<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Maurizio Zuccari &#187; voto</title>
	<atom:link href="https://www.mauriziozuccari.net/site/tag/voto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mauriziozuccari.net/site</link>
	<description>Giornalista, scrittore</description>
	<lastBuildDate>Mon, 19 Oct 2026 17:50:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.37</generator>
	<item>
		<title>I fratelli coltelli di Nostra Signora dei Meloni</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/i-fratelli-coltelli-di-nostra-signora-dei-meloni/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/i-fratelli-coltelli-di-nostra-signora-dei-meloni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 13:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belpaese]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziozuccari.net/site/?p=10158</guid>
		<description><![CDATA[  Come un partito di quattro gatti neri è diventato maggioranza nel Belpaese e cosa succederà adesso Andavo riascoltando, sulla via della farsa elettorale, la lunga intro – oltre 10 minuti – di Upon reflection, pietra miliare del jazz dei tardi anni Settanta, di John Surman: Edges of illusion, Margini d’illusione. Titolo appropriato al momento politico, specie la quarta traccia: Beyond a shadow, Oltre un’ombra.... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/i-fratelli-coltelli-di-nostra-signora-dei-meloni/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2022/09/images.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-10159" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2022/09/images.jpg" alt="images" width="192" height="192" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2022/09/100035565-8f415a53-a3a6-4de6-99b8-699a4cb25f2c.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10160" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2022/09/100035565-8f415a53-a3a6-4de6-99b8-699a4cb25f2c-300x169.jpg" alt="100035565-8f415a53-a3a6-4de6-99b8-699a4cb25f2c" width="300" height="169" /></a></p>
<p>Come un partito di quattro gatti neri è diventato maggioranza nel Belpaese e cosa succederà adesso <span id="more-10158"></span>Andavo riascoltando, sulla via della farsa elettorale, la lunga intro – oltre 10 minuti – di Upon reflection, pietra miliare del jazz dei tardi anni Settanta, di John Surman: Edges of illusion, Margini d’illusione. Titolo appropriato al momento politico, specie la quarta traccia: Beyond a shadow, Oltre un’ombra. Attraversiamola, st’ombra.</p>
<p>Le elezioni di fine settembre hanno consegnato un quadro per molti tratti inedito nella lunga e tribolata storia repubblicana. Il Belpaese s’è svegliato compattamente a destra. Una novità mai vista, dai tempi delle oceaniche adunate per la proclamazione dell’impero, sotto al balcone di piazza Venezia. Dopo Forza Italia e i Cinquestelle, il consenso ottenuto dai Fratelli d&#8217;Italia rappresenta il terzo grande fermento di massa contemporaneo, di protesta e per un cambio di passo alla guida del paese. Roma all’alba del lunedì postelettorale pareva una città appesa, sospesa. Apparentemente deserta, a dispetto del dì lavorativo. Com’attendesse l’orda dei nuovi conquistatori liberatori. Quasi che gli uni non si capacitassero d’essere stati mazziati così malamente, gli altri d’aver vinto così clamorosamente. Ma che davero, parevano chiedersi muti a destra e manca, roteando tanto d’occhi? E gente insospetta a rivendicare la paternità dell’idea e del voto, altri a minacciar bagagli, temere sfracelli. Tra tutti, a far gazzarra i gazzettieri, ma è l’arte loro. E già i prezzi dei fez e dell’orbaci schizzavano su Amazon, il paese tutto si grappava ai meloni messi in mostra dalla Meloni. A dar mostra di che pasta è fatta, due bocce così, mica come certe enfantesse prodigio della sedicente sinistra che promettevano visioni orgiastiche eppoi nisba. Ma traversiamo l’ombra.</p>
<p>Diversamente dal solito, stavolta i sondaggi hanno colto in pieno l’esito elettorale. Un partito di quattro gatti neri, fino all’altro ieri d’un qualche rilievo soltanto romano e al più laziale, è divenuta in forza dello sdoganamento elettorale la prima forza del paese, stracciando concorrenti e oppositori. Un partito che si richiama esplicitamente alla destra fascista, e tra le sue file raccoglie nostalgici del Ventennio e neodestri, manco troppo ripuliti nel frattempo, torna al governo rinnegando i tempi che furono ma inneggiandoli, sottosotto. Di contro, una postsinistra già filosovietica eppoi antirussa, maggioritaria nei salotti televisivi e nei residuali circoli culturali dello Stivale, mantiene una salda maggioranza a Capalbio e dintorni. I Pentastellati, pur dimezzati, non sono squagliati in grazia dei fregolismi d’un ex presidente del Consiglio che li ha adottati facendone cosa sua e, orripilano salottieri e capalbisti, in forza dello scambistico reddito di cittadinanza al sud. Ma il loro peso è nullo, consensi congelati come quarti di pollo in frigo. I resti sono stracci, manco buoni a lucidare le scarpe altrui. Anche se l’inguacchio elettorale messo in piedi da Renzi e dal Pd, allora ciccia e pappa, ha permesso a molti di tradurre la trombata elettorale in copiosi seggi parlamentari. Ma torniamo nell’ombra.</p>
