<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Maurizio Zuccari &#187; Siria</title>
	<atom:link href="https://www.mauriziozuccari.net/site/tag/siria/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mauriziozuccari.net/site</link>
	<description>Giornalista, scrittore</description>
	<lastBuildDate>Sun, 27 Sep 2026 16:27:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.37</generator>
	<item>
		<title>La fine del gatto mammone</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/la-fine-del-gatto-mammone/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/la-fine-del-gatto-mammone/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2024 17:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[caduta]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziozuccari.net/site/?p=10576</guid>
		<description><![CDATA[Cade Assad in un conflitto lampo, dopo un quindicennio di guerra civile. La Siria, sull’orlo della spartizione a tre, tutto sarà fuorché democratica. Gli Usa si terranno i pozzi, Erdogan si sbarazzerà dei curdi, Bibi realizza la Grande Israele. E Mosca resta col cerino spento, mentre l’Iran aspetta il suo turno Certe volte i proverbi le sparano grosse ma certe altre ci azzeccano proprio. Come... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/la-fine-del-gatto-mammone/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/12/turkproxies-9637278.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10577" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/12/turkproxies-9637278-300x169.jpg" alt="turkproxies-9637278" width="300" height="169" /></a><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/12/Hermon.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10578" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/12/Hermon-300x169.jpg" alt="Hermon" width="300" height="169" /></a></p>
<p><strong>Cade Assad in un conflitto lampo, dopo un quindicennio di guerra civile. La Siria, sull’orlo della spartizione a tre, tutto sarà fuorché democratica. Gli Usa si terranno i pozzi, Erdogan si sbarazzerà dei curdi, Bibi realizza la Grande Israele. E Mosca resta col cerino spento, mentre l’Iran aspetta il suo turno</strong><span id="more-10576"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Certe volte i proverbi le sparano grosse ma certe altre ci azzeccano proprio. Come in questo caso: chi la dura la vince. Erano tre lustri che, a colpi di primavere arabe e appelli alla democrazia globale, i giusti d’ogni colore e soprattutto quelli di casa a Tel Aviv e Washington l’avevano giurata a Bashar al-Assad. Da domenica, finalmente, il sanguinario despota di Damasco è caduto, la Siria è tornata nell’alveo delle libertà e tutti i sinceri progressisti possono dirsi grati a Dio, o Allah che dir si voglia. Pace a chi resta e potrà darsi finalmente al risorgere alle libertà, in un paese che, tra le sperticate lodi delle democrazie occidentali ai nuovi padroni, tornerà a essere quel regno di Bengodi che un cinquantennio di dittatura Baath aveva reso un tristo regime. Se quel vecchio volpone di Kissinger potesse uscire dalla tomba, sarebbe il primo a congratularsi con sé stesso e i liberatori. Lui l’aveva detto chiaro fin dall’inizio della guerra civile per procura, nel 2011, e ribadito quando russi e iraniani non avevano permesso di scalzare Assad da Damasco, come stavano facendo le spontanee sollevazioni popolari con altri governi nel Medio Oriente. “Credete che le primavere siano per i begli occhi degli arabi? L’unica soluzione per metterla a terra – la Siria, ndr – adesso è bruciarla dall’interno”. C’è voluto un bel po’, ma chi la dura la vince.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sintomatici del ritrovato sentimento democratico sono gli appelli dei conduttori tv e dei quadri del vecchio regime, alcuni già fedelissimi, passati armi e concetto ai nuovi padroni. Dove spicca, alla testa dei democraticissimi liberatori di Hayat Tahrir al-Sham, filiazione di Al-Qaeda, quell’Abu Mohammad al-Golani, o Al Jolani, sul cui capo pende tuttora una taglia da 10 milioni di dollari – mica bruscolini – quale terrorista islamico, ora convertito sulla via di Damasco, come san Paolo, e annoverato tra i volti nuovi della democrazia. Qualche foto taroccata già lo dà in preghiera sotto al muro del pianto, ma possiamo star certi che tra non molto lo vedremo, novello Zelensky, stringere mani e dar pacche sulle spalle ai bei nomi della democrazia totalitaria, da Von der Layen a Rutte, da Macron a Trump. Tutti troppo occupati all’inaugurazione della risorta Notre Dame, nella nuova veste paraclassica e paramassonica, per vedere ciò che accadeva di domenica sera nel vicino Oriente. Più accorto, neanche il tempo per Assad di darsi alla fuga che già Netanyahu ordinava ai cingolati di Tel Aviv di spingersi oltre le alture del Golan occupate in barba al cosiddetto diritto internazionale, e alle truppe speciali e ai bombardieri d’azzerare la residua capacità militare dell’esercito siriano dalla frontiera del Libano alla Giordania. Sul monte Hermon, a trenta chilometri da Damasco, sventola ora la bandiera con la stella di Davide, tutto il sud del paese è saldamente in mano israeliana e così sarà nei tempi a venire.</p>
<p style="font-weight: 400;">Eretz Israel, la grande Israele è un fatto compiuto, dalla Striscia ridotta a tabula rasa al devastato Libano, dal carnajo della Giordania – prossima tappa, se non saprà far tacere i profughi palestinesi che ancora si agitano nei campi – alla martoriata Siria, Sion è ovunque e la sua longa manus può colpire chiunque. Il macellajo di Dio aveva visto giusto a darsi tanto da fare, dopotutto, e ora che la via è sgombra sarà un gioco da ragazzi sbarazzarsi dell’ultimo nemico e aprirsi la via di Teheran. Basterà l’ultima spintarella, ma forse un nemico in ginocchio, da colpire a piacimento, è ancora più utile di uno spacciato per sempre. Intanto Israel Katz, ministro della Difesa, può gongolare: «Abbiamo assestato un colpo formidabile all’asse del male». Ben detto, e soprattutto fatto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma come è stato possibile a una banda di sgarrupati scannapolli, fino a quel momento asserragliati a Idlib e poco oltre, di prendersi in pochi giorni un paese che resisteva da un quindicennio a ogni cospirazione? Che una congerie di poche migliaia di ex terroristi male in arnese, senza armi pesanti e lo straccio d’un carro armato, con poche sgangherate carrette armate di mitragliere e un pugno di droni made in Ucraina abbiano avuto ragione di un esercito malridotto, sì, ma con oltre 270mila uomini, centinaia di carri, cannoni e aerei, forte di migliaia di miliziani di hezbollah e pasdaran e soprattutto dell’appoggio della marina e dell’aviazione russa? Un esercito che si è squagliato dopo i primi scontri, peraltro favorevoli, arrendendosi di fatto senza combattere ai tagliagole inneggianti alla libertà.  Per ritrovare un precedente simile dobbiamo sbarcare con Garibaldi a Marsala, risalire la Sicilia e la Calabria per vedere i soldati di Franceschiello filarsela e arrendersi a frotte ai liberatori d’Italia. Dobbiamo accompagnarci a Cadorna alla passeggiata di Porta Pia e vedere gli zuavi francesi sparacchiare un po’, tanto per fare scena, prima di darsela a gambe per le vie di una Roma non più papalina. Cos’è successo, dunque?</p>
