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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Covid</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Le bufale del presidente</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jun 2024 07:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal Covid alla Nato, il rovesciamento della verità nelle parole di Mattarella  Era il 5 settembre 2021 quando Mattarella ammoniva: “Nessuno invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione”. A quasi tre anni di distanza, e a pochi mesi dalla nascita della contestatissima commissione d’inchiesta che dovrebbe fare luce sugli effetti perversi della pandemia e della vaccinazione, con più paletti d’una gabbia per pappagallini, nessuna rivelazione... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/le-bufale-del-presidente/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Dal Covid alla Nato, il rovesciamento della verità nelle parole di Mattarella </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span id="more-10443"></span>Era il 5 settembre 2021 quando Mattarella ammoniva: “Nessuno invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione”. A quasi tre anni di distanza, e a pochi mesi dalla nascita della contestatissima commissione d’inchiesta che dovrebbe fare luce sugli effetti perversi della pandemia e della vaccinazione, con più paletti d’una gabbia per pappagallini, nessuna rivelazione convince i paladini del vaccino a oltranza, i pretoriani di Speranza. Come l’ultima di Anthony Fauci davanti alla commissione del Congresso Usa, sull’invenzione di sana pianta di mascherine e distanziamento sociale in mancanza d’altro, compitamente ripresa di qua dall’oceano. Come lo scandalo miliardario del Pfizergate da parte dell’immarcescibile Ursula von der Leyen e del nobile consorte, in via d’insabbiamento. Niente de che, nessuno se la piglia più di tanto per la più grande limitazione di libertà e presa per i fondelli della modernità. Intanto continuano a giungere multe agli over 50 non vaccinati e negli ospedali come nelle Rsa s’entra sempre in maschera, fino al 30 giugno, poi si vedrà.</p>
<p style="font-weight: 400;">Era il 18 giugno 2024 – l’altroieri – quando lo stesso presidente, inviato speciale dai padroni del vapore in Moldavia, sentenziava: “Inaccettabile tempesta di fake news russe, servono regole internazionali, ci pensi l’Onu e la Nato”. La Nato, uber alles. Di tutt’altra pasta la veridicità delle informazioni in tempo di guerra di parte ucraina. Come la notizia che i russi, poveracci, andrebbero all’assalto delle trincee nemiche combattendo a colpi di vanga in mancanza di meglio; o della vecchina che uccide con una torta avvelenata una squadra d’invasori. E mentre i russi avanzano a tentoni e tentano una via d’uscita dal pantano in cui l’ha cacciati l’Occidente a trazione Usa, i soli veri interessati alla prosecuzione del conflitto sine die, i loro piani di pace vengono puntualmente respinti e un ceto politico europeo succube e screditato come pochi s’allinea ai desiderata di Washington.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si potrebbe dire, parafrasando il sommo vate: Ahi Mattarel, di quanto mal fu matre, quel verbo che da te prese il popol bue. Ma forse a starlo a sentire sono solo quei quattro guitti che si beano a scrivere articolesse sui giornaloni di sistema. Quasi verrebbe di dare ragione alla Melona, che tra premierato e autonomie azzererebbe del tutto il ruolo di garante che la Costituzione, quel che ne resta, affida al capo dello stato. Ché davvero le bufale del presidente non servono al popolo bue, solo ai padroni del vapore e del discorso che gli suggeriscono le battute giuste nel mondo a rovescio, dove le menzogne diventano verità e il nero si fa bianco. In tutto ciò il Mattarellone nostrano, e soprattutto i suoi suggeritori, fanno la loro parte, non super partes come vorrebbe il suo ruolo residuale, ma orbo d’ogni parte. Meglio sarebbe stato se si fosse dedicato ai piccioni presso le panchine della natìa Palermo, piuttosto che a spararle grosse pro domo altrui. Ahi Mattarel&#8230;</span></p>