<p>Nella vulgata postelettorale la spiegazione di tanta grazia meloniana è che essa, la Melona, sarebbe stata l’unica a non accodarsi alla corte di Draghi, mantenendosi salda all’opposizione. Ergo, va da sé, se il paese tutto l’ha premiata, concedendole una bulgara maggioranza contro la più vasta ammucchiata governativa del dopoguerra, vuol dire che il competentissimo servitore del capitale globale terminale non era poi questo gran salvatore della patria, piuttosto l’affossatore. Lo sdoganarsi definitivo dei nipotini del duce, divenuti schiacciante maggioranza governativa, paventa negli sconfitti il ritorno d’un regime capace di rinverdire fasti e guasti del Ventennio. Alberga, nei cuori di tanti sinceri democratici rivestiti d’antifascismo a festa, il timore d’un regime che possa, per esempio, stroncare ogni velleità protestataria, privarsi d’ogni voce di dissenso e persino di dubbio, rinchiudere così facendo urbi e orbi in casa o mandarli in giro in maschera, e dietro pavento d’un terrore virtuale conculcare ogni libertà reale. Costringere a una guerra suicida nel nome della libertà e del logo del dollaro. Togliere lavoro e speranze, decuplicare le bollette e stracciare i consumi, ridurre un paese già eccellenza industriale al precariato generale. Ridurci, insomma, alla canna del gas, e per fortuna il gas ci è stato tagliato. Una simile dittatura sarebbe una jattura, siamai. L’ex sinistra potrebbe persino ringalluzzirsi tornando in piazza a sventolare le belle bandiere fucsia, affidarsi magari all’esercito dei paria di riserva fatti affluire a josa, per combattere l’arcinemico.</p>
<p>La stessa vulgata vuole che la miracolata dalle urne ora cambi le cose. La si vorrebbe, lei e la sua corte dei miracoli, salvatrice della bistrattata patria, sovrana e di popolo (en passant, l’unica formazione d’una qualche alterità politica, abortita nelle urne ancor prima di nascere). Tranquilli.</p>
<p>Nostra Signora dei Miracoli, o dei Meloni, ha dato da tempo a Washington tutte le raccomandazioni del caso, firmando più d&#8217;una cambiale in bianco. S’è già prostata al ghetto, come d’uopo. Ha promesso a Zelenskij ogni aiuto da parte delle italiche schiere. Neppure serviva il monito della baronessa Ursula a stare attenta, sennò una strizzata ai meloni avrebbe fatto capire a lei, a teste calde e acchiappanuvoli chi comanda, dove tira il vento di Bruxelles. Tranquilli, tutti, Anche la Melona passerà senza colpo ferire, come passa la democrazia ridotta a farsa, reificatasi in un totalitarismo effettuale, funzionale alla lotta a sangue contro l’umanità in generale, non più classi in particolare. Se ceti medi e popolari non capiranno d’essere merce a saldo sul bancone della macelleria sociale e non uniranno i propri sforzi in un progetto politico che possa, quantomeno, ritardare la loro uscita di scena dal mondo a rovescio, e preferiranno baloccarsi con destra e sinistra, buoni e brutti, il loro futuro è segnato, il bagno di sangue presente proseguirà fino alla loro estinzione. Senza Meloni o fratelli coltelli a salvarli. Senza marcescenti sinistri. Upon reflection chiude con Constellation, un richiamo alle stelle. Per ora siamo nelle stalle.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/i-fratelli-coltelli-di-nostra-signora-dei-meloni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sinistra, v(u)oto a perdere</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/sinistra-vuoto-a-perdere/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/sinistra-vuoto-a-perdere/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 11:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belpaese]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9298</guid>
		<description><![CDATA[Mentre i rimasugli del PdR si leccano le ferite, i radicalscìc preparano le valige (solo a chiacchiere, purtroppo) per andarsene da un paese razzista, omofobo e via piagnisteggiando e gli altri a una stagione di lotte &#38; botte a perdere, cerchiamo di capire cos’è successo a sinistra e altrove, e soprattutto cosa accadrà con il voto di domenica. Nell’immediato, niente. I tempi della farsa son... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/sinistra-vuoto-a-perdere/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/03/a7d139bc-f299-4de5-8f79-01a602f6b18a_large.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9299" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/03/a7d139bc-f299-4de5-8f79-01a602f6b18a_large-300x200.jpg" alt="a7d139bc-f299-4de5-8f79-01a602f6b18a_large" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Mentre i rimasugli del PdR si leccano le ferite, i radicalscìc preparano le valige (solo a chiacchiere, purtroppo) per andarsene da un paese razzista, omofobo e via piagnisteggiando e gli altri a una stagione di lotte &amp; botte a perdere, cerchiamo di capire cos’è successo a sinistra e altrove, e soprattutto cosa accadrà con il voto di domenica. <span id="more-9298"></span>Nell’immediato, niente. I tempi della farsa son questi, e prima di Pasqua non si vedrà luce per un governo qualesia. Potete aspettare le vacanze al mare in tutta tranquillità, prima di vedere uno straccio di governo balneare. Che durerà poco, anzi pochissimo. È su questo che conta l’abatino, il rottamatore rottamato, con le sue dimissioni annunciate e rinviate sine die, per dirigere ancora i giochi nel PdR a sua immagine e somiglianza, dove persino il pacato Zanda osa un borbottìo, fino a un tristo governo di salvezza nazionale, Leucemisti inclusi. Con a capo, magari, la tristissima Bonino miracolata dai trastulli di lista, seppur rimasta sotto la quota minima di galleggiamento, da eterna perdente qual è. Astruserie da sinistrati della politica, al pari di quelle contate al Corrierone da Steve Bannon, già consigliori di Trump e in Italia in veste d’osservatore politico, che vede il duce d’Arcore mettersi a capo dei populisti d’Italia per condurli alla moderazione e alla definitiva vittoria. Oh yeah, canterebbe Mingus. Leggetevi Internazionale, organo di propaganda dei radicalsciccosi, e vedrete che la realtà è come sempre più sfrenata della fantasia. Per ora, tre sono le novità di questa puntata della farsa democratica, alias tornata elettorale.</p>
