<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Maurizio Zuccari &#187; Khamenei</title>
	<atom:link href="https://www.mauriziozuccari.net/site/tag/khamenei/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mauriziozuccari.net/site</link>
	<description>Giornalista, scrittore</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 16:55:55 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.37</generator>
	<item>
		<title>Una lunga settimana di passioni</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/una-lunga-settimana-di-passioni/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/una-lunga-settimana-di-passioni/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 18:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Khamenei]]></category>
		<category><![CDATA[Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziozuccari.net/site/?p=10708</guid>
		<description><![CDATA[Il punto sulla guerra in Iran e quella che verrà se l’Europa e il mondo non si libereranno dei liberatori Una lunga settimana di passioni, potrebbe dirsi parafrasando il bel libro di Sebastien Japrisot e l’omonimo film, capolavoro del pari, che ne ha tratto Jean Pierre Jeunet. Una lunga settimana di passioni è quella vissuta nel mondo con l’attacco dei due compari all’Iran, plausibile abbrivio alla Terza guerra mondiale.... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/una-lunga-settimana-di-passioni/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Il punto sulla guerra in Iran e quella che verrà se l’Europa e il mondo non si libereranno dei liberatori</strong><span id="more-10708"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Una lunga settimana di passioni, potrebbe dirsi parafrasando il bel libro di Sebastien Japrisot e l’omonimo film, capolavoro del pari, che ne ha tratto Jean Pierre Jeunet. Una lunga settimana di passioni è quella vissuta nel mondo con l’attacco dei due compari all’Iran, plausibile abbrivio alla Terza guerra mondiale. Tralasciando quest’ultimo aspetto in chiusa, facciamo il punto su cosa è successo sotto e fuori dai riflettori, sul campo e altrove.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Occhio alla cabala</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Come già nella guerra dei dodici giorni dello scorso giugno – stando alla cabala, dopo quella dei sei giorni nel ‘67 questa potrebbe durarne 24 – si è sparacchiato nei due sensi buona parte dell’arsenale disponibile. Al punto che i missili scarseggiano pure nel fornitissimo arsenale di Bibi &amp; Big Don e quest’ultimo, bontà sua, ha dovuto mandare i “vecchi” bombardieri B52, con le loro bombe di penetrazione, per stanare i lanciamissili iraniani dai loro bunker sotterra. Al di là della carenza d’armi nei due schieramenti che tanto appassiona gli esperti da salotto, gli Usa continuano a martellare il possibile e gli orfani dell’ayatollah replicano fin dove possono, negli stati contigui e nel mezzo dello stretto dove passa un bel po’ del greggio mondiale. Con effetti devastanti per la traballante economia europea già provata dalla guerra in Ucraina e le tasche di tutti. Gli eredi di Khamenei dopo l’iniziale ammuina che ha sforacchiato le difese delle basi Usa nel Golfo, hanno dichiarato che non ostacoleranno alcun transito e non attaccheranno più i cattivi vicini, togliendosi dall’arco le frecce rimaste e mostrando quanto siano disponibili a porgere l’altra guancia e il resto pur di leccarsi in pace le ferite. Mojtaba, il figlio del defunto ayatollah che ne ha ereditato il posto, ha le stesse possibilità di sopravvivenza di un sorcio in un cat cafè. Alla Casa Bianca si canta già vittoria e si preannuncia che, caschi il regime o meno, nessuno che non sia gradito durerà più d’un gatto in tangenziale, tanto per restare in tema. Magari un erede di quello scià che fu il miglior alleato d’Israele e Usa nel Golfo, e anche perciò cadde. Il modello Venezuela fa scuola, insomma.