Il bisunto del Signore Qui mondo

papa-Leone-XIV-1280x853MelonTrokMappaok

Metodo o follia? I miracoli di Trump, alias Donaldone I, novello messia dell’israelismo, aspettando Giuda

La prima volta non è andata benissimo. Vuoi perché non tutti l’avevano capito, a parte quella faccenda dei miracoli, vuoi perché tutto diceva fuorché di voler fondare una nuova fede, in parecchi prima si sono sgolati ad acclamarlo, poi gli hanno voltato le spalle al momento del bisogno. Pure il procuratore della Giudea, Ponzio Pilato, alla fine rinunciò a capirci qualcosa e se ne lavò – letteralmente – le mani. Salvo poi, ancora in vecchiaja, dire che non poteva fare altrimenti, in una terra dove pullulavano più profeti che asini. Da allora, da un pajo di mill’anni in qua, chi lo mise in croce come falso profeta e non ne pianse la morte come figlio di Dio, aspettava la venuta del Cristo. L’unto, il prescelto del Signore. Quello vero. Per i cultori dell’israelismo, il culto sostitutivo dell’integralismo cristiano in voga alla Casa Bianca, quel momento è arrivato, la seconda volta è sotto gli occhi di tutti e neanche stavolta i miracoli fanno difetto.

Il primo miracolo: la voce ai muti

Era dai tempi di Costantino, chiamato il grande da quella chiesa che contribuì ad affermare nel mondo, che un imperatore non s’immischiava in affari di fede. Ci aveva provato, è vero, in tempi più recenti Enrico IV, ma s’era dovuto ridurre al freddo e al gelo pietendo in quel di Canossa udienza al papa, previa raccomandazione della contessa Matelda. Costantino, gran carognone di tutt’altra pasta, a Nicea era dovuto intervenire al Concilio, in qualità di tredicesimo apostolo, per dirimere eresie e controversie cristologiche della nascente fede che frantumavano l’unità imperiale anziché cementarla. Trump, da par suo, non è intervenuto in tema di fede troncando di netto dispute e cavilli, ma ha detto al portavoce di Cristo che su certe faccende di pace & bene è meglio non metta bocca. Per rincarar la dose il fido Vance ha ammonito che il vicario di Cristo deve fare molta attenzione prima d’affrontare questione teologiche. Oibò, mica basta essere papa per parlare di Dio, si lasci la cosa ai competenti: Donaldone I e la sua corte. E qui il novello Cristo, l’unto effigiato in tal veste dalla deficienza artificiale, il bisunto – nel senso di due volte unto – del Signore nell’immagine subito divenuta icona mondiale, ha operato il primo miracolo. Ha dato la parola al papa, suo conterraneo: quel Leone XIV che, a onor del vero, non è che abbia brillato finora in parole & azioni, ricordandogli d’essere debitore nientemeno che del soglio papale. E il santo padre, coerentemente, ha ribadito che il suo principale non è di casa alla Casa Bianca.

Il secondo miracolo: la verginità a chi non ce l’ha

Non meno eclatante il secondo miracolo: l’aver scacciato la serva Melona tra i fidi del seguito, provocandone un’alzata di scudi a difesa, la genuflessione dei critici ai suoi piedi. Era dai tempi del povero Bettino – un galantuomo, a paragone di tristi figuri dell’oggi – che un premier italiano non suscitava le ire dei padroni d’Oltreoceano. Cacciata dall’Eden di Washington per non essersi piegata a dovere ai desiderata dello studio ovale, la nostra non sapeva più a che santo votarsi. Per darsi un tono s’è aggregata alla compagnia di giro dei volenterosi – aridaje – che vogliono a tutti i costi accollarsi agli Usa per sminare lo stretto di Hormuz, nonostante Trump abbia detto chiaro e tondo di stare alla larga, e con essi la Nato, del tutto inutile al punto che medita seriamente d’uscirne, Dio lo voglia. Il quartetto del francese, dell’inglese, del tedesco e dell’italiana sarebbe una barzelletta migliore della gag del vengo anch’io, no tu no; più esilarante della pièce cabarettistica di Jannacci se non fosse emblematica della totale insipienza dei leader europei.

