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	<title>Maurizio Zuccari &#187; musica</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>L’Angelo e la luna</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 16:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torna il festival di danza, musica, teatro e arte circense negli spazi di Castel Sant’Angelo Come si resiste alla calura estiva? Una bibita fresca, un bel gelato. Un tuffo in piscina o al mare, certo. Eppoi, tanto per uscire dalla portata del condizionatore o dal brodo di coltura domestico, un bello spettacolo serale, di quelli che rinfrancano &#38; rinfrescano lo spirito a bagnomaria. A Roma, nei... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/langelo-e-la-luna/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Torna il festival di danza, musica, teatro e arte circense negli spazi di Castel Sant’Angelo</strong><span id="more-10785"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Come si resiste alla calura estiva? Una bibita fresca, un bel gelato. Un tuffo in piscina o al mare, certo. Eppoi, tanto per uscire dalla portata del condizionatore o dal brodo di coltura domestico, un bello spettacolo serale, di quelli che rinfrancano &amp; rinfrescano lo spirito a bagnomaria. A Roma, nei meandri di castel Sant’Angelo, niente di meglio dell’Angelo e la luna per scampare all’afa capitolina, anche se nei cortili della vecchia mole adriana questa si fa sentire. Il festival di circo contemporaneo, danza, musica e teatro, alla sua terza edizione, propone da luglio a ottobre quindici spettacoli (quaranta repliche) di artisti nazionali e internazionali che animeranno gli spazi del castello: dalla corte di Alessandro VI alla sala Paolina, dal bastione San Matteo alla sala Apollo, dal cortile dell’Angelo alla terrazza panoramica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Da luglio a ottobre ce n’è per tutti, grandi e piccini, come suol dirsi. Dopo il via alle danze – letteralmente – dei Baba Yaga, band mitteleuropea con base a Vienna che si rifà all’archetipo della strega slava, con Grenzenlos – Senza confini – sarabanda musicale e loro disco d’esordio del 2024, è andata in scena L’anima del mondo. L’anima mundi dell’imperatore poeta, Adriano, che forse aleggia ancora nella mole del suo cenotafio, rievocata dalla voce di Marco Cavalcoli e dalle musiche di Lorenzo Tomio. Poi la fiaba moderna dell’altro duo Dimitri-Manenti, per la regia di Elisa Canessa: Cuor di coniglio. Uno spettacolo dedicato alle paure e ai sogni infranti e ricomposti dell’infanzia, scombiccherato e un po’ puzzone come si conviene ai giovanissimi. Il 23 luglio è la volta di Segni, spettacolo di danza degli Excursus.</p>
<p style="font-weight: 400;">Eppoi tanti altri, dal Castello degli angeli ostinati, a cavallo tra la fine di luglio e i primi d’agosto, racconto circense itinerante negli spazi più suggestivi del castello, palcoscenico dello spettacolo già premiato dal Mic, al doppio appuntamento teatrale di Antonio Rezza a fine settembre, per finire ai primi d’ottobre con la rievocazione di Francesco, angelo degli ultimi, sulla figura del santo poverello, di e con Massimo Verdastro e Dario Guidi. Qui Info, prenotazioni e biglietti su <a href="https://bit.ly/ticketingcoopculture" target="_blank">https://bit.ly/ticketingcoopculture</a></p>
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		<title>Ref 18, oltre le frontiere d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 07:58:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’aveva iniziato lui l’hanno scorso, è ripartito da lui anche quest’anno. Da Palamede, eroe degli Achei trasposto sulla piana reatina, rimosso dalle macerie di Troia per tornare a quelle di Amatrice. L’eroe cancellato da Omero nell’Odissea e raccontato da Euripide, narrato come alter ego positivo di Ulisse, è stato al centro dello spettacolo portato in scena da Alessandro Baricco a Cittareale e Amatrice, come già... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/ref-18-oltre-le-frontiere-deuropa/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/08/Baricco-ad-Amatrice-foto-Romaeuropa-festival.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9397" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/08/Baricco-ad-Amatrice-foto-Romaeuropa-festival-300x199.jpg" alt="baricco-ad-amatrice-foto-romaeuropa-festival" width="300" height="199" /></a></p>