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le novità, tra cronaca e storia</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Più che sul campo di battaglia, però, le novità vengono da fuori. È già storia<a href="https://www.facebook.com/watch/?v=1624640632209725" target="_blank"> il video</a> di Donaldone I assiso in trono, attorniato dai suoi dignitari che, mani sulle spalle, pregano perché Iddio conceda all’imperatore salute e vittoria. Resta confinata alla cronaca, invece, e all’umana miseria per la quale la malattia mentale si traveste da volontà di Dio, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=9fH9aJqamq0" target="_blank">la hit Batti &amp; colpisci</a> della ministra della fede Paula White. Una bella tipa che sembra generata dalla medesima deficienza artificiale che seleziona i bersagli da colpire in Persia, e forse lo è. Neanche il ministro della Guerra Pete Hegseth se la passa male a castronerie – ma almeno lui, si sa, ogni tanto dà fondo alla bottiglia e questo con quel che Dio vuole c’entra poco. Certo è che se i fanatici sono quegli altri col turbante nero, chi li combatte se la passa mica male.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Tafazzi d’Europa</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Di tutt’altra pasta i leader europei, ancorché flaccidi e imbelli, come l’ha etichettati Netanyahu. Prendi il segretario della Nato, il norvegese Mark Rutte, re dei Tafazzi d’Europa. Neanche il tempo di riaversi dai ceffoni ricevuti dall’imperatore sulla Groenlandia, affaire tuttora in corso, che ha tenuto a precisare che la guerra, pur non essendo affare dell’Alleanza, la vuole senz’altro schierata dalla parte di chi vede negli europei un branco d’utili idioti, e il mondo un posto migliore senza Khamenei. Vedi il premier inglese, Starmer, capofila della categoria sunnominata, che per non restare indietro, con sprezzo del buon senso e della semantica fornisce ai bombardieri Usa le basi per la loro guerra “difensiva”. Vedi Macron, bel tipo di liberale europeo. Manco sta nella Nato, la Francia, dai tempi di De Gaulle, che dona le chiavi della base navale di Marsiglia ai due compari e mandato il gioiello della flotta, la portaerei omonima, a Cipro tanto per essere della partita. Nell’isola, estremo lembo d’Europa, fanno rotta tutte le marine dell’Europa libera – gli inglesi ci stanno già di casa – Spagna e Italia comprese.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Pedro Schienadritta e la Melona</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Se il premier spagnolo, il socialista Pedro Sanchez ha mostrato, almeno a parole, d’avere la schiena dritta davanti alle minacce dell’imperatore, la Melona, bell’esemplare di destra nostrana, con fermezza tutta italica ha chiarito che il nostro paese non è in guerra e le nostre basi non sono disponibili. A meno che non ce le chiedano. Niente, va detto, a confronto delle perle di saggezza distribuite ai media e al volgo dai nostri ministri degli Esteri e della Difesa. Tajani ha consigliato agli italiani d’Oriente di non sostare sui balconi quando passano i droni; l’altro colto alla sprovvista a Dubai non si sa ancora a fare cosa e informato dei fatti dalla tivù, a riprova di come nessuno conti più di noi nello scacchiere internazionale, nonostante le zerbinature dei nostri ai diktat d’oltre oceano, ha ribadito che quella Usa non è una guerra secondo le regole del diritto internazionale. Ma noi tireremo dritto e chissenefrega, secondo la migliore tradizione italiota e alla faccia delle anime belle. In chiusa, torniamo all’abbrivio.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I punti fermi della guerra in corso</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Dalle passioni della settimana emergono chiaramente alcuni punti. Primo: la guerra durerà, a Dio e al duo piacendo, fino all’annichilimento delle residuali capacità belliche iraniane. Secondo: questa risolverà in maniera radicale i diritti conculcati delle donne iraniane, come dimostra la scuola femminile rasa al suolo e oltre il centinaio di bambine uccise, figlie di pasdaràn, e libererà gli iraniani, almeno i sopravvissuti. Terzo: quanto al cambio di regime, senza ombra di dubbio ogni iraniano di buon senno, come le dozzine di ragazzotti che hanno ballato sul molo di Trieste mentre i loro connazionali venivano trucidati sulle note della macarena – non vede l’ora di sostituire ai ceffi col turbante nero l’effige del macellajo di Sion. La stella di Davide apportatrice di libertà come l’altre assieme alle strisce, invece della sanguinaria spada dell’Islam. Quarto: Israele è a un passo dal divenire quel che nemmeno nei sogni più grandiosi di Herzl poteva aversi: il dominio pressoché assoluto sull’intero Medio Oriente, se non sul mondo, grazie al suo compiacente padron servente. E Netanyahu, checché ne dicano gli acchiappanuvoli, passerà alla storia come lo statista che ha realizzato il sogno della grande Israele. Costi quel che costi e crepi Sansone con ogni filisteo. Corollario a questo punto è lo spettro, sempre più materico, d’una terza guerra mondiale.