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		<title>Ursula la messaggiatrice</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 16:28:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Van der Leyen, presidente della Commissione Ue, sotto inchiesta per le megadosi del vaccino Pfizer. Nell’affaire anche il marito, “sua altezza serenissima” Heiko. E dai cellulari spariscono gli sms incriminati Che i tedeschi fossero gente seria si sapeva. Solida, pratica. Che Ursula van der Leyen badasse al sodo, al pari dei conterranei, si supponeva. Oltretutto tiene famiglia. Sette figli, mica uno scherzo, senza contare i... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/ursula-la-messaggiatrice/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/04/MV5BMmQyNzY2NWUtYzQ3Ny00OWE4LWI0ODUtNDA1Y2E5ZjczYTY1L2ltYWdlL2ltYWdlXkEyXkFqcGdeQXVyNjkxMjM5Nzc@._V1_.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10414" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/04/MV5BMmQyNzY2NWUtYzQ3Ny00OWE4LWI0ODUtNDA1Y2E5ZjczYTY1L2ltYWdlL2ltYWdlXkEyXkFqcGdeQXVyNjkxMjM5Nzc@._V1_-300x242.jpg" alt="mv5bmmqynzy2nwutyzq3ny00owe4lwi0odutnda1y2e5zjczyty1l2ltywdll2ltywdlxkeyxkfqcgdeqxvynjkxmjm5nzc-_v1_" width="300" height="242" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Van der Leyen, presidente della Commissione Ue, sotto inchiesta per le megadosi del vaccino Pfizer. Nell’affaire anche il marito, “sua altezza serenissima” Heiko. E dai cellulari spariscono gli sms incriminati</strong><span id="more-10413"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Che i tedeschi fossero gente seria si sapeva. Solida, pratica. Che Ursula van der Leyen badasse al sodo, al pari dei conterranei, si supponeva. Oltretutto tiene famiglia. Sette figli, mica uno scherzo, senza contare i nipoti. Gli stessi di Magda Goebbels, con cui condivide un certo piglio e somiglianza nella straziante interpretazione che ne fa Corinna Harfouch nella Caduta di Hitler. Ursula Non s’è chiusa nel führerbunker come Magda, dove suicidò sei dei suoi sette figli (il settimo, avuto col primo matrimonio, era prigioniero in Nordafrica). Durante il suo mandato ha preferito piuttosto un monolocale di palazzo Berlaymont, beccandosi le critiche dei turboambientalisti per la Co2 consumata negli spostamenti, anziché risiedere nel villone di famiglia ad Hannover, o meglio nel castello di Waal, un’altra bella rogna da mantenere. Ché la signora, nata Gertrud Albrecht e belga, ha acquisito la cittadinanza tedesca e titoli nobiliari, con lo status di “altezza serenissima”, grazie al matrimonio con Heiko von der Leyen. Una casata principesca che ha dato arcivescovi a Treviri, eredi al Sacro romano impero e pure qualche famiglio al soglio pontificio. Gran bella gente, insomma.<br />
<!--more--><!--more--></p>
<p style="font-weight: 400;">Da parte sua e in tempi più recenti, le malelingue vogliono che il nonno di Ursula, Carl, fosse un generale nazista. Notizia controversa, anche se la sorella di Ursula, morta a undici anni di tumore, si chiamava Benita Eva, e questo la dice lunga sulle simpatie di famiglia. È per questo grave lutto che Ursula abbandona la via dell’archeologia, sua prima passione, per darsi alla medicina. Poi scopre la politica. Nella Cdu della Merkel copre vari incarichi ministeriali, tra i quali quello di ministra della famiglia, del lavoro e della difesa, dove dà prova dell’altro suo talento: la cancellazione compulsiva di messaggini personali, relativi a contatti &amp; contratti milionari con industrie del settore di competenza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una passione, e un talento, quello della presidente della Commissione europea, che la espone a qualche scivolone istituzionale. Una tentazione a cui la messaggiatrice compulsiva non ha saputo resistere neppure nel suo ruolo istituzionale di capo del governo dell’Ue, in pectore per essere confermata al secondo mandato. A rivelare i fatti, risalenti al 2021 e riemersi di recente, un’inchiesta del New York Times. Uno dei pochi pezzi di carta in grado di far tremare i palazzi dei poteri forti pubblicando robe capaci di smuovere le acque stagnanti del gorgo globale. Veniamo ai fatti. In piena pandemia pipistrellosa, l’Europa chiede a gran voce vaccini anti Covid. Vaccini come se piovesse. Ursula ci si mette di buzzo buono e la Pfizer vince una megafornitura, quattro miliardi di dosi per una popolazione europea di circa 400 milioni di persone. Alla modica cifra d’una ventina d’euro a dose fate un po’ voi i conti, ché a me non basta il pallottoliere.