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	<title>Maurizio Zuccari &#187; governo</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>L&#8217;alito del drago</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 19:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le lacrime di Rocco Casalino mentre Conte &#38; compagna fanno ciao con la manina. Gli scudi di plexiglas a separare la prima riunione dei neoministri. Il suono della campanella, stonato più che mai. Non passerà alla storia per questo il governo Draghi, salvatore della patria e della Repubblica. Quanto per una percentuale di consensi bulgara che avrebbe fatto impallidire il plenum d’ogni comitato centrale e... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/lalito-del-drago/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le lacrime di Rocco Casalino mentre Conte &amp; compagna fanno ciao con la manina. Gli scudi di plexiglas a separare la prima riunione dei neoministri. Il suono della campanella, stonato più che mai. Non passerà alla storia per questo il governo Draghi, salvatore della patria e della Repubblica. <span id="more-9966"></span>Quanto per una percentuale di consensi bulgara che avrebbe fatto impallidire il plenum d’ogni comitato centrale e democrazia popolare. Neppure ai tempi dei governicchi di solidarietà nazionale, e via via risalendo per li rami al Patto Gentiloni o al connubio Cavour-Rattazzi s’era mai visto uno spettacolo simile nel bel suolo italico. Persino il listone col quale il duce sbancò alla Camera nel ‘24 non ebbe i voti che Mario porta in dote alla patria. Aspettiamo l’ovazione, l’acclamazione liberatoria &amp; risarcitoria, a che pro il voto?</p>
<p>Tanto entusiastico consenso, condito da una dose di piaggeria non usuale anche per gli elevatissimi standard italici, è qualcosa d’ineguagliato nella storia del Belpaese. Par quasi che l’atavico sport del salto sul carro del vincitore si sia arricchito di qualcosa d’inedito. Che lo scilinguagnolo dei servi superi d’una spanna il già noto, il già visto. C’è posto per tutti sul carro del console Mario, e manco un puttino a spifferargli all’orecchi: bada, sei un comune mortale, come d’uso nei trionfi romani. Tutti plaudono, e s’accodano. Il redivivo Cavaliere, con le sue immarcescibili ancelle. Salvini che s’addorme, poi in sogno rivendica, novello Costantino, una particina di destra grazie al tris dei suoi. Grillo che gongola, fulminato sulla via di Montecitorio, e plaude a quel che resta dei suoi e al ministero dell’ecologia, nuovo di palta. I pieddini, va da sé, talmente usi ai giri di valzer che manco val la pena parlarne. Nella carrettata dei tecnici, competenti per antonomasia, c’è un posto per tutti, buon ultimo quel donnino di Renzi che è il vero deus ex machina dell’affaire, il salvatore della patria in pectore. Resta fuori l’improvvida Meloni, ma solo per fare un po’ di melina, astenersi e saltare il fosso, che l’opposizione non è roba da apparecchiare in tavola.</p>
<p>Tanta corrispondenza d’amorosi sensi non s’avrebbe se la memoria non fosse più che corta, e bislacca. Una voragine che i mestatori della grande narrazione possono saltare a pié pari. Chi ricorda parole e azioni del console Mario ai tempi del Britannia, quando con l’accorto compare Prodi e una masnada di privatizzatori dette il là al sacco d’Italia? Le vicende del panfilo di marca inglese, derubricate da complotto – quello sì – a barzelletta dopo le rivelazioni di Cossiga sono anticaglia. Chi rivanga gli anni passati alla Bce, le lacrime e il sangue fatto versare ai greci? «Uomo di singolare doppiezza – si chiede Blondet – senza scrupoli, sempre d’accordo con l’ideologia vigente dei miliardari, attuerà il Grande Reset del World economic forum, che è l’ortodossia del momento?». La domanda, oltre che retorica, appare peregrina. Ad essa non possiamo che rispondere con il poeta, a proposito dell’infido Barbariccia: “Ed elli avea del cul fatto trombetta”, dando l’avanti marsc ai suoi diavoli. L’alito, fetido, del drago.</p>