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Lo spettro materico della guerra che verrà</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il dado è quasi tratto. Nessuna guerra, checché ne dicano i manuali, è iniziata in un giorno. La prima non è cominciata a Sarajevo, non la seconda sul confine polacco. Ogni guerra, mondiale o in quanto tale, è preceduta da conflitti più o meno celati, più o meno laceranti, per esplodere con un casus belli buono per i libri di storia. E noi italiani abbiamo sempre avuto un ruolo decisivo nell’innescare la miccia. Fortuna vuole che stavolta al governo vi siano tali pagliacci da disinnescare il pericolo, ma anche dal ridere si può morire. Si ha un bel ridere di Donaldone, dei suoi crimini e delle sue mattane, della pochezza del ceto dirigente d’America come d’altrove, fatto è che nessuno sfugge al proprio destino. Persona, paese o impero che sia. Il destino dell’impero amerikano è in quel batti &amp; colpisci ripetuto come un mantra dalla trista ministra della Fede Usa. Trump come Rimbam Biden, prima di lui Osama, i due Bush eccetera, lo sanno. Non c’è pace se vuoi colpire i tuoi nemici, battere la Cina, non essere costretti a dividere la torta del potere mondiale coi musi gialli e chissà chi altri.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La logica del potere imperiale</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non era diverso ai tempi dell’impero romano: Traiano arrivò a Babilonia e sul Bosforo, Adriano dovette fare marcia indietro ma la sostanza dell’impero non cambiò. Finito d’espandersi cominciò a perdere pezzi e divorare sé stesso, fino a quel capolavoro d’insipienza politica di Diocleziano che si rivelò un rimedio peggiore del male che pretendeva curare. Mutatis mutandis, nulla muta nella logica del potere imperiale, del potere in quanto tale. Il destino dell’Amerika imperiale è segnato dalla storia, come quella di qualunque impero, ma non per questo eviterà a sé stessa e al mondo lacrime e sangue, con la pretesa di dargli benessere e libertà, sotto l’occhio vigile dei media compiacenti e dei servitori di turno. Neppure Cuba, antico sogno di rivincita yankee, potrà salvarsi da tanta grazia. Donaldone ha già promesso di riportarla nell’alveo della libertà. Dai ghiacci della Groenlandia al sole dei Caraibi, tutto un tripudio di stelle &amp; strisce, dal Nilo all’Eufrate una sola stella di Davide, nel deserto d’intorno. Un deserto chiamato pace, per dirla come Tacito. È tempo di liberarsi da tali liberatori, ma non saranno gli asserviti d’Europa a farlo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/una-lunga-settimana-di-passioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I due compari all’ultimo botto</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/i-due-compari-allultimo-botto/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/i-due-compari-allultimo-botto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 21:35:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Khamenei]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziozuccari.net/site/?p=10702</guid>
		<description><![CDATA[Israele e Usa avviano la soluzione finale per l’Iran. Le novità di una vecchia partita ammantata di libertà Vedi come va il mondo. Manco il tempo di celebrare il quarto anniversario d’una guerra che nessuno sa vincere o vuole perdere, che s’apre un nuovo conflitto nella guerra infinita destinata a ridisegnare il mondo a venire. Neanche il tempo di vedere come va a finire Sanremo, che... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/i-due-compari-allultimo-botto/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Israele e Usa avviano la soluzione finale per l’Iran. Le novità di una vecchia partita ammantata di libertà</strong><span id="more-10702"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Vedi come va il mondo. Manco il tempo di celebrare il quarto anniversario d’una guerra che nessuno sa vincere o vuole perdere, che s’apre un nuovo conflitto nella guerra infinita destinata a ridisegnare il mondo a venire. Neanche il tempo di vedere come va a finire Sanremo, che il carrozzone mediatico è costretto a spostare i riflettori, il pubblico a sorbire ben altro spettacolo. Come promesso da tempo, è ripartita la caccia all’ayatollah in nome della pace globale e dei sacrosanti diritti d’un popolo oppresso. Per dare la spallata