<p style="font-weight: 400;">Se Bibi s’è pappato il boccone grosso e si prepara a fare una scorpacciata dell’ultima pietanza in terra d’Iran, pure i commensali al banchetto che vedrà la Siria seguire la sorte della Libia, smembrata e sbranata, e i suoi pozzi petroliferi spartiti tra i vincitori, sono diversi. Primo fra tutti Erdogan che, con l’abbraccio a Bibi per schiantare l’asse del male e il dittatorello di Damasco, ha dato inizio ai giochi e spinto i liberatori a fare il colpo grosso. Al Jolani e le sue milizie sono sul suo libro paga, e serviranno a ritagliarsi una bella fetta di Siria ripulendola dai curdi che ancora s’ostinano, nel nord, a resistere ai liberatori. Per loro la fine di Assad rappresenta la caduta dalla padella alla brace; nessuna tregua ma un bel repulisti fino all’eliminazione finale del Rojava e delle sue unità di autodifesa. Non del Kurdistan sotto protettorato Usa, però, che manterrà il controllo – in barba al solito diritto internazionale – sulle aree occupate a est e sud del paese, quelle coi giacimenti petroliferi più ricchi, che già Trump pensava di restituire e invece dovrà suo malgrado tenersi, soprattutto se i pozzi iracheni ancora sotto occupazione torneranno effettivamente al legittimo proprietario entro il prossimo anno, come richiesto dal parlamento di Baghdad. Dai campi statunitensi in Siria sono partiti i raid che hanno spazzato i rinforzi in arrivo dall’Iraq per il regime, prima che cadesse, e qualcosa si dovrà pur avere in cambio. Poi vuoi negare la soddisfazione di un altro paletto messo in quel posto a Trump sulla via di Washington? Gestire l’eredità venefica di Biden sarà sempre più difficile. Ma neanche il balletto a tre tra Bibi, il gran visir e il morto che cammina alla Casa Bianca ha fatto schiantare Assad in un fiat. C’è voluto altro. Un quarto, maldestro danzatore.</p>
<p style="font-weight: 400;">All’inizio delle operazioni su Aleppo, a fine novembre, i jet russi di stanza a Latakia hanno bombardato i ribelli per contenerne l’avanzata. Poi più niente. L’unico aereo russo a levarsi in volo è stato quello che ha portato Assad e famigli a Mosca, spinto dai suoi protettori – il comunicato russo parla di “pace inclusiva”, magica parolina dei tempi nuovi entrata persino nel gergo militare – mentre Egitto e Giordania avevano addirittura consigliato al despota di formare un governo in esilio. Povero Bashar, lui che voleva fare l’oculista e per quel sogno aveva il fisico e tanto studiato a Londra, e mai si sarebbe sognato di darsi alla politica e tantomeno al governo, se il fratello maggiore, Basil, non fosse perito nel più classico accidente stradale dei servizi e il padre Hafiz, artefice della dinastia, non fosse morto d’infarto. Povero Bashar, che per non perire s’è grappato ai soli che potessero salvarlo, i russi, e alla fine s’è dimostrato savio quanto uno dei ciechi di Bruegel. Si vocifera che in cambio della sua pellaccia e della Siria Mosca abbia messo sul piatto della bilancia nientemeno che il guitto Zelensky, che alle prossime elezioni – prima o poi si faranno – ci lascerà le penne e dovrà passare la mano a qualcuno in grado di fare la pace in una guerra che non si vince. Povero Assad, che in arabo significa leone e ha fatto la fine del gatto mammone. E povera Siria, soprattutto, ora più che mai.</p>
<p style="font-weight: 400;">Che il conflitto nel paese rappresenti la saldatura tra le guerre in corso, in Medio oriente e in Europa, è chiaro in campo e fuori. Sul terreno, perché servizi e reparti speciali ucraini si sono dati un bel po’ da fare, coi droni e i volontari, sotto l’occhio vigile dei turchi, per dare una mano alle milizie jihadiste, mentre russi, hezbollah e pasdaran erano in altre faccende affaccendati e sotto botta. Se così fosse, e forse è, Putin – non a caso elogiato da Erdogan per quanto ha fatto – ha commesso un doppio sbaglio, più grosso ancora dello scatenare una guerra che non è stato in grado di vincere. Può forse garantirsi la pace sul fronte orientale e, chissà, i tre ballerini gli lasceranno pure il contentino della base nel Mediterraneo orientale, per quel che vale. Ma i suoi alleati, dall’Iran alla Cina, vera posta in gioco della guerra che verrà, sanno che dei russi c’è poco da fidarsi, pronti come sono a mollare l’arrosto per il biscottino. Vada come vada, l’Occidente ha preso due grassi piccioni con la classica favetta: fatto fuori un feroce dittatore mentre l’altro è lì che aspetta il suo turno. I dittatori, si sa, sono come le mele: alcuni marci e altri tanto utili da levare il medico di torno. I media mainstream possono sbizzarrirsi a mostrare gli orribili carceri del despota caduto e tessere lodi del nuovo che avanza. Poi, quando si vedrà che hanno suonato il piffero dalla parte sbagliata, sarà tardi ma poco importa. La libertà, come recita quello spot, non ha prezzo e loro, come chi sta dalla parte giusta, non pagheranno mai il conto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/la-fine-del-gatto-mammone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo scherzo d’aprile di Bibi</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/lo-scherzo-daprile-di-bibi/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/lo-scherzo-daprile-di-bibi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 08:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Bibi]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.mauriziozuccari.net/site/?p=10397</guid>
		<description><![CDATA[Netanyahu rilancia, a Gaza e Damasco. Il marchese del Grillo in salsa mediorientale che piace allo strabico mondo (e ai media) occidentali Piglia uno stato canaglia. Uno che bombarda come e quando gli pare, e nessuno fiata. Che affama e massacra, ed è nel giusto. A nessun paese sarebbe concesso di fare il bello e cattivo tempo, in casa e a livello internazionale. A nessuno,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/lo-scherzo-daprile-di-bibi/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/04/Damasco.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10399" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/04/Damasco-300x209.jpg" alt="damasco" width="300" height="209" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Netanyahu rilancia, a Gaza e Damasco. Il marchese del Grillo in salsa mediorientale che piace allo strabico mondo (e ai media) occidentali</strong><span id="more-10397"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Piglia uno stato canaglia. Uno che bombarda come e quando gli pare, e nessuno fiata. Che affama e massacra, ed è nel giusto. A nessun paese sarebbe concesso di fare il bello e cattivo tempo, in casa e a livello internazionale. A nessuno, tranne Israele. È un paradosso tutto contemporaneo, una novità storica, quello che accade oggidì. Non tanto il massacro permanente perpetrato in nome dell’autodifesa e della libertà; non tanto l’uso massiccio e sproporzionato della violenza organizzata e del terrorismo di stato; non tanto la giustificazione dell’intollerabile. Quanto la menzogna totale approvata come reale, il rovesciamento d’ogni logica, la follia come metodo, nella totale ignavia del mondo occidentale. Per la prima volta nella storia la vittima che osa alzare il dito sul carnefice viene zittita, derisa, spacciata per aggressore e accusatore fazioso. Strano strabismo, quello d’un mondo, d’un continente che da un lato pretende difendere la libertà dei suoi confini orientali e dall’altro non vede quello che succede ai suoi piedi e sulla propria testa.<br />