<p>La prima è che gli elettori prima che promuovere gli estremisti razzisti, incompetenti eccetera, insomma i populisti antisistema, o con altra e più brillante ma non meno fuorviante chiave di lettura gli opposti centrismi, hanno bocciato l’ineleggibile Berlusconi e l’incorreggibile Renzi. E con loro l’inciucio che l’attuale cervellotica legge elettorale, partorita da loro al Nazareno, aveva apparecchiato. I numeri per il Gentiloni bis sono venuti meno, il progettato inciucio è fallito, salvo rinascere sotto diverse e opposte forme (vedi sopra). Aspettando che maturino e tempi e fidando nella memoria corta dell’italiota sai mai. Al buon Mattarella il busillis.</p>
<p>La seconda è che la Lega da partito del Nordest, cioè della parte un tempo ricca e produttiva del Belpaese, si è estesa fino al centrosud. Al limitare del regno un dì borbonico, oggi terreno di conquista dei 5S. L’Italia è oggi più che mai spaccata a metà: uno stivale gialloblù con rade macchie rosse (rosate) in quel che resta dei feudi di sinistra e nei possedimenti esteri dove s’è ritirata a svernare Madonna (Sua donna) Boschi. Non è poco per un partito morto e sepolto varie volte, risorto dalle ceneri del Trota e dal traffico di diamanti in bellezza.</p>
<p>La terza la crisi della sinistra, il suo v(u)oto a perdere. Il voto di domenica la consegna a una sconfitta storica, la precipita in un vuoto non colmabile in tempi brevi. Con chiara approssimazione semantica mettiamo a sinistra pur quel che sinistra non è (PdR e Leucemisti) e vediamo perché. La sinistra (diciamo così) di governo o meglio di sistema ha perso la partita a centrocampo, viziata da un difetto d’origine. Nessuno accatta a caro prezzo una brutta copia se ha sotto mano l’originale (il centrismo Diccì prima, il Cavaliere zoppo e la sua accolita liberaleggiante poi). La sua involuzione, di cui le furbate dell’abatino sono la goccia che trabocca dal pitale colmo, la rendono invisa agli stessi ceti medi che non sa né può rappresentare, in via di dissoluzione. Polverizzati dalla crisi prodotta dallo stesso sistema di cui è corifèa, come già la classe operaia di cui era portavoce, abbandonata al suo destino dagli acchiappapoltrone. Perse queste potrà sopravvivere grazie alle briciole che cadranno dal tavolo dove si serviranno piatti non più alla sua portata, senza alterità né progettualità. Impossibilitata e incapace di rinascere dalle sue ceneri.</p>
<p>In volontario fuorigioco, prima ancora che fuori dai giochi, è la sinistra diversamente elitaria che a quella tradizione di lotte operaie si richiama, come al popolo senza capire il popolo qual è e dov’è, chiusa com’è nei suoi circoli. Salvo inveire contro i populisti e tacciare quello stesso popolo d’essere incolto e idiota, stupendosi ché li sputazza per votare altrove. Campioni d&#8217;idealità mai a bagno nell’umiltà, scrivono sui manifesti (che si richiamano al popolo) d’essere maggioranza e voler contare. Vedono lucciole al posto della lanterna del treno che li travolge. Ma il treno di Lenin non passa più, fa la ruzza in stazione. Meglio sognare, continuare a non vedere che la farsa umanitaria è il più grande business per governi globali, mafie locali e briganti di mezzo, come quel noto docente di scienza politica di Carminati ha messo a verbale. Meglio non capire che l&#8217;élite del capitale terminale non distingue né abbisogna di proletari e ceti medi da alienare e sfruttare. Meglio pensare che l’avanguardia della rivoluzione e dei diritti negati sia il movimento lesbogaytranseccetera. Meglio sposare le cause secessioniste altrui spacciandole per progresso. Il paese (la vita) reale è altro, e non si conquista con vane ciance e quattro schiaffi al fascista di comodo. Salvini, col suo becero qualunquismo, l’ha capito e giustamente irride a Frozen 2, la lesbovendetta. E acchiappa pure i voti dei migranti che lo trovano più affidabile degli acchiappafarfalle, di cui diffidano, loro che campano a pane e sale.</p>
<p>La sinistra arciminoritaria, sempre più divisa e invisa, ha fatto il suo tempo come l’altra, qui come altrove, in Europa e nel mondo. Trump e i Cinquestelle, quelli che con dileggio sono detti populisti dai sistemisti e non, sui fogli libertari di regime e dagli antagonisti conformisti, non vincono perché la gente (il popolo) è stupida e cattiva, ma perché ne capiscono e interpretano meglio i bisogni, le aspirazioni. Quanto a esaudirli, è un’altra faccenda. Ma se ne facciano una ragione le anime belle e vacue della sinistra. Non potendo cambiare popolo, cambino paese. Concetti e linguaggio, almeno. Ché quando i 5S vincono proclamandosi oltre la destra e la sinistra colgono nel segno e nelle contraddizioni della modernità. Sono un partito pigliatutto, non di sinistra, e tutto si pigliano. Cosa sapranno fare di tanto raccolto, si vedrà. Temo assai poco.</p>
<p>Buon ultimo, l’esito elettorale spacciato da tsunami dalla grancassa mediatica ma noto da mesi pure a un cronista di mezza tacca come il sottoscritto che l’ha scritto prima che si reificasse. Quali, dunque, le ragioni di tanto teatrino? Solo quelle della farsa democratica in sé? Chissà. Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, che nella tua filosofia, aforeggiava Shakespeare. Uno che scriveva (male) di negri, froci, ebrei senza paura delle parole, non era politicamente corretto e manco populista.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/sinistra-vuoto-a-perdere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Oggi accadrà. Come finirà la farsa elettorale</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/oggi-accadra-come-finira-la-farsa-elettorale/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/oggi-accadra-come-finira-la-farsa-elettorale/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Mar 2018 10:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belpaese]]></category>
