuor di morale, da guitto che affronta l’orrore e il disincanto tra lazzi e frizzi, e combatte la battaglia civile con l’arma del riso e del pernacchio. Scontro a cui l’arte non può sottrarsi quando la politica si fa spettacolo, tiene a ribadire.</p>
<p style="font-weight: 400;">Eppoi oplà, un bel salto nella pozzanghera, o meglio nel pozzacchio, come recita il trascinante “cha cha chaf della pozzanghera”. Ché lui è anche questo: inventore di parole, guascone che quando la mestizia strugge la butta in caciara, per non lasciarci sopraffare. Così alla fine, dopo aver suonato i tasti che ci abbiamo, quelli rimasti dopo la rottura del piano, non c’è che da ringraziare per “il tempo dei regali” avuti dalla vita e per quelli che ci dà saltabeccando sul palco col suo calice di spritz, testimone dell’oggi. Ché in questo, infine, è la grandezza della sua arte, del suo essere cantore e scrittore, musico e paroliere: stare fuori dal coro, dal tempo, e allo stesso tempo dentro questo tempo di passaggio. Da superare con un bicchiere in mano, il sorriso a fior di labbra e gli occhi puntati su un diverso futuro possibile. Che artista, mammamia. Dopo Roma, ancora stasera, si va da Ravenna a Cagliari, a fine anno. Info <a href="http://www.viniciocapossela.it" target="_blank">www.viniciocapossela.it</a></p>
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		<title>Capossela, un inverno d&#8217;ombre e di luce</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Dec 2017 12:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’inizio è col cappellaccio piumato e le fascine della Bestia nel grano, con le timbriche di Scorza di mulo, la fine è con la pianola e la struggente mestizia di Ovunque proteggi. In mezzo ci stanno due ore e mezza d’ombre e spaventi, nebbie e riflessi, burla e patimenti. Non è un concerto, non sono canzoni ma racconti in musica quelli che Vinicio Capossela propina... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/capossela-un-inverno-dombre-e-di-luce/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9242" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/12/Vinicio-Capossela-Ombre-nellinverno-foto-Chico-De-Luigi-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-9242" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/12/Vinicio-Capossela-Ombre-nellinverno-foto-Chico-De-Luigi-2-300x200.jpg" alt="Ombre nell'inverno tour, foto Chico De Luigi" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Ombre nell&#8217;inverno tour, foto Chico De Luigi</p></div>
<p>L’inizio è col cappellaccio piumato e le fascine della Bestia nel grano, con le timbriche di Scorza di mulo, la fine è con la pianola e la struggente mestizia di Ovunque proteggi. <span id="more-9241"></span>In mezzo ci stanno due ore e mezza d’ombre e spaventi, nebbie e riflessi, burla e patimenti. Non è un concerto, non sono canzoni ma racconti in musica quelli che Vinicio Capossela propina al suo popolo, agli sgoccioli del tour nei teatri italiani. Ombre nell’inverno dopo la tappa all’auditorium romano di via della Conciliazione chiude a Bologna e Bergamo. Un ultimo giro di tricche e ballacche iniziato nell’estate 2016 con i concerti di Polvere, altra faccia del tour e del doppio cd dello scorso anno, Canzoni della cupa, all’abbrivio di tutto.</p>
<p>Polvere, ombra. Luce di campi assolati, di sole e sudore, e tenebra di caput mundi e fine d’anno. «Strettoia dove passano tutti i fantasmi, gli spettri e le ombre generate dal fuoco del racconto. La stagione delle fiabe ma anche quella delle grandi solitudini, del gelo e dei fiammiferi», dice Vinicio. Le creature della penombra e del mito ci sono tutte in questo spettacolo di giocoleria verbale e musicale a base d’ombre similcinesi e suoni arcaici, in questi racconti in musica che ripropongono l’immaginifico bestiario caposseliano, i suoi personaggi mai domi. Tutte le creature della Cupa s’inverano e dibattono qui, ché se è vero che non vogliono cure esse chiedono vita.</p>
