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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Cronache dal grande reset</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Cervelli iperconnessi e anime in scatola</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 08:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Il microchip di Musk e la profezia di Packard, come finirà l’avvento del biocontrollo Forse passerà alla storia come la quadratura del cerchio, alias della scienza coi miracoli, gridano gli entusiasti. Una sorta di telepatia capace di ridare la vista ai ciechi, raddrizzare gli storpi. Un gran passo avanti verso la (dis)umanità, dicono i soliti apocalittici, o un normale processo evolutivo della microelettronica, asseriscono... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/cervelli-iperconnessi-e-anime-in-scatola/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/02/licensed-image.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10342" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/02/licensed-image-300x285.jpeg" alt="licensed-image" width="300" height="285" /></a> <a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/02/Elon-Musk.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10343" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/02/Elon-Musk-300x217.jpg" alt="elon-musk" width="300" height="217" /></a></p>
<p>Il microchip di Musk e la profezia di Packard, come finirà l’avvento del biocontrollo</p>
<p style="font-weight: 400;"><span id="more-10341"></span>Forse passerà alla storia come la quadratura del cerchio, alias della scienza coi miracoli, gridano gli entusiasti. Una sorta di telepatia capace di ridare la vista ai ciechi, raddrizzare gli storpi. Un gran passo avanti verso la (dis)umanità, dicono i soliti apocalittici, o un normale processo evolutivo della microelettronica, asseriscono i tiepidi. Fatto è che il primo impianto di microchip nel cervello umano da parte di Neuralink, la società di Elon Musk di punta del settore delle neuroscienze, non è passato inosservato. Nulla si sa del derelitto che ha fatto da cavia. Il passaparola mediatico dice tutto ok, che vuol dire nulla. Forse è solo una boutade pubblicitaria per la società del magnate, ovviamente twittata via X, che ha appena spostato la sede amministrativa dal Delaware al Nevada, per non dar corda al fisco federale, mantenendo la sede operativa in California. Mitica terra delle tre esse: sole, surf e sogni. E cervelli microchippati, dall’altroieri.</p>
<p style="font-weight: 400;">Di certo si sa che il sistema – non nuovo, sono anni che i bioingegneri, tra cui quelli della startup italiana Cortale, si danno da fare al riguardo – oltre al chip impiantato, delle dimensioni d’una monetina da 5 centesimi, ricaricabile da un’unità esterna di elaborazione dati, con modalità e tempi d’un comune cellulare, ha un terzo elemento davvero innovativo. Un robottino – ma già alla Cortale dicono che il loro è meglio – capace d’impiantare nel cervello 1.024 filamenti dallo spessore minore d’un capello, con elettrodi atti a generare impulsi elettronici capaci di ridare vitalità e funzioni biologiche a vari arti, non più attivi a seguito di traumi o malattie degenerative come l’alzheimer o il parkinson. Il prezzo di mercato di tale mirabilia è ancora un tantino elevato, pari a una macchina di grossa cilindrata, ma il munifico Musk conta di ridurlo presto a un livello davvero popolare. In attesa del miracolo a portata di tutte le tasche, la vera novità dell’impianto è però la bidirezionalità.