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	<title>Maurizio Zuccari &#187; concerto</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Un’americanata a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 08:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grace for the world, riflessioni sul megaconcerto a San Pietro per il Giubileo della pace e la chiesa Si discettava tempo fa, con un caro amico prete, cosa la chiesa potesse fare per la pace in Palestina. L’amico diceva che il pontefice avrebbe dovuto scendere dal soglio di Pietro e portare la croce fino a Gaza, seguito da chi voleva. E tanto peggio se un... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/unamericanata-a-roma/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Grace for the world, riflessioni sul megaconcerto a San Pietro per il Giubileo della pace e la chiesa</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span id="more-10660"></span>Si discettava tempo fa, con un caro amico prete, cosa la chiesa potesse fare per la pace in Palestina. L’amico diceva che il pontefice avrebbe dovuto scendere dal soglio di Pietro e portare la croce fino a Gaza, seguito da chi voleva. E tanto peggio se un missile o un cecchino avessero messo fine all’impresa. L’idea, eclatante, non è nuova. La concretizzò, senza esito, San Francesco trascinandosi fino a Damietta, mezzo cecato com’era, per mettersi in mezzo tra cristiani e musulmani nella quinta crociata. Sarebbe stata davvero una nuova crociata, di pace stavolta, nel mezzo del genocidio che si consuma nell’indifferenza e nell’ipocrisia generale nei confronti dei palestinesi. Un altro caro amico, ferocemente antisraelita, sosteneva che il pontefice avrebbe almeno dovuto emulare la preghiera corale con la quale papa Ratzinger rallentò – a suo dire – la dissoluzione della Siria. Né l’una, né l’altra. Dopo l’abbraccio al firmabombe Herzog in Vaticano, Grace for the world, La kermesse a stelle e strisce andata in scena sabato sera sul sagrato di San Pietro, nell’epicentro della cristianità, sunteggia al meglio la posizione della chiesa leonina, è cartina di tornasole del suo riflettere – flettersi? – sul mondo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Lo spettacolo, anzitutto. Grace for the world – Grazia per il mondo – a un’occhiata superficiale spettacolarizza, coerentemente ai tempi, il Giubileo per la pace voluto da papa Leone. Un esercito di droni ha tenuto naso all’insù la folla stipata gratis in piazza san Pietro. Dalle colombe all’omaggio a papa Francesco, dalla megascritta Joy, invece della banalissima peace, alla pietà michelangiolesca: uno spettacolo vero, anche per chi non è nuovo a simili eventi o ha visto solo sciami di droni manovrati dall’intelligenza artificiale usati per ben altri, men nobili scopi. Poi il megaconcerto, con una miriade d’ospiti messi insieme da Andrea Bocelli e Pharrell Williams, ideatori e protagonisti dell’evento. Pareva che i cori gospel si fossero trasferiti da una chiesola del Tennessee all’epicentro della cristianità. Pareva, a tratti, che la chiesa fosse tornata davvero ai tempi del suo massimo splendore, della chiesa trionfante con la sua luce sulle tenebre del mondo, capace di raccogliere attorno e sotto di sé i migliori artisti e intellettuali per portare il suo messaggio all’urbe e all’orbe, con un linguaggio coèvo. Pareva.</p>
<p style="font-weight: 400;">Poi, nello sfilacciarsi dei droni sul cupolone, tra un coro Gospel e un Magnificat, t’accorgi del resto. Dell’eventone passato, oltre che sul canale della Cei, su Rete quattro, commentato dalla sagomata Federica Panicucci. Eh si che sulla rete ammiraglia Rai, un tempo lontano feudo diccì, c’era un’altra kermesse canora di bel pregio. Poi vedi quel vescovo in marsina di seta che dirige il coro, coperto di bracciali e orologi griffati che pare uscito da un saldo compraoro. Guardi il bel faccino dell’attivista per i diritti civili a senso unico d’una misconosciuta fede orientale. Miri il cantautorone rap da 160 chili con le croci tatuate in faccia, a mo’ di lacrime, alzare le mani al cielo e blaterare amenità. Lo stesso che porta avanti la sua battaglia per la fecondazione in vitro selfandosi in diretta con la graziosa mogliettina. Ascolti il messaggio letto rigorosamente in inglese in bell’accento italiano dal nuovo prefetto della congregazione per la fede che invita a restare umani in tempi d’intelligenza artificiale. Eccetera. Insomma, il meglio – peggio – della modernità inclusiva &amp; antidivisiva.