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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Belle lettere</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Mari amari</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 09:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belle lettere]]></category>
		<category><![CDATA[I convitati di pietra]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Mari]]></category>
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		<description><![CDATA[I convitati di pietra vincono l’ottantesima edizione del premio Strega. Dove va la letteratura Diciamolo subito: a Michele Mari preferisco l’altro, il meno noto e più giovane, non partecipante e manco parente Alessandro Mari, autore del monumentale Troppo umana speranza e poco altro. Poi, vuoi per l’età, prossima alla mia, che lo tiene al riparo dalla minchionerìa coèva, vuoi per l’attacco all’icona di Santa Murgia,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/mari-amari/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/07/Convitati.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10775" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/07/Convitati-189x300.jpg" alt="Convitati" width="189" height="300" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I convitati di pietra vincono l’ottantesima edizione del premio Strega. Dove va la letteratura</strong><span id="more-10773"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Diciamolo subito: a Michele Mari preferisco l’altro, il meno noto e più giovane, non partecipante e manco parente Alessandro Mari, autore del monumentale Troppo umana speranza e poco altro. Poi, vuoi per l’età, prossima alla mia, che lo tiene al riparo dalla minchionerìa coèva, vuoi per l’attacco all’icona di Santa Murgia, patrona dell’intellighentsia progressista e transengenderina, che la demenza artificiale e generale vuole portatrice di un’eredità intellettuale enorme e un seguito affettivo vastissimo; vuoi, buon ultimo, perché il romanzo con cui ha vinto lo Strega non è niente male, pure Michele ha il suo perché. Eppoi I convitati di pietra (Einaudi, 168 pagine) – da non confondere con l’omonimo, uscito in contemporanea, di Giuseppe Arena, bel saggio che tratta tutt’altra storia, i retroscena della Secessione americana, e non ha vinto niente – l’ha scritto in meno d’un mese, il che ne fa quasi un novello e tardivo Simenon nostrano.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’uomo che non sapeva sorridere</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Milanese di buona famiglia, a settant’anni suonati Mari è entrato nell’empireo dei baciati dallo Strega portandosi a casa il bottiglione e l’ottantesima edizione del premio, doppiata con l’altro riservato ai giovani. Svolta, tanto per dare un po’ di lustro al coro, nel bel mezzo del Campidoglio, salotto buono della romanità. Fedele al personaggio, manco stavolta l’uomo che non sapeva sorridere ha spiccicato una mezza risata al posto del ghigno che l’accompagna, assieme a moglie e figli. Tutta colpa dell’intransigenza paterna e della natura introversa del nostro. Non si scampa alle colpe dei padri, poveretti, salvo il ricorso al potere taumaturgico della scrittura, ahinoi. La storia, dunque.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Chi perde l’amico trova un tesoro</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">C’è una classe d’un liceo milanese, lo stesso dove ha studiato Mari negli anni Settanta, che un po’ per celia e un po’ perché così fan molti, decide di ritrovarsi ogni 22 luglio a cena, finché morte non li separi. L’insulsa cena di classe, reiterata fuori tempo massimo, piglia pepe da una scommessa: ognuno mette un po’ di soldi e, alla fine della fiera, il terzetto che campa più a lungo vince tutto e divide una piccola fortuna. Chi perde l’amico trova un tesoro, dunque. Solo che tanto amici non si resta già in classe, figurarsi nel corso della vita oltre i giorni di scuola. Di qui peripezie e sorprese che danno sugo alla storia. Una riflessione sulle illusioni della giovinezza e la loro fine, la perdita di tutto e di sé in vecchiaja, col miraggio della fortuna a portata di mano ma che sempre sfugge, come sabbia tra le dita.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;"><strong>Aspettando la fine della bonaccia o la tempesta</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Quanto al resto dei candidati, al quartetto alle sue spalle, che dire. L’impressione è che al di là del premiato non ci sia molto da dire. Neanche stavolta lo Strega scampa alla morta gora in cui lentamente inesorabilmente amaramente sprofonda. Non è tanto il cliché delle storie e dei personaggi – l’immancabile femminino, la storia omoerotica, stavolta ponderoso impasto socratico in bilico tra storia e filosofia, la malattia eviscerata, la vicenda ombelicale e autobiografica messa sotto ai riflettori – che ritornano, né la consuetudine di portare in cinquina un editore, ancora Einaudi, con libri diversi. Quanto il circolo che pare privo d’attrattiva, buono a reiterare uno spettacolo per addetti ai lavori e poco altro. Resta l’impressione che i tempi in cui la letteratura sapeva raccontare il mondo, anticiparlo o inventarne di nuovi s’allontanano sempre più a filo d’orizzonte. E sul barcone, a riva, uno stanco presente col trucco sempre più liquefatto sugli autori di giro. Eh sì che di belle e tragiche e cogenti universali storie, e d’autori, ve ne sono in giro capaci di cantare fuori dal coro e non limitarsi al bel copiato, all’idiotismo del politicamente corretto. Ma tant’è, sono procellosi i mari in cui ci è dato navigare. Mari amari, senza sorrisi. Meglio restare sotto coperta, aspettando che finisca la bonaccia, arrivi la tempesta. O una stella a indicare la rotta.</span></p>
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		<title>Orfani di genitori viventi</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 19:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belle lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Ivan Battista]]></category>
		<category><![CDATA[Argentodorato]]></category>
		<category><![CDATA[editore]]></category>