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il sistema funziona infatti a doppio ingresso, come una porta usb. Oltre che supporto rivitalizzante in uscita, in entrata capacità cognitive, soglia dell’attenzione, memoria e chi più ne ha più n’inzeppi. Già qui siamo ai confini dell’etica, da tutelare e certificare, prima che il chip si prenda la mano con tutto il cervello, per meglio penetrare gl’immensi spazi della realtà aumentata. Ma c’è di più. Assai più del corpo in gioco. I cervelloni dell’ingegneria sociale pregustano il modo d’indurre nei cervellini iperconnessi non solo il superamento di limitazioni bloccanti, ma ogni sorta d’emozione o sensazione, stimolo o condizionamento. Una panacea per persuasori seriali e dispensatori del pensiero unico, già possibile in teoria e nei fatti, ma attuata in maniera ancora troppo artigianale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tornano in mente le parole di Vance Packard, che ai primordi della società dei consumi nordamericana profetizzava, nei Persuasori occulti: «A lunga scadenza, diciamo nel Duemila, ogni manipolazione psicologica sembrerà molto ingenua e un po’ ridicola. I biofisici avranno probabilmente assunto il comando delle operazioni con il “biocontrollo”, ossia la persuasione del profondo portata alle sue conseguenze estreme». <span style="font-weight: 400;">Al congresso nazionale di elettronica di Chicago, davanti a un’attenta platea l’ingegner Curtiss Schafer già nel 1956 riassumeva la cosa in questi termini: «Il limite ultimo del biocontrollo potrebbe essere il controllo dell’uomo stesso… Ai soggetti controllati non si permetterebbe mai di pensare individualmente. Pochi mesi dopo la nascita, un chirurgo sistemerebbe sotto la cute del bambino degli elettrodi collegati a determinate regioni del cervello… Le percezioni sensoriali e l’attività muscolare del bambino potrebbero essere modificate o completamente controllate da segnali bioelettrici irradiati da un trasmettitore azionato dalle autorità statali». </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Altro che scenari orwelliani, pare di leggere l’intro del sito della <a href="https://neuralink.com" target="_blank">Neuralink</a>: “L’interfaccia cervello-computer ha il potenziale per cambiare la vita in meglio. Vogliamo portare questa tecnologia dal laboratorio nelle case delle persone”.  </span><span style="font-weight: 400;">Senza manco la consolazione d’una suprema autorità statale a metterci il chip, come ai tempi del profetico Vance, ma solo un’entità aziendale globale a modellare le future anime in scatola.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Sopra: Vance Packard e, a destra, Elon Musk</em></p>
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		<title>Il giorno dell’orgasmo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 19:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’erano una volta quelle del non lo fo per piacer mio ma per dare figli a Dio. Poi sono arrivati i cortei. Quelli realfemministi, non ellegibittì o d’altre caterve di svertebrati. Quelli dove si metteva la manina a pampina e si strillava in piazza: col dito, col dito, l’orgasmo è garantito. Altre, meno catechizzate ma più generose, si titillavano davvero in pubblico, nei salottini dei... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-giorno-dellorgasmo/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">C’erano una volta quelle del non lo fo per piacer mio ma per dare figli a Dio. Poi sono arrivati i cortei. <span id="more-10250"></span>Quelli realfemministi, non ellegibittì o d’altre caterve di svertebrati. Quelli dove si metteva la manina a pampina e si strillava in piazza: col dito, col dito, l’orgasmo è garantito. Altre, meno catechizzate ma più generose, si titillavano davvero in pubblico, nei salottini dei privée o in certi pagliaj, giungendo a godere di sé e far godere il prossimo. Chi, come me, ha passato gli anta da un po’ ricorda con pure indimenticate professioniste del sesso quali Cicciolina, Moana, Ramba e chi più ne aveva più ne metteva. Poi sono arrivati i cultori della fiction. Quelli per i quali l’orgasmo simulato da Meg Ryan in Harry ti presento Sally è il massimo, e giù risate a crepapelle. Oggi, a chiusura del quadrato, anche l’orgasmo – femminile, va da sé – è un diritto, tutto da scoprire e a cui dedicare la sua bella giornata celebrativa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Così, dopo la giornata del pipolo e del lombrico, del bue muschiato e del cerfoglio, si celebra la giornata dell’orgasmo femminile, addì 8 