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tutto fuori da ogni bando e ufficialità, previo scambio di messaggi via cellulare tra sua altezza serenissima e Albert Bourla, Ceo di Pfizer, la più grande industria farmaceutica al mondo, leader nel campo della ricerca, con sede a New York. A due anni dalla decretata fine della pandemia, una buona metà di dosi restano nei magazzini e alcuni paesi pagatori non vogliono saperne di pagarle, vedi Polonia e Ungheria, sicché partono le cause. Madama la messaggiatrice finisce sotto inchiesta e si scopre che dei messaggini, oplà, non resta traccia sui cellulari. Niente di nuovo, a dire il vero. A complicare la faccenda il fatto che herr Leyen,  il consorte, sia entrato, nel dicembre 2020, alla vigilia della pandemia, nel consiglio d’amministrazione della Orgenesis, di fatto una consociata Pfizer, con un contratto milionario. Da più parti si sottolinea come sia proprio lui il vero bandolo della matassa, il tramite dell’affaire. Anzi, che l’inchiesta del New Yok Times sia partita per affrettare il via libera della commissione europea alla pioggia vaccinale. Fatto è che il noto fondo d’investimento Vanguard, cioè il bussolotto degli arcimiliardari planetari, ha nel suo asset finanziario plurimiliardario tanto il Nyt che Big Pharma, alias Pfizer, oltre che la Banca centrale europea. Ma tant’è. In attesa di vedere come finirà, da più parti si chiede di non candidare Ursula al secondo mandato, previsto post elezioni europee di giugno. Persino Renzi chiede di rottamarla: è una follower, non una leader, strepita dalla Leopolda il leader d’Italia viva. E se lo dice lui…</p>
<p style="font-weight: 400;"><em> Sopra: Magda Goebbels interpretata da Corinna Harfouch nella Caduta. In hp Ursula van der Leyen</em></p>
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		<title>Neomengele e Villetristi</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 09:04:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri ho scoperto d’essere vecchio. Cioè anziano. Non tanto perché reduce da un fresco infarto e l’osteopata mi ha pure diagnosticato una “minuta spina calcaneare” al piede destro che mi obbligherà a portare il plantare nei rimanenti giorni, o domani compirò 57 anni. Quanto perché lo stabilisce l’ennesima ricerca di professoroni d’indubbia fama, la plausibile quadra alla pandemia che impedirà un altro confinamento sociale totale e... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/neomengele-e-villetristi/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2020/10/unnamed.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9912" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2020/10/unnamed-300x178.jpg" alt="unnamed" width="300" height="178" /></a></p>
<p>Ieri ho scoperto d’essere vecchio. Cioè anziano. Non tanto perché reduce da un fresco infarto e l’osteopata mi ha pure diagnosticato una “minuta spina calcaneare” al piede destro che mi obbligherà a portare il plantare nei rimanenti giorni, o domani compirò 57 anni. Quanto perché lo stabilisce l’ennesima ricerca di professoroni d’indubbia fama, la plausibile quadra alla pandemia che impedirà un altro confinamento sociale totale e conseguente tracollo dell’economia italica. <span id="more-9911"></span>Lo studio, partorito da scienziati fronte ai quali i soliti stregoni Dogon impallidiscono, i cui nomi taccio per dignità di patria, stabilisce una soglia della vecchiaia, cinquant’anni, oltre la quale il Covid colpisce senza remore né pietà – lo dicono le statistiche che i premurosi media scandiscono senza soluzione di continuità, la conta quotidiana dei morti ammazzati. Gli ultrasettantenni falcidiati dal morbo, non i farlocchi messi coi cuscini a far numero per la gioja degli spettatori del Tg5 e di una sana informazione.</p>
