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	<title>Maurizio Zuccari &#187; visita</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Trump, morituri te salutant</title>
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		<pubDate>Wed, 24 May 2017 17:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ave Cesare, morituri te salutant, salutavano i gladiatori (morituri) l&#8217;imperatore, prima d&#8217;iniziare i giochi nell&#8217;arena. Questa frase tornava in mente, oggi, vedendo sfilare il mortifero corteo presidenziale di Trump a Roma, la città un dì potente, oggi silente e dolente, per dirla come il sommo poeta, blindata e obliterata di zone rosse. Morituri sono i romani, in una città dove ogni giorno di più si respira un&#8217;aria mefitica –... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/trump-morituri-te-salutant/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/05/donald-trump.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9084" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/05/donald-trump-300x225.jpg" alt="donald-trump" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Ave Cesare, morituri te salutant, salutavano i gladiatori (morituri) l&#8217;imperatore, prima d&#8217;iniziare i giochi nell&#8217;arena. Questa frase tornava in mente, oggi, vedendo sfilare il mortifero corteo presidenziale di Trump a Roma, la città un dì potente, oggi silente e dolente, per dirla come il sommo poeta, blindata e obliterata di zone rosse. <span id="more-9082"></span>Morituri sono i romani, in una città dove ogni giorno di più si respira un&#8217;aria mefitica – non solo per i cassonetti straboccanti – da fine impero. E il neoimperatore Usa venuto a nasare le pertinenze dei suoi sudditi, non ha dovuto mettere sotto al naso neppure un fazzoletto intriso di profumi, come i suoi antichi predecessori, fendendo la muta folla. I cassonetti erano stati rimossi, come gli ubriachi e i postulanti – che a differenza dei primi sono tosto tornati al loro posto – per toglierli alla vista del potente di turno.</p>
<p>Mai un corteo presidenziale somigliava a un corteo funebre come quello che ha traversato la capitale in un silenzio surreale, interrotto solo dai clic dei selfisti e dalla prezzolata ressa dei gazzettieri, tenuti pur&#8217;essi ai margini della red zone. Millenaria ignavia, eterno disinteresse, fottuta paura che prima o poi la bomba scoppi pure tra i nostri piedi, con l&#8217;eco della strage di Manchester ancora nelle orecchie? Mettiamo pure una punta di reale distacco del popolo da un presidente che pure si vuole populista, via.</p>
<p>Fatto è che nulla meglio dell&#8217;infinito e tetro corteo d&#8217;auto nere dai vetri oscurati, con gli elicotteri a ronzare sopra, mostrava quanto il potere sia separato e distante da chi ai suoi piedi l&#8217;osserva e aspetta che passi, sulle proprie teste. Morti che salutano un cadavere eccellente. Morituri te salutant, Trump.</p>
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		<title>Obama, la primavera cubana</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 19:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La primavera a Cuba è sbocciata sulle ali dell’Air force one in volo sull’Avana. Sulle vecchie automobili degli anni ‘50, risalenti a prima dell’embargo, ferme sulle strade coi cubani nasi all’insù, per la gioia dei fotografi, a vedere a vedere Barack Obama atterrare. Primo presidente statunitense a farlo, dopo sessant’anni di guerra calda e fredda fra il paese caraibico che osò importare il comunismo in... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/obama-la-primavera-cubana/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/03/000903601-fd908eea-4064-46fc-968e-189ed3f6e929.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8856" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/03/000903601-fd908eea-4064-46fc-968e-189ed3f6e929-300x204.jpg" alt="000903601-fd908eea-4064-46fc-968e-189ed3f6e929" width="300" height="204" /></a></p>
<p>La primavera a Cuba è sbocciata sulle ali dell’Air force one in volo sull’Avana. <span id="more-8854"></span>Sulle vecchie automobili degli anni ‘50, risalenti a prima dell’embargo, ferme sulle strade coi cubani nasi all’insù, per la gioia dei fotografi, a vedere a vedere Barack Obama atterrare. Primo presidente statunitense a farlo, dopo sessant’anni di guerra calda e fredda fra il paese caraibico che osò importare il comunismo in America e la superpotenza che ha fatto di tutto, o quasi, per impedirlo. L’unico presidente Usa a visitare l’isola era stato Calvin Coolidge, a bordo di una corazzata, la Texas, e già questo la diceva lunga sulle ragioni di quella visita.</p>