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		<description><![CDATA[Come salvarsi dall’ombra in sé e da rapporti famigliari avvelenati nel libro di Alessandro Ivan Battista I libri non meritano tutti di essere letti. Gli uomini, invece, meritano tutti che gli si parli. Così il buon Togliatti, ai tempi andati. Parafrasandolo, potrebbe dirsi di questo libro: merita di essere letto, perché parla agli uomini. E alle donne, soprattutto, senza indulgere nel rovesciamento semantico del politicamente... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/orfani-di-genitori-viventi/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/01/2423db85-c9ed-407a-b123-4db3916c1145.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10700" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2026/01/2423db85-c9ed-407a-b123-4db3916c1145-300x225.jpg" alt="2423db85-c9ed-407a-b123-4db3916c1145" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Come salvarsi dall’ombra in sé e da rapporti famigliari avvelenati nel libro di Alessandro Ivan Battista</strong><span id="more-10698"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">I libri non meritano tutti di essere letti. Gli uomini, invece, meritano tutti che gli si parli. Così il buon Togliatti, ai tempi andati. Parafrasandolo, potrebbe dirsi di questo libro: merita di essere letto, perché parla agli uomini. E alle donne, soprattutto, senza indulgere nel rovesciamento semantico del politicamente corretto. Fuor di citazioni d’antan, è un libro a dir poco illuminante, quello dato alle stampe per Aergentodorato da Alessandro Ivan Battista: Orfani di genitori viventi. Sottotitolo: visioni della psicologia del profondo (237 pagine, 23 euro). E già qui, nel paradosso del titolo venuto a mente in sogno e citato pure da sua santità Giovanni Paolo II, assicura Battista, vien fuori tutto il bello dell’opera. O meglio si proietta la sua ombra. Opera in qualche modo biografica, frutto di una lunga gestazione e riedizione coèva che parte dal vissuto umano e professionale dello psicoterapeuta. Flusso di coscienza più che saggio strutturato, per dirla come l’autore. Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’ombra junghiana</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Punto di partenza del saggio o flusso che dir si voglia è quel gnothi seauton – conosci te stesso – posto sul frontespizio dell’oracolo di Delfi, dedicato ad Apollo. Posto che la frase per esteso si completava con: e conoscerai gli uomini ed entrerai in contato con gli dei, da qui muove l’opera. Dall’oscuro che è in noi, da disvelare anzitutto a noi stessi perché illumini, o meglio non rabbuj, oltre alla nostra, la vita altrui. A partire da chi ci è più vicino, figli e compagni. È l’ombra in noi, allumata da Jung e sulla sua falsariga, da conoscere per comprendere i lati più oscuri e non farci travolgere dalla nostra voragine interiore, che muove l’opera. Altro fil rouge è la sigizia puer/senex, l’oscillazione tra termini opposti ma complementari, di cui tener conto per una sana evoluzione del sé. Già qui si vede come l’opera sia pregna di termini tecnici e inusuali ma non pecca di tecnicismo. Si presta piuttosto a una lettura non banale ma al tempo fluida, come la coscienza che vuol smuovere.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il puer e il senex</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il bambino che è in noi e la persona matura; il primo da non rimuovere e la seconda da conquistare per un sano dialogo con i nostri figli, per essergli vicini senza abbuffarli d’amore malsano o – ecco il punto – troppo distanti perché proiettati sempre verso altro, distolti da altri interessi e problemi, per stargli davvero accanto, comprenderli, aiutarli nel complicato gioco della vita. Ché questo è il compito genitoriale: accompagnarli nella crescita senza soffocarli o perderli per strada. Lasciarli andare, infine. Nocciolo della questione è comprendere come, anche alla luce dei tanti fatti cronaca, figli abbandonati o uccisi dai genitori, genitori soppressi o comunque vittime dei figli, sia possibile colmare il vuoto affettivo in cui tutti, chi più chi meno, ci dibattiamo. Insomma, il libro aiuta a capire come ci si possa occupare davvero dei propri figli, e non solo preoccuparsi per essi o, peggio, ignorarli per incapacità relazionale o affettiva. L’ombra che torna, da (ri)conoscere per non esserne dominati.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Una via di scampo</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non è un manualetto, una guida di cui l’autore, peraltro, invita a diffidare. Ché, come non esistono genitori perfetti, tantomeno qualcuno capace d’insegnarla, la perfezione. O anche solo una strada buona per tutte le scarpe. Il modo d’essere genitori valido per tutti. Però è un libro che fa chiarezza su molte nefandezze spacciate per verità. Su certa incultura nutrita di banalità, superficialità e violenza di cui è pregno il quotidiano vissuto, familistico e non. Dalla paura di crescere all’infantilismo di ritorno; dal ruolo del padre, che sembra aver perso ogni funzione, svuotato d’ogni autorevolezza, relegato ai margini e manco più buono per il bricolage domestico, all’importanza della madre, fondamentale ai fini dell’equilibrio psichico e dell’identità sessuale della prole, ognuno trova tra le righe di Orfani di genitori viventi un pensiero, una via di scampo per districarsi nel labirinto della vita, della relazione con l’altro e coi figli. Un libro illuminante, senza dubbio. Un libro che ti cambia la vita, per dirla come Stefanos Armakolas, intervenuto alla presentazione romana dell’opera, alla Galleria dei miracoli di via del Corso. Senza giungere a tanto, un libro da leggere, avrebbe detto Togliatti.</p>
<p><em>Sopra, un momento della presentazione romana del libro, da destra: Ida Venturi, Alessandro Ivan Battista, Lucilla Bonavita e Valentina Piscitelli, moderatrice dell’incontro patrocinato dall’Accademia Angelico Costantiniana alla Galleria dei miracoli di don Ercole Ceriani </em></p>
