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	<title>Maurizio Zuccari &#187; viaggio</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Viaggio nella madre Grecia III</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 14:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi oltre i paraggi]]></category>
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		<description><![CDATA[Percorso in quattro tappe dall’Epiro a Corfù con l’Accademia Angelico Costantiniana: Kerkyra Le isole del mito Corfù t’empie la vista e prim’ancora i polmoni, d’aria salmastra e leggenda. Sull’Ormos, o baia su cui si staglia, sfilano alla sua sinistra le isole del mito: Passo e Antipasso, Leuca e più oltre, semivelate dalla foschìa, la trista Cefalonia e Itaca, patria d’Odissèo. Ultime delle Jonie, celate alla vista,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Percorso in quattro tappe dall’Epiro a Corfù con l’Accademia Angelico Costantiniana: Kerkyra</strong><span id="more-10835"></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le isole del mito</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Corfù t’empie la vista e prim’ancora i polmoni, d’aria salmastra e leggenda. Sull’Ormos, o baia su cui si staglia, sfilano alla sua sinistra le isole del mito: Passo e Antipasso, Leuca e più oltre, semivelate dalla foschìa, la trista Cefalonia e Itaca, patria d’Odissèo. Ultime delle Jonie, celate alla vista, Zante e giù, già quasi Egeo, Cerigo. Di spalle sfilano la costa d’Epiro e i frastagli degli Acrocerauni d’Albania, nitidissimi, col punteruolo del Cika. A vederla dall’alto, Corfù somiglia stranamente alla penisola italica, da cui la separano solo una settantina di chilometri in linea d’aria, da Otranto. C’è il gambale, il tacco e pure la Sicilia, a ben guardare, solo rovesciata verso la punta dello stivale. In attesa che nell’isola si possa atterrare con gl’idrovolanti – un progetto per voli di linea è nei cassetti della Grecian air seaplanes da anni – è dal porto che l’isola v’accoglie, come si conviene. In alto, sull’acrocoro, la vecchia fortezza veneziana, col bastione Mocenigo che guarda il molo. Riammodernata dagl’inglesi che qui fecero base, come in ogni altrove, e a dargli manforte fecero la nuova, sul lato opposto del porto: ruinata da secoli di guerre guata, sonnolenta e di sottecchi come un gatto mammone, lo sbarco delle folle. Il porto nuovo è poco a monte dell’antico, coi resti ancora a un pelo d’acqua dalla superficie, il molo chiamato Italia dove al mezzo svetta la bandiera d’Ellade, su un cocuzzoletto a poche braccia dalla riva.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’ultimo approdo d’Ulisse</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">È nei pressi che sbarcò Ulisse, solo e ramingo, per farsi trovare ignudo da Nausicaa e le sue ancelle che giocavano a palla. La reggia di Alcinoo, re dei Feaci che accolse il povero naufrago scampato alle malìe di Calipso, è oltre il monte. Più a sud ancora, alla bocca della laguna, è l’isolotto di Pontikonisi. Poco più d’uno scoglio, che leggenda vuole sia la nave che aveva riportato quel carognone d’Ulisse in patria, pietrificata al ritorno da Poseidone per punire gl’isolani dell’aiuto dato all’eroe. Più che nave pare un animale crestato, con le sue cime alberate e la chiesola, arenatosi qui dai tempi antidiluviani, proprio in faccia al monastero della Vlacherna, candido e minuscolo dall’affaccio di Kanoni con la sua placida spiaggia. Come sia stato possibile all’eroe, sfuggito alle grinfie di Calipso nell’omonima baja di Malta, giungere fin qui dopo il periplo Mediterraneo, è questione che Omero o chi per lui non si pose, come la natura di questa zattera di pietra, e noi non siamo da meno. Fattosta che il mito è qui, davanti agli occhi, sotto ai vostri piedi. Lo calcate risalendo l’altura di Paleokastritsa dov’erano i palazzi reali e la città alta. E qui, a Mons Repos, come lo ribattezzarono i francesi, che lo sguardo e il piede toccano il mito, si fanno tutt’uno con esso.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Una domenica a Mons Repos</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Passeggiare la domenica mattina nel parco, tra questi viali lussureggianti d’ulivi secolari e giganteschi alberi della gomma, dalle radici smisurate, in una natura che parrebbe incontaminata come ai tempi d’Omero se non fosse per il podista che ogni tanto s’incrocia, la coppietta che vi s’inoltra o una mamma col carrozzino che coraggiosamente s’erpica. E qua e là, tra verzura e boscaglia, una muraglia, tombe micenee, blocchi e rocchi di templi dorici. È tutto un susseguirsi di resti archeologici tra palazzine liberty, tra le quali l’ex residenza del governatore britannico dello Jonio, sede del museo, e la sua foresteria, ribattezzata palazzina Tito in onore del leader jugoslavo che vi soggiornò negli anni ‘50, oggi centro informazioni piuttosto in disuso. C’è il teatro d’opera, e padiglioni di piacere per la nobiltà d’un tempo, decaduti com’essa. Uno strano miscuglio d’abbandono e poesia, decadenza e maestà, per la gioja d’ogni emulo del romanticismo. Dopo i primi scavi francesi sono gl’inglesi a trovare, nel 1822, il tempio e il santuario d’Apollo Corciro a piombo sulla spiaggia di Kardaki, dal colonnato ancora superbo, semisommerso nella forra, tra brani di mura e lacerti, e quello d’Hera Akraia, a monte, datati