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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Presidente</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Riursula</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jul 2024 10:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ursula von der Pfizer ce l’ha fatta. Bissa il primo mandato, molla la Melona e si riveste di verde. Meriti e progetti di Nostra signora dei vaccini per l’Europa che è stata e sarà Ursula von der Pfizer ce l’ha fatta. Nostra signora dei vaccini bissa il primo mandato, senza fare il pieno ma fermandosi alla soglia dei 400 voti sui 360 necessari alla rielezione... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/riursula/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/il-voto-per-il-secondo-mandato-di-ursula-von-der-leyen-2017479_tn.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10482" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/il-voto-per-il-secondo-mandato-di-ursula-von-der-leyen-2017479_tn-292x300.jpg" alt="il-voto-per-il-secondo-mandato-di-ursula-von-der-leyen-2017479_tn" width="292" height="300" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Ursula von der Pfizer ce l’ha fatta. Bissa il primo mandato, molla la Melona e si riveste di verde. Meriti e progetti di Nostra signora dei vaccini per l’Europa che è stata e sarà</strong><span id="more-10481"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Ursula von der Pfizer ce l’ha fatta. Nostra signora dei vaccini bissa il primo mandato, senza fare il pieno ma fermandosi alla soglia dei 400 voti sui 360 necessari alla rielezione alla presidenza della Commissione Ue. Una cinquantina in meno di quanti previsti, coi franchi tiratori attesi. Che forza, Ursula. Ora sappiamo che sua altezza serenissima, in grazia del vetusto titolo nobiliare maritale, non solo è una messaggiatrice compulsiva, capace d’imbastire contratti arcimiliardari per centinaia di milioni di dosi vaccinali, non solo è una sfornatrice seriale di marmocchi – ben sette – attenta alle gioje della famiglia come ai doveri del supergoverno delle marionette d’Europa, ma sa far di conto come poche. Così, all’ultimo momento, ha lasciato l’abbraccio con la Melona e s’è dipinta di verde. Totally green. E mica siamo sul campo di calcio del Venezia, il verdenero non dona.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ha visto bene che l’abbraccio con la Giorgiona nazionale e le ripulite destre d’Europa, oltre ad avvicinarla perigliosamente a quei puzzoni di sovranisti le sarebbe costata in termini elettorali e di franchi tiratori assai più che rivestirsi di verde, cambiar d’abito all’ultimo minuto. Così la Melona s’è sorbita la telefonata siluratrice della presidentona che l’avvertiva del trapasso – bontà sua – e non ha potuto far altro che, coerentemente, votare contro la nobildonna con cui andava a braccetto fino al giorno prima, flirtando per una posizioncina da commissario Ue. E invece niente, sull’orchestrina dell’Eurotitanic non ci sarà dato modo neanche di scegliere quale strumento suonare. Questo ha fatto stracciare le vesti alla sedicente sinistra nostrana, e ai media del codazzo, tanto più che è la prima volta che un presidente del Consiglio italico non vota a favore del presidente di turno dell’Ue. Siamo pur sempre tra i soci fondatori dell’Euroclub, diamine.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una presidente, è bene ricordarlo, candidata unica, non essendoci alternative alla macchiettistica elezione della superpresidente d’Europa. Del resto Ursula ha così ben operato che sarebbe stato ingeneroso bocciarla. Ricordiamo al riguardo almeno i principali meriti politici, al di là delle doti personali sopra dette. Sotto la presidenza Von der Layen l’Europa s’è schierata compatta nella nuova guerra fredda e s’è fatta saltare da mani ignote (ma non certo russe) il più grande gasdotto europeo. La sua economia è tracollata e non si vede spiraglio, a furia di sanzioni inferte all’indomabile russo. Sorvoliamo sul genocidio mediorientale. Soprattutto, s’è gestita la prima grande pandemia, prova generale dell’altra che s’appressa, già annunciata: l’aviaria che promette assai bene, e in attesa gustiamoci un rinforzino Covid. Giusto un’eurodeputata rumena, impugnando un’icona e indossando la mascherina, ha protestato prima d’essere cacciata dall’aula.</p>
<p style="font-weight: 400;">E godiamocela allora fino al 2029, nostra signora dei vaccini, imbracciamo senza timori le armi della libertà e del new deal green già apparecchiato. Automobiline elettriche e casette verdoline per chi potrà, agli altri basti la soglia di sopravvivenza. Alla fine del suo secondo mandato l’Europa sarà compiutamente un paradiso verde legato mani, piedi e soprattutto cervello politicamente ai destini dell’impero globale in disfacimento, chiunque ne guidi le sorti, ed economicamente all’impero cinese in ascesa. Cara, vecchia Europa cullata dalla dolce Ursula, neanche la deficienza artificiale ti salverà, tantomeno un vegliardo rintronato o col ciuffo o una follia verdognola.</p>
