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	<title>Maurizio Zuccari &#187; World economic forum</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>La neve di Davos</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 07:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Concluso in Svizzera il Forum economico mondiale: parola d&#8217;ordine, ritorno alla normalità Com’era bella Davos sotto la neve. Com’erano belle le piste da sci innevate inzeppate di griffati – mica come da noi, dove di neve non ce n’è manco per farci correre uno slittino. Com’erano belli gli alberghi scintillanti, il viavai d’escort affluite da tutta la Svizzera e da mezza Europa nei microdosing party,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/la-neve-di-davos/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/01/073235539-c7266c8b-a68d-4056-afcf-fbe553f383ae.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10333" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/01/073235539-c7266c8b-a68d-4056-afcf-fbe553f383ae-300x180.jpg" alt="073235539-c7266c8b-a68d-4056-afcf-fbe553f383ae" width="300" height="180" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Concluso in Svizzera il Forum economico mondiale: parola d&#8217;ordine, ritorno alla normalità<span id="more-10332"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Com’era bella Davos sotto la neve. Com’erano belle le piste da sci innevate inzeppate di griffati – mica come da noi, dove di neve non ce n’è manco per farci correre uno slittino. Com’erano belli gli alberghi scintillanti, il viavai d’escort affluite da tutta la Svizzera e da mezza Europa nei microdosing party, con gli autisti delle limousine ad attendere in strada senza manco il conforto d’un cognacchino o un tiro di coca. Com’erano belli i cecchini sui tetti a battere i denti, parte dei 5mila agenti mobilitati alla bisogna. Com’è bella la vecchia Europa che suona la grancassa al mondo che conta e apre le porte al nuovo che avanza. Anche il bello, però, trova la sua fine.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il 53° Wef – il primo tornato alla normalità dopo il biennio pandemico – s’è chiuso e sull’Alpe nei Grigioni svizzeri è tornato il grigiore. Ma l’annuale Forum economico mondiale non s’è chiuso senza che le parole d’ordine del nuovo ordine e del pensiero unico dominante non siano trasmesse al volgo. Gli esegeti possono cuccarsele nell’apposito sito <a href="http://www.weforum.org/" target="_blank">www.weforum.org</a>, ai più bastino le dichiarazioni della presidente della Bce, Christine Lagarde, intervenuta a chiusura della cinque giorni del forum, il 19 gennaio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Già il titolo dell’edizione 2024 era tutto un programma: “rebuilding trust”, ridare fiducia. Restituire fiducia ai mercati, all’Europa e al mondo scosso dalle guerre. Gli eroi della ricostruzione, i paladini della fiducia erano lì, in prima fila, a farsi applaudire tra i tirati sorrisi di Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Wef. Zelensky in grisaglia grigioverde, per la comparsata di rito in tanto parterre. Come pure il presidente israeliano Isaac Herzog, venuto a pietire la causa d’Israele, che qualche anima bella ha avuto il cattivo gusto d’incriminare per crimini contro l’umanità davanti al jet set internazionale. Ma lasciamo la parola a madame Lagarde.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un mercato del lavoro fluido, una contrazione dei risparmi eccessivi, dunque da riportare alla normalità: ecco le parole d’ordine. Il nuovo anno dovrà vedere, dice madame, «l’inizio del periodo di normalizzazione dell’economia, che però andrà verso qualcosa che non è la normalità». Testuale. Tutti avvisati, alla faccia dei complotti. Su cosa fare perché il mercato unico sia davvero unito s’aspetta il report del nostro Gianni Letta, chiosa Lagarde, ed è una garanzia.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riguardo alla minaccia Trump, l’Ue è preparata a ogni scenario e la miglior difesa è l’attacco. Parole che lasciano ben sperare. Quanto al resto, all’emergenza climatica e all’emergere dell’intelligenza artificiale come nuova panacea mondiale, non si possono avere dubbi, ogni titubanza è crimine. La Melona nazionale è avvisata, menomale che ad ascoltare il verbo europeista e globalista c’era il fido ministro dell’economia Giorgetti, l’onore italico è salvo. Il paese affili le armi, l’ora delle decisioni non più revocabili è tornata a battere sui cieli della patria. Com’era bianca la neve di Davos.</span></p>
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		<title>Il comunismo, modello Ida</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 17:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache dal grande reset]]></category>