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		<title>Simenon, l’impossibile oltre l’immenso</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 17:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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		<description><![CDATA[Il romanziere di lingua francese padre di Maigret in mostra a Bologna: viaggio in otto tappe tra vita e opere La mattina del 18 settembre 1972 George Simenon scende nel suo studio, nel palazzone fatto costruire a Épalinges, non lontano da Losanna. La busta gialla col nome del prossimo romanzo è là sul tavolo, le matite sono temperate, le pipe cariche. Tutto è pronto per... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/simenon-limpossibile-oltre-limmenso/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Il romanziere di lingua francese padre di Maigret in mostra a Bologna: viaggio in otto tappe tra vita e opere</strong><span id="more-10646"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">La mattina del 18 settembre 1972 George Simenon scende nel suo studio, nel palazzone fatto costruire a Épalinges, non lontano da Losanna. La busta gialla col nome del prossimo romanzo è là sul tavolo, le matite sono temperate, le pipe cariche. Tutto è pronto per l’ennesima fatica, persino il titolo: Oscar. Manca solo il cartellino alla porta: “please, don’t disturb”, con cui usa isolarsi dal mondo. Si narra che una volta Hitchcock l’avesse chiamato al telefono e la moglie, notando quel cartellino appeso, gli abbia detto di richiamare senza neppure darsi la pena di disturbarlo. Quel cartellino non sarebbe stato appeso mai più, quel nome non avrebbe mai visto la luce, quella busta non sarebbe mai stata aperta. La carriera d’uno dei degli scrittori più prolifici e famosi d’ogni tempo si chiude lì, quel mattino di metà settembre. Simenon smette, se non di vivere, di scrivere quel giorno: di vivere come scrittore.</p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/08/La-galleria.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10648" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/08/La-galleria-300x225.jpeg" alt="La galleria" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Pochi giorni dopo avrebbe mandato la cameriera a far cassare sul suo documento d’identità la qualifica di romanziere per apporvi quella di pensionato, poi nullafacente, e messo in vendita il villone per ritirarsi in un appartamento tutto sommato modesto, in città. Avrebbe ceduto solo alla voglia di mettere il suo vissuto su un magnetofono comprato tempo prima, registrazioni divenute autobiografia degli ultimi anni. Generazioni di critici, editori disperati, lettori in crisi d’astinenza si sono scervellati su come e perché lo scrittore arcinoto al mondo, straricco e prolifico come pochi abbia interrotto di botto la sua produzione, i suoi immensi guadagni. Oltre 600 milioni di copie vendute, ben 11 libri al minuto nell’arco di un secolo. Senza nessuna crisi creativa e tantomeno rimpianto. La madre era scomparsa da un paio d’anni, la figlia si sarebbe suicidata da lì a qualche anno. Nessuna ragione apparente, dunque, se non una crisi di rigetto. Era come se l’uomo capace di sfornare romanzi a josa, scrivere storie mai banali di getto, avesse perso ogni estro o voglia creativa. Come uno che dopo una grand’abbuffata non ne potesse più. Ed era così.</p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/08/La-scrivania.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10649" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/08/La-scrivania-300x225.jpeg" alt="La scrivania" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Del resto, assieme alla voglia di scrivere se n’era andata anche quella di possedere donne a mucchi; una collezione che ammontava a diecimila corpi posseduti, come lui stesso ammetteva senza una punta di compiacimento o d’ironia. Comprese le tre mogli con le quali aveva diviso le diverse fasi della vita. Con l’ultima, la friulana Teresa Sburelin, di fatto la sua badante, aveva infine trovato la pace dei sensi, e dello scrivere. Restavano, senza considerare articoli, reportage e pubblicazioni varie firmate con una trentina di pseudonimi, circa duecento romanzi scritti nell’arco d’un cinquantennio, meno della metà dei quali dedicati al commissario Maigret, il personaggio che l’aveva consacrato alla celebrità. La gran parte erano “romances dures”, come li definiva lo stesso autore. Storie dure non perché cariche di violenza o perfidia ma di vita, perché il mestiere di vivere è quello più difficile, come amava ripetere a sé stesso e ai figli.</p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/08/Il-piano-di-lavoro.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10650" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/08/Il-piano-di-lavoro-300x225.jpeg" alt="Il piano di lavoro" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Storie di gente comune che al dipanarsi della vita si trovano a un punto morto, e devono riavvolgerne il filo o perire. Storie di vita vera, vissuta, filtrata attraverso le maglie della sua immensa fantasia. Storie, insomma, di uomini e donne normali che a un certo punto inciampano in qualcosa più grande di loro: la vita stessa, che pochi come lui sapevano godere e raccontare a tavolino allo stesso tempo. La vita, o la si vive o la si scrive, diceva Pirandello, e mai verità come questa fu tanto falsa come nel caso di Simenon. Non aveva avuto una vita difficile, lui, tutt’altro. Forse neppure felice, come diceva Miller, stupito e forse geloso di come quell’uomo sobrio e meticoloso, geniale eppure banale – un uomo come gli altri, recita una sua celebre autobiografia – sapesse destreggiarsi bene nel mestiere di scrivere come di vivere, e pure in quello di genitore dalla voce pacata, mai irata. La vita non avrebbe risparmiato al grande scrittore belga, oltre ai drammi famigliari e ai divorzi, la delusione di vedersi considerato dal mondo letterario francese una sorta di paria. Un bestseller permanente e perciò sospetto. Una macchina da soldi e una fucìna di creatività. Uno scrittore per le masse, non un letterato con la puzza sotto al naso come certi mandarini, insomma. Ma di questo, forse, lo scrittore che mai privilegiò il bello scrivere senza per questo scadere nella banalità – virtù rara – non era tutto sommato scontento, anzi ne faceva vanto.</p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/08/George-Massu.