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	<title>Maurizio Zuccari &#187; terrorismo</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Siria, the day after</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2015 16:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pugnalata di Erdogan alla schiena di Putin ricorda, un po’ alla lunga, l’altra sferrata da Bruto al padre putativo che voleva farsi imperatore di Roma. Seconda per doppiezza a quella della Buonanima che pugnalò alle spalle la Francia per non arrivare tardi al banchetto della vittoria. Salti e ricorsi della storia a parte, tutto può dirsi dell’abbattimento del jet russo sui cieli siriani fuorché... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/the-day-after/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8709" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-8709" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/SIRIA-300x142.jpg" alt="L'area dell'abbattimento del drone russo il 10 ottobre, la stessa del Su-24 di ieri" width="300" height="142" /><p class="wp-caption-text">L&#8217;area dell&#8217;abbattimento del drone russo il 10 ottobre, la stessa del Su-24 di ieri</p></div>
<p>La pugnalata di Erdogan alla schiena di Putin ricorda, un po’ alla lunga, l’altra sferrata da Bruto al padre putativo che voleva farsi imperatore di Roma. Seconda per doppiezza a quella della Buonanima che pugnalò alle spalle la Francia per non arrivare tardi al banchetto della vittoria. <span id="more-8708"></span>Salti e ricorsi della storia a parte, tutto può dirsi dell’abbattimento del jet russo sui cieli siriani fuorché non fosse in qualche modo atteso. La cronaca d’un crimine annunciato, e preannunciato dall&#8217;abbattimento di un drone, ai primi di ottobre. Anche se l’averlo visto dal vivo fa il suo effetto e solleva un coro di peana per il cozzo che dai tempi dei cieli di Corea non vedeva un aereo russo venir giù colpito da un membro – ahinoi – dell’Alleanza Atlantica. Ma prima di parlare dei retroscena e degli scenari che si aprono a livello globale, è bene sgombrare il campo da qualche bufalicchia prontamente ripresa dai media che, al solito, non può mancare in questa nuova tappa della guerra infinita.</p>
<div id="attachment_8710" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/Le-priorità-dellIs-299151.jpg"><img class="size-medium wp-image-8710" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/Le-priorità-dellIs-299151-300x201.jpg" alt="Le-priorità-dell'Isis (mappa Limes)" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Le-priorità-dell&#8217;Isis (mappa Limes)</p></div>
<p>Nella lettera inviata da Ankara al Consiglio di sicurezza Onu e al segretario generale Ban Ki Moon si legge che “due aerei Su-24 hanno avvicinato lo spazio aereo nazionale della Turchia. I velivoli sono stati avvertiti 10 volte nell’arco di 5 minuti attraverso il canale Emergency ed è stato richiesto loro di cambiare direzione verso sud. Ignorando questi avvertimenti entrambi gli aerei hanno violato lo spazio aereo nazionale turco per 17 secondi a partire dalle 09:24:05, ora locale. In seguito alla violazione, l’aereo numero 1 ha lasciato lo spazio aereo turco. Al secondo è stato sparato un missile da caccia F-16 in azione di pattugliamento. L’aereo 2 è quindi precipitato sul lato siriano del confine fra Turchia e Siria”.</p>
<p>Sempre secondo Ankara, i due piloti sarebbero caduti nelle mani dei ribelli che combattono nella regione. Non terroristi dell’Isis, dionescampi, ma turcomanni schierati contro i curdi. “Nostri fratelli”, ha precisato il premier turco, da difendere contro i raid russi costi quel che costi. Intanto Alpaslan Celik, a capo delle forze turkmene anti-Assad nell’area, dichiarava di aver fatto sparare ai due gettati col paracadute, mentre un gruppo dei suoi, la Decima brigata dell’esercito siriano libero, inviava alla Reuters un video con il corpo di uno dei piloti uccisi, circondato dai miliziani urlanti l’immancabile invocazione ad Allah. Un tempismo secondo solo alla tv turca Haber turk, in grado di cogliere (di qua, di là dal confine?) e mostrare il velivolo incendiarsi in volo e schiantare al suolo.</p>