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		<title>Il mazzo di Trump</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jul 2024 08:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Antefatti, fatti, incongruenze e conseguenze dell’attentato al probabile futuro presidente degli Stati (dis)Uniti d’America Gran paese, l’America. O meglio, gli Stati (dis)Uniti d’America. Che popolo, gli statunitensi o amerikani che dir si voglia. Sparano a un terzo dei loro presidenti, accoppandone cinque su 45, e la cosa fa sempre notizia. La più grande democrazia imperiale gioca al tirassegno coi suoi capintesta, sta perennemente sull’orlo d’una... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-mazzo-di-trump/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/Joe.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10477" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/Joe-300x200.jpeg" alt="Joe" width="300" height="200" /></a><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/But4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10478" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/But4-300x169.jpg" alt="But4" width="300" height="169" /></a></p>
<div id="attachment_10476" style="width: 270px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/But3.jpeg"><img class="size-medium wp-image-10476" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/07/But3-260x300.jpeg" alt="I cecchini sul tetto" width="260" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">I cecchini sul tetto</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Antefatti, fatti, incongruenze e conseguenze dell’attentato al probabile futuro presidente degli Stati (dis)Uniti d’America</strong><span id="more-10473"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Gran paese, l’America. O meglio, gli Stati (dis)Uniti d’America. Che popolo, gli statunitensi o amerikani che dir si voglia. Sparano a un terzo dei loro presidenti, accoppandone cinque su 45, e la cosa fa sempre notizia. La più grande democrazia imperiale gioca al tirassegno coi suoi capintesta, sta perennemente sull’orlo d’una guerra civile ma è la matrigna del politicamente corretto à la page e resta la democrazia per antonomasia, uber alles. E il mondo, quello buono &amp; vero, ancorché virtuale, a fare il tifo per loro, unici &amp; inimitabili portatori di democrazia seriale. Eppoi è metodico, l’amerikano. È vero che ogni tanto inventa qualche metodo nuovo – il Cessna schiantatosi sulla Casa Bianca con Clinton nel ‘94, la bomba a mano a Bush junior a Tblisi nel 2005 – ma in genere resta fedele al copione. C’è il pazzoide, lo scriteriato isolato che per qualche ragione ce l’ha col presidente di turno, democratico o repubblicano poco importa, e gli spara. Poi qualcuno, immancabilmente, lo fa fuori e i cecchini veri, che hanno avuto l’agio di prendere la mira, tirare e sparire, escono di scena mentre le luci della ribalta allumano tutt’altro prima di spegnersi, nell’affievolirsi del cancan mediatico. Anche con Trump è andata così. E mentre il mondo, quello buono &amp; vero, s’interroga sui rischi di un’ennesima guerra civile made in Usa scatenata dalla malvagità dei trumpiani, e sulle falle nella sicurezza dei mitici servizi segreti nordamericani, le carte restano coperte, si rimescolano in attesa del prossimo giro. Andiamo a vederle, queste carte.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Gli antefatti</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Tre cose appaiono degne di nota, anzi quattro. Nell’ordine: Orban, bistrattato presidente di turno dell’Ue, termina il giro di propaganda del piano di pace di Trump per mettere fine alla guerra in Ucraina – una priorità, per il neopresidente in pectore – forte del sì incassato a Mosca, Pechino, Delhi e Ankara e digerito pure da Kiev, tra le urla e lo stracciarsi di vesti delle marionette occidentali fedeli alla linea che non c’è più. Il vecchio Sleepy Joe mostra in diretta mondiale quanto sia rimbambito ma non molla, del resto chi comanda davvero negli Usa non ha bisogno d’un presidente forte, assai meglio un vegliardo ultramalleabile. Però resta lucido al punto da raccomandare ai suoi di tenere sotto mira l’avversario, mimando il colpo di fucile. Qualcuno l’ha preso in parola. Non ultimo, una cinquantina di funzionari delle maggiori agenzie dei servizi del paese firmano un documento in cui si sottolineano i rischi per la pax americana se, com’è probabile, dovesse vincere Trump alle presidenziali di novembre. Gli stessi servizi che si sono dati da fare per tirare giù dal piedistallo l’ex presidente, barando alle elezioni che hanno portato alla vittoria di Biden e alla rivolta di Capital Hill, con pene pesantissime per i partecipanti, e sfornando i dossier che avrebbero dovuto mettere con le buone definitivamente fuori gioco Big Don. Dossier ora gettati nel cesso dai vari giudici.