		<category><![CDATA[4 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9289</guid>
		<description><![CDATA[Della serie ve l’avevo detto, dimmi come chiudi e ti dirò come va. Cominciamo dai primi della classe, quelli che si dicono buoni ma segnati da tutti tra i cattivi sulla lavagna. I Cinquestelle hanno riempito Piazza del Popolo per reclamare la presa del Palazzaccio, la vittoria della loro rivoluzione di febbraio con l’usuale sicumera di chi è nel giusto, sempre, sola eredità della sinistra... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/oggi-accadra-come-finira-la-farsa-elettorale/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9290" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/03/5S-a-piazza-del-Popolo-.jpg"><img class="size-medium wp-image-9290" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/03/5S-a-piazza-del-Popolo--300x225.jpg" alt="Il comizio finale dei 5S a Piazza del Popolo. Sopra: Totò in Gli onorevoli " width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Comizio finale dei 5S a Piazza del Popolo. Sopra: Totò in Gli onorevoli</p></div>
<p>Della serie ve l’avevo detto, dimmi come chiudi e ti dirò come va. Cominciamo dai primi della classe, quelli che si dicono buoni ma segnati da tutti tra i cattivi sulla lavagna. <span id="more-9289"></span>I Cinquestelle hanno riempito Piazza del Popolo per reclamare la presa del Palazzaccio, la vittoria della loro rivoluzione di febbraio con l’usuale sicumera di chi è nel giusto, sempre, sola eredità della sinistra doc. Mai vista una manifestazione di piazza con l’entrata – così c’era scritto sui cartelli in piazza, entrata come alle fiere, ai saldi della politica – protetta da un cordone di sicurezza, col popolo pentastellato a zigozagare a serpentina nel traffico romano, inclemente più del tempo.</p>
<p>Poche spanne più in là dei Cinquestelle, vincitori reali a dispetto di tutto e di tutti, i vincitori immorali. I bandieroni con le tartarughe corazzate di Casa Pound sventolavano davanti al Pantheon per la gioja di adepti e turisti, a far numero. Con essi e i quattro stracci neri di Fiore il veterofascismo s’è compiutamente sdoganato. Con piena soddisfazione del sistema e dei media che l’hanno allumato a dovere, e buona pace di chi s’è incaponito a scornarsi con loro o negarsi al circo mediatico. Nel centrodestra, dopo la manifestazione congiunta hanno chiuso ognuno per suo conto. Ognun per sé e Tajani per tutti, Salvini permettendo. Il giovin monarchico già corifèo del Cavaliere, trombato da Veltroni alle comunali capitoline. Il nulla per tutte le stagioni ripescato in quel di Strasburgo dal duce d’Arcore, immarcescibile ma non eleggibile.</p>
<p>Quegli altri neppure hanno il coraggio di mostrarsi in piazza. Si son ritirati al chiuso d’un teatrino, come Renzi col suo partito personale, il PdR, nella ridotta fiorentina. O i transfughi da quel corpaccino immoto, ridotto alla soglia del 20%, espianti dal paese reale come il male da cui hanno preso il nome, Leu. Diminutivo della Leucemia che ha colto la sinistra di potere. Quel male incurabile frutto di personalismi e demenza, giovanile e senile, che fa vedere la lucciola al posto della lanterna del treno della storia che la travolge. Come il Pci, che tra i rari pregi aveva il chiodo fisso dell’unità, abbia subito una tale mutazione genetica da divenire PdR, Partito di Renzi, cioè partito personale di un ex premier che l’ha portato al dissesto dopo averlo trasformato in neodiccì, e di quattro stracci residuali senza peso né senno, è materia che nessuno scienziato della politica ha capito e narrato. Forse solo complottisti e dietrologi sanno spiegare.</p>
<p>Nel carrozzone dei sinistri già al governo, al chiusissimo dei loro strapuntini hanno chiuso le listarelle delle animelle morte, le donnine scese in campo per grazia ricevuta dall’ex premier. L’ex ministra dell&#8217;insanità di cui porta male pure dire il nome, Nostra signora dei vaccini, e la Bonino che Wikipedia definisce “una delle figure più importanti del radicalismo liberale”. La più trombata dagli italiani ma tanto amata dai salottini buoni radicalchic, come dai poteri forti e dal carrozzone mediatico. Pervicacemente attaccata a una poltrona qualesia (ricordate quando venne eletta alla Camera tra le file della Lega, in forza a Forza Italia? Era la XII legislatura, mica secoli fa). Che l’abatino pieddino spotteggi in bicicletta e Salvini si dia al grattavoto col Vincisalvini è mero colore, nel teatrino della politica. E dopo aver fatto il giro di piazza, veniamo ai numeri.</p>
<p>Salvo sorprese oggi vedremo i 5S al primo posto col 30% dei voti, un buon terzo dell’elettorato votante. Segue il PdR, già miracolato se toccherà il 20%. Qualche punto sotto i nostalgici del Cavaliere, seguiti da presso (superati, quasi) dai redivivi leghisti. Fratellastri d’Italia se la sfanga di poco oltre il 5%. Per gli altri sono briciole, senza resti e vuoti a perdere. Non c’è trippa per gatti e per nessuno (tantomeno idee e anime men che morte), come recita Pirozzi nel suo spot elettorale per la regione Lazio. L’ex sindaco d’Amatrice che a tutti s’è dato, con sano spirito democratico, e nessuno ha pigliato, come la Sora Camilla della canzone. Se madamina il catalogo è questo, per dirla come Leporello servitore di Don Giovanni, è d’uopo che il faccino pulito di Di Maio – Dio ci salvi dagli incompetenti e ancor più dai competenti che hanno ridotto il paese allo stato larvale in cui si trova – salga al Colle per vedersi accollare la prima mano dall’algido Mattarella. Salvo colpi di scena e monco d’appoggi, dovrà passarla al partito della coalizione dominante, al Centrodestra.</p>