<!--more--><!--more--></p>
<p style="font-weight: 400;">Lo scherzo d’aprile di Netanyahu è duplice. Da un lato affama i sopravvissuti nella Striscia di Gaza per fiaccare le ultime resistenze di Hamas – una sua creatura, è bene ricordare – dando la caccia e uccidendo scientemente alcuni cooperanti in loco, non pago d’aver raso al suolo ospedali e quant’altro. Dall’altra bombarda in pieno giorno, con quei gioiellini tecnologici degli F35 gentilmente forniti dal main sponsor Usa, il consolato iraniano a Damasco, facendo fuori una mezza dozzina d’alti ufficiali dei Pasdaran impegnati in loco e sul fronte libanese. Fatto eclatante, palese violazione d’ogni norma internazionale, per quel che vale. D’altronde gli aerei con la stella di Davide non hanno mai smesso di ronzare sulla Siria, come altrove, dall’inizio della guerra di Gaza e prima, per bombardare ogni obiettivo utile alla causa di Sion, sotto al naso dei russi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Duplice scherzetto ma un solo obiettivo, dunque. Allargare il conflitto, spingere l’Iran – sempiterno crocevia del male, obiettivo intermedio sulla via di Pechino – a fare quel passetto in più per dargli la mazzata finale, forti degli Usa alle spalle. Mostrare, più prosaicamente, che Tel Aviv può tutto, gli altri una ceppa. È il paradosso del marchese del Grillo in salsa mediorientale: io so’ io e voialtri non contate un cazzo. Biden si lagna e s’indigna, mastica amaro sbavando un po’, e forse qualche dozzina di voti d’onesti democratici li perderà pure sulla via di Washington, ma continua bellamente a staccare assegni e fornire crediti illimitati alla guerra israeliana. Solo a febbraio 18 miliardi di dollari, compresi altri bombardieri e imponenti forniture di bombe d’aereo e granate per carri, senza le quali la guerra si fermerebbe. Da parte sua Khamenei, la suprema guida della repubblica islamica, strepita e urla, promette vendetta ma incassa e deve far pippa, se non vuole stare al gioco di Bibi e infilare la testa nel cappio.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto al leader del Likud, se è vero che Israele è una democrazia – totalitaria, al pari delle occidentali – il premier non può essere considerato l’unico artefice della politica di potenza israeliana. Fatto è che il vecchio Bibi – 75 anni a ottobre – non dà segni di cedimento. Ha più procedimenti di Trump e Berlusconi messi assieme, folle oceaniche strepitano davanti alla Knesset perché finisca il massacro e tornino gli ostaggi, da più parti chiedono elezioni anticipate ma lui resiste, inossidabile. Chi la dura la vince, recita un vecchio adagio, e Bibi è sulla strada giusta. Il resto del mondo che tiene banco e i media che contano plaudono allo scherzetto e alla propria fine, non alla fine della guerra. Ché finché c’è guerra c’è speranza, come recitava, ancora, il buon Sordi.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/lo-scherzo-daprile-di-bibi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Europa salvi gli uiguri</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/leuropa-salvi-gli-uiguri/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/leuropa-salvi-gli-uiguri/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 08:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Qui mondo]]></category>
		<category><![CDATA[2045]]></category>
		<category><![CDATA[Attuali]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Ue]]></category>
		<category><![CDATA[Uiguri]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9976</guid>
		<description><![CDATA[I musulmani uiguri sono dei simpaticoni. Girare in una delle cittadine del Nordovest della Cina dove pullulano con le loro scoppolette bianche, coi loro carretti e le loro friggitorie, nei mercatini dove dai grilli fritti agli scorpioni in salamoja non ti manca niente, è un piacere per gli occhi prima che per il palato. Di loro si narra che avevano messo in piedi un’unità di... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/leuropa-salvi-gli-uiguri/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I musulmani uiguri sono dei simpaticoni. Girare in una delle cittadine del Nordovest della Cina dove pullulano con le loro scoppolette bianche, coi loro carretti e le loro friggitorie, nei mercatini dove dai grilli fritti agli scorpioni in salamoja non ti manca niente, è un piacere per gli occhi prima che per il palato. <span id="more-9976"></span>Di loro si narra che avevano messo in piedi un’unità di combattenti musulmani – la brigata uigura – per combattere in Siria via Turchia nei ranghi jihadisti, spazzata via dalle parti d’Idlib. Comunque sia andata, è brava gente che, come ognuno, ha diritto di professare quel che crede, sparacchiare dove vuole, e nessuno può metterci bocca o puntare il dito. Giustissime quindi le sanzioni decise dall’Ue, su pressione del dipartimento Usa e del gran vecchio bimascherato, per le vessazioni dei funzionari del cattivo governo cinese contro gli uiguri.</p>
<p>Ora i cattivi cinesi e i cattivissimi russi si sono lagnati &amp; abbracciati, lamentano l’uso politico delle sanzioni e ammoniscono l’Occidente: occhio a non seguire le logiche della nuova guerra fredda. Monito inutile, la linea rossa del 2045 – deadline dell’armageddon contro le potenze del male, secondo il profeta Attali – s’avvicina a grandi passi, e gli euroburocrati fanno la loro parte. Salvando gli uiguri.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/leuropa-salvi-gli-uiguri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le sette vite (più una) di Al Baghdadi</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/le-sette-vite-piu-una-di-al-baghdadi/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/le-sette-vite-piu-una-di-al-baghdadi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2019 19:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Al Baghdadi]]></category>
		<category><![CDATA[califfo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9574</guid>
