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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Olimpiadi</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Omo olimpicus</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 16:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché la parodia dell’Ultima cena, o simposio degli dei, alle Olimpiadi di Parigi non ha nulla di libertario ma è funzionale al pensiero unico A disgrace. Vergogna o disgrazia, fate voi. Così Trump ha definito la cerimonia inaugurale dei giochi olimpici all’intervistatrice di Fox news, ammonendo che con lui nella stanza dei bottoni, tale insulsaggine non si sarebbe mai vista. Tutto fa brodaglia, nella kermesse... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/omo-olimpicus/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/olimpiadi-2024-parigi-dionisio-ultima-cena-apertura-1144x768.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10487" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/olimpiadi-2024-parigi-dionisio-ultima-cena-apertura-1144x768-300x201.jpg" alt="olimpiadi-2024-parigi-dionisio-ultima-cena-apertura-1144x768" width="300" height="201" /></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Perché la parodia dell’Ultima cena, o simposio degli dei, alle Olimpiadi di Parigi non ha nulla di libertario ma è funzionale al pensiero unico</strong><span id="more-10486"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">A disgrace. Vergogna o disgrazia, fate voi. Così Trump ha definito la cerimonia inaugurale dei giochi olimpici all’intervistatrice di Fox news, ammonendo che con lui nella stanza dei bottoni, tale insulsaggine non si sarebbe mai vista. Tutto fa brodaglia, nella kermesse elettorale. L’intervento del presidente in pectore Usa, scampato al solito killer solitario d’America, dato testa a testa nei sondaggi con la ripescata Kamala, rinfocola la questione dell’ignobile spettacolino in mondovisione alle Olimpiadi di Parigi. L’indecorosa kermesse celebrativa ideata dal direttore artistico Thomas Jolly, decantata celebrità artistica ovviamente omo, continua a far discutere. Non è tanto questione se il genio ideatore abbia voluto con essa parodiare l’Ultima cena di leonardiana memoria o piuttosto un convivio pagano. Nonostante l’affanno dei tanti debunker e fact checker – gli sbufalatori al servizio della verità a rovescio, nel mondo al contrario – di spacciare lo spettacolino come un simposio degli dei, ovviamente transgender, la verità salta agli occhi, scritta a chiare lettere (in inglese) nel sito ufficiale olimpico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tralasciamo il fatto che i partigiani della versione deista s’appellino alla classicità greca e alla sua decantata libertà sessuale per perorare la causa del sordido spettacolino. A nessun greco dell’VIII secolo avanti Cristo in poi sarebbe mai venuto in mente d’associare ai giochi olimpici, apoteosi di bellezza, pace e, perché no, virilità, l’orrenda mascherata vista in mondovisione. Lasciamo da parte la questione della pace, con aggressori buoni invitati alla festa e i soliti cattivi no. E lasciamo stare la presunta libertà sessuale nella Grecia omerica: i paladini dell’ideologia woke, la sedicente sinistra globalista, dovrebbero rileggersi i classici, oltre che Marx. Ma simili letture mal si prestano allo sciocchezzajo da bar e all’idiotismo falsamente progressista.</p>