al VI secolo aC. Dell’altro d’Artemide, maestoso, poco o nulla resta sul colle. Il timpano con l’orrorifica Medusa, la Gorgone signora d’uomini e bestie, non guarda più il mare, anche se più presso d’allora. È nel museo archeologico ai piedi della città vecchia, attorniata dai suoi animali prediletti, serpenti e pantere, coi figli Organo e Crionte, tra frammenti di gigantomachìa. In situ resta l’enorme altare sacrificale, lungo una ventina di metri, l’impiantito di 17 colonne per lato. Ma è tempo di scollinare, là dove gli archeologi tedeschi di Guglielmo II localizzarono la città omerica dei Feaci. Ruderi e tombe la testimoniano, tra spelacchiati prati dove spicca l’azzurro intenso delle jacarande. Nell’area, sede delle terme e del foro romano, svettano i resti della basilica paleocristiana di Paleopoli, nel Medioevo luogo di culto della Vergine Anafonitria cara agli ortodossi, ridotta a macerie dai bombardieri tedeschi nel settembre ‘43, durante gli scontri che portarono all’occupazione dell’isola e al massacro del presidio italiano, come nella vicina Cefalonia, e mai più riedificata. Dilà, oltre un malmesso recinto, scorre il traffico lemme e distratto della domenica mattina. È tempo di salire alla città alta.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Piazze venete e fortezze inglesi</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Sulla gran piazza colonnata, di chiara impronta veneziana come il resto della città vecchia, non piovono più le bombe d’Alì Pascia né quelle tedesche, ma è tutto un viavai di turisti sull’Esplanade chiusa a sinistra dal Liston, il colonnato dove sedersi a gustare le specialità locali rimirando lo struscio. Enorme, bella piazza che tante n’ha viste e molte ne vede, chiusa a nord dal museo d’arte orientale, già sede del governo da mar veneziano, e a sud dal vialone lungomare, ribattezzato Demokratia, che la collega a Mons Repos. A destra, il ponticello in pietra presso il bastione Mocenigo, dal nome del doge che la difese dai turchi, porta alla vecchia fortezza che s’erge maestosa a piombo sul mare, a gradoni, e se vi regge la pompa potete salire fino in cima, dove l’occhio spazia dai tetti della città all’azzurro dell’acque striate dal biancore delle strisce lasciate da navigli e traghetti, ai monti d’Epiro, dilà. È un colpo d’occhio che vale la salita, a patto di non farla col sole a picco e soprattutto con l’infradito ai piedi come certe turiste inglesi che scapicollano sui saliscendi o stanno, arrossate come gamberoni, all’ombra dei muraglioni. E inglesi sono gli acquartieramenti per la truppa e gli ufficiali, l’ospedale ormai in rovina, la chiesa di San Giorgio ai piedi della fortezza, imponente nel suo stile classicheggiante, nel suo lucore che si staglia nel blu.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Bazar occidentali e santi con la coppola</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ma se tutto questo non v’aggrada, perdetevi pure nel dedalo dei vicoli della città vecchia, nel brulichìo della folla, in un’orgia di bancarelle e negozi che fanno della vecchia città un bazar occidentale senza soluzione di continuità. Oppure, se è l’ora e ne avete voglia, andate a seguire l’interminabile messa cantata in una delle chiese ortodosse o di rito bizantino: non disdegnate quella del Cristo Pantocratore o la cattolica di San Nicola dei vechi ma, più di tutte, visitate la chiesa madre di San Spiridione, faccia al vecchio porto. Levate lo sguardo al santo che, nell’alto della navata, con l’eterna coppoletta nera a protezione dei continui malditesta, mena mazzate, o meglio colpi di croce, al diavolame fuggente. Come fece con quei diavoloni dei turchi che mai presero Corfù, e per questo si guadagnò il titolo di santo patrono dell’isola. Dopo la visita alle reliquie del santo, anziché scappare come diavolacci infedeli, se siete fortunati potete sostare al cerimoniale che si tiene in sagrestia dopo la messa: il rinfresco a base di caffè e pasticcini offerto dal metropolita Neftario. Poi, se ve ne resta ancora un briciolo, di forza nelle gambe e aria nei polmoni, andate a sgranchirvi i piedi oltre la città vecchia, fino al monastero di Platytera, sostate sulla tomba di Giovanni Capodistria. Nobile veneziano nativo dell’isola, buon amico dello zar Alessandro I e suo plenipotenziario al Congresso di Vienna per decidere i destini dell’Europa post napoleonica; primo governatore della Grecia libera, e per amor di libertà fatto fuori dagli agenti inglesi a pochi mesi dal suo insediamento.</p>

<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/la-vecchia-fortezza-di-notte-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/La-vecchia-fortezza-di-notte1-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="La vecchia fortezza di notte" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/dove-naufrago-ulisse/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/dove-naufragò-ulisse-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Dove naufragò Ulisse" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/mons-repos-tempio-di-apollo/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Mons-Repos-tempio-di-Apollo-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Il tempio d&#039;Apollo a Mons Repos" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/albero-della-gomma/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Albero-della-gomma-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Alberi