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I fatti (accertati)</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Verso le 18 di sabato pomeriggio a Butler, in Pennsylvania, Thomas Matthew Crooks, un ventenne occhialuto dalle lunghe chiome bionde che pare uscito da un rave dei Beatles, sale su un capannone che domina un pratone dove Trump sta parlando alla folla. Striscia lungo il tetto e si mette comodamente in posizione di tiro a circa 150 metri dal presidente, con un’arma da guerra semiautomatica, senza cannocchiale di precisione a quanto è dato vedere. Il tizio viene notato da più testimoni che lo segnalano alla marea d’agenti presenti, mentre i cecchini lo tengono sotto tiro per una buona mezz’ora. Un poliziotto lo fotografa, un altro sale sul tetto ma, alla vista di qualcosa – del fucile, si dirà – si ritira prontamente. Nessuno dice a Donald di togliersi di mezzo, mettersi al riparo. Il ragazzotto o chi per lui spara alcuni colpi, uccide e ferisce nel mucchio e colpisce di striscio all’orecchio Trump, portato via di peso dal servizio di scorta. Quel Secret service diretto da Kimberly Cheatle – letteralmente, “imbrogliona” – che si fa un vanto d’aver inclusivamente inzeppato la scorta presidenziale d’agenti donne che faticano a tenere in mano una pistola. Sanguinante, Big Don, anziché scappare o farsela sotto come chiunque, alza il pugno e forse il dito medio: grida alla folla, inebetita, di combattere e chiede alla scorta di recuperargli una scarpa, persa nel parapiglia. Poi si lascia trascinare via, mentre i cecchini freddano il ragazzo che avevano finora inquadrato nei loro mirini. I morti non parlano, ammesso avesse avuto qualcosa da dire. Le ultime immagini lo ritraggono al momento in cui è colpito: lungo, disteso a diversi metri dal fucile.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I fatti (presunti)</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Lasciamo perdere le incongruenze, chiamiamole così, della sicurezza e concentriamoci sugli spari. Chiunque abbia preso un fucile in mano sa che occorre una buona dose di sangue freddo, e di fortuna, per centrare un bersaglio sotto pressione, mentre si è sotto punteria di una mezza dozzina di tiratori professionisti. E quel ragazzo non lo era. S’era allenato, sì, ma restava una schiappa, incapace di centrare un bersaglio sia pure non distante e allo scoperto, tanto più con un’arma priva di cannocchiale di precisione, come ha riferito il suo istruttore di tiro. Eppure avrebbe centrato il presidente in pectore, se Trump non avesse mosso casualmente la testa quel tanto che è bastato a salvargli la vita. Questione di centimetri, meno, come mostrano le tante riprese. Poi c’è quello scatto che mostra il proiettile in arrivo prima di colpire Trump, che probabilmente darà al suo autore il World press photo. Peccato che il proiettile sia sull’altro lato rispetto a quello colpito, dunque sia un colpo in uscita o venga dal lato opposto rispetto allo sparatore noto. Piccole disattenzioni del mainstream mediatico, lacune che resteranno tali finché non salteranno fuori altri video. Se è vero che serve bravura e fortuna per centrare il bersaglio, ne serve assai più sfiorarlo volutamente. Dunque la messinscena non è sul colpo (sui colpi): si voleva uccidere, non sparacchiare a caso. E veniamo alla domanda: cui prodest? A chi serviva Trump morto? Chi è stato?</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le conseguenze</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Su quest’ultima domanda diciamolo subito: ci sono almeno quattro servizi negli States che si pestano i calli a vicenda, ed escludendo per quanto detto sopra che Trump abbia detto ai suoi di sparargli addosso, bisogna guardare da un’altra parte. Non serve un ordine diretto del presidente o chi per lui, il lavoro sporco lo fanno i gregari, nascosti dietro l’Oswald di turno. A intorbidare le acque arrivano pure i rapporti dei servizi e le rivelazioni della Cnn sul ruolo dell’Iran nel complotto. La conseguenza immediata è che Trump ha ricompattato i suoi, che l’hanno incoronato candidato ufficiale alla presidenza alla convention di Milwaukee, dove s’è messo il vecchio nemico Vance a fargli da spalla. Un cattolico con ottime entrature sioniste. D’altra parte Elon Musk ha subito staccato per Big Don un assegno da 45 milioni di dollari, mica bubbole. Segno che una certa economia, e il potere del capitale finanziario che la sostiene, punta su di lui.