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		<title>Draghi, sciacalli e polvere di stelle</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 19:35:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È così l’abatino ce l’ha fatta. Il mandato ricevuto al circolo Bilderberg pareva arduo, ma pochi hanno il pelo sullo stomaco dello sciacallo fiorentino, e l’avvocaticchio ha avuto il benservito. L’asse con Mattarella ha funzionato egregiamente, il paese sfranto &#38; bollito si è riallocato sotto l’ala protettiva di Draghi – chi meglio del gran servant d’Europa nell’orda che volge al desio – e ciao Peppi.... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/draghi-sciacalli-e-polvere-di-stelle/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È così l’abatino ce l’ha fatta. Il mandato ricevuto al circolo Bilderberg pareva arduo, ma pochi hanno il pelo sullo stomaco dello sciacallo fiorentino, e l’avvocaticchio ha avuto il benservito. <span id="more-9958"></span>L’asse con Mattarella ha funzionato egregiamente, il paese sfranto &amp; bollito si è riallocato sotto l’ala protettiva di Draghi – chi meglio del gran servant d’Europa nell’orda che volge al desio – e ciao Peppi. Nessuno lo rimpiangerà, ma hai visto mai, nessuno avrebbe mai immaginato di poter rimpiangere galantuomini quali Craxi o Andreotti, e compagnia di giro. Al peggio mai c’è fine.</p>
<p>La mossa di Mattarella, con l’aborto della foglia di Fico e il pistolotto sulla democrazia che tutto chiede, ora, fuorché il ritorno alle urne, ennesima presa per i fondelli per il popolo bue, era ovviamente concordata con lo scaricatore di Conte: tutto fuorché una novità, quella che ha spiazzato il governo giallofucsia. Chi gongola, e magari plaude a Renzi per avere fatto fuori Conte, farebbe bene a frenare gli entusiasmi. Renzi è il più cinico e capace sciacallo del momento, non è un caso che al Bilderberg di maggio abbiamo giustamente puntato su di lui, e quel Mattia Feltri che oggi dice senza Draghi non c’è paese che tenga. Requiescant.</p>
<p>Lo sciacallo in veste d’abatino insufflerà qualcuno dei suoi nel nuovo (sic) governo, magari l’accoppiata dei fedelissimi di latta Boschi &amp; Gentiloni, soprattutto punterà a dirigere il traffico dei fondi di ricovero – la bella cifra di 200 e rotti miliardi da pagare all’Europa, a fronte di un debito più che doppio. Ma lasciamo ai geni della finanza da ricovero tali chicche. Non mancheranno nella nuova imbarcata di questo ennesimo governicchio impolitico i riciclati d’ogni genìa, centristi doc e sul predellino pure le schegge dei Forzaitalioti. Cosa non si farebbe, pur di salvare il paese.</p>
<p>L’ultima considerazione, a fronte del lascito Conte, è che i Cinquestelle escono di scena. Di loro resteranno frammenti di stelle, quando tutto sarà finito. Potrebbero fare da stampella a Draghi, come si preparano a fare le truppe cammellate dell’abatino e ovviamente gli opportunisti del Pd, oppure decidere di stare con l’opposizione che non c’è. In entrambi i casi sono finiti, e questo è tri principali obiettivi raggiunti dallo sciacallo, dopo avere destrutturato il partito di cui è stato inopinatamente segretario. Il miglior affossatore della democrazia di facciata continua il suo mandato funzionale al grande reset.</p>
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		<title>L&#8217;ora dei Ciampolilli</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 19:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciampolillo, chi era costui? Non c’era bisogno di saperlo, tant’è che s’era scritto e non si conosceva, e per questo saliamo di diritto sullo scranno dei lavevodettisti. Non c’era bisogno del senatore ex Cinquestelle, ultimo approdato nelle milizie contigiane, per sapere che l’avvocaticchio l’avrebbe scampata per il rotto della scuffia. Ma davvero uno rinuncia così, di questi tempi, ai millanta euro al mese, più extra, a... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/lora-dei-ciampolilli/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ciampolillo, chi era costui? Non c’era bisogno di saperlo, tant’è che s’era scritto e non si conosceva, e per questo saliamo di diritto sullo scranno dei lavevodettisti. Non c’era bisogno del senatore ex Cinquestelle, ultimo approdato nelle milizie contigiane, per sapere che l’avvocaticchio l’avrebbe scampata per il rotto della scuffia. <span id="more-9934"></span>Ma davvero uno rinuncia così, di questi tempi, ai millanta euro al mese, più extra, a un bel vitalizio? Magari per tornare a fare il bibitaro aspettando un bel ristoro? Orsù, siate seri e mettete da parte il pallottoliere. Del resto neanche chi l’aveva detto e cercava scampo dal teatrino della politica dandosi al futbòl è stato più fortunato, iersera. Se poi è romanista, dioloscampi, di questi tempi è peggio che dirsi trumpiano. Piove sul fradicio.</p>
<p>I responsabili che volevano salvare il paese tirano un sospiro di sollievo, il piatto piange ma portano a casa il viatico per tirare innanzi. Gli altri masticano amaro, speravano quantomeno di sbarazzarsi di Conte con l’alzata di scudi di Renzi, ma tant’è. Il catalogo è questo, madamina, avrebbe detto Dongiovanni. Il Conte Ugolino può continuare a divorare i suoi, ma non si sogni di sognare sonni tranquilli. Il suo è un governo a tempo scaduto, come lo yogurt. Lo zombie a capo d’Italia Viva ha solo mancato d’un soffio l’opera, i padroni europei – che dico europei, globali – possono dirsene fieri, l’opzione due ha tenuto botta. È lui il vero vincitore della tenzone, direi morale se l’aggettivo non fosse fuori luogo. Le milizie del Conte son mercenarie, vai a fidarti di loro come già ammoniva il buon Machiavelli. Oggi non c’era soldo bastante per cambiar cavallo e saltare nel vuoto, ma niente è più incerto del domani.</p>
<p>Conte chiuderà i conti, salirà al soglio mastelliano per rivoltolare un po’ la sua squadra, poi sgranocchiati benbene i resti del suo popolo e quel che resta del Belpaese si metterà da parte. A quel punto anche lo zero virgola niente di Renzi tornerà buono, chissà. A meno che non si reputi necessario il ritorno all’opzione uno, quel gran genio di Salvini, o addirittura la tre: la diafana Meloni, già prona sul parterre bideniano. Qualunque busta s’apra, la uno la due o la tre, scordatevi l’opzione democratica, il ricorso al voto e quant’altro. Scordatevi la logica che non sia di mera bottega, l’interesse del paese prostrato &amp; bollito e menate così. Scordatevi il Novecento e la democrazia rappresentativa, qualunque cosa abbia rappresentato e voglia rappresentare. Oggi è l’ora dei Ciampolilli, del diman non v’è certezza, avrebbe chiosato il Magnifico.</p>
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		<title>Gli spergiuri</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Sep 2019 17:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più che un bis-Conte è un bis-cotto, e va bene così. Chi s’accontenta gode, ma chi gode è più contento, si sa. Gode anzitutto l’Europa, o meglio gli euroinomani che confondono l’asse franco-tedesco del duo M&#38;M, gl’invisi – in patria e fuor di patria – Macron &#38; Merkel, con l’Europa possibile. Guai a dirla dei popoli, ché si è visti come quel tale che s’ostina a... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/gli-spergiuri/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Più che un bis-Conte è un bis-cotto, e va bene così. Chi s’accontenta gode, ma chi gode è più contento, si sa. <span id="more-9547"></span>Gode anzitutto l’Europa, o meglio gli euroinomani che confondono l’asse franco-tedesco del duo M&amp;M, gl’invisi – in patria e fuor di patria – Macron &amp; Merkel, con l’Europa possibile. Guai a dirla dei popoli, ché si è visti come quel tale che s’ostina a entrare nelle rade cabine Telecom per una chiamata, e manca poco che qualcuno chiami le guardie. A parlar di popolo, o sovranismo, vale