<p>Era il 1928 e ad accoglierlo non c’erano balli di piazza, magliette e bandiere a stelle &amp; strisce a sventolare sui palazzi, accanto a quella cubana con gli stessi colori e una sola stella, ma corazzieri a cavallo e una sfilza di pagliette chiare, la buona borghesia in affari col potente vicino. Quando Coolidge caracollava in tuba, un po’ impacciato fianco a Machado, dittatore che aveva fatto tabula rasa d’ogni dissidenza sull’isola ma sopravvisse un pugno d’anni a quella visita, Fidel Castro aveva poco più d’un anno e nulla ricorda. Come forse poco ricorderà ora, mummificato nel suo residence dopo essere sopravvissuto a dozzine di attentati dei vari agenti all’Avana, da parte degli Usa tornati amici. Yankee non più home, ma wellcome.</p>
<p>Se il lider maximo è il grande assente all’atterraggio dell’aereo presidenziale, più vistosa ancora è l’assenza del fratello Raul ai piedi della scaletta, sostituito dal ministro degli Esteri cubano. Una sgarberìa che, oltre a scatenare l’ironia di Trump via twitter, e le ire dei candidati repubblicani che contavano sul bacino dei voti dei fuorusciti cubani, i già trombati Rubio e Cruz, la dice lunga sulla distanza tra i due vicini e sui mutati rapporti di forza tra i due paesi. Almeno in apparenza. Più ancora la dice lunga l’Obama saltellante sotto larghi ombrelli neri tra le pozzanghere di plaza Colon, nella pioggia dell’infida primavera cubana, moglie e figlie a fianco, indistinguibili dalle belle figliole del luogo. Un’immagine iconica dello storico evento.</p>
<p>La visita, benedetta dal Vaticano e benvista da chiunque non abbia nostalgie d’antan in patria, nell’isola e nel mondo, oltre ad aperture diplomatiche e strette di mano ai dissidenti non darà molto, a breve. Nessuna tolleranza politica fuori dal consentito, per il regime cubano, anche se l’orologio della storia è suonato e farà cadere il castello castrista a suon di dollari, non più di bombe. Nessuna fine dell’embargo e restituzione di Guantanamo, per ora il congresso manco si sogna di votarle. Così il bel gesto di Obama rischia di restare tale, e i capitali Usa di cui l’isola ha bisogno chiusi nel cassetto delle belle speranze. Eppure la primavera è arrivata, a Cuba, anche se porta pioggia e domani, forse, tempesta.</p>
<p>Perché la grande isola, il partito unico alla guida del paese che seppe portare a dama la prima rivoluzione in quello che già ai primi dell’‘800 un tal James Monroe, quinto presidente Usa, ribattezzò il cortile di casa nella sua dottrina, rischia d’essere stritolato dalle carezze di Obama assai più che dagli schiaffi e dal muso duro dei suoi predecessori. Sulla platea mediatica, un meditabondo Raul mostrava d’avere chiara la minaccia, a fronte d’un sorridente Obama. Un ottuagenario e un cinquantenne, la strana coppia del Caribe. Il castrismo, come pressoché tutte le élite rivoluzionarie, non si è mostrato capace di rinnovarsi, se non per via del fratello oscuro e minore del lider che ha avuto la ventura di stringere la mano al nuovo soft power Usa. Velluto troppo sottile per non mostrare il guanto che cela.</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/03/GettyImages-516866934.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8857" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/03/GettyImages-516866934-300x165.jpg" alt="TOPSHOT-CUBA-US-OBAMA-CASTRO" width="300" height="165" /></a></p>
<p>La rivoluzione cubana, orgogliosissima d’essere sopravvissuta a un aborto d’invasione che ebbe la sua parte nel decidere il destino di John Kennedy, oltre che all’embargo più lungo della storia e al tracollo del grande protettore, l’Urss, per sopravvivere dovrà inocularsi nelle vene sclerotiche dosi massicce del virus che il nemico di ieri spargerà a piene mani, il denaro. La logica del profitto e la voglia di consumo verso i quali i cubani non possiedono alcun antidoto, tranne la storia recente. Ma la storia tutto è fuorché maestra di vita. Non salva dal futuro. E questo nessuno può imbrigliarlo, tantomeno un partito sempre meno capace d’essere padre e padrone. Giorno verrà in cui il socialismo caraibico sarà forse solo un ricordo, con le sue lusinghe e le sue storture, e questo giorno è iniziato ieri. Il nuovo giorno decantato da Obama. Speriamo solo che, se e quando sarà, non sia il sangue a scorrere, ma solo bollicine di cocacola.</p>
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