<p>A prescindere dalla palese incongruenza dei 10 avvertimenti nell’arco di 5 minuti per una violazione del cielo patrio durata 17 secondi, i due aerei russi volavano a una quota di sicurezza dai missili terra-aria riforniti da Ankara ai suoi “fratelli”. Circa 6mila metri. Cionostante, è assai dubbio che a buttare giù il cacciabombardiere sia stato un caccia turco, di cui non s’è vista traccia, quanto piuttosto un missile sparato da terra in quella che, a tutti gli effetti, è un&#8217;imboscata militarmente e mediaticamente preparata. Anche un elicottero della squadra di soccorso inviata tra i colli di Yamadi è stato colpito. Il copilota è rimasto ucciso, mentre i 9 membri dell’equipaggio si sono salvati e, con il pilota recuperato che smentisce ogni sconfinamento, sono in una base presso il confine siriano. A dirlo è il ministero della Difesa russo. Dettagli nell’immancabile video prontamente diffuso dai ribelli. <a href="http://video.repubblica.it/mondo/jet-russo-i-ribelli-siriani--missile-su-elicottero-di-soccorso/219670/218871?ref=HREC1-2" target="_blank">http://video.repubblica.it/mondo/jet-russo-i-ribelli-siriani&#8211;missile-su-elicottero-di-soccorso/219670/218871?ref=HREC1-2</a></p>
<p>Gli aerei, parte dei 12 Sukhoi 24 di stanza a Latakia, erano in missione di bombardamento a sostegno dei governativi contro i ribelli anti Assad che combattono i curdi fianco a fianco con il contingente dell’Is nell’area, armato dai sauditi e benedetto dagli Usa. Che, più che bombardare i seguaci del califfo, sono impegnati da giorni in un ponte aereo per sottrarre i “suoi” terroristi dalla sacca di Aleppo, dove in queste ore sono entrati in azione per la prima volta una ventina di tank russi, a supporto delle truppe siriane. Non si ha conferma di truppe cinesi impegnate a terra, che taluni danno “both on the ground”, mentre l’intelligence israeliana conferma la presenza di aerei iraniani nelle operazioni. E proprio il silenzio di Israele in questo scenario la dice lunga su quanto sia complesso il momento nel paese che vive l’intifada più letale. Quella dei coltelli, silenziosa come il convitato di pietra che nell’affaire siriano ha dato carta bianca ai turchi.</p>
<p>Erdogan dall’inizio dell’avventura in Siria ha un solo obiettivo: una no fly zone che gli consenta di spacciare in tutta tranquillità i curdi e annettersi di fatto il nord della regione. I bombardieri russi che tentano di sottrarre ai turcomanni il controllo dell’area e stanno rovesciando le sorti del conflitto in favore di Assad cozzano con questo piano, e l’abbattimento del jet con un’imboscata preparata è funzionale a dare un segnale ai russi – salvo dichiararli amici – forti di quel codicillo dell’Alleanza Atlantica che potrebbe portare la Nato a combattere contemporaneamente pro Erdogan contro Assad, contro Putin pro il sedicente terrorismo islamico e i suoi sodali che si dichiara di voler combattere “senza pietà”. Una volta tanto, Libero titola giusto: diamo soldi ai turchi e loro aiutano l’Isis. In questo sfondapiedi nessuno sembra voler cadere, al momento.</p>
<p>Non Putin che, come per il jet abbattuto sui cieli di Sharm el Sheikh, ingoia il rospo pur facendo la voce grossa e mandando il più letale incrociatore lanciamissili della sua squadra, il Moskva, a fronteggiare le coste turche e coprire i raid che presumibilmente aumenteranno ancora. Non Stoltenberg, il segretario della Nato che consiglia di abbassare i toni non sapendo bene che pesci pigliare, come Obama che spalleggia Erdogan ma invita alla calma, e per non sbagliare invia la portaerei Truman a dar manforte alla Charles de Gaulle che continua a bombardare per ogni dove, tranne che dove deve. Col risultato che nelle acque siriche galleggeranno a breve tre navi da battaglia con le relative squadre di sostegno – senza contare la fantasmatica presenza cinese – formalmente dalla stessa parte ma ognuna per combattere la sua guerra, l’una contro l’altre armata. Così, il day after in Siria somiglia molto al giorno prima della tempesta che si addensa sull’Europa.</p>