<p>Orbene, lo studio di cui nelle stanze di palazzo e sui media grandi e picciò si dibatte con gran serietà sancisce che per la propria e altrui salvezza gli anziani (over 50) non debbano solo starsene a casa, come già fanno, ma in area protetta. Esiliarsi volontariamente e se occorre forzatamente dal vivere civile e sociale per sé e per gli altri. Chi può rifugga da famigli e lavoro – chi li tiene – ripari nella casa al mare o ai monti, in zona iperprotetta. S’isoli al mondo per salvare il mondo. Si dia vita ad apposite ville arzille a rovescio dove sopravvivere, in smart warking e videoconferenza coi cari, in attesa di tempi migliori e dell’antivirus di passo. Poi, chi sopravviverà vivrà.</p>
<p>Tornano alla mente altri e più illustri precedenti degli improvvisati Mengele nostrani. Il buon Nerone, narra la vulgata, previde di togliere di mezzo gli ultraquarantenni – età media del tempo – per evitare pesi morti all’impero. Più o meno la stessa idea espressa dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde che ha detto, giorni fa, come gli anziani rappresentino un peso insostenibile per la comunità europea. Fortuna che ci sta pensando il Covid a riequilibrare i conti.</p>
<p>Durante l’occupazione nazifascista venivano dette Villa Triste i luoghi di tortura nei quali erano rinchiusi partigiani e oppositori al morente regime. Oggi un pugno d’invasati vuole aprire dieci, cento, mille Villetristi per rinchiuderci gli anziani, tra i quali il sottoscritto. La massa, folle di paura, s&#8217;abbevera al terrore mediatico. Il paese, a testa bassa, segue prono il dibattito, pronto a riaprire le cancellate dei nuovi lager su cui è scritto, già l’ho scritto, andrà tutto bene. I pochi che protestano sono definiti fascistelli e teppistelli dai più e dai media, per il bene delle sacre istituzioni e delle sante inquisizioni.</p>
<p>E sia. Pure io, per il bene mio e di tutti, seguirò la scia a recchie basse, in fila con la mascherina senza protestare. Solo una prece, se si può. Ci si rinchiuda nei vecchi lager del regime, i campi di concentramento in disuso, o ancora in uso per le frotte di diseredati sbarcati in tempo di virus che la vulgata vuole portatori sani d’umanità. Ce n’è uno presso Farfa, a due passi dalla casa in cui sono nato (sono vecchio, a quei tempi si partoriva in casa, che follia). Voglio essere rinchiuso lì. Da dove, nel settembre ’43, una torma di prigionieri, in gran parte jugoslavi, fuggì per dare vita alla prima repubblica partigiana d’Italia, sul Tancia. Spero solo d’essere di qualche aiuto ai neoresistenti, col mio passato da ex ufficiale, e non di peso, vecchio come sono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Sopra: l&#8217;ingresso di Villa Triste a Firenze e il campo di concentramento del Farfa in una foto storica</em></p>
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		<title>Tutti a casa. E restateci</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2020 14:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A rivederlo oggi, il filmone d’Albertone mette ancora più tristezza. Era il settembre del ‘43, uno dei punti più bassi nella storia d’Italia, la morte della patria come qualcuno ha scritto, sperando nella sua (mancata) rinascita. Già oggi a dire patria si è in odore di sovranismo, quindi scriviamolo piano, a matita, ma tant’è. Andiamo al sodo della battaglia che s’appressa, per dirla come il... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/tutti-a-casa/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2020/10/Tuttiacasa.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9908" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2020/10/Tuttiacasa-300x223.jpg" alt="tuttiacasa" width="300" height="223" /></a></p>