a dire sovranità di popolo e non di poteri altri, si è dileggiati e peggio. Sovranismo fa rima con fascismo, siamai, e quale spauracchio peggiore per chi ha a cuore democrazia e libertà? Godano dunque i conversi sulla via di Bruxelles. Gli spergiuri antipopolo. Conte che da premier ombra s’è spinto a farsi quasi premier. Di Maio che agli Esteri darà certo buona prova di sé e d’inglese al malfido padrone Atlantico. Godano Gentiloni agli Affari economici e Gualtieri, storico prestato all’economia, ahinoi. Perfetti yesmen del governo di lorsignori, convertiti da un pezzo sulla via d’Aquisgrana, che dovranno far rientrare l’Italietta nei ranghi.</p>
<p>Godano – ma pocopoco – pentastellati e demotristi, per aver cacciato l’orco pappatutto dall’italico suolo, sventato il ricorso alle urne che avrebbe dato la parola al popolo e il paese alla Lega. Difficile che una tal combutta di palazzo, un ribaltone che manco ai tempi d’oro del trasformismo, possa durare fino a fine legislatura, nel 2023, ma tant’è. Il suo compito è quello di normalizzare il paese, legnare quel che resta della produzione e affondare le mani nei residuali risparmi italioti, oltre che riaprire i porti per la gioja d’ogni verace democratico e dell’unna Carola. Altro non serve all’italietta per rientrare nei ranghi del servitore che ha provato a lagnarsi e trarsi fuori, povero sciocco. E veniamo ai fascisti, da piazza e reputati tali. Ché quelli veri, come il fu Delle Chiaie, scomparso coi suoi 82 anni di trame e misteri – mica tanto tali, però – se ne sono andati e riposino nell’oblìo generale. Che mestizia vederli accorati a strillare di governo d’estrema sinistra, manco fossimo coi cosacchi all’abbeverata a San Pietro.</p>
<p>Altro che governo rosso, come urlano, o giallorosso, come cianciano i mediatici. Di rosso si vedrà solo il sangue succhiato ai lavoratori – datori di lavoro e lavoratori, senza distinguo – e più che giallorosa è giallofucsia, ché i diritti civili impazzino e quelli sociali muoiano. Giochi di parole a parte un bagno di sangue vero sarà quello dei Cinquestelle, già duramente provati dall’inerzia su Roma e dalla propria inezia. Per loro l’abbraccio col Pd sarà esiziale, la palla di piombo del morto che trascina a fondo il morente. Altro che democrazia alla riscossa, il vero partito della restaurazione è tornato sugli scranni, gli altri blaterino e s’accodino. Quanto a Salvini, poverino. Aveva in mano il paese, già godeva d’essere il nuovo dominus della politica italiota, e invece. Potrebbe godere più di tutti, quando quegli altri avranno fatto strame di tutto e a lui tornerà in mano il boccino, a bocce ferme e italiani al voto. Ma pure il barista di Torremaura ha capito che come leader è un bluff, figurarsi come s(fascista). Però un baubau buono a rispuntare fuori a ogni occasione, a ogni attacco all’Europa e alla democrazia, serve sempre. Chi s’accontenta&#8230;</p>
<p><em>In foto: Tv Boy, Le tre grazie</em></p>
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		<title>La roulette giallorosa</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Aug 2019 08:52:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come finirà la crisi di governo e l&#8217;harakiri di Salvini Pareva fatta. Una sterminata piana verdeblù, innervata di nero, da nord a sud della Penisola. Pareva l’anticiclone delle Azzorre, sullo Stivale solo rade macchioline giallorosse a resistergli. Salvini già s’allisciava il baffo mongolo &#38; malandro, gustando l’ultimo Mojito e pregustando il voto, la mossa pigliatutto dopo aver piantato in asso il governo gialloverde. Pareva fatta, la... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/la-roulette-giallorosa/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/08/crisi-governo-votazione-salvini-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9536" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/08/crisi-governo-votazione-salvini-2-300x169.jpg" alt="crisi-governo-votazione-salvini-2" width="300" height="169" /></a></p>