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		<title>Daesh lava più bianco</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2015 08:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre la grande stampa internazionale resta appecoronata dietro alle transenne a pascersi di bufale e false flag della pur non brillante intelligence francese, la buona stampa italiana si divide. Tra chi, come l&#8217;ottimo Belpietro, titola bastardi islamici – e speriamo che l&#8217;espulsione richiesta all&#8217;odg lombardo sappia ridare un senso all&#8217;ordine dei giornalisti – sul suo giornale di cartastraccia e l&#8217;ancor più ottimo Feltri che lo... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/daesh-lava-piu-bianco/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/belpietro.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8694" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/belpietro-300x205.jpg" alt="belpietro" width="300" height="205" /></a></p>
<p>Mentre la grande stampa internazionale resta appecoronata dietro alle transenne a pascersi di bufale e false flag della pur non brillante intelligence francese, la buona stampa italiana si divide.<span id="more-8693"></span> Tra chi, come l&#8217;ottimo Belpietro, titola bastardi islamici – e speriamo che l&#8217;espulsione richiesta all&#8217;odg lombardo sappia ridare un senso all&#8217;ordine dei giornalisti – sul suo giornale di cartastraccia e l&#8217;ancor più ottimo Feltri che lo difende a croce e spadone tratti, e l&#8217;intelligente e coraggiosa iniziativa della Repubblica meneghina che manda due sventurati “In giro per Milano con kefiah e niqab&#8221; per vedere l&#8217;effetto che fa, per cantarla come Jannacci. Poi dice che uno si iscrive ai terroristi, per dirla come il buon Mario Magnotta.</p>
<p>E che nessuno si azzardi a scrivere Is, d&#8217;ora innanzi. Daesh – l&#8217;acronimo arabo di <em>Al dawla al islamiya fi al Iraq wal Sham </em>(Stato islamico dell&#8217;Iraq e della grande Siria nel Levante), suggerito da John Kerry al G20 di Vienna – è la nuova parola d&#8217;ordine, onde evitare ogni riferimento all&#8217;Islam. Suona meglio e lava più bianco. Anna Maria Brogi sull&#8217;Avvenire spiega meglio di altri tale scelta di civiltà, con buona pace d&#8217;ogni buonsenso e parole ecumeniche. Distanti assai dal maledetti pronunciato dal buon pastore e subito risospinto ai quattro angoli del globo dai media, fascinati da tanto savio ardore.</p>
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		<title>Parigi brucia, l’Occidente trema</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2015 11:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Già alle tre del mattino il bilancio provvisorio sfiora le 160 vittime ma quello ufficiale resta inchiodato sui 120. Non è l’ultima delle contraddizioni della notte e del risveglio da incubo a Parigi. Sotto choc come l’Europa e il resto del mondo occidentale per l’attentato più sanguinario nella sua storia. Roba da far impallidire la dozzina di morti del Charlie Hebdo dell’inizio dell’anno che si... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/parigi-brucia-loccidente-trema/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/attacco-alla-francia-151114014302.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8678" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2015/11/attacco-alla-francia-151114014302-300x237.jpg" alt="attacco-alla-francia-151114014302" width="300" height="237" /></a></p>
