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	<title>Maurizio Zuccari &#187; Putin</title>
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	<description>Giornalista, scrittore</description>
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		<title>Chiacchiere, sputazze e nuvole nere</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 09:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A dispetto della pompamagna e delle dichiarazioni di rito, il duplice incontro di Trump con Putin e i vertici europei è stato l’ennesimo bluff. Ma la nemesi della storia è in agguato, non solo in Ucraina Che forza. Che spasso. Più abile d’un borseggiatore, più spassoso d’una macchietta al cabaret, più falso d’una borsetta made in Cina. È un Trump in gran spolvero quello che... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/chiacchiere-sputazze-e-nuvole-nere/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/08/1755356963-putin-alaska.jpg"><img class="size-medium wp-image-10658" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2025/08/1755356963-putin-alaska-300x163.jpg" alt="Russia's President Vladimir Putin speaks as he meets with President Donald Trump Friday, Aug. 15, 2025, at Joint Base Elmendorf-Richardson, Alaska. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)" width="300" height="163" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>A dispetto della pompamagna e delle dichiarazioni di rito, il duplice incontro di Trump con Putin e i vertici europei è stato l’ennesimo bluff. Ma la nemesi della storia è in agguato, non solo in Ucraina</strong><span id="more-10656"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Che forza. Che spasso. Più abile d’un borseggiatore, più spassoso d’una macchietta al cabaret, più falso d’una borsetta made in Cina. È un Trump in gran spolvero quello che ha accolto Putin in Alaska, ai confini dell’impero, e i leader europei col guitto Zelensky al seguito a Washington, nel cuore dell’impero in agonia. Da bravo padrone di casa, Big Don ne ha avute per tutti e per ciascuno. Dalla nostra Melona, bellamente coccolata al suo fianco, al fido Macron; dall’amico Starmer all’amicissimo Merz; dal segretario Nato Rutte alla Von der Leyen, capintesta dell’ignavia europea, all’ignorato Stubb, a cui va la palma del bellicista nell’accolita dei volenterosi. Ma proseguiamo con ordine. A dispetto della pompamagna e delle dichiarazioni di rito, il duplice incontro s’è rivelato una sagra delle chiacchiere e sputazze nelle tabacchiere di legno che, com’è noto, il banco non prende a pegno. Sembrava d’assistere a una di quelle partite tra vecchi rincitrulliti al bar dello sport, dove ognuno ripete frasi a vanvera, butta le carte e scapocchia, o se la dorme bellobello, finché qualcuno non gli da’ una bella pacca sulla spalla e lo manda a nanna. Con Big Don a rimboccargli il lenzuolino, farla da padrone e mescolare il mazzo, vecchio pokerista capace di bluffare e rilanciare anche con le scartine in mano. Tant’è, i giocatori al tavolo erano così scarsi, ma tronfi di sé, che c’è da chiedersi se mai, nella sua storia, l’Europa abbia avuto un ceto politico così privo di nerbo e abietto, contrario ai propri interessi e distante dalla realtà. Di fronte alle richieste di Putin, le stesse dall’inizio dell’invasione, le comparse europee continuano a blaterare d’armarsi e partire, chiedono sacrifici e unità di fronte al nemico di sempre, l’ex comunista assetato di sangue occidentale – illuminante la lezione di storia fornita, buon ultimo, dal già comunista e presidente della Campania De Luca <a href="https://www.facebook.com/watch/?v=9806390419488722" target="_blank">https://www.facebook.com/watch/?v=9806390419488722</a> – e fingono d’ignorare che la guerra voluta dalla Nato e da loro avallata in Ucraina è persa e i cocci deve pagarli l’Europa intera. Non certo gli Usa che, anzi, chiedono il conto e stanno alla cassa.</p>
<p style="font-weight: 400;">E qui il genio, il pragmatismo di Trump l’amerikano si rivela in tutta la sua grandezza. Strappa a Zelensky la promessa che ogni centimetro di terra rara che rimarrà all’Ucraina finirà alle aziende Usa, benché il malfido barboncino ucraino avesse promesso la stessa cosa agli inglesi che tanto hanno fatto per la causa della guerra e gli han messo il generalone Zaluzhny tra i piedi in vista delle presidenziali che prima o poi dovranno farsi. Promette al medesimo cento miliardi d’armi made in Usa per la difesa di Kiev e dell’Est europeo dalle mire del bieco cosacco che i lacché d’Europa dovranno accattare e dare senza battere ciglio, come i nuovi dazi, senza storno d’interessi. In cambio lo zar si piglia quel che è già suo e quel che ancora non lo è, ma di questo passo presto lo sarà, visto come vanno le cose sul campo di battaglia. Con la garanzia che la Nato non vedrà mai le sponde del Dniepr, o Nipro per dirla all’italiana, e da Kiev smammino i criminali nazisti che l’Occidente chiama combattenti per la libertà. A proposito, si sono riviste in questi giorni le belle bandiere col tridente del battaglione d’Azov a contrastare le puntate offensive russe puntellando i reparti ucraini allo stremo. Un esercito che ha già perso oltre due terzi degli uomini schierati in campo – settecentocinquantamila circa, stando alle stime più affidabili – non ha scampo ma di questo nessuno, da Parigi a Berlino, da Helsinki a Roma, sembra darsi pena o pensiero cercando seriamente di mettere fine alla guerra fratricida più che rilanciare la carneficina. In quest’ottica, il ventilato incontro tra Putin e Zelensky è più l’ennesima burletta mediatica che un’ipotesi reale.</p>
<p style="font-weight: 400;"> <span style="font-weight: 400;">Tantomeno vedono, le marionette europee e i loro burattinai, le nuvole nere che s’addensano sui cieli d’Europa, ben oltre le trincee ucraine. O forse le vedono e già pregustano nuovi affari, nel cupio dissolvi dell’Occidente: il pentolone d’oro sotto al sangue e agli stracci dell’oggi. Ché lo scontro fratricida ai confini della Russia, la resistenza di questa all’espansione della Nato e degli Usa ad Est ha portato questo di nuovo nella storia europea, al di là del sangue che da sempre la impregna. L’impossibilità di un asse russo-tedesco, tanto economico che militare, come già all’indomani della prima guerra mondiale, obiettivo raggiunto dai vertici bellicisti inglesi. Che persino l’imbelle e abbronzatissimo – a dire di Trump – cancelliere tedesco Merz ventili una Germania di nuovo militarmente potente, grazie alla riconversione bellica della sua ex industria automobilistica, oltretutto in virtù dello stupidario green, è qualcosa che dovrebbe far tremare Londra e Parigi, oltre che le diplomazie d’oltreoceano. Chissà che un secolo dopo non si realizzi il sogno del lebensraum di Karl Haushofer reificato da Hitler e Hess: Berlino e Londra insieme, a dividersi il vecchio mondo e far muro all’espansionismo russo. Peggio è che a difendere il muro dovrebbero essere generazioni pasciute a colpi di veganismo &amp; transgenderismo, non certo emuli di Sparta. Fare di schiere di smidollati da tastiera e zombi iperconnessi orde d’assaltatori col pugnale tra i denti, resistenti al perfido cosacco invasore, sarà compito arduo per i nuovi leader della vecchia Europa. Che forza. Che spasso. Che nemesi della storia.</span></p>