		<description><![CDATA[Aveva sette vite – privilegio che un tempo s’accordava ai gatti – ma alla fine anche l’ultima l’ha lasciato. Con una operazione d’intelligence lampo e poca gloria, come il suo predecessore. Quel Bin Laden passato alla storia per essere stato l’unico umano a telecomandare aerei da una grotta in Afghanistan, mica come i comuni mortali che non riescono a prendere la linea a due passi... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/le-sette-vite-piu-una-di-al-baghdadi/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Aveva sette vite – privilegio che un tempo s’accordava ai gatti – ma alla fine anche l’ultima l’ha lasciato. <span id="more-9574"></span>Con una operazione d’intelligence lampo e poca gloria, come il suo predecessore. Quel Bin Laden passato alla storia per essere stato l’unico umano a telecomandare aerei da una grotta in Afghanistan, mica come i comuni mortali che non riescono a prendere la linea a due passi dal wireless. Abu Bakr al Baghdadi è morto, un commando Usa ha fatto fuori il gran capo dello stato islamico, proprio come Osama Bin Laden in Pakistan. Mica come l’ultima volta ch’era stato dato per morto e invece era scappato in motoretta sulle pietraje afghane. Altri dicono che s’è fatto esplodere con tanto di mogli e figli, nel mezzo dell’operazione “Fonte di pace” nella safe zone in Siria, col beneplacito di Erdogan e la fattiva collaborazione turca. Insomma, Al Baghdadi ci ha lasciati.</p>
<p>Ad annunciarne la morte il faccione rubicondo di Trump, verace quanto un piazzista a Porta Portese, tra i sorrisetti sui volti non meno rubizzi dei generaloni russi in Siria, all’annuncio del raid di cui non hanno visto nulla sui radar – la zona è sotto il loro controllo aereo – anzi dicono che il califfo gode di buona salute in Iraq. Comunque, tengono a precisare, la nuova non cambia d’una virgola schieramenti e rapporti di forze in campo. Vale a dire una mezza vittoria siro-russa, con la tregua imposta a Erdogan dopo aver conquistato quello che c’era da conquistare, nel silenzio d’Europa. Mentre gli americani e i loro sodali anglofrancesi si sono riposizionati nel nordest, in barba a qualunque declamato ritiro, a presidio dei giacimenti di gas e petrolio siriani, senza alcun mandato Onu e senza i quali Assad non potrà far risorgere la Siria dalle sue macerie. Deve contentarsi, per ora, d’aver ripreso una bella fetta di deserto a est dell’Eufrate, lasciando il nord alle milizie arabe filoturche e l’est ai curdi già filoamericani e antiamericani, che hanno ingojato l’amaro calice di riavere Assad tra i piedi per non vedersi spazzare via dai turchi. Una spartizione dove ognuno guadagna qualcosina, chi vivrà vedrà. Ma torniamo alle sette vite del califfo.</p>
<p>Cosa ci facesse Baghdadi a Barisha, sperduto villaggetto siriano a pochi chilometri dal confine turco, in un’area controllata dai militari di Ankara, è questione oziosa, visti gli ottimi affari intrattenuti dal sultano e famigli con l’Isis, prima che i russi facessero saltare un po’ d’autobotti e i traffici. Sorvoliamo sul tempismo dell’annunciata morte, giunta come il cacio sui maccheroni a riequilibrare il voltafaccia Usa. Lo strombazzato ritiro dall’area per consentire ai turchi di fare tabula rasa delle risorse siriane e delle velleità curde. Sorvoliamo pure sulla capziosa domanda se il successore di Al-Baghdadi sia quell’Abdullah Qardash, già armigero di Saddam, indicato dallo stesso califfo quale suo erede e su cui Trump ha messo una bella taglia. Oppure quell’Al-Badry che ha fatto da passacarte al senatore McCain nel suo viaggio in Siria nel maggio 2013, seduto assieme al desco dello stesso Baghdadi, nemico mortale degli Usa. Istruito a dovere, come lui, nelle famigerate prigioni di Camp Bucca, dove gli Usa hanno selezionato il meglio dei loro califfi. Una sorta di West Point d’Oriente.</p>
<p>L’unica vera questione, la domanda delle domande, è: ma davvero Baghdadi è stato fatto morire come un cane, come s’è vantato Trump, o piuttosto per lui è pronta una bella carta verde, un permesso di soggiorno permanente e una solida pensione di guerra del paese che ha così (ingloriosamente) servito? Comunque sia siatene certi, appena il tempo di cambiare gli attori, smontare i fondali, che un nuovo cattivo già s’appressa. Poveri gatti, con solo sette vite.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/le-sette-vite-piu-una-di-al-baghdadi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Safe zone e migranti, le carte truccate di Erdogan</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/safe-zone-e-migranti-le-carte-truccate-di-erdogan/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/safe-zone-e-migranti-le-carte-truccate-di-erdogan/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 09:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Qui mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[safe zone]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9551</guid>
		<description><![CDATA[“Safe zone in Siria o apro le porte ai rifugiati verso l’Europa”. Il monito è chiaro, il ricatto pure. Col suo consueto stile misurato, Erdogan avverte l’Ue: se non avrà mano libera in Siria se la vedrà con una nuova massa di migranti. La faccenda è anche economica: l’Unione ha sborsato ad Ankara sei miliardi di euro perché la Sublime porta s’aprisse alle torme di... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/safe-zone-e-migranti-le-carte-truccate-di-erdogan/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/09/1-122-931x1024.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9553" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/09/1-122-931x1024-300x188.jpg" alt="1-122-931x1024" width="300" height="188" /></a></p>
<p>“Safe zone in Siria o apro le porte ai rifugiati verso l’Europa”. Il monito è chiaro, il ricatto pure. <span id="more-9551"></span>Col suo consueto stile misurato, Erdogan avverte l’Ue: se non avrà mano libera in Siria se la vedrà con una nuova massa di migranti. La faccenda è anche economica: l’Unione ha sborsato ad Ankara sei miliardi di euro perché la Sublime porta s’aprisse alle torme di rifugiati fuggiti dalla guerra in Siria, in cui il neosultano ha tanta parte. Meno della metà sono stati versati, e mancano al saldo poche centinaia di milioni.</p>
<p>Erdogan alza la voce con un duplice obiettivo. Far sì che l’Europa non chiuda i cordoni della borsa e ottenere il riconoscimento d’una safe zone – meglio, zona cuscinetto – da ripopolare con buona parte dei tre milioni di profughi siriani, per lo più simpatizzanti islamici avversi al regime di Damasco. Un’area estesa da Jarablus al confine iracheno, 450 chilometri per una trentina di profondità, per tenere a bada i curdi e mettere definitivamente le mani su una bella fetta di Siria e le sue risorse di gas e petrolio, sottraendola all’odiato Assad e agli odiatissimi curdi.</p>