<p>Già alle tre del mattino il bilancio provvisorio sfiora le 160 vittime ma quello ufficiale resta inchiodato sui 120. Non è l’ultima delle contraddizioni della notte e del risveglio da incubo a Parigi. Sotto choc come l’Europa e il resto del mondo occidentale per l’attentato più sanguinario nella sua storia. <span id="more-8676"></span>Roba da far impallidire la dozzina di morti del Charlie Hebdo dell’inizio dell’anno che si chiude peggio di com’è iniziato. Parigi brucia, l’Occidente trema. Ma veniamo ai fatti. Sette attacchi sono condotti da un numero imprecisato di uomini dalla tarda serata di ieri. Al momento sono 8 i terroristi uccisi, sette dei quali si sarebbero fatti saltare in aria dai giubbotti esplosivi che indossavano, non senza l’immancabile grido d’invocazione ad Hallah che l’inviato del Tg 1 nella capitale francese ripeteva iersera come un mantra, nella carriolata d’inesattezze che i vari media andavano snocciolando. Il primo commando a entrare in azione è costituto da un gruppo che spara sui tavoli all’aperto di un ristorante cambogiano, nel cuore della ville, dileguandosi. Seguono due o più esplosioni in un bar presso lo stadio de France, dove Hollande e il ministro degli Esteri tedesco stanno guardando Francia-Germania. La partita viene interrotta e i due evacuati, mentre parte degli spettatori resta nello stadio, in preda al panico. A caldo, l’Eliseo decreta lo stato d’emergenza e la chiusura delle frontiere. Ma il peggio deve venire. A poca distanza dalla vecchia redazione del Charlie e dal primo attentato, tre uomini e una donna entrano al Bataclan, un ex teatro per concerti, e iniziano una carneficina sparando a freddo sui presenti. Il video di un inviato de Le Monde che abita sul retro del locale, ferito a sua volta, è piuttosto esaustivo ma è una pallida idea dell’orrore di quei momenti.</p>
<p><a href="http://www.lemonde.fr/attaques-a-paris/article/2015/11/14/daniel-psenny-journaliste-au-monde-j-ai-senti-comme-un-petard-qui-explosait-dans-mon-bras_4809665_4809495.html" target="_blank">http://www.lemonde.fr/attaques-a-paris/article/2015/11/14/daniel-psenny-journaliste-au-monde-j-ai-senti-comme-un-petard-qui-explosait-dans-mon-bras_4809665_4809495.html</a></p>
<p>I reparti speciali irrompono nel locale, dove si conterebbero 118 morti, e li uccidono (o, forse, questi si lasciano esplodere) in un blitz di pochi minuti, deciso in tutta fretta sotto l’incalzare delle esecuzioni. La sequela di attentati e sparatorie prosegue nei pressi, senza esclusione di luoghi simbolici come il Louvre e il Pompidou, e con il bilancio provvisorio di cui sopra, oltre a circa 300 feriti. Al di là della conta dei morti, alcune domande s’impongono. Perché la Francia? Perché adesso? Com’è stato possibile? Chi sarà il prossimo? E, soprattutto, chi ha ideato ed eseguito l’11 settembre francese, come la notte parigina è stata prontamente ribattezzata dai commentatori occidentali?</p>
<p>La Francia è il solo paese europeo a essere intervenuto in Siria, sospinto dalla sua passata grandeur e da altri meno nobili ragioni, assieme agli Usa e alla Russia. Oltre a Israele, ovviamente, che non più tardi di un paio di giorni fa ha bombardato i suoi obiettivi presso Damasco nel sonoro silenzio dei media occidentali, impegnati piuttosto a far da grancassa ai presunti successi della coalizione a guida Usa nella guerra al califfato. Le banlieu parigine – come quelle di altre grandi città francesi, Tolone e Marsiglia anzitutte – sono certo più infiammabili degli slum londinesi o dell’hinterland meneghino, assai più delle città tedesche dove la Merkel traballa sotto l’onda dei migranti ma si guarda bene dal far mettere il naso fuori dalla porta di casa ai suoi panzergrenadier. Stamane a Vienna si sarebbe dovuta aprire quella conferenza per la pace voluta dalla Russia (che non può permettersi di restare invischiata indefinitamente nel pantano siriano) che gli Usa (interessati a tutt’altro scopo) stanno boicottando col glaciale assenso dell’Ue. Assise che ora servirà a tutto, se non a fallire prima d&#8217;iniziare, tranne che a trovare la pace sul fronte d&#8217;una guerra infinita.</p>
