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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Mattarella</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Tanti auguri alla vecchia signora</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 17:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Breve storia della repubblica: la macedonia italica dal grande broglio alle sneakers della Melona C’era una volta la repubblica. Quella nata dalla resistenza, della prima volte delle donne, col suo bel mito fondativo della libertà portata sulle ali dei liberatori. Poi è stata la repubblica delle banane. Quella dove si sentiva rumor di sciabole, per dirla come Nenni, tirava aria di golpe e i fascisti... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/tanti-auguri-alla-vecchia-signora/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Breve storia della repubblica: la macedonia italica dal grande broglio alle sneakers della Melona</strong><span id="more-10754"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">C’era una volta la repubblica. Quella nata dalla resistenza, della prima volte delle donne, col suo bel mito fondativo della libertà portata sulle ali dei liberatori. Poi è stata la repubblica delle banane. Quella dove si sentiva rumor di sciabole, per dirla come Nenni, tirava aria di golpe e i fascisti – quelli veri – tentavano d’espugnare il palazzo, non s’accontentavano come quelli d’oggi d’essere scarrozzati sulle auto di rappresentanza. Poi è venuta la repubblica dei mandarini, marci fino al midollo, che ha trovato la sua notte a via Fani e dato la stura al più marcio di tutti, il Cavaliere nero. Poi è arrivata la repubblica dei ravanelli, quelli rossi (rosa) fuori e bianchi dentro, insapori e incolori ma che fanno tanto bene e stanno bene nell’insalata. Da qui alla repubblica dei cetrioli il passo è stato un saltello, e tutti ce la siamo presa in quel posto, finché non è arrivata la serva melona a mettere ordine in frutteria. Un ordine che ripiglia parepare le parole d’un genio italico d’altri tempi, quello da cui la repubblica è tutto sommato sortita: credere obbedire combattere. Si crede sempre alle fole, s’obbedisce e si combatte dalla parte dei giusti, ché il mutuo a saldo della libertà non ha fine.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La parata del genetliaco</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Son passati ottant’anni ma la tiritera è sempre quella, cambia il frutto di stagione ma sulla macedonia italica la musica è la stessa. Decisa altrove ma pagata dagl’italioti che se la scialano a credersi furbi e talentuosi e invece li spernacchiano in ogni pertuso d’Europa e d’altrove. Del resto, a gente che s’accapiglia ancora su Roma e Bisanzio, sui Guelfi e Ghibellini, su destra e sinistra, dopata dal caso mediatico del giorno, cosa vuoi che importi l’aderenza alla realtà? Così godiamoci la festa del 2 giugno, la parata del genetliaco della vecchia signora che vuol darsi un tono ma non riesce a nascondere le crepe. Le scarpe ginniche della Melona attovagliata di celeste fianco all’ectoplasma di La Russa (lui sì, fascista vero) urlante l’inno di Mameli, manco si trattasse di Giovinezza. Crosetto a giganteggiare sull’altro ectoplasma presidenziale che tutti tirano per la giacchetta in mancanza di meglio. E di Salvini, che evita la parata per tema della malparata, il temuto sorpasso del generalissimo alle coste. Godiamoci soprattutto dragamine e cani robot, crocerossine e pompieri, ché la repubblica vuole la pace, ohibò, mica siamo a Mosca o a Pechino dove sfilano missili e carrarmati.