<p>L’aveva iniziato lui l’hanno scorso, è ripartito da lui anche quest’anno. Da Palamede, eroe degli Achei trasposto sulla piana reatina, rimosso dalle macerie di Troia per tornare a quelle di Amatrice. <span id="more-9396"></span>L’eroe cancellato da Omero nell’Odissea e raccontato da Euripide, narrato come alter ego positivo di Ulisse, è stato al centro dello spettacolo portato in scena da Alessandro Baricco a Cittareale e Amatrice, come già nella passata edizione ai Fori. Prima di lui, a portare il Romaeuropa festival nelle aree colpite dal sisma del 2016 è arrivata la compagnia Il posto, con le danze aeree sulle gru montate sui camion ad Accumoli, e Ascanio Celestini con La ballata dei senzatetto, sempre ad Amatrice. Un trittico di spettacoli, parte del progetto “120 motivi in più per tornare nelle valli reatine”, che anticipa e preannuncia le faville del festival promosso dal Mibact e dalla regione Lazio, a cura dell’omonima fondazione, ormai un classico di fine estate.</p>
<p>Numeri grossi, anche stavolta. Oltre alle zone colpite del cratere sismico laziale, 27 sono i luoghi del festival sparsi nella capitale, da Villa Medici al Maxxi, dall’ex mattatoio a palazzo Barberini, biblioteche e teatri, e quasi 170 gli spettacoli, tra cui 40 prime, senza contare mostre, installazioni, convegni. Più di 60 compagnie provenienti da 24 paesi e 300 artisti impegnati in una kermesse che si è ritagliata ruolo e spazio negli anni, unica nel suo genere nel mettere assieme vari generi: danza, teatro e visioni. Non a caso il direttore artistico Fabrizio Grifasi nel presentare l’edizione del Ref 2018, dal titolo Between worlds, ha parlato di «festival mondo che intercetta e convoglia pensieri e progetti». Un mondo, quello d’oggi, dove muri, recinti e barriere si moltiplicano da Melilla a Ventimiglia, da Gaza al Messico, reiterando quello crollato in quel di Berlino quasi trent’anni fa. Un evento senza confini, dunque, per un mondo che si vuole senza frontiere.</p>
<p>Ad aprire i cancelli di questa edizione del Ref, il 19 settembre, è Kirina, un viaggio tra Africa e Occidente all’insegna del movimento e della commistione d’immagini e immaginari della Faso dance theatre del coreografo Sergè-Aime Coulibaly, musicata da Rokia Traorè, icona della world music. Gran finale in musica anche il 25 novembre all’Auditorium, all’insegna di suoni, storie e visioni del festival. In mezzo, tanta roba e soprattutto tanta musica, oltre al teatro, da John Adams a Cristina Zavalloni, dal libanese Omar rajeh a Zad Moultaka, dalla cinese Wen Hui al giapponese Rioji Ikeda, dalla franco vietnamita Caroline Guiela Nguyen al nostro Mimmo Cuticchio, mastro puparo e d’opera fina. Loro e tantissimi altri, tutti insieme per un mondo senza barriere e senza spegnere il cervello. Tutta la programmazione del Ref 18 su <a href="http://Romaeuropa.net" target="_blank">Romaeuropa.net</a>.</p>
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		<title>Capossela, un inverno d&#8217;ombre e di luce</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Dec 2017 12:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’inizio è col cappellaccio piumato e le fascine della Bestia nel grano, con le timbriche di Scorza di mulo, la fine è con la pianola e la struggente mestizia di Ovunque proteggi. In mezzo ci stanno due ore e mezza d’ombre e spaventi, nebbie e riflessi, burla e patimenti. Non è un concerto, non sono canzoni ma racconti in musica quelli che Vinicio Capossela propina... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/capossela-un-inverno-dombre-e-di-luce/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9242" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/12/Vinicio-Capossela-Ombre-nellinverno-foto-Chico-De-Luigi-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-9242" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/12/Vinicio-Capossela-Ombre-nellinverno-foto-Chico-De-Luigi-2-300x200.jpg" alt="Ombre nell'inverno tour, foto Chico De Luigi" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Ombre nell&#8217;inverno tour, foto Chico De Luigi</p></div>
<p>L’inizio è col cappellaccio piumato e le fascine della Bestia nel grano, con le timbriche di Scorza di mulo, la fine è con la pianola e la struggente mestizia di Ovunque proteggi. <span id="more-9241"></span>In mezzo ci stanno due ore e mezza d’ombre e spaventi, nebbie e riflessi, burla e patimenti. Non è un concerto, non sono canzoni ma racconti in musica quelli che Vinicio Capossela propina al suo popolo, agli sgoccioli del tour nei teatri italiani. Ombre nell’inverno dopo la tappa all’auditorium romano di via della Conciliazione chiude a Bologna e Bergamo. Un ultimo giro di tricche e ballacche iniziato nell’estate 2016 con i concerti di Polvere, altra faccia del tour e del doppio cd dello scorso anno, Canzoni della cupa, all’abbrivio di tutto.</p>
<p>Polvere, ombra. Luce di campi assolati, di sole e sudore, e tenebra di caput mundi e fine d’anno. «Strettoia dove passano tutti i fantasmi, gli spettri e le ombre generate dal fuoco del racconto. La stagione delle fiabe ma anche quella delle grandi solitudini, del gelo e dei fiammiferi», dice Vinicio. Le creature della penombra e del mito ci sono tutte in questo spettacolo di giocoleria verbale e musicale a base d’ombre similcinesi e suoni arcaici, in questi racconti in musica che ripropongono l’immaginifico bestiario caposseliano, i suoi personaggi mai domi. Tutte le creature della Cupa s’inverano e dibattono qui, ché se è vero che non vogliono cure esse chiedono vita.</p>
<p>La chiedono il fastidioso Maranchino, il piccolo Mazzamauriello e la Cupa, altrettanto piccola ma demoniaca e pesantissima per chi s’incaponisce a portarla, la Malombra che pure schiaccia il petto e il Pumminale, il maiale mannaro dalle troppe voglie al chiaro di luna, carne di porco cristiano per le perfide Masciare, come i povericristi che s’imbattono in esse. E la chiedono tutte l’altre, uscite non dall’ombra dei fossi e da un tempo di stenti più stentati di questo, ma dalla rutilante vena del cantore di Hannover nell’arco della sua quasi trentennale calcata di palco. Pianoforti non scampati all’oblìo né al desìo, marajà e marinai, polpi malati d’amore e solitudine, sirenette e naufraghi.</p>
<p>È una lotta, una ballata contro il mal di vivere quella che Vinicio porta in teatro e si porta appresso da sei lustri, quasi, con cui dà sfogo ai suoi mali e alle paure di tutti. E tutti l’accolgono, quasi fosse profeta che conduce a nuovi mondi, non bastante questo ai dimenticati figli. C’è n’è per tutti gli spaventi, per tutte le età, tra i suoi: vegliardi che battono il tempo e poppanti che s’appisolano in collo ai genitori. Questo è il suo pubblico, ed è un altro dei miracoli di questo Fregoli con la passione dei cappelli che trova il tempo, in chiusa di spettacolo, di trasmutarsi in Santo Nicola. Il santo dei poverelli che scalda gli adepti al fuoco del racconto e dei cerini gettati in un bidone di latta, sdegnoso del Santa Claus consumista e accompagnato da esseri cornuti e pelosi, archetipi mostruosi cari alle culture popolari.</p>