<p>I prossimi, a Dio piacendo e buona pace del Giubileo, saremmo noi, Roma e l’Italia, come i sedicenti martiri di Hallah targati Is (meglio, Us) vanno strombazzando sui loro siti pur in assenza di una chiara rivendicazione. Vivere all&#8217;ombra del Cupolone sarà sempre più difficile, aspettando il botto. E il «vinceremo» declamato da Renzi accodandosi agli omologhi d&#8217;oltralpe e d&#8217;oltre oceano, non lascia ben sperare, considerato il tale in camicia nera che lo proclamò l&#8217;ultima volta dal balcone di piazza Venezia. Infine, la domanda delle domande: cui prodest?</p>
<p>Attentati multipli come questi presuppongono un livello di organizzazione e complessità finora senza pari, in Europa. Per otto terroristi ammazzati – mai che se ne pigli uno vivo, in terra di Francia come d’altrove, e sì che i mezzi non mancherebbero – e senza contare gli scappati, almeno un paio, ne servono almeno tre volte tanti come fiancheggiatori e guardaborse. Tutta gente dotata della freddezza necessaria a sparare e ricaricare a freddo sulla folla, nel sangue e nel caos, con la certezza di finire sventrati da una carica o da una scarica. Quale lucida follia – ma davvero può dirsi folle gente così? – è necessaria per organizzare ed eseguire tutto ciò, sapendo di andare incontro a morte certa e al di là di qualunque possibile strumentalizzazione? Con gente così, che colpisce a caso per seminare puro terrore, come le rappresaglie nazifasciste per fiaccare la resistenza nell’ultima guerra mondiale, nessuna prevenzione, nessuna deterrenza è possibile, al di là della decantata sicumera occidentale.</p>
<p>C’è da aver paura, come candidamente ammesso da Hollande, altro che andare a sparacchiare in Libia e Siria pure noi, come lestamente proclama Salvini con notevole senso della misura e sprezzo del pericolo. Si diano pace il leader leghista e i postfascisti che s’è accollato, vogliosi di nuove avventure coloniali. L’Occidente con le sue giovani generazioni use al pollice verso solo in modalità ipad perderebbe in un clic la guerra guerreggiata e rischia di perdere pure lo scontro di civiltà che i burattinai dei massacratori stanno riattizzando. I tempi di Lepanto sono tornati, ma l’Europa non ha nessuna flotta con cui sbaragliare il Turco, nessun dio a cui grapparsi. Meglio tacere, e imparare a guardarsi dai falsi amici, come dai nemici finti o reali che siano. Quanto al resto, siamo davvero nelle mani di dio. Sperando che non le apra per farci sfracellare del tutto.</p>
<p>Ma per chi è ateo e non può fare neppure affidamento sul Signore, resta la domanda chiave: a chi giova questa ennesima strage? L&#8217;11 settembre francese è in realtà un 11 settembre europeo che fa sentire i suoi echi ovunque in Occidente, fino a Mosca, in Medio Oriente e oltre. Se la strage di Parigi servirà a scatenare una nuova ondata di guerre infinite, sulla falsariga dell&#8217;11 settembre di 14 anni fa, se servirà alla Francia ad agire «senza pietà», come promesso dal suo presidente non riferendosi certo ai ripristinati controlli alle frontiere, ricompattando il fronte della supposta lotta antiterrorista a guida Usa in Siria, allora i suoi mandanti e organizzatori potranno dormire sonni tranquilli. Quanto agli altri, potranno continuare a cullarsi nel sonno della ragione. Colpire al cuore Parigi fa della Francia l&#8217;epicentro adatto a sollevare un&#8217;ondata di sdegno che può avere come effetto e danno collaterale il rinfocolarsi dell&#8217;odio religioso e razziale, come danno ed effetto causale la guerra totale verso il terrorismo internazionale. Un drammatico film già visto, ma che gli imbonitori del marketing guerrafondaio globale in voga da decenni – non certo solo chi campa d&#8217;armi &amp; petrolio – non cessano di mandare in onda. Da oggi, all&#8217;insegna della liberté.</p>
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