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Orbene, accade che mentre ammiri questo po’ po’ di roba e ti dici che beh, sì, insomma cosa pretendi se a tirare le redini dello spettacolone siano Bocelli e Williams, il geniale negretto biondino direttore creativo della moda uomo – si fa per dire – Louis Vuitton, a lento a lento il dubbio s’insinua in te. Che tanta roba non sia quel che vedi, ma altro. Che il gran spettacolo veicoli non certo la grazia divina, men che meno la pace per Gaza, mai nominata manco per sbaglio, o qualche altrove. Che tanta modernità &amp; inclusività non siano la vecchia solfa della chiesa che tutto abbraccia e trattiene a sé, miracolo tutto umano d’unione e saldezza attraverso i tempi, ma grimaldello per veicolare il cupio dissolvi dei tempi nuovi dentro e al centro della cristianità. Tarlo nel vecchio legno della chiesa, ormai pronta a fracassarsi. E qui viene a mente l’altro amico caro, mal per lui supporter di Netanyahu, che in un suo romanzo, Imago lux, fa passecchiare il demonio tra le mura capitoline, fin dentro le segrete stanze vaticane. E ti viene in mente che quel che vedi e senti ha il puzzo di certe messe sataniche. Ma questi son pensieri apocalittici che il coretto gospel presto scaccia, il drone luminescente dissolve. E vai col battimani all’americanata a Roma.</span></p>
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		<title>Sirene, fatuazione dell’abisso</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 17:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capossela apre la rassegna Venere in musica al Foro romano. Tra miti, emergenze e affioramenti il concerto perfetto sulla follia di questi tempi infausti Metti uno dei luoghi più iconici, fascinosi epperò misconosciuti della capitale. Metti quello che resta il maggior cantore di questi nostri tempi oscuri dove imperversano i Tonieffe e le Bigmama. Metti, insomma, Vinicio Capossela al tempio di Venere e Roma, al... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/sirene-fatuazione-dellabisso/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Capossela apre la rassegna Venere in musica al Foro romano. Tra miti, emergenze e affioramenti il concerto perfetto sulla follia di questi tempi infausti</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span id="more-10604"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Metti uno dei luoghi più iconici, fascinosi epperò misconosciuti della capitale. Metti quello che resta il maggior cantore di questi nostri tempi oscuri dove imperversano i Tonieffe e le Bigmama. Metti, insomma, Vinicio Capossela al tempio di Venere e Roma, al Foro, e hai il concerto perfetto. Un mix di sonorità &amp; senso, malinconia e magia come meglio non si potrebbe. Vinicio ha fatto da apripista a Venere in musica, un appuntamento ormai classico all’abbrivio dell’estate romana: quattro serate, aperte ieri dal nostro e proseguite, da oggi a domenica, con altri mostri sacri del panorama musicale mondiale: Malika Ayane, Salif Keyta e Goumour Almoctar, in arte Bombino. Tutto all’insegna della “world” ma soprattutto della buona musica. Giunta alla sua quarta edizione, la rassegna musicale ideata da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, e curata di Fabrizio Arcuri che ne firma la direzione artistica è uno dei più interessanti appuntamenti capitolini, capace di unire musica e cultura in un unicum imperdibile, oltretutto gratuito.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tra quel che resta delle volte e dei colonnati del tempio voluto dall’imperatore Adriano all’apice del suo successo, per onorare il duplice volto della capitale imperiale, divinizzzata, e della dea Venere, progenitrice di Enea, e con lui della gens Julia e della stessa città, secondo il mito mutuato da Virgilio ai Tirreni, lo spettacolo è superbo. Luci e sirene impazzano tra le macerie del più maestoso tempio pagano dell’antichità, distrutto dalle spoliazioni papesche e costato la vita al maggior architetto del tempo. Quell’Apollodoro di Damasco che osò criticare l’opera architettata dallo stesso Adriano che se la legò al dito e non gliela fece passare liscia, mettendolo a morte. A riprova di come il potere, anche quando personificato da un imperatore che si vuole colto e illuminato, resta una gran brutta bestia.</p>