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le conseguenze nel medio periodo saranno probabilmente di rafforzare la leadership trumpiana e il distacco nella corsa con Sleepy Joe che arranca. Ammesso che resti lui il candidato dell’Asinello e che questo non lo scalci alla convention d’agosto. Se Trump vincerà le elezioni la guerra in Europa finirà in poche ore, come promesso, e per le marionette d’Europa si tratterà di riallinearsi. I pagliacci del circo mediatico lo faranno con qualche difficoltà. Magari capiranno anche da che parte stanno gli interessi europei, che certo non saranno tutelati da Trump, tutt’altro. All’Europa resteranno i cocci e i debiti di una guerra combattuta per procura, in nome della libertà e della civiltà dell’hamburger. Anche la Nato dovrà rivedere i suoi piani d’espansione, oggi nell’Europa orientale e domani in Asia e in Cina. America first e pure fist, come dice e mostra Trump. In Medio Oriente invece non dovrebbe cambiare molto, lì Israele continuerà a fare il bello e il cattivo tempo, a Gaza come in Libano e in Iran. A meno che il futuro presidente non voglia mostrare doti da statista vero, oltre che da uomo di indubbio fegato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ce n’è comunque abbastanza perché qualche buontempone abbia voluto tirargli un brutto colpo. Bruttissimo, visto che gli s’è ritorto contro. Questione di centimetri. Forse è per questo che negli Usa impazzano i santini con san Michele arcangelo, l’angelo combattente, che gli fa scudo con la sua corazza, o più prosaicamente nelle vesti di Superman, in volo col ciuffo al vento. E a san Gregorio Armeno già impazza, benché fuori stagione, il Trump sanguinante tra i personaggi del presepe. Se continuerà a essere un miracolato, o sarà fulminato sulla via di Washington prima che arrivi al suo secondo mandato, è ancora presto per dirlo. Il mazzo è sul tavolo, la partita è aperta.</p>
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		<title>Le bufale del presidente</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jun 2024 07:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal Covid alla Nato, il rovesciamento della verità nelle parole di Mattarella  Era il 5 settembre 2021 quando Mattarella ammoniva: “Nessuno invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione”. A quasi tre anni di distanza, e a pochi mesi dalla nascita della contestatissima commissione d’inchiesta che dovrebbe fare luce sugli effetti perversi della pandemia e della vaccinazione, con più paletti d’una gabbia per pappagallini, nessuna rivelazione... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/le-bufale-del-presidente/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Dal Covid alla Nato, il rovesciamento della verità nelle parole di Mattarella </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span id="more-10443"></span>Era il 5 settembre 2021 quando Mattarella ammoniva: “Nessuno invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione”. A quasi tre anni di distanza, e a pochi mesi dalla nascita della contestatissima commissione d’inchiesta che dovrebbe fare luce sugli effetti perversi della pandemia e della vaccinazione, con più paletti d’una gabbia per pappagallini, nessuna rivelazione convince i paladini del vaccino a oltranza, i pretoriani di Speranza. Come l’ultima di Anthony Fauci davanti alla commissione del Congresso Usa, sull’invenzione di sana pianta di mascherine e distanziamento sociale in mancanza d’altro, compitamente ripresa di qua dall’oceano. Come lo scandalo miliardario del Pfizergate da parte dell’immarcescibile Ursula von der Leyen e del nobile consorte, in via d’insabbiamento. Niente de che, nessuno se la piglia più di tanto per la più grande limitazione di libertà e presa per i fondelli della modernità. Intanto continuano a giungere multe agli over 50 non vaccinati e negli ospedali come nelle Rsa s’entra sempre in maschera, fino al 30 giugno, poi si vedrà.</p>
<p style="font-weight: 400;">Era il 18 giugno 2024 – l’altroieri – quando lo stesso presidente, inviato speciale dai padroni del vapore in Moldavia, sentenziava: “Inaccettabile tempesta di fake news russe, servono regole internazionali, ci pensi l’Onu e la Nato”. La Nato, uber alles. Di tutt’altra pasta la veridicità delle informazioni in tempo di guerra di parte ucraina. Come la notizia che i russi, poveracci, andrebbero all’assalto delle trincee nemiche combattendo a colpi di vanga in mancanza di meglio; o della vecchina che uccide con una torta avvelenata una squadra d’invasori. E mentre i russi avanzano a tentoni e tentano una via d’uscita dal pantano in cui l’ha cacciati l’Occidente a trazione Usa, i soli veri interessati alla prosecuzione del conflitto sine die, i loro piani di pace vengono puntualmente respinti e un ceto politico europeo succube e screditato come pochi s’allinea ai desiderata di Washington.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si potrebbe dire, parafrasando il sommo vate: Ahi Mattarel, di quanto mal fu matre, quel verbo che da te prese il popol bue. Ma forse a starlo a sentire sono solo quei quattro guitti che si beano a scrivere articolesse sui giornaloni di sistema. Quasi verrebbe di dare ragione alla Melona, che tra premierato e autonomie azzererebbe del tutto il ruolo di garante che la Costituzione, quel che ne resta, affida al capo dello stato. Ché davvero le bufale del presidente non servono al popolo bue, solo ai padroni del vapore e del discorso che gli suggeriscono le battute giuste nel mondo a rovescio, dove le menzogne diventano verità e il nero si fa bianco. In tutto ciò il Mattarellone nostrano, e soprattutto i suoi suggeritori, fanno la loro parte, non super partes come vorrebbe il suo ruolo residuale, ma orbo d’ogni parte. Meglio sarebbe stato se si fosse dedicato ai piccioni presso le panchine della natìa Palermo, piuttosto che a spararle grosse pro domo altrui. Ahi Mattarel&#8230;</span></p>