<p>In questa sarabanda d’ombre, di suoni e immaginifici spaventi è l’epico che comanda. Il richiamo a un mondo lontano che più non è né presumibilmente mai più verrà. «Le cose per essere vere devono partire da lontano», confida alla penna di Antonio Gnoli l’artista tornato ai ritmi della paterna Irpinia. «Se vuoi comunicare la perfezione devi stare alla larga da un sacco di cose. Devi essere distante da tutto». Molto distante da ciò che fa tendenza nell’oggi e molto vicino alle cose, al sale della terra e del mondo ctonio che va scavando e scarnificando da un pezzo. Ben oltre gli esordi dell’Una e trentacinque circa, disco del ‘90 che gli fece vincere il premio Tenco. Incaparbito più che mai nel disvelare e portare alla luce, anche nel prossimo lavoro sul bestiario medievale, le radici nascoste del mondo come sola ancora di salvezza del divenire. L’epica del sotterraneo contro gli abbagli dell’oggi. «È epico tutto quello che viene sottratto alla disattenzione, alla banalità, alla frustrazione. E non devi essere necessariamente un eroe per provare a vivere tutto questo». Basta essere Capossela. Un artista unico, in tempi dove la memoria manca e l’epica falla.</p>
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		<title>Romaeuropa fest, per capire dove siamo</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Sep 2017 08:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rieccolo. Puntuale come una sagra d’autunno, ma ben più ricco di suggestioni e contaminazioni, torna il Romaeuropa Festival. I cento giorni d’una rassegna tra le più eclettiche e cosmopolite d’Italia prendono il via oggi con una serie di eventi nei luoghi della cultura capitolina. Fino al 2 dicembre circa 80 progetti e 60 spettacoli, senza contare le mostre, di cui sette prime, frutto dell’impegno di un... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/romaeuropa-fest-per-capire-dove-siamo/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9173" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-9173" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/09/Fer_Lelazzo-Natoli-e-Ruggeri-Les-adieux-300x147.jpg" alt="Un fotogramma da Les adieux, di Ferlazzo e Ruggeri. Sopra: Madre, di Azzurra De Gregorio" width="300" height="147" /></a><p class="wp-caption-text">Un fotogramma da Les adieux, di Ferlazzo e Ruggeri. Sopra: Madre, di Azzurra De Gregorio</p></div>
<p>Rieccolo. Puntuale come una sagra d’autunno, ma ben più ricco di suggestioni e contaminazioni, torna il Romaeuropa Festival. <span id="more-9171"></span>I cento giorni d’una rassegna tra le più eclettiche e cosmopolite d’Italia prendono il via oggi con una serie di eventi nei luoghi della cultura capitolina. Fino al 2 dicembre circa 80 progetti e 60 spettacoli, senza contare le mostre, di cui sette prime, frutto dell’impegno di un pattuglione di 300 artisti provenienti da 32 paesi, lo stesso numero di questa edizione del Ref 17.</p>
<p>Ce n’è per tutti i gusti e le tasche. Da Sasha Waltz a Dada Masilo che aprono – letteralmente – le danze, nei teatri Argentina e India, a Sidi Larbi Cherkaoui e Jan Fabre che le proseguono. Eppoi viavia con mostri sacri del teatro di narrazione quali Ascanio Celestini e Marco Paolini, con mostri scenici tout court come Alessandro Baricco e Roberto Herlitzka, in un potpourri d’arte e teatro, musica e danza. All’insegna dei linguaggi più contemporanei e disparati ma con un comune denominatore che spicca sul castello di carte del logo biancogiallo, fin nel titolo di Ref 17: Where are we now? Dove siamo, ma soprattutto Quo vadis, dove stiamo andando. «Solo gli artisti possono offrire risposte alla contemporaneità – dice Fabrizio Grifasi, direttore della fondazione Romaeuropa – come racconta lo spot Rai per questa 32esima edizione (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=vEdp7VVN7g4" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=vEdp7VVN7g4</a>). Le loro opere compongono una mappa del presente, fragile come il castello di carte della nostra immagine di quest’anno, ma non per questo meno ambiziosa, oltre le categorizzazioni estetiche».</p>