<p>Come finirà la crisi di governo e l&#8217;harakiri di Salvini<span id="more-9535"></span></p>
<p>Pareva fatta. Una sterminata piana verdeblù, innervata di nero, da nord a sud della Penisola. Pareva l’anticiclone delle Azzorre, sullo Stivale solo rade macchioline giallorosse a resistergli. Salvini già s’allisciava il baffo mongolo &amp; malandro, gustando l’ultimo Mojito e pregustando il voto, la mossa pigliatutto dopo aver piantato in asso il governo gialloverde. Pareva fatta, la Lega alle soglie del 40%, il neogoverno verdeverde a guida leghista ben oltre il 50, con Totiani e Renziani a far da spallucce, i Fratellastri d’Italia contenti e la Matrix europeista plaudente. Pareva fatta, e invece l’ora del coglione passa per tutti, come ha ricordato il conterraneo Vittorio Feltri all’ex vicepresidente del Consiglio, suggerendogli di ritirare la sfiducia a Conte e ridar fiato all’alleanza coi Pentastellati. Prosaicamente, anche Trump ha consigliato al buon Matteo di rifare pace con Di Maio: “In fondo è un po’ come tentare di andare d’accordo con tua moglie”, avrebbe detto il saggio Donald. E se in amore si deve essere pronti a tutto, persino ad andare a letto con la propria moglie, figurarsi in politica.</p>
<p>Complici volponi ex democristi e volpini neo democristi che ne sanno una più d’un ministrone del governicchio, l’improvvido Matteo se l’è presa nel secchio. Oggi Conte ne dirà quattro all’ex ministro dell’Interno che ha voluto fargli le scarpe, dandogli dello spregiudicato e del bugiardo, e salirà al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del buon Mattarella. Ché, presumibilmente, gli ridarà il destro per dare forma a un governo Frankenstein. Una creatura giallorosa – non diciamo giallorossa per rispetto alla Roma e alla logica – che vede insieme Pd e 5S, il diavolo e l’acquasanta. Comunque vada niente voto, la legislatura reggerà botta e la Matrix europeista riuscirà a normalizzare l’anomalia italiana, spazzando quel che resta d’ogni sovranismo italico prima d&#8217;ogni chiamata alle urne.</p>
<p>Padre nobile d’una tal creatura l’ottimo Prodi. Il massimo esponente del liberismo euroinomane, per dirla come Diego Fusaro, è resuscitato dal limbo dei dormienti per chiedere un governo Ursula, o Orsola che dir si voglia – in attesa d’un governo Pamela, o Greta – che rimetta le cose a posto e il volgo al suo posto, ridando luce e sostanza ai lumi di Bruxelles. Molte sono le frecce all’arco dei sapienti di Bilderberg e ogni cosa è possibile sotto al sole del Belpaese. Persino che si rappattumi un’intesa gialloverde col Matteo pentito, o un governo blandamente tecnoliberista. L’altro Matteo, Renzi, apparecchia la scissione settembrina del Pd ma può anche darsi che riesca a tenersi agganciato al carrozzone giallorosa, con Madonna Boschi, salvo staccare la spina al neogoverno in primavera, per essere meglio prono ai dettami di Montreux.</p>
<p>Comunque vada sarà un successo, per tutti fuorché per Salvini. Ha fatto come quel tal giardiniere che tagliava l’albero su cui stava seduto, a sproloquiare e farsi spernacchiare sui migranti. Era riuscito nell’impresa – non improba – d’oscurare l’anodino Di Maio e l’anonimo Conte, che oggi si riprende la sua rivincita. Era riuscito, più difficile a farsi, ad azzerare i Cinquestelle, e soprattutto nell’impossibile compito di trasformare la Lega da movimento scissionista e regionale a partito nazionale, vivo e radicato persino in Sabina, e invece ciccia, s&#8217;è fatto harakiri. Ma forse alla fine della roulette giallorosa sarà contento anche lui. Quando i tempi saranno maturi, i guasti d’una tal creatura fatti e i resti dei Cinquestelle e del piddì caduti dal corpaccione morto di Frankenstein, a macerarsi al sole italico, allora potrà tornare in auge purelui. L’italiano medio dimentica tutto e in fretta. Ma il suo amore per gli arruffapopolo rimane intatto nei secoli.</p>