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Uno s’addorme e sogna</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Tra tanto sfilare uno s’addorme e sogna. Una repubblica che riesca infine a raccontarsi la sua vera storia, a partire dall’imbroglio elettorale da cui è nata. Quello per cui Falcone Lucifero, consigliere della real casa, ancora non si dava pace, a novant’anni suonati, narrandolo allo scrivente nel salotto della sua casa romana, scartabellando tra vecchi faldoni. E l’altro, prima, per cui la guerra s’è fatta malissimo e persa peggio, coi suoi morti inutili ed eccellenti, col gran pelato che si vuole fucilato dai partigiani, con buona pace di Franco Bandini. O l’altro statista diccì che si narra ammazzato dalle Br. O la svendita che certi illustri figuri han fatto del Belpaese dalla tolda del royal yacht Britannia. Raccontarci tutte le belle storie per cui il grande Sebastiano Vassalli diceva che gl’italiani sono gli altri, a noi che ce ne fotte? Insomma, dirci una buona volta tutto, poi chiuderla lì, mettere pace in famiglia e andare avanti, a testa alta. Invece uno si sveglia e casca ai piedi delle sneakers della Melona. E allora vai con gli applausi, buon compleanno alla vecchia signora. E, per meglio applaudire, posto <a href="https://www.facebook.com/watch/?v=1354234441631870" target="_blank">qua</a> l’immarcescibile scenetta di Sordi in Una vita difficile, che ha i miei anni ma è un sempreverde, girata dall’amico Ivan. Tanti auguri alla repubblica.  </span></p>
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		<title>Le bufale del presidente</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jun 2024 07:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belpaese]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal Covid alla Nato, il rovesciamento della verità nelle parole di Mattarella  Era il 5 settembre 2021 quando Mattarella ammoniva: “Nessuno invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione”. A quasi tre anni di distanza, e a pochi mesi dalla nascita della contestatissima commissione d’inchiesta che dovrebbe fare luce sugli effetti perversi della pandemia e della vaccinazione, con più paletti d’una gabbia per pappagallini, nessuna rivelazione... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/le-bufale-del-presidente/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Dal Covid alla Nato, il rovesciamento della verità nelle parole di Mattarella </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span id="more-10443"></span>Era il 5 settembre 2021 quando Mattarella ammoniva: “Nessuno invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione”. A quasi tre anni di distanza, e a pochi mesi dalla nascita della contestatissima commissione d’inchiesta che dovrebbe fare luce sugli effetti perversi della pandemia e della vaccinazione, con più paletti d’una gabbia per pappagallini, nessuna rivelazione convince i paladini del vaccino a oltranza, i pretoriani di Speranza. Come l’ultima di Anthony Fauci davanti alla commissione del Congresso Usa, sull’invenzione di sana pianta di mascherine e distanziamento sociale in mancanza d’altro, compitamente ripresa di qua dall’oceano. Come lo scandalo miliardario del Pfizergate da parte dell’immarcescibile Ursula von der Leyen e del nobile consorte, in via d’insabbiamento. Niente de che, nessuno se la piglia più di tanto per la più grande limitazione di libertà e presa per i fondelli della modernità. Intanto continuano a giungere multe agli over 50 non vaccinati e negli ospedali come nelle Rsa s’entra sempre in maschera, fino al 30 giugno, poi si vedrà.</p>
<p style="font-weight: 400;">Era il 18 giugno 2024 – l’altroieri – quando lo stesso presidente, inviato speciale dai padroni del vapore in Moldavia, sentenziava: “Inaccettabile tempesta di fake news russe, servono regole internazionali, ci pensi l’Onu e la Nato”. La Nato, uber alles. Di tutt’altra pasta la veridicità delle informazioni in tempo di guerra di parte ucraina. Come la notizia che i russi, poveracci, andrebbero all’assalto delle trincee nemiche combattendo a colpi di vanga in mancanza di meglio; o della vecchina che uccide con una torta avvelenata una squadra d’invasori. E mentre i russi avanzano a tentoni e tentano una via d’uscita dal pantano in cui l’ha cacciati l’Occidente a trazione Usa, i soli veri interessati alla prosecuzione del conflitto sine die, i loro piani di pace vengono puntualmente respinti e un ceto politico europeo succube e screditato come pochi s’allinea ai desiderata di Washington.