agosto. Niente di sconvolgente, per carità, legioni al comando d’Alexa ne tengono bisogno come il pane, d’essere catechizzate in materia, ma quando s’ascoltano schiere di scienziati spiegare al volgo le ragioni di tanto bisogno e i segreti del piacere, qualche dubbio viene. I soliti studiosi di Yale e della più sperduta università statunitense almanaccano, ad esempio, che con la riproduzione l’orgasmo femminile non ci azzecca niente, che questo si sia sviluppato come riflesso di quello maschile e, ancestralmente, era un espediente dell’evoluzione per favorire l’ovulazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Meno male che la scienza, e gli organi mediatici al suo servizio, oltre a spiegare di che orgasmo siamo, dicono pure come arrivarci. Basta ricorrere al vecchio trucco delle fantasie e anche il più bieco scarrafone appare un principe azzurro oltremare da leccarsi le labbra e i baffi, per chi li tiene. Poi vai a scorrere la lista dei desideri e t’accorgi che al primo posto delle intervistate si piazza la bendatura durante l’amplesso, il giardiniere a bordo piscina, l’immancabile celebrità. Mah, ridatece Cicciolina e le altre. Almeno con loro l’orgasmo era garantito, femminile maschile o d’altra natura umana o animale poco importa, e mica tanto simulato. Almeno lei, ai tempi del partito dell’amore a Montecitorio e dei biglietti d’auguri di Andreotti, voleva istituire i parchi dell’amore e l’educazione sessuale a scuola. Manco transgender, come vuole il mondo nuovo, da anticonformista qual era.</p>
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		<title>Abbandonati dal senno</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jul 2023 12:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manifesto animalsessista, tòpica sui muri di Roma?Che tempi, i tempi nuovi. Manco hai tempo d’ingerire il Maalox per digerire il nuovo babykolossal sfornato dalla Disney, la Biancaneve riverniciata di fresco con l’idiotismo imperante, senza principe e senza nani – almeno la strega sarà rimasta, siapur transgender? – e già s’appropinqua un altro caso, da sottoporre senza indugio alla sempre vigile attenzione dell’occhiuto tutore del politicamente corretto. Campeggia sui... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/abbandonati-dal-senno/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Manifesto animalsessista, tòpica sui muri di Roma?<span id="more-10247"></span>Che tempi, i tempi nuovi. Manco hai tempo d’ingerire il Maalox per digerire il nuovo babykolossal sfornato dalla Disney, la Biancaneve riverniciata di fresco con l’idiotismo imperante, senza principe e senza nani – almeno la strega sarà rimasta, siapur transgender? – e già s’appropinqua un altro caso, da sottoporre senza indugio alla sempre vigile attenzione dell’occhiuto tutore del politicamente corretto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Campeggia sui muri romani, tra la canicola e la monnezza, un manifesto capace di suscitare qualche inquietudine persino nella coscienza d’un verace sessista d’antan. Ordunque: uno smezzato canetto fa da contrappunto a un’efebica fanciulla dalla chioma dorata, anch’essa a mezza faccia. Tra i due la scritta: “L’abbandono è come uccidono i vigliacchi”. Campeggia, su fondo nero, il logo del comune di Roma in belle lettere. Un manifesto istituzionale, quindi. Sorvoliamo sulla discutibile sintassi. Tralasciamo la grafica, dal gusto vagamente necroforico e orrorifico. Quel che preme, a un inveterato sennaiolo – seguace del senno, ndr – seppur sessista è piuttosto l’accostamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">Perché la biondona col cagnetto? Perché l’occhione volitivo accanto al languido occhietto? Si vuole forse suggerire l’audace accostamento tra i due abbandoni? Tra quello dell’indifeso cane e l’altro, ancor più odioso, della perfida donna verso l’uomo? È lei, femmina fedifraga, l’abbandonatrice d’uomini e animali? Ennesimo esempio di violenza di genere? Subdolo attacco alla donna, tanto più grave in tempi di sbandierata intoccabilità della medesima, facendo leva sull’animalismo come cane di Troia? O piuttosto l’autore di siffatto avviso è l’abbandonato dalla bionda virago e per tramite del manifesto chiede giustizia, solidarietà sulla pubblica piazza? Infine, banalmente, mera tòpica, becero granchio? Orsù, s’apprestino il buon Nordio e l’ottimo Gualtieri a sceverare il caso, i leali servitori del nuovo ordine erotico globale scatenino l’opportuna reprimenda e il giusto castigo. Si vigili, s’intervenga, sia tolto ogni dubbio. O almeno se ne faccia un bel post tiktokato.</p>