della gomma nel parco" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/basilica-di-paleopoli-e-jacaranda/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Basilica-di-Paleopoli-e-Jacaranda-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Jacaranda e rovine della basilica di Paleopoli" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/veduta-della-vecchia-fortezza/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Veduta-della-vecchia-fortezza-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Veduta della vecchia fortezza" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/bastione-mocenigo/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Bastione-Mocenigo-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Il bastione Mocenigo" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/san-giorgio/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/San-Giorgio-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="San Giorgio" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/scorcio-sulla-fortezza-nuova/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Scorcio-sulla-fortezza-nuova-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Scorcio della fortezza nuova" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/san-spiridione-scaccia-i-demoni/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/San-Spiridione-scaccia-i-demoni-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="San Spiridione scaccia i diavoli a colpi di croce" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/il-campanile-di-platytera/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Il-campanile-di-Platytera--150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Il campanile di Platytera" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/la-tomba-di-capodistria/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/La-tomba-di-Capodistria-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="La tomba di Giovanni Capodistria" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/la-gorgone/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/La-Gorgone-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="La Gorgone" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/satiro-ed-efebo/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Satiro-ed-efebo-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Efebo e Satiro" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-iii/dal-metropolita-neftario/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Dal-Metropolita-Neftario-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dal metropolita Neftario" /></a>

<p style="font-weight: 400;"><em>III segue </em></p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/" target="_blank">I Da Prevesa ad Arta</a></p>
<p style="font-weight: 400;">II <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/" target="_blank">Dall&#8217;Acheronte a Kerkyra</a></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">Il viaggio, al seguito di una delegazione dell’Accademia angelico costantiniana, guidata dal presidente Alessio Ferrari Angelo Comneno, nel giugno dello scorso anno, prende le mosse da un progetto internazionale che coinvolge, oltre alla Grecia e l’Italia, in particolare le Marche, Cipro e la Terra santa. Esso rappresenta la prima tappa del percorso della santa casa di Loreto, dove secondo la tradizione mariana la Vergine ricevette l’annunciazione, custodita appunto nell’omonima basilica loretana. Per saperne di più si veda Fernando Frezzotti, La via degli angeli, la traslazione delle pietre della santa casa, Il lavoro editoriale, 202</span></em></p>
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		<title>Viaggio nella madre Grecia II</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 16:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un percorso in quattro tappe dall’Epiro a Corfù con l’Accademia Angelico Costantintiniana: dall’Acheronte a Kerkyra Un tuffo nell’Ade Gelide, gelidissime acque dell’Acheronte dove il viaggiatore posa il piede per trovarvi ristoro oltre Arta, sulla via per la costa. E chiare, o piuttosto verdognole, diversamente da quanto narra il mito, che le vuole nere per gli empi che porta all’Ade. Se vi regge la pompa immergetevi nei suoi... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Un percorso in quattro tappe dall’Epiro a Corfù con l’Accademia Angelico Costantintiniana: dall’Acheronte a Kerkyra</strong><span id="more-10818"></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Un tuffo nell’Ade</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Gelide, gelidissime acque dell’Acheronte dove il viaggiatore posa il piede per trovarvi ristoro oltre Arta, sulla via per la costa. E chiare, o piuttosto verdognole, diversamente da quanto narra il mito, che le vuole nere per gli empi che porta all’Ade. Se vi regge la pompa immergetevi nei suoi flutti, tra le sue gole con i moderni pagajatori in kayak. Oppure sostate sulle sue sponde, tra gli effluvi di mirti cresposi e d’oleandri, dove non mancano tombe e cappellette dalla caratteristica forma di fungo, come in ogni via o crocicchio, a rimirar le rovine d’un ponte rotto in una delle innumeri guerre turche. E dilà, celato allo sguardo, volgetevi all’antro tenebroso dove il fiume se ne fugge sotterra, con l’anime