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si potrebbe dire, parafrasando il sommo vate: Ahi Mattarel, di quanto mal fu matre, quel verbo che da te prese il popol bue. Ma forse a starlo a sentire sono solo quei quattro guitti che si beano a scrivere articolesse sui giornaloni di sistema. Quasi verrebbe di dare ragione alla Melona, che tra premierato e autonomie azzererebbe del tutto il ruolo di garante che la Costituzione, quel che ne resta, affida al capo dello stato. Ché davvero le bufale del presidente non servono al popolo bue, solo ai padroni del vapore e del discorso che gli suggeriscono le battute giuste nel mondo a rovescio, dove le menzogne diventano verità e il nero si fa bianco. In tutto ciò il Mattarellone nostrano, e soprattutto i suoi suggeritori, fanno la loro parte, non super partes come vorrebbe il suo ruolo residuale, ma orbo d’ogni parte. Meglio sarebbe stato se si fosse dedicato ai piccioni presso le panchine della natìa Palermo, piuttosto che a spararle grosse pro domo altrui. Ahi Mattarel&#8230;</span></p>
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		<title>Mattarelli &amp; manganelli</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Feb 2024 09:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le manganellate della polizia contro i manifestanti a Pisa e la reprimenda di Mattaralla: un raggio di normalità nel bujo dei tempi nuovi. Disquisizioni a margine delle manifestazioni pro Palestina Ci sono momenti, nella vita come in natura, nella storia come in cronaca, in cui le cose sembrano andare per il verso giusto, seguire il loro corso naturale. Il sole splende, a tratti piove, le... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/mattarelli-manganelli/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/02/424775250_10230355225439469_1487383759309140257_n.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10350" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/02/424775250_10230355225439469_1487383759309140257_n-300x233.jpg" alt="424775250_10230355225439469_1487383759309140257_n" width="300" height="233" /></a></p>
<p>Le manganellate della polizia contro i manifestanti a Pisa e la reprimenda di Mattaralla: un raggio di normalità nel bujo dei tempi nuovi. Disquisizioni a margine delle manifestazioni pro Palestina<span id="more-10348"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Ci sono momenti, nella vita come in natura, nella storia come in cronaca, in cui le cose sembrano andare per il verso giusto, seguire il loro corso naturale. Il sole splende, a tratti piove, le nuvole scorrono, d’inverno si gela senza che nessuno gridi al disastro, d’estate si boccheggia senza che si blateri di frittura globale. Gli studenti mettono a soqquadro la scuola, al più se ne tengono alla larga. Le guerre sono orribili puzzonerie mascherate da sante cause e i morti ammazzati non hanno colore, come le carogne, che mandano tutte lo stesso cattivo odore. Gl’influenzatori hanno il cervello in pappa e le tasche gonfie, gl’influenzati le tasche vuote come i cervelli. I cattivi lo sono davvero e i buoni un po’ meno. Insomma, tutto normale. Succede pure che la destra faccia cose di destra, tipo prendere la gente a manganellate, e la sinistra denunci le violenze di piazza. Vivaddio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Così a Pisa, per mettere un freno alle manifestazioni pro Palestina e un po’ di sale in zucca ai dissidenti, la polizia usa le solite maniere forti. Il santo manganello che tanto piaceva al geniaccio di Prezzolini, al punto da invitare tristi figuri in fez e orbace a darci sotto, menandolo sulle schiene degli antifascisti. Diversamente da Prezzolini, gli entusiasti del manganello hanno trovato nel presidente della Repubblica un severo censore. È dai tempi di Tito Tazio che dal Quirinale non si levava una voce così netta, e mai prima d’ora un inquilino del sacro speco aveva osato tanto. Con parole che fanno il verso alle buone pratiche scolastiche, il capo dello stato ha tuonato contro il ministro dell’Interno Piantedosi, ex prefetto d’area leghista: «I manganelli sui ragazzi esprimono un fallimento. L’autorevolezza delle forze dell’ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni».</p>
