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	<title>Maurizio Zuccari &#187; rivoluzione</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Cuba, la guerra infinita</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 14:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ultima frontiera contro il colonialismo Usa vicina al crollo. Donaldone riuscirà dove tutti i predecessori hanno fallito? C’è una guerra infinita, più brutale delle tante che insanguinano il pianeta. Non è eclatante né fa notizia ma dura da decenni, sordida subdola strisciante, implacabile. Praticamente da quando un piccolo paese di morti di fame e ostinata volontà ha osato opporsi al grande impero del dollaro che... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/cuba-la-guerra-infinita/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/08/Cuba2ok.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10789" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/08/Cuba2ok-300x200.jpeg" alt="Cuba2ok" width="300" height="200" /></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’ultima frontiera contro il colonialismo Usa vicina al crollo. Donaldone riuscirà dove tutti i predecessori hanno fallito?</strong><span id="more-10788"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">C’è una guerra infinita, più brutale delle tante che insanguinano il pianeta. Non è eclatante né fa notizia ma dura da decenni, sordida subdola strisciante, implacabile. Praticamente da quando un piccolo paese di morti di fame e ostinata volontà ha osato opporsi al grande impero del dollaro che gli sta a due braccia di mare. Cuba soffoca ma non muore. Il suo ingombrante vicino di casa ha provato in ogni modo a ricondurla all’ovile degli staterelli servili, finora inutilmente. All’alba della rivoluzione, nel ‘61, ci provò con un grande sbarco, ma andò male. Anzi, la vittoria della Baja dei porci – nome quanto mai azzeccato – è diventata emblema d’una rivoluzione che non molla. Che, nonostante tutto, resiste. Non si ha idea, in Europa, di cosa significhi vivere nel giardino di casa dell’impero del dollaro. Un misto d’attrazione e repulsione. Un paese come Cuba, poi, già puttanajo degli States, come buona parte dell’America latina. Un figlio che vorrebbe amare una madre matrigna ed è costretto a odiarla per legittima difesa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’isola è allo svuotamento dei posacenere</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non ha mai avuto la possibilità di vivere in santa pace e tantomeno nel benessere, la Isla grande. Legioni di presidenti, sedicenti democratici o biechi repubblicani, si sono dati da fare per strangolare la rivoluzione in fasce e accopparne i leader. Quelli che la revoluciòn non ha divorato. Fidel, da solo, è scampato a un centinajo d’attentati degli sgherri della Cia e affini che con altri leader socialisti o nazionalisti hanno avuto assai più successo, da Sandino ad Allende a Peron, buon ultimi Chavez e Madero. Ma la favola, come tutte le belle storie che si rispettino, è alla fine e non è a lieto fine. Dopo decenni di resistenza o, come usa dirsi con un termine orribilmente alla moda, di resilienza, Cuba è allo svuotamento dei posacere, dopo aver sparecchiato la frutta.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il tradimento venezuelano</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nella sua lunga resistenza settantennale ha attraversato momento duri, durissimi. Terribili. Chiunque abbia avuto modo di visitarla negli anni del malfido sostegno sovietico, poi cinese, durante le tremende crisi energetiche seguite al crollo dell’Urss, sa di quanta forza di volontà, inventiva e capacità d’arrangiarsi siano capaci i cubani. Napoletani, scansatevi. Ma anche i peggiori apagòn del periodo speciale e le fughe di massa dei balseros sono niente in confronto all’attuale stato di cose. Dopo il cambio di campo e la normalizzazione del Venezuela – meglio, tradimento dei vertici bolivariani – all’Avana non arriva un goccio di petrolio da Caracas e chi può campa di rimesse dai parenti a Miami o scampa come può. Le nuove rotte vedono i migranti passare dalla Guyana e dalla giungla brasiliana, per tentare la fortuna, o meglio la sopravvivenza tra i latinos o negli States. Il governo castrista, vista la mala parata, concede il concepibile in attesa del peggio e i grandi investitori Usa e internazionali già aprono le borse piuttosto che affilare l&#8217;armi, pronti a cogliere i frutti di tanta attesa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La rivoluzione non è più moneta spendibile</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Niente arriva nell’isola, niente può lasciarla. Il blocco è totale, la morsa dell’impero attorno all’isola è serrata, Hormuz è un