<p>A rivederlo oggi, il filmone d’Albertone mette ancora più tristezza. Era il settembre del ‘43, uno dei punti più bassi nella storia d’Italia, la morte della patria come qualcuno ha scritto, sperando nella sua (mancata) rinascita. <span id="more-9906"></span>Già oggi a dire patria si è in odore di sovranismo, quindi scriviamolo piano, a matita, ma tant’è. Andiamo al sodo della battaglia che s’appressa, per dirla come il buon Bianciardi. Il bel film di Comencini del ‘60 è robetta rispetto alla tragicommedia in atto, al Tutti a casa dei nostri dì. La perimetrazione delle piazze – questo termine partorito dalla fervida mente d’un qualche geocrate che nulla ha da invidiare alla neolingua d’accatto – il coprifuoco (a quando una bella parolina anglofona che ne mascheri la crudezza?) by night, il redivivo modulino per portare il cane a pisciare dopo la mezzanotte sono ulteriori punturine di spillo sulla scorza dura del covidiota, non l’intaccano.</p>
<p>Sotto la minaccia del confinamento sociale totale le rane bollite vagolano a malapena di giorno, giusto per fare quel po’ di spesa (finché ci sono soldi e lavoro) e rigorosamente mascherate per non essere intubate, come vuole la vulgata mediatica, figurarsi di notte. Mica serviva l’ennesimo scempio dell’intelligenza – il Covid, è arcinoto, colpisce meglio di notte, come un brigante di strada – per costringere tutti a starsene a casa (per chi ce l’ha). Sprofondati sul divano a farsi martirizzare dal terrorismo mediatico. Giorno verrà che apriremo la porta solo a gente in scafandro (in attesa del drone) che ci porterà l’essenziale, pagato online. Manco più apriremo al vicino che chiede il sale. Già amici e famigli restano fuori dalla porta, a miagolare come i gatti. Sarà, questo, un giorno perfetto. La quadratura del cerchio del nuovo contratto sociale. Già oggi milioni di covidioti, recita l’immancabile sondaggio, rifiutano scambi di contante, guardano con sospetto negozi e mercati, in odor di virus. Siamai. Quando avremo richiuso tutto e sprangato il mondo fuori, quando ci saremo rinchiusi per bene, tutti a casa al riparo dal morbo, allora sì che potremo dirci in salvo, aspettando l’antivirale che ci riporti in vita. Ma forse neanche più servirà, agli zombi non serve la luce. Al massimo una qualche forma di sussistenza.</p>
<p>Diceva Gunther Anders, filosofo che varrebbe la pena rileggere, in tempi già sospetti: «Noi contemporanei siamo stati a tal punto privati della libertà da non avere più nemmeno bisogno di ricevere ordini. Il nostro è autoasservimento nei confronti di un sistema che ci ha reso schiavi con l’illusione della libertà». L’altra sera, girando in una Roma già in odore di blocco, desertificata e oscurata, transennata e trista come neanche nei giorni d’oro del confinamento sociale, ho notato due ragazzi seduti uno fianco all’altra su una panchina, in una piazza deserta tranne duetre barboni inciuchiti. Mascherina ben calcata sul naso e sguardo fisso sul cellulare, distanziati. Parevano due fidanzatini distratti, poi ho guardato meglio e ho visto due cittadini modello, prodromo della socialità – famiglia? – che verrà.</p>
<p>L’unica buona nuova è che in tempi come questi pure spiritelli e fattucchiere se la passano male, Azzoline a parte, e quest’anno scampiamo la menata d’Halloween, assieme al Natale coi suoi mercatini.</p>
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		<title>La tregua è finita</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 08:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Serve una nuova resistenza, al di fuori di categorie superate, ché il mondo nuovo ha già aperto i cancelli. Frammenti di un discorso letterario e politico a margine dell’ennesimo decreto Conte sul Covid. Negli ultimi tempi, prima del suicidio, Primo Levi era ossessionato da un’idea. La tregua, ripeteva, prima o poi finirà, sta finendo. Non erano tregua, per lui, i lunghi mesi di peregrinazioni dal lager... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/la-tregua-e-finita/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Serve una nuova resistenza, al di fuori di categorie superate, ché il mondo nuovo ha già aperto i cancelli. Frammenti di un discorso letterario e politico a margine dell’ennesimo decreto Conte sul Covid.<span id="more-9896"></span> Negli ultimi tempi, prima del suicidio, Primo Levi era ossessionato da un’idea. La tregua, ripeteva, prima o poi finirà, sta finendo. Non erano tregua, per lui, i lunghi mesi di peregrinazioni dal lager nazista a Torino, passando per l’Est europeo. Tantomeno l’anno passato nel terzo campo di sterminio di Auschwitz, il nazifascismo considerato tragica parentesi nella storia del mondo, ma la vittoria su questo e la precaria pace raggiunta nel dopoguerra. Tregua destinata prima o poi a finire con l’affacciarsi d’un altro, e più pernicioso, tipo di fascismo. Un totalitarismo che avrebbe potuto fare a meno di randellate e camere a gas.</p>