<p style="font-weight: 400;">E alle sirene è dedicata la serata, alla fatuazione di quest’altri mitici esseri destinati a perdere l’essere umano negli abissi. Una fatuazione, la loro, per dirla come Capossela, utile a stappare l’orecchie dello spettatore, indurite e ingolfate dalle narrazioni contemporanee, dal dilagare dei nonsensi e dall’abuso di tecnologia che si vuole salvifica ma è tutt’altro. È un viaggio nel mito, questa seconda tappa del tour iniziato ier l’altro al parco archeologico di Norba, antico insediamento latino, poi romano, non distante dalla moderna Norma. Un percorso che si dipana tra richiami, emergenze e affioramenti, seguendo un filo rosso dove s’annodano i grandi classici del repertorio caposseliano con una banda sempre diversa, a sottolineare la specificità dei luoghi e dei paesaggi musicali nelle diverse tappe. Info sul tour Sirene su <a href="http://www.viniciocapossela.it/" target="_blank">www.viniciocapossela.it</a>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Altro e caratteristico motivo conduttore della serata, tra un frammento discorsivo e un bicchier di vino di capitan Vinicio, i suoni delle sirene. Quelle vere di Kiev e Gaza, dei teatri di guerra aperti dalla follia al potere, a partire dal genocidio in atto in terra palestinese per mano israeliana. Nemesi tra le più sanguinarie della storia che troppi fingono di non vedere tappandosi occhi bocca e orecchi – come le tre scimmiette sul comò – pur di credere ancora alla finzione d’Israele baluardo della democrazia occidentale piuttosto che sanguinaria democrazia totalitaria, come il resto dell’Occidente. Ma queste son fole, follie coève. Lasciamoci cullare dal canto d’altre sirene, quelle omeriche piuttosto che antiaeree, affoghiamo nell’oblio le follie d’un mondo precipitato nell’abisso. Con l’augurio, come dice il gran cantore Vinicio, che all’immersione nei fondali di questi tempi infausti segua l’emersione in tempi più fausti, umani e gentili. Prosit.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Info e prenotazioni (praticamente impossibili online, un neo che gli organizzatori dovranno risolvere) su <a href="https://parcocolosseo.eventbrite.com/" target="_blank">https://parcocolosseo.eventbrite.com</a>; <a href="https://bit.ly/venereinmusica25" target="_blank">https://bit.ly/venereinmusica25</a>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9134.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10615" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9134-300x225.jpeg" alt="IMG_9134" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9131.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10614" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9131-300x225.jpeg" alt="IMG_9131" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9130.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10613" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9130-300x225.jpeg" alt="IMG_9130" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9129.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10612" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9129-300x225.jpeg" alt="IMG_9129" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_91231.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10611" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_91231-300x225.jpeg" alt="IMG_9123" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9121.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10610" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9121-300x225.jpeg" alt="IMG_9121" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9120.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10609" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9120-300x225.jpeg" alt="IMG_9120" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9118.