finale al regime iraniano l’asse dei buoni s’è unito nella santa crociata volta a farla finita una volta per tutte col male in terra. Il ruggito del leone, l’anno chiamato gli strateghi del warfare con quel gusto tutto particolare dei titolisti di guerra. Resta il dubbio se il riferimento sia al ciuffo impertinente del presidente Usa o al ruggito del macellajo di Tel Aviv, ma tant’è. E mentre i dotti discettano su come andrà a finire, se Barbabianca casca o s’arregge, il pubblico alla balconata fischia e plaude, col coro dei servi più o meno utili &amp; sciocchi a unirsi alla crociata. Solo la guerra può estirpare il cancro iraniano, strilla Sallusti con l’usuale senso della misura, dando il là alle schiere dei guerrieri da salotto pronti alla gran pugna. Niente di nuovo sotto al sole. Solo, a missili in volo e botti in corso, qualche noterella.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le novità di una vecchia partita</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L’ennesimo round della partita contro Teheran si muove sulla falsariga dei precedenti, con qualche nuova. Neanche il tempo di dichiarare fallite le trattative in corso sulla denuclearizzazione dell’Iran con gli inviati Usa che Tel Aviv s’è portata avanti, attaccando di sabato – una novità, anche per i pii israelioti – un centinaio di siti iraniani. A dar loro copertura e manforte una grossa forza militare Usa degli ultimi tempi, due portaerei e vari incrociatori le unità maggiori, stazionate nel Golfo e nel Mediterraneo allo scopo, da settimane. L’idea, neanche celata, è quella di dare una spallata al regime finché questo non cadrà. Non si tratta dunque – altra novità – d’una guerricciola di breve corso, d’una botta e via come le precedenti e l’ultima di giugno. Stavolta le operazioni militari andranno avanti fino alla soluzione finale, a sentire il duo dei liberatori. Per non farsi mancare niente Bibi arraffa nel frattempo quel che ancora manca alla grande Israele nella West Bank e altrove. Teheran, da parte sua, risponde come sa e come può: sparacchiando un po’ a casaccio sulle basi Usa nell’area e su Sion. Khamenei è dato per morto.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le carte buone del mazzo</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Le novità suaccennate s’inseriscono nel chiaro tracciato del potere globale, perfezionato dall’amministrazione Trump rispetto alle precedenti. Spazzato via il perfido Assad dalla Siria e ingabbiato il vieppiù perfido Maduro, col sovrappiù d’aver acquisito le risorse energetiche nei due paesi, l’impero può pensare alla spallata finale contro il regime che rappresenta il boccone petrolifero più ghiotto e l’ultimo ostacolo al mantenimento dell’assetto geopolitico attuale: il contenimento della Cina a rango di potenza regionale. La partita grossa coi musi gialli, come ben sanno gli strateghi a stelle e strisce, si giocherà entro la metà del secolo e per ora le carte buone del mazzo sembrano le loro. Se Teheran cadrà ai cinesi resteranno le scartine, Big Don e Bibi saliranno assieme sul carro dei vincitori da veri imperatori, senza manco un servo a sussurrargli all’orecchio che dopotutto sono mortali, come nell’antica Roma. Ancora una spintarella e pure Cuba, l’ultima perla, potrà essere infilata nella collana dei liberatori. E i ghiacci della Groenlandia si scioglieranno al loro sole. All’Europa vassalla il compito di contenere l’orso russo in Ucraina.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Un gioco a perdere</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se la via per Pechino passa da Teheran, il cambio di regime s’impone e non c’è scampo, né rischio che non valga la pena correre. Chi si ferma perde tutto. Però la partita, truccata sotto la luce della libertà, ha un rischio come ogni azzardo. Per ora il dominio Usa è tutto sommato fermo ai tempi della talassocrazia ateniese. Viene dal mare, si concentra sulle portaerei. Missili e bombardieri possono molto, non tutto. Senza un intervento di terra, senza che la gente si ribelli davvero, la tiritera andrà avanti all’infinito, come nell’olocausto palestinese. E forse è proprio questo che vogliono Bibi &amp; sodali. Lo spauracchio del nemico permanente, da battere a piacimento, il terrore costante per non perdere il potere e l’immunità, a salvaguardia dei guai giudiziari. Quel che è certo è che senza una guerra civile il regime non cadrà, checché ne dicano i partigiani della libertà, data la base sociale su cui si regge, nonostante le spaccature interne e le fanfare mediatiche, nonostante la fine della guida suprema. L’aggressione aperta, in barba a ogni diritto internazionale come da prassi, lo rafforzerà o l’affosserà? Questa è la scommessa dei due compari, mentre il mondo sta a guardare, schierandosi da una parte o l’altra. Dimentico che in un gioco a perdere poco importa da che parte stare.