Viaggi oltre i paraggi
Percorso in quattro tappe dall’Epiro a Corfù con l’Accademia Angelico Costantiniana: dall’Achilleion al Canal d’amour
L’Achilleion dell’imperatrice Sissi
Lasciato il centro cittadino e la sua calca, avvicendatevi sulle tante stradine a picco e strapiombo dell’isola. Magari su uno di quei pullman che vi faranno rimpiangere le tortuosità della riviera amalfitana. Il meglio di sé Corfù lo dà fuori di sé. Tappa d’obbligo è l’Achilleion, la magnifica palazzina, circondata da un grande parco, che l’imperatrice Sissi, moglie di Francesco Giuseppe, ultimo imperatore d’Austria, si fece costruire dopo l’omicidio-suicidio dell’unico figlio su un promontorio a una decina di chilometri a sud del centro cittadino, dedicandola all’ammazzasette acheo. La statua dell’eroe già piegato al suolo dalla freccia di Paride campeggia con l’altra, enorme, sulla terrazza che guarda la città, mentre assai più modesta è, all’ingresso del palazzo, la statuina dallo sguardo di pietra vago e tristanzuolo dell’imperatrice che qui passò poche estati, prima di finire ammazzata dall’anarchico italiano Luigi Lucheni in quel di Ginevra, sul finire del secolo. Dabbasso, sulla costa, il ponte del kaiser da cui l’imperatrice sbarcava è anch’esso meta di nostalgici turisti.
Paleokastritsa e il Belvedere
Altre tortuosità, altri panorami li offre il monastero di Paleokastritsa, omonimo al sito del capoluogo, non molto distante. Se capitate all’ora del vespro sentite la campana, il mormorìo dei frati, la brezza del mare tra chiazze di bouganville e biancore di muri e pietre che il sole fa ocra. E, prima di tornare a valle, concedetevi il giusto ristoro nel bar dei pressi, tappa profana d’obbligo dopo tanta sacralità. Ancora curve, e scorci di mare. Siete ormai al centro dell’isola, dove tutto, a giro d’orizzonte, s’offre allo sguardo e alla rimembranza. Al Belvedere dovete arrivarci al tramonto: è l’ora perfetta per godere del meglio che l’isola offre, mari di ponente e levante e voi nel mezzo, finché lo sguardo non spaura davanti all’immenso, come l’altro dal muro dove favellava il poeta, e la torma dei turisti che s’appressa non vi spinga oltre, a non più sostare, a calare.
Canal d’amour
Ora, dopo tanto girovagare tra siti ricolmi di storie e picchi montani, è giusto che il viaggiatore gusti il suo riposo, il banale riposo della modernità. Quale posto migliore d’una delle tante calette che s’offrono al visitatore a settentrione dell’isola, a un’ora d’autobus o poco più dal centro città. Insenature di rena e d’ambra, macchia mediterranea protesa su acque azzurre e cristalline, sciamare di corpi bronzati al sole. E quale miglior rifugio della caletta che porta un epiteto caro al poeta come al turista di passo, quel Canal d’amour che deriva il suo nome da una grotta pertusata da costa a costa nel mare, bujo pertugio che offre quanto promette, se l’attraversate con la giusta compagnia. Ma pure se siete soli, e non vi spaventano le quattro bracciate che vi costa raggiungerla, o l’altre che servono a percorrerla, l’acque non proprio tiepide, traversatela. Magari a dorso, col naso all’insù e l’occhio ai riflessi luminescenti dell’onda sulle pareti di roccia che serbano ricordi d’amanti lontani. Vi sembrerà, a una certa, d’udire voci e suoni, melodie di sirene che vi spingono a non cercare oltre, a non più tornare, lasciarsi cullare dall’oblìo dimentichi di tutto, gioje e dolori. E di questo serbate il ricordo, quando siete in volo sulla via del ritorno: dell’attimo fuggente che tutto trattiene a sé, nel caleidoscopio di voci e vite, nel fluire dell’aldiqua. Ricordatevene mentre l’ennesimo aereo s’invola o discende sul minuscolo aeroporto dedicato alla buonanima di Capodistria, sfiorando la striscia di terra e facendo tremare il cocktail che gustate nella sera dal bar che s’affaccia sulla laguna di Chalikiopoulo. A sud, la grotta paleolitica di Gardiki è oltre i canneti e l’acque ferme dell’altra laguna di Korissia, troppo ardua da trovare per il turista di passo a cui poco importa, coi suoi ventimila anni di storia, e a noi neppure, stavolta. È tempo d’andare, tornare. Di terminare il viaggio in Grecia.
IV fine. Per le puntate precedenti:
III Kerkyra
I Da Prevesa ad Arta
Il viaggio, al seguito di una delegazione dell’Accademia angelico costantiniana, guidata dal presidente Alessio Ferrari Angelo Comneno, nel giugno dello scorso anno, prende le mosse da un progetto internazionale che coinvolge, oltre alla Grecia e l’Italia, in particolare le Marche, Cipro e la Terra santa. Esso rappresenta la prima tappa del percorso della santa casa di Loreto, dove secondo la tradizione mariana la Vergine ricevette l’annunciazione, custodita appunto nell’omonima basilica loretana. Per saperne di più si veda Fernando Frezzotti, La via degli angeli, la traslazione delle pietre della santa casa, Il lavoro editoriale, 2023
- L’Achilleion
- Achille, l’eroe
- Achille ferito da Paride
- Sissi, l’imperatrice
- Paleokastritsa, l’ingresso
- Dal Belvedere
- Il monastero della Vlacherna dall’alto
- La Vlacherna dabbasso
- Canal d’amour
- A settentrione
- In volo sulla laguna
- Saluti a Corfù
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