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10608" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9118-300x225.jpeg" alt="IMG_9118" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9116.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10607" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9116-300x225.jpeg" alt="IMG_9116" width="300" height="225" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9114.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10606" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9114-300x225.jpeg" alt="IMG_9114" width="300" height="225" /></a> </span></p>
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		<title>Il ritorno di Vinicio Namaziano</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Aug 2024 17:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si conclude a Taormina il tour estivo di Capossela. Tra antichi e nuovi crolli, il De reditu tiene banco al teatro di Ostia Il Colosseo è distante, ma l’abbrivio non poteva essere che lì. Si sconquassi al Colosseo eccetera, con tube e tamburi a dare il segno del fato, possente, in questo luogo segnato dalla storia e dal tempo. Poi è il vialibera alle cantate... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-ritorno-di-vinicio-namaziano/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/08/Vinicio-Ostia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10500" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/08/Vinicio-Ostia-300x225.jpg" alt="Vinicio Ostia" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Si conclude a Taormina il tour estivo di Capossela. Tra antichi e nuovi crolli, il De reditu tiene banco al teatro di Ostia</strong><span id="more-10498"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Il Colosseo è distante, ma l’abbrivio non poteva essere che lì. Si sconquassi al Colosseo eccetera, con tube e tamburi a dare il segno del fato, possente, in questo luogo segnato dalla storia e dal tempo. Poi è il vialibera alle cantate note e meno, dalle ultime Canzoni urgenti ai classiconi strappabudella di Camere a sud, di cui ricorre il trentennale. È una seconda volta il concerto di Capossela al teatro romano di Ostia antica, più che un ritorno una vendetta. C’era stato qualche intoppo, nel 2006, anche se l’anno si era concluso alla stragrande, al Pincio. Complice un rosso potente e traditore, l’Anghelu ruju, che coi suoi 18 gradi è difficile da tenere a bada, soprattutto d’estate e a stomaco vuoto, e la propensione vampiresca per la buona cantina da parte di Vinicio, la serata aveva preso una piega da osteria. Stavolta no, è tutto andato liscio, giù come un buon bicchiere di vino a innaffiare il lauto pasto, per restare nella metafora vinesca.</p>
<p style="font-weight: 400;">A condurre per mano gli spettatori, assiepati sulle vecchie pietre del teatro romano, assieme a Vinicio un cantore d’eccellenza, anfitrione e testimone della Roma che fu. Rutilio Namaziano, altro esperto di ritorni. È il De reditu suo, il suo ritorno, a scandire i tempi nell’afa della serata estiva, a menare le danze tra antichi crolli e nuove macerie. Sono le parole della sua opera, perduta e ritrovata nel monastero di Bobbio al tempo in cui Colombo solcava il gran mare oceano, ad accompagnare piroette e maschere di Vinicio. A plasmare il parallelo tra la fine di quell’Occidente, di quel mondo e questo. Nel ritorno alla natìa Gallia, qualche anno dopo il gran sacco di Alarico, il nobile gallo romanizzato che aveva trovato in Roma più che una seconda patria un ideale di vita, si faceva cantore di un impero al tramonto. E, idealmente, di un impossibile ritorno ai fasti del passato, per una civiltà tracollata sotto ai colpi dei barbari, oltre che per le proprie contraddizioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Inevitabile il parallelo tra quel tempo e questo, andato come quello, ormai allo svuotamento dei posacenere più che alla frutta. La fine della civiltà occidentale, coi suoi furori e orrori, ma anche con le sue conquiste e bellezze, è sotto gli occhi di tutti, i barbari sono bel oltre le porte e tutto appare perduto, come al tempo di Namaziano, ma nessuno pare averne consapevolezza o volervi porre riparo, nel mondo nuovo delle verità a rovescio.</p>