<p style="font-weight: 400;">Mattarella non l’ha mandate a dire ai manganellatori, insomma, e giù le solite polemiche circensi. Da settimane si susseguono manifestazioni in favore della Palestina o quel che ne resta, sottoposta al massacro israeliano senza che nessuno muova il classico dito per fermare il genocidio. Le flebili voci di dissenso sono annichilite dal circo mediatico e politico come gravi attentati alla memoria dell’Olocausto ebraico. Nelle piazze il dissenso si reprime a manganellate, a Roma come a Pisa, a Milano come a Firenze. La tirata d’orecchi ai manganellatori appare dunque una reprimenda di buon senso in tanto vociare a sproloquio e a comando. Tanto più notevole se si pensa che proviene dall’inquilino del Colle, non proprio uso a dar voce al dissenso.  Certo, ci sarebbe stata bene una parola contro chi combatte battaglie di libertà mandando armi e incursori a Kiev e pattugliatori nel Mar Rosso, ma tant’è, sarebbe stato chiedere senz’altro troppo all’inquilino del Colle. In pectore per occupare qualche panchina palermitana a dar mangime ai piccioni panormiti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Eppoi Pisa mica è Genova, sbarrare qualche strada non è chiudere un intero centro cittadino, come nel 2001. Lì, nella “red zone” della Superba, si fecero le prove della democrazia totalitaria, oggi giunta a compimento. Che la nuova totaldemocrazia non abbia perso il vizio del manganello, come la vecchia destra che pure ha mutato pelo nell’ossequio ai desiderata di Tel Aviv e ai sodali di Washington, non è roba da poco. Un raggio di normalità nel bujo dei tempi nuovi. L’ironia d’essere diventati ciò che avete odiato, recita una scritta nell’“underground” londinese. Nella storia come in cronaca, nella vita come in natura, le tragedie si tramutano sempre in farsa. Una risata ci seppellirà.</p>
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		<title>Giurin Giurello del Mattarello</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 09:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie in forma di prose]]></category>
		<category><![CDATA[domenica]]></category>
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		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Giurin giurello / star sul Colle è così bello / con la fava, oltre all’uccello / becchi tosto il Mattarello / &#160; A Palermo non sto male / ma assai meglio al Quirinale / al gran piano nazionale / do’ il mio lustro personale / &#160; Ma tranquilli, resto poco / reggo fino al coprifuoco / giusto il tempo al dragomario / di tenersi a bagnomario / &#160; E per dargli ciecamente / sommo ausilio e poi... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/giurin-giurello-del-mattarello/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giurin giurello /</p>
<p>star sul Colle è così bello /</p>
<p>con la fava, oltre all’uccello /</p>
<p>becchi tosto il Mattarello /<span id="more-10099"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Palermo non sto male /</p>
<p>ma assai meglio al Quirinale /</p>
<p>al gran piano nazionale /</p>
<p>do’ il mio lustro personale /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma tranquilli, resto poco /</p>
<p>reggo fino al coprifuoco /</p>
<p>giusto il tempo al dragomario /</p>
<p>di tenersi a bagnomario /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E per dargli ciecamente /</p>
<p>sommo ausilio e poi manforte /</p>
<p>pur Giuliano, ben&#8217;Amato /</p>
<p>è risorto e s’è aggregato /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutti insieme, allegramente /</p>
<p>prepariamo degnamente /</p>
<p>la scalata al presidente /</p>
<p>quello giusto, il competente /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto il popol a lui s’affida /</p>
<p>e nessun s’osi alla sfida /</p>
<p>che chi dubita e diffìda /</p>
<p>si castighi da deicida /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buone pecore spaurite /</p>
<p>cosa dite, che cianciate /</p>