<p>La faccenda è anche geopolitica. L’area, occupata dalla Turchia, è pattugliata insieme alle forze d’occupazione Usa e anglofrancesi, in barba a diritto internazionale o risoluzioni Onu. Ed è utilizzata, buoni ultimi, dagli israeliani che dagli aeroporti strappati all’Isis conducono attacchi coi droni alle milizie sciite in Iraq. I russi, da parte loro, si limitano a sparacchiare di qua dal limes, tanto per mostrare i muscoli. Così Erdogan ha buon gioco nel fare la voce grossa, anche se buona parte dei profughi sono scappati altrove o non vogliono saperne del campo di concentrazione che s’apparecchia per loro, a cielo aperto. Nel risiko siriano la mano è dalla sua anche se le carte sono un bluff, checché ne dica l’Europa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/safe-zone-e-migranti-le-carte-truccate-di-erdogan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Morire per Baghuz</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/morire-per-baghuz/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/morire-per-baghuz/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 08:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Qui mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Baghuz]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Orsetti]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9442</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Non abbandonate la speranza. Mai. Dice così un rigo del testamento di Lorenzo Orsetti. Guerrigliero andato a combattere e morire tra le file dell’Ypg, l’esercito di liberazione del Pkk, il partito comunista curdo, nell’ennesima ultima roccaforte dell’Isis, a Baghuz, appena liberata. Non è il primo italiano a lasciare la pelle in Siria, il fiorentino 33enne d&#8217;orientamento anarchico. Già a dicembre Giovanni Asperti, un maturo... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/morire-per-baghuz/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/03/1552915656899.JPG-siria___ucciso_crociato_italiano___isis__il_colpo_di_coda_a_baghuz__chi_hanno_ammazzato_i_jihadisti.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9445" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2019/03/1552915656899.JPG-siria___ucciso_crociato_italiano___isis__il_colpo_di_coda_a_baghuz__chi_hanno_ammazzato_i_jihadisti-300x150.jpg" alt="1552915656899-jpg-siria___ucciso_crociato_italiano___isis__il_colpo_di_coda_a_baghuz__chi_hanno_ammazzato_i_jihadisti" width="300" height="150" /></a></p>
<p>Non abbandonate la speranza. Mai. Dice così un rigo del testamento di Lorenzo Orsetti. Guerrigliero andato a combattere e morire tra le file dell’Ypg, l’esercito di liberazione del Pkk, il partito comunista curdo, nell’ennesima ultima roccaforte dell’Isis, a Baghuz, appena liberata. <span id="more-9442"></span>Non è il primo italiano a lasciare la pelle in Siria, il fiorentino 33enne d&#8217;orientamento anarchico. Già a dicembre Giovanni Asperti, un maturo bergamasco, è morto combattendo coi curdi – contro i turchi, però – lasciando due figli piccoli. Perché? Entrambi credevano in un mondo più libero e giusto, con meno mancorrente e menefreghismo. Per l’ideale, dunque. Roba da volontari garibaldini.</p>
<p>Non è certo per soldi che loro, e la quindicina d’italiani, sono andati in Siria. Come nel Donbass pro o contro Putin, se d’altro colore, e prima tra i nazicroati in Krajna, se d’altro colore, contro l&#8217;ultimo stato socialista d&#8217;Europa. Non per mancanza d’alternativa o lavoro. Orsetti un lavoro l’aveva, persino meglio pagato della modestissima paga da combattente tra le file del Pkk, a differenza di chi s’arruola nei “peacekeeper” statali o, ancora, nella Legione. O tra i mercenari – loro sì, strapagati – che militano negli opposti schieramenti e tra gl’integralisti islamici che l’hanno ucciso, al soldo di ben altri padroni.</p>
<p>Si muore a Baghuz e altrove per fede politica, per un mondo diverso. Per spirito d’avventura. Per fuggire, pure, dal vuoto interiore e di un mondo desertificato dove niente sembra avere più senso, vita compresa. Ed è meglio cacciarsi nei guai degli altri, farli propri, ché starsene al chiuso dei propri. Difficile dire, capire davvero, cos’abbia spinto Orsetti, e come lui tanti altri, a superare la soglia di una guerra alle porte di casa. Più facile giudicare – dirli pazzi o eroi – o, meglio, stare zitti. Guardare da un’altra parte e far finta di niente, tanto i riflettori mediatici si spengono subito, sulle sabbie di Baghuz come d’altrove. Restarsene a casa, a social accesi e coscienza spenta.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/morire-per-baghuz/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siria, fake gas e missili smart</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/siria-fake-gas-e-missili-smart/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/siria-fake-gas-e-missili-smart/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 10:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[Douma]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<category><![CDATA[fake proof]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[missili]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Skripal]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9327</guid>
		<description><![CDATA[Neanche il tempo d’affossare la fake proof del caso Skripal – che, pare, gode di ritrovata salute con la figlia in quel di Salisbury – che una ben più consistente fake news a base di gas nervino riesplode in Siria, a rischio d&#8217;affossarci tutti. Il copione è noto &#38; abusato, si ripete dall’Iraq in qua passando per la Libia &#38; altri disastri, ma fa sempre effetto. Fonti... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/siria-fake-gas-e-missili-smart/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/04/guerra-Siria.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9328" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/04/guerra-Siria-300x133.jpg" alt="guerra-siria" width="300" height="133" /></a></p>
<p>Neanche il tempo d’affossare la fake proof del caso Skripal – che, pare, gode di ritrovata salute con la figlia in quel di Salisbury – che una ben più consistente fake news a base di gas nervino riesplode in Siria, a rischio d&#8217;affossarci tutti. <span id="more-9327"></span>Il copione è noto &amp; abusato, si ripete dall’Iraq in qua passando per la Libia &amp; altri disastri, ma fa sempre effetto. Fonti “umanitarie” legate a doppio filo ai ribelli anti Assad che fanno ampio e umanitario uso di scudi umani e arsenali chimici graziosamente forniti dai Sauditi diffondono notizie non verificate né sensate sugli attacchi ai civili a base di gas nervino da parte del malvagio regime, sostenuto dal bieco Putin.</p>
<p>Oggi a Douma, dove gli sgherri di Assad ripuliscono le ultime sacche della resistenza ex jihadista, come ieri a Idlid e Aleppo. Le tv arabe delle petromonarchie del Golfo, sponsor dei ribelli, trasmettono immagini di poveri bimbi martoriati dai gas, coi soccorritori privi della benché minima protezione (il che equivale a morte certa in caso di tale aggressivo chimico), senza una parvenza di veridicità né verificabilità, ma con gran scarmazzo del Circo Barnum umanitario d’osservanza salafita, come l’Osservatorio siriano sui diritti umani con sede a Coventry. A molte fermate di tram dal centro di Damasco ma vicino ai servizi di Sua Maestà.</p>
<p>L’ennesima bufala rimbalza sui media più o meno acriticamente, serve a indire la nuova chiamata alle armi contro il tiranno, i russi e gli iraniani che lo spalleggiano. Alla reiterata menzogna non scampano le anime belle &amp; caste di casa nostra, da Saviano alla Litizzetto, tutti a tapparsi la bocca come vuole quel sedicente blogger minorenne, e giù in trincea. Trump, già pronto a passare la mano ai contractor, fa marcia indietro e con Macron e la May, alleati sempre fidi &amp; proni, si prepara a sparacchiare qualche missile, definito via tweet “smart”, bello e intelligente, e lasciar fare ai turchi che, con l&#8217;ausilio delle forze speciali francesi, a nord si stanno ritagliando il loro pezzo di Siria, a spese dei curdi. Anche Gentiloni è della partita, e da necroforo di un ex governo in piedi per gli affari correnti (com&#8217;è evidentemente una guerra), manda un bell&#8217;aereo cisterna a rifornire i caccia alleati, via Giordania, mentre continuano le manovre da operetta per un governo qualesia.</p>