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		<title>Il botto del cerino</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2024 19:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente iraniano Raisi si schianta al confine con l’Azerbaijan. Incidente o attentato? I fatti È proprio vero che l’appetito vien mangiando. Piglia Bibi. Non gli bastava l’aver spianato Gaza, proseguendo imperterrito il genocidio fino ai più reconditi angoli di Rafah. Non gli bastava l’aver bombardato l’Iran in risposta al farlocco attacco missilistico iraniano nella principale base israeliana del Negev. No, già che c’era ha... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-botto-del-cerino/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Il presidente iraniano Raisi si schianta al confine con l’Azerbaijan. Incidente o attentato? I fatti</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span id="more-10440"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">È proprio vero che l’appetito vien mangiando. Piglia Bibi. Non gli bastava l’aver spianato Gaza, proseguendo imperterrito il genocidio fino ai più reconditi angoli di Rafah. Non gli bastava l’aver bombardato l’Iran in risposta al farlocco attacco missilistico iraniano nella principale base israeliana del Negev. No, già che c’era ha pure decapitato il regime degli ayatollah, buttando giù l’elicottero con cui il presidente dell’Iran, Ebrahim Raisi, tornava dall’Azerbaijan dov’era andato a inaugurare una diga e stringere accordi e la mano al suo omologo azero, Ilham Aliyev. Il presidente rieletto a febbraio al quarto mandato con un democraticissimo 94% dei voti che, detto en passant, porta un po’ jella, visto che al premier slovacco Robert Fico hanno sparato dopo una medesima visita ma, buon per lui, se l’è cavata. Avanti il terzo incomodo, per Tel Aviv e Washington.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un momento, fermi tutti, che c’entra quel cattivone di Bibi e i soliti pastrocchi della Casa Bianca? Nella regione montuosa dov’è caduto l’aereo c’era un nebbione che manco a Milano negli anni ‘50, e l’elicottero Bell 212 – americano e invero un po’ vecchiotto – s’è guastato per mancanza di ricambi dovuti all’embargo. Eppoi, a dirla tutta, Raisi non era certo un falco. Anzi, pare che volesse fare le scarpe alla guida suprema dell’Iran, quell’Ali Khamenei che regge le sorti del paese dall’alto dei suoi 85 anni e ha già indicato nel rampollo Mojtaba a succedergli alla guida della rivoluzione e alla testa dei suoi guardiani, i Pasdaran. Ergo, a fare fuori il presidente è stato un “guasto” interno al regime. Che gineprajo l’Iran. E che guazzabuglio l’Oriente e la guerra infinita dell’Occidente, per il povero cronista che fatica a raccapezzarcisi e manco può affidarsi ai servigi d’una chat qualesia. E allora vediamo di capirci qualcosa, stiamo ai fatti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Primo fatto. Nell’area, remota e montuosa, a ridosso del confine azero la nebbia c’era, eccome. Tutti hanno visto le immagini dei soccorsi dopo lo schianto del relitto, individuato grazie a un drone turco. La nebbia s’intravede pure dalle ultime immagini del presidente, assorto e malinconico, che guarda fuori dai finestrini dell’elicottero, a pochi minuti dallo schianto. Peccato che dal satellite meteorologico di zona le registrazioni dei dati di volo siano state cancellate, come la nebbia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo fatto. Poco dopo l’incidente a Raisi e al suo entourage, a Baku atterrava un C17 statunitense proveniente dalla Giordania, equipaggiato per la guerra elettronica. E pure meteorologica, dicono i complottisti che ormai allignano persino sui media mainstream. Quelli veri, invece, segnalano dall’accout Israel war room su X la sagoma d’un elicotterino già alle 7.58 del 19 maggio, quando nessuno ancora sapeva del botto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Terzo fatto. L’Azerbaijan è il principale fornitore di petrolio a Israele, e a Baku gli agenti dei servizi con la stella di Davide, come nordamericani, sono di casa. Tel Aviv può colpire ovunque e impunemente i suoi nemici, fuori e dentro l’Iran, e lo ha già dimostrato innumerevoli volte.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quarto fatto. Il defunto presidente Raisi non era un guerrafondajo. Anche a non voler dar credito ai maneggi che lo volevano in lizza per la successione o nella ricomposizione del conflitto con l’arcinemico grazie ai buoni uffici dell’Oman, la sua morte non avvantaggia i moderati nel paese, né tantomeno chi spera in una svolta “democratica” del regime. Il potere vero ce l’ha la guida suprema, anzi il figlio dell’Ayatollah, non certo il fu presidente Raisi o il suo vice Mokhber, e neppure il Consiglio dei dodici guardiani supremi della rivoluzione che dovrà ratificare, entro poche settimane, la nomina del nuovo presidente, indipendentemente da un eventuale voto popolare. Insomma, buttare un altro cerino acceso nella polveriera è un bel modo per far saltare tutto e prima di tutto ogni residuale piano di pace, soprattutto per chi per reggersi a galla deve massacrare ogni oppositore, nemico del proprio Dio.