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10651" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/08/George-Massu-300x225.jpeg" alt="George Massu" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Tutto questo travaglio di vita e di lavoro, di passioni e d’affetti, si ripercorre nella mostra che ha aperto i battenti a Bologna, alla galleria Modernissima. Emergersi nel sottosuolo a due passi da piazza Maggiore per riemergerne assai più in là è un’esperienza unica, a tratti mistica. Per chi, come lo scrivente, è uso divorare ogni mostra di getto, ingolfandosi quasi d’emozioni e pensieri per poi lasciare che riemergano a freddo, una volta metabolizzati, una passeggiata d’oltre due ore passata in un fiat, come fosse un’opera di Simenon, è cosa più unica che rara. Otto viaggi di un romanziere, questo il sottotitolo della mostra dedicata a Simenon, curata da Gian Luca Farinelli e dal secondogenito dello scrittore, John, raccontano opere e viaggi, film e foto – tra cui Georges Massu, a capo della brigade criminelle della polizia parigina, ispiratore della figura di Maigret – in un collage dalla nascita e gli esordi di un genio della letteratura francese che seppe toccare i vertici di quella mondiale per accorgersi che dilà non si poteva andare, come nel conquistatore cantato da Vecchioni in Stranamore. E sedersi sulla sponda a lasciarsi andare. Infuggibile destino, quello del genio, al pari d’ogni altro umano, quello di non poter fuggire da sé, superare la propria natura, sfuggire al proprio talento: al fato. George Sim, come si firmava il ragazzo venuto da Liegi per farsi cittadino del mondo, tentò e riuscì anche in questo: l’impossibile oltre l’immenso. E pure in ciò si misura la sua grandezza. Fino all’8 febbraio, info <a href="https://cinetecadibologna.it/programmazione/mostra/georges-simenon-otto-viaggi-di-un-romanziere/" target="_blank">https://cinetecadibologna.it/programmazione/mostra/georges-simenon-otto-viaggi-di-un-romanziere/</a>. Video della mostra su: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=WrlWrKLg7KQ" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=WrlWrKLg7KQ</a></p>
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		<title>Strega, noia e tragedia della borghesia</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 13:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belle lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bajani]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Foa]]></category>
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		<category><![CDATA[Strega]]></category>

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		<description><![CDATA[Vince non a sorpresa Bajani con L’anniversario, romanzetto esangue sul patriarcato che fu e la famiglia che c’è. Un premio specchio fedele del nulla letterario incapace di narrare la realtà Ci risiamo. Anche st’estate è arrivato il premio Strega a sollazzare il bel mondo letterario, facendolo sobbollire un po’ nel catino di Villa Giulia. E pure st’anno nessuna sorpresa davanti allo scontato vincitore: Andrea Bajani,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/strega-noia-e-tragedia-della-borghesia/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/07/Foaok.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10642" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/07/Foaok-300x200.jpeg" alt="Foaok" width="300" height="200" /></a></p>
<p><strong>Vince non a sorpresa Bajani con L’anniversario, romanzetto esangue sul patriarcato che fu e la famiglia che c’è. Un premio specchio fedele del nulla letterario incapace di narrare la realtà</strong><span id="more-10640"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Ci risiamo. Anche st’estate è arrivato il premio Strega a sollazzare il bel mondo letterario, facendolo sobbollire un po’ nel catino di Villa Giulia. E pure st’anno nessuna sorpresa davanti allo scontato vincitore: Andrea Bajani, che s’è accosciato per gli scatti senza manco accennare allo stappo dell’ignobile bottiglione, come chiedevano a gran voce i paparazzi. Che a lui s’appioppasse la 79esima edizione del premio letterario più ambito dalle case editrici nostrane, quel che ne rimane, era cosa ovvia fin dalla serata di casa Bellonci, fin dal primo scrutinio dove lo scrittore romano, classe ‘75, ha subito staccato gli altri concorrenti della cinquina. Del resto il candidato Feltrinelli era oggettivamente il meno peggio del mazzo. Gli altri s’accodano ai suoi 194 voti: viavia Elisabetta Rasy, Perduto è questo mare (Rizzoli), con 133 voti; Nadia Terranova, Quello che so di te (Guanda), con 117 voti; Paolo Nori, Chiudo la porta e urlo (Mondadori), con 103 voti; Michele Ruol, Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia (Terra Rossa), con 99 voti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Vince Bajani con L’anniversario, dunque: esangue romanzetto – poco più di cento paginette – d’un figlio che tronca coi genitori e se ne compiace, allo scadere del decennio dove non s’è degnato manco d’una telefonata. La famiglia, che disgrazia. Il patriarcato, ancora e sempre il nemico pubblico numero uno – dopo l’autocrate di turno, s’intende – per certa intelligentsja che d’intelligenza ha solo l’eco in una stanza svuotata pure dai ricordi del tempo che fu. Ma tant’è, mazziare il maschio cattivo, padre padrone, fa sempre tendenza eppoi il pubblico dei lettori, quel che ne resta, ha nella stragrande maggioranza corpo di donna e progressista, la strizzata d’occhi è d’obbligo. Il palpeggiamento, guai.</p>
<p style="font-weight: 400;">La famiglia, dunque. La più grande tragedia del mondo dai tempi della caduta d’Atlantide, eppure ancora non s’è trovato di meglio – di peggio – per sfiancare la quotidianità dell’umanità. Di famiglia parla pure l’ultimo arrivato, Ruol, anestesista prestato alla letteratura, con una lunga sequela d’oggetti che legano una coppia al ricordo dei figli morti, Maggiore e Minore, a cui è negato pure il nome, oltre la vita. Sempre tragedia, sia pure al contrario. E sempre di saghe famigliari s’interroga la Terranova. Il resto è esercizio parabiografico, bell’interno al mondo letterario: i ricordi di Napoli e della relazione con lo scrittore Raffaele La Capria per Rasy; le rimembranze del poeta Baldini per Nori. Resta, per tutti, al di là dello stile e del mestiere, l’impressione d’una scrittura minore per non dire minimalista: esangue, appunto. Se la letteratura è lo specchio d’una società e lo Strega è lo specchio della civiltà letteraria italiana, dei suoi gusti e dei suoi miti &amp; riti da trasmettere al volgo, lo specchio rimanda fedele l’immagine di quel che è e di ciò che siamo. In un mondo al contrario, dove mille sarebbero i furori letterari coi quali discernere la contemporaneità, guerre e fole in cui vivacchiamo, ci si limita allo sbadiglio stanco, a rimasticare vecchie storie in cui manco più i protagonisti si ritrovano o credono. Mai un’alzata d’ingegno, un volare sopra rimasugli di grigiore quotidiano, un’illuminazione.