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		<title>Il palio di Kursk</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Aug 2024 07:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ottant’anni fa, Hitler tentava l’operazione Cittadella in Russia. Oggi ci riprova Zelensky, col supporto Nato. Perché, situazione sul terreno e prospettive dell’offensiva ucraina È proprio vero, come diceva Vico, che la storia s’impasta di corsi e ricorsi, sempre le stesse robe, con l’aggravio che si presenta una prima volta in forma di tragedia e una seconda come farsa, sosteneva barbon Marx. Piglia Kursk, per esempio.... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-palio-di-kursk/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Ottant’anni fa, Hitler tentava l’operazione Cittadella in Russia. Oggi ci riprova Zelensky, col supporto Nato. Perché, situazione sul terreno e prospettive dell’offensiva ucraina</strong><span id="more-10513"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">È proprio vero, come diceva Vico, che la storia s’impasta di corsi e ricorsi, sempre le stesse robe, con l’aggravio che si presenta una prima volta in forma di tragedia e una seconda come farsa, sosteneva barbon Marx. Piglia Kursk, per esempio. Da settimane, gli ucraini hanno scatenato un’offensiva ai confini con la Russia, nella stessa area dove Hitler tentò lo sfondamento durante la terza e ultima offensiva sul fronte orientale, con la prospettiva di chiudere la partita a Est, dopo le fallite avanzate dei due anni precedenti. Vedere come andò allora può essere istruttivo per l’oggi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/09/Bundesarchiv_Bild_101III-Zschaeckel-206-35_Schlacht_um_Kursk_Panzer_VI_Tiger_I.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10515" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/09/Bundesarchiv_Bild_101III-Zschaeckel-206-35_Schlacht_um_Kursk_Panzer_VI_Tiger_I-300x203.jpg" alt="Schlacht um Kursk, Panzer VI (Tiger I)" width="300" height="203" /></a><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/09/Kursk-1943-Plan-GE.svg.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-10516" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/09/Kursk-1943-Plan-GE.svg-222x300.png" alt="Kursk-1943-Plan-GE.svg" width="222" height="300" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Kursk, 5 luglio 1943</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ai primi di luglio del ‘43, dopo una serie di rinvii, il meglio delle panzerdivision e delle divisioni corazzate ss ancora su piazza tentano una manovra a tenaglia per eliminare il saliente di Kursk e con esso buona parte delle forze sovietiche, per poi puntare nuovamente su Mosca: l’operazione Cittadella. Le linee difensive russe sono munitissime, la sproporzione è di oltre due a uno per gli uomini e quattro a uno per i mezzi ma i tedeschi non si fanno problemi. Attaccano e, ovviamente, non se la passano bene. Avanzano pochi chilometri, con perdite altissime. Uno dei bracci della tenaglia si blocca e buttano dentro tutte le riserve corazzate di cui dispongono, compresi i nuovissimi Ferdinand, Tiger e Panther, che però prendono fuoco come cerini se colpiti ai serbatoi, alle terga. Anche i russi buttano nella mischia le riserve corazzate della V° armata, per ordine diretto di Stalin. Quel che ne viene fuori è una mischia furibonda, un cozzo di carri che si tirano addosso l’un l’altro. Al termine della più grande battaglia di carrarmati della storia (finora) restano sul terreno migliaia di carcasse fumanti. Per i russi è un’ecatombe ma i tedeschi non passano e le loro perdite non sono rimpiazzabili. A far precipitare la situazione l’ordine di Hitler di trasferire, nel bel mezzo della battaglia, le migliori unità sul fronte italiano, dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia (10 luglio), e nell’imminenza del crollo del fascismo (19 luglio). Tempo di organizzarsi e i russi contrattaccano, sfondano il fronte di 150 chilometri e nessuno riuscirà più a fermarli, fino a Berlino. Veniamo ai giorni nostri.</p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/09/sso-golovna.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10517" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/09/sso-golovna-300x200.jpg" alt="sso-golovna" width="300" height="200" /></a><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/09/UAF-Kursk-Incursion-August-27-2024.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10518" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/09/UAF-Kursk-Incursion-August-27-2024-196x300.jpg" alt="UAF-Kursk-Incursion-August-27-2024" width="196" height="300" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Kursk, 6 agosto 2024</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ai primi d’agosto, diverse brigate meccanizzate, col supporto di compagnie di mercenari e reparti Nato sotto copertura, sfondano le linee russe presso Kursk. La sorpresa è totale. In poche settimane conquistano oltre mille chilometri quadrati (grossomodo la metà della provincia di Rieti) e catturano centinaia di prigionieri, per non parlare dei caduti, anche se a costo di notevoli perdite. Da più parti, anche negli alti vertici militari della stessa Nato che ha fornito supporto in uomini e mezzi, oltre che la copertura informativa e la tecnologia necessaria all’operazione Kursk, sottolineano l’incongruenza dell’offensiva. Le Ardenne di Zelensky, dice qualche acuto analista, rievocando il canto del cigno delle panzerdivision hitleriane. Perché portare la guerra in territorio russo, sottraendo forze alla difesa del fronte del Donbass, dove i russi sono all’attacco e minacciano lo sfondamento a Pokrovsk, si chiedono gli esperti caduti dal pero?</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Tre obiettivi per un’offensiva</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L’offensiva ha un triplice scopo. Innanzitutto sottrarre forze al fronte meridionale, permettendone la stabilizzazione. Poi conquistare due importanti snodi energetici, la centrale atomica di Kurčatov e quella di stoccaggio gas a Sudza; obiettivo, quest’ultimo, raggiunto con il blocco delle ultime forniture di gas alla Slovacchia e all’Ungheria, recalcitranti membri della Nato, contrari alla recrudescenza delle operazioni belliche e ai diktat di Washington e di Bruxelles. Al gasdotto principale, il Nordstream, avevano già pensato i servizi inglesi e polacchi – ormai le inchieste non lasciano dubbi – con buona pace della Germania e del resto dell’Europa che si è visto tagliare le forniture russe. Terzo, e buon ultimo, l’offensiva arriva nel momento in cui il piano di pace proposto da Trump e mediato da Orban sembrava attecchire a Kiev, oltre che a Mosca. Col territorio della federazione occupato nessuna pace è possibile e, soprattutto, gli ucraini dispongono di una forte merce di scambio nel momento in cui si dovranno sedere al tavolo della pace e stabilire il passaggio dei territori. E poco importa che i russi abbiano al momento conquistato cento volte tanto terreno, oltre centomila chilometri quadrati. Tutto ciò, senza contare il successo mediatico d’aver preso a schiaffi i russi a casa loro, mostrando che le forze ucraine sono ancora pienamente operative, quando tutti le davano quasi spacciate e prossime alla fine. Anche se col palese supporto Nato, dunque in una guerra d’aggressione aperta ancorché non dichiarata, la prima su suolo russo dai tempi dell’invasione dell’Asse.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>E adesso, pover’uomini?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">E adesso, poveruomini, parafrasando un romanzo di Hans Fallada, che ne sarà dei contendenti? Dopo due anni e mezzo di guerra, la situazione sul terreno è più ingarbugliata, la soluzione più lontana. Putin ha mostrato ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, di non essere in grado di concludere manu militari il conflitto rapidamente. Poteva farlo con una guerra lampo all’inizio, e si è lasciato scappare il boccone. I russi si sono impantanati in una guerra di posizione, di media intensità e lunga durata, continuando a fare gli stessi errori palesati, da ultimo, dall’offensiva ucraina. Da parte sua Zelensky ha conseguito un successo tattico effimero, che può ritorcersi presto contro con la perdita dei territori contesi sul fronte sud e fargli rimpiangere il doppio rifiuto ai piani di mediazione, prima turco poi ungherese. Ha preferito dare ascolto ai suoi padroni malpaganti, alle sirene angloamericane, tentare il tutto per tutto gettando sul tavolo le carte del mazzo sopravvissute alla fallita controffensiva dello scorso anno. Miliardi in armamenti, spesso affidati a mani inesperte, come i nuovissimi Leopard e F16 – il primo dei sei già caduto per fuoco amico – vecchi