Strali e abbracci alla serva Melona

En passant, oltre a ricevere abbracci virtuali e solidarietà globale per essere colpita dagli strali dell’ex padrone, la serva Melona s’è buscata feroci critiche da parte di certo Solovyev, spacciato dal circo mediatico italiota per passaparola di Putin, all’indomani delle forniture di droni militari all’Ucraina. Anziché denunciare un accordo che mette l’Italia tra gli obiettivi leciti della reazione russa e snasare lo zampetto dei servizi, nostrani e di Kiev, nelle sparate a zero del polemista, anche qui baci & abbracci alla reproba. Ma neanche la restituita verginità politica alla Melona ha mostrato il tocco taumaturgico di Donaldone. I veri miracoli, a benpensarci, sono altri.

Il terzo miracolo: la pace in guerra

S’era abituato, il mondo, a guerre non dichiarate e panzane reiterate, mai a paci non dichiarate e balle reificate. Il novello Messia non ha solo riportato la guerra al centro dell’agone internazionale, facendosi beffe del diritto internazionale, ma ha rovesciato il noto assioma di Von Clausewitz. Non è più la guerra la prosecuzione della politica con altri mezzi, ma è la sedicente pace la prosecuzione della guerra con altri mezzi. La tiritera dei colloqui in Pakistan ne è la cartina di tornasole. Stoppata la guerra del Golfo con una finta vittoria e un giro di chiacchiere a vuoto, gli Usa sono passati a bloccare, loro, le acque del Golfo. Blocco ventilato dal circo mediatico come migliore arma a disposizione dell’Iran, finora. Si reitera, anche qui, la boutade jannacciana, con ultimatum scaduti e rinnovati come saldi al supermarket; con le navi Usa che sminano lo stretto e prendono a cannonate o abbordano qualunque naviglio s’aggiri nei paraggi, ben fuori dalle acque del golfo Persico.

Il quarto miracolo: il giojello della corona

Gli israeliani, da par loro, continuano a fare terra bruciata in Libano, fino al Leonte, ribattezzato dai media Litani, dove non a caso passava la frontiera tra egizi e ittiti. La prosecuzione della guerra con altri mezzi: una pace mediatica, appunto. I Pasdaran possono cantar vittoria – meno Hezbollah – ma neppure loro hanno troppa voglia di menare le mani, in un paese semidistrutto. Se le navi iraniane vorranno continuare a girare indenni dovranno pagare dazio agli Usa, l’Iran riconvertire parte del suo export petrolifero in dollari, e pace fatta. Come già Venezuela e Messico ai danni di Cuba, in procinto di tornare tra le amorevoli braccia del fratello maggiore d’America. E questo sarebbe davvero il giojello della corona imperiale per Donaldone I, che già pregusta il successo e l’ennesimo miracolo. Per non dire dei miracolati veri, quei pochi milioni di seguaci dell’israelismo sparsi per il mondo – vedi mappa – che vedono inverarsi la Grande Israele sotto la guida suprema di Bibi, grande eminenza nera dell’imperatore, e nell’ultimo quindicennio hanno messo a ferro e fuoco il Medio Oriente, distrutto di riffe e di raffe sei paesi, manu militari o tramite rivoluzioncine primaverili, provocato un genocidio e sono spacciati per martiri da venerare, nella religione detta olocaustica da Costanzo Preve.

Il gran miracolo: il mondo resta a guardare

Buon ultimo, il gran miracolo di Donaldone è il mondo che resta a guardare e sommessamente a frignare. La Russia è impantanata in una guerra senza capo né fine, l’Europa in una follia bellicista e una recessione economica scatenata da un imperatore che i suoi sciocchi vassalli continuano a osannare anziché rovesciare. La Cina, coerentemente ai suoi trascorsi filosofici, resta impassibile. Spera forse che l’Occidente si sbrani lasciandola in pace, confida nell’immane debito Usa nelle sue mani, aspetta il momento giusto per partecipare alla festa del raccolto, ma anch’essa pare toccata dal miracolo, avvolta dalla luce di Trump. Se l’impero è marcio e l’imperatore folle, c’è del metodo in questa follia. Eppoi i pazzi, si sa, sono la voce di Dio. Allora, libera nos a malo, Domine, per dirla come il Paternoster e Menghinello. Ma all’orizzonte non si vede neppure un Giuda capace d’inverare la passione, né chi irrompa nell’orto e ci liberi dal male, metta fine ai miracoli. Il miracolo vero.


Recommended Posts

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>