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Meglio allora lasciare che la melma corrente marcisca i pilastri letterari, ne eroda i ponti, del resto non è più la letteratura a raccontare la realtà, come ammoniva il genio di Vassalli. Volgiamoci allora alla kermesse di contorno: lo sventolìo dei bej ventagli verdi distribuiti a uomini, donne e trallallà, a dare aria e colore alla serata. Il bel monologo di Anna Foglietta per il cinquantennale della morte di Pasolini. E qui il colpo di classe della regia che s’è concessa il lusso di mandare uno spezzone nel quale lo scrittore inveiva contro i premi e la fuffa letteraria, buona solo a compiacere la scemenza borghese. La bravura di Filippo Timi, nel recitare l’incipit dei finalisti. La fugace intervista con Anna Foa, fresca vincitrice del neopremio Strega per la saggistica: Il suicidio di Israele. Rade parole contro la macelleria in atto e la grande Sion. Buon ultimi, i deragliamenti di Pino Strabioli, improbabile conduttore col farfallino, orfano di Geppi Cucciari alla quale non è stato concesso il palco dello Strega per dire le sue menate, a differenza delle ultime edizioni, forse per la sua scarsa sintonia col governo in carica. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, ex giurato e grande assente alla serata, s’è lagnato di non avere manco ricevuto i libri dei concorrenti. Poco male, visto quel che passava la serata. Malatempora currunt, aspettando l’edizione numero ottanta. Definitivo rincoglionimento senile o vegliarda botta di vita, chissà.</span></p>
<p><em>Sopra: Bajani e Foa, vincitori dell’edizione Strega 2025 per la narrativa e la saggistica, rispettivamente crediti Musa, Fucilla, Ruscio, Mikhaiel/Taobuk</em></p>
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		<title>Caro Gesù Bambino</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 10:36:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Gesù Bambino, scrivo a te perché mi stai più simpatico del vecchio con la barba che svolazza in cielo una notte l’anno e ha rubato il mestiere alla Befana&#8230; Caro Gesù Bambino, scrivo a te perché mi stai più simpatico del vecchio con la barba che svolazza in cielo una notte l’anno e ha rubato il mestiere alla Befana, poi perché se ti ha scritto... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/caro-gesu-bambino/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Caro Gesù Bambino, scrivo a te perché mi stai più simpatico del vecchio con la barba che svolazza in cielo una notte l’anno e ha rubato il mestiere alla Befana&#8230;</strong><span id="more-10581"></span> Caro Gesù Bambino, scrivo a te perché mi stai più simpatico del vecchio con la barba che svolazza in cielo una notte l’anno e ha rubato il mestiere alla Befana, poi perché se ti ha scritto una ignobile letterina Carlo Rovelli sul Corsera, anni fa, posso farlo pure io qua. Dunque, caro Gesù, anch’io ho qualcosa da chiederti st’anno, d’immateriale e materiale, come si conviene alle feste più consumistiche dell’anno che per questo iniziano subito dopo la festa delle zucche vuote e non quando sei nato tu, ché i bambini manco lo sanno, a loro importa solo del grassone vestito a festa e dei suoi regali, e se non te la sei ancora fatta fattene una ragione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cominciamo dalle prime. Innanzitutto, caro bambin Gesù, mi piacerebbe che finisse questo calvario, alias guarire e uscire dai domiciliari, quantomeno che qualcuno – magari uno medico ignobilissimo, per dirla come Leonardo – m’aiuti a capire come ci sono finito dentro per evitare di cascarci di nuovo, ancora. Poi mi piacerebbe, ma in generale, eh, mica solo st’anno terribile dove ho perso mia madre, che dopo esser uscito dalla fossa imparassi come servire agli altri al meglio, oltre che a me stesso, che al fondo è l’unica cosa che conti davvero, in questa vita, come la libertà e un po’ di coraggio, come diceva mio padre. Poi mi piacerebbe sentirmi amato e capito – mica condiviso – ma forse è troppo, ne prendo atto e m’accontento d’un po’ di buon sesso, di quello che ti rimette al mondo. Troppo pure questo, dici, e poi non t’occupi di queste faccende? Vabbè, hai ragione, ci ho provato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Mi piacerebbe che Maria si stancasse d’urlare ai bambini fin dal mattino e provasse una strada diversa per darsi autorevolezza, che sorridesse di più e comunicasse davvero, vedi sopra, e ci credesse. Anche in sé stessa. Mi piacerebbe che Lollo cominciasse a capire che la ricerca della perfezione è una condanna, e più presto s’impara a gestire la propria inadeguatezza e rabbia meglio è. Che Nico imparasse che esiste una via di mezzo tra genio e idiozia e la praticasse, e che la pedanteria, come la perfezione, sono di pessima compagnìa per farsi dei compagni. Agli altri, agli amici vedi tu che io manco basto a me.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi, per finire in pochezza, chiedo anche cose piccine picciò. Un cellulare poco usato, per non continuare a farmi perculare dai monelli che s’accattano quelli d’ultima generazione. L’ultimo libro di Bruno Guerri su Balbo, una lettura natalizia. L’ultimo cd di Capossela. Ecco, mi pare che così siamo ben conciati per le feste, come canta Vinicio. Ho finito la letterina. Grazie, Gesù Bambino.</span></p>
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		<title>Sulla pietra Adamsberg non risorge</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Sep 2024 15:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo sei anni torna il commissario di Fred Vargas con un dolmen e una storia ambientata in Bretagna, scombinata come poche Sei anni son tanti. Una vita, quasi, soprattutto in letteratura. Uno s’aspetta che dopo tant’anni si ritrovi per le mani un capolavoro, o perlomeno quello che di un autore s’è amato, gli è mancato. Così, quando una come Fred Vargas torna sugli scaffali, sei... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/sulla-pietra-adamsberg-non-risorge/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Dopo sei anni torna il commissario di Fred Vargas con un dolmen e una storia ambientata in Bretagna, scombinata come poche</strong><br />