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		<title>Il buongiorno si vede dal mattino</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 11:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pareva la fine del mito vaccinista, e invece no. La tragica fuffa Astrazeneca s’è presto involata, Draghila s’affretta a dire che tutto riparte come e più di pria, “lo stato c’è e ci sarà”, come alla sceneggiata televisiva a reti unificate della giornata delle vittime del coronavirus e su certe scritte sulle autostrade: Dio c’è. Per il gran ciambelliere Matterella, invece, durante la pandemia “l’Italia... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-buongiorno-si-vede-dal-mattino/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pareva la fine del mito vaccinista, e invece no. La tragica fuffa Astrazeneca s’è presto involata, Draghila s’affretta a dire che tutto riparte come e più di pria, “lo stato c’è e ci sarà”, come alla sceneggiata televisiva a reti unificate della giornata delle vittime del coronavirus e su certe scritte sulle autostrade: Dio c’è. <span id="more-9973"></span>Per il gran ciambelliere Matterella, invece, durante la pandemia “l’Italia è stata unita”. È stata: passato prossimo e Medioevo prossimo venturo. E mentre Renzi lancia la tripla parola d’ordine: vaccini vaccini vaccini, Totti e Carofiglio, geni letterari prestati alla scienza, s’affrettano a dare il braccio e la mente alla siringata liberatutti.</p>
<p>Che più? Ah, sì; Letta, per non esser da meno, vara la nuova segreteria Pd a sua immagine e verosimiglianza con l’altre parole d’ordine di moda: parità di genere e competenza (dai competenti mi guardi Iddio che dagli altri mi guardo io). Se non fossero ripartiti i tamtam di guerra tra Putin e Biden, come da copione, ci sarebbe da sbadigliare. Aveva proprio ragione Pirandello: la vita è una molto triste buffoneria. A volte solo triste. Meno male che al cimitero di Sezze nottetempo il custode si dava da fare coi festini a luci rosse, una botta di vita in tanta mestizia.</p>
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		<title>Il comunismo, modello Ida</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 17:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ida Auken è una bionda parlamentare danese, piuttosto piacente, già ministra dello sviluppo (ecologico &#38; sostenibile, va da sé), da anni consulente del World economic forum. Tra le prescelte giovani (ancorché alla soglia dei cinquant’anni) leader globali, più matura e smagata ma non meno entusiasta e politicamente correttissima delle varie Grete, Carole eccetera. Una di quelle figurine alle quali i padroni del discorso e del... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-comunismo-modello-ida/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ida Auken è una bionda parlamentare danese, piuttosto piacente, già ministra dello sviluppo (ecologico &amp; sostenibile, va da sé), da anni consulente del World economic forum. Tra le prescelte giovani (ancorché alla soglia dei cinquant’anni) leader globali, più matura e smagata ma non meno entusiasta e politicamente correttissima delle varie Grete, Carole eccetera. Una di quelle figurine alle quali i padroni del discorso e del vapore mettono in mano l’agenda del futuro, i nostri giorni.</p>