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		<title>Il ministrone del governicchio stacca la spina a Di Maio &amp; Co</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/il-ministrone-del-governicchio-stacca-la-spina-a-di-maio-co/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Aug 2019 09:44:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Salvini certifica la morte a lungo annunciata del governo. Il futuro è verdeverde, ma non di speranza Girava una vignetta ai tempi della prima Repubblica: una maestra chiedeva alla scolaresca: cosa cade in autunno? I governi, rispondevano in coro gli alunni, dietro ai quali si stagliava l’ombra sinistra del gran gobbo. L’immarcescibile Andreotti. Come e più del grande vecchio della Repubblica fu democratica, tenutario di... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-ministrone-del-governicchio-stacca-la-spina-a-di-maio-co/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Salvini certifica la morte a lungo annunciata del governo. Il futuro è verdeverde, ma non di speranza<span id="more-9532"></span></p>
<p>Girava una vignetta ai tempi della prima Repubblica: una maestra chiedeva alla scolaresca: cosa cade in autunno? I governi, rispondevano in coro gli alunni, dietro ai quali si stagliava l’ombra sinistra del gran gobbo. L’immarcescibile Andreotti. Come e più del grande vecchio della Repubblica fu democratica, tenutario di trame portate nella tomba, Salvini ha giocato d’anticipo, certificando la morte a lungo annunciata del governo. L’uomo forte del debole governo gialloverde ha sparigliato le carte dando il là alla crisi da tempo attesa, con giubilo a destra e manca di quanti vedono come una liberazione la fine d’un governo acefalo &amp; anomalo.</p>
<p>I numeri gli danno ragione: forte d’un consenso che sfiora il 40% e rievoca i fasti della miglior diccì, il ministrone del governicchio ha staccato la spina a Di Majo &amp; Co., fidando che quel 37% di cui lo accreditano i sondaggi si trasformi nelle urne in realtà. Lasciando i Cinquestelle venti punti sotto, buoni secondi dopo il Pd, ben che gli vada, e a lui mano libera di fare quel che crede. L’accorata richiesta dei pentastellati di votare almeno il taglio dei parlamentari prima di suonare il De profundis suona come il pianto del bimbo a cui s’è fatta tottò dopo c’ha rotto il giocattolo. Poveriloro, ché in pochi mesi di malgoverno hanno ridotto Mazinga in un secchio di stracci. E poverinoi.</p>
<p>Quel che s’apre adesso è una fase tutt’altro che nuova, se non altro perché i gentiluomini del club Bilderberg l’hanno anticipata appena pochi mesi fa – andate a rileggere le decisioni vociferate a Montreux prima di gridare al gomblotto – e dunque avremo un bel governo verdeverde, con scampoli rosanero dei transfughi da Forza Italia e Pd, Totiani e Renziani, benedetto dai Fratelli d’Italia ai salotti buoni. Toti &amp; Renzi già si sono portati avanti, sfasciando l’uno quel che restava delle schiere del Cavaliere; annunciando l’altro urbe et orbi per settembre l’uscita – anzi, la cacciata – dal Pd dopo averne scarnificato i resti, lasciati sul piatto di quell’anima pia di Zingaretti. Un cadavere eccellente che manco il Montalbano doc potrebbe ricomporre, ma sempre utile alla bisogna e a secondare i desiderata della Matrix europeista e dei poteri ganzi o forti che dir si voglia.</p>
<p>Il distinguo è qui, ma è di lanacaprina. A Salvini, se prono ai medesimi, sarà lasciato lo spazio guadagnato sotto ai riflettori del circo mediatico, libero di fare la voce grossa, lo spaccamatteo. Chiassate &amp; chiacchiere. Atrimenti per lui è già pronto un calcio nel bugigattolo della storia, un bel ripostiglio dove riporre smargiassate e cubiste, senza manco il Dies Ire concesso ad altri arruffapopolo come Cola e Masaniello. Quanto al popolo, sovranista e non, ceti già medi e gente qualunque, si prepari. Il futuro è verde, ma non è il colore della speranza. Il bujo è oltre la siepe.</p>
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