<p>La chiedono il fastidioso Maranchino, il piccolo Mazzamauriello e la Cupa, altrettanto piccola ma demoniaca e pesantissima per chi s’incaponisce a portarla, la Malombra che pure schiaccia il petto e il Pumminale, il maiale mannaro dalle troppe voglie al chiaro di luna, carne di porco cristiano per le perfide Masciare, come i povericristi che s’imbattono in esse. E la chiedono tutte l’altre, uscite non dall’ombra dei fossi e da un tempo di stenti più stentati di questo, ma dalla rutilante vena del cantore di Hannover nell’arco della sua quasi trentennale calcata di palco. Pianoforti non scampati all’oblìo né al desìo, marajà e marinai, polpi malati d’amore e solitudine, sirenette e naufraghi.</p>
<p>È una lotta, una ballata contro il mal di vivere quella che Vinicio porta in teatro e si porta appresso da sei lustri, quasi, con cui dà sfogo ai suoi mali e alle paure di tutti. E tutti l’accolgono, quasi fosse profeta che conduce a nuovi mondi, non bastante questo ai dimenticati figli. C’è n’è per tutti gli spaventi, per tutte le età, tra i suoi: vegliardi che battono il tempo e poppanti che s’appisolano in collo ai genitori. Questo è il suo pubblico, ed è un altro dei miracoli di questo Fregoli con la passione dei cappelli che trova il tempo, in chiusa di spettacolo, di trasmutarsi in Santo Nicola. Il santo dei poverelli che scalda gli adepti al fuoco del racconto e dei cerini gettati in un bidone di latta, sdegnoso del Santa Claus consumista e accompagnato da esseri cornuti e pelosi, archetipi mostruosi cari alle culture popolari.</p>
<p>In questa sarabanda d’ombre, di suoni e immaginifici spaventi è l’epico che comanda. Il richiamo a un mondo lontano che più non è né presumibilmente mai più verrà. «Le cose per essere vere devono partire da lontano», confida alla penna di Antonio Gnoli l’artista tornato ai ritmi della paterna Irpinia. «Se vuoi comunicare la perfezione devi stare alla larga da un sacco di cose. Devi essere distante da tutto». Molto distante da ciò che fa tendenza nell’oggi e molto vicino alle cose, al sale della terra e del mondo ctonio che va scavando e scarnificando da un pezzo. Ben oltre gli esordi dell’Una e trentacinque circa, disco del ‘90 che gli fece vincere il premio Tenco. Incaparbito più che mai nel disvelare e portare alla luce, anche nel prossimo lavoro sul bestiario medievale, le radici nascoste del mondo come sola ancora di salvezza del divenire. L’epica del sotterraneo contro gli abbagli dell’oggi. «È epico tutto quello che viene sottratto alla disattenzione, alla banalità, alla frustrazione. E non devi essere necessariamente un eroe per provare a vivere tutto questo». Basta essere Capossela. Un artista unico, in tempi dove la memoria manca e l’epica falla.</p>
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		<title>Vinicio, la musica della vita</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2016 15:23:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scrissi d'arte]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/DSC00704.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8998" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/DSC00704-300x225.jpg" alt="DSC00704" width="300" height="225" /></a></p>
<p>È una sarabanda di suoni, voci e rumori l’avvio del tour Polvere. Una crozza di vacca appesa a una pertica, altri pali con le luminarie sbreccate della festa, spighe di grano incassate sul palco e sacchi sulle reti, a fare barriera. Muro a rappresentare gli stracci appesi sull’aja, come pure i limiti d’un terreno che non vuole intrusi, di qua a sorbire benessere o dilà a farsi mordere i polpacci dai cani neri della fame. <span id="more-8997"></span>Eppoi arriva lui, la bestia nel grano come recita una delle canzoni d’apertura delle Canzoni della cupa e di questo tour che ha sollevato la Polvere del sud – dei sud del mondo – nel cielo di Roma. A volteggiare coi gabbiani sull’Auditorium, urlanti e commossi da tanta meraviglia, pur’essi.</p>