<p style="font-weight: 400;">Restiamo alla mascherata in mondovisione, sarabanda di scostumata bruttezza reificata al meglio dalla grassona che, nelle svesti d’un Cristo transgenico, rivendica orgogliosamente d’essere grassa, lesbica, ebrea eccetera. E qui Jolly ha fallato nel suo spettacolino: se l’avesse scelta pure negra sarebbe stata perfetta. Non è qui questione di semantica politicamente insulsa o d’orgoglio gay, tantomeno di revanscismo pagano. La dissacrazione è parte fondante della lotta frontale al sacro e al definito, anche eroticamente, dove la “normalità”, meglio la naturalità (e in primis la dissoluzione della famiglia, la più grave tragedia dell’umanità dai tempi della caduta d’Atlantide) è l’arcinemico da abbattere a ogni costo da parte di una minoranza che, in virtù della posizione dominante occupata nella pseudocultura veicolata dal circo mediatico, la impone diuturnamente alla massa acritica. La propensione all’orrido, più che alla bruttezza, ne è inscindibile corollario.</p>
<p style="font-weight: 400;">Così, l’ideologia transgender tracima in ogni cartone animato, concerto o spettacolo, film o sponsor; è finanche materia d’insegnamento scolastico per meglio fissarla nella mente di fanciulli, adolescenti e adulti: diviene giorno dopo giorno egemone, sia pure veicolata da una minoranza. Ripeti cento volte una bugia, trasmettila e ritrasmettila senza soluzione di continuità, e diventerà una verità. I persuasori non più occulti, alla Packard, gongolino: la vittoria è alla loro portata e i frutti marci si moltiplicano sotto gli occhi di tutti. Ovviamente tali persuasori credono d’essere nel giusto, i più esagitati credono persino d’essere veri innovatori e rivoluzionari, mentre non sono altro che servi più o meno sciocchi d’un sistema che al corno delle libertà (leggi dell’oppressione) economiche unisce l’altro corno delle libertà civili, per schiacciare, come nella manovra a tenaglia dei guerrieri Zulu, la massa del precariato ignava e quel che resta dei ceti medi, da annichilire ma non da distruggere. Almeno fino all’avvento della civiltà delle macchine, dell’inumano che si sostituirà compiutamente all’umano, al servizio di pochi eletti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma lasciamo la parola a tre filosofi d’opposte tendenze, gente di penna e di cervello che ha capito il processo prima d’altri e del sottoscritto. Il primo è Pareto, noto filosofo destrorso. «La decadenza ha per sintomo principale l’indebolimento dei sentimenti virili – spiega l’autore d’una teoria delle elite – essa sviluppa inoltre gusti depravati, spinge gli uomini a ricercare nuovi e strani godimenti. Tra questi ve n’è uno che appare spesso, in tempi di decadenza. Si prova un’acuta voluttà di avvilire sé stessi, nel degradarsi, nello schernire tutto ciò che prima si credeva rispettabile». Passiamo la palla a Pasolini, icona della sinistra: «La più grave colpa della Chiesa è accettare passivamente la propria liquidazione da parte di un potere che se la ride del Vangelo». Non è un caso se la chiesa ufficiale tace, lasciando a Erdogan e ai consolati arabi, ben consci della profanazione del sacro, le proteste per la diffamazione del cristianesimo. Ennesima riprova del mondo a rovescio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Riportiamo infine la palla al centro, per par condicio, con Fusaro. «L’epoca che lotta contro tutte le discriminazioni è quella che poi fa vanto della discriminazione e dell’odio ai danni della religione del sacro, chiamando puntualmente libertà di espressione tale dissacrazione e non riconoscendo poi egual titolo a chi usi criticare l’ordine dominante in tutte le sue sfaccettature». E ancora: «L’ultima cena rifatta in salsa arcobaleno [è] l’apoteosi del nichilismo della civiltà dei consumi, che deve distruggere ogni forma di sacertà [affinché] tutto diventi violabile, profanabile e insacrabile. Possiamo ben dire che la violazione di ogni inviolabile non ha nulla di rivoluzionario, essendo anzi la base dell’omologazione consumistica e dell’allargamento illimitato della forma merce a ogni ambito del mondo della vita». Ecco. Chiamiamola Ultima cena d’Europa, tramonto dell’Occidente se vogliamo. Ma non chiamiamo il Nuovo testamento gay – anzi, lgtb eccetera – libertà. Chi ama la libertà davvero, in tutte le sue forme, sessuali comprese, non può che lottare anima e penna contro questa nuova dittatura d’Occidente, questa impostura spacciata per diritto e progresso. Oppure no, lasciamoli fare e plaudiamo al loro progresso. Affrettiamo la fine di questa nostra (in)civiltà occidentale, che finisca anch’essa nella spazzatura della storia. Che i morti seppelliscano sé stessi, trionfi l’osceno e ogni lordura. Quando i necrofori leveranno il capo dal fiero pasto più nulla d’umano resterà d’attorno. Una bella risata liberatoria si leverà, tra il ronzìo degli automi.</p>