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/i-due-compari-allultimo-botto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il pacificatore</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/il-pacificatore/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/il-pacificatore/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 09:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Bibi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Khamenei]]></category>
		<category><![CDATA[Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziozuccari.net/site/?p=10620</guid>
		<description><![CDATA[Dopo la guerra dei dodici giorni, la tregua salvamondo. Trump tra bluff e mazzate, il futuro che sarà. L’ennesimo colpo di scena dopo la spacconata spariglia le carte ma non cambia il gioco Ebbene sì, abbiamo scherzato. Anche nel mondo nuovo la tempesta precede la calma, e così dopo le bombone di Big Don e le bombette d’Alì, è calma piatta tra i contendenti, con Bibi che... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-pacificatore/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo la guerra dei dodici giorni, la tregua salvamondo. Trump tra bluff e mazzate, il futuro che sarà. L’ennesimo colpo di scena dopo la spacconata spariglia le carte ma non cambia il gioco</strong><span id="more-10620"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Ebbene sì, abbiamo scherzato. Anche nel mondo nuovo la tempesta precede la calma, e così dopo le bombone di Big Don e le bombette d’Alì, è calma piatta tra i contendenti, con Bibi che se la ride sotto ai baffi.  Diciamolo subito. Se avessi avuto un dollaro da giocare sulla presidenza Trump come fattore di pace o di guerra, l’avrei puntato su di lui. Che, aldilà delle fanfaronate dell’uomo e della vocazione imperiale dell’America a stelle &amp; strisce e alla frutta, il bispresidente pareva meno manovrabile e rincoglionito del suo predecessore, assai meno legato di Rimbam Biden al complesso militare. E invece. Il 22 giugno 2025 forse resterà nei libri di storia come il 24 febbraio di tre anni fa. Allora Putin decise di mettere un freno all’espansionismo statunitense e della Nato a Est, alzando la posta di un conflitto in atto in Ucraina da un decennio. Tre anni di guerra non sono bastati all’uno o all’altro dei contendenti che a divaricare le posizioni, spingendo l’ex repubblica sovietica, culla della Russia moderna, a una guerra fratricida e l’Europa a una sudditanza economica e militare sempre più cieca agli Usa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tre anni dopo, e dopo la promessa di Trump di mettere fine al conflitto, questo non solo ristagna, ma sul tavolo da poker della geopolitica globale la posta raddoppia e in gioco non c’è solo il destino dell’Europa orientale o dell’Europa tout court, ma del mondo. Se a Est i servizi inglesi si danno da fare per assestare duri colpi all’orso russo – vedi l’operazione dei droni contro i bombardieri strategici russi che ha messo alla berlina Mosca una volta di più – come dall’inizio della guerra e da sempre, altrove Trump ha pensato di riprendersi la scena nel modo a lui più congeniale. La forza bruta e le chiacchiere a vanvera, il colpaccio mediatico dopo le botte da orbi. Tutto è iniziato con un discorso breve, intenso, degno d’un leader se non fosse solo un prestigiatore di bassa lega che gioca coi destini del mondo. Vedi il video su <a href="https://www.youtube.com/watch?v=aMhKhAuwMh4" target="_blank">https://www.youtube.com/watch?v=aMhKhAuwMh4</a></p>
