Belpaese
Riflessioni sul movimento globale sceso in piazza per dire no alla deriva autoritaria e guerrafondaia
Vedi come va il mondo. Uno non ha tempo di distrarsi che sbuca fuori la novità. Manco il tempo d’aprire gli occhi, d’alzarsi e stiracchiarsi e già casca dal letto, trascinato dall’onda d’urto del nuovo che, inesorabile, avanza e lo travolge. Neppure il tempo di riaversi dall’esito referendario che ha azzoppato la Melona e la sua corte di guitti e lacchè, costringendo alle barricate e alla resa la pitonessa, alias Santanchè, e altri integerrimi figuri quali Andrea Delmastro Delle Vedove e Giuseppa Bartolozzi, e reso la maggioranza un po’ meno tale e tronfia, che già s’affaccia un moto di piazza da paura. Partorito bel bello, come avviene da un po’ di secoli in qua, dalla patria d’ogni libertà, dai liberatori per antonomasia d’ogni malefatta del mondo: nientemenoche dagli Stati Uniti d’Amerika. Hai visto mai che si tolga ai liberatori quella k che gli sta appiccicata dai tempi del Vietnam? Che gli sturacessi globali d’ogni nequizia planetaria abbiano davvero rialzato la bandiera della libertà, rappattumando dietro alle stelle & strisce i suoi partigiani oltre che i sacerdoti del Vangelo secondo il dollaro? Ma andiamo, al solito, in ordine.
Il compleanno di sua maestà Donaldone I
Era il 14 giugno 2025 – pochi mesi fa – quando nasceva nella patria d’ogni libertà il movimento No Kings. Non si tratta di nostalgici della rivoluzione americana, di fieri avversari di Giorgio III d’Inghilterra e delle sue giubbe rosse fuori tempo massimo, ma di un moto che prendendo le mosse dal compleanno di sua maestà imperiale Donaldone I, al secolo Donald Trump, decide di farla finita con ogni re, ogni potere costituito, monarchico o repubblicano che sia. Sotto l’egida d’una corona spezzata, simbolo del movimento, prende le mosse un moto planetario che in pochi mesi empie le piazze d’America (quella buona, senza K) e tracima oltreoceano. Perché – recitano i maitre à penser del moto – voi sarete pure re ma noi non siamo vostri sudditi. Contro la nuova deriva autoritaria e guerrafondaja sono scesi in piazza a centinaia di migliaja, di qua e dilà l’Atlantico. Se n’è avuta una prova generale oggi, 28 marzo, con la megasfilata in contemporanea a Londra e a Roma che ha trasformato le due capitali in una sarabanda liberatrice e multicolorata, e giù dal letto chi dormiva sodo.
Alla sfilata c’erano tutti
Alla sfilata c’erano tutti: ogni frangia libertaria, ogni orpello d’opposizione, dai centri sociali alla sinistra woke, con buona rappresentanza di quella nostrana; dagli Schlein’s boys ai boy scouts. Roba da far urlare di dolore & terrore ogni imbonitore di destra, farlo gridare allo scandalo e alla lesa maestà per i ritratti della Melona e di Nordio appesi a bruciare a testa in giù; stracciarsi le vesti per i cartelli che denunciavano Israele e Usa cancro dell’umanità. Persino una decina di ragazzotti di Casapound sono scesi in strada a giocare a pallone, a spregio di tanto movimento e presidio democratico. E non è finita qua, tutt’altro: “Ci stiamo organizzando per essere anticorpi democratici”, spiega Federica Borlizzi, ricercatrice della Fondazione Feltrinelli e attivista per i diritti dei migranti. Perché il movimento non ha una testa, è fluido e magmatico come tutto ciò che sa di nuovo. L’unica certezza, per tutti, è che questa deriva porta alla catastrofe.
Come sarebbe bello se
Come sarebbe bello se – cantava Bennato – tutto ciò fosse non diciamo vero, ma reale. Se cioè stessimo assistendo alla nascita dal basso d’una rete capace d’unire ogni opposizione ai poteri ultraforti che stanno piastrellando il mondo, alla merda spacciata per cioccolata che ogni giorno i media ci propinano per aiutarci a ingoiare. Alla nascita di un fronte comune di pace contro i fronti di guerra, capace di dire basta ai riarmi e ai soprusi, trasformando le parole vuote dell’Agenda 2030 che ci seppellirà in parole forti e azioni concrete contro un sistema di potere globale. Come sarebbe bello, e sperabile, se davvero assistessimo a una nuova primavera di bellezza, al risveglio dalla marcescenza strutturale dell’Occidente larvale. Ma il vecchio grillo parlante che non cessa di frinire in me dice: attenzione, mai fidarsi di parole d’ordine – con la kappa maiuscola, perdipiù, a spregio della semantica – e moti di piazza che nascono Oltreoceano, sono false come bajocchi di stagno e buoni solo per creare massa di manovra da zittire o deviare al momento opportuno. Attenzione alle fuffe, prima che alle truffe, dice il grillo. E qui mi taccio e vado in cerca del martello da dargli in testa, come Pinocchio. No kings, no party. Evviva la festa.
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