<span id="more-10521"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Sei anni son tanti. Una vita, quasi, soprattutto in letteratura. Uno s’aspetta che dopo tant’anni si ritrovi per le mani un capolavoro, o perlomeno quello che di un autore s’è amato, gli è mancato. Così, quando una come Fred Vargas torna sugli scaffali, sei anni dopo, con l’ultimo nato della saga Adamsberg, uno corre ad acchiapparselo per leggerselo e goderselo tutto. E invece. Sulla pietra, l’ultimo romanzo dedicato al commissario parigino acchiappanuvoli, è un concentrato di difetti dei precedenti, con meno pregi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Vediamoli, a principiare dal titolo: Sur la dalle, in edizione originale. Sulla pietra, appunto. O meglio, sulla pietra tombale. La pietra, anzi il pietrone in questione che campeggia sulla copertina dell’edizione italiana Einaudi (non nell’originale Flemmarion) è un dolmen. Per l’esattezza il dolmen di Poulnabrone, presso Galway, nella contea di Clare, non distante dalle scogliere di Moher. Bellissimo ed evocativo lo scatto in chiaroscuro di Maurizio Rellini, però con tanta abbondanza di dolmen francesi – circa 4.500 quelli censiti – e in Bretagna in particolare, dov’è ambientata la storia (la stessa parola, dolmen, si vuole d’origine bretone), bisognava sceglierne uno fotografato dallo specialista umbro nell’Irlanda centro occidentale? Ma non è questo il punto. E neppure che il dolmen rivesta nella vicenda un ruolo tutto sommato marginale. Mero luogo fisico in cui le intuizioni poliziesche vengono a galla, dal substrato emotivo e tombale. Ché questo erano i lastroni: monumenti funebri e spazi sacralizzati: ossatura di tumuli funerari dell’età della pietra, scarnificati in bellavista per noi contemporanei. Ma entriamo nella tomba, nel vivo della pietra.</p>
<p style="font-weight: 400;">Altra presenza marginale è quella dello zoppo del castello di Comburgo (Combourg, in francese) o meglio del paesello di Louviec, dov’è ambientata la vicenda. Più che marginale, visto che la fantasmatica presenza si svela fin da subito, rivelandosi un mistero da burla. E un personaggio da operetta il discendente di Chateaubriand, gloria locale. L’acume, il genio letterario di Vargas si nutre di due caposaldi. O piedritti, per restare in tema di dolmen. Il primo è la forza letteraria dello svagato commissario, capo dell’Anticrimine parigina, originario dei Pirenei e, va da sé, poliziotto sui generis. Il secondo è dato dai suoi sanguinolenti casi intrisi di personaggi espunti da un immaginario orrorifico, mutuato da leggende locali e spesso ambientati nell’oscura provincia, come in quest’ultimo giallo. La materia storica è ben padroneggiata, tracima in filigrana nella corposità delle storie. Ma la ridondanza risulta dispersiva, come in questo caso, mentre l’arte, anche letteraria, vuole piuttosto scarnificazione; la ricercatezza narrativa, pur presente, paga lo scotto ai limiti intrinseci della traduzione, e la congerie di personaggi che circonda il protagonista paga dazio alla fissità dei ruoli, appiattendoli anche nel mutare di sentimenti e atteggiamenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Togli questi caratteri e resta un commissario mezzo superuomo, spalleggiato da una tenentona tutta superdonna, ancorché totalmente asessuata (se è concesso il distinguo sessista in tempi fluidi come i nostri). Resta una storia che è un inguacchio, un regolamento di conti di bande, locali e parigine, che più stonato non si può. L’americanizzazione di un personaggio francese, vien da dire. L’impressione è che sei anni di gestazione abbiano scombinato un bel po’ la storia, fatta di spezzoni che se ne vanno per conto loro e l’autrice fatica a tenere assieme. E veniamo al punto. Vargas, al secolo Frédérique Audouin-Rouzeau, è una celebrità: scrittrice preparatissima, battagliera anche nella vita, come nel caso della sua campagna pro Cesare Battisti, a cui è stata assai legata. Tra le sue tante dichiarazioni, una resta nel cuore. Recita pressappoco così: la banalità del male è assoluta, le mie storie dovrebbero esserlo, ma non lo sono. Non amo il realismo ma il reale. Ecco, forse ci sarebbe bisogno di storie più realistiche perché il loro fascino non ne risenta, deprivandole completamente di senso come nell’ultima. Ché Sulla pietra Adamsberg non risorge.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Sopra: la copertina di Sulla pietra (Einaudi, 464 pagine), particolare</em></p>
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		<title>Spazio vitale</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jul 2024 19:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie in forma di prose]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[vitale]]></category>

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		<description><![CDATA[È nell’Oriente sterminato / nel Nuovo mondo / nel globo terracqueo / nell’universo infinito / il nostro spazio vitale / È in una culla / in una mattonella / in una carrozzella / in un letto d’ospedale / il nostro spazio vitale / È in una fossa, singola o comune / in una scatola di latta / in un tumulo di qualche pregio / è disperso nel... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/spazio-vitale/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">È nell’Oriente sterminato /</p>
<p style="font-weight: 400;">nel Nuovo mondo /</p>
<p style="font-weight: 400;">nel globo terracqueo /</p>
<p style="font-weight: 400;">nell’universo infinito /</p>
<p style="font-weight: 400;">il nostro spazio vitale /<span id="more-10461"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">È in una culla /</p>
<p style="font-weight: 400;">in una mattonella /</p>
<p style="font-weight: 400;">in una carrozzella /</p>
<p style="font-weight: 400;">in un letto d’ospedale /</p>
<p style="font-weight: 400;">il nostro spazio vitale /</p>
<p style="font-weight: 400;">È in una fossa, singola o comune /</p>
<p style="font-weight: 400;">in una scatola di latta /</p>
<p style="font-weight: 400;">in un tumulo di qualche pregio /</p>
<p style="font-weight: 400;">è disperso nel vento /</p>
<p style="font-weight: 400;">il nostro spazio vitale /</p>
<p style="font-weight: 400;">È in una gabbia chiamata vita /</p>
<p style="font-weight: 400;">da cui non s’entra né s’esce /</p>