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Buon ultimo, un quinto fatto. Desta un certo finto scalpore e falso clamore la denuncia della corte penale internazionale dell’Aja per crimini di guerra, con tanto di richiesta d’arresto, per Netanyahu e Gallant, ministro della difesa israeliano, come pure per i sopravvissuti leader di Hamas, Yahya Siwar e un altro paio di esponenti. Neanche a dirlo, chi plaudiva alla giustizia per le omologhe richieste verso Putin o Milosevic buonanima, strepita e urla contro l’offesa inaccettabile e l’accusa del tribunale che, peraltro, Usa e Israele non riconoscono. Lettera morta, come il riconoscimento della Palestina che non c’è da parte di 142 stati dell’Onu su 193. Ultimi ad aggiungersi al listone Spagna, Irlanda e Norvegia. L’Italia, con Tajani, balbetta come sempre. Urgono le elezioni burletta del Parlamento Ue che dovrà votare la guerra permanente, l’incendio può attendere.</span></p>
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		<title>Giurin Giurello del Mattarello</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 09:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie in forma di prose]]></category>
		<category><![CDATA[domenica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Giurin giurello / star sul Colle è così bello / con la fava, oltre all’uccello / becchi tosto il Mattarello / &#160; A Palermo non sto male / ma assai meglio al Quirinale / al gran piano nazionale / do’ il mio lustro personale / &#160; Ma tranquilli, resto poco / reggo fino al coprifuoco / giusto il tempo al dragomario / di tenersi a bagnomario / &#160; E per dargli ciecamente / sommo ausilio e poi... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/giurin-giurello-del-mattarello/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giurin giurello /</p>
<p>star sul Colle è così bello /</p>
<p>con la fava, oltre all’uccello /</p>
<p>becchi tosto il Mattarello /<span id="more-10099"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Palermo non sto male /</p>
<p>ma assai meglio al Quirinale /</p>
<p>al gran piano nazionale /</p>
<p>do’ il mio lustro personale /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma tranquilli, resto poco /</p>
<p>reggo fino al coprifuoco /</p>
<p>giusto il tempo al dragomario /</p>
<p>di tenersi a bagnomario /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E per dargli ciecamente /</p>
<p>sommo ausilio e poi manforte /</p>
<p>pur Giuliano, ben&#8217;Amato /</p>
<p>è risorto e s’è aggregato /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutti insieme, allegramente /</p>
<p>prepariamo degnamente /</p>
<p>la scalata al presidente /</p>
<p>quello giusto, il competente /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto il popol a lui s’affida /</p>
<p>e nessun s’osi alla sfida /</p>
<p>che chi dubita e diffìda /</p>
<p>si castighi da deicida /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buone pecore spaurite /</p>
<p>cosa dite, che cianciate /</p>
<p>questa di democrazia /</p>
<p>non ha altra garanzia /</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che far romper meglio l’osso /</p>
<p>giù nel fosso, a più non posso /</p>
<p>non godete, eppur contenti /</p>
<p>che il cervello s’addormenti</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La vurga e il Presidente</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2015 09:41:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Belpaese]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cropalati]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[Rossano]]></category>
		<category><![CDATA[vurga]]></category>

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		<description><![CDATA[Un angolo di Sila Greca dove il tempo si è incagliato e la Calabria è un gatto da carezzare Ci sono posti dove il tempo pare essersi incagliato. Non fermato, incagliato proprio. Come all’intarsio di placche tettoniche, il presente s’innesta nel passato, dando luogo a una sintesi sbieca dell’oggi. Qui, come un surice nella rete, il tempo si dibatte quaelà finché sfugge alle maglie e vaga allo... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/la-vurga-e-il-presidente/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un angolo di Sila Greca dove il tempo si è incagliato e la Calabria è un gatto da carezzare</p>
<p><span id="more-8511"></span></p>