colabrodo a paragone delle basi Usa che l’attorniano, oltre al cancro di Guantanamo, da sempre incistato nella carne viva di Cuba. Le file ai negozi per compare un chilo di papas e mezzo pollastro sono infinite. Le gloriose carrette degli anni ‘50 più rattoppate che mai. Ma, quel che è peggio, è che questa vergogna dell’umanità e del diritto internazionale ha sempre più flebili difensori, nessuno che la sostenga concretamente, al di là delle chiacchiere da salotto. Fidel non c’è più e Raul non dà certo l’idea d’un leader per cui spendersi. Vecchio dramma d’ogni rivoluzione, incapace di produrre il ricambio generazionale dei suoi quadri dirigenti. Ma anche se fosse un leader pari al fratello né lui né Cuba sarebbero più moneta spendibile per alcuna ideologia rivoluzionaria ai tempi del conformismo imperante.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il buon gioco di Donaldone</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Così Donaldone ha buon gioco, può riuscire là dove tutti i suoi predecessori hanno fallito. Passare alla storia come il presidente che ha riportato Cuba all’obbedienza, nello steccato dei servi. Gli è riuscito col Venezuela, bel colpo da maestro, e ora si gode il suo petrolio col placet dei vertici chavisti passati armi e bagagli dalla parte dell’imperatore, Delcy Rodriguez e Padrino Lopez. Per Cuba non si tratta di drenare risorse, ma vuoi mettere la soddisfazione, il sollazzo di riuscire dove tutti hanno fallito? Da mesi gli agenti Usa inzeppano l’Avana, ma forse non servirà manco sparacchiare, ancora un po’ e le pance dei cubani saranno talmente vuote, le loro menti provate da aprirgli le braccia come a un liberatore. Come altri paesi, compreso il nostro, , in prima fila nel codazzo dei servi, hanno fatto nel corso della storia coi vari occupanti.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Questione di tempo, o di un miracolo</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">È solo questione di tempo, poi il sogno d’un socialismo caraibico, corrusco &amp; tosto, finirà garrotato a suon di dollari e fregnacce mediatiche. Ridotto a tristo museo degli orrori di un passato che i vincitori vorranno conservare, bontà loro, a futura memoria degli ignavi. Il mondo allora avrà perso un pezzo di bellezza, di verità. I turisti andranno a farsi selfie davanti all’icona pubblicitaria del Che senza manco sapere chi fosse, una bella coca in mano. E a chi scrive non resterà che tornare su una vecchia strada che mena alla cattedrale della Virgen del Cobre, a sud di Santiago, per chiedergli la grazia di non vedere tanto scempio. O di far resistere i suoi fedeli magari fino alle elezioni di novembre, ammesso che queste vedano la messa in riga di Trump e la resipiscenza sua e di chi verrà. Ma questo sarebbe un miracolo pure per la Madonna nera di Cuba.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>vedi anche: 2002, cartoline da Cuba: <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/cuba/" target="_blank">https://www.mauriziozuccari.net/site/cuba/</a></em></p>
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		<title>I chiavatori di Chiaverano</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2020 08:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà stato il nome – Chiaverano – o il paesaggio bucolico che invita all&#8217;amplesso, fattostà che due baldi giovani si sono denudati di tutto punto sulla piattaforma che s&#8217;affaccia sul lago di Sirio – lato Chiaverano, appunto, epicentro della zona infetta da Coronavirus tra Milano e Torino – e si sono messi bellamente a fottere in pieno giorno. Incuranti degli automobilisti strombazzanti a due passi, delle famigliole con pezzuola... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/i-chiavatori-di-chiaverano/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà stato il nome – Chiaverano – o il paesaggio bucolico che invita all&#8217;amplesso, fattostà che due baldi giovani si sono denudati di tutto punto sulla piattaforma che s&#8217;affaccia sul lago di Sirio – lato Chiaverano, appunto, epicentro della zona infetta da Coronavirus tra Milano e Torino – e si sono messi bellamente a fottere in pieno giorno. Incuranti degli automobilisti strombazzanti a due passi, delle famigliole con pezzuola e passeggino, dei corridori in mascherina.