<p>Le parole di Levi sono nell’aria, in questi giorni, trascinate dal particolato meglio del Covid. Le respiriamo, sono nella nostra testa. Sono dentro il cuore nero, o fucsia, o arcobaleno dell’Occidente. E, come sempre, l’Italia che tanto ha dato alla scienza politica dello scorso secolo, da Mussolini a Berlusconi, a Grillo, è all’avanguardia anche nel XXI. Piglia l’ennesimo decreto Conte, questo avvocaticchio catapultato per grazia divina e volontà dei poteri forti, più che della nazione, a capo del governo, e qui rimasto in virtù del più grande ribaltone della storia politica del Belpaese. Piglia la sua mascherata generale, brillantemente anticipata – persino superata, nel caso del Lazio e della Campania – da uno schieramento trasversale che va da Zingaretti alla scomparsa Santelli, passando per De Luca. Cioè dalla postsinistra alla neodestra, fino al governatore campano che solo uno sviscerato amante della commedia dell’arte all’italiana può allocare tra le file del centrosinistra. Vale a dire l’intero arco costituzionale, o quel che si definisce tale.</p>
<p>Diciamolo subito: fascismo e comunismo, schematicamente ridotti a destra e sinistra, sono categorie politiche superate che assumono la stessa valenza storica della contrapposizione tra Guelfi e Ghibellini, Goti e Bizantini. Non tanto e non solo perché ogni reale differenza tra gli schieramenti – la realtà fattuale, avrebbe detto il buon Machiavelli – s’è sciolta e confusa nel pensiero unico dominante, il conformismo acritico di cui la peste del politicamente corretto è il sintomo più evidente del male, come lo era l’ideologia ai tempi del politicamente impegnato. Quanto perché, nemesi della storia, il nuovo totalitarismo oggi si veste d’antifascismo.</p>
<p>Abbandonato non dico ogni pensiero critico, ma ogni pulsione logica, l’homo covidicus, già antifascista militante benché privo dei rudimenti della dialettica marxista, sempre nel giusto ancorché preso a calci dalla storia, è divenuto il più spietato persecutore d’ogni differenza, d’ogni intelligenza alternativa all’esistente. Partigiano d’un globalismo economico e d’un umanitarismo velleitario che nulla hanno a che vedere con l’internazionalismo proletario e la liberazione dell’umanità, manco con l’amore verso il prossimo o i rejetti. Butta secchiate di vernice sulle statue in nome d’un progressismo che cela il più bieco oscurantismo. Così la famigerata mascherina, bavarola che ognuno dovrebbe sprezzare in nome della logica e della libertà, è divenuta simbolo acritico del consenso generale, del rigore per amore del prossimo e di sé. Trend di consumo e tendenza di moda. Non c’è livello culturale o scolarità che tenga. Indossarla è divenuta quasi una bandiera per la sinistra, come toglierla sarebbe di destra (vedi le menate su Trump). Bella contraddizione, non certo la sola o maggiore.</p>
<p>Dietro la mascherata generale e l’invito alla delazione, dietro al ricatto della salute c’è questo, una nuova forma di controllo sociale, non certo frutto delle menti d’un Conte o d’uno Zingaretti, servi più o meno ligi al proprio ruolo in un sistema – quello del capitale globale nella sua fase preterminale, detto in rima, o Cgp – che ogni giorno di più annienta le nostre vite e il nostro lavoro, affetti e socialità. E al covidiota, evoluzione dell’italiota, al conformista antifascista o interclassista, o neofascista, va bene così. Naviga beato tra palate di merda sempre più grossa. Per tema del peggio ingoja il peggio, secondo l’arcinota legge della rana bollita. L’umano si fa disumano ma non coglie l’evidenza dell’incongruenza. Il problema delle libertà negate non lo sfiora, sommerso dalla disinformazione martellante, dispensatrice della paura che annega ogni residuale capacità cognitiva e resistenziale.</p>