<p>Ma neppure questo avrà i numeri necessari, per non dire facce spendibili e men che abusate. Ergo la soluzione è in cantiere da mesi. Un bel Gentiloni bis che metta d’accordo tutti, destri &amp; sinistri, grandi e piccini. Altre soluzioni sono possibili, tipo governo tecnico del Draghi uber alles, ma il Groko all’italiana – chiamatelo inciucio, pateracchio, governissimo per amor di patria, come volete – è servito. Dopo averla apparecchiata, si potrà gustare la farsa elettorale, o meglio democratica. Che nulla ha da invidiare a quella umanitaria e all’altra calcistica, la più seguita dal pubblico italiota. Le tre farse del Belpaese contemporaneo. Alla prossima il menù. Intanto godetevi questi, stasera è il meglio che abbiamo avrebbe detto De André.</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/03/Traffico-illecito.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9292" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/03/Traffico-illecito-300x169.jpg" alt="traffico-illecito" width="300" height="169" /></a></p>
<p>ps. Tutto come previsto, o quasi, con la Lega un po&#8217; sopra le aspettative. Sarà l&#8217;asse dei populisti, come auspica Steve Bannon, già consigliori di Trump, col duce d&#8217;Arcore ad assemblare i pezzi, o l&#8217;ora del Gentiloni mannaro, nonostante il tracollo del PdR e dei leucemisti? E Renzi, dopo aver fatto tabula rasa di quel ch&#8217;era il Pci, si farà da parte per lasciare il nulla ai suoi eredi? Non perdete la prossima puntata della farsa.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/oggi-accadra-come-finira-la-farsa-elettorale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Macron, il futuro è adesso</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/macron-il-futuro-e-adesso/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/macron-il-futuro-e-adesso/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 May 2017 15:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Qui mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Attali]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Macron]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></category>
		<category><![CDATA[presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9054</guid>
		<description><![CDATA[Attorno al neopresidente, creatura dei poteri veri e di Attali, s’è cristallizzato il partito unico dell’Europa post nazionale e della mondializzazione felice. Ma per i ceti deboli (già medi) si prepara la mattanza, in attesa del voto di giugno Quando, nel giugno di tre anni fa, con meno barba bianca e un bel camiciotto alla coreana Jacques Attali l’ha presentato al circolo Bilderberg a Copenaghen, il... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/macron-il-futuro-e-adesso/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/05/Macron.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9055" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/05/Macron-300x179.jpg" alt="macron" width="300" height="179" /></a></p>
<p>Attorno al neopresidente, creatura dei poteri veri e di Attali, s’è cristallizzato il partito unico dell’Europa post nazionale e della mondializzazione felice. Ma per i ceti deboli (già medi) si prepara la mattanza, in attesa del voto di giugno<span id="more-9054"></span> Quando, nel giugno di tre anni fa, con meno barba bianca e un bel camiciotto alla coreana Jacques Attali l’ha presentato al circolo Bilderberg a Copenaghen, il suo giovane protetto aveva un incongruo sciarpone al collo e la faccia compunta di chi ha appena messo piede nel salotto buono dei poteri forti e non sa se si è pulito bene le scarpe o dove posare la sciarpa. Oggi che Emmanuel Macron è salito all’Eliseo ad appendere sciarpa e cappello, stessa faccia stupita e l’espressione un po’ farlocca del palco di Copenaghen, gli amici del circolo e il maître à penser Attali sanno di aver avuto fiuto nell’imbroccare l’uomo giusto per la Francia, e lui d’aver fatto Bingo, se non scivolerà dallo scalone.</p>
<p>D’Attali s’è detto molto, non tutto. Figlio d’un pied noir ebreo emigrato dall’Algeria per tempo, a metà degli anni ‘50, non fa solo fortuna al punto da divenire uno stimato banchiere, buon amico dei Rothschild, gran consigliori degli ultimi tre presidenti di Francia – e ovviamente del quarto – ma è anche un fine pensatore. Autore d’una cinquantina di saggi che spaziano dal cannibalismo alla medicina alternativa, e futurologo. S’era nel 2007 quando vaticinò in Breve storia del futuro la grande crisi nella quale agonizza l’Occidente e le sue certezze. Facile, direte.</p>
<p>Andatevi a (ri)leggere le sue previsioni (riedite oggi da Fazi) e cercate di non angosciarvi troppo nel sapere quale futuro aspetta, noi e i nostri figli, da qui alla metà del secolo. Un incubo d’iperconflitti e schiavitù che a paragone i guasti dell’oggi sono robetta. Ma, a dispetto delle sue fosche previsioni, Attali è un ottimista: se il mondo non sarà spazzato via prima da un conflitto nucleare, intorno al 2060 – anno più, anno meno – sorgerà un’iperdemocrazia globale in grado di fare a meno del mercato e di ciò che oggi siamo e conosciamo. Beato chi avrà un occhio, direte. Intanto, preparatevi a passare dal tracollo dell’impero americano al nomadismo esistenziale, tra pochi lustri, se volete sopravvivere.</p>
<p>Il seguente passaggio, tratto dalla prefazione, dà un’idea di ciò che ci aspetta.</p>