<p>Buon ultimi gli israeliani – deus ex machina del conflitto siriano – si portano come sempre avanti bombardando (dal Libano) i siro-iraniani presso Homs. Dove, secondo i sacri testi, si svolgerà l&#8217;Armageddon, lo scontro finale tra il bene e il male a cui avidamente anelano. Tanto, si sa, loro sono l&#8217;eletto popolo destinato al trionfo. E, per buona misura, giù missili e proiettili esplosivi a Gaza. Questi sì (anche) sui bambini, ma nessuna star mediatica si tappa il naso o la bocca. E  l’Occidente continua ad abbeverarsi alle fonti della propaganda jihadista, alle bufale al servizio del caos.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/siria-fake-gas-e-missili-smart/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mosul e Raqqa, penultimo atto</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/mosul-e-raqqa-penultimo-atto/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/mosul-e-raqqa-penultimo-atto/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2017 15:41:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Al Baghdadi]]></category>
		<category><![CDATA[Al Nuri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<category><![CDATA[Raqqa]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9099</guid>
		<description><![CDATA[Mosul ultimo atto. Mosul sta per cadere. Scontro finale a Mosul. Sono mesi che la martoriata capitale del Kurdistan iracheno sta lìlì per cascare, nei titoli dei media e nei proclami degli assedianti. In realtà, dopo mesi d’assedio i miliziani dell’Isis restano lungi dal mollare la presa. Era d’ottobre quando il premier iracheno, lo sciita Haider al Abadi, annunciava in notturna tv l’inizio dell’offensiva finale... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/mosul-e-raqqa-penultimo-atto/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/06/Al-Nuri2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9100" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/06/Al-Nuri2-300x224.jpg" alt="al-nuri2" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Mosul ultimo atto. Mosul sta per cadere. Scontro finale a Mosul. Sono mesi che la martoriata capitale del Kurdistan iracheno sta lìlì per cascare, nei titoli dei media e nei proclami degli assedianti. <span id="more-9099"></span>In realtà, dopo mesi d’assedio i miliziani dell’Isis restano lungi dal mollare la presa. Era d’ottobre quando il premier iracheno, lo sciita Haider al Abadi, annunciava in notturna tv l’inizio dell’offensiva finale su Mosul, in uniforme e scarponi militari. Da allora l’assedio è andato avanti, sanguinosamente e faticosamente, e nel tira e molla resta sotto controllo del califfato la città vecchia. Come dire la polpa della città contesa, una decina di chilometri quadrati espugnabili a prezzo di perdite ancora più salate.</p>
<p>Il perché di tanta resistenza non è soltanto nella capacità bellica dei mujaheddin, ridotti a poche centinaia di combattenti, quanto nella tela di Penelope tessuta da chi vuole togliere Mosul all’Isis, ma non certo per consegnarla a un regime iracheno filoiraniano. E tanto meglio se questo e i suoi pasdaran – le Fmp, Forze di mobilitazione popolare sciite – si dissanguano nella battaglia. E tanto peggio per le vittime civili mietute dai bombardieri Usa dal cielo di Mosul a centinaia, denuncia il Patriarcato Caldeo, nell’indifferenza generale. Lì mica siamo ad Aleppo, non c’è il bieco Assad da accusare di bombardare col gas, né Ondus sovvenzionate dai servizi segreti dei bombardatori a lanciare appelli umanitari a senso unico.</p>
<p>Che Mosul cada, a caro prezzo, è però solo questione di tempo. Il problema è il poi. Già il presidente del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani, ha fissato un referendum per l’indipendenza dall’Iraq il 25 settembre che riguarda anche Mosul, capitale del nuovo stato. Il malcerto governo di Al Abadi ha protestato, come la Turchia, ed è evidente che appena i ceffi neri del califfo saranno espulsi dall’Iraq, inizierà un’altra partita armata nel Kurdistan, spalleggiato dal suo main sponsor a stelle e strisce.</p>
<p>Quanto detto per Mosul vale a maggior ragione per Raqqa. Nella capitale siriana del califfato assediata dalle milizie curde filoccidentali resistono le ultime sacche, mentre i jihadisti esfiltrano a sud, nel corridoio lasciato libero dai bombardieri angloamericani, per stabilizzare il fronte del deserto dove russi e siriani avanzano a fatica. La Turchia s’è già ritagliata un bel pezzo del futuro Kurdistan, per farne un’area cuscinetto contro l’incubo che si materializza ai suoi confini. Anche la Siria, come l’Iraq, è di fatto più trina che una e neanche il tempo di sparecchiare le bandiere nere del califfo Al Baghdadi (dato per ammazzato ma chissà) che una nuova guerra s’apparecchia alle porte d’Oriente.</p>
<p>Per certo, c’è solo che la moschea di Mosul, da cui il califfo nero invocava la guerra contro i nuovi crociati, chiedendo ai suoi di prendere Roma e sottomettere l’Europa, non c’è più. Pure il traballante gobbo di Al Nuri, il vecchio minareto del XII secolo voluto dal sultano Norandino (Nur ad-Din Zangi) per unificare i musulmani contro gl’infedeli d’allora, da Mosul ad Aleppo, è venuto giù. Se fatto brillare dai miliziani in rotta o, più probabilmente, crollato nei bombardamenti, vai a sapere. La storia si ripete, come sempre, e non insegna niente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/mosul-e-raqqa-penultimo-atto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Trump, l&#8217;apocalisse comincia oggi (forse)</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/trump-lapocalisse-comincia-oggi/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/trump-lapocalisse-comincia-oggi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2017 11:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Apocalisse]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=9024</guid>
		<description><![CDATA[Ebbene sì, ci siamo sbagliati. Pensavamo che a un uomo d’affari – meglio, un affarista – non piacesse la guerra. Anche se gli affari grossi si fanno grazie ai conflitti, quelli certi si fanno con la pace, e l’uomo ci pareva, con tutti suoi difetti, pragmatico quanto basta per non pigiare sul bottone rosso dell’opzione militare. Certo un po’ di smargiassate, di spacconate com’è nello... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/trump-lapocalisse-comincia-oggi/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/04/assad.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9025" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/04/assad-300x122.jpg" alt="assad" width="300" height="122" /></a></p>