<p>questa di democrazia /</p>
<p>non ha altra garanzia /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che far romper meglio l’osso /</p>
<p>giù nel fosso, a più non posso /</p>
<p>non godete, eppur contenti /</p>
<p>che il cervello s’addormenti</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il buongiorno si vede dal mattino</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 11:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache dal grande reset]]></category>
		<category><![CDATA[Astrazeneca]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Letta]]></category>
		<category><![CDATA[Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Sezze]]></category>

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		<description><![CDATA[Pareva la fine del mito vaccinista, e invece no. La tragica fuffa Astrazeneca s’è presto involata, Draghila s’affretta a dire che tutto riparte come e più di pria, “lo stato c’è e ci sarà”, come alla sceneggiata televisiva a reti unificate della giornata delle vittime del coronavirus e su certe scritte sulle autostrade: Dio c’è. Per il gran ciambelliere Matterella, invece, durante la pandemia “l’Italia... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-buongiorno-si-vede-dal-mattino/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pareva la fine del mito vaccinista, e invece no. La tragica fuffa Astrazeneca s’è presto involata, Draghila s’affretta a dire che tutto riparte come e più di pria, “lo stato c’è e ci sarà”, come alla sceneggiata televisiva a reti unificate della giornata delle vittime del coronavirus e su certe scritte sulle autostrade: Dio c’è. <span id="more-9973"></span>Per il gran ciambelliere Matterella, invece, durante la pandemia “l’Italia è stata unita”. È stata: passato prossimo e Medioevo prossimo venturo. E mentre Renzi lancia la tripla parola d’ordine: vaccini vaccini vaccini, Totti e Carofiglio, geni letterari prestati alla scienza, s’affrettano a dare il braccio e la mente alla siringata liberatutti.</p>
<p>Che più? Ah, sì; Letta, per non esser da meno, vara la nuova segreteria Pd a sua immagine e verosimiglianza con l’altre parole d’ordine di moda: parità di genere e competenza (dai competenti mi guardi Iddio che dagli altri mi guardo io). Se non fossero ripartiti i tamtam di guerra tra Putin e Biden, come da copione, ci sarebbe da sbadigliare. Aveva proprio ragione Pirandello: la vita è una molto triste buffoneria. A volte solo triste. Meno male che al cimitero di Sezze nottetempo il custode si dava da fare coi festini a luci rosse, una botta di vita in tanta mestizia.</p>
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		<title>Giallo, verde e stellone</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 15:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belpaese]]></category>
		<category><![CDATA[Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Di Maio]]></category>
		<category><![CDATA[governo gialloverde]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>

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		<description><![CDATA[Non capita tutti i giorni non sapere se ridere o piangere, lasciarsi andare alla speranza o alla moscerìa indifferentemente. Più facile restare mezzimezzi. Vabbè, proviamoci. L’avvenuto battesimo del governo gialloverde 2, il primo – mai dire mai – nella storia della repubblica italiana, è un fatto. Il parto, a memoria il più maldestro e faticoso d’ogni altro mai, chiude una crisi politica e istituzionale seconda... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/giallo-verde-e-stellone/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/06/salvini_di-maio10.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9380" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/06/salvini_di-maio10-300x216.jpg" alt="salvini_di-maio10" width="300" height="216" /></a></p>