dei dannati, ove malnati eroi misero piede in vita. Invece il piede del viandante, così refrigerato, può salire al Nekromanteion, dove chi aveva perso i suoi cari poteva, a prezzo di minori fatiche e perigli degli eroi, parlare coi propri morti, defunti nell’Ade. Strano e oscuro luogo, questo, unico in tutta la Grecia antica, dove sacerdoti un po’ teatranti e assai imbonitori mettevano i fedeli in contatto coi loro defunti e, per farlo, li sottoponevano a un percorso iniziatico, ospitandoli a caro prezzo nei pressi del santuario. Dopo averli imbottiti di droghe e schifezze tali da fargli vomitare l’anima, purghe e lavacri, i malcapitati scendevano nell’antro, vagando nel bujo, per sentire la voce di chi più non era, vedere la loro fantasmatica presenza. Quindi ne riemergevano, come l’essere che torna alla luce, in un ciclo d’espiazione che durava in genere tre giorni. Come la resurrezione cristiana. Di tutto ciò, della città di Cichiro o Efisa, costruita dai Pelasgi su questo colle, dove reduci di Troia e pure canaglie del calibro d’Odisseo e Neottolemo misero piede, poco resta. Ma quel poco vale il viaggio, la salita al monte e la calata agli inferi. Brani di mura poligonali sulla sommità delle quali sorge l’immancabile chiesola, poi fortilizio turco. Da lì, dopo un periplo tra gli ambienti dove si ricoveravano gli ospiti e i magazzini per le offerte, si discende all’antro dell’oracolo mortifero. Il passaggio sotto ai quindici archi di poros fa una certa impressione, inutile negarlo, e basta immaginarselo alla luce delle torce, o peggio al bujo, per cominciare a sentire voci, vedere bianche pantasime pure noi. Ma è ora di tornare alla luce, riprendere il viaggio.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Cartoline da Parga</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Parga è come t’immagini la Grecia, quella da cartolina. Acque lucenti, lucore di case aggrumate ai fianchi del colle Petzovolios, un castrum veneziano che sonnecchia in cima alla cittadella sotto al sole cocente, non dovendo più guardarsi da nemici terreni e marini. Due isolotti a poche braccia dalla riva, messi lì a bella posta da un divino scenografo. E una folla di turisti a invaderne i saliscendi, fino al porticciolo dove il viandante approda per il giusto riposo, dopo aver faticato a scansare locali seriali e modajoli, a posare le terga e mettere qualcosa sotto ai denti. Della vecchia città poco resta, ma basta fare due passi fuori mano per sentire i vecchi parlare un arcaico idioma albanese, il cam. E sì che gli abitanti preferirono emigrare in massa nella vicina Corfù, Kerkyra, per sfuggire ai musulmani d’Alì pascià ai quali gli inglesi passarono la mano dopo averne cacciato i francesi che a loro volta l’avevano tolta al dominio della Serenissima. Alla pinacoteca di Brera un bel dipinto di Hayez – quello del bacio – effigia l’evento. Ma queste fole poco incantano il turista che preferisce bearsi al sole sulle dune calcaree di Sarakiniko, finché questo non scompare alla vista, nel blu cosparso d’isole, Corfù immensa, a filo d’orizzonte.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Igoumenitsa, crocevia fantasma</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E verso questa muove il viaggiatore, al porto d’imbarco solcando monti e foreste che manco la Sila nel tratto finale dell’autostrada Egnatia Odos che unisce la costa jonica alla Turchia e solo un atto di fede può definire moderna. A un tiro di schioppo dal confine albanese, crocevia per ogni porto d’Italia e ogni dove dal Mediterraneo al Mar Nero, Igoumenitsa è il fantasma di quel che era. Pugno di case degradanti sull’omonima baia, dei resti dell’antica Titàna – nomen urbem – nulla è sopravvissuto alla tabula rasa romana. A questo periodo risalgono i pochi cocci al locale museo, il modesto teatro e le rovine d’un paro di templi, a malapena indagati. Manco il nome è rimasto, ché quello moderno prende vita dalla badiola che vi sorse, al tempo dei bizantini. Tantomeno resta l’eco d’una delle tante tragedie greche che qui prese corpo, la strage e l’esodo dei ciamuri. Stime più che approssimative danno qualche migliaio di morti e oltre diecimila sfollati nella vicina Albania tra i musulmani di lingua albanese, durante le fasi finali della seconda guerra mondiale, accusati non a torto di collaborazionismo con l’occupante italotedesco o cacciati per velleità di pulizia etnica. Ma di quest’esodo nessun Hayez s’è mosso a pietà, pure il ricordo s’è perso, tacciono i libri di storia. Così al moderno viandante non resta che aspettare sul molo l’ora d’imbarco, giochicchiando col fresbee tra un viavai d’auto tedesche e pullman di turisti slavi che guatano, stupiti, e ridono del genio italico, una volta tanto non a torto.</span></p>
<p><em>II segue</em></p>
<p><strong><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/" target="_blank">I Da Prevesa ad Arta</a></strong></p>
<p><em>Nota: questo racconto trae spunto dal viaggio, al seguito di una delegazione dell’Accademia Angelico Costantiniana, guidata dal presidente Alessio Ferrari Angelo Comneno, nel giugno dello scorso anno. Esso prende le mosse da un progetto internazionale che coinvolge, oltre la Grecia e l’Italia, in particolare le Marche, Cipro e la Terra santa. Il viaggio rappresenta la prima tappa del percorso della santa casa di Loreto, dove secondo la tradizione mariana la Vergine ricevette l’annunciazione, custodita appunto nell’omonima basilica loretana. Per saperne di più si veda Fernando Frezzotti, La via degli angeli, la traslazione delle pietre della santa casa, Il lavoro editoriale, 2023</em></p>

