Qui mondo
Concluso in Svizzera il Forum economico mondiale: parola d’ordine, ritorno alla normalità
Com’era bella Davos sotto la neve. Com’erano belle le piste da sci innevate inzeppate di griffati – mica come da noi, dove di neve non ce n’è manco per farci correre uno slittino. Com’erano belli gli alberghi scintillanti, il viavai d’escort affluite da tutta la Svizzera e da mezza Europa nei microdosing party, con gli autisti delle limousine ad attendere in strada senza manco il conforto d’un cognacchino o un tiro di coca. Com’erano belli i cecchini sui tetti a battere i denti, parte dei 5mila agenti mobilitati alla bisogna. Com’è bella la vecchia Europa che suona la grancassa al mondo che conta e apre le porte al nuovo che avanza. Anche il bello, però, trova la sua fine.
Il 53° Wef – il primo tornato alla normalità dopo il biennio pandemico – s’è chiuso e sull’Alpe nei Grigioni svizzeri è tornato il grigiore. Ma l’annuale Forum economico mondiale non s’è chiuso senza che le parole d’ordine del nuovo ordine e del pensiero unico dominante non siano trasmesse al volgo. Gli esegeti possono cuccarsele nell’apposito sito www.weforum.org, ai più bastino le dichiarazioni della presidente della Bce, Christine Lagarde, intervenuta a chiusura della cinque giorni del forum, il 19 gennaio.
Già il titolo dell’edizione 2024 era tutto un programma: “rebuilding trust”, ridare fiducia. Restituire fiducia ai mercati, all’Europa e al mondo scosso dalle guerre. Gli eroi della ricostruzione, i paladini della fiducia erano lì, in prima fila, a farsi applaudire tra i tirati sorrisi di Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Wef. Zelensky in grisaglia grigioverde, per la comparsata di rito in tanto parterre. Come pure il presidente israeliano Isaac Herzog, venuto a pietire la causa d’Israele, che qualche anima bella ha avuto il cattivo gusto d’incriminare per crimini contro l’umanità davanti al jet set internazionale. Ma lasciamo la parola a madame Lagarde.
Un mercato del lavoro fluido, una contrazione dei risparmi eccessivi, dunque da riportare alla normalità: ecco le parole d’ordine. Il nuovo anno dovrà vedere, dice madame, «l’inizio del periodo di normalizzazione dell’economia, che però andrà verso qualcosa che non è la normalità». Testuale. Tutti avvisati, alla faccia dei complotti. Su cosa fare perché il mercato unico sia davvero unito s’aspetta il report del nostro Gianni Letta, chiosa Lagarde, ed è una garanzia.
Riguardo alla minaccia Trump, l’Ue è preparata a ogni scenario e la miglior difesa è l’attacco. Parole che lasciano ben sperare. Quanto al resto, all’emergenza climatica e all’emergere dell’intelligenza artificiale come nuova panacea mondiale, non si possono avere dubbi, ogni titubanza è crimine. La Melona nazionale è avvisata, menomale che ad ascoltare il verbo europeista e globalista c’era il fido ministro dell’economia Giorgetti, l’onore italico è salvo. Il paese affili le armi, l’ora delle decisioni non più revocabili è tornata a battere sui cieli della patria. Com’era bianca la neve di Davos.
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