<p>Lui è Vinicio Capossela, spaventaesseri che si dimena e infervora la platea che il servizio d’ordine stenta a rattenere, che invoca la grazia per sé e la sua folla d’adepti. È sciamano e stregone, non è cantore Vinicio. Non è musica, non sono parole urlate o sussurrate, le sue. Piuttosto è filosofia della vita che si fa canto, canto alla vita. Onde sonore che giungono da sotterra. Dalle vene profonde d’un mondo che più quasi non è, desertificato dallo sviluppo mai approdato al progresso. Dai vichi deserti di paesi lasciati indietro dalla modernità, giunta su un treno per portarsi via quanti più poteva, farli tornare diversi, estranei a se stessi. Contrade oscure, coni d’ombra popolati dalle creature della cupa: il pumminale e le masciare, il cane mannaro e tant’altre partorite dalle notti insonni della fantasia popolare. Oppure sono note che piovono dall’assolato furore di rene spaccate e cieli tersi. Partorite dalla luce, dall’aria riarsa che secca la terra e inaridisce le forze, prepara alla fossa e impone la fuga. Due facce. Un doppio cd come la vita, fatto di lati oscuri e macchie di sole, gioie e dolori, morte e ricreo. Resurrezioni che sfidano ogni malìa, come nello Sposalizio di Maloservizio. Preceduto da un libro che è anche un film, Il paese dei Coppoloni (Feltrinelli).</p>
<p>Vinicio ha superato se stesso, per questo doppio lavoro avviato in Sardegna nell’estate del 2003 e dilatato fino ai primi mesi del 2015. Al fuoco della fornacella, nel paese dell’eco e dell’origine – come rammenta lui stesso nella prefazione – dove tutto si sfalda e tutto ritorna. Dove ballate paesane danno la stura a emozioni eterne, pregne di sonorità antiche eppure all’avanguardia come poche altre, sono il veicolo d’una narrazione che da strapaesana si fa universale. Suoni e parole, storie e personaggi che il cantautore (Hannover, 1965) ha scavato con fare da etnologo, alla stregua di un Basile o un De Martino, di un Levi (Carlo) o un De Simone, nel suo peregrinare nelle terre del sud da cui il padre se n’è partito con quel treno e una scanata di pane. Fino ai confini del nuovo mondo, tra chitarre mariachi e trombe mescal. Altri muri, altri sud. La musica di Vinicio rompe ogni barriera, ed è una festa per gli occhi oltre che per le orecchie. Per i cuori, che possono finalmente pascersi di meraviglia, e farsi piccini, tornare a coccolarsi canto al fuoco delle sere d’inverno ad affabularsi di favole più reali di tanta realtà immaginifica e farlocca. Ecco perché questa musica, la musica di Vinicio è grande. Originale quanto può esserlo uno che cavalca il tempo del mondo scavando l’antico. Perché salva il lato del vero dalla polvere del tempo e dall’ombra della memoria, trasforma l’ancestrale paura in conforto. E rischiara la cupa luce del presente. L’ombra. La polvere. La musica della vita.</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/grafica-tour-Polvere.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9000" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/grafica-tour-Polvere-300x282.jpg" alt="grafica-tour-Polvere" width="300" height="282" /></a></p>
<p>Dopo l’esordio nazional-romano, anticipato nella cava Ricci in quel di Vignola nella notte di San Giovanni – notte d’apparizione e presagi – Capossela è in tour a Milano, poi in giro per la vigna. Info e date nella locandina sopra e sul <a href="http://www.viniciocapossela.it" target="_blank">sito</a>. Vedi qui il trailer ufficiale delle <a href="http://www.viniciocapossela.it/il-trailer-ufficiale-di-canzoni-della-cupa/" target="_blank">Canzoni della cupa</a>. En passant, Vinic-io è<span style="font-style: italic;"> </span>il cofanetto a tiratura limitata che Skira dedica a Capossela, in occasione del tour. Un libro fotografico e due flip-book che celebrano le sue nozze d’argento con la musica, e la collaborazione tra l’artista e il fotografo Valerio Spada, nata nel 1998, l’anno del Ballo di San Vito” e della prima stesura del Paese dei coppoloni, che riprende le atmosfere musicali della Cupa. Dai concerti di Canzoni a manovella Ovunque proteggi, da Sante Nicola allo Sponz festival di Calitri, fino alle ultime Canzoni della cupa, Spada è stato un testimone dell&#8217;ultimo ventennio caposseliano, e il libro un film per immagini lungo vent’anni. Perché, come recita il sottotitolo dell&#8217;opera, tutto è bene ciò che non finisce mai.</p>
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