<p style="font-weight: 400;">E allora che se ne canti, si canti il crollo con le magnifiche arti sceniche e sonore di Vinicio, il tasto batta dove lingua duole e parole cantino lo sfacelo coèvo, come parole cantarono la fine della Roma d’Occidente – ché quella d’Oriente ben oltre durò, anche in grazia d’aver assestato la mazzata finale alla primigenia – al volgere del suo destino. Grazie Vinicio, per ricordarci ancora quanto siamo folli e mortali, magnifici e ignobili. Il tuo ritorno, stavolta, ci è assai gradito. Ultima tappa del tour di Vinicio a Taormina, il 23 agosto, da un teatro romano all’altro greco, poi a fine novembre si fa vela per Londra e Barcellona. Info su <a href="http://viniciocapossela.it">viniciocapossela.it</a>.</p>
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		<title>Il tasto batte dove il mondo duole</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Oct 2023 15:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Urgenze etiche, ballate poetiche: Vinicio Capossela in tour Ci sono urgenze che non si possono trattenere, bisogni che scappano. E quando scappa, scappa. Bisogna trovare un posto dove acquattarsi, dare sfogo al corpo. Quelle che Capossela porta in giro nell’ultimo spettacolo sono urgenze non corporali ma musicali, dell’anima: “Con i tasti che ci abbiamo, canzoni urgenti in teatro”. Il teatro, ieri, era il vecchio –... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-tasto-batte-dove-il-mondo-duole/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/10/Concerto-Auditorium.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10279" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/10/Concerto-Auditorium-300x225.jpg" alt="concerto-auditorium" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Urgenze etiche, ballate poetiche: Vinicio Capossela in tour<span id="more-10278"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Ci sono urgenze che non si possono trattenere, bisogni che scappano. E quando scappa, scappa. Bisogna trovare un posto dove acquattarsi, dare sfogo al corpo. Quelle che Capossela porta in giro nell’ultimo spettacolo sono urgenze non corporali ma musicali, dell’anima: “Con i tasti che ci abbiamo, canzoni urgenti in teatro”. Il teatro, ieri, era il vecchio – si fa per dire – auditorium di via della Conciliazione, a due passi dal Cupolone, per la prima tappa romana del tour anticipato a Fiesole a luglio e iniziato a Carpi ai primi d’ottobre. Quasi due ore e mezza di ballate etiche, epiche: le tredici canzoni urgenti dell’ultimo lavoro e alcuni classici del repertorio caposseliano. Un turbinìo di suoni e colori sarabandati in una scenografia scabra, ai limiti dell’essenziale: una luna sospesa tra nebbiosità sonore e luminarie cimiteriali, o piuttosto lumini da grazie che qualche santo ha da concedere, un divanetto rosso. E “sul divano occidentale” Vinicio s’accascia, con tanto d’elmetto in capo, al termine del brano che dà la stura al concerto, chiuso tra ovazioni e racchiuso in un commento, fra tutti, fuggito dalle labbra d’una spettatrice: che artista, mammamia. Ma procediamo con ordine.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sono ballate epiche, etiche quelle del nuovo lavoro portato sul palco da Capossela, s’è detto. Funambolo che sotto la luna di carta gigioneggia col pubblico coi tasti che ha, senza lesinare stoccate al governo che abbiamo e sciabolate ai guasti dell’oggi. La guerra, anzitutto, rielaborata dalle visioni poetiche di Brecht (la crociata dei bambini) e oniriche dell’“Ariosto governatore” in Garfagnana, con la ragione umana dal sen fuggita per finire sulla luna e lasciarci preda della nostra follia, qui in terra. Il consumismo sfrenato, figlio del capitalismo al giro di boa prima dello schianto, sintetizzato nella formula del mangia quanto vuoi, più che puoi. La memoria della resistenza (staffette in bicicletta) da reiterare in tempi grami come i nostri, dove ognuno è “parte del torto”, nessuno escluso. Vinicio non manca di battere sui tasti dei temi cari al politicamente corretto, la violenza di genere (la cattiva educazione) e l’universo carcerario (minorità). Ma lo fa a modo suo, fuor di morale, da guitto che affronta l’orrore e il disincanto tra lazzi e frizzi, e combatte la battaglia civile con l’arma del riso e del pernacchio. Scontro a cui l’arte non può sottrarsi quando la politica si fa spettacolo, tiene a ribadire.</p>