<p style="font-weight: 400;">Dietro – davanti? – a lui Bibi, debitamente citato e ringraziato nel discorso presidenziale che formalizza l’entrata in guerra degli Usa, senza dichiarazione formale, ringrazia e passa all’incasso. India e Cina restano a guardare, ma all’aprirsi delle cateratte il Kashmir e Taiwan – meglio, Formosa – non resteranno all’asciutto. Ma riepiloghiamo i fatti che avvicinano il mondo all’abisso della terza guerra mondiale come mai prima d’ora, al netto delle pagliacciate mediatiche, vagliamo gli sviluppi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le questioni sul tappeto sono tre. Perché Israele ha deciso d’aprire il sesto fronte di guerra – dopo Gaza, Siria, Libano, Cisgiordania, Yemen e Iran, il più letale – mentre è tutt’ora in corso il genocidio palestinese ben oltre la Striscia. Perché gli Usa sono intervenuti a dara man forte all’attacco israeliano al regime degli ayatollah che da decenni è sotto botta dell’arcinemico sionista. Infine, cosa succederà a breve e nel medio termine, dopo la farsa dei bombardamenti preannunciati e della tregua annunciata.</p>
<p style="font-weight: 400;">Israele ha deciso di lanciare un attacco preventivo ai siti iraniani alla viglia dei colloqui sul nucleare in corso a Washington per boicottarli una volta per tutte e chiarire, una volta di più, che la bomba atomica in Medio Oriente possono averla solo loro, sola potenza regionale per non dire mondiale e i soli, insieme agli Usa, che non hanno sottoscritto alcun accordo di non proliferazione atomica. I sionisti ne hanno tra le novanta e le 200 stoccate nei loro magazzini “supersegreti” a Dimona e loro sì sono pronti a usarle alla peggio e senza scrupoli: muoia Sansone con tutti i Filistei, cioè i palestinesi del tempo, come raccomanda la Bibbia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tutti lo sanno, è un segreto di Pulcinella che nessuno vede, tantomeno l’occhiuto servo sciocco di Rafael Grossi, direttore dell’Aiea che balbetta le sue accuse agli altri. Gli altri, specie l’Iran che pretende di menomare lo strapotere di Tel Aviv, stiano a cuccia. Ma non è solo questione d’atomica o di rovesciare il regime degli ayatollah, com’è nei desiderata di tel Aviv e dell’Occidente da sempre. Dopo l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia e, buon ultima, la Siria, il destino della Persia è quello d’essere spezzonata e ridotta a enclavi, per meglio essere dominata e sfruttarne le risorse, con buona pace del diritto internazionale e delle anime belle che piangono sulle atrocità dei pasdaran. Reza Pahlavi, l’erede dello scià già spodestato fa sapere che lui non si tirerà certo indietro davanti al compito d’onore e di libertà. Che magnifico futuro s’apparecchia per gli orfani degli ayatollah.</p>
<p style="font-weight: 400;">A tanta bellezza il regime sciita può opporre chiacchiere e poco altro. Israele vede e prevede, ha creato Hamas contro l’Olp, come molti dimenticano cianciando sul massacro del 7 ottobre, e l’ha usato per poi stritolarlo alla menoma occasione, in una strategia dell’infiltrazione che fa impallidire quella della tensione. Lo stesso dicasi per Hezbollah sotto comando iraniano, infiltrato del pari, come gli aggeggi esplosivi che hanno stroncato i suoi militanti hanno mostrato. Eretz Israel, la grande Israele, non è mai stata così vicina al suo farsi, e che a realizzarla sia Netanyahu, un macellajo che se smettesse d’appiccare fuoco al mondo blaterando di pace sarebbe gettato nelle patrie galere per i suoi intrallazzi è un paradosso del tutto marginale nella partita in gioco. Però neanche le formidabili risorse d’intelligence e militari d’Israele bastano. Il serpentone iraniano è un boccone troppo grosso anche per la gracidante ranocchia di Bibi. Dopo mesi di campagne militari senza soluzione di continuità e undici giorni di guerra i missili continuavano a cadere sul sacro suolo di Sion e allora serve l’amico buono, quello che ti leva dagl’impicci anche se lo svegli in piena notte.</p>
<p style="font-weight: 400;">Così entra in gioco Trump il pacificatore. Manda nottetempo, dal Missouri, sei bombardieri Stealth a sforacchiare con una dozzina di bombe di profondità il bunker sotterraneo superprotetto di Fordow dove i cattivi iraniani stavano costruendo la bomba – verità che tra qualche tempo scopriremo fondata quanto i famosi gas di Saddam – e chiede la resa senza condizioni a Khamenei. Arrendersi o perire. Nel gioco delle parti a Gerusalemme gongolano, a Washington gonfiano il petto come tacchini per la riuscita dell’impresa e a Teheran strillano, qualche missile casca a vuoto nelle basi Usa in Qatar. Prima i soliti comploanalisti, poi tutto il circo mediatico dicono che è tutta una macchietta, spettacolo buono per il pubblico della balconata, come avrebbe detto il grande Céline: tanto gli uni che gli altri hanno preavvisato il nemico e i danni sono minimi. Restano i tanti morti ammazzati sul terreno, inutili. Tant’è, giocare col fuoco non ha mai portato bene, nella calura estiva. Fatto è che