<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/acheronte-1/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Acheronte-1-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Alle foci del&#039;Acheronte" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/acheronte-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Acheronte-2-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Alle foci del&#039;Acheronte 2" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/acheronte-3/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Acheronte-3-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Alle foci del&#039;Acheronte 3" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/nekromanteion-1/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Nekromanteion-1-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Nekromanteion 1" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/nekromanteion-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Nekromanteion-2-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Nekromanteion 2" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/nekromanteion-3/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Nekromanteion-3-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Nekromanteion, i sotterranei" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/titana-1/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Titana-1-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Nekromanteion, la cinta muraria" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/titana-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Titana-2-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Nekromanteion, il fortilizio turco e la chiesa" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/parga/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Parga-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Parga" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/igoumenitsa/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Igoumenitsa-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Igoumenitsa" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia-ii/verso-corfu/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/Verso-Corfù-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="Verso Corfù" /></a>

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		<title>Viaggio nella madre Grecia I</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 11:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dall’Epiro a Corfù, un percorso in quattro tappe con l’Accademia angelico Costantiniana: da Prevesa ad Arta Un paese lo cogli dall’alto Un paese lo cogli dall’alto. Sulle piste di ghiaccio e sabbia del Gobi senti di che pasta è il mongolo. Sul porto di Hong Kong il formicajo cinese t’appare in tutta la sua immensità. Nella selva cubana respiri il sogno rivoluzionario caraibico. Nella steppa godi la... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dall’Epiro a Corfù, un percorso in quattro tappe con l’Accademia angelico Costantiniana: da Prevesa ad Arta</strong><span id="more-10801"></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Un paese lo cogli dall’alto</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Un paese lo cogli dall’alto. Sulle piste di ghiaccio e sabbia del Gobi senti di che pasta è il mongolo. Sul porto di Hong Kong il formicajo cinese t’appare in tutta la sua immensità. Nella selva cubana respiri il sogno rivoluzionario caraibico. Nella steppa godi la grandezza della Russia. In volo sulla Grecia tocchi l’anima di questo paese ancora prima di posarvi piede. Arcipelaghi. Isole, isole a perdita d’occhio, monti gibbosi finché l’occhio tiene l’orizzonte, e acqua. Mareblù nelle sue infinite sfumature, acque verdazzurre cobalte acque. Eccolo il greco che si vuole padre e madre di tuttinoi, di quest’Occidente allo sfiato. Gente di mare e di monti, tosta come solo una terra avara di tutto può spingere a mare, a cercare ventura e fortuna, guasto e passione. Gente di mare che di malavoglia sale ai monti. Gente di monte che sfugge il mare, maledizione antica. Di quel greco lì poco resta oggidì. Di questa Grecia poco e male capisce il turista che s’attruppa alla cerca di piaceri mondani, gli stessi ovunque, o peggio di visioni d’altri tempi e mode culturali vive solo sui libri di storia. Ma posiamolo il piede sul suolo cantato da poeti e filosofi, tocchiamo con mano le genti che dettero vita al mito, in questa terra di mezzo tra Oriente e Occidente. Ponte tra Roma e Bisanzio, persa e da (ri)trovare. Con Atene nel mezzo, chiassosa immemore afosa. Spersa anch’essa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Barbari d’Epiro</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Roma e Bisanzio le respiri al crocevia d’Epiro, terra di mezzo pur’essa, tra i Balcani e l’Ellade. Terra che Grecia non è, per chi della Grecia ama il mare e sdegna l’interno montuoso, assolato e desolato; per gli stessi greci delle isole che vedono quelli di qui come albanesi, balcanici. Barbari, come ai tempi d’Omero. Basta che l’ala posi terra a Prevesa, che lo sguardo tenga il mare e subito capisci che qui è