<p style="font-weight: 400;">Eppoi oplà, un bel salto nella pozzanghera, o meglio nel pozzacchio, come recita il trascinante “cha cha chaf della pozzanghera”. Ché lui è anche questo: inventore di parole, guascone che quando la mestizia strugge la butta in caciara, per non lasciarci sopraffare. Così alla fine, dopo aver suonato i tasti che ci abbiamo, quelli rimasti dopo la rottura del piano, non c’è che da ringraziare per “il tempo dei regali” avuti dalla vita e per quelli che ci dà saltabeccando sul palco col suo calice di spritz, testimone dell’oggi. Ché in questo, infine, è la grandezza della sua arte, del suo essere cantore e scrittore, musico e paroliere: stare fuori dal coro, dal tempo, e allo stesso tempo dentro questo tempo di passaggio. Da superare con un bicchiere in mano, il sorriso a fior di labbra e gli occhi puntati su un diverso futuro possibile. Che artista, mammamia. Dopo Roma, ancora stasera, si va da Ravenna a Cagliari, a fine anno. Info <a href="http://www.viniciocapossela.it" target="_blank">www.viniciocapossela.it</a></p>
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		<title>Capossela, un inverno d&#8217;ombre e di luce</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Dec 2017 12:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’inizio è col cappellaccio piumato e le fascine della Bestia nel grano, con le timbriche di Scorza di mulo, la fine è con la pianola e la struggente mestizia di Ovunque proteggi. In mezzo ci stanno due ore e mezza d’ombre e spaventi, nebbie e riflessi, burla e patimenti. Non è un concerto, non sono canzoni ma racconti in musica quelli che Vinicio Capossela propina... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/capossela-un-inverno-dombre-e-di-luce/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9242" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/12/Vinicio-Capossela-Ombre-nellinverno-foto-Chico-De-Luigi-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-9242" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/12/Vinicio-Capossela-Ombre-nellinverno-foto-Chico-De-Luigi-2-300x200.jpg" alt="Ombre nell'inverno tour, foto Chico De Luigi" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Ombre nell&#8217;inverno tour, foto Chico De Luigi</p></div>
<p>L’inizio è col cappellaccio piumato e le fascine della Bestia nel grano, con le timbriche di Scorza di mulo, la fine è con la pianola e la struggente mestizia di Ovunque proteggi. <span id="more-9241"></span>In mezzo ci stanno due ore e mezza d’ombre e spaventi, nebbie e riflessi, burla e patimenti. Non è un concerto, non sono canzoni ma racconti in musica quelli che Vinicio Capossela propina al suo popolo, agli sgoccioli del tour nei teatri italiani. Ombre nell’inverno dopo la tappa all’auditorium romano di via della Conciliazione chiude a Bologna e Bergamo. Un ultimo giro di tricche e ballacche iniziato nell’estate 2016 con i concerti di Polvere, altra faccia del tour e del doppio cd dello scorso anno, Canzoni della cupa, all’abbrivio di tutto.</p>
<p>Polvere, ombra. Luce di campi assolati, di sole e sudore, e tenebra di caput mundi e fine d’anno. «Strettoia dove passano tutti i fantasmi, gli spettri e le ombre generate dal fuoco del racconto. La stagione delle fiabe ma anche quella delle grandi solitudini, del gelo e dei fiammiferi», dice Vinicio. Le creature della penombra e del mito ci sono tutte in questo spettacolo di giocoleria verbale e musicale a base d’ombre similcinesi e suoni arcaici, in questi racconti in musica che ripropongono l’immaginifico bestiario caposseliano, i suoi personaggi mai domi. Tutte le creature della Cupa s’inverano e dibattono qui, ché se è vero che non vogliono cure esse chiedono vita.</p>