<p>“Tutto questo non potrà certo accadere senza terribili scosse: ben prima della scomparsa dell’impero americano, ben prima che il clima diventi quasi insopportabile, ben prima che il mercato abbia la meglio sulle nazioni, alcune popolazioni si disputeranno dei territori, avranno luogo innumerevoli guerre, e nazioni, pirati, mercenari, mafie, movimenti religiosi si doteranno di armi antiche e nuove, di strumenti di sorveglianza, di dissuasione e di impatto, utilizzando le risorse del bricolage, dell’elettronica, della genetica e delle nanotecnologie. Inoltre, l’avvento dell’iperimpero porterà ciascuno a diventare il rivale di tutti. Ci si batterà per il petrolio, per l’acqua, per conservare un territorio, per lasciarlo, per imporre una fede, per combatterne un’altra, per distruggere l’Occidente, per far prevalere i suoi valori. Prenderanno il potere dittature militari, confondendo eserciti e polizie&#8230; A meno che altri conflitti assurdi tra potenze nucleari non se ne siano fatti carico prima, scoppierà forse una guerra più micidiale delle altre, un iperconflitto che cristallizzerà tutti gli altri, annientando l’umanità”.</p>
<p>Insomma, il 73enne Attali è uno che di futuro ci capisce. Per questo ha sponsorizzato Macron. Perché guarda al domani e va nella direzione auspicata. «Lui pensa che la Francia possa essere meglio domani, la Le Pen che era meglio ieri. Vuole modernizzazione il paese – assicura – e il suo essere bipartisan potrebbe aiutare a creare il consenso necessario. È l’unico che può tentare l’impresa senza paralizzare il paese con le proteste». Inutile dire che si tratta di un futuro dove per la maggioranza dei francesi non ci sarà spazio per garanzie e certezze, dignità e lavoro. Insomma, Macron è l’uomo giusto perché la Francia non resti prigioniera della sua storia e i suoi cittadini, come ogni europeo, siano ridotti al rango di migranti esistenziali, precari organici.</p>
<p>Attorno a lui s’è cristallizzato il partito unico dell’Europa post nazionale e della mondializzazione felice per tutti, ma non per i ceti deboli (già medi) verso cui si prepara la mattanza. Del resto, esplicitava Attali da banchiere, non è mica per la plebaglia europea che è stato pensato l’euro. Di questo radioso futuro a base di deflazione salariale e asse franco-tedesco Macron, già ministro dell’Economia col tracollato Hollande, è e sarà il fedele interprete. Lui, sulla carta e nei seggi, è il solo in grado di far marciare assieme le elite favorite dalla storia e i miserabili delle banlieues. I disoccupati inoccupabili nel nuovo disordine mondiale che s’apparecchia, utili per ora a gettare il proprio voto all’ammasso del pensiero unico e totale, in attesa dell’iperdemocrazia globale.</p>
<p>Intanto Macron è, sui grandi media progressisti subito zerbinatigli sotto, l’uomo della provvidenza – della ragione, sottolinea Attali – che non solo frena l’onda destrorsa e populista in nome del progresso, ma ha saputo vincere coniugando rivoluzione e rassicurazione. Nel bel giovanotto si riconosce il perfetto candidato sintetico al silicone, l’homus novus destinato a navigare nei meandri della post democrazia come altri dei nostri paraggi, dopo che i vecchi attrezzi della politica neoliberista o pseudosocialista hanno fallito e sono stati gettati a mare dalle masse. Con lui i francesi hanno dovuto scegliere tra peste e colera, per dirla come Jean Luc Mélenchon, le sue amicizie coi poteri forti sono solo dicerie da untori complottisti, e tanto peggio agli untori che sopravviveranno.</p>
<p>Il dado – l’hazard – è tratto, disse quel tale passando dal Rubicone, e nessuno poteva pensare e sperare in un esito diverso. Tra un mese, alle elezioni per l’Assemblea nazionale, si vedrà quanti seggi saranno “en marche”, si porterà a casa il partito del neopresidente. Se Marine Le Pen avrà quei quattro spicci di deputati che i sondaggi le danno, come i socialisti e peggio i postcomunisti, nonostante l’aver sfiorato il 20% alle presidenziali, o se i trombati di oggi, repubblicani in testa, avranno la loro rivincita. «Una volta eletto non credo che i francesi gli negheranno la maggioranza», preconizza Attali che intanto ha messo un’immagine del tripudiante Macron sulla home del suo sito. Il futuro è già cominciato.</p>
<p>p. s. E mentre inizia la fuga dei perdenti sul carro del vincitore, non poteva mancare l&#8217;appello a Macron degli intellettuali, tra cui Wenders, Juppé e l&#8217;immancabile prezzemolato Saviano, campione dell&#8217;unicamente corretto, perché rifondi senza indugio il vecchio continente. Addirittura. Presto, presto, il futuro passa in fretta.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/macron-il-futuro-e-adesso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tanto pe&#8217; vota&#039;: la carica dei 100.1</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/tanto-pe-vota-la-carica-dei-100-1/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/tanto-pe-vota-la-carica-dei-100-1/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Jun 2016 08:23:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belpaese]]></category>
		<category><![CDATA[5 giugno]]></category>
		<category><![CDATA[amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[Bertolino]]></category>
		<category><![CDATA[De Magistris]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giachetti]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Raggi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=8930</guid>