<p><a href="http://popoffquotidiano.it/wp-content/uploads/2015/08/Vurga-di-Cropalati.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-15638" src="http://popoffquotidiano.it/wp-content/uploads/2015/08/Vurga-di-Cropalati-300x300.jpg" alt="Vurga di Cropalati" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Ci sono posti dove il tempo pare essersi incagliato. Non fermato, incagliato proprio. Come all’intarsio di placche tettoniche, il presente s’innesta nel passato, dando luogo a una sintesi sbieca dell’oggi. Qui, come un surice nella rete, il tempo si dibatte quaelà finché sfugge alle maglie e vaga allo scampo in mare aperto, riprendendo il suo normale fluire, oppure s’acquieta, in un sortilegio d’immutabilità che avrebbe fatto la gioia del buon Giorgio Morandi. Terra particolarmente vocata all’incaglio è la Calabria, dove spesso l’odierno scorre parallelo all’eterno, sopravanzandolo di colpo senza alcun mutamento che lasci intravedere un qualche germe di futuro, nessun pertugio di progresso o anche solo, dionescampi, di sviluppo. Tra i posti dove il tempo scorre su binari diversi, altri rispetto al presente, non antichi e neppure moderni, è il Presidente, a Rossano.</p>
<p>Giù per la scalinata della chiesa di Madonna Achiropinta – vale a dire non dipinta da mano umana – in un canto protetto da un muricciolo nell’assolato agosto che sdirupa il paesotto della Sila cosentina, facendo sparire pure i gatti dai vicoli, sta il Presidente. Dove tutto è serrato e assolato, lui è il cono d’ombra, l’oasi di salvezza. Dove tutto è deserto, e giù alla marina riecheggia il presente coi suoi riti e i suoi miti, lì regna, sovrano, il silenzio sull’acciottolìo di pietre già vecchie alla posa. Appena sopravanzato dall’eco d’un neomelodico che fuoriesce dalla porta aperta dello scantinato riattato a punto di sosta e ristoro, vorremmo dire trattoria se la parola non suonasse falsa all’occhio e all’orecchio. Se siete affamati e assetati, accaldati e annoiati, fermatevi nel giardinetto d’erbaggi aromatici e fiori plastici, sedete sulle sediole di plastica spaiate, rette da mattoni sconciati per non farle ruzzolare alla scesa, e lì ascoltate, inspirate. L’odore del giorno e del tempo arenato, l’intarsio mirabile d’antico e d’altro.</p>
<p>Sostate. Mirate il guazzabuglio d’oggetti e scarabocchi al muro che nulla hanno da invidiare alle installazioni en plein air di Fausto Delle Chiaie innanzi all’Ara pacis capitolina. Pure se non avete fame e sete, non siete accaldati e annoiati, né inguaiati col mondo o con voi stessi, lì potete buttarvi sulla spiaggia del tempo arenato, farvi cullare dall’ombra antica d’un diverso presente. Tutto è rigorosamente antimoderno – diremmo naif, se la parola servisse allo scopo e non puzzasse d’intellettualità – e al tempo stesso ultrapresente. Vivo, vivaddio, in un mondo d’ombre come al teatro cinese. Non chiedete menù, al Presidente. Anche se non si mangia neppure male, non è questo che conta. Potete starvene e basta, allocchiti come gatti alla controra, e l’ora sarà ben spesa. Masennò mangiate, senza sforzarvi di capire ciò che avete nel piatto né la lingua che l’accompagna. Non storcete la bocca per il bicchiere o il piatto scompagno. Non abbiate il cattivo gusto d’adombravi al conto non scritto – un&#8217;inezia – né tantomeno all’assenza di ricevute o scontrini. Solo ringraziate la sorte, il caso e il piede che fin lì v’ha condotti.</p>
<p>Dopo, spezzato il pane e versato il vino come un novello Cristo redento, pure quella Madonna bizantineggiante pitta da mano inumana vi parrà bella, dolce il giorno con quel che porta. Poi, se avete ancora la forza di muovere qualche passo, staccarvi da questo luogo d’incanto, allora salite le scale di san Leonardo senza occhiare il museo di fruste anticaglie, ché tanto lo troverete chiuso: gustate piuttosto le atmosfere bizantine restìe alla modernità. E se proprio non ne avete pieno il cuore, inerpicatevi sui primi contrafforti della Sila Greca, fino alla badìa della Madonna del Patìre. Tutto è chiuso anche senza alluvioni che spazzano via turisti di passo e abusivi permanenti. Pure l’unico bar è sbarrato, ma che patimento sarebbe altrimenti. In compenso, ammirate quel che resta dei pavimenti a mosaico col bestiario più strambo della cristianità. E respirate a pieni polmoni l’aria ultramontana, lo sguardo al mar di cobalto. Lì la Calabria è, davvero, terra di maremonti oltre che dei due mari. Luogo carezzoso e amorevole come un micio, purché lo si pigli non dalla coda ma dal giusto verso.</p>
<p>E infine, se proprio avete voglia di un tuffo nella mondanità, calate fino ai bagni della Vurga, verso Cropalati. Quattro teli a bloccare il deflusso d’una cascata serpante tra i massi, copertoni sforati a galleggiarvi nell’acqua gelida, verdazzurra come al fondo d’un sogno, e un capanno che manco in una selva cubana. E lì, al son d’un mambo straniante, stappatevi una cedrata condita dalle spanzate e dalle massime di don Agostino. Vero prete ai bagni in tanto paradiso. Vera pace d’un tempo senza tempo, sine culpa e sine menzogna, dove tutto è ciò che appare, e non altro. Ché questo è il tempo incagliato: tutto è ciò che è, altro non serve e non c’è.</p>
<p>Un angolo di Sila Greca dove il tempo si è incagliato e la Calabria è un gatto</p>
<p>di Maurizio Zuccari</p>