<p>La chiedono il fastidioso Maranchino, il piccolo Mazzamauriello e la Cupa, altrettanto piccola ma demoniaca e pesantissima per chi s’incaponisce a portarla, la Malombra che pure schiaccia il petto e il Pumminale, il maiale mannaro dalle troppe voglie al chiaro di luna, carne di porco cristiano per le perfide Masciare, come i povericristi che s’imbattono in esse. E la chiedono tutte l’altre, uscite non dall’ombra dei fossi e da un tempo di stenti più stentati di questo, ma dalla rutilante vena del cantore di Hannover nell’arco della sua quasi trentennale calcata di palco. Pianoforti non scampati all’oblìo né al desìo, marajà e marinai, polpi malati d’amore e solitudine, sirenette e naufraghi.</p>
<p>È una lotta, una ballata contro il mal di vivere quella che Vinicio porta in teatro e si porta appresso da sei lustri, quasi, con cui dà sfogo ai suoi mali e alle paure di tutti. E tutti l’accolgono, quasi fosse profeta che conduce a nuovi mondi, non bastante questo ai dimenticati figli. C’è n’è per tutti gli spaventi, per tutte le età, tra i suoi: vegliardi che battono il tempo e poppanti che s’appisolano in collo ai genitori. Questo è il suo pubblico, ed è un altro dei miracoli di questo Fregoli con la passione dei cappelli che trova il tempo, in chiusa di spettacolo, di trasmutarsi in Santo Nicola. Il santo dei poverelli che scalda gli adepti al fuoco del racconto e dei cerini gettati in un bidone di latta, sdegnoso del Santa Claus consumista e accompagnato da esseri cornuti e pelosi, archetipi mostruosi cari alle culture popolari.</p>
<p>In questa sarabanda d’ombre, di suoni e immaginifici spaventi è l’epico che comanda. Il richiamo a un mondo lontano che più non è né presumibilmente mai più verrà. «Le cose per essere vere devono partire da lontano», confida alla penna di Antonio Gnoli l’artista tornato ai ritmi della paterna Irpinia. «Se vuoi comunicare la perfezione devi stare alla larga da un sacco di cose. Devi essere distante da tutto». Molto distante da ciò che fa tendenza nell’oggi e molto vicino alle cose, al sale della terra e del mondo ctonio che va scavando e scarnificando da un pezzo. Ben oltre gli esordi dell’Una e trentacinque circa, disco del ‘90 che gli fece vincere il premio Tenco. Incaparbito più che mai nel disvelare e portare alla luce, anche nel prossimo lavoro sul bestiario medievale, le radici nascoste del mondo come sola ancora di salvezza del divenire. L’epica del sotterraneo contro gli abbagli dell’oggi. «È epico tutto quello che viene sottratto alla disattenzione, alla banalità, alla frustrazione. E non devi essere necessariamente un eroe per provare a vivere tutto questo». Basta essere Capossela. Un artista unico, in tempi dove la memoria manca e l’epica falla.</p>
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		<title>Il signor Rossi da Zocca, un&#8217;icona</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jul 2017 16:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belpaese]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Alfieri]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[Modena Park 2017]]></category>
		<category><![CDATA[Murizio Zuccari]]></category>
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		<description><![CDATA[Riflessioni, a freddo, sul Vasco nazionale Fatto o personaggio esemplare, idealizzato da una carica di eccezionale e diffusa partecipazione fantastica o religiosa. Ancora: quanto è capace di polarizzare le aspirazioni di una comunità o di un’epoca, elevandosi a simbolo privilegiato e trascendente. Anche alla luce del dizionario, che Vasco Rossi sia un mito, un’icona del Belpaese e oltre, è un fatto e non c’era bisogno del... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-signor-rossi-da-zocca-icona-del-belpaese/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/07/Vasco.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9125" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/07/Vasco-300x200.jpg" alt="vasco" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Riflessioni, a freddo, sul Vasco nazionale <span id="more-9122"></span>Fatto o personaggio esemplare, idealizzato da una carica di eccezionale e diffusa partecipazione fantastica o religiosa. Ancora: quanto è capace di polarizzare le aspirazioni di una comunità o di un’epoca, elevandosi a simbolo privilegiato e trascendente. Anche alla luce del dizionario, che Vasco Rossi sia un mito, un’icona del Belpaese e oltre, è un fatto e non c’era bisogno del concertone al parco Ferrari di Modena per saperlo. A freddo, e al di là dei numeri pure impressionanti, convalidanti lo status di re delle rockstar, una riflessione va fatta sul Vasco nazionale.</p>