<p style="font-weight: 400;">(tranne pochi, ahiloro) /</p>
<p style="font-weight: 400;">di propria volontà /</p>
<p style="font-weight: 400;">il nostro spazio vitale /</p>
<p style="font-weight: 400;">È nell’ignoto a noi stessi /</p>
<p style="font-weight: 400;">nell’oltre noi stessi /</p>
<p style="font-weight: 400;">in quello che abbracciamo /</p>
<p style="font-weight: 400;">in quello che lasciamo /</p>
<p style="font-weight: 400;">infine il nostro spazio vitale</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Sopra: Leonardo, L’uomo vitruviano, 1492 circa</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Buona la quinta</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jul 2024 08:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Di Pietrantonio]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Strega]]></category>

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		<description><![CDATA[Donatella Di Pietrantonio vince il premio Strega 2024. Storie di donne sull’orlo d’una crisi d’identità Daje e daje pure le cipolle diventano aje, recita un motto d’area centroappenninica. Ci aveva già provato fin dagli esordi, nel 2009, e l’anno dopo non era andata oltre la dozzina. Nel 2017 con l’Arminuta, e dovette accontentarsi del Campiello e di farne un film. Ancora nel 2021, con Borgo Sud,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/buona-la-quinta/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/9788806255787_0_424_0_75.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10456" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/9788806255787_0_424_0_75-189x300.jpg" alt="9788806255787_0_424_0_75" width="189" height="300" /></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Donatella Di Pietrantonio vince il premio Strega 2024. Storie di donne sull’orlo d’una crisi d’identità</strong><span id="more-10455"></span> Daje e daje pure le cipolle diventano aje, recita un motto d’area centroappenninica. Ci aveva già provato fin dagli esordi, nel 2009, e l’anno dopo non era andata oltre la dozzina. Nel 2017 con l’Arminuta, e dovette accontentarsi del Campiello e di farne un film. Ancora nel 2021, con Borgo Sud, non superò la cinquina. C’è riuscita ieri con L’età fragile. Donatella Di Pietrantonio è, manco a sorpresa, la vincitrice del settantottesimo premio Strega, bissando la vittoria all’edizione giovani. L’odontotecnica dell’infanzia, elegantissima nel suo tailleur rosanero messole addosso dallo stilista Etro, s’era già scritta il discorsetto, in vista della volata finale e prima d’attaccarsi al boccione dello Strega, lei che di suo è astemia. “Userò la mia voce scritta e orale in difesa dei diritti delle donne, che oggi non sono più così scontati”, ammonisce la scrittrice abruzzese barcollando dal palco, per l’emozione e il retrogusto del liquore più esiziale mai nato da alchimista etilico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Donne: conculcate nei loro diritti, osteggiate, vilipese. Donne: fragilissime ma molto più forti d’un qualunque omaccione che le maltratti, o peggio le uccida, con termine che la neolingua ribattezza come femminicidio, sono al centro delle sue storie. Sempre donne, come nelle opere precedenti, sono protagoniste dell’Età fragile: madre e figlia ai tempi della pandemia, cucite a un filo di cronaca nera dell’altro ieri che sembra un secolo. Ché gli uomini fanno orpello, per chi a una certa deve ancora fare i conti coi guasti causati dalla figura del padre patriarca e candidamente l’ammette, ovunque ne parli, da Benevento al palco dello Strega Off, al Monk di Roma, come sul parterre di Villa Giulia. Vero è che nessuno scrive fuor di sé, dal proprio vissuto, ma non s’esce da certa scrittura – non chiamiamola letteratura, per carità d’intelletto e di patria – ombelicale e di genere. Vero è che il pubblico dei residuali lettori è in magna parte femminile, e ai paganti della balconata l’applauso va strappato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un applauso verace va tributato alla concordia del gruppo: pareva un’allegra comitiva di vecchi amici più che competitori in gara al più ambito premio letterario, cosa più unica che rara nella sestina finalista allo Strega. Sestina e non cinquina perché, come d’uopo quando non c’è un piccolo (medio?) editore in batteria, la fisarmonica s’allunga. Così, buon ultimo, s’infila nella cinquina Tommaso Giartosio, redattore di Nuovi Argomenti, e ultimo resta con Autobiogrammatica, poderoso testo di linguistica famigliare. Quinto Paolo Di Paolo con Romanzo senza umani, viaggio in una storia dove le emozioni fanno capoccella in una glaciazione della natura e dell’umanità. Quarta Raffaella Romagnolo con Aggiustare l’universo, storia di memoria nel primo anno di scuola dopo la fine della guerra mondiale. Eppoi Chiara Valeria, portavoce dell’inidentità di genere, con Chi dice e chi tace, ancora donne in quel di Scauri, paese natìo dell’autrice. Infine Dario Voltolini con la memoria del padre, malato terminale, in Invernale, a un soffio dalla vittoria. Con lo sguardo in copertina della pecorella sacrificale – icona dell’umanità belante e dolente – che ha suscitato qualche perplessità persino nella sponsor d’eccellenza del libriccino, nientemeno che Gretina Tintin Thunberg.</p>
<p style="font-weight: 400;">La famiglia come filo conduttore della sestina, dunque. Ancora lei, fantasmatica mostruosità da annichilire; le donne come dimensione dell’esistenza, di genere apparentemente forte ma in realtà in fortissima crisi d’identità, al pari del maschio, al tempo dell’umanità transumante &amp; gaudente che si getta nel baratro del transumano e del nulla, di cui una scrittura ancellare non riesce più a trovare la strada per farsi letteratura. Ma tant’è, da tempo andiamo sostenendo che la letteratura – figurarsi la scrittura – non è più in grado di raccontare compiutamente l’oggi, come altre forme di narrazione, e non sarà l’ultimo Strega a cambiare la rotta. Quando si serve sempre la stessa zuppa è difficile stupire il cliente, anche se alla fine l’ostinazione paga e il pubblico plaude. Dai e dai, le cipolle diventano agli, ma la pietanza ha lo stesso sapore.</p>