<p>La neolingua, impasto d’inglese d’accatto ripetuto a pappagallo, è funzionale allo scopo, veicolo del nuovo sentire collettivo. Lockdown non ha la stessa valenza di confinamento sociale. Nel rovesciamento semantico e concettuale negazionista, sovranista, complottista, anziché aggettivi connotativi ed elementi di riflessione sono termini di dileggio mutuati dalla grande narrazione imperante, trasversale e progressista. E il fantasma del nemico prende forme orizzontali, come già durante la strategia della tensione e assai prima, per salvaguardare il conflitto verticale che la neolingua maschera e la paura inibisce. La vera lotta di classe in atto tra i pochissimi che hanno sempre più, a danno dei più.</p>
<p>Guardare le statistiche di chi ha fatto miliardi a palate in questi mesi e chi ha perso tutto o quasi non fa cogliere il nesso. Il virus che viene dall’Est è un castigo di Dio, anzi cinese, non c’è relazione alcuna coi profitti dell’antivirus allo studio da anni, con benefiche fondazioni pronte a smerciarlo, finanziate dai neopadroni della terra e del vapore. Si tratta solo d’aspettare la conta dei morti, per convincere gli ultimi ottusi. Contano gli infetti, asintomatici cioè portatori sani, altra trovata geniale a dispetto d’ogni buonsenso. Contano i morti, appunto, anche se nessuno sa le vere cause dei decessi, visto che nessuna autopsia è mai stata fatta e nel dubbio tutti nella fossa comune, come Leopardi ai tempi della peste. Si chiuda tutto anche se nessun comitato scientifico l’ha mai richiesto, ma solo virologi per burla pagati a peso d’oro per le loro vacue comparsate. S’evitino carezze e baci a vecchi e pargoli, sempre più soli e fuori di testa, come ormai tutti. Si giri in maschera anche se non c’è nessuno all’orizzonte, si prendano le scale anziché l’ascensore, rigorosamente in maschera. Ogni idiozia è bevuta come acqua fresca e se un medico spiega, dati alla mano, che la bavarola è utile contro il virus quanto la canottiera contro una fucilata – come già l’Oms della prima ora – è un dispensatore d’odio e follia. Ma si crede a ciò che si vuol credere, alle favole come ai complotti, e nessuna alternativa è possibile per chi vuole sbattere la testa sempre allo stesso muro. Qualche avvertenza, però, inutile a scalfire certezze e pochezze.</p>
<p>Non si creda che, passati questi, altri figuri e comparse siano migliori e diverse. Il Salvini calante, già baubau fascista per eccellenza, o la Meloni ascendente, neofascista doc, sono tutto fuorché antisistema, hanno le mani legate e peggio, al massimo possono sbavare con la mordacchia alla bocca. Il problema è di sistema: il superamento della democrazia nelle forme (fintamente) costituzionali e conosciute. La tecnologia, non la democrazia, serve al Cgp – meglio, una tecnologia falsamente democratica – come destra e sinistra non rappresentano più le forze sociali di riferimento, venendo meno la contrapposizione delle classi d’origine. Non certo la lotta di classe in sé, resa anzi più feroce dall’incrudelirsi delle condizioni di vita e sociali dei ceti medi, dalla generale precarizzazione. Gli spezzoni alternativi che si muovono in ordine sparso, dopo la frantumazione dei Cinquestelle – che merita un discorso a parte, come la nemesi della sinistra – sono una meteora, una via di scampo in mancanza d’alternative praticabili, sfogo d’una lotta politica dove il gesto di fattura anarchica, tacciabile di terrorismo, torna l’unica via possibile per scardinare l’esistente. Un salto indietro di secoli, all’origine della rivoluzione industriale, perché la rivoluzione industriale è finita, scardinata dall’hitech e domani dalla robotica. Dove il capitale globale sarà al suo stadio terminale, poiché si passerà dal disumano all’inumano.</p>