<p>Opere che si collocano nello spirito del nostro tempo, lo attraversano ma lo plasmano, pure, con quella capacità che ha l’arte – quando non è mera fuffa o passatismo – d’anticipare il futuro, disvelandone i grandi temi più che offrendo risposte. Così, l’anteprima nazionale della coreografa tedesca Sasha Waltz, che torna con Kreatur all’Argentina (dal 20 al 23), offre una dimensione catartica all’oggi in preda a drammi e fobie, forte degli abiti – vere e proprie sculture – realizzati da Iris van Herpen e delle luci curate da Urs Schonebaum. Non meno forte è l’impianto di Nachlass, altra prima nazionale – all’India dal 21 al 23 – dei Rimini Protokoll (Stefan Kaegi e Dominic Huber), dove tema dominante è la morte, con otto persone reali a raccontare il loro trapasso, e ricordare che dopo ogni morte la vita continua, in qualche modo.</p>
<p>Ma ogni artista andrebbe citato, ogni performance registrata per comporre il puzzle di voci in grado di capirci qualcosa sulle carte di questo nostro castello, prima che il vento le spazzi via.</p>
<p>A capocchia di spillo, come una manciata di semi gettati su un campo fresco d’aratro, si possono citare Azzurra De Gregorio con Madre e Giuliano Scarpinato con Se non sporca il mio pavimento, un melò ispirato a un recente fattaccio di nera (entrambi al Macro ai primi d’ottobre). Kroll Roger, opera di Szymanowski diretta da Pappano, in forma di concerto e proiezioni video dei Masbedo, che inaugura la stagione sinfonica all’Accademia di Santa Cecilia. L’immaginifica Allegoria sacra del quartetto di videoartisti russi Aes+f e Kizart, la videoarte per bambini (entrambi dal 7-10 al 7-1-18 al Palaexpo). Baricco è al Macro, con Nicola Tescari e Dario Voltolini, per il nuovo spettacolo Pacific Palisades (12-22 ottobre), Celestini al teatro Vittoria con Pueblo (dal 17 al 29), ancora una prima. Come pure Geek Bagatelles di Bernard Cavanna, che rielabora la IX di Beethoven con le musiche dell’Orchestra sinfonica abruzzese e del coro di smartphones degli studenti del liceo Gullace Talotta di Roma, all’Auditorium il 13 ottobre. Lisa Ferlazzo Natoli e Gianluca Ruggeri ricostruiscono un percorso multimediale attorno alla Rivoluzione d’Ottobre in Les Adieux!, a fine mese al Macro.</p>
<p>A novembre è la volta di Paolini all’Auditorium con #Antropocene. Di Herlitzka sempre con l’Orchestra d’Abruzzo al Vittoria per l’ultima parte del lavoro a cui ha dedicato una vita, il De rerum natura di Lucrezio tradotto in terzine dantesche. E di Julien Gosselin al Vascello con Le particelle elementari di Michel Houellebecq. Si chiude, il 2 dicembre, con Massimo Bergamasco e il performer Stelarc che imbastiscono al Palaexpo due chiacchiere sul presente che trova difficile darsi un futuro. Info e programma dettagliati su <a href="https://romaeuropa.net" target="_blank">romaeuropa.net</a>.</p>
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		<title>Vinicio, la musica della vita</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2016 15:23:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È una sarabanda di suoni, voci e rumori l’avvio del tour Polvere. Una crozza di vacca appesa a una pertica, altri pali con le luminarie sbreccate della festa, spighe di grano incassate sul palco e sacchi sulle reti, a fare barriera. Muro a rappresentare gli stracci appesi sull’aja, come pure i limiti d’un terreno che non vuole intrusi, di qua a sorbire benessere o dilà... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/vinicio-la-musica-della-vita/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/DSC00704.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8998" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/DSC00704-300x225.jpg" alt="DSC00704" width="300" height="225" /></a></p>
<p>È una sarabanda di suoni, voci e rumori l’avvio del tour Polvere. Una crozza di vacca appesa a una pertica, altri pali con le luminarie sbreccate della festa, spighe di grano incassate sul palco e sacchi sulle reti, a fare barriera. Muro a rappresentare gli stracci appesi sull’aja, come pure i limiti d’un terreno che non vuole intrusi, di qua a sorbire benessere o dilà a farsi mordere i polpacci dai cani neri della fame. <span id="more-8997"></span>Eppoi arriva lui, la bestia nel grano come recita una delle canzoni d’apertura delle Canzoni della cupa e di questo tour che ha sollevato la Polvere del sud – dei sud del mondo – nel cielo di Roma. A volteggiare coi gabbiani sull’Auditorium, urlanti e commossi da tanta meraviglia, pur’essi.</p>