di vent’anni. Armi che finiscono sforacchiate nel museo all’aperto allestito a Mosca. Prestiti, in dollari, che rientrano nelle casse nordamericane. Un doppio affare per le industrie Usa, un massacro per l’Europa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il Palio della non vittoria</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Una tragedia epocale che, a differenza della guerra parallela in Medio Oriente, forse finirà solo con l’eventuale elezione al secondo mandato di Trump, se mai Donald arriverà a fine corsa e farà quanto promesso. Ma la duplice invasione ha complicato tutto, la guerra proseguirà, salvo imprevisti e colpi di scena, con assalti alle trincee degni di Verdun e bombardamenti terroristici sulle città dell’una e dell’altra parte. Sulle teste di un popolo che si voleva fraterno, già diviso ottant’anni fa sotto le bandiere rosse o le insegne hitleriane. Come il tridente che campeggia sulla maglietta di Zelensky e gli scudetti ucraini, simbolo mutuato dalle squadracce filonaziste di Banderas. I due pover’uomini che si sono mostrati incapaci di vincere non potranno che perdere, e con essi l’Europa, dilaniata e dissanguata da un conflitto estraneo ai propri interessi. Gli architetti di Euromaidan possono ben compiacersi del proprio sanguinoso lavoro, della logica del Palio di Siena fatta propria. Anche se il loro cavallo non vincerà, quello dell’avversario non arriverà a fine corsa.</p>
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		<title>Si fa presto a dire Amerika. E Isis…</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 19:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Divagazioni sull’attentato al Crocus, Mosca e l’Ucraina, gli Usa e l’Europa, unita nella lotta Gran paese, l’Amerika. Enorme, ma girala da nord a sud, da est a ovest e ovunque è la stessa. Stesse città, che manco chi ci campa distingue l’una dall’altra. Stesso cibo, mica hai il fastidio della scelta. Piglia l’amerikano medio, e pure quello che medio non è. Stesse idee, non c’è... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/si-fa-presto-a-dire-amerika-e-isis/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/Put.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10375" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/Put-300x200.jpg" alt="put" width="300" height="200" /></a><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/History_of_NATO_enlargement.svg.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-10376" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/History_of_NATO_enlargement.svg-300x229.png" alt="history_of_nato_enlargement-svg" width="300" height="229" /></a><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/don.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10377" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/don-300x200.jpg" alt="don" width="300" height="200" /></a><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/Ucraina.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10381" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2024/03/Ucraina-300x200.jpg" alt="ucraina" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Divagazioni sull’attentato al Crocus, Mosca e l’Ucraina, gli Usa e l’Europa, unita nella lotta</strong><span id="more-10374"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Gran paese, l’Amerika. Enorme, ma girala da nord a sud, da est a ovest e ovunque è la stessa. Stesse città, che manco chi ci campa distingue l’una dall’altra. Stesso cibo, mica hai il fastidio della scelta. Piglia l’amerikano medio, e pure quello che medio non è. Stesse idee, non c’è niente più standardizzato al mondo, come già notava Ehrenburg. E la tecnologia, vuoi mettere. Non per niente sotto al sole della California sono in pole per la transizione alla decima rivoluzione industriale, o forma dell’ordine mercantile, per dirla come Attali: la robotica che spazzerà le precedenti e forse l’umano. E i diritti, che dire. Appena cinquant’anni fa, se un negro s’azzardava a sbagliare predellino sull’autobus finiva appeso all’albero più vicino, a dar la stura a quel capolavoro di Billie Holiday, Strange fruit. Oggi vai a dare del negro a qualcuno e finisci sulla gogna, e peggio. Niente vie di mezzo, tantomeno buon senso. Eppoi la democrazia. Negli Usa ce n’è talmente tanta che devono esportarla, a forza. E pazienza se non tutti la vogliono: la democrazia è una medicina, anche se cattiva fa bene. Guarisce da ogni altro male. Soprattutto se totalitaria, come l’attuale e globale. Ma la cosa più bella d’Amerika son le certezze. Se dicono una cosa è quella. Dice che nel fine settimana scoppia una bomba a Mosca e, oplà, la bomba scoppia. Dice che è stato l’Isis – nella sua variante pandemica k, Khorasan – e tutti a far da grancassa. Che non credi all’amerikano? Mica i persuasori, occulti e non, hanno plasmato i cervelli per niente, da decenni, di là e di qua l’oceano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Certo, la media degli attacchi terroristici di matrice o manodopera islamica è elevata, in terra russa. Solo nell’ultimo decennio una quindicina, molti senza rivendicazione, alcuni devastanti come quelli al teatro Dubrovka, sempre a Mosca, nel 2002, e a Beslan, in Ossezia, nel 2004. Allora però c’era di mezzo la guerriglia cecena. Certo, il sedicente stato islamico ha buone ragioni per avercela coi russi, visto che se si è ridotto a pochi santuari nel nord della Siria lo devono a loro, non agli angloamericani che a chiacchiere lo bombardano e nei fatti lo proteggono. E proprio i servizi di sua maestà britannica sarebbero dietro l’attentato del 22 marzo al Crocus Hall di Krasnogorsk, alla periferia moscovita. Del resto che l’Isis, come già i talebani, siano creature dei servizi occidentali – come Hamas dei servizi di Tel Aviv – è cosa che la libera stampa d’Occidente preferisce ignorare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Da Mosca, invece, lo dicono apertamente: il quartetto di assalitori tagiki, catturati mentre si dirigevano allo scampo alla frontiera ucraina, tutti sulla macchinina bianca presa fuori dal teatro dopo essersi liberati delle armi usate nell’attentato, è un frutto marcio della guerra asimmetrica e parallela dei servizi angloamericani, segnatamente inglesi. Del resto cosa non si farebbe per esportare un po’ di sana democrazia là dove ce n’è più bisogno? Non è un caso se già a fine febbraio la dimissionaria Victoria Nuland ha salutato la segreteria di stato dichiarando al Centro alti studi strategici di Washington che con l’ultima tranche di aiuti l’Ucraina avrebbe fatto accrescere i suoi strumenti di guerra asimmetrica, assai più efficace di quella combattuta sul terreno. Detto, fatto. La signora è buona veggente, avendo anticipato a suo tempo la fine del gasdotto Nordstream. Comunque, gli attentatori sono stati tutti catturati vivi – caso raro nella storia del terrorismo recente – e in buona salute, prima di finire nelle mani del Fsb, l’ex Kgb russo. Chissà quali altre rivelazioni faranno, oltre quelle d’essersi addestrati online e aver compiuto il massacro per pochi spicci, cinquemila dollari a testa. Un po’ pochini persino per gli standard tagiki. Ma vatti a fidare di quel che dicono i russi, meglio attenersi al copione occidentale.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Insomma, il despota Putin s’è ritrovato le bombe in casa dopo essere stato dittatorialmente rieletto per l’ennesimo mandato, con percentuali che fanno l’invidia ogni leader d’Occidente. Poco importa che la stragrande maggioranza dei russi l’avrebbe votato anche senza brogli e pressioni. L’attentato ha ricordato a tutti che la guerra è senza quartiere e il suo strapotere non serve a garantire sicurezza al paese che ha osato mettere i bastoni tra le ruote al nuovo ordine mondiale, veicolato manu militari dalla Nato. L’Occidente è unito, compatto come non mai, la Neoalleanza Atlantica brinda al trentaduesimo stato membro – mancano solo il Montenegro e la Svizzera – e si prepara a rintuzzare le perdite ucraine. Contingenti polacchi e francesi sarebbero già al fronte, dicono i rapporti russi, con la benedizione di Tusk e Macron. Due splendidi esemplari della servile tecnoburocrazia europea che al seguito degli Usa sta conducendo il vecchio mondo al baratro. Come nelle due precedenti guerre mondiali, ma stavolta non ci sarà l’Amerika a salvare l’Europa, piuttosto a spingerla nell’abisso. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Il resto del mondo, dall’India al Brasile, dalla Cina all’Iran – l’asse del male – si congratula e fa affari con la Russia di Putin che cresce come non mai, alla faccia delle sanzioni. Dall’altra parte del mondo, negli Usa, i soli che hanno da guadagnarci qualcosa dalla guerra europea in corso, due vegliardi stanno per sfidarsi in un secondo round già visto ma inedito, data l’età dei contendenti. Che la più grande potenza mondiale affidi il suo futuro a due ottantenni è un segno preclaro della sua decadenza fattuale e ideale. Dell’incapacità delle elite d’oltreoceano di rinnovare sé stesse, nella pretesa di continuare a guidare il mondo. Forse solo il vecchio meno rincitrullito tra i due potrà dare un taglio alla guerra e un freno alla storia, spezzare la catena di storpi dietro un cieco, come nel quadro di Bruegel. Ma è un augurio inattuale. L’Amerika, quella vera, non consentirà un Trump due. Prepariamoci alla spinta e al salto, mani nelle mani. Uniti per la libertà, nel migliore dei mondi possibili.</span></p>
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		<title>Lo strano caso del carrista ucciso a mezzogiorno</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 11:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il riallineamento della Germania nei nuovi equilibri della guerra civile europea in corso in Ucraina Tutto iniziò col cane della vicina, trovato ammazzato in giardino. Per Chris Boom, ragazzino mezzo autistico, fu l’inizio d’una vita nuova. Come per Mark Haddon, autore dello Strano caso del cane ucciso a mezzanotte, che ha fruttato al suo autore fama e soldi. Tutto è iniziato con una dichiarazione rilasciata alla... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/lo-strano-caso-del-carrista-ucciso-a-mezzogiorno/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/12/4951770879524711278_121-002.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10303" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/12/4951770879524711278_121-002-300x169.jpg" alt="4951770879524711278_121-002" width="300" height="169" /></a><a href="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/12/Destroyed_German_tanks_at_Kursk.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-10304" src="https://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2023/12/Destroyed_German_tanks_at_Kursk-300x137.gif" alt="destroyed_german_tanks_at_kursk" width="300" height="137" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Il riallineamento della Germania nei nuovi equilibri della guerra civile europea in corso in Ucraina<span id="more-10302"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Tutto iniziò col cane della vicina, trovato ammazzato in giardino. Per Chris Boom, ragazzino mezzo autistico, fu l’inizio d’una vita nuova. Come per Mark Haddon, autore dello Strano caso del cane ucciso a mezzanotte, che ha fruttato al suo autore fama e soldi. Tutto è iniziato con una dichiarazione rilasciata alla Novosti da un capocarro russo sul fronte di Zaporizhia, a fine autunno. Dopo aver fatto saltare un Leopard 2 ­– il meglio della tecnologia bellica tedesca, secondo i media occidentali – l’ufficiale s’è ritrovato nella carcassa fumante, tra i cadaveri dei carristi uccisi, un sopravvissuto. Il poveraccio gridava in tedesco di non sparare e, prima di spirare, avrebbe rivelato di non essere un mercenario, ma un soldato della Bundeswehr – l’esercito regolare tedesco – inquadrato tra i reparti combattenti, come i circa ventimila volontari delle brigate internazionali arruolati da Kiev. Per inciso: il modulo d’arruolamento è sempre lì, sul sito del ministero della Difesa ucraino, basta essere maggiorenni, non aver superato i sessant’anni, in salute e, meglio, con una qualche esperienza bellica. La notizia dell’agenzia di stampa russa è stata ripresa col contagocce, a Berlino hanno fatto spallucce. Già ai primi di settembre Christian Freuding, generale a capo delle forze corazzate tedesche incaricato del coordinamento degli aiuti all’Ucraina, aveva dichiarato che la Germania avrebbe sostenuto l’alleato nello sforzo bellico in ogni modo possibile, per almeno un decennio. Parole profetiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ora, non è una novità che mercenari e “tecnici” della Nato partecipino dall’inizio dell’“operazione speciale” ai combattimenti sul fronte, malcelati o meno dietro lo scudetto delle brigate internazionali pro libertà che hanno riesumato il tridente dell’arcinazista ucraino Bandera. Inglesi e polacchi, in primis, sono da tempo in prima linea. E, dietro a questi, agenti infiltrati dalla “resistenza” ucraina, ben stipendiati dall’Occidente. Buon ultimo, l’italorusso colto a far deragliare treni. Ma che ai contingenti noti s’aggiungano combattenti regolari tedeschi è una notizia d’un certo peso. Talmente grossa che neanche i grandi media l’hanno taciuta, seppur minimizzandola o buttandola lì, da Rai news al Sole, da Ad al Fatto. Certo è che fa effetto rivedere i carri con la croce di guerra della Wermacht – neppure un ritocchino al logo ­– impantanarsi negli stessi crocicchi dove bruciarono ottant’anni fa sotto i colpi degli artiglieri sovietici, in una terra che al tempo era Russia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come il tornare dei nomi – i nomi, ammonivano Saramago e Vassalli all’unisono – appena storpiati rispetto ad allora. A partire da Charkov, ribattezzata Charkiv, dove si giocarono le sorti effettive della guerra mondiale, come e più che a Stalingrado. È a Charkov-Charkiv, infatti, che le lancette della storia cambiarono passo, con le panzerdivision tolte dal fronte orientale per essere spedite a turare la falla aperta nel ventre molle dell’Asse dopo la defezione dell’Italia. Fu lì, nella steppa ucraina dove si combatte da quasi due anni senza costrutto che la Germania passò la mano e vide squagliarsi il meglio delle sue truppe corazzate, troppo indebolite per resistere all’ennesima spallata delle divisioni di Stalin. Ed è qui che la Germania gioca le prime carte nella nuova partita mondiale. In una guerra che segna l’abbrivio del XXI secolo come e più dell’11 settembre “made in Usa” di vent’anni fa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il riallineamento della Germania è, indubbiamente, il maggior successo ottenuto dalla macchina bellica occidentale e dall’amministrazione Biden in particolare nella guerra europea in corso.  La questione non è tanto del buon Olaf Scholz che dalle strette di mano a Putin è passato agli abbracci a Zelensky, né tantomeno dei “vecchi” Leo 2 rifilati all’Ucraina per essere usati a spizzichi e bocconi nella fallita controffensiva estiva, liberando i magazzini della Nato dai carcassoni, con gioja degli armivendoli e buonapace dei pacifisti da telecomando. Neppure l’attentato – all’Europa in generale e alla Germania in primis – ai quattro oleodotti del Nordstream 2, con la manina ucraina e la manona inglese ormai provate dalle varie inchieste, ha frenato l’ardore tedesco a sostegno dell’impegno bellico dell’Ucraina che ha raggiunto la bella cifra, seconda solo agli Usa, di 8 miliardi d’euro l’anno. Ma ne sono attesi 50 da qui al 2027, a riprova di quanto siano solidali con Kiev Berlino e le cancellerie europee. L’Italia, col suo miliarduccio di donativi, fa più magra figura. La Germania postnazista è oggi, lungi dall’essere il primo partner strategico, politico ed economico della Russia postsovietica, com’era nelle intenzioni d’ambo le parti alla vigilia della guerra, capintesta della coalizione Nato e punta di diamante dell’espansione nordatlantica che vede quali partner di prima linea paesi storicamente non allineati quali la Svezia e la Finlandia. Un bel flop per Putin e i suoi generali che hanno sbagliato tutto quanto potevano nella politica di contenimento armato all’espansionismo atlantico e nella gestione del pantano ucraino.</p>