<span id="more-9817"></span> Qualcuno – ah, il mai sopito spirito delatore italiota – ha di tuttaprescia chiamato il sindaco, che ha prontamente inviato chi di dovere a identificare i focosi amanti del lungolago, non a norma del prescritto distanziamento sociale. Uomo di vita e di spirito, oltreché di fiducia, il vicesindaco di Chiaverano s&#8217;è fatto sfuggire la coppia e stupito circo mediatico e benpensanti, dichiarando con arguzia (rara in un amministratore, vieppiù locale) che si è trattato di «una nota di colore in un momento triste». Non solo, caro vicesindaco, non solo. I chiavatori di Chiaverano sono l&#8217;avanguardia della rivoluzione. Col loro gesto liberatorio non hanno solo dato la stura ai clacson degli automobilisti di passaggio, ma alla resistenza pubblica e sfacciata al neocontrollo sociale, allo stato di polizia &amp; follia in cui siamo infognati. Sorgano cento, mille chiavatori, sui lungolaghi del Belpaese e in qualunque altrove. La lotta di liberazione è iniziata, una chiavata ci salverà.</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/la-sola-differenza/" target="_blank">vedi video https://video.lastampa.it/torino/sesso-in-pieno-giorno-sulla-piattaforma-del-lago-il-vicesindaco-di-chiaverano-una-nota-di-colore-in-un-momento-triste/114638/114656?</a></p>
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		<title>I missili di Xi e le gonne del dragone</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 16:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era l’87 quando l’Unione Sovietica celebrò il settantennale della rivoluzione d’Ottobre con una gran parata sulla piazza Rossa. C’era Gorbacev a sventolare la mano dal mausoleo di Lenin ai carrarmati con la stella rossa rombanti e alla folla, la voglia in bellavista sulla crapapelata, tra i capintesta della nomenklatura. Nessuno lo sapeva, ma quella storica sfilata sarebbe stata tra l’ultime dell’Urss, e del socialismo realizzato... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/i-missili-di-xi-e-le-gonne-del-dragone/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/10/immagini-1.quotidiano.net_.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9568" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/10/immagini-1.quotidiano.net_-300x200.jpeg" alt="immagini-1-quotidiano-net" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Era l’87 quando l’Unione Sovietica celebrò il settantennale della rivoluzione d’Ottobre con una gran parata sulla piazza Rossa. <span id="more-9567"></span>C’era Gorbacev a sventolare la mano dal mausoleo di Lenin ai carrarmati con la stella rossa rombanti e alla folla, la voglia in bellavista sulla crapapelata, tra i capintesta della nomenklatura. Nessuno lo sapeva, ma quella storica sfilata sarebbe stata tra l’ultime dell’Urss, e del socialismo realizzato presto la storia avrebbe fatto stracci.</p>
<p>Nessun presagio della fine traspare dalla parata d’ottobre a Pechino, anzi. Nella celebrazione dei settant’anni della rivoluzione maoista, la più grande della sua storia, la Cina comunista mostra i muscoli come mai prima d’ora. Quindicimila militari in rappresentanza di oltre due milioni di uomini e donne in armi nella repubblica popolare, centinaia di mezzi terrestri e aerei, fiori all&#8217;occhiello del secondo bilancio militare mondiale per la difesa, dopo gl&#8217;inarrivabili Usa.</p>
<p>A rubare la scena, tra vari gioiellini ipersonici difficili da intercettare per i radar, il nuovo e temibile Df41, l’ultimo nato dei missili intercontinentali. Presente alla sfilata con il padre dei vettori balistici cinesi, il Df5, vecchio di trent’anni ma ancora in salute. Un mastodontico vibratore, all’apparenza, capace di raggiungere ogni punto del globo in mezz’ora. Più che le grazie di soldatesse simili a soubrette, in sgargianti divise rosse, gonne in tinta e chepì bianco, il coso ha fatto drizzare l&#8217;antenne e sgranare gli occhi agli osservatori occidentali, dato peso alle parole del presidente Xi Jinping.</p>
<p>Lo Xi pensiero è netto, come la prova di forza con cui la Cina più che spaventare intende ammonire i nemici del Dragone. E pone, come i suoi predecessori, il partito unico garante di unità interna ed esterna, imprescindibile la tutela degli interessi globali della nuova superpotenza orientale. La Nato, che nella sua proiezione mondiale intende inserire la Cina tra le minacce del pianeta, è avvisata. A Hong Kong i manifestanti e i loro sodali occidentali continuino pure con i trastulli della democrazia, ma il mondo si guardi da sfrucugliare oltre il limite un gigante non più dai piedi d’argilla.</p>