<p>Lui è Vinicio Capossela, spaventaesseri che si dimena e infervora la platea che il servizio d’ordine stenta a rattenere, che invoca la grazia per sé e la sua folla d’adepti. È sciamano e stregone, non è cantore Vinicio. Non è musica, non sono parole urlate o sussurrate, le sue. Piuttosto è filosofia della vita che si fa canto, canto alla vita. Onde sonore che giungono da sotterra. Dalle vene profonde d’un mondo che più quasi non è, desertificato dallo sviluppo mai approdato al progresso. Dai vichi deserti di paesi lasciati indietro dalla modernità, giunta su un treno per portarsi via quanti più poteva, farli tornare diversi, estranei a se stessi. Contrade oscure, coni d’ombra popolati dalle creature della cupa: il pumminale e le masciare, il cane mannaro e tant’altre partorite dalle notti insonni della fantasia popolare. Oppure sono note che piovono dall’assolato furore di rene spaccate e cieli tersi. Partorite dalla luce, dall’aria riarsa che secca la terra e inaridisce le forze, prepara alla fossa e impone la fuga. Due facce. Un doppio cd come la vita, fatto di lati oscuri e macchie di sole, gioie e dolori, morte e ricreo. Resurrezioni che sfidano ogni malìa, come nello Sposalizio di Maloservizio. Preceduto da un libro che è anche un film, Il paese dei Coppoloni (Feltrinelli).</p>
<p>Vinicio ha superato se stesso, per questo doppio lavoro avviato in Sardegna nell’estate del 2003 e dilatato fino ai primi mesi del 2015. Al fuoco della fornacella, nel paese dell’eco e dell’origine – come rammenta lui stesso nella prefazione – dove tutto si sfalda e tutto ritorna. Dove ballate paesane danno la stura a emozioni eterne, pregne di sonorità antiche eppure all’avanguardia come poche altre, sono il veicolo d’una narrazione che da strapaesana si fa universale. Suoni e parole, storie e personaggi che il cantautore (Hannover, 1965) ha scavato con fare da etnologo, alla stregua di un Basile o un De Martino, di un Levi (Carlo) o un De Simone, nel suo peregrinare nelle terre del sud da cui il padre se n’è partito con quel treno e una scanata di pane. Fino ai confini del nuovo mondo, tra chitarre mariachi e trombe mescal. Altri muri, altri sud. La musica di Vinicio rompe ogni barriera, ed è una festa per gli occhi oltre che per le orecchie. Per i cuori, che possono finalmente pascersi di meraviglia, e farsi piccini, tornare a coccolarsi canto al fuoco delle sere d’inverno ad affabularsi di favole più reali di tanta realtà immaginifica e farlocca. Ecco perché questa musica, la musica di Vinicio è grande. Originale quanto può esserlo uno che cavalca il tempo del mondo scavando l’antico. Perché salva il lato del vero dalla polvere del tempo e dall’ombra della memoria, trasforma l’ancestrale paura in conforto. E rischiara la cupa luce del presente. L’ombra. La polvere. La musica della vita.</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/grafica-tour-Polvere.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9000" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/grafica-tour-Polvere-300x282.jpg" alt="grafica-tour-Polvere" width="300" height="282" /></a></p>