<p style="font-weight: 400;">La ricerca dello spazio vitale a Est, la vecchia fisima hitleriana del Lebensraum già dei Cavalieri Teutonici, assume nuova veste nella guerra civile europea in corso. Lo scontro Est-Ovest si rinnova non più in termini di confronto ideologico tra comunismo e capitalismo ma sulla falsariga dei vecchi conflitti di potenza ottocenteschi tra potenze occidentali e Russia zarista, nel quadro della fine del predominio euroatlantico a guida Usa e l’avvento della nuova era multipolare sotto l’egida della Cina. L’Europa è compattamente dietro agli Usa ma il resto del mondo guarda altrove. Là dove il dragone cinese vola sui nuovi equilibri multipolari, sulla fine dell’egemonia statunitense che sarà segnata da un’esponenziale crescita dei conflitti, prima della sua fine preventivata a metà del secolo in corso.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Se l’Europa continuerà a seguire ciecamente chi l’affossa in una guerra folle, contraria ai suoi interessi economici, culturali e politici e la trascinerà nella sua caduta, dopo averla salvata (sic) dal tallone di ferro nazista e dall’orda bolscevica, è questione che toccherà gli storici di domani, più che i gazzettieri d’oggi. A questi tocca solo raccontare lo strano caso del carrista ucciso a mezzogiorno.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>In alto: Il cancelliere Scholz presenzia alla cerimonia di consegna di un Leopard 2</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Sopra: Leopard 2 distrutti nella controffensiva (2023) e Panzer IV distrutti presso Kharkov (1943)</em></p>
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		<title>Salvate il soldato Dostoevskij</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2022 11:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giorno verrà in cui alle persone di una qualche intelligenza sarà tolto il diritto di parola per rispettare il pensiero degli imbecilli, cioè della maggioranza, in nome della tolleranza. Così profetizzava Dostoevskij, un pajo di secoli fa. Sarà per questo che il vecchio Fedor è già stato espulso dai corsi di letteratura alla Bicocca, come ha fatto tal Nicoletti, luminare dell’idiotismo scientifico in nome del... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/salvate-il-soldato-dostoevskij/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2022/03/tolleranza-dostoj-2925201.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10109" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2022/03/tolleranza-dostoj-2925201-300x178.jpg" alt="tolleranza-dostoj-2925201" width="300" height="178" /></a></p>
<p>Giorno verrà in cui alle persone di una qualche intelligenza sarà tolto il diritto di parola per rispettare il pensiero degli imbecilli, cioè della maggioranza, in nome della tolleranza. Così profetizzava Dostoevskij, un pajo di secoli fa. <span id="more-10108"></span>Sarà per questo che il vecchio Fedor è già stato espulso dai corsi di letteratura alla Bicocca, come ha fatto tal Nicoletti, luminare dell’idiotismo scientifico in nome del politicamente corretto. Ai giorni nostri vale nella vecchia Europa quel che valeva ai tempi dello scrittore in Nordamerica: il solo indiano buono è un indiano morto. Così ogni russo è un barbaro, nemico della civiltà, da zittire se non eliminare, a partire dal capintesta Putin. Criminale matricolato da deferire al tribunale internazionale dell’Aja per crimini di guerra, coi suoi scagnozzi e sodali. Quel tribunale non riconosciuto, e alle cui sentenze si sottraggono, due paesi campioni di libertà e diritti umani quali gli Stati Uniti e Israele, per esempio, oltre che Russia e Cina, noti sfidanti antidemocratici. Ma andiamo con ordine.</p>
<p><strong>Campioni di civiltà. O d’ipocrisia</strong></p>
<p>Che l’Occidente e in primis l’Europa siano patria di tolleranza e civiltà – di matrice giudaico cristiana, va da sé – è un dato di fatto. Lo dimostra, ce ne fosse ancora bisogno, l’ondata di sdegno collettivo, il fronte unito dei buoni &amp; giusti di fronte all’aggressione sovietica, pardòn russa, all’Ucraina. Non c’è vetrina dove non campeggi il gialloblù degli aggrediti. Non c’è mostra, trasmissione o discorso dove non si spenda una lacrima, si spotteggi per la giusta causa. Come il cane di Pavlov, a comando del circo mediatico il popolo s’appecorona belante, dalla balconata fioccano applausi e baci. Il processo, preclaro ai tempi di gretine e pandemia, lo è tanto più in tempo di guerra. Ognuno metta l’elmetto e faccia il suo, s’accodi senza manco tacere al nemico i suoi piani. Dai prim’attori del circo, con l’elmetto ben calcagnato a protezione del cervello dal sen fuggito, alle comparse. Si preparano liste di proscritti &amp; collaborazionisti. Già i traditori s’espongono al pubblico ludibrio e si tacciono, in una campagna mediatica monotematica che al confronto l’affaire Dreyfus rimanda echi di dibattito democratico. E, come sempre, nella pugna si distinguono gli eroi: quel Riotta, ad esempio, che essendo privo di pensiero proprio, come gran parte dei pennivendoli e mestanotizie di parte, chiede a gran voce di limitare il pensiero altrui. La verità, come ben sanno i morti sotto ogni bandiera, è una falsità.</p>
<p><strong>Putin, criminale da Nobel</strong></p>
<p>Ma quale criminale, quale nemico dell’umanità. Quale cattivo. Il buon Vladimiro, al contrario, dovrebbe essere candidato almeno a un paio di premi Nobel. Quello per la medicina, anzitutto. In pochi giorni è riuscito a debellare la pandemia che imperversava nel globo. Toglierla dalle primepagine, azzerare la conta dei morti da coronavirus nei tiggì, passati ad altri ammazzati più sugosi. E pazienza se qualche inviato s’ostina a cianciare in maschera. A proposito, nel bailamme di corrispondenze guerriere e illuminati commenti è sfuggita ai più una notiziola. Che il segretario della Nato, in arte Jean Stoltenberg, prima di assurgere a numero uno di boulevard Leopoldo III era direttore della Gavi. Società di studi sul coronavirus dei filantropi e mecenati Bill e Melinda Gates che tanto hanno dato alla creazione del santo siero antivirale. Un vero competente, al pari di Draghila, a tuttocampo e pieno servizio. E ci fermiamo qui, tanto per gli analfabeti funzionali – e non solo – ogni collegamento è un optional. Ma il nobel vero, di cui insignire subito Putin, è quello per la pace. Sissignori, la pace. Chi altri poteva compattare così l’Occidente tutto? Trascinare mammine progressiste coi figlioletti al seguito alle sfilate per la pace atlantica? Allineare le maestrine che insegnano negli asili ai bimbetti le canzoncine proucraine ai vecchi e nuovi arnesi del destrismo che inveiscono contro il pericolo rosso, ops russo? Affiancare all’avanguardia postsinistra che inneggia al femminismo transgenderista i sinceri democratici che chiamano alla santa crociata contro il barbaro d’Oriente?</p>
<p><strong>Putin il matto. Come Stalin, più di Hitler</strong></p>
<p>L’Occidente dovrebbe ringraziare Putin, premiarlo. Invece cosa fa? Gli dà del matto. Ha iniziato, già nelle prime ore d’invasione, Anne Applebaum. Putin non è come noi, il suo cervello funziona diversamente. Non è umano, ha detto insomma la punta di diamante del giornalismo che conta, politologa di grido e, en passant, di natali ebraici. Alla fine psichiatra s’è accodato il coro. Putin è un pazzo scriteriato, l’unica speranza per l’Occidente è che qualcuno lo faccia fuori. Un bel golpe, o controgolpe, insomma. Come quello che nel ‘91 ha scalzato l’imbelle Gorbaciov mettendo sul piedistallo a Mosca quel fine statista di Eltsin, grazie ai buoni uffici e al mancorrente Cia. No, non cercatelo sui libri di storia, nella grande narrazione non c’è (ancora) scritto. Persino il Manifesto, altro presidio democratico che coi russi ha un conto aperto dai tempi di Praga, ha elucubrato sulla possibilità d’un repulisti al Cremlino, intervistando il genio della lampada di turno. Aspettando il golpe che verrà, qualcuno paragona il nostro a Stalin, ché Hitler non basta mica. Il massimo del crimine, dell’orrore. Un altro a cui l’Occidente deve tutto, poi trasformato in mostro. Ma il paragone calza ché anche il vozd fu eliminato dai suoi, e neanche questo è sui libri di storia.</p>