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		<title>Borghi d’Abruzzo</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Aug 2023 09:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie in forma di prose]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Borghi d’Abruzzo / spersi nel fato / sparsi a semina / su monti e valli / rivi scorrono / immoti perenni / nei vici, tra rue / risuonano passi / fantasmi d’altrove / e suoni luci voci / nei radi giorni di festa / s’animano a nuovo / paesi presepi / al ritorno dei migrati / ogni portale un segno / di sogni andati / ogni portone rifugio / dei migranti di passo / che nulla sanno dei loci / né... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/borghi-dabruzzo/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Borghi d’Abruzzo /</p>
<p style="font-weight: 400;">spersi nel fato /</p>
<p style="font-weight: 400;">sparsi a semina /</p>
<p style="font-weight: 400;">su monti e valli /<span id="more-10271"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">rivi scorrono /</p>
<p style="font-weight: 400;">immoti perenni /</p>
<p style="font-weight: 400;">nei vici, tra rue /</p>
<p style="font-weight: 400;">risuonano passi /</p>
<p style="font-weight: 400;">fantasmi d’altrove /</p>
<p style="font-weight: 400;">e suoni luci voci /</p>
<p style="font-weight: 400;">nei radi giorni di festa /</p>
<p style="font-weight: 400;">s’animano a nuovo /</p>
<p style="font-weight: 400;">paesi presepi /</p>
<p style="font-weight: 400;">al ritorno dei migrati /</p>
<p style="font-weight: 400;">ogni portale un segno /</p>
<p style="font-weight: 400;">di sogni andati /</p>
<p style="font-weight: 400;">ogni portone rifugio /</p>
<p style="font-weight: 400;">dei migranti di passo /</p>
<p style="font-weight: 400;">che nulla sanno dei loci /</p>
<p style="font-weight: 400;">né chiedono altro /</p>
<p style="font-weight: 400;">che d’essere fuori /</p>
<p style="font-weight: 400;">da finte sagre e sguardi veraci</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>in foto: Pacentro, scorcio</em></p>
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		<title>Pietrabbondante</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Aug 2023 07:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie in forma di prose]]></category>
		<category><![CDATA[domenica]]></category>
		<category><![CDATA[Pietrabbondante]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ruvida pietra / rosa dal tempo / spolpata dai secoli / a ferro e fuoco messa / da Roma e d’Annibale spento dall’orrido Silla / il fuoco sannita / sacro agli dei / a Vacuna madre / l’italico incanto ancora lo spirito soffia / tra cielo e rupi / sui grigi calcari il vento / a noi reduci conduce / sullo scranno del meddice / di pace il desìo &#160; Sopra: sullo scranno del... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Ruvida pietra /</p>
<p style="font-weight: 400;">rosa dal tempo /</p>
<p style="font-weight: 400;">spolpata dai secoli /</p>
<p style="font-weight: 400;">a ferro e fuoco messa /</p>
<p style="font-weight: 400;">da Roma e d’Annibale<span id="more-10253"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">spento dall’orrido Silla /</p>
<p style="font-weight: 400;">il fuoco sannita /</p>
<p style="font-weight: 400;">sacro agli dei /</p>
<p style="font-weight: 400;">a Vacuna madre /</p>
<p style="font-weight: 400;">l’italico incanto</p>
<p style="font-weight: 400;">ancora lo spirito soffia /</p>
<p style="font-weight: 400;">tra cielo e rupi /</p>
<p style="font-weight: 400;">sui grigi calcari il vento /</p>
<p style="font-weight: 400;">a noi reduci conduce /</p>
<p><span style="font-weight: 400;">sullo scranno del meddice /</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">di pace il desìo</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Sopra: sullo scranno del meddix nel santuario sannita-italico di Pietrabbondante, presso Agnone (foto sotto)</i></p>

<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/sullo-scranno-del-meddix/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/08/Sullo-scranno-del-Meddix-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Sullo scranno del Meddix" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/area-dei-nuovi-scavi/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/08/area-dei-nuovi-scavi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="area dei nuovi scavi" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/atlante-particolare/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/08/Atlante-particolare-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Atlante, particolare" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/fregio-leonino-del-tempio-piccolo/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/08/Fregio-leonino-del-tempio-piccolo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Fregio leonino del tempio piccolo" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/ingresso-alla-cavea-con-atlante/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/08/Ingresso-alla-cavea-con-Atlante-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ingresso alla cavea con Atlante" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/muraglia-poligonale-del-teatro/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/08/Muraglia-poligonale-del-teatro-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Muraglia poligonale del teatro" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/podio-del-tempio-grande-particolare/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/08/Podio-del-tempio-grande-particolare-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Podio del tempio grande, particolare" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/vista-da-sud/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/08/Vista-da-sud-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Vista da sud" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/vista-dal-tempio-grande-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/08/vista-dal-tempio-grande1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="vista dal tempio grande" /></a>
<a href='https://www.mauriziozuccari.net/site/pietrabbondante/vista-generale-con-il-tempio-grande-in-primo-piano/'><img width="150" height="150" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/08/Vista-generale-con-il-tempio-grande-in-primo-piano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Vista generale con il tempio grande in primo piano" /></a>

<p>&nbsp;</p>
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