Le parole sono pietre


Alla Fine Tsunami è stato Le parole sono pietre

Alla fine tsunami è stato, ma molti non se ne sono accorti. Come quei bambini a cui è stata fatta tanaliberatutti ma, infognati troppo distanti dal muro di conta, continuano a giocare a nascondino. Così, nel salotto delle anime belle, per commentatori a progetto spaesati e jene ridens a contratto, quello del 25 febbraio non è stato un terremoto politico – il più grande dal ’48,...

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Arrivederci, maestro Le parole sono pietre

Chissà che gli ha detto Dio, alla fine, quando se lo è trovato davanti. Lui che l’aveva trattato a pezze in faccia fino all’ultimo libro, quel Caino appena edito da Feltrinelli che è l’ultimo suo capolavoro, accusandolo d’essere peggio del peggiore degli uomini. Caino, appunto. Un poverocristo come tanti.


Le parole sono pietre

Neanche il tempo d’aprire il terzo fronte di guerra made in Usa e se ne spalanca un quarto. Mentre sulle piane tra il Tigri e l’Eufrate sventolano, lasche e flosce, le star & strip delle libertà e i falchi del Pentagono svolazzano nel pantano afghano, le prime pagine dei tabloid nostrani e d’altrove staccano la presa dal sangue iraniano sparso sulle strade iraniane dai malvagi...

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Kill me please, almanacco dell’orrido specchio dei nostri tempi Le parole sono pietre

La vittoria del misconosciuto Olias Barco al festival di Roma impone qualche riflessione. Si parla di vittoria, e non di successo, per “Kill me please”, perché le cose sono e vanno tenute distinte. Ché al pubblico (poco) plaudente e a tratti ridente che gli ha preferito In un mondo migliore della danese Susanne Bier, spetta l’ultima voce in sala.


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