<p><strong>Guerra e pace, a chi conviene</strong></p>
<p>Ma torniamo all’oggi, alle questioni in campo. A più di una settimana dall’inizio dell’offensiva, questa segna il passo. Una sorpresa che nessuno prevedeva. O forse sì. Come e più che all’inizio, la pace e non la guerra conviene a Putin. La guerra e non la pace conviene a Zelensky. L’uomo messo dagli Usa al vertice dell’Ucraina quattro anni dopo il golpe d’Euromaidan nel 2014 – ogni collegamento coi fatti di Mosca di vent’anni prima è insussistente – è incredibilmente vivo. Forse i servizi segreti occidentali hanno fatto bene il loro lavoro, e quelli russi no. Forse qualcuno nell’Fsb – gli eredi del vecchio Kgb dove lo stesso Putin ha militato – ha davvero fatto la spiata che ha salvato l’ex comico dai commando ceceni in più di un’occasione. Gli occidentali hanno avuto buon gioco per infiltrarsi nei posti chiave, per vent’anni. Certo è che ogni giorno in più costa al neozar un bel po’ di problemi, oltre ai morti. Non le decine di migliaja sparati dai media occidentali come i presunti “piani segreti” svelati dai pagliacci di Anonymous, ma più caduti e feriti del previsto. In questo contesto, la minaccia nucleare è quella che viene da chi ha tentato il colpo gobbo nella centrale di Zaporoije per ottenere una “no fly zone”, dunque l’appoggio diretto Nato. Proviene dalle alzate d’ingegno di chi ha tutto da guadagnare dalla prosecuzione della guerra e da un allargamento del conflitto mentre a chiacchiere chiede la pace, non da chi fa la guerra per sventare una minaccia e di pace ha bisogno nonostante abbia scatenato il conflitto.</p>
<p><strong>Salvate il soldato Dostoevskij</strong></p>
<p>L’Occidente appare asservito in toto ai padroni del vapore che gettano legna e benzina sul fuoco, anziché mantenersi neutrale davvero parteggia per una pace di parte, nei fatti foriera della guerra che da anni ha foraggiato e conduce alle porte della Russia e ora rinfocola con armi e mercenari. Un’Ucraina che resiste, con l’appoggio del mondo occidentale, dei partigiani della pace a senso unico e strumentale, è un paese che non può essere vinto né “normalizzato” dai russi, soprattutto in tempi brevi. Questo Putin lo sa bene, deve spicciarsi a chiudere la partita. Ottenere una qualche garanzia per tenere la Nato fuori dal paese invaso, congelare la situazione e ritirarsi in buon ordine per salvare quantomeno la faccia. Per Zelensky vale il contrario. Se regge ha la vittoria in tasca, neanche Putin potrà sopravvivere a una mancata vittoria totale e non ci sarà bisogno di un golpe per scalzarlo dal piedistallo. Verrà giù da solo, in tempi più o meno brevi. L’Occidente potrà tirare un sospiro di sollievo, l’America gongolare, come ogni demokratico, e continuare a portare pace e civiltà nell’orbe. Ma, per carità, intanto salvate il soldato Dostoevskij.</p>
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		<title>Dalla parte giusta della storia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2022 11:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima cosa giusta l’ha detta lo speaker del G7 al termine della riunione d’urgenza, quando già i missili fioccavano sull’Ucraina: Putin si è messo dalla parte sbagliata della storia. Poi tutti a sanzionare di brutto il barbaro moscovita. Un’altra cosa giusta l’ha detta Maurizio Molinari, direttore di Repubblica e fine ventriloquo dell’asse Washington-Tel Aviv: la Russia non ha aggredito l’Ucraina ma l’Occidente tutto, la... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/dalla-parte-giusta-della-storia/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2022/02/Mappa-Ucraina-Donbass.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10096" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2022/02/Mappa-Ucraina-Donbass-300x158.jpg" alt="mappa-ucraina-donbass" width="300" height="158" /></a></p>
<p>La prima cosa giusta l’ha detta lo speaker del G7 al termine della riunione d’urgenza, quando già i missili fioccavano sull’Ucraina: Putin si è messo dalla parte sbagliata della storia. Poi tutti a sanzionare di brutto il barbaro moscovita. <span id="more-10095"></span>Un’altra cosa giusta l’ha detta Maurizio Molinari, direttore di Repubblica e fine ventriloquo dell’asse Washington-Tel Aviv: la Russia non ha aggredito l’Ucraina ma l’Occidente tutto, la democrazia in toto e, va da sé, la libertà d’ognuno. Poi s’è rimesso la museruola. La terza cosa giusta l’ha detta l’inquilino della Casa Bianca: non un solo soldato per Kiev, se russi e americani si sparano addosso è la Terza guerra mondiale. Peccato non averci pensato prima ma, si sa, l’età e l’alzheimer non aiutano riflessi e memoria. L’ultima cosa giusta l’ha detta, socchiudendo ancor più gli occhi a mandorla, la portavoce del ministro degli Esteri cinese: non può dirsi invasione ciò che si riprende. Poi s’è messa a sfogliare la guida di Taiwan.</p>
<p>Tralasciamo la marea di fregnacce mainstream, i sitin di protesta, l’indignazione a telecomando e gli sproloqui da social, le telefonate a vuoto di Draghila e l’ambaradan del circo mediatico. I peana dei democratici da salotto e dei pennivendoli da battaglia che si stracciano le vesti per la sorte dell’indifesa Ucraina maciullata dai tank russi, già sovietici, con l’elmetto in testa e la vecchina o il peluche insanguinato in primo piano. Dov’erano tanti sinceri democratici prima dell’altra notte, quando la storia s’è messa a girare per un altro verso rispetto a quello rimasto sotto le macerie del muro di Berlino e delle Due torri di New York, un decennio dopo? Perché una cosa è certa, nel bailamme tra le bombe sul terreno e le chiacchiere per il pubblico alla balconata. Come il 9 novembre dell’‘89, come l’11 settembre 2001, anche il 24 febbraio 2022 sarà una di quelle date che dividono la storia: diqua e dilà, un prima e un poi. Ed ora, tra tante cose giuste, cerchiamo di dirne qualcuna sbagliata.</p>
<p>Con una mossa che ha sorpreso tutti, e in primis gli occhiuti servizi d’intelligence atlantici, Putin ha scatenato sull’Ucraina la guerra totale. Gli analisti pensavano che si sarebbe (ri)preso le repubbliche separatiste, al massimo avrebbe mandato qualche Mig a sorvolare Kiev e disturbato un po’ le comunicazioni. Invece l’orso ha sferrato una zampata che nessuno al Pentagono o sul boulevard Leopoldo III, a Bruxelles, sede del quartier generale Nato, aveva previsto. In poche ore l’offensiva di mare cielo e terra ha spazzato via le difese ucraine. Si combatte davvero solo là, come a Mariupol, dove i contingenti islamici e neonazisti che per sei anni hanno massacrato la popolazione filorussa nella guerra civile del Donbass sanno che per loro non c’è scampo o possibilità di resa. Come per l’ex comico Zelensky, da tre anni presidente di un paese che ha contribuito a mandare al macello facendo la voce grossa e mostrandosi forte coi deboli e ora si scopre indifeso e abbandonato dai suoi amici occidentali, asserragliato nella capitale sotto assedio. Putin è stato chiaro: denazifichiamo il paese e leviamo di mezzo la sua banda di drogati, poi si vedrà. E guai a chi si mette in mezzo.</p>
<p>L’Ucraina doveva essere il trentunesimo stato della Nato, l’Alleanza atlantica nata nel ’49 che da difensiva è divenuta il braccio armato del nuovo ordine mondiale, con buona pace dell’Onu, proiettandosi dalla Libia alla Siria, all’Iraq. I suoi missili avrebbero dovuto fare un ulteriore balzo verso est, avvicinarsi ancor più a Mosca. E invece Putin s’è messo di traverso. Dalla parte sbagliata della storia. Come in Cecenia e in Georgia, ha stoppato il nuovo ordine. Salvaguardato gli interessi nazionali anziché i desiderata occidentali. L’ingresso diretto nell’alleanza della prima ex repubblica sovietica non è andato in porto, come la serie d’allargamenti a oriente degli stati già satelliti, buon ultimo la Macedonia del nord – sic – allo scoccare della pandemia, nel marzo 2020. Gli Usa e l’Occidente che si riconosce in esso, gli stati che giustamente Putin chiama vassalli, pagano una politica scellerata. Il vicino mi punta il fucile alle finestre dal giardino di casa e dice di non preoccuparmi, è un amico. Poi mi dà del criminale se reagisco.</p>