dopo le mazzate arriva l’offerta di pace e tutti ci stanno, fingono di crederci. Fino al prossimo missile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Di reale – non di vero, per carità – c’è che il mondo è un posto un tantino meno sicuro dopo la guerra dei dodici giorni che l’ha portato sull’orlo dell’abisso come ai tempi della crisi di Cuba. L’ennesimo bluff dopo la spacconata spariglia le carte ma non cambia il gioco. La repubblica islamica dovrà cadere, bomba o non bomba, perché così vuole il macellajo di Tel Aviv e la superpotenza lo segue, obbediente. L’Europa segue a ruota e riarma, vagisce come una creatura nella culla, neppure consapevole di quel che l’attende, dominata com’è da elite burocratiche al servizio dei poteri davvero forti e succubi a chi ne ha deciso il crollo. Teheran è la via di passo per Pechino, come Damasco lo era per Teheran, i tempi stringono prima che lo scontro si faccia globale e davvero letale, con l’inciampo di Mosca nel mezzo che però ha già mollato la partita mediorientale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Colpi di scena e spacconate non salveranno gli Usa dal suo declino, tantomeno un tristo pagliaccio dal cappellino rosso renderà l’America – gli Stati Uniti, please – di nuovo grande. Il Maga è uno spot, al massimo un programma, non sarà mai una realtà. La guerra infinita per impedire un futuro policentrico all’umanità, il caos globale che ne verrà, è già scritto nel vaticinante saggio di Jacques Attali, ex consigliere dell’imbelle Macron: Breve storia del futuro. Il resto è cronaca, bomba o non bomba. Che, parafrasando Venditti, non ci porterà a Roma ma a fare un bel botto, all’inferno in terra. I guerrafondaj da salotto, gli ignavi della geopolitica, gli orfani del buonsenso e i partigiani delle opposte sponde lo sappiano: salteranno tutti, e primi fra tutti i grilli parlanti. Senza più un dollaro in tasca.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/il-pacificatore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il botto del cerino</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/il-botto-del-cerino/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/il-botto-del-cerino/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 19:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Aliyev]]></category>
		<category><![CDATA[attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Azerbaijan]]></category>
		<category><![CDATA[Bibi]]></category>
		<category><![CDATA[botto]]></category>
		<category><![CDATA[cerino]]></category>
		<category><![CDATA[elicottero]]></category>
		<category><![CDATA[incidente]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Khamenei]]></category>
		<category><![CDATA[Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[Raisi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziozuccari.net/site/?p=10440</guid>
		<description><![CDATA[Il presidente iraniano Raisi si schianta al confine con l’Azerbaijan. Incidente o attentato? I fatti È proprio vero che l’appetito vien mangiando. Piglia Bibi. Non gli bastava l’aver spianato Gaza, proseguendo imperterrito il genocidio fino ai più reconditi angoli di Rafah. Non gli bastava l’aver bombardato l’Iran in risposta al farlocco attacco missilistico iraniano nella principale base israeliana del Negev. No, già che c’era ha... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-botto-del-cerino/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Il presidente iraniano Raisi si schianta al confine con l’Azerbaijan. Incidente o attentato? I fatti</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span id="more-10440"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">È proprio vero che l’appetito vien mangiando. Piglia Bibi. Non gli bastava l’aver spianato Gaza, proseguendo imperterrito il genocidio fino ai più reconditi angoli di Rafah. Non gli bastava l’aver bombardato l’Iran in risposta al farlocco attacco missilistico iraniano nella principale base israeliana del Negev. No, già che c’era ha pure decapitato il regime degli ayatollah, buttando giù l’elicottero con cui il presidente dell’Iran, Ebrahim Raisi, tornava dall’Azerbaijan dov’era andato a inaugurare una diga e stringere accordi e la mano al suo omologo azero, Ilham Aliyev. Il presidente rieletto a febbraio al quarto mandato con un democraticissimo 94% dei voti che, detto en passant, porta un po’ jella, visto che al premier slovacco Robert Fico hanno sparato dopo una medesima visita ma, buon per lui, se l’è cavata. Avanti il terzo incomodo, per Tel Aviv e Washington.