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		<title>Olimpiadi romane, meglio perderle</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2016 12:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tiro con l’arco ai Fori, con vista sul Colosseo. Dove si terrà la sfilata dei vincitori e il traguardo dei ciclisti, mentre i maratoneti passeranno sotto l’arco di Costantino. E il beach volley al Circo Massimo. È pieno di appuntamenti a dir poco esaltanti il piano per Roma 2024 presentato al Palacongressi dal comitato organizzatore dei giochi olimpici presieduto da Luca Cordero di Montezemolo.... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/olimpiadi-romane-meglio-perderle/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8836" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-8836" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/03/Imagoeconomica_830779-300x183.jpg" alt="Malagò e Montezemolo con il logo di Roma 2024" width="300" height="183" /><p class="wp-caption-text">Malagò e Montezemolo con il logo di Roma 2024</p></div>
<p>Il tiro con l’arco ai Fori, con vista sul Colosseo. Dove si terrà la sfilata dei vincitori e il traguardo dei ciclisti, mentre i maratoneti passeranno sotto l’arco di Costantino. E il beach volley al Circo Massimo. È pieno di appuntamenti a dir poco esaltanti il piano per Roma 2024 presentato al Palacongressi dal comitato organizzatore dei giochi olimpici presieduto da Luca Cordero di Montezemolo. <span id="more-8824"></span>Un programma che secondo il presidente del Coni Giovanni Malagò, altro grande sponsor dell’iniziativa, «trascinerebbe l’Italia da un punto di vista culturale e sportivo». Dove non è chiaro, visto che nella partita doppia fra costi e benefici i primi appaiono di gran lunga superiori.</p>
<p>Ecco le cifre snocciolate al Cio, il Comitato interministeriale olimpico dove allignano, tra gli altri, l&#8217;inamovibile Franco Carraro (dal 1982) e i sempreverdi Mario Pescante e Ottavio Cinquanta: 2,1 miliardi per gli impianti permanenti (villaggio olimpico, Ibc e press center, arena ciclistica e parco naturalistico, oltre al recupero dello stadio Flaminio e delle Vele dell’archistar Calatrava a Tor Vergata); 3,2 miliardi per gli impianti temporanei e la gestione dell’evento che dovrebbe portare 177 mila posti di lavoro e un impatto sul Pil dello 0,4%, pari a poco meno di 3 miliardi. Tra i ricavi, un miliardo dal Cio e la metà dalle sponsorizzazioni. Se tutto andrà bene finirà in perdita, ammettono gli stessi organizzatori, fedeli alla linea della remissione certa là dove il guadagno è incerto, come recita un vecchio adagio.</p>
<p>In ogni caso si tratta di numeri pronti a lievitare più d&#8217;una torta in forno. Non appare inutile ricordare come nel 2011 la commissione guidata dall’economista Marco Fortis, oggi consulente di Matteo Renzi, stimava che per Roma 2020 i costi sarebbero stati questi: 2,5 miliardi per l’organizzazione, 2,8 per le infrastrutture sportive, 4,4 per le infrastrutture di trasporto. In totale 9,7 miliardi. Una cifretta comunque destinata a salire ma che Mario Monti, allora premier, giudicò inopportuno buttare nel secchio, dati i tempi. Oggi a palazzo Chigi non è più tempo di grigi affamatori del popolo, ma di crassi epuloni che vogliono rinverdire i fasti dell&#8217;Urbe e ridestare lo spirito italiota