Viaggi oltre i paraggi
Un percorso in quattro tappe dall’Epiro a Corfù con l’Accademia Angelico Costantintiniana: dall’Acheronte a Kerkyra
Un tuffo nell’Ade
Gelide, gelidissime acque dell’Acheronte dove il viaggiatore posa il piede per trovarvi ristoro oltre Arta, sulla via per la costa. E chiare, o piuttosto verdognole, diversamente da quanto narra il mito, che le vuole nere per gli empi che porta all’Ade. Se vi regge la pompa immergetevi nei suoi flutti, tra le sue gole con i moderni pagajatori in kayak. Oppure sostate sulle sue sponde, tra gli effluvi di mirti cresposi e d’oleandri, dove non mancano tombe e cappellette dalla caratteristica forma di fungo, come in ogni via o crocicchio, a rimirar le rovine d’un ponte rotto in una delle innumeri guerre turche. E dilà, celato allo sguardo, volgetevi all’antro tenebroso dove il fiume se ne fugge sotterra, con l’anime dei dannati, ove malnati eroi misero piede in vita. Invece il piede del viandante, così refrigerato, può salire al Nekromanteion, dove chi aveva perso i suoi cari poteva, a prezzo di minori fatiche e perigli degli eroi, parlare coi propri morti, defunti nell’Ade. Strano e oscuro luogo, questo, unico in tutta la Grecia antica, dove sacerdoti un po’ teatranti e assai imbonitori mettevano i fedeli in contatto coi loro defunti e, per farlo, li sottoponevano a un percorso iniziatico, ospitandoli a caro prezzo nei pressi del santuario. Dopo averli imbottiti di droghe e schifezze tali da fargli vomitare l’anima, purghe e lavacri, i malcapitati scendevano nell’antro, vagando nel bujo, per sentire la voce di chi più non era, vedere la loro fantasmatica presenza. Quindi ne riemergevano, come l’essere che torna alla luce, in un ciclo d’espiazione che durava in genere tre giorni. Come la resurrezione cristiana. Di tutto ciò, della città di Cichiro o Efisa, costruita dai Pelasgi su questo colle, dove reduci di Troia e pure canaglie del calibro d’Odisseo e Neottolemo misero piede, poco resta. Ma quel poco vale il viaggio, la salita al monte e la calata agli inferi. Brani di mura poligonali sulla sommità delle quali sorge l’immancabile chiesola, poi fortilizio turco. Da lì, dopo un periplo tra gli ambienti dove si ricoveravano gli ospiti e i magazzini per le offerte, si discende all’antro dell’oracolo mortifero. Il passaggio sotto ai quindici archi di poros fa una certa impressione, inutile negarlo, e basta immaginarselo alla luce delle torce, o peggio al bujo, per cominciare a sentire voci, vedere bianche pantasime pure noi. Ma è ora di tornare alla luce, riprendere il viaggio.
Cartoline da Parga
Parga è come t’immagini la Grecia, quella da cartolina. Acque lucenti, lucore di case aggrumate ai fianchi del colle Petzovolios, un castrum veneziano che sonnecchia in cima alla cittadella sotto al sole cocente, non dovendo più guardarsi da nemici terreni e marini. Due isolotti a poche braccia dalla riva, messi lì a bella posta da un divino scenografo. E una folla di turisti a invaderne i saliscendi, fino al porticciolo dove il viandante approda per il giusto riposo, dopo aver faticato a scansare locali seriali e modajoli, a posare le terga e mettere qualcosa sotto ai denti. Della vecchia città poco resta, ma basta fare due passi fuori mano per sentire i vecchi parlare un arcaico idioma albanese, il cam. E sì che gli abitanti preferirono emigrare in massa nella vicina Corfù, Kerkyra, per sfuggire ai musulmani d’Alì pascià ai quali gli inglesi passarono la mano dopo averne cacciato i francesi che a loro volta l’avevano tolta al dominio della Serenissima. Alla pinacoteca di Brera un bel dipinto di Hayez – quello del bacio – effigia l’evento. Ma queste fole poco incantano il turista che preferisce bearsi al sole sulle dune calcaree di Sarakiniko, finché questo non scompare alla vista, nel blu cosparso d’isole, Corfù immensa, a filo d’orizzonte.
Igoumenitsa, crocevia fantasma
E verso questa muove il viaggiatore, al porto d’imbarco solcando monti e foreste che manco la Sila nel tratto finale dell’autostrada Egnatia Odos che unisce la costa jonica alla Turchia e solo un atto di fede può definire moderna. A un tiro di schioppo dal confine albanese, crocevia per ogni porto d’Italia e ogni dove dal Mediterraneo al Mar Nero, Igoumenitsa è il fantasma di quel che era. Pugno di case degradanti sull’omonima baia, dei resti dell’antica Titàna – nomen urbem – nulla è sopravvissuto alla tabula rasa romana. A questo periodo risalgono i pochi cocci al locale museo, il modesto teatro e le rovine d’un paro di templi, a malapena indagati. Manco il nome è rimasto, ché quello moderno prende vita dalla badiola che vi sorse, al tempo dei bizantini. Tantomeno resta l’eco d’una delle tante tragedie greche che qui prese corpo, la strage e l’esodo dei ciamuri. Stime più che approssimative danno qualche migliaio di morti e oltre diecimila sfollati nella vicina Albania tra i musulmani di lingua albanese, durante le fasi finali della seconda guerra mondiale, accusati non a torto di collaborazionismo con l’occupante italotedesco o cacciati per velleità di pulizia etnica. Ma di quest’esodo nessun Hayez s’è mosso a pietà, pure il ricordo s’è perso, tacciono i libri di storia. Così al moderno viandante non resta che aspettare sul molo l’ora d’imbarco, giochicchiando col fresbee tra un viavai d’auto tedesche e pullman di turisti slavi che guatano, stupiti, e ridono del genio italico, una volta tanto non a torto.
II segue
Nota: questo racconto trae spunto dal viaggio, al seguito di una delegazione dell’Accademia Angelico Costantiniana, guidata dal presidente Alessio Ferrari Angelo Comneno, nel giugno dello scorso anno. Esso prende le mosse da un progetto internazionale che coinvolge, oltre la Grecia e l’Italia, in particolare le Marche, Cipro e la Terra santa. Il viaggio rappresenta la prima tappa del percorso della santa casa di Loreto, dove secondo la tradizione mariana la Vergine ricevette l’annunciazione, custodita appunto nell’omonima basilica loretana. Per saperne di più si veda Fernando Frezzotti, La via degli angeli, la traslazione delle pietre della santa casa, Il lavoro editoriale, 2023
- Alle foci del’Acheronte
- Alle foci del’Acheronte 2
- Alle foci del’Acheronte 3
- Nekromanteion 1
- Nekromanteion 2
- Nekromanteion, i sotterranei
- Nekromanteion, la cinta muraria
- Nekromanteion, il fortilizio turco e la chiesa
- Parga
- Igoumenitsa
- Verso Corfù
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