<p>Ebbene sì, ci siamo sbagliati. Pensavamo che a un uomo d’affari – meglio, un affarista – non piacesse la guerra. Anche se gli affari grossi si fanno grazie ai conflitti, quelli certi si fanno con la pace, e l’uomo ci pareva, con tutti suoi difetti, pragmatico quanto basta per non pigiare sul bottone rosso dell’opzione militare. <span id="more-9024"></span>Certo un po’ di smargiassate, di spacconate com’è nello stile del personaggio Trump e nelle aspettative di chi l’ha eletto ci stavano. Però un conto è mostrare i muscoli e magari alzare muri, un altro è sparare missili. Confidavamo che un amante del pissing &amp; love come il rosso Berlusconi d’America non potesse davvero amare la guerra. A riprova di ciò fidavamo sul fatto che i circoli militari avessero finanziato la sua campagna con una cifra risibile, poco più d’una decina di migliaia di dollari, una miseria a fronte delle centinaia di migliaia versate nelle fauci di jena Hillary – lei, sì, guerrafondaia e non a caso plaudente al neobombardiere – e sotto le alucce da colombella pseudosocialista di Sanders. Insomma, credevamo vere le ragioni per le quali il suo elettorato non bellicista l’ha votato: ridare lavoro, sicurezza e blasone agli Stati Uniti d’America. E l’aver fatto fuori in un colpo le cricche repubblicane e democratiche da sempre belliciste, la ventilata amicizia con Putin, il ritorno al protezionismo e all’isolazionismo, ci parevano cose, se non belle e buone, quantomeno utili a tenere distanti dalle nostre vite le sirene della guerra totale. E invece no, ci siamo sbagliati. E se la terza guerra mondiale non comincia oggi è perché Dio, o chi per lui, gioca come il gatto col topo con l’umanità che l’ha creato.</p>
<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/04/mappa.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9027" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2017/04/mappa-300x201.jpg" alt="mappa" width="300" height="201" /></a></p>
<p>Con l’attacco alla base aerea di Shayrat, nella Siria centrale, Trump ha fatto quel che neppure il nobel per la pace Obama – il maggior bombardiere della storia Usa recente – aveva osato: attaccare la Siria rischiando lo scontro frontale coi russi. È vero che l’ha fatto dopo aver avvisato Putin del raid, e si suppone che dopo i 59 missili Tomahawk lanciati sull’aeroporto da cui erano partiti i cacciabombardieri di Damasco responsabili dei sedicenti raid chimici su Idlib, e il pugno di morti nella base dove sono di stanza anche velivoli e personale russi, sia finita qui. Il messaggio è chiaro, i destinatari pure. Trump ha dato il via libera ai suoi incrociatori lanciamissili prima di andare a cena col presidente cinese Xi Jinping, suo ospite in Florida per discettare di guerre commerciali e faccende coreane, messo davanti al fatto compiuto. Al di là dei sorrisi di facciata, Xi ha capito che quei missili erano per lui, oltre che per Putin, e ne trarrà le debite conseguenze: prendere a schiaffi un ospite di riguardo sotto i riflettori del mondo è cosa che non si dimentica facilmente, a Oriente più che a Occidente. E l’hanno certamente capito Teheran e Pyongyang, prossimi obiettivi dichiarati degli Usa nella ritrovata veste di cane da guardia del mondo libero. Putin, messo sotto scacco dalla mossa di Trump, come dalla bomba alla metro di San Pietroburgo mentre era in visita alla città, potrà fare ben poco. Neanche la voce troppo grossa, per aiutare Assad. Che la Russia abbia il controllo dei cieli e il regime di Damasco stesse vincendo la guerra civile conta poco, adesso. Grazie agli Usa si applicherà anche in Siria quel piano Kivunim che per Tel Aviv è la panacea d’ogni problema mediorientale. Un paese non più uno ma trino, come già l’Irak dove ognuno ha la sua fetta, con buona pace di Assad e della lotta al terrore globale di marca occidentale.</p>
<p>Il voltafaccia di Trump giunge all’indomani della cacciata di Steve Bannon dal Consiglio di sicurezza nazionale, come prima di lui di Mike Flynn, e rivela il peso che il cognato Jared Kushner e il generale Herbert Mc Master, e con loro la lobby ebraica e militarista, hanno acquisito alla Casa Bianca. Con loro, il riequilibrio di Trump alla tradizionale politica di potenza Usa, indipendentemente dal colore di chi occupa le stanze del potere a Washington, è un fatto. Serviva il casus belli, ed è stato trovato. Con gli stessi schiamazzi e le insulsaggini del 2013 – quando il bombardamento di Damasco e la cacciata di Assad parevano cosa fatta – e, dieci anni prima, del 2003, quando si attaccò Saddam per la seconda volta con la scusa dei gas.</p>
<p>Anche stavolta il mitico gas nervino, usato sul crocevia della guerra in corso che è Idlib – dove sono sotto botta i miliziani già qaedisti e il fior fiore delle milizie islamiche che l’Occidente combatte a parole come terroristi ma arma e finanzia – finanche sull’ospedale dove si curavano i feriti. Col corollario di civili gasati e bambini morti che hanno provocato lo sdegno internazionale, la pronta condanna dell’Onu bocciata da quel mostro di malignità di Putin e la subitanea risposta del suo ex amico, come si conviene a un decisionista qual è il presidente Usa, evidentemente scioccato da tanta abietta crudeltà da parte del regime siriano, al pari del mondo. Le stesse bugie di sempre, urlate ai quattro venti da media compiacenti o, peggio, ignavi. Pochi si chiedono come Assad avrebbe potuto bombardare col gas, visto che i suoi arsenali sono sotto controllo Onu dal 2013, appunto, né si capisce perché avrebbe dovuto farlo adesso, suicidandosi politicamente, con la vittoria a un passo e la sua permanenza a Damasco scontata. Quanto alla solita troupe televisiva casualmente presente all’ospedale di Idlib, ai dati e alle scene strazianti fornite da Ong stipendiate dai servizi occidentali in funzione anti regime, sono particolari troppo evidenti perché qualche giornalista o funzionario Onu, Mogherini in testa, se ne curi. Lasciamoli ai complottisti e pigliamo per oro colato il resto.</p>
<p>Il gas a Idlib non è sceso dal cielo, ma messo da chi aveva tutto l’interesse a farci piovere le bombe del regime sopra, e a provocare una reazione e un mutamento del conflitto in corso prima di qualunque inchiesta che mostrasse, come già sei anni fa, la manina dei servizi segreti di Ankara nel fornirlo ai sedicenti ribelli democratici siriani. In tutto questo frastuono, in questo vociare insulso dove Assad torna a recitare il ruolo del cattivo per antonomasia e Trump quella dello sceriffo del mondo libero, anche a campioni di democrazia come Erdogan e Netanyahu è consentito dare lezioni di moralità e puntare l’indice su mostri sanguinari quali Putin e Assad. Non certo galantuomini, ma in prima fila a combattere al fronte d&#8217;una guerra per la supremazia mondiale nata e alimentata dal cuore nero dell&#8217;Occidente, con lo spauracchio ieri del comunismo, oggi del radicalismo islamico. Lo stesso canovaccio di sempre, lo stesso ballare sul filo d’una guerra infinita che si credeva quantomeno interrotto. Quando Damasco sarà ridotta in macerie la fine del mondo sarà vicina, vaticinava il profeta Isaia un bel po’ di secoli prima di Cristo. Nell’Armageddon siriaco, nel cozzo finale tra due visioni del mondo, i missili di Trump non faranno versare al sesto angelo la sua coppa ma sono un segnale importante, la fine è più vicina. L’apocalisse forse comincia oggi, e noi ci siamo sbagliati.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/trump-lapocalisse-comincia-oggi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Siria al voto, la pace al palo</title>