passata la storia di questo paese più grande dei suoi neanche 132mila chilometri quadrati – meno della metà dell’Italia, con una popolazione che non raggiunge quella della Lombardia – ma poco resta. Meno di quanto Pirro riportò dall’Italia. La strada che dall’aeroporto porta ad Arta fiancheggia il golfo omonimo che fu d’Ambracia, oggi Arta, capitale d’Epiro e di Pirro che da qui partì per sgomentare le legioni romane coi suoi elefanti, e farvi ritorno con niente in mano. Lo stesso golfo di Actio, o d’Azio, dove Antonio s’intanò con la sua flotta e quella di Cleopatra, sua amante e regina, per finire intrappolato sgominato da Ottaviano, a perdervi regno e partita. Perché l’amante regina filò via senza dare battaglia lasciando Antonio alla mercé del rivale, prima che anch’esso si desse alla fuga; perché s’infognò qui anziché impegnare le galere nemiche in mare aperto sono misteri che gli storici delle battaglie non hanno ancora capito né svelato.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nel nulla di Nicopoli</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Sulla strada che dal golfo porta ad Arta sorge Nicopoli, quel che ne resta. Nikopolis d’Epiro, per distinguerla dall’altra in terra bulgara. Rovine nel nulla d’intorno che un recinto e un cancello separano dal nulla all’interno. La cinta muraria della città romana, fondata da Ottaviano nel 31 a. C. per celebrare la Nike, la vittoria sul suo rivale rastrellando genti dai villaggi d’intorno, mostra ancora la sua imponenza e in più punti vi si sale nonostante il dirocco. Anche le terme e il teatro, fuori dal muro di cinta e recintati pur’essi, i templi – quello d’Apollo, preesistente alla città, sul colle dove s’accampò il futuro princeps – i restanti edifici sacri e civili, in buona parte da riportare alla luce, s’indovinano più che vedersi nella campagna immota che si spinge al mare, dilà. Solo fichi e finocchi selvatici e ginestri e mentuccia rimandano echi e profumi d’un tempo remoto, disperso. E subito senti quel che in Grecia è regola, mai eccezione, dietro l’apparenza e le pappardelle di circostanza. L’archeologia, la storia, sono baccelli vuoti, buoni per vecchi soloni e frasi fatte. Il passato è sepolto e lì resta, in superficie salgono solo miti e ricordi, disarticolati e confusi, che un tempo presente e le sue genti, che nulla hanno a che vedere con l’antiche, ignorano o non colgono affatto. Il passato in Grecia, più che in Italia – ed è tutto dire – è solo vecchiume da sbancare, o più semplicemente da ignorare, per far posto a una modernità già marcia prima di crescere, come certi paesi del nostro sud. Dalle profondità di questa terra antica che si vuole patria del mito e madre dell’Occidente emergono solo i lamenti dei sepolti, come ammoniva Nikos Kazantzakis, forse il maggior scrittore greco moderno, ma troppo flebili perché i viventi possano ascoltarli o darsene pena, presi come sono dai guai della quotidiana sopravvivenza e dai guasti che un’Europa, figlia degenere più che matrigna, ha causato alla sua presunta genitrice.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Paregoritissa, giojello d’Ambracia</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Di questo passato, più o meno recente, qualche perla rimane, seminascosta in qualche dirupo, frammezzo caseggiati e caciara o in bellavista a uno svincolo, su un costone. Come i tanti monasteri aggrumati sui calcari di Meteora che sfidano il tempo e la forza di gravità, stupore d’occhi e balsamo di fede sulla via della Tessaglia. Come l’Agia Theodoras, la chiesola bizantina di Santa Teodora, e la Panagia Paregoritissa, o chiesa della Consolazione, gioiello greco ortodosso che dalla fine del Duecento svetta nella città alta. Più che il massiccio quadratone bizantineggiante, sormontato da cinque cupole, è l’interno che stupisce l’occhio non uso alle bizantinerie. Coi colonnati tronchi a sorreggere i diversi livelli su tre piani e le murature vergate d’affrescature frammiste a tracce di fuochi devastatori che solo il guardo e la mano del Cristo Pantocratore, nel tamburo del cupolone centrale, sembrano tenere assieme e in piedi, in precario equilibrio. La chiesa, eretta sul finire del Duecento dal despota d’Epiro Niceforo primo duca Conmeno e consorte, Anna Cantacuzena, mentre Giotto abbozzava la vita del santo poverello nella cappella degli Scrovegni, si vuole abbia custodito le reliquie della casa di Nazareth, sulla via di Loreto.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il ponte gobbo, limes d’Occidente</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ma il vero simbolo della città, più di questa chiesa che ne è la perla, è il ponte gobbo che attraversa l’Acheronte, antecedente di qualche decennio. A più arcate, alle sue gibbosità è legata una delle più belle storie di questa terra che ama la tragedia più della commedia. Solo il sacrificio della moglie del capomastro permise di tenere in piedi i pilastri che ogni giorno cedevano, vanificando gli sforzi d’uno stuolo d’edificatori. A sedersi sul greto, presso l’arcata centrale, pare ancora che l’acque rimandino l’eco delle maledizioni della sacrificata. Meglio non dar loro credito, e cercare conforto e ristoro nell’ottimo cibo e nel vinello resinato dell’osteria dilà dal ponte, traversando in pochi passi quello che per secoli fu limes tra impero turco e Occidente cristiano. Altro sacrificio femminile, in questa terra che esalta e spregia la donna in egual misura, è sul monte Zalongo. La scalinata che porta alla vetta dove si stagliano i candidi marmi delle sei donne stilizzate che leggenda vuole si gettarono dalla rupe coi loro figli per non soggiacere alle brame del turco invasore non è per tutti, ma il panorama che la ripaga è mozzafiato, se ve ne rimane dopo la salita degli oltre 400 gradini di roccia. Quanto a panorami non è da meno quello che s’offre alla vista dal monte che sovrasta Arta, dove lo sguardo spazia dalla città alle curve che l’Acheronte compie prima di tuffarsi a mare, e sul lato opposto ai contrafforti della catena del Pindaro, già Albania.