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un momento, fermi tutti, che c’entra quel cattivone di Bibi e i soliti pastrocchi della Casa Bianca? Nella regione montuosa dov’è caduto l’aereo c’era un nebbione che manco a Milano negli anni ‘50, e l’elicottero Bell 212 – americano e invero un po’ vecchiotto – s’è guastato per mancanza di ricambi dovuti all’embargo. Eppoi, a dirla tutta, Raisi non era certo un falco. Anzi, pare che volesse fare le scarpe alla guida suprema dell’Iran, quell’Ali Khamenei che regge le sorti del paese dall’alto dei suoi 85 anni e ha già indicato nel rampollo Mojtaba a succedergli alla guida della rivoluzione e alla testa dei suoi guardiani, i Pasdaran. Ergo, a fare fuori il presidente è stato un “guasto” interno al regime. Che gineprajo l’Iran. E che guazzabuglio l’Oriente e la guerra infinita dell’Occidente, per il povero cronista che fatica a raccapezzarcisi e manco può affidarsi ai servigi d’una chat qualesia. E allora vediamo di capirci qualcosa, stiamo ai fatti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Primo fatto. Nell’area, remota e montuosa, a ridosso del confine azero la nebbia c’era, eccome. Tutti hanno visto le immagini dei soccorsi dopo lo schianto del relitto, individuato grazie a un drone turco. La nebbia s’intravede pure dalle ultime immagini del presidente, assorto e malinconico, che guarda fuori dai finestrini dell’elicottero, a pochi minuti dallo schianto. Peccato che dal satellite meteorologico di zona le registrazioni dei dati di volo siano state cancellate, come la nebbia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo fatto. Poco dopo l’incidente a Raisi e al suo entourage, a Baku atterrava un C17 statunitense proveniente dalla Giordania, equipaggiato per la guerra elettronica. E pure meteorologica, dicono i complottisti che ormai allignano persino sui media mainstream. Quelli veri, invece, segnalano dall’accout Israel war room su X la sagoma d’un elicotterino già alle 7.58 del 19 maggio, quando nessuno ancora sapeva del botto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Terzo fatto. L’Azerbaijan è il principale fornitore di petrolio a Israele, e a Baku gli agenti dei servizi con la stella di Davide, come nordamericani, sono di casa. Tel Aviv può colpire ovunque e impunemente i suoi nemici, fuori e dentro l’Iran, e lo ha già dimostrato innumerevoli volte.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quarto fatto. Il defunto presidente Raisi non era un guerrafondajo. Anche a non voler dar credito ai maneggi che lo volevano in lizza per la successione o nella ricomposizione del conflitto con l’arcinemico grazie ai buoni uffici dell’Oman, la sua morte non avvantaggia i moderati nel paese, né tantomeno chi spera in una svolta “democratica” del regime. Il potere vero ce l’ha la guida suprema, anzi il figlio dell’Ayatollah, non certo il fu presidente Raisi o il suo vice Mokhber, e neppure il Consiglio dei dodici guardiani supremi della rivoluzione che dovrà ratificare, entro poche settimane, la nomina del nuovo presidente, indipendentemente da un eventuale voto popolare. Insomma, buttare un altro cerino acceso nella polveriera è un bel modo per far saltare tutto e prima di tutto ogni residuale piano di pace, soprattutto per chi per reggersi a galla deve massacrare ogni oppositore, nemico del proprio Dio.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Buon ultimo, un quinto fatto. Desta un certo finto scalpore e falso clamore la denuncia della corte penale internazionale dell’Aja per crimini di guerra, con tanto di richiesta d’arresto, per Netanyahu e Gallant, ministro della difesa israeliano, come pure per i sopravvissuti leader di Hamas, Yahya Siwar e un altro paio di esponenti. Neanche a dirlo, chi plaudiva alla giustizia per le omologhe richieste verso Putin o Milosevic buonanima, strepita e urla contro l’offesa inaccettabile e l’accusa del tribunale che, peraltro, Usa e Israele non riconoscono. Lettera morta, come il riconoscimento della Palestina che non c’è da parte di 142 stati dell’Onu su 193. Ultimi ad aggiungersi al listone Spagna, Irlanda e Norvegia. L’Italia, con Tajani, balbetta come sempre. Urgono le elezioni burletta del Parlamento Ue che dovrà votare la guerra permanente, l’incendio può attendere.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/il-botto-del-cerino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