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		<description><![CDATA[Ida Auken è una bionda parlamentare danese, piuttosto piacente, già ministra dello sviluppo (ecologico &#38; sostenibile, va da sé), da anni consulente del World economic forum. Tra le prescelte giovani (ancorché alla soglia dei cinquant’anni) leader globali, più matura e smagata ma non meno entusiasta e politicamente correttissima delle varie Grete, Carole eccetera. Una di quelle figurine alle quali i padroni del discorso e del... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-comunismo-modello-ida/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ida Auken è una bionda parlamentare danese, piuttosto piacente, già ministra dello sviluppo (ecologico &amp; sostenibile, va da sé), da anni consulente del World economic forum. Tra le prescelte giovani (ancorché alla soglia dei cinquant’anni) leader globali, più matura e smagata ma non meno entusiasta e politicamente correttissima delle varie Grete, Carole eccetera. Una di quelle figurine alle quali i padroni del discorso e del vapore mettono in mano l’agenda del futuro, i nostri giorni.</p>
<p>Era l’ormai lontano 2016 quando la bella Ida si è lasciata andare a una previsione che pareva azzardata, se non si dovesse fare i conti col senno del poi: il 2030, scriveva, sarà l’anno del comunismo in terra. Tutto, scriveva in un bell’articolo sulla cosiddetta quarta rivoluzione industriale che potete ancora leggere sulla piattaforma del Wef (<a href="https://www.weforum.org/agenda/2016/11/how-life-could-change-2030/" target="_blank">https://www.weforum.org/agenda/2016/11/how-life-could-change-2030/</a>), ma proprio tutto, sarà socializzato: dalle case al tostapane, dal cibo ai mobili, ai vestiti, sarà a disposizione di tutti, gratuitamente e bellamente. Non parliamo d’automobili, per carità, quest’orrido residuato da carbon fossile: al massimo potremo noleggiare bici e monopattini elettrici a gogò. Non ci sarà bisogno di lavorare, né tantomeno d’abitare in una casa di proprietà, che dovremo anzi lasciare ai migranti di passo, e via girovagando. Non ci sarà bisogno manco di cucinare: tutto sarà portato a casa da un esercito di servizievoli robot. E non state lì a discutere la qualità del cibo, non pretenderete certo qualcosa che non sia artificiale. Eppoi un algoritmo sceglierà per voi, senza fatica. Questo paradiso in terra, va da sé, non sarà scevro da rischi: qualche problemino di privacy, qualcun altro di sanità fisica e mentale, ma tutto sommato il felice futuro è alle porte, all’insegna del “non avrò nulla e sarò felice”. Testuale. Ovviamente, una predizione che non si attaglia all’un per cento di quei padroni che hanno messo in bocca il futuro alla bella Ida. Ci sarà anche chi non s’accoderà, va da sé. Squinternati, rejetti, vecchi arnesi e giovani spiantati, relegati ai margini, senza niente anch’essi, magari più scontenti e arrabbiati, ma impossibilitati a cambiare una virgola della propria esistenza. Inutili, più di tutti.</p>
<p>A ricordare tali concetti, giorni fa, è stato l’ultimo incontro online del Wef, in attesa della riunione plenaria prevista in presenza a Singapore, a fine maggio. Tutto, punto per punto, è stato ribadito in “17 obiettivi a breve termine per lo sviluppo sostenibile”, su circa 170 in prospettiva. Taglio della popolazione mondiale lavorativa di un buon terzo, digitalizzazione e distanziamento per il 70% delle attività umane, da resettare in toto. Aspettando l’era robotica, altra panacea globale. È tutto scritto, nero su bianco. Il 2030 non è fra un secolo, o domani. È già oggi. L’ingegnere Klaus Schwab, gran ciambellano del Forum, può ben gongolare: «La pandemia ci ha insegnato che possiamo introdurre cambiamenti radicali nel nostro stile di vita con grande rapidità. I cittadini hanno dimostrato ampiamente che sono disposti a fare sacrifici. È evidente che esiste una volontà di costruire una società migliore e dobbiamo approfittarne per garantire il grande reset». Eccola la parola d’ordine, la parolina magica, che forse l’economista teutonico riuscirà a vedere reificata, visto che ha appena 82 anni. Almeno Jacques Attali, altro geniale maitre a penser mondialista – che di rivoluzioni industriali ne conta ben nove – aveva posto alla metà del XXI secolo il nuovo punto zero dell’umanità. Fatto salvo un bel conflitto globale Cina-Usa (en passant e a proposito, il vecchio Biden quattoquatto s’è già portato avanti con una task force per approfondire lo scenario).</p>
<p>Un siffatto programma di neofeudalesimo tecnologico che unisce il più orrendo totalitarismo al peggior capitalismo merita un’ultima riflessione linguistica. Non è più questione di neolingua, di acconciarsi alle parole della grande narrazione, direi del nemico, senza coglierne il senso – globalismo, complottismo, negazionismo e altri ismi di comodo – ma di compiuto rovesciamento semantico. La disumanizzazione reale spacciata per comunismo virtuale, assai più reale di quelli storicamente dati, o residuali. Continuiamo a baloccarci coi diritti negati, con le gioje del mondo nuovo, con quello che è stato il Novecento e più non è, con tutta la nostra storia, il nostro vissuto. Il futuro ha già spalancato le sue porte, l’invitante sorriso della bella Ida ci accoglie sulla soglia. Sorridete anche voi, per favore, ché a tanta felicità non s’attagliano preoccupazioni e musi lunghi.</p>
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