		<description><![CDATA[Non c’è stato solo il pasticciaccio brutto di Roma per i sinistrati di Fassina e quello nero di Milano per gli ambidestri della Meloni. E verrebbe da dire che destra e sinistra pari sono, almeno a pasticci di lista. Salvo poi vedere che pure i neodiccì alfaniani o i Fuxia people di Maria Teresa Baldini, l’antirom per eccellenza col suo sgargiante colore che “piace tanto... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/tanto-pe-vota-la-carica-dei-100-1/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/117663_473652_IMG_9807_8640856_medium.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8936" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/06/117663_473652_IMG_9807_8640856_medium-300x225.jpg" alt="117663_473652_IMG_9807_8640856_medium" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Non c’è stato solo il pasticciaccio brutto di Roma per i sinistrati di Fassina e quello nero di Milano per gli ambidestri della Meloni. E verrebbe da dire che destra e sinistra pari sono, almeno a pasticci di lista. <span id="more-8930"></span>Salvo poi vedere che pure i neodiccì alfaniani o i Fuxia people di Maria Teresa Baldini, l’antirom per eccellenza col suo sgargiante colore che “piace tanto alle donne eppoi non c’ha pensato nessuno”, hanno pasticciato in quel di Cosenza e Milano, e su tutti pendeva la daga del Tar. Impicci a parte, i candidati alle amministrative di oggi nei 1.300 comuni al voto, nelle liste civetta o ufficiali, su su fino ai possibili consiglieri e ai probabili sindaci, sono un campionario d’orrori o uno spasso, a seconda dei punti di vista. Comunque uno specchio fedele del Belpaese e dei suoi retrogusti, alla ribalta politica e mediatica per un tempo che per alcuni può durare più d’una legislatura, per molti è l’attimo fuggente da cogliere al volo. Una carica dei 1.001 dove ce n’è per tutte le tasche e ogni gusto. A Napoli c’è l’accoppiata di galantuomini che distribuiva soldini ai seggi, in lizza al comune partenopeo per il candidato renziano, con scorno di Bassolino. Nella multiculturale ex capitale borbonica non poteva mancare la candidatura transessuale con Daniel Lourdes Falanga, responsabile delle politiche per Arcigay, arcidevota alla Madonna. Ma non è l’unica: strizza l’occhio al mondo lgtb con la star trans Rosa Rubino anche De Magistris, che ci riprova invitando elegantemente il premier a cacarsi sotto a ogni comizio. Candidature trans &amp; gay frienfly anche per Milano, decisamente avanti, dove si presenta Veronica Comeni, detta Alessandro, campione(ssa) d’intersessualità. Ma se siete per le quote rosa e più tradizionalisti, sotto la Madonnina potete affidarvi a Daria Colombo, consorte di Roberto Vecchioni, o alla signora Moratti, Milly. A Daria Pesce, legale di Abu Omar come di Nicole Minetti, o alla meno nota Sumaya Adbel Qader che sogna per sé un futuro da Khan e per Milano una moschea. Assai più machista Torino, dove nel record dei papabili sindaci, ben 18, tra i fiancheggiatori forzaitalioti c’è pure l’ultatifoso granata Lorenzo Vetrano, con otto anni di Daspo per essersi menato con gli ultrà romanisti. Roma finis mundi, infine, vede un duello in famiglia tra le nipotine del duce. Alessandra Mussolini corre come capintesta per Forza Italia a sostegno del redivivo Marchini, mentre la sorellastra Rachele sta con la Meloni. Una lotta tra bionde, graziate dal Tar che ha evitato bastonature sulle liste.</p>
<p>Ma parliamo di cose diversamente serie. Tanto pe’ vota’, come cantavano Bertolino &amp; Bottura sul palco di Repidee – ammazza che idee – al Maxxi di Roma per scacciare i fantasmi dell’astensionismo, piuttosto corporei, reificando quelli altrettanto corposi del voto disgiunto. Nelle cinque grandi città al voto – oltre la capitale Milano, Torino, Bologna e Napoli – nessun candidato sembra in grado di passare al primo turno, ma il Pd rischia di farcela in tutte, al ballottaggio. Salvo la quasi certezza di perdere a Napoli contro il sindaco uscente e l’incognita Raggi a Roma. Se la Sora Virginia non dovesse spuntarla a prima botta, cosa pressoché impossibile, e Giachetti dovesse battere sul filo di lana la Meloni impregnata &amp; cazzuta per il ballottaggio, cosa più che probabile, il Pd passerebbe all’incasso pure nella capitale, nonostante gli sfracelli fatti con Buzzi &amp; compari e la cacciata di Marino. Altrimenti vedremo una pentastellata salire in Campidoglio, e che il dio degli atei e degli onesti ce la mandi buona. Ma la partita vera – ben lo sa il premier che s’è acconciato a spendersi in prima persona per il suo radicalchic capitolino di fiducia – sarà al referendum d’autunno. Con Renzi presumibilmente costretto a fare le valigie da palazzo Chigi e non uno straccio d’alternativa che sia meno peggio in un fosco orizzonte di guerra e tregenda sociale. Ma stiamo lieti, cantava il magnifico Lorenzo, del doman non v’è certezza e l’oggi chiama al voto. Tanto pe’ vota’: daje Bertoli’, attacca.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/tanto-pe-vota-la-carica-dei-100-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Siria al voto, la pace al palo</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/la-siria-al-voto-la-pace-al-palo/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/la-siria-al-voto-la-pace-al-palo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 13:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=8905</guid>
		<description><![CDATA[La Siria è andata al voto per la seconda volta dall’inizio della guerra civile, ma non se ne parla. Quasi cinque milioni di persone hanno votato, sui quasi nove di aventi diritto, in 10 delle 14 province del paese in guerra da cinque anni, eppure la notizia è passata sotto silenzio. Sarà perché il partito unico del presidente Bashar Assad ha stravinto, conquistando 200 seggi... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/la-siria-al-voto-la-pace-al-palo/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/05/122727025-550a2146-639e-4601-85f9-c2bbbf64b2ca.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8906" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/05/122727025-550a2146-639e-4601-85f9-c2bbbf64b2ca-300x123.jpg" alt="122727025-550a2146-639e-4601-85f9-c2bbbf64b2ca" width="300" height="123" /></a></p>