<p>Dopo l’esordio nazional-romano, anticipato nella cava Ricci in quel di Vignola nella notte di San Giovanni – notte d’apparizione e presagi – Capossela è in tour a Milano, poi in giro per la vigna. Info e date nella locandina sopra e sul <a href="http://www.viniciocapossela.it" target="_blank">sito</a>. Vedi qui il trailer ufficiale delle <a href="http://www.viniciocapossela.it/il-trailer-ufficiale-di-canzoni-della-cupa/" target="_blank">Canzoni della cupa</a>. En passant, Vinic-io è<span style="font-style: italic;"> </span>il cofanetto a tiratura limitata che Skira dedica a Capossela, in occasione del tour. Un libro fotografico e due flip-book che celebrano le sue nozze d’argento con la musica, e la collaborazione tra l’artista e il fotografo Valerio Spada, nata nel 1998, l’anno del Ballo di San Vito” e della prima stesura del Paese dei coppoloni, che riprende le atmosfere musicali della Cupa. Dai concerti di Canzoni a manovella Ovunque proteggi, da Sante Nicola allo Sponz festival di Calitri, fino alle ultime Canzoni della cupa, Spada è stato un testimone dell&#8217;ultimo ventennio caposseliano, e il libro un film per immagini lungo vent’anni. Perché, come recita il sottotitolo dell&#8217;opera, tutto è bene ciò che non finisce mai.</p>
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		<title>Dubioza kolektiv in tour</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 13:21:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/03/happy_machine_download.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-8815" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/03/happy_machine_download-300x116.png" alt="happy_machine_download" width="300" height="116" /></a></p>
<p>Quando i sette si sono messi assieme in quel di Sarajevo, nel 2003, i bosniaci avevano ancora nelle orecchie gli echi dei colpi degli snajper appostati nei dintorni e la capitale bosniaca era zeppa di macerie. <span id="more-8814"></span>Figli della devastazione della loro terra e del loro tempo, i sette giovanottini bosniaci si sono rimboccati le maniche e si sono messi a suonare un sound scatenato, un punk balcanico meno a modino dei Beirut, meno onirico dei Devotcka, ma non meno globale e brillante, a mezza via tra le atmosfere picaresche dei Gogol bordello e gli ammiccamenti sociali degli intramontabili Clash. Gli è che i Dubioza kolektiv – il nome non ha bisogno di traduzioni, ma è già tutto un programma: Collettivo dubbioso – sono quanto di meglio abbia partorito oggi la vecchia Europa e i suoi fantasmi per raccontarsi al netto di follie e distopie. Divertimento e impegno sociale, sbeffeggiamenti e battaglie civili, i sette sono in prima fila, col loro sound scatenante, nell’insurrezione culturale contro la tecnocrazia europea e le sue voracità.</p>
<p>Dalle proteste a Gezi Park contro Erdogan all’arresto dei fondatori di Pirate Bay, dagli sfottò a chi eregge muri per i migranti alle denunce verso la macelleria siriana, i loro testi parlano chiaro e la musica picchia duro. E piace. Al punto che ai vari festival – da quello reggae di Soča a quello promosso da Radio onda d’urto a Brescia – sbancano. Sette gli album all’attivo, come il numero dei componenti, l’ultimo dei quali, Happy machine, è un ep con soli tre brani inediti e molte partecipazioni, da Manu Chao a Roy Paci, agli spagnoli La Pegadina. Una macchina della felicità disegnata sulla copertina da Vedran Mujagić, il bassista dei sette. Gli altri nomi andateveli a cercare sul sito, dove potete scaricare gratis ogni brano del <a href="http://dubioza.org/albums/happy-machine-2/" target="_blank">nuovo lavoro</a>. Primo fra tutti <a href="https://www.youtube.com/watch?v=jtgA0jvhp2A" target="_blank">No escape (from Balkan)</a>, dove l’allegra brigata si strappa ai lavori agresti e su un camioncino scassato si getta tra gli alambicchi della macchina della felicità. Che altro non è che l’attrezzatura con cui i nonni distillavano rakjia, la grappa locale. Eccola la ricetta per essere felici, in attesa di tempi migliori, tra ballate punk e montoni allo spiedo.</p>
<p>Intanto gustatevi loro, dal vivo. I Dubioza kolektiv sono in Italia per presentare Happy machine, stasera al Leoncavallo di Milano, (ore 23, euro 10), domani all’Estragon club di Bologna e il 5 marzo al Flog di Firenze. Poi i sette vanno in tour negli States, a partire da Austin e Dallas, in Texas, e lì hanno altre gatte da pelare e certezze.</p>
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