<p><a href="http://popoffquotidiano.it/wp-content/uploads/2015/08/Vurga-di-Cropalati.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-15638" src="http://popoffquotidiano.it/wp-content/uploads/2015/08/Vurga-di-Cropalati-300x300.jpg" alt="Vurga di Cropalati" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Ci sono posti dove il tempo pare essersi incagliato. Non fermato, incagliato proprio. Come all’intarsio di placche tettoniche, il presente s’innesta nel passato, dando luogo a una sintesi sbieca dell’oggi. Qui, come un surice nella rete, il tempo si dibatte quaelà finché sfugge alle maglie e vaga allo scampo in mare aperto, riprendendo il suo normale fluire, oppure s’acquieta, in un sortilegio d’immutabilità che avrebbe fatto la gioia del buon Carlo Morandi. Terra particolarmente vocata all’incaglio è la Calabria, dove spesso l’odierno scorre parallelo all’eterno, sopravanzandolo di colpo senza alcun mutamento che lasci intravedere un qualche germe di futuro, nessun pertugio di progresso o anche solo, dionescampi, di sviluppo. Tra i posti dove il tempo scorre su binari diversi, altri rispetto al presente, non antichi e neppure moderni, è il Presidente, a Rossano.</p>
<p>Giù per la scalinata della chiesa di Madonna Achiropinta – vale a dire non dipinta da mano umana – in un canto protetto da un muricciolo nell’assolato agosto che sdirupa il paesotto della Sila cosentina, facendo sparire pure i gatti dai vicoli, sta il Presidente. Dove tutto è serrato e assolato, lui è il cono d’ombra, l’oasi di salvezza. Dove tutto è deserto, e giù alla marina riecheggia il presente coi suoi riti e i suoi miti, lì regna, sovrano, il silenzio sull’acciottolìo di pietre già vecchie alla posa. Appena sopravanzato dall’eco d’un neomelodico che fuoriesce dalla porta aperta dello scantinato riattato a punto di sosta e ristoro, vorremmo dire trattoria se la parola non suonasse falsa all’occhio e all’orecchio. Se siete affamati e assetati, accaldati e annoiati, fermatevi nel giardinetto d’erbaggi aromatici e fiori plastici, sedete sulle sediole di plastica spaiate, rette da mattoni sconciati per non farle ruzzolare alla scesa, e lì ascoltate, inspirate. L’odore del giorno e del tempo arenato, l’intarsio mirabile d’antico e d’altro.</p>
<p>Sostate. Mirate il guazzabuglio d’oggetti e scarabocchi al muro che nulla hanno da invidiare alle installazioni en plein air di Fausto Delle Chiaie innanzi all’Ara pacis capitolina. Pure se non avete fame e sete, non siete accaldati e annoiati, né inguaiati col mondo o con voi stessi, lì potete buttarvi sulla spiaggia del tempo arenato, farvi cullare dall’ombra antica d’un diverso presente. Tutto è rigorosamente antimoderno – diremmo naif, se la parola servisse allo scopo e non puzzasse d’intellettualità – e al tempo stesso ultrapresente. Vivo, vivaddio, in un mondo d’ombre come al teatro cinese. Non chiedete menù, al Presidente. Anche se non si mangia neppure male, non è questo che conta. Potete starvene e basta, allocchiti come gatti alla controra, e l’ora sarà ben spesa. Masennò mangiate, senza sforzarvi di capire ciò che avete nel piatto né la lingua che l’accompagna. Non storcete la bocca per il bicchiere o il piatto scompagno. Non abbiate il cattivo gusto d’adombravi al conto non scritto – un&#8217;inezia – né tantomeno all’assenza di ricevute o scontrini. Solo ringraziate la sorte, il caso e il piede che fin lì v’ha condotti.</p>
<p>Dopo, spezzato il pane e versato il vino come un novello Cristo redento, pure quella Madonna bizantineggiante pitta da mano inumana vi parrà bella, dolce il giorno con quel che porta. Poi, se avete ancora la forza di muovere qualche passo, staccarvi da questo luogo d’incanto, allora salite le scale di san Leonardo senza occhiare il museo di fruste anticaglie, ché tanto lo troverete chiuso: gustate piuttosto le atmosfere bizantine restìe alla modernità. E se proprio non ne avete pieno il cuore, inerpicatevi sui primi contrafforti della Sila Greca, fino alla badìa della Madonna del Patìre. Tutto è chiuso anche senza alluvioni che spazzano via turisti di passo e abusivi permanenti. Pure l’unico bar è sbarrato, ma che patimento sarebbe altrimenti. In compenso, ammirate quel che resta dei pavimenti a mosaico col bestiario più strambo della cristianità. E respirate a pieni polmoni l’aria ultramontana, lo sguardo al mar di cobalto. Lì la Calabria è, davvero, terra di maremonti oltre che dei due mari. Luogo carezzoso e amorevole come un micio, purché lo si pigli non dalla coda ma dal giusto verso.</p>
<p>E infine, se proprio avete voglia di un tuffo nella mondanità, calate fino ai bagni della Vurga, verso Cropalati. Quattro teli a bloccare il deflusso d’una cascata serpante tra i massi, copertoni sforati a galleggiarvi nell’acqua gelida, verdazzurra come al fondo d’un sogno, e un capanno che manco in una selva cubana. E lì, al son d’un mambo straniante, stappatevi una cedrata condita dalle spanzate e dalle massime di don Agostino. Vero prete ai bagni in tanto paradiso. Vera pace d’un tempo senza tempo, sine culpa e sine menzogna, dove tutto è ciò che appare, e non altro. Ché questo è il tempo incagliato: tutto è ciò che è, altro non serve e non c’è.</p>
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