a suon di spot, quindi stoppata la candidatura al 2020 si rilancia al 2024. Forti anche del sondaggio richiesto all&#8217;Ipsos dove più di tre italiani su quattro sarebbero favorevole ai giochi romani. Dati rilanciati e gridati dal premier in persona a Losanna: «Roma aspetta, il 77% degli italiani vuole i giochi» (solo il 66% a Roma, di più in provincia, curiosamente). E mentre Roma – ma l&#8217;Italia tutta – aspetta, si profila un referendum antiolimpico, patrocinato da un fronte che va dai semprevivi Radicali al redivivo Fassina, in attesa che si decida nel settembre 2017, che ha già un sito: <a href="http://referendumroma2024.it" target="_blank">referendumroma2024.it</a>.</p>
<p>Che la capitale abbia bisogno di tutto fuorché di mega opere a perdere appare chiaro ai più, alla faccia di sondaggi farlocchi, ma non agli sponsor di una candidatura olimpica dove, con Roma, restano in lizza Parigi, Los Angeles e Budapest. Amburgo s’è già ritirata, per i costi eccessivi. Ma si sa che i tedeschi badano al soldo, non hanno le mani bucate come certa gente. Roma no: deve ancora pagare gli espropri per le Olimpiadi del 1960, dare un senso a due megaopere incompiute o da riqualificare come le Vele e il Flaminio; non riesce a portare la metro C – che nei piani del piano dovrebbe giungere a Tor Vergata – in centro e paga lo scotto della chiusura dei cantieri; s’è ridotta a far ripulire da Della Valle il Colosseo con le ramazze di saggina ma ai giochi olimpici non rinuncia. Su terreni e strutture in odor d&#8217;Olimpiadi – Tor Vergata versus Flaminio-Salario – s&#8217;è pure consumata la strisciante rottura tra Marino e il premier, nonché segretario del già partito di riferimento dell&#8217;ex sindaco, poi esplosa a furor di scontrini. Ma qui, vista l&#8217;aria che tira sulle prossime amministrative, beato chi c&#8217;arriva al 2024. Corre il rischio di finire prima il nuovo stadio della Roma atteso – anche qui, a furor di popolo, oltre che di Pallotta e Parnasi – a Tor di Valle. Altro ecomostro inutile, se non lo fermeranno prima le indagini della magistratura sull&#8217;area legata all&#8217;ex ippodromo.</p>
<p>Eppure, a scorrere le statistiche, nell’ultimo mezzo secolo nessuna Olimpiade ha portato profitto in nessun angolo del mondo, al massimo la socializzazione delle perdite, ripianate dai contribuenti. Conti in rosso da Grenoble 1968 a Londra 2012 (costate la bellezza di 12,3 miliardi d&#8217;euro, sui 3,3 preventivati), passando per Torino 2006 (dove il buco è poco meno di un milione e gli impianti stanno lì, sotto utilizzati e manco sotto la neve) e uno sforamento dei bilanci in media del 200%. Solo i cinesi sono stati bravini: a Pechino nel 2008 hanno superato il budget iniziale appena del 4%. A Tokyo, che si è aggiudicata le Olimpiadi bocciate da Monti, non vogliono essere da meno e prevedono di spendere sui 400 miliardi di yen, poco meno di 3 miliardi d&#8217;euro. Peccato che con quei soldi nemmeno riusciranno a portare i treni negli aeroporti di Narita e Haneda, ipertecnologici come sono. E l&#8217;ideatore del logo s&#8217;è pure dovuto ritirare per truffa. Di come andrà quest&#8217;anno a Rio meglio non parlare. Il budget iniziale è più volte saltato fino a sfiorare i due miliardi di dollari e il parco giochi ancora deve vedere la luce per un buon terzo. Di certo c&#8217;è che per mantenere l’ordine pubblico, il Brasile impiegherà 85mila tra soldati e poliziotti, il contingente più grande mai mobilitato, quasi doppio rispetto ai giochi di Londra. Non è ciò che i brasiliani si aspettavano nel 2009, anno della candidatura, quando il paese non era in recessione nera come ora ma si atteggiava a novella potenza. Nessun utile in nessun caso, dunque. Però coi giochi romani il Ponte della Musica, bellissimo e inutile, sarà almeno utilizzato. Auguri, Roma.</p>
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