Il multipolarismo può attendere Qui mondo

Machaok

La soluzione finale di Trump per Maduro e il Venezuela: un vecchio bastone per il mondo nuovo

Chissà se stavolta qualcuno proporrà Donaldone al Nobel per la pace o la candidatura può attendere. Chissà se qualcuno non dirà che beh, sì, l’operazione è discutibile, rapire qualcuno in camera da letto in piena notte non è una bella cosa, ma cosa non si farebbe per la democrazia e la vittoria del bene sul male, eppoi Maduro è proprio un cattivone e ben gli sta. Certo è che dallo e dallo se piega pure lo metallo, come recita l’adagio. Come a Grenada nell’83, come a Panama nell’89, e ovunque dal Cile al Nicaragua, gli Usa ribadiscono nel modo più palese e diretto la loro supremazia tecnologica e continentale. Aggiornano la dottrina Monroe – l’America agli americani, ai quali l’ha donata Dio in una versione extralarge della Terra promessa a Israele – e del Big stik di Rooseveltiana memoria. Il grosso bastone, dietro al largo sorriso, col quale colpire senza requie chi si mette di traverso. Erano i primi del secolo scorso quando il buon Teodoro la teorizzò, agitando il nodoso bastone davanti alla flotta anglo-tedesco-italiana che minacciava di fare rotta verso il Venezuela per convincerlo a pagare i suoi debiti, secondo l’usuale politica delle cannoniere in voga al tempo. En passant, tra i creditori in armi c’era pure l’Italietta, che oggi si defila con l’usuale non si fa ma è giusto, a riprova del modo tutto italico di stare sempre col piede in due staffe, quale sia il regime e il colore, pur di servire gagliardamente il padrone. Ma veniamo all’accaduto, al vecchio bastone del mondo nuovo e alle conseguenze dell’ennesima bastonata a stelle & strisce.

Una sorpresa attesa

Prima di tutto il raid. Preparato da mesi, da decenni, per riportare i reprobi di Caracas nell’orbita statunitense. Portato a compimento dall’unità d’elite dei commando Usa, quella Delta force già distintasi nelle due sopracitate azioni di polizia continentale, come in ogni operazione internazionale portata buon fine, dagl’iniziali fiaschi di Teheran e Sigonella in poi. Un colpo, il rapimento del presidente in carica venezuelano e signora, tanto spettacolare quanto sorprendente, ma non inatteso. Preannunciato da settimane di guerra sporca nelle acque del paese sudamericano in nome della lotta al narcotraffico che ha imposto, di fatto, un blocco all’export di petrolio verso paesi terzi, in primis Cina e Russia. Anticipato da bombardamenti su obiettivi cosiddetti sensibili, quali caserme e aeroporti, quartieri e acquartieramenti dei fedelissimi e il monumento a Chavez. Sorprende, in tutto ciò, non tanto il fatto in sé, reso possibile da un mix di fonti interne – cioè spie – e tecnologie di controllo che permettevano di vedere dove fossero e cosa facessero Maduro e consorte, per essere prelevati in tutta sicurezza nella loro camera da letto, nell’alba di Caracas. Eh sì che la coppia cambiava spesso dimora per parare tali eventualità.

La soluzione finale

Sorprende piuttosto che la famosa guardia del corpo presidenziale non si sia vista all’opera, che l’attacco sia avvenuto senza la minima perdita, solo un elicottero colpito di striscio e un paio di feriti. Quasi a far mostra che un minimo di resistenza doveva pur esserci, per il buon esito dello spettacolo. Sorprende soprattutto che russi e cinesi, per non parlare di cubani & colombiani, che pure hanno begli interessi in loco, non abbiano battuto ciglio al di là delle contumelie di rito, né dato una mano al loro protetto, perdendo così d’un colpo un fido alleato e un pozzo quasi senza fondo di greggio prezioso. Un successo completo per Trump, degno dell’arguzia con cui è stata battezzata l’operazione: Absolute resolve, quella soluzione finale che anche nel nome sa di nazismo ma guai a dirlo, ohibò, è l’Amerika portatrice di sogni e libertà, e peste colga chi ne dubiti e dissenta.

La fine dello chavismo

Così l’erede di Chavez e donna Cilia Florez hanno iniziato il nuovo anno con un soggiorno nel penitenziario di Brooklin, per essere giudicati a breve nel cuore di Manhattan con un processo che si preannuncia pur’esso spettacolare, per traffico di droga e simili facezie. Un movente burletta, fuffa buona per sagaci gazzettieri ma qualcosa bisogna pur dare in pasto al pubblico sulla balconata. Ma Donaldone oltre che giusto è sincero e non si perde in chiacchiere. Lui l’ha detto chiaro e tondo, checché ne dicano i soloni dei media e i commentatori a comando: l’abbiamo fatto per riprenderci i pozzi e quel cambio di regime che i suoi predecessori hanno sempre sognato, giungendo solo a imbottire la buonanima d’Hugo del veleno che l’ha portato alla fossa ma non favorito l’auspicato cambio di regime, passato nelle mani del Maduro ingabbiato. Mezzucci che un sovrano par suo disdegna, meglio bastonare come si deve l’avversario. La vice di Maduro, Delcy Rodriguez, e il suo ministro della Difesa, Vladimiro Lopez, scampato alle bombe dopo essere dato per morto, promettono resistenza a oltranza. Ma non reggeranno a lungo sul pozzo di petrolio – un quinto delle riserve mondiali stimate, assai più di Iran, Iraq e Arabia Saudita – su cui stanno. Forse fino alle prossime elezioni sinceramente democratiche che metteranno fine all’esperienza chavista. Il regime change è servito. La buona Maria Machado, eroina prona all’uso e fresca Nobel per la pace – lei sì – s’è dichiarata pronta a servire la rinnovata patria anche se ha già ricevuto il benservito da Trump. Decideremo noi chi guiderà lo stato vassallo, ha dichiarato il magno imperatore.

La lezione di Donaldone

Le bastonate potrebbero continuare, anche se un’invasione grande stile, tipo Grenada, è fuori discussione, se gli orfani di Maduro non mollassero l’osso, ma non è escluso un accordo tra pezzi di regime e Donaldone per il ritorno del Venezuela tra le interessate braccia dei giusti d’Amerika. Resta da vedere se la soluzione finale prospettata da Trump farà scuola dall’Avana a Teheran, dove non dormiranno sonni tranquilli nei giorni e notti a venire, e chissà in Groenlandia. Se la sua lezione sarà recepita a Mosca e a Pechino, oltre che dai malfidi europei: gli Usa non cederanno al multipolarismo tanto presto e, soprattutto, senza combattere; siamo ancora i padroni del mondo e lo resteremo a lungo. Oppure se Big Don, da sovrano più previdente che assoluto, con questa mossa s’è portato avanti: tenete un pezzo d’Ucraina e ripigliate Formosa, per quel che valgono, noi abbiamo già quel che serve ed è nostro. Tutto il petrolio del Venezuela per rifare grande l’Amerika e un largo sorriso, oltre a un nodoso bastone.


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