Qui mondo
C’è una storia, vecchia come il cucco, però vergine. Antica come il mondo, ma tutta da scrivere.
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C’è una storia, vecchia come il cucco, però vergine. Antica come il mondo, ma tutta da scrivere.
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Era l’87 quando l’Unione Sovietica celebrò il settantennale della rivoluzione d’Ottobre con una gran parata sulla piazza Rossa.
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“Safe zone in Siria o apro le porte ai rifugiati verso l’Europa”. Il monito è chiaro, il ricatto pure.
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Hong Kong e la sua crisi di piazza, spontanea quanto un teatrino d’ombre cinesi, può innescare ben altre crisi sulle piazze finanziarie del mercato globale e nel confronto tra Oriente e Occidente. Atteso per il 5 agosto lo sciopero generale, il redde rationem con Pechino che per ora sta a guardare
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Cinquant’anni fa l’uomo metteva piede sulla luna: un grande passo per l’umanità.
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Ormai è fatta, con buona pace dei carnivori. Entro il 2040 oltre la metà della carne che finirà nei nostri piatti non sarà di origine animale ma verrà coltivata in vaso o proverrà da piante diverse.
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C’è chi la vede come novella messia venuta a salvare il mondo, la proclama donna dell’anno in attesa di darle il Nobel. Chi l’accosta alla fraulein cara all’iconografia ariana per le sue treccine bionde e il faccino tondo, pura reincarnazione himmleriana.
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Se ne andrà a fine aprile con la sua zazzera grigia, il faccione dal sorriso stinto e il doppiopetto in tinta.
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Non abbandonate la speranza. Mai. Dice così un rigo del testamento di Lorenzo Orsetti. Guerrigliero andato a combattere e morire tra le file dell’Ypg, l’esercito di liberazione del Pkk, il partito comunista curdo, nell’ennesima ultima roccaforte dell’Isis, a Baghuz, appena liberata.
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L’uomo è lì, tronfio e imbolsito, più simile a un pippobaudo che all’icona del duro costruita in un ventennio di potere quasi assoluto. Neppure troppo virile col suo cappuccio di pelliccia nel gelido inverno russo, ma più che mai vincente.