<p>Cosa doveva fare Putin? Continuare bellamente a far finta di niente? Se l’ex macchietta Zelensky, che ha i giorni contati se qualche operazione speciale dei malfidi alleati non lo porterà in salvo – già si vocifera d’agenti, forse francesi, venuti a proteggerlo, visto che dei suoi manco lui si fida – e gli altri avessero avuto più sale in zucca avrebbero fatto come Svezia e Finlandia (che tutti ora tirano per la giacchetta per l’ingresso anche loro nell’alleanza), evitando il matrimonio con la Nato e i missili americani in casa. Invece l’ex comico in mimetica – costretto a finire come Hitler nel suo bunker per salvare la faccia e quel che resta del paese – è un vassallo, appunto. Messo lì dopo il golpe in piazza Euromaidan ai danni di Janukovyc. Dov’erano i sinistri benpensanti, i sinceri democratici che da ogni pulpito ora si stracciano le vesti quando dai palazzi vicini certi figuri facevano cecchinaggio in piazza con gli elmetti delle ss ucraine in testa, riesumati dagli armadi come certi scheletri? Ad esempio quello di Stepan Bandera, non un cantante pop come lascia supporre il nome, con le belle bandiere rossobrune a sventolare accanto a quelle gialloblù ucraine. Meglio stare dalla parte giusta della storia: basta avere un pelo sullo stomaco lungo così, ipocrisia a vagonate, malafede benpagata o una buona dose d’idiozia. Soprattutto, non staccarsi d’un centimetro dal solco del conformismo e del politicamente corretto. Dalla narrazione circomediatica.</p>
<p>Ora il bieco criminale che vuol papparsi l’Ucraina, l’Europa, il mondo, chissà; fare un sol boccone delle libertà e gioie della vera democrazia in maschera, e magari portare i suoi cosacchi ad abbeverarsi ai fontanoni romani – senza più la stella rossa sul colbacco, però – deve stare attento. Non tanto alle pesanti sanzioni, alle minacce del codazzo dei servi e dei lacchè filoamericani. Ché, come ha detto il cancelliere Scholz al premier Johnson, stiamo buoni, se Putin taglia il gas e toglie le riserve in dollari e sterline qui si cena a pane e formaggio e lume di candela. L’Ucraina, del resto, è il nodo dello scontro perché da lì passa il gas del Nordstream 2 così vitale all’economia europea, specie ai tedeschi che difatti nicchiano. L’obiettivo delle “prammatiche sanzioni” era staccare la Germania dalla Russia, dalla possibile e temibile alleanza che solo la follia di Hitler poté troncare. Obiettivo raggiunto.</p>
<p>Piuttosto, Putin deve spicciarsi, fare in fretta il lavoro sporco. La sua guerra dev’essere davvero lampo. Il tempo lavora contro e qualche testa d’uovo della Nato potrebbe cercare una prova di forza sul campo. Già polacchi e rumeni scalpitano, dalle frontiere occidentali rimaste fuori dalle direttrici d’invasione transitano aiuti militari che possono essere il classico cerino acceso gettato nella legnaja. Ma, soprattutto, deve evitare la tentazione, sempre sopita nella gran madre Russia, di risvegliarne l’animo, dare sfogo al panslavismo e alle corbellerie nazionaliste che già impazzano sui media di Mosca. Guardarsi dagli amici oligarchi più che dai nemici, anche se ha mostrato d’essere assai più scaltro e incorruttibile dei suoi predecessori. Ha mostrato al mondo, agl’imbelli occidentali, quanto il loro mondo di gretine e fesserie green &amp; fucsia, trendy e transgender, sia fragile sotto ai cingoli dei carrarmati. Gli basti essersi messo dalla parte sbagliata della storia, aver riportato le lancette di questa all’Ottocento. Con la sua mossa ha messo fine al mondo unipolare dell’ultimo trentennio, dando la stura al mondo multipolare del futuro: per gli Usa e i suoi vassalli è suonata la campana a morto ma non cederanno senza combattere, tutt’altro. Ma l’Occidente, a differenza di Putin, non deve temere nulla. Noi siamo dalla parte giusta della storia.</p>
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		<title>Il buongiorno si vede dal mattino</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 11:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pareva la fine del mito vaccinista, e invece no. La tragica fuffa Astrazeneca s’è presto involata, Draghila s’affretta a dire che tutto riparte come e più di pria, “lo stato c’è e ci sarà”, come alla sceneggiata televisiva a reti unificate della giornata delle vittime del coronavirus e su certe scritte sulle autostrade: Dio c’è. Per il gran ciambelliere Matterella, invece, durante la pandemia “l’Italia... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/il-buongiorno-si-vede-dal-mattino/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pareva la fine del mito vaccinista, e invece no. La tragica fuffa Astrazeneca s’è presto involata, Draghila s’affretta a dire che tutto riparte come e più di pria, “lo stato c’è e ci sarà”, come alla sceneggiata televisiva a reti unificate della giornata delle vittime del coronavirus e su certe scritte sulle autostrade: Dio c’è. <span id="more-9973"></span>Per il gran ciambelliere Matterella, invece, durante la pandemia “l’Italia è stata unita”. È stata: passato prossimo e Medioevo prossimo venturo. E mentre Renzi lancia la tripla parola d’ordine: vaccini vaccini vaccini, Totti e Carofiglio, geni letterari prestati alla scienza, s’affrettano a dare il braccio e la mente alla siringata liberatutti.</p>
<p>Che più? Ah, sì; Letta, per non esser da meno, vara la nuova segreteria Pd a sua immagine e verosimiglianza con l’altre parole d’ordine di moda: parità di genere e competenza (dai competenti mi guardi Iddio che dagli altri mi guardo io). Se non fossero ripartiti i tamtam di guerra tra Putin e Biden, come da copione, ci sarebbe da sbadigliare. Aveva proprio ragione Pirandello: la vita è una molto triste buffoneria. A volte solo triste. Meno male che al cimitero di Sezze nottetempo il custode si dava da fare coi festini a luci rosse, una botta di vita in tanta mestizia.</p>
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		<title>Erdogan e Putin, Giani bifronte</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 16:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Distratti dal coronavirus e dalla caccia a Salvini, i media italioti non si sono accorti d’un paio di fatti che ci riguardano da presso. A Idlib come a Tripoli, due fronti di guerra sono al punto di svolta, con la fine di due battaglie che segneranno gli equilibri politici dell’area mediterranea e mediorientale negli anni a venire. In entrambi i casi si trovano su opposti... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/erdogan-e-putin-giani-bifronte/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Distratti dal coronavirus e dalla caccia a Salvini, i media italioti non si sono accorti d’un paio di fatti che ci riguardano da presso. <span id="more-9710"></span>A Idlib come a Tripoli, due fronti di guerra sono al punto di svolta, con la fine di due battaglie che segneranno gli equilibri politici dell’area mediterranea e mediorientale negli anni a venire. In entrambi i casi si trovano su opposti fronti Russia e Turchia, l’una contro l’altra armate.</p>
<p>L’ultima roccaforte jihadista in Siria resiste all’offensiva di Damasco grazie ai turchi, il secondo esercito della Nato, intervenuto pesantemente e direttamente a sostegno dei ribelli messi in campo da Ankara. Considerate le perdite dell’offensiva, cento regolari siriani ogni dieci soldati turchi, per non parlare dei miliziani iraniani e turcomanni, il saldo non è positivo per Assad. Gli israeliani continuano a sparacchiare razzi e gli americani a presidiare pozzi, mentre gli altri si scannano tra loro.</p>