<p>Ma queste son fole apocalittiche. Tutto questo prima o poi finirà, dicono l’anime belle, arriverà un bel vaccino e si tornerà a vedere la luce come il povero Ciaula della novella pirandelliana. Passata la pandemia, fra qualche mese o un anno, tutto tornerà come prima. Illusi. Passata questa ne verrà un’altra, o qualcos’altro da accettare nel nome dell’ineluttabile e del progresso, da mettere sotto controllo, come dissenzienti e retrogradi, con un bel vaccino ad hoc o un grazioso chip sottopelle. Faccio mie le parole dell’avvocato milanese Carlo Prisco, nel pool della settantina di legali che cercano – con poco successo, a dire il vero – di difendere i malcapitati dalle vessazioni decise dal governo a furia di decretazioni d’urgenza, illegittime e dal profilo anticostituzionale. «La gente non ha ancora capito che non si tornerà mai più alle forme d’aggregazione sociale alle quali eravamo abituati». Avremo lo smart working al posto del lavoro e dei diritti, la spesa online invece delle file sotto casa, la videochiamata coi famigliari e col vicino. Un qualche reddito di sussistenza, tanti bei canali tematici sulla tivù non più generalista. Potrete sempre darvi di gomito, a distanza. E dirvi antifascisti, o quel che vi pare, cittadini modello. Scordatevi feste in casa e moti di piazza, mascheratevi pure al cesso, per il vostro bene e dei vostri cari. Ai più va bene così, non ditelo complotto che è roba becera e d’antan. Al più, dittatura, ergo volontà, della maggioranza. Chi non ci sta si prepari a una nuova resistenza. Fuori dalle categorie esistenti, ché il mondo nuovo ha già aperto i cancelli. La tregua è finita, e sui lager sta scritto: “Andrà tutto bene”.</p>
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		<title>Penultime dal fronte Covid</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 18:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belpaese]]></category>
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		<category><![CDATA[De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Islanda]]></category>
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		<description><![CDATA[Johnson, De Luca e altre chicche. Nessuno potrebbe dargli le chiavi della macchina senza guardarlo con sospetto. Tantomeno affidarsi alle cure del suo parrucchiere. Però quando Boris Johnson ha dichiarato ai Comuni, con facciatosta tipicamente anglosassone, che gli inglesi periscono di Coronavirus più degli italiani perché amano la libertà più di questi, e non sono disposti a rinunciare facilmente a libertà costituzionalmente garantite, tantomeno a mascherarsi... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/penultime-dal-fronte-covid/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Johnson, De Luca e altre chicche. <span id="more-9887"></span>Nessuno potrebbe dargli le chiavi della macchina senza guardarlo con sospetto. Tantomeno affidarsi alle cure del suo parrucchiere. Però quando Boris Johnson ha dichiarato ai Comuni, con facciatosta tipicamente anglosassone, che gli inglesi periscono di Coronavirus più degli italiani perché amano la libertà più di questi, e non sono disposti a rinunciare facilmente a libertà costituzionalmente garantite, tantomeno a mascherarsi a buffo, eh, un moto di simpatia l’ha ispirato. Un maremoto, addirittura, quando l’omino del Colle ha blaterato la trita risposta frantumatesticoli di rito: noi italiani non siamo secondi a nessuno, in quanto ad amore per la libertà – lo testimoniano secoli di storia e il Popolo della libertà – e se ci mascheriamo lo facciamo per gli altri, prima che per salvare le nostre stesse vite. Poteva risparmiarsela. Johnson è sovranista, si sa, vale a dire un passo indietro (a lato? Avanti?) al Fasciosalvini, quel che dice non vale, come le parole davanti alle bastonate.</p>
<p>La risposta migliore al premier inglese l’ha data però, prima del presidente, il neogovernatore della Campania, quel De Luca che solo un genio della commedia dell’arte italica con spiccate propensioni all’horror può accasare nel Centrosinistra. Tutti in maschera a cielo aperto, ventiquattr’ore al dì, giorno e notte, e mille euro di multa a chi non la mette. Godi popolo, e salvati.</p>
<p>Chiudo con una chicca da Helsinki. Tre cagnoni – ma presto saranno quadruplicati – v’annuseranno al discendere dalla scaletta dell’aeroporto, per capire a fiuto di segugio se siete portatori di Covid tra i ghiacci d’Islanda. Senza mascherina, però. Munitevi di tartufi, o di un bell’osso.</p>
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