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Pirro d’Holliwood e i canditi delle monacelle</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il resto che la città e i suoi dintorni offrono è di poco conto, ma non di minor pregio. L’imponente maniero semidiroccato con la vecchia torre dell’orologio – forse il primo a entrare in funzione da queste parti – con l’effige del pascià che lo prese e rimaneggiò all’ingresso, e le macerie d’un ostello ristoro sul cocuzzolo, dirute quanto il maniero. Il tempio d’Apollo ridotto a scarne fondamenta semisommerse tra palazzine. Il modesto museo d’arte contemporanea pittato d’un improbabile rosa confetto, che pure qui fa la sua figura. La biblioteca con l’annesso museo storico, polveroso e dimesso. Il monumento a Pirro nell’omonima piazza, bello come un eroe holliwoodiano e come non fu nella realtà. Poco oltre l’Acheronte il monastero della Panagia Vlacherna, a ricordo del quasi omonimo sito a Costantinopoli, e sulla via opposta l’altro di Kato Panagia, la Madonna bassa per distinguerla dall’altra posta in alto, poco fuori città, con le monacelle che offrono acqua e canditi al limone al viaggiatore di passo, riserbose e gentili, e lo guatano occhiute mentre riprende i suoi passi sui gradoni di roccia dove serpano piante e fiori in libertà. Quella che non si danno fuori dalle mura del convento, soppiantata con l’altra interiore.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>I segue</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Nota: questo racconto trae spunto dal viaggio, al seguito di una delegazione dell’Accademia angelico costantiniana, guidata dal presidente Alessio Ferrari Angelo Comneno, nel giugno dello scorso anno. Esso prende le mosse da un progetto internazionale che coinvolge, oltre la Grecia e l’Italia, in particolare le Marche, Cipro e la Terra santa. Il viaggio rappresenta la prima tappa del percorso della santa casa di Loreto, dove secondo la tradizione mariana la Vergine ricevette l’annunciazione, custodita appunto nell’omonima basilica loretana. Per saperne di più si veda Fernando Frezzotti, La via degli angeli, la traslazione delle pietre della santa casa, Il lavoro editoriale, 2023</em></p>

<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/1-in-volo-sulla-grecia/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/1-in-volo-sulla-Grecia-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="1 In volo sulla Grecia" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/2-nicopoli/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/2-Nicopoli-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="2 Nicopoli" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/3-santa-teodora/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/3-Santa-Teodora-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="3 Santa Teodora" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/4-parigoritissa-esterni/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/4-Parigoritissa-esterni-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="4 Paregoritissa, esterni" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/5-parigoritissa-interni/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/5-Parigoritissa-interni-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="5 Paregoritissa, interni" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/6-parigoritissa-affreschi-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/6-Parigoritissa-affreschi1-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="6 Paregoritissa, affreschi" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/viaggio-nella-madre-grecia/8-arta-ponte-gobbo/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/09/8-Arta-Ponte-gobbo-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail" alt="7 Arta, Ponte gobbo" /></a>
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		<title>Il ritorno del principe</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Mar 2024 09:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inaugurata nel museo di Fara Sabina la sala del carro di Eretum. Dalla Sabina alla Danimarca e ritorno, un viaggio lungo ventisette secoli La storia è vecchia di ventisette secoli. La raccontano Livio e Plutarco e, ovviamente, non può che essere avvolta nella leggenda, o meglio nel mito, che ha i suoi addentellati nella realtà storica. Risale al tempo della conquista sabina del Campidoglio, poco... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-ritorno-del-principe/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Inaugurata nel museo di Fara Sabina la sala del carro di Eretum. Dalla Sabina alla Danimarca e ritorno, un viaggio lungo ventisette secoli</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span id="more-10361"></span>La storia è vecchia di ventisette secoli. La raccontano Livio e Plutarco e, ovviamente, non può che essere avvolta nella leggenda, o meglio nel mito, che ha i suoi addentellati nella realtà storica. Risale al tempo della conquista sabina del Campidoglio, poco dopo la fondazione romulea della Roma quadrata sul Palatino. Mettio Curzio, principe di Eretum e comandante delle schiere sabine guidate dal re di Cures, Tito Tazio, venne a duello col braccio destro latino di Romolo, Ostio Ostilio, nonno del futuro terzo re di Roma, e lo uccise, sotto la rocca capitolina. La scaramuccia che ne seguì costrinse il condottiero sabino allo scampo nella marrana tra i due colli, rimettendoci quasi la pelle. Poi le due fazioni si ricomposero con la coreggenza dei due re, Tito con Romolo, finché questi non decise di sbarazzarsi del rivale, tempo dopo, con una congiura a Lavinio, presso il mausoleo d’Enea. Fine della storia, o meglio del mito.</p>
<p style="font-weight: 400;">La cronaca è vecchia di quarant’anni. Nella campagna romana presso Montelibretti, in località Colle del forno, nel passaggio dell’area al Cnr beninformati tombaroli trafugano dalla necropoli di Eretum i resti di un corredo principesco appartenuto a un nobile sabino del VII secolo avanti Cristo. I materiali finiscono, tramite il mercante d’antichità Giacomo Medici, nel museo Ny Carlsberg di Copenaghen, dove per decenni fanno bella mostra di sé con la dicitura “carro etrusco”. Numerose segnalazioni e sollecitazioni portano i carabinieri del nucleo di tutela patrimoniale a indagare sui fatti e riportano infine alla restituzione dei reperti trafugati in patria, nel 2016. In piena pandemia, nel 2021, il pubblico italiano può ammirare i resti ricomposti ed esposti a Rieti, a cura della fondazione Varrone, con la promessa di restituirli alla terra natìa, in un’adeguata sede.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’attualità è di oggi. Il carro del principe di Eretum è tornato a casa, nella nuova sala espositiva di palazzo Brancaleoni, nel museo archeologico di Fara Sabina, accanto ad altre pietre miliari delle risultanze archeologiche del popolo centroitalico. Due tra tutte il cippo di Cures, con iscrizione arcaica, e il calco in terracotta di un trono – forse dello stesso principe – proveniente dal medesimo. Il lungo viaggio è finito, tra gli altri materiali recuperati, in un degno allestimento realizzato anche grazie ai fondi messi a disposizione dal Polo industriale di Passo Corese. A mo’ di risarcimento, assai parziale, per aver spianato l’antica necropoli di Curi, giacente sotto il magnificente centro logistico e di stoccaggio Amazon, dopo secoli d’oblio. Tutto interrato e cementificato, come riportato dalla trasmissione Report al tempo. Compresa la via sacra percorsa da Numa Pompilio, secondo re sabino di Roma, prima d’essere incoronato re al posto del predecessore, con miglior fortuna.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla cerimonia inaugurale c’erano un po’ tutti: media, archeologi – tra cui Paola Santoro e Francesca Licordari, idealmente a cassetta del carro – e autorità. Soprattutto gente. Tanta, al punto che per la presentazione del ritorno si sono dovute aprire le porte della collegiata di Sant’Antonio, prima di concedere un bel buffet di piazza e poter accedere, a gruppi, nella sala del carro. Nell’altre no, eppoi è giusto così, meglio godersele in pace e con calma, le poche testimonianze d’un popolo che ha dato alla storia di Roma e d’Italia assai più di quanto la memoria e l’archeologia abbiano potuto ricostruire, disvelandone le tracce e il ricordo. I resti del carro principesco, o meglio del cocchio da parata e del calesse cerimoniale – presumibilmente il carro funebre del principe, ricco del bestiario orientalizzante allora in voga – sono tra i pochi resti riemersi da un passato più famoso che conosciuto, per dirla come Manzoni, finalmente tornati a casa. Altri pezzi aspettano di fare ritorno, come l’elmo del principe, ancora sotto teca al museo di Magonza. Per ora, “de ‘na vacca emo reccapezzatu un cornu”, recita un motto della Sabina tiberina. Godiamocelo, è un corno d’oro.</span></p>
<p><em>Sopra: tifone, particolare su una lamina di rivestimento (copertina di Strada facendo, il lungo viaggio del carro di Eretum, a cura di Alessandro Betori e Francesca Licordari, ed. Il formichiere) </em></p>

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<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/il-ritorno-del-principe/fara-carro-di-ereto/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/Fara-carro-di-Ereto-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Carro, allestimento 2024" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/il-ritorno-del-principe/fara-collegiata-e-torre-campanaria/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/Fara-collegiata-e-torre-campanaria-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Fara Sabina, collegiata e torre campanaria" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/il-ritorno-del-principe/fara-palazzo-brancaleoni/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/Fara-palazzo-Brancaleoni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Fara Sabina, ingresso palazzo Brancaleoni" /></a>

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