<p>Col Modena Park 2017 il signor Rossi da Zocca s’è aggiudicato, in un colpo, il record di pubblico d’ogni tempo e luogo, 220mila cristi gioiosi, e la bella cifra di 36 milioni d’incasso. Quasi pari agli oltre 35 milioni di dischi ufficialmente venduti nella sua quarantennale carriera. Mica bruscoli. Cifre che parlano da sole sul seguito del Blasco, sul suo collocarsi, de facto e diritto, nel bel mezzo del Pantheon delle rockstar contemporanee, non certo solo nostrane, se non al suo apice. Un Giove tronante dal suo microfono, ancorché imbolsito dagli anni (son 65 primavere, ohé, mica facile reggere botta su un palco così) e giù nei toni. Ma alla fine ce l’ha fatta, la tempesta perfetta lui e Modena l’hanno superata, e per una notte l’Italia s’è desta a sentirlo. Roba che se volesse buttarla in politica farebbe tremare le vene ai polsi a chiunque. Ma lui se ne frega, la butta sull’anarcoide e tanto gli basta, mica è un sempiterno Berlusconi o un Gentiloni en passant, le fascinazioni del paese legale non le subisce.</p>
<p>Quanto al paese reale, non c’era tivù di bar o gelateria che non fosse sintonizzato sul maxi concerto, ai semafori sentivi le radio sparate sulle note di qualche sempreverde del Blasco, e i conducenti santiare, come fan di facebook, a ogni interruzione in scaletta – da contratto – dell’ottimo Bonolis. Nei cinema in centro c’era la fila per assistere alla diretta integrale (una roba mai vista, anche come incassi), e ai ristoranti di periferia attempati signori in barba e calzini bianchi fianco a brufolosi monelli, estasiati davanti allo schermo a gustarsi uno spezzone del concertone più che una pasta o una pizza.</p>
<p>Persino le bufale circolate sul post concerto – un numero importante di vibratori trovati sul prato tra santini di padre Pio, pannoloni e stampelle – sono da star. Come la calata e l’uscita in elicottero, dall’alto, moderno semidio apparente e svanente alla folla pagante &amp; plorante. Una stella del rock nata da umili, anzi umilissime origini, per dirla come un vetusto biografo. Padre camionista, madre casalinga, esordi in una radiolina, gavetta e insomma tutta la trafila di rito prima d’approdare alla fama, esplosa negli anni ‘80, e di qui al mito. Nonostante cadute e momentacci per questioni di femmine e droghe, e acciacchi vari. Ma una stella può cadere e mai più rialzarsi, Vasco no. Lui lo è anche per questo, rimbalza sui suoi guai e torna in vetta, più forte che pria.</p>
<p>Ché Vasco sia un mito, un’icona del Belpaese, da Strapaese e Stracittà (pure nel senso di strafare), del nostro vivere contemporaneo, è dunque un fatto. Meno ovvio capire le ragioni di tanto successo. Perché Vasco sia divenuto l’idolo delle folle per eccellenza e antonomasia, noto a chiunque abbia traversato la vita, diciamo così, dagli anni ‘60 a oggi. Capace di poetare al cuore d’adolescenti in fregola come d’attempati in pancetta e borsello. Bastava una carrellata del pubblico al Ferrari per vedere un salto generazionale omnicomprensivo, tette sode e tette flosce al vento.</p>
<p>Un lustro orsono un giovin filosofo, Alessandro Alfieri, navigando controtendenza s’è spinto a dire che Vasco è il male, personificato nel trionfo della logica dell’identico, quindi il veicolo perfetto dei disvalori fatti norma e imperanti, del rivoluzionario da bocciofila ben integrato nel sistema. Del pensiero massificato e del livellamento (in)culturale, insomma. Parole un po&#8217; dure, che hanno forse un briciolo di verità ma, anche, il difetto di spiegare la cosa col senno dei pochi e di niente. Vasco se la ride, e soprattutto se la vive. E va bene, va bene così, ai milioni che se la cantano e suonano con lui. Forse, il successo di Vasco sta tutto qua: nell’essere un signor Rossi qualsiasi, ed essersi fatto stella.</p>
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