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		<title>1917, cent&#8217;anni di nodi tutti da sciogliere</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 11:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cent’anni fa, nella notte appena trascorsa, il mondo conobbe la maggiore e più imperitura rivoluzione di sempre: quella che portò all’instaurazione del comunismo in Russia. Anche se questo, formalmente, sarebbe stato proclamato solo dopo molti anni e un’altra guerra vinta. Non fu, come molte che l’avevano preceduta e l’avrebbero seguita, una notte di sangue. Anzi, soldati e operai nella fredda oscurità novembrina occuparono i punti nevralgici di... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/1917-centanni-di-nodi-tutti-da-sciogliere/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9219" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/11/2nd_Moscow_Women_Death_Corp_Defending_Winter_Palace._St.Petersburg_November_1917.jpg"><img class="size-medium wp-image-9219" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/11/2nd_Moscow_Women_Death_Corp_Defending_Winter_Palace._St.Petersburg_November_1917-300x201.jpg" alt="Soldatesse del battaglione della morte di guardia al Palazzo d'inverno nel novembre 1917. Sopra, l'assalto al palazzo nella ricostruzione di Eisenstejn" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Soldatesse del battaglione della morte di guardia al Palazzo d&#8217;inverno nel novembre 1917. Sopra, l&#8217;assalto al palazzo nella ricostruzione di Eisenstejn</p></div>
<p>Cent’anni fa, nella notte appena trascorsa, il mondo conobbe la maggiore e più imperitura rivoluzione di sempre: quella che portò all’instaurazione del comunismo in Russia. <span id="more-9218"></span></p>
<p>Anche se questo, formalmente, sarebbe stato proclamato solo dopo molti anni e un’altra guerra vinta. Non fu, come molte che l’avevano preceduta e l’avrebbero seguita, una notte di sangue. Anzi, soldati e operai nella fredda oscurità novembrina occuparono i punti nevralgici di Pietrogrado sparacchiando appena un po’. All&#8217;alba del 7 novembre (25 ottobre, secondo il calendario Giuliano presto abolito dagli insorti) erano di fatto padroni della città. Qualche resistenza in più s’ebbe al Palazzo d’inverno, preso d&#8217;assalto in serata, dove s’erano asserragliati i ministri del governo provvisorio – il premier Kerenskij no, se l’era già data a gambe come un Puigdemont qualsiasi – e più d’altri resistettero le volontarie del battaglione della morte sopravvissute all’ultima fallimentare offensiva contro i tedeschi, nell’estate, ma nel complesso fu poca cosa.</p>
<p>Quando, alle dieci, Lenin proclamava la fine del governo e l’inizio d’una nuova era, il palazzo doveva ancora cadere ma l’ora della storia era già suonata. Ancora meno d’un mese prima, persino nel ristrettissimo comitato centrale uscito dal VI congresso del partito bolscevico due dei 10 membri, Kamenev e Zinovev, avevano votato contro la rivolta in armi, considerandola prematura. Ma Lenin, supportato in quell’occasione da Trotsky, aveva avuto ragione nel voler rischiare tutto, imponendo di fatto la rivoluzione ai suoi recalcitranti compagni. Freschi rimpatriati dall’esilio grazie ai traffici dei servizi delle maestà imperiali tedesca e britannica, da emigrati agiati sarebbero divenuti leader d’una rivoluzione che avrebbe esaltato l’uno e rimosso l’altro a vantaggio d’un terzo, Stalin – rimasto in patria ad autofinanziare la rivoluzione con metodi spicci – più mediocre d’entrambi e perciò vincente.</p>
<p>A cent’anni da allora l’impatto emotivo di quei fatti resta enorme e forse per questo il bilancio storiografico è lungi dal chiudersi, nonostante l’immensa mole di materiali disponibili e la fine di quell’esperienza storica – inattesa e sostanzialmente incruenta come la sua nascita – da oltre un venticinquennio. Molti aspetti restano da chiarire, e aperte le questioni di fondo.</p>
<p>Senza l’intervento armato esterno e la guerra civile che fece tre milioni di morti tra i militari e tre volte tanti fra la popolazione – 4 furono i milioni di soldati dello zar deceduti durante la guerra “imperialista”, per dire – la rivoluzione sarebbe stata meno dura? La caratura dei suoi leader più in vista, la loro natura e teoria unita alla prassi, portava in nuce la degenerazione che sarebbe apparsa in tutta evidenza con l’affermarsi dello stalinismo? Insomma, la via della libertà è per forza di cose lastricata di sangue e porta al suo contrario? Su tutti, un nodo resta da sciogliere. Mentre gli eserciti in armi d’Occidente e d’Oriente davano manforte alla controrivoluzione, affamando il paese e tentando di schiacciare i rossi, i bei nomi della finanza internazionale – Morgan, Rothschild, Rockefeller, Crane, Warburg, Schiff – versavano fior di denari per quella rivoluzione che pure avrebbe dovuto terrorizzarli. Un po’ come quei banchieri ebrei che rimpinguavano le tasche del fuhrer.</p>
<p>Di questi paradossi, o bizzarrìe della storia, le vicende umane sono pregne ma archivi ed esegeti restano muti. Resta l’idea, e quella fa fumo quanto basta per coprire di un mitico velo ogni fatto della storia. Resta l’idea di un mondo di uguali, o anche solo diverso e migliore, che quella notte di novembre di cent’anni fa parve reificarsi, un po’ per caso e molto per la ferrea volontà degli uomini (e delle donne) che l’attuarono.</p>
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