<p>Non capita tutti i giorni non sapere se ridere o piangere, lasciarsi andare alla speranza o alla moscerìa indifferentemente. Più facile restare mezzimezzi. Vabbè, proviamoci. <span id="more-9379"></span>L’avvenuto battesimo del governo gialloverde 2, il primo – mai dire mai – nella storia della repubblica italiana, è un fatto. Il parto, a memoria il più maldestro e faticoso d’ogni altro mai, chiude una crisi politica e istituzionale seconda solo alla cacciata del duce da palazzo Venezia, complici le bombe Usa su Roma e il calcione assestatogli da sua maestà Sciaboletta, per niente riconoscente al rifondatore dell’impero sui colli fatali dell’Urbe.</p>
<p>Il pateracchio andato in scena dalle elezioni di marzo in qua è stato, se possibile, ancora più farsesco di queste. Sei personaggi in cerca di governo (e un pubblico pagante) hanno infine trovato la quadra, salvo sorprese in sede di voto parlamentare, nella disperazione dei salotti buoni dove allignano i poteri forti &amp; destri e la fu sinistra o sedicente tale. Si Salvini chi può, titola il Manifesto. I populisti al governo, sparacchia Repubblica a tuttapagina. Rassegnati stampa, direbbe Dagospia. Mattarella ha tentato l’impossibile per mettersi di mezzo, con un colpo di tacco istituzionale che ha di fatto rimescolato le carte, lasciando la mano e il mazzo ai vincitori di marzo e centinaia di miliardi bruciati dalla sua brillante difesa della Costituzione.</p>
<p>I savi europeisti e i titolisti teutonici hanno tirato in porta fino all’ultimo, al grido di Forza presidente e botte di spread, perché i mercati insegnino agl’italioti come si vota, ma la difesa catenacciara gialloverde ha tenuto e gl’italiani non dovranno tornare sui banchi. Non ci sarà al momento bisogno di un altro voto dove ai perdenti andrà peggio e ai vincitori assai meglio, facendo di un’alleanza di comodo un’asse dove stirare le speranze terze. Nessun gongoli, però, che tante e ben altre sono le frecce all’arco della Demokràtia. La banda del prof Conte ne vedrà delle belle, altro che curriculum farlocchi, e dovrà abituarsi in fretta al tiro all’impiastro. In tanto bailamme, che potrà fare?</p>
<p>Intanto ha rassicurato i nordamericani con due personaggi di chiara fede atlantista, alla Difesa e agli Esteri. Chi sperava che sull’insostenibile sostegno agli F35 si declinasse, dovrà ricredersi. Pure sulle missioni “di pace” all’estero i tagli saranno pochini. Sulle sanzioni a Russia, Iran e quant’altri non in linea coi gusti di Washington e Tel Aviv (pardon, Gerusalemme) staremo a vedere. Come pure sul welfare residuale e la ristrutturazione del debito pubblico, la ripresa dell’economia a scanso di deflazione. Se riuscirà a dare un colpo a Tav e Tap, come promesso, e a non cedere ai desiderata di Bruxelles (pardon, Berlino) che chiedono nuovi tagli e tasse per far fuori una buona volta l’indigestibile risparmio italico, sarà molto. Nessun s’illuda, il massacro dei ceti medi proseguirà senza quartiere, l’Europa (questa Europa) lo chiede e Dio, o chi per lui, lo vuole.</p>
<p>Certo, chi crede che dare una sforbiciata all’affare dei migranti e allo sciocchezzajo lgtb sia una battaglia contro la civiltà che avanza non può stare tranquillo. Meglio scappare, o scendere in trincea, piuttosto che darsi da fare perché a sinistra si torni a pensare e agire sensatamente. Quello gialloverde non è certo un governo di sinistra, o di destra. Queste categorie sono al momento superate dai fatti e dalla storia, salvo ricicciare quando questa avrà fatto il suo giro. Per ora un neocentrismo populista (oddìo, il popolo) è vincente. Ma l’onda è corta e la questione epocale, merita ben altro spazio. Per ora i pesci rossi girano in tondo, non risalgono la corrente come i salmoni.</p>
<p>Buon ultima, la questione delle competenze. In effetti, è una nota dolente del nuovo governo di pentastellati e leghisti affratellati alla bisogna. Ma è difficile trovare gente altrettanto competente dei Lorenzin, Boschi, Mogherini (che ier l’altro ha sanzionato ulteriormente il feroce Assad), per stare all’ultimo esecutivo e non parlare del rottamator scortese e del tale, nuovamente premierabile, con la sua legione di figliole belle e disponibili. Loro sì, competentissime. Che lo stellone vegli sul Belpaese.</p>
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