<p>Non diverso appare lo scenario libico. Qui la sedicente volpe del deserto, il maresciallo Haftar, in procinto di papparsi quel che resta del paese, forte d’alleati del calibro degli Emirati e dell’Egitto, per non dire di Francia, Russia e Usa – l’ex caporione di Gheddafi è stato anni a libro paga della Cia – s’è visto sbarrare la via di Tripoli dai carrarmati turchi e da qualche migliaio di jihadisti ricollocati da Aleppo. Capaci di rivitalizzare Al Serraj assai più delle chiacchiere di Di Maio, anche se il suo moribondo governo regge botta solo in pochi quartieri tripolini.</p>
<p>In entrambi i casi l’attivismo di Erdogan – che per non por tempo in mezzo è corso a Kiev per promettere agli ucraini di dar loro manforte in Donbass – ha rimescolato le carte di giochi che parevano fatti, e preso a pizze la Russia e i suoi alleati. Putin sarà uno zar in casa ma fuori gioca di rimessa, sotto schiaffo del sultano. Ma niente è deciso e tutto possibile, pure una tregua e una stretta di mano tra i due Giani bifronte. Opposti ma uniti, contro gli Usa e l&#8217;Ue. Persino che i media italioti si sveglino dal torpore.</p>
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		<title>Putin forever, uno zar controvento</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Feb 2020 17:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al di là dei nuovi poteri che la Duma gli concederà, altre sono le paure e i pericoli per l&#8217;Occidente. C’è chi a una certa sogna la pensione, se non ce l’ha. Darsi alla pesca, alle carte, a sfamare gatti e piccioni al parco, in mancanza d’altro. A 67 anni suonati Vladimir Putin alla pensione non pensa proprio. Piuttosto al potere, a lasciare un segno,... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/putin-forever-uno-zar-controvento/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Al di là dei nuovi poteri che la Duma gli concederà, altre sono le paure e i pericoli per l&#8217;Occidente. <span id="more-9691"></span>C’è chi a una certa sogna la pensione, se non ce l’ha. Darsi alla pesca, alle carte, a sfamare gatti e piccioni al parco, in mancanza d’altro. A 67 anni suonati Vladimir Putin alla pensione non pensa proprio. Piuttosto al potere, a lasciare un segno, le stimmate a chi ne raccoglierà il testimone. Il potere Vlad lo esercita da vent’anni: assai più d’ogni capintesta d’Oriente e d’Occidente. Quasi più, persino, di Baffone che al Cremlino dimorò meno di lui, da presidente dell’Urss. Novello zar, Putin ha ottenuto dalla Duma il primo “da” alla riforma costituzionale che dovrebbe prorogarne sine die il potere, ben al di là dell’attuale quarto mandato che scadrà nel 2024. Alla faccia delle schiere dei detrattori orripilati dal suo autoritarismo.</p>
<p>Da quando è stato pescato da Eltsin in uno dei suoi rari momenti di lucidità quale suo delfino, sul finire dello scorso secolo, l’ex tenente colonnello del Kgb s’è tenuto grappato al potere come pochi, mostrandosi più tosto e furbo dei suoi nemici e sodali. Al di là dei nuovi poteri che la Duma concederà, a lui o a chi per lui, e del temuto giro di vite contro ogni oppositore, le pussy riot come i comici che ne criticano l’ortodossia di fede, giornalisti o esponenti dell’impalpabile opposizione; al di là dei problemi che il neo zar darà all’Occidente, mettendo i bastoni tra le ruote agli Usa e alla Nato che rispolverano la guerra fredda, altre sono paure e perigli d’un Putin forever.</p>
<p>Il suo difetto è l’essersi messo controvento. Contro il mercato globale delle multinazionali e dei buoni sentimenti. Contro i diktat della ex superpotenza e dei suoi servi più o meno sciocchi. Putin s’è fatto paladino del nazionalismo e del sovranismo, del popolo e degli oligarchi, della rinascita d’una Russia quale potenza euroasiatica. Defensor fidei e d’un mondo che più non è, al cospetto d’un cupio dissolvi. È questo il suo crimine, agli occhi dei paladini della democrazia transnazionale, trans e basta. Fare ombra al nuovo che avanza, travestito da zar.</p>
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		<title>Siria, fake gas e missili smart</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 10:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Zuccari]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Neanche il tempo d’affossare la fake proof del caso Skripal – che, pare, gode di ritrovata salute con la figlia in quel di Salisbury – che una ben più consistente fake news a base di gas nervino riesplode in Siria, a rischio d&#8217;affossarci tutti. Il copione è noto &#38; abusato, si ripete dall’Iraq in qua passando per la Libia &#38; altri disastri, ma fa sempre effetto. Fonti... <br /><br /><a class="readmore" href="https://www.mauriziozuccari.net/site/siria-fake-gas-e-missili-smart/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/04/guerra-Siria.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9328" src="http://www.mauriziozuccari.net/site/wp-content/uploads/2018/04/guerra-Siria-300x133.jpg" alt="guerra-siria" width="300" height="133" /></a></p>
<p>Neanche il tempo d’affossare la fake proof del caso Skripal – che, pare, gode di ritrovata salute con la figlia in quel di Salisbury – che una ben più consistente fake news a base di gas nervino riesplode in Siria, a rischio d&#8217;affossarci tutti. <span id="more-9327"></span>Il copione è noto &amp; abusato, si ripete dall’Iraq in qua passando per la Libia &amp; altri disastri, ma fa sempre effetto. Fonti “umanitarie” legate a doppio filo ai ribelli anti Assad che fanno ampio e umanitario uso di scudi umani e arsenali chimici graziosamente forniti dai Sauditi diffondono notizie non verificate né sensate sugli attacchi ai civili a base di gas nervino da parte del malvagio regime, sostenuto dal bieco Putin.</p>
<p>Oggi a Douma, dove gli sgherri di Assad ripuliscono le ultime sacche della resistenza ex jihadista, come ieri a Idlid e Aleppo. Le tv arabe delle petromonarchie del Golfo, sponsor dei ribelli, trasmettono immagini di poveri bimbi martoriati dai gas, coi soccorritori privi della benché minima protezione (il che equivale a morte certa in caso di tale aggressivo chimico), senza una parvenza di veridicità né verificabilità, ma con gran scarmazzo del Circo Barnum umanitario d’osservanza salafita, come l’Osservatorio siriano sui diritti umani con sede a Coventry. A molte fermate di tram dal centro di Damasco ma vicino ai servizi di Sua Maestà.</p>
<p>L’ennesima bufala rimbalza sui media più o meno acriticamente, serve a indire la nuova chiamata alle armi contro il tiranno, i russi e gli iraniani che lo spalleggiano. Alla reiterata menzogna non scampano le anime belle &amp; caste di casa nostra, da Saviano alla Litizzetto, tutti a tapparsi la bocca come vuole quel sedicente blogger minorenne, e giù in trincea. Trump, già pronto a passare la mano ai contractor, fa marcia indietro e con Macron e la May, alleati sempre fidi &amp; proni, si prepara a sparacchiare qualche missile, definito via tweet “smart”, bello e intelligente, e lasciar fare ai turchi che, con l&#8217;ausilio delle forze speciali francesi, a nord si stanno ritagliando il loro pezzo di Siria, a spese dei curdi. Anche Gentiloni è della partita, e da necroforo di un ex governo in piedi per gli affari correnti (com&#8217;è evidentemente una guerra), manda un bell&#8217;aereo cisterna a rifornire i caccia alleati, via Giordania, mentre continuano le manovre da operetta per un governo qualesia.</p>
<p>Buon ultimi gli israeliani – deus ex machina del conflitto siriano – si portano come sempre avanti bombardando (dal Libano) i siro-iraniani presso Homs. Dove, secondo i sacri testi, si svolgerà l&#8217;Armageddon, lo scontro finale tra il bene e il male a cui avidamente anelano. Tanto, si sa, loro sono l&#8217;eletto popolo destinato al trionfo. E, per buona misura, giù missili e proiettili esplosivi a Gaza. Questi sì (anche) sui bambini, ma nessuna star mediatica si tappa il naso o la bocca. E  l’Occidente continua ad abbeverarsi alle fonti della propaganda jihadista, alle bufale al servizio del caos.</p>
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