La guerra infinita
A dispetto della pompamagna e delle dichiarazioni di rito, il duplice incontro di Trump con Putin e i vertici europei è stato l’ennesimo bluff. Ma la nemesi della storia è in agguato, non solo in Ucraina
Che forza. Che spasso. Più abile d’un borseggiatore, più spassoso d’una macchietta al cabaret, più falso d’una borsetta made in Cina. È un Trump in gran spolvero quello che ha accolto Putin in Alaska, ai confini dell’impero, e i leader europei col guitto Zelensky al seguito a Washington, nel cuore dell’impero in agonia. Da bravo padrone di casa, Big Don ne ha avute per tutti e per ciascuno. Dalla nostra Melona, bellamente coccolata al suo fianco, al fido Macron; dall’amico Starmer all’amicissimo Merz; dal segretario Nato Rutte alla Von der Leyen, capintesta dell’ignavia europea, all’ignorato Stubb, a cui va la palma del bellicista nell’accolita dei volenterosi. Ma proseguiamo con ordine. A dispetto della pompamagna e delle dichiarazioni di rito, il duplice incontro s’è rivelato una sagra delle chiacchiere e sputazze nelle tabacchiere di legno che, com’è noto, il banco non prende a pegno. Sembrava d’assistere a una di quelle partite tra vecchi rincitrulliti al bar dello sport, dove ognuno ripete frasi a vanvera, butta le carte e scapocchia, o se la dorme bellobello, finché qualcuno non gli da’ una bella pacca sulla spalla e lo manda a nanna. Con Big Don a rimboccargli il lenzuolino, farla da padrone e mescolare il mazzo, vecchio pokerista capace di bluffare e rilanciare anche con le scartine in mano. Tant’è, i giocatori al tavolo erano così scarsi, ma tronfi di sé, che c’è da chiedersi se mai, nella sua storia, l’Europa abbia avuto un ceto politico così privo di nerbo e abietto, contrario ai propri interessi e distante dalla realtà. Di fronte alle richieste di Putin, le stesse dall’inizio dell’invasione, le comparse europee continuano a blaterare d’armarsi e partire, chiedono sacrifici e unità di fronte al nemico di sempre, l’ex comunista assetato di sangue occidentale – illuminante la lezione di storia fornita, buon ultimo, dal già comunista e presidente della Campania De Luca https://www.facebook.com/watch/?v=9806390419488722 – e fingono d’ignorare che la guerra voluta dalla Nato e da loro avallata in Ucraina è persa e i cocci deve pagarli l’Europa intera. Non certo gli Usa che, anzi, chiedono il conto e stanno alla cassa.
E qui il genio, il pragmatismo di Trump l’amerikano si rivela in tutta la sua grandezza. Strappa a Zelensky la promessa che ogni centimetro di terra rara che rimarrà all’Ucraina finirà alle aziende Usa, benché il malfido barboncino ucraino avesse promesso la stessa cosa agli inglesi che tanto hanno fatto per la causa della guerra e gli han messo il generalone Zaluzhny tra i piedi in vista delle presidenziali che prima o poi dovranno farsi. Promette al medesimo cento miliardi d’armi made in Usa per la difesa di Kiev e dell’Est europeo dalle mire del bieco cosacco che i lacché d’Europa dovranno accattare e dare senza battere ciglio, come i nuovi dazi, senza storno d’interessi. In cambio lo zar si piglia quel che è già suo e quel che ancora non lo è, ma di questo passo presto lo sarà, visto come vanno le cose sul campo di battaglia. Con la garanzia che la Nato non vedrà mai le sponde del Dniepr, o Nipro per dirla all’italiana, e da Kiev smammino i criminali nazisti che l’Occidente chiama combattenti per la libertà. A proposito, si sono riviste in questi giorni le belle bandiere col tridente del battaglione d’Azov a contrastare le puntate offensive russe puntellando i reparti ucraini allo stremo. Un esercito che ha già perso oltre due terzi degli uomini schierati in campo – settecentocinquantamila circa, stando alle stime più affidabili – non ha scampo ma di questo nessuno, da Parigi a Berlino, da Helsinki a Roma, sembra darsi pena o pensiero cercando seriamente di mettere fine alla guerra fratricida più che rilanciare la carneficina. In quest’ottica, il ventilato incontro tra Putin e Zelensky è più l’ennesima burletta mediatica che un’ipotesi reale.
Tantomeno vedono, le marionette europee e i loro burattinai, le nuvole nere che s’addensano sui cieli d’Europa, ben oltre le trincee ucraine. O forse le vedono e già pregustano nuovi affari, nel cupio dissolvi dell’Occidente: il pentolone d’oro sotto al sangue e agli stracci dell’oggi. Ché lo scontro fratricida ai confini della Russia, la resistenza di questa all’espansione della Nato e degli Usa ad Est ha portato questo di nuovo nella storia europea, al di là del sangue che da sempre la impregna. L’impossibilità di un asse russo-tedesco, tanto economico che militare, come già all’indomani della prima guerra mondiale, obiettivo raggiunto dai vertici bellicisti inglesi. Che persino l’imbelle e abbronzatissimo – a dire di Trump – cancelliere tedesco Merz ventili una Germania di nuovo militarmente potente, grazie alla riconversione bellica della sua ex industria automobilistica, oltretutto in virtù dello stupidario green, è qualcosa che dovrebbe far tremare Londra e Parigi, oltre che le diplomazie d’oltreoceano. Chissà che un secolo dopo non si realizzi il sogno del lebensraum di Karl Haushofer reificato da Hitler e Hess: Berlino e Londra insieme, a dividersi il vecchio mondo e far muro all’espansionismo russo. Peggio è che a difendere il muro dovrebbero essere generazioni pasciute a colpi di veganismo & transgenderismo, non certo emuli di Sparta. Fare di schiere di smidollati da tastiera e zombi iperconnessi orde d’assaltatori col pugnale tra i denti, resistenti al perfido cosacco invasore, sarà compito arduo per i nuovi leader della vecchia Europa. Che forza. Che spasso. Che nemesi della storia.
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