<p>La Siria è andata al voto per la seconda volta dall’inizio della guerra civile, ma non se ne parla. Quasi cinque milioni di persone hanno votato, sui quasi nove di aventi diritto, in 10 delle 14 province del paese in guerra da cinque anni, eppure la notizia è passata sotto silenzio. <span id="more-8905"></span>Sarà perché il partito unico del presidente Bashar Assad ha stravinto, conquistando 200 seggi su 250, ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la democrazia. Quella veicolata sulle ali dei bombardieri o manipolata nelle piazze da Gene Sharp, teorico della primavera araba mai sbocciata a Damasco. Perciò l’Onu fa spallucce, non riconoscendo il voto di metà aprile che ha riconsegnato al partito Baath la maggioranza assoluta del parlamento, riconfermando il presidente siriano sul suo scranno. Una vergogna organizzata da un regime oppressivo, strilla il ministro degli Esteri francese. Una passerella, mica la guerra senza quartiere al califfato promessa dalla Francia, con esiti più risibili dei bombardamenti Usa. Che, mentre i colloqui di pace a Ginevra sono interrotti e la tregua è una burla, non hanno perso tempo ad armare i ribelli di Aleppo – via turchi e sauditi – coi nuovi missili antiaerei portatili che hanno buttato giù qualche aereo russo, e armi proibite usate contro i curdi a nord, compresi proietti a iprite.</p>
<p>Dopo la riconquista di Palmira e la fine dell’assedio di Aleppo, la Milano siriana, polo industriale saccheggiato dalle forze speciali di Erdogan, pareva questione di giorni. In poche settimane l’esercito di Assad avrebbe potuto occupare Raqqa, spazzando via miliziani e capetti del califfato sotto botta e in fuga, e di questo in Siria si sarebbero perse le tracce, entro l’estate. Russi e iraniani hanno addirittura proposto ad americani e francesi di dare assieme la spallata finale sulla capitale dell’Isis, così da fare fifty-fifty e non rimetterci la faccia. E invece La capitale del califfato che con le sue bombe mette a ferro e fuoco ben oltre le sabbie siriane, il cuore dell’Europa, continua a essere il baubau dell’Occidente e gli estremisti islamici sono alla controffensiva a due passi da Latakia, mentre Aleppo resta sotto le bombe delle opposte fazioni, la pace è al palo e la tregua è una farsa. Singolare strabismo quella della Casa Bianca, per non dire dell’Onu. Che misconosce l’esito di elezioni più o meno libere in una guerra armata, neanche troppo sotto banco, dagli alleati sedicenti nemici del terrorismo ma suoi sponsor. A dare la linea è intervenuto Netanyahu, deus ex machina del conflitto sirico, in un consiglio dei ministri tenuto nel Golan. Di là dal confine non cambierà nulla rispetto alla situazione attuale, una Siria spezzatino, come già l’Iraq, l’Afghanistan e la Libia, a patto che si riconosca la sovranità israeliana sulle alture siriane occupate dal ‘67. Come dire, pari e patta signori, la guerra continui.</p>
<p>Un vecchio, intramontato adagio recita: dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io. Deve aver pensato questo Assad, ascoltando il premier israeliano mentre riarrotolava sul tavolo i piani dei suoi generali per il rush finale contro lo stato islamico, alla notizia che la Nato si prepara a intervenire sul campo per dare la spallata finale all’Isis in Siria. In pochi mesi è accaduto l’impensabile, nel crocevia della guerra infinita in Medio Oriente. A settembre, appena pochi mesi fa, prima dell’intervento russo il presidente siriano era alle corde, dopo cinque anni di guerra civile seguita a una mancata primavera araba. Poi i russi hanno iniziato a fare la guerra davvero ai tagliagole del califfato e di Al Nusra, sparecchiando i traffici turchi e sauditi con l’Isis.</p>
<p>Sulle macerie di Palmira appena riconquista, e con Aleppo prossima a una liberazione che tarda a venire, nuovi scenari si aprono sul fronte siriano e i burattinai della guerra si vedono costretti a correre ai ripari. Palmira è libera, grazie alle milizie hezbollah e iraniane che l’hanno riconquistata per conto di Assad, con l’ausilio dei reparti speciali russi, gli spetsnaz. Sulle ali dell’entusiasmo, le forze del ricompattato esercito siriano studiano l’offensiva finale contro Deir Ezzor e Raqqa. Di contro, l’invincibile armata del novello Saladino è sulla difensiva, in rotta mentre i suoi mercenari coi tatuaggi della Us Navy e la stella di David in bella vista si squagliano e tutti, dalla Cia all’Ondus – l’osservatorio per i diritti umani in Siria portavoce dei ribelli antigovernativi, sul libro paga dei servizi di Londra – sottolineano come l’Isis sia alle corde e occorra fare presto per dargli la spallata finale. Prima che non ci sia più niente da buttare giù e la creatura mediatica che terrorizza il mondo, partorita fuori dalle madrasse, si squagli come neve al sole. Già a metà febbraio, a Bruxelles gli stati maggiori Nato discettavano su come mettere congiuntamente &amp; finalmente piede in Siria. Poi a Bruxelles sono scoppiate le bombe, e l’evento catalizzatore ha spinto persino il Belgio a mettere a disposizione i suoi sei bombardieri per l’Alleanza che dovrà schiacciare una buona volta la testa al serpente che morde l’Occidente. Il Pentagono tuona: l’Isis ha perso il 40% dei territori, si faccia presto. Bassad trema. Dagli amici dei suoi nemici lo guardi Dio, quale esso sia e quale sia l’esito delle urne.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/la-siria-al-voto-la-pace-al-palo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