<p>Era l’ormai lontano 2016 quando la bella Ida si è lasciata andare a una previsione che pareva azzardata, se non si dovesse fare i conti col senno del poi: il 2030, scriveva, sarà l’anno del comunismo in terra. Tutto, scriveva in un bell’articolo sulla cosiddetta quarta rivoluzione industriale che potete ancora leggere sulla piattaforma del Wef (<a href="https://www.weforum.org/agenda/2016/11/how-life-could-change-2030/" target="_blank">https://www.weforum.org/agenda/2016/11/how-life-could-change-2030/</a>), ma proprio tutto, sarà socializzato: dalle case al tostapane, dal cibo ai mobili, ai vestiti, sarà a disposizione di tutti, gratuitamente e bellamente. Non parliamo d’automobili, per carità, quest’orrido residuato da carbon fossile: al massimo potremo noleggiare bici e monopattini elettrici a gogò. Non ci sarà bisogno di lavorare, né tantomeno d’abitare in una casa di proprietà, che dovremo anzi lasciare ai migranti di passo, e via girovagando. Non ci sarà bisogno manco di cucinare: tutto sarà portato a casa da un esercito di servizievoli robot. E non state lì a discutere la qualità del cibo, non pretenderete certo qualcosa che non sia artificiale. Eppoi un algoritmo sceglierà per voi, senza fatica. Questo paradiso in terra, va da sé, non sarà scevro da rischi: qualche problemino di privacy, qualcun altro di sanità fisica e mentale, ma tutto sommato il felice futuro è alle porte, all’insegna del “non avrò nulla e sarò felice”. Testuale. Ovviamente, una predizione che non si attaglia all’un per cento di quei padroni che hanno messo in bocca il futuro alla bella Ida. Ci sarà anche chi non s’accoderà, va da sé. Squinternati, rejetti, vecchi arnesi e giovani spiantati, relegati ai margini, senza niente anch’essi, magari più scontenti e arrabbiati, ma impossibilitati a cambiare una virgola della propria esistenza. Inutili, più di tutti.</p>
<p>A ricordare tali concetti, giorni fa, è stato l’ultimo incontro online del Wef, in attesa della riunione plenaria prevista in presenza a Singapore, a fine maggio. Tutto, punto per punto, è stato ribadito in “17 obiettivi a breve termine per lo sviluppo sostenibile”, su circa 170 in prospettiva. Taglio della popolazione mondiale lavorativa di un buon terzo, digitalizzazione e distanziamento per il 70% delle attività umane, da resettare in toto. Aspettando l’era robotica, altra panacea globale. È tutto scritto, nero su bianco. Il 2030 non è fra un secolo, o domani. È già oggi. L’ingegnere Klaus Schwab, gran ciambellano del Forum, può ben gongolare: «La pandemia ci ha insegnato che possiamo introdurre cambiamenti radicali nel nostro stile di vita con grande rapidità. I cittadini hanno dimostrato ampiamente che sono disposti a fare sacrifici. È evidente che esiste una volontà di costruire una società migliore e dobbiamo approfittarne per garantire il grande reset». Eccola la parola d’ordine, la parolina magica, che forse l’economista teutonico riuscirà a vedere reificata, visto che ha appena 82 anni. Almeno Jacques Attali, altro geniale maitre a penser mondialista – che di rivoluzioni industriali ne conta ben nove – aveva posto alla metà del XXI secolo il nuovo punto zero dell’umanità. Fatto salvo un bel conflitto globale Cina-Usa (en passant e a proposito, il vecchio Biden quattoquatto s’è già portato avanti con una task force per approfondire lo scenario).</p>
<p>Un siffatto programma di neofeudalesimo tecnologico che unisce il più orrendo totalitarismo al peggior capitalismo merita un’ultima riflessione linguistica. Non è più questione di neolingua, di acconciarsi alle parole della grande narrazione, direi del nemico, senza coglierne il senso – globalismo, complottismo, negazionismo e altri ismi di comodo – ma di compiuto rovesciamento semantico. La disumanizzazione reale spacciata per comunismo virtuale, assai più reale di quelli storicamente dati, o residuali. Continuiamo a baloccarci coi diritti negati, con le gioje del mondo nuovo, con quello che è stato il Novecento e più non è, con tutta la nostra storia, il nostro vissuto. Il futuro ha già spalancato le sue porte, l’invitante sorriso della bella Ida ci accoglie sulla soglia. Sorridete anche voi, per favore, ché a tanta felicità non s’attagliano preoccupazioni e musi lunghi.</p>
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