		<link>https://www.mauriziozuccari.net/site/la-siria-al-voto-la-pace-al-palo/</link>
		<comments>https://www.mauriziozuccari.net/site/la-siria-al-voto-la-pace-al-palo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 13:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra infinita]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mauriziozuccari.net/site/?p=8905</guid>
		<description><![CDATA[La Siria è andata al voto per la seconda volta dall’inizio della guerra civile, ma non se ne parla. Quasi cinque milioni di persone hanno votato, sui quasi nove di aventi diritto, in 10 delle 14 province del paese in guerra da cinque anni, eppure la notizia è passata sotto silenzio. Sarà perché il partito unico del presidente Bashar Assad ha stravinto, conquistando 200 seggi... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/la-siria-al-voto-la-pace-al-palo/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/05/122727025-550a2146-639e-4601-85f9-c2bbbf64b2ca.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8906" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2016/05/122727025-550a2146-639e-4601-85f9-c2bbbf64b2ca-300x123.jpg" alt="122727025-550a2146-639e-4601-85f9-c2bbbf64b2ca" width="300" height="123" /></a></p>
<p>La Siria è andata al voto per la seconda volta dall’inizio della guerra civile, ma non se ne parla. Quasi cinque milioni di persone hanno votato, sui quasi nove di aventi diritto, in 10 delle 14 province del paese in guerra da cinque anni, eppure la notizia è passata sotto silenzio. <span id="more-8905"></span>Sarà perché il partito unico del presidente Bashar Assad ha stravinto, conquistando 200 seggi su 250, ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la democrazia. Quella veicolata sulle ali dei bombardieri o manipolata nelle piazze da Gene Sharp, teorico della primavera araba mai sbocciata a Damasco. Perciò l’Onu fa spallucce, non riconoscendo il voto di metà aprile che ha riconsegnato al partito Baath la maggioranza assoluta del parlamento, riconfermando il presidente siriano sul suo scranno. Una vergogna organizzata da un regime oppressivo, strilla il ministro degli Esteri francese. Una passerella, mica la guerra senza quartiere al califfato promessa dalla Francia, con esiti più risibili dei bombardamenti Usa. Che, mentre i colloqui di pace a Ginevra sono interrotti e la tregua è una burla, non hanno perso tempo ad armare i ribelli di Aleppo – via turchi e sauditi – coi nuovi missili antiaerei portatili che hanno buttato giù qualche aereo russo, e armi proibite usate contro i curdi a nord, compresi proietti a iprite.</p>
<p>Dopo la riconquista di Palmira e la fine dell’assedio di Aleppo, la Milano siriana, polo industriale saccheggiato dalle forze speciali di Erdogan, pareva questione di giorni. In poche settimane l’esercito di Assad avrebbe potuto occupare Raqqa, spazzando via miliziani e capetti del califfato sotto botta e in fuga, e di questo in Siria si sarebbero perse le tracce, entro l’estate. Russi e iraniani hanno addirittura proposto ad americani e francesi di dare assieme la spallata finale sulla capitale dell’Isis, così da fare fifty-fifty e non rimetterci la faccia. E invece La capitale del califfato che con le sue bombe mette a ferro e fuoco ben oltre le sabbie siriane, il cuore dell’Europa, continua a essere il baubau dell’Occidente e gli estremisti islamici sono alla controffensiva a due passi da Latakia, mentre Aleppo resta sotto le bombe delle opposte fazioni, la pace è al palo e la tregua è una farsa. Singolare strabismo quella della Casa Bianca, per non dire dell’Onu. Che misconosce l’esito di elezioni più o meno libere in una guerra armata, neanche troppo sotto banco, dagli alleati sedicenti nemici del terrorismo ma suoi sponsor. A dare la linea è intervenuto Netanyahu, deus ex machina del conflitto sirico, in un consiglio dei ministri tenuto nel Golan. Di là dal confine non cambierà nulla rispetto alla situazione attuale, una Siria spezzatino, come già l’Iraq, l’Afghanistan e la Libia, a patto che si riconosca la sovranità israeliana sulle alture siriane occupate dal ‘67. Come dire, pari e patta signori, la guerra continui.</p>
<p>Un vecchio, intramontato adagio recita: dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io. Deve aver pensato questo Assad, ascoltando il premier israeliano mentre riarrotolava sul tavolo i piani dei suoi generali per il rush finale contro lo stato islamico, alla notizia che la Nato si prepara a intervenire sul campo per dare la spallata finale all’Isis in Siria. In pochi mesi è accaduto l’impensabile, nel crocevia della guerra infinita in Medio Oriente. A settembre, appena pochi mesi fa, prima dell’intervento russo il presidente siriano era alle corde, dopo cinque anni di guerra civile seguita a una mancata primavera araba. Poi i russi hanno iniziato a fare la guerra davvero ai tagliagole del califfato e di Al Nusra, sparecchiando i traffici turchi e sauditi con l’Isis.</p>
<p>Sulle macerie di Palmira appena riconquista, e con Aleppo prossima a una liberazione che tarda a venire, nuovi scenari si aprono sul fronte siriano e i burattinai della guerra si vedono costretti a correre ai ripari. Palmira è libera, grazie alle milizie hezbollah e iraniane che l’hanno riconquistata per conto di Assad, con l’ausilio dei reparti speciali russi, gli spetsnaz. Sulle ali dell’entusiasmo, le forze del ricompattato esercito siriano studiano l’offensiva finale contro Deir Ezzor e Raqqa. Di contro, l’invincibile armata del novello Saladino è sulla difensiva, in rotta mentre i suoi mercenari coi tatuaggi della Us Navy e la stella di David in bella vista si squagliano e tutti, dalla Cia all’Ondus – l’osservatorio per i diritti umani in Siria portavoce dei ribelli antigovernativi, sul libro paga dei servizi di Londra – sottolineano come l’Isis sia alle corde e occorra fare presto per dargli la spallata finale. Prima che non ci sia più niente da buttare giù e la creatura mediatica che terrorizza il mondo, partorita fuori dalle madrasse, si squagli come neve al sole. Già a metà febbraio, a Bruxelles gli stati maggiori Nato discettavano su come mettere congiuntamente &amp; finalmente piede in Siria. Poi a Bruxelles sono scoppiate le bombe, e l’evento catalizzatore ha spinto persino il Belgio a mettere a disposizione i suoi sei bombardieri per l’Alleanza che dovrà schiacciare una buona volta la testa al serpente che morde l’Occidente. Il Pentagono tuona: l’Isis ha perso il 40% dei territori, si faccia presto. Bassad trema. Dagli amici dei suoi nemici lo guardi Dio, quale esso sia e quale sia l’esito